Stefano Vietti

Dragonero: esperimento riuscito?

Qualche giorno fa vi parlavamo dell’esperimento annunciato sulla pagina Facebook di Dragonero.

Due albi in uscita in due giorni: il 38 della serie regolare e il terzo speciale a colori, legati nella trama, anche se con due storie diverse.

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Che in Dragonero ci sia una continuity molto forte lo abbiamo già detto: specialmente in questo caso i due albi sono molto legati e aprono prospettive anche sul brevissimo termine. Nei blog e nelle pagine facebook degli appassionati (e non solo) si parla di una saga in dodici numeri sulle Regine Nere. Si comincia forse a vedere qualche pettine che sciolga i tanti nodi che fin qui sono stati creati?

La sensazione è che sia una sorta di escalation che dovrà portare a qualche resa dei conti.

Sembra che il numero di agosto avrà come protagonista Saevasĕctha, la tagliatrice crudele, la spada di Ian imbrunita dal sangue di Drago. Spada, che nei finali di entrambi i numeri di luglio prende il controllo della situazione. Ne Il castello della follia questa dà una mano a Ian a sconfiggere l’assassino servo del Genio, mentre ne Il globo delle anime Ian addirittura si abbandona al potere della spada per sconfiggere il demone Ekimmu.

Inoltre si avverte una crescente tensione tra Ian e Alben e si parla di manufatti magici sempre più potenti.

Oltre al globo delle anime che compare nel n. 38 e dà il titolo allo speciale, si fa riferimento alla Pietra del buio, già comparsa nel numero 35. Tutti oggetti in grado di riportare in vita i morti.

O il bastone che controlla i demoni.


Alben e lo stesso Ian ci fanno capire che qualcosa di grosso bolle in pentola già dalla fine de Il castello della follia. Quindi si direbbe che Saevasĕctha sia in ottima compagnia!

«A Vàhlendàrt si sta organizzando una spedizione… per il momento è tutto» annuncia il luresindo.

«Il mio essere “Dragonero” mi rende l’uomo ideale per le faccende sporche…» riflette lo scout subito dopo.

Quindi l’esperimento si colloca in questo scenario.

E qual è il suo esito?

A una prima lettura ero rimasto un po’ deluso. In fondo si tratta di due storie collegate da una serie di avvenimenti, come già successo tante volte. Solo che stavolta le citazioni non sono necessarie, avvenendo a brevissima distanza temporale. Gli elementi di collegamento sembrano inizialmente solo il globo, e il Morto castello.

Quindi, a patto di seguire l’indicazione di leggere prima ciò che è uscito prima (come sembra ovvio), diciamo che lo Speciale poteva uscire in qualsiasi momento dopo Il castello della follia.

Poi però, lasciando decantare e riflettendoci un po’ su, ho considerato che gli elementi positivi in questo esperimento sono diversi.

Intanto ciascun albo in sé mantiene la buona qualità che la serie sta dimostrando, con una crescita costante degli autori e dei loro personaggi.

Il castello della follia, affrontando il tema della negromanzia, mette Ian sempre più in difficoltà, davanti a forze oscure nelle quali si specchia, oltre che combatterle. La magia permea sempre più fortemente gli albi, tanto che Alben diventa protagonista e aiuta direttamente Ian in entrambe le storie. L’intero mondo in cui è ambientato il fumetto ha una atmosfera sempre più cupa, per certi versi angosciante. Ian repelle l’uso della magia per richiamare in vita le persone, ma deve arrendersi per poter avere lo strumento per salvare la vita al suo amico e rivale Khail.

Lo stesso accade nello speciale, la cui storia parte con un atto di negromanzia ancora più esplicito, ed è così oscura da non far pensare che il lieto fine sia scontato… Il colore stesso rende ancora più ossessivo questo sfondo oscuro della storia, la (splendida) copertina di Mammuccari rimane sospesa tra la tensione dello scontro di Ian con Ekimmu e la disperazione di Gmor. E purtroppo non vale il detto «tutto è bene quello che finisce bene», la resurrezione di Sera non scaccia via tutta l’oscurità… in fondo Ian e Alben, con l’aiuto di Ige, si sono essi stessi piegati a usarla. Anche qui, con un passo ulteriore verso l’abisso, rispetto all’albo, in cui Ian aveva solo tollerato l’uso del globo.

E infatti il volo con Sera sulla nave volante ci dà un po’ di sollievo, ma non cancella quanto successo prima.

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Vietti, che ha sceneggiato entrambi gli albi e che, come dice Luca Barbieri nell’editoriale dello speciale, con Luca Enoch «possiedono una dettagliata mappa mentale dell’Erondár e trattano ogni singola storia come il prezioso tassello di un unico mosaico», ha fatto un egregio lavoro.

La grande positività dell’esperimento è stata quella di avvicinare temporalmente due racconti così simili e così importanti per l’escalation degli eventi. Non sarebbe stata la stessa cosa leggere queste due storie a distanza di mesi l’una dall’altra. Ed è stato importante legarle, per quanto separate negli avvenimenti, con oggetti, luoghi, ricordi, perché altrimenti non ci sarebbe stato lo stesso effetto. Né in una eventuale narrazione in due episodi.

Quindi, a distanza di un giorno, per chi è riuscito a comprare e a leggere gli albi in sequenza, le letture, legate sì dagli oggetti e dai luoghi, ma soprattutto da quella sensazione di qualcosa sta per accadere, hanno avuto l’effetto di quello che nei videogiochi di una volta si chiamava «combo hit», o, se preferite, di un «uno-due» di Muhammad Alì.

In definitiva esperimento riuscito?

Direi di sì!

Khame grathe, Varliedàrto! I primi tre anni di Dragonero

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Dragonero © Sergio Bonelli Editore

Nell’anno in cui i lettori bonelliani celebrano le nozze d’argento con Nathan Never, di cui ricordo le splendide pubblicità degli esordi, e di cui il nostro sito ha parlato qualche giorno fa, questo mese c’è un’altra piccola ricorrenza: i tre anni della serie Dragonero, in edicola con il numero 36, Le lame nere. In Italia un classico fumetto fantasy, con draghi, orchi, elfi, pubblicato in serie e su larga scala, non esisteva. Dopo il romanzo di apertura, pubblicato nove anni fa, e più recentemente edito in versione completamente a colori e cartonata, nel giugno 2013 ha esordito la serie.

In realtà, la creatura di Luca Enoch e Stefano Vietti mi ha interessato fin dall’inizio (anche se mi sono perso la versione originale del romanzo, ahimè…) e ho atteso la sua uscita: mi incuriosiva molto un fumetto italiano con un intero mondo, delle lingue, il background tipico dei mondi fantasy da Il Signore degli Anelli in poi.

In effetti in Dragonero si mescolano in modo accattivante le caratteristiche dei mondi fantasy che hanno maggiormente segnato le generazioni dei lettori e dei giocatori di ruolo degli anni ’80-’90 e seguenti. I detrattori del genere hanno sottolineato immediatamente una presunta “poca fantasia” nella serie, una considerazione che mi trova in completo disaccordo. È vero: è possibile trovare nelle storie di Vietti ed Enoch dei debiti nei confronti di Tolkien, come ad esempio la molteplicità delle razze, e nelle ambientazioni di diversi Giochi di Ruolo. Di uno di questi, Warhammer, che ho lungamente frequentato negli anni di università, ho ritrovato l’Impero, la caotica dimensione parallela e anche una certa iconografia e simbolismo. Anche il più recente A Song of Ice and Fire, più noto in Italia come il Trono di Spade, può far pensare alla geografia dell’Erondar.

© Sergio Bonelli Editore

La mappa di Erondar – Dragonero © Sergio Bonelli Editore

D’altra parte non mancano aspetti interessanti del fumetto Bonelli: l’episodicità delle storie inserita nella serialità (che qualcuno bravo chiamerebbe continuity), con un contesto che si svela numero dopo numero, in cui ciascun episodio lascia spesso più domande rispetto alle risposte che fornisce. Così il lettore aspetta sempre che qualche nodo venga al pettine, trovandosi però in trasparenza altre trame non risolte…

La struttura, anche dei personaggi, ha dei punti di contatto con i personaggi più noti. Come Tex, il nostro Varliedàrto rappresenta la legge, ma ha le mani libere (è nell’esercito imperiale, ma come scout, e non più come ufficiale) e si fa accompagnare dai suoi pard, che coniugano le caratteristiche personali con la razza cui appartengono; come Nathan Never ha un’onta nel passato che ha lavato, ma lo perseguita; come Dylan Dog ha una specie di quinto senso e mezzo e un passato che preferisce tenere nascosto.Dragonero_3

Queste influenze, o ispirazioni, comunque, non hanno assolutamente portato a un appiattimento della serie sugli stereotipi del fantasy.

In questi tre anni, partendo dal mix descritto, che era una splendida base di partenza, il personaggio è cresciuto, come in realtà spesso accade ai protagonisti dei fumetti. I personaggi, infatti, come ama dire Giancarlo Berardi, acquistano una vita propria ed evolvono, spesso malgrado le idee iniziali del loro creatore. Qui mi sembra di poter dire lo stesso non solo di Ian Aranill, ma anche del mondo che lo circonda. Esso infatti assume non solo una geografia sempre più definita, ma ha una crescente connotazione politica e sociale. La trama infatti si è arricchita dei sotterfugi e dei giochi di potere nella capitale dell’Impero e tra le famiglie che controllano i territori al suo interno e vicino ai confini. Il mondo si è allargato, portandoci a conoscere sempre nuove creature e razze, e mostrando come gli uomini si sono adattati ad ogni ambiente e rapportati con ognuna di queste.

Il fumetto quindi si è finora rivelato godibile, numero dopo numero, e, pur mantenendo gli stilemi del prodotto bonelliano e quelli del fantasy, è interessante ed originale. Anzi, mi sembra di poter dire che sta andando in crescendo. Partendo dalle tessere iniziali, dalle intuizioni del romanzo, dalle influenze e dalle ispirazioni, è diventato un mosaico, nel quale sembra progressivamente trapelare un disegno, che si arricchisce di elementi vecchi e nuovi. Il passato remoto e recente dei protagonisti si incrocia con nuove situazioni e personaggi, grazie anche all’ambientazione che asseconda tutte le fantasie degli autori.

Aspettiamo quindi di vedere come andranno avanti le trame già fitte, quali nuove avventure aspettano Ian, Gmor, Sera, Myrva, Alben e tutti i comprimari incontrati finora.

Nel frattempo, dal punto di vista editoriale Dragonero ha già incontrato qualche “pezzo da novanta” bonelliano, ha già due speciali, un Magazine e sono stati pubblicati anche due romanzi “canonici” (ovvero senza disegni): La maledizione di Thule e Il risveglio del potente.

Infine, al di fuori dei prodotti strettamente cartacei, la Wyrd ha dato origine a un Gioco di Ruolo e la RAI sta producendo una serie a cartoni animati.

Khame Adverte!

Life Zero: salvi per il rotto della cuffia

Life-Zero-#0Composto da tre uscite, Life Zero è un progetto originale di Panini Comics, scritto da Stefano Vietti e disegnato da Marco Checchetto, il secondo volume è stato presentato all’appena trascorso Cartoomics di Milano.

All’uscita del primo volume in edicola rimasi colpito dai bellissimi disegni, ma sfogliandolo non rimasi convinto e rimandai l’acquisto.

Oggi, mosso dalla stessa motivazione, ho preso il secondo volume, recuperato il primo, li ho letti e motivato dalle fruste del nostro responsabile e dai rasoi della nostra redattrice ho deciso di scriverci su un pezzo.

Gli autori di questa miniserie sono nomi ben noti ai lettori visto che Stefano Vietti è acclamato autore di serie come Hammer e Dragonero per la Bonelli, e Marco Checchetto è un disegnatore di successo della Marvel, per la quale ha disegnato Avengers World e Star Wars: Shattered Empire; ma non solo, i meriti di questa serie vanno anche ad Andres Mossa, l’abile colorista di Secret Wars 2099 e, al fianco di Checchetto, di Avengers World.

Con nomi del genere non pare per nulla strano che la Panini abbia deciso di produrre e pubblicare questa serie.

Nulla ci è spiegato all’inizio di questa storia ma siamo subito catapultati al centro della vicenda. Il Comandante Derek Shako è in prigione. Le sue mani sono fasciate con bende insanguinate. Tutto è buio, tetro. Una mano lascia una scia di sangue sulla porta della sua cella. La città sembra deserta, una donna si aggira misteriosa tra le strade gelide e innevate. Un elicottero atterra sul tetto di un palazzo e la vicenda entra nel vivo. Dei militari scendono dal mezzo, irrompono nell’edificio, un’orda di non morti li attacca. Spari al cervello come nella migliore tradizione zombie e il capitano Shako è libero. La squadra è ora riunita e il merito è solo della misteriosa donna, che altri non è che Laura, l’ex moglie di Derek, che l’ha fatto liberare per poter ritrovare Anna, la loro figlia dispersa in questo incubo.

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La storia raccontata da Vietti è lineare come da filone zombie, non ha molto di originale se non il modo in cui è narrata: tutto il racconto ha un forte taglio cinematografico e le vignette si susseguono con un ritmo frenetico e pregno di azione.

Non c’è spazio per la riflessione, il ritmo è incalzante come anche i colpi di scena che vengono affrontati in maniera fin troppo sbrigativa, probabilmente il dramma umano che i personaggi vivono meriterebbe un po’ più di respiro e considerazione, ma immagino che la colpa sia delle poche pagine a disposizione.

Senza pecca alcuna è invece il disegno, Checchetto illustra in maniera sublime tutta la vicenda, ogni vignetta è una piccola opera, il suo tratto estremamente realistico e deciso rende tutto molto sanguigno e vitale, donando al Capitano un forte carisma fin dalla primissima apparizione.

Di opere di zombie in giro ce ne sono ormai tante, dopo anni di silenzio Walking Dead ha riaperto il vaso di Pandora, e pare che siano la nuova gallina dalle uova d’oro. Tutti ormai l’hanno capito e si sta spremendo questo genere fino al midollo con un alto rischio di produrre opere indegne. Il rischio c’è stato, e forse ancora c’è, visto che manca un volume alla conclusione. La cosa che un po’ mi spiace è che il progetto frullava in testa ai creatori da prima che i non morti diventassero di moda… quello che mi sento di dire è che nonostante la storia non aggiunga nulla di nuovo a un filone fin troppo saccheggiato è comunque degna di lettura, perché sapientemente narrata e ancor più sapientemente illustrata.

Quasi dimenticavo, il progetto è multimediale, su iTunes è infatti disponibile l’OST di Life Zero, della quale si consiglia caldamente l’ascolto durante la lettura.

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Tutti i gli autori di Lucca Comics&Games 2015

Chi ci sarà a Lucca quest’anno?

Abbiamo estratto dal sito ufficiale di Lucca Comics&Games l’elenco dei fumettisti annunciati finora (ma sicuramente ce ne saranno molti altri!)

Per la lista completa andate sul sito di Lucca Comics cliccate QUI

Se volete venire a Lucca con noi invece cliccate QUI

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Davide “DAW” Berardi

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Davide Berardi nasce a Bergamo nel 1980, ma diventa DAW sin dai tempi della scuola, quando comincia per gioco a disegnare i primi fumetti. Nei primi anni 2000 apre un blog in cui pubblica le prime vignette e inizia a farsi conoscere nell’ambiente del fumetto: è da questa esperienza che nasce la serie A come ignoranza, inizialmente autoprodotta e oggi pubblicata da Panini Comics con cadenza bimestrale.

Lo stile di DAW è minimale, sarcastico e graffiante: fa del nonsense il suo marchio di fabbrica, attraverso cui non risparmia stoccate a personaggi illustri (la “star” con cui è meno clemente è… se stesso!), temi di attualità e luoghi comuni. Molto famosa in questo senso LOV, una serie di vignette che causticamente smonta il concetto stesso di amore all’interno della coppia.

Marco Checchetto

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Dal veneto alla vetta del mondo dei comics, la carriera di Marco Checchetto è stata a dir poco folgorante. Dopo l’inizio come copertinista per una rivista di videogame, e alcune collaborazioni su serie italiane, incontra il collega e amicoStefano Vietti con il quale inizia un sodalizio artistico su Il Giornalino che lo porta a confrontarsi prima con la versione italiana delle Teenage Mutant Ninja Turtles, per la quale nel 2006 vince il premio If Cartoomics Coccobill, e poi a co-creare una serie per ragazzi dedicata nientemeno che a Spider-Man, che varcherà i confini nazionali portando il suo nome all’attenzione della Casa delle Idee. Sono del 2007 i suo primi lavori in Marvel per Deadpool, e alcune testate mutanti. Nel 2009 il suo stile solido e dall’alto impatto cinematografico lo consacra come nuovo disegnatore di Squadron Supreme, spalancandogli le porte per un gran numero di altre collaborazioni che negli ultimi anni gli hanno permesso di regalarci le sue versioni di Daredevil, Spider-Man, Punisher e di molti altri personaggi. In questo periodo Marco è al lavoro su Star Wars e sulla sua prima creazione personale per Panini Comics, ancora una volta in coppia con Stefano Vietti: Life Zero!

Didier Conrad

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Classe ’59 (il destino vuole che condivida quest’anno di nascita con il collega sceneggiatore Jean-Yves Ferri e un certo gallo di nostra conoscenza…), Didier Conrad nasce a Marsiglia. Appena ventiquattrenne, inizia a collaborare con il Journal de Spirou. Negli anni ’80, con lo sceneggiatore Yann, dà vita coi suoi disegni alla celebre serie Les Innomables(Dargaud). Insieme creano anche la parodia umoristica Bob Marone. Nel 1996 la passione per l’animazione lo porta negli Stati Uniti, dove tutt’ora risiede con la famiglia, per partecipare alla produzione Dreamworks La strada per Eldorado. Ma il trasferimento oltreoceano non spegne la sua passione per le avventure di carta: con Kid Lucky, si cimenta per la prima volta con un classico, illustrando le avventure di un giovanissimo Lucky Luke. Di ambientazione western-umoristico è anche Cotton Kid, di cui firma i disegni (sotto lo pseudonimo di Pearce). Nel 2005 Conrad (per i testi prima di Yann e poi di Wilbur), dà vita a uno spin-off di Les Innomables, Tigresse Blanche. Sempre in coppia con Wilbur, Didier pubblica RAJ, d’ambientazione indiana e segno meno umoristico. Il 2011 lo vede di nuovo misurarsi con un altro mostro sacro della bande dessinée nella serie Marsu Kids, spin-off del leggendario Marsulipami di Franquin. Siamo ormai al 2012, e si vocifera che le Edizioni Albert René stiano cercando un nuovo disegnatore…

Jean-Yves Ferri

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Nato nel ’59 (per una profetica coincidenza, lo stesso anno di nascita di Asterix e del suo collega disegnatore Didier Conrad), Jean-Yves è originario della Francia meridionale, regione dei Pirenei dove tuttora risiede e lavora. Impara a leggere sulle pagine di Pilote, storica testata della bande dessinée francese, fra le cui vignette scopre fin da giovanissimo il proprio destino: diventare un autore di fumetti. Sceneggiatore, disegnatore e colorista, nel 1996, per Fluide Glacial pubblica il suo primo titolo: Le Fables Autonomes. Tra il 2000 e il 2007 si fa conoscere dal pubblico francese per le avventure del suo personaggio umoristico Aimé Lacapelle (Fluide Glacial), strano connubio di contadino-poliziotto a cavallo del fedele trattore. Nel 1995, a Parigi, Ferri incontra il collega Manu Larcenet, che diventerà il disegnatore (e il protagonista) della serie Le Retour à la terre (Dargaud, 5 tomi dal 2002 al 2008).

Come autore completo, realizza il fumetto De Gaulle à la plage, una raccolta di strisce comiche d’ambientazione vacanziera con protagonista il celebre generale francese.

Poi, nel 2010, nel suo studio nel dipartimento dell’Ariège squilla il telefono: da Parigi qualcuno vorrebbe incontrarlo per parlargli di un progetto legato a una coppia di celebri galli (Asterix e i Pitti)… il resto è storia!

Kamui Fujiwara

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Nato a Arakawa-ku, Tokyo. Nel 1979 arriva terzo alla 18° edizione del Premio Tezuka e debutta con la stessa opera Itsumo No Asani- usando  il nome Ryoichi Fujiwara. Tra i vincitori della stessa edizione del premio ci sono anche Tsukasa Hojo e Toshio Nobe. Le sue opere più rappresentative sono Dragon Quest Saga-L’emblema di Roto, Raika eSaiyuki, ecc.

Attualmente la pubblicazione di Dragon Quest Saga-L’emblema di Roto-To The Children Who Inherit The Emblem è in corso sulla rivista Young Gangan (Square Enix)

Stuart e Kathryn Immonen

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Stuart Immonen

Disegnatore canadese autodidatta, continuamente alla ricerca di nuovi stili e sperimentazioni grafiche, Stuart Immonenè uno degli artisti più acclamati da critica e pubblico. Si è fatto notare con lunghi cicli di Legion of Super-Heroes eSuperman per la DC Comics e dal 2001 è approdato in Marvel illustrando testate importanti come Thor, Hulk, Ultimate Spider-Man (su testi di Brian Bendis), New Avengers e l’evento Fear Itself (in coppia con Matt Fraction). Con Warren Ellis ha cocreato un vero e proprio cult rivitalizzando personaggi Marvel dimenticati, Nextwave, e con la moglie Kathryn Kuder Immonen è autore di alcune pluripremiate graphic novel indipendenti. Negli ultimi anni, a Stuart Immonen sono stati affidati dei rilanci di altissimo profilo, come il lungo ciclo di All-New X-Men (scritto ancora una volta da Bendis) e All-New Captain America (su testi stavolta di Rick Remender). Il suo più recente incarico della Marvel è come disegnatore della serie best-seller Star Wars.

Kathryn Immonen

Kathryn Kuder Immonen è una delle più attive sceneggiatrici nordamericane. Ha firmato alcune tra le più brillanti miniserie prodotte dalla Marvel, spesso con protagonisti femminili: X-Men: Pixie strikes back (in coppia con Sara Pichelli), Patsy Walker: Hellcat (assieme al marito Stuart Immonen), Heralds (con Tonci Zoncic ed Emma Rios) eWolverine & Jubilee (disegnato da Phil Noto). Per Marvel ha scritto storie brevi per diverse antologie e alcuni episodi del serial cult Runaways, sempre in coppia con Sara Pichelli. Nel 2012 la scrittrice canadese è stata incaricata del rilancio della storica testata Journey Into Mystery, incentrata sulla guerriera asgardiana Sif e disegnata da Valerio Schiti. In parallelo alle produzioni mainstream, ha collaborato con Stuart su diverse graphic novel autoprodotte.

Tanino Liberatore

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Gaetano, detto Tanino, Liberatore nasce a Quadri, il 12 aprile 1953. Nel 1978 Andrea Pazienza, lo coinvolge nell’esperienza del giornale “Cannibale”, sul quale sulla terza uscita, insieme a Stefano Tamburini danno vita a Ranx Xerox, che approderà nel 1980 sulla rivista Frigidaire. Liberatore si occupa ora interamente della parte grafica, dando al personaggio la sua caratterizzazione definitiva. Nel 1982 si trasferisce a Parigi, lavorando a distanza con Tamburini, le avventure di Ranxerox, che iniziano anche a essere pubblicate sulle più note testate di fumetto internazionali, decretando il successo dell’autore in tutto il mondo. Tanto che anche Frank Zappa, si fa ritrarre “alla Ranxerox” da Liberatore sulla copertina di The Man of Utopia (1983). Dopo la morte di Tamburini nel 1986, Liberatore riprende il personaggio nel 1996 con l’aiuto di Alain Chabat. Lo stesso anno realizza  la storia breve In Dreams, per la serieBatman Black & White della DC Comics. Verso la metà degli anni 2000 comincia lentamente ad abbandonare gli strumenti tradizionali per il digitale, tecnica con cui realizza l’albo Lucy – L’espoir, storia sulle origini dell’uomo. Da qualche anno è tornato a lavorare per una rivista italiana, con illustrazioni e copertine per il rinato  “Il Male”. Recentemente ha realizzato una nuova storia breve, prossimamente in uscita in Italia per COMICON Edizioni.

Milo Manara

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Milo Manara, nato a Luson (Bolzano) nel 1945, è uno dei fumettisti italiani più conosciuti a livello internazionale, sia per lo stile pulito e impeccabile sia, soprattutto, per la carica sensuale delle protagoniste dei suoi fumetti, fortemente contraddistinte da un erotismo godereccio e scanzonato, diventato nel corso degli anni uno dei tratti più caratteristici dell’opera dell’autore. Dopo l’esordio fumettistico, nel 1969, la consacrazione di Manara avviene a metà degli anni 70, in seguito alla pubblicazione de Lo Scimmiotto (su sceneggiatura di Silverio Pisu) e, soprattutto, nel 1978, di H.P. e Giuseppe Bergman, in cui l’artista, per la prima volta, cura da solo i testi. Da lì in poi la carriera di Manara decolla e l’autore si divide fra il mercato italiano e quello francese. È del 1979 L’uomo delle nevi (sceneggiatura di Alfredo Castelli), mentre nel 1980 esce la seconda puntata di Giuseppe Bergman. Nel 1982 Manara si cimenta col western diQuattro dita (L’uomo di carta). Il 1983 vede invece la pubblicazione di Tutto ricominciò con un’estate indiana, che segna la prima collaborazione con Hugo Pratt, creatore di Corto Maltese. Con Il Gioco, pubblicato a puntate a partire dal 1982, la produzione di Manara si orienta verso l’erotismo tout court. Seguono infatti i pruriginosi Il profumo dell’invisibile (1986) e Candid Camera (1988), con la consacrazione di un nuovo personaggio femminile, Miele. Nello stesso periodo, da un soggetto di Federico Fellini, Manara adatta Viaggio a Tulum (1989), pubblicato su Corto Maltese. Nel 1991 escono El Gaucho (testi ancora di Pratt) e Il Gioco 2. Del 1992 è la seconda collaborazione con Fellini, Il viaggio di G. Mastorna detto Fernet. Da quel momento, l’attività di fumettista diventa più sporadica e Manara ritorna ai fumetti, in pianta stabile, praticamente solo nel nuovo millennio, con Tre ragazze nella rete, Fuga da Piranesi e la popolare Quarantasei, di cui è protagonista

il motociclista Valentino Rossi. Negli ultimi anni, Manara ha collaborato con alcuni fra i più prestigiosi sceneggiatori a livello internazionale: Jodorowsky (I Borgia), Neil Gaiman (The Sandman: Endless Nights) e Chris Claremont (X-Men: Ragazze in fuga). La sua opera più recente è Caravaggio La Tavolozza e la Spada, prima parte di una straordinaria biografia di Michelangelo Merisi.

Richard McGuire

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Richard McGuire (New Jersey, Stati Uniti, 1957) collabora regolarmente con il “New Yorker”. Le sue opere sono apparse sulle più importanti testate mondiali, tra cui il “New York Times”, “McSweeney’s”, “Le Monde” e “Libération”. Ha partecipato come autore e regista ai film Loulou et autres loups (2003) e Peur(s) du Noir (2007); ha inoltre ideato e prodotto una propria linea di giocattoli ed è il fondatore, nonché bassista, della band Liquid Liquid.

È autore di Qui, la storia di un luogo e di ciò che vi è accaduto nel corso di centinaia di migliaia di anni. Pubblicato per la prima volta nel 1989 come ministoria di sei pagine sulla rivista “Raw”, torna in una nuova veste: rivista, espansa, colorata, definitiva a cura di Rizzoli Lizard. L’autore americano ospite a Lucca Comics & Games 2015 sarà anche protagonista di una mostra personale a Palazzo Ducale.

[Photo credit Maëlle Doliveux]

Yasuhiro Nightow

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Dopo l’università e un po’ di vita in azienda, debutta nel 1994 sulla rivista “Super Jump” dell’editore Shueisha con un’opera intitolata Call XXXX. Le sue opere più rappresentative, Trigun e Trigun Maximum ottengono un notevole successo e vengono trasposte anche in versione animata. Attualmente pubblica sulla rivista “Jump SQ. CROWN” di Shueisha il manga Blood Blockade Battlefront Back 2 BackÈ anche famoso per essere un grande fan dei comics americani.

Tsutomu Nihei

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Nato nel 1971 a Kooriyama, nella prefettura di Fukushima. Tra le sue opere più rappresentative, ricordiamo Blame!,Biomega e Knights of Sidonia. Nel 1995 viene insignito del premio Afternoon Shiki e del premio speciale Jiro Taniguchi per Blame , l’episodio pilota della serie. Dopo aver fatto da assistente al maestro Tsutomu Takahashi, ha iniziato la serializzazione di Blame!. Dal 2009 pubblica su Afternoon Knights of Sidonia, che nel 2015 ha vinto il 39° Kodansha Manga Award (sezione generale).

James O’Barr

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James O’Barr è nato in una roulotte di Detroit appena in tempo per vedere morire Marilyn Monroe e John Kennedy, ma è innocente per entrambi i casi. Ha passato i primi sette anni della sua vita tra orfanotrofi e case famiglia, ed è per questo che ha qualche problema di comunicazione.
Quando è stato adottato, si è portato dietro i suoi pastelli, e da allora li ha sempre con sé. Mentre viveva a Berlino, alla fine degli anni Settanta, ha creato il Corvo: un tentativo di venire a patti con la morte della sua fidanzata, uccisa da un automobilista ubriaco. Ci mette quasi dieci anni a finirlo, e nessun editore sembra interessato (“troppo triste, troppo confuso”) finché, quasi per sfizio, Caliber decise di pubblicare il primo numero nel 1989. Ancora oggi, il Corvo è la graphic novel indipendente più venduta della storia, con circa 4 milioni  di copie vendute.
Non è che comunque James si sia arricchito poi molto.
Nel 1993, dal Corvo è stato tratto un omonimo film culto, con protagonista Brandon Lee.
James ci tiene a fare sapere che praticamente  tutti i soldi che gli sono arrivati dal film li ha donati in beneficenza ad associazioni per l’infanzia. Ci tiene altrettanto a fare sapere che non ha niente a che fare con i 3 sequel e serie tv (anche se Mark DeCascos gli piaceva).
Quando sente parlare del nuovo piano per un remake del film, si mette a ridere. Seeeeeee, dice.
Ha lavorato con tutti gli editori americani più importanti, eccetto la DC Comics, che a quanto pare ha paura di quello che potrebbe fare con Batman.
Nel 1995 ha vinto, a Roma, un premio Yellow Kid.
Dopo 35 anni a Detroit (proiettili, coltelli e macchine che ti travolgono sono delicati suggerimenti che è arrivato il momento di andarsene), adesso vive a Dallas dove colleziona vecchi libri, dischi, teschi e cuori di giovani vergini. Dipinge e scrive tutti i giorni.
È altro, allegro, amichevole, abbastanza affascinante e per niente somigliante a Robert Smith (eccetto, forse, per il rossetto nero alle serate goth al Church).

Leo Ortolani

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Leonardo (Leo) Ortolani nasce a Pisa il 14 gennaio 1967, ma subito si trasferisce a Parma dove vive tuttora. Da sempre appassionato di fumetti, sin dall’età di 7 anni mostra una naturale predisposizione al disegno, che coltiva nel tempo. Terminati gli studi superiori si iscrive all’università di Parma, alla facoltà di Geologia, e proprio in quegli anni assistiamo alla nascita dei suoi primi personaggi a fumetti e alla genesi di Rat-Man, l’ormai celeberrimo topo giallo con un improbabile muso da scimmia che lo consacrerà al successo. Dopo varie esperienze di autoproduzione, infatti, vince il premio come miglior sceneggiatore esordiente all’edizione di Lucca Comics del 1990 con la storia Le sconvolgenti origini del Rat-Man, e ha così la possibilità di instaurare varie collaborazioni con riviste e fanzine, in particolare con Made in USA.

Nel maggio 1995, dopo la chiusura di Made in USA, Leo instaura una proficua collaborazione con la casa editrice BD, che pubblica le prime versioni del Ratto e la primissima edizione de La lunga notte dell’investigatore Merlo, ispirato al film Casablanca. Ha così inizio quella che sarà una lunga serie di parodie ispirate a un’altra delle passioni di Ortolani, e cioè il cinema d’autore.
Poco dopo Marvel Italia – che sarebbe poi diventata Panini Comics – commissiona all’autore Rat-Man contro il Punitore, una storia breve destinata alla rivista Marvel Magazine e pubblicata nell’ottobre 1996 su Wiz. Un anno più tardi, sempre Marvel Italia darà alle stampe la serie Rat-Man Collection, con periodicità trimestrale. Inizialmente la rivista raccoglieva le vecchie storie di Rat-Man insieme a crossover inediti in cui il protagonista incontrava i supereroi Marvel. Nel 1998, conclusa la serie autoprodotta con la dodicesima uscita e con lo speciale Rat-Man contro Erinni, Rat-Man Collectionpassa definitivamente in edicola con periodicità bimestrale.

Parallelamente alla serie regolare, Ortolani realizza poi periodicamente degli speciali one-shot sotto forma di parodia, facendo il verso a film, opere letterarie o fumetti. Tra i principali ricordiamo Star Rats, Il Signore dei Ratti, 299+1, Avarat,Allen e Ratolik. Le storie e le strisce di Leo Ortolani sono caratterizzate da una comicità apparentemente semplice, ma in realtà intrisa di citazioni e rimandi, più o meno espliciti, al mondo del fumetto supereroistico e, più in generale, alle arti visive e letterarie. In particolare, i suoi fumetti legati al mondo dei supereroi riprendono e si ispirano chiaramente alle opere di Jack Kirby, riuscendo al contempo a rendere omaggio all’autore e a non uscire dal contesto umoristico, accorpando aspetti epici a storie in cui l’elemento grottesco e ridicolizzante sono preponderanti.

Stan Sakai

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Stan Sakai (Kyoto, 1953) è nato in Giappone, è cresciuto alle Hawaii e vive in California.

Ha iniziato la sua carriera curando il lettering dei fumetti di Sergio Aragonés e Mark Evanier, lavorando in particolar modo su Groo the Wanderer.

La prima storia da lui disegnata, The Adventures of Nilson Groundthumper and Hermy, è apparsa nel 1984 nella fanzine “Albedo” di Steve Gallacci.

La sua opera più famosa – tuttora in corso di pubblicazione negli USA – è la saga epica di Usagi Yojimbo, vincitrice diquattro Ursa Major Award e cinque Eisner Award. Pubblicata per la prima volta nel 1984 e ambientata nel Giappone feudale del diciassettesimo secolo, Usagi Yojimbo narra le vicende del ronin Miyamoto Usagi, un coniglio antropomorfo che attraversa la nazione offrendo la sua protezione a chi ne ha bisogno. Nel 1991 Sakai ha creato uno spin-off della saga intitolato Space Usagi, ambientato in un futuro fantascientifico.

Attivo anche nel campo dell’animazione, Sakai ha ha ricevuto numerosi premi, tra i quali, nel 2002, un prestigiosoNational Cartoonists Society Award nella categoria Comic Books.

[ art by Stan Sakai]

Paul Renaud

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Fino al 1987 Paul Renaud è stato un semplice dodicenne francese appassionato di fumetti come tanti ma tutto è cambiato il giorno in cui un suo amico gli ha mostrato per la prima volta un albo Marvel. Da quel momento la sua vita si è arricchita, come lui stesso afferma, di un “sacco di eroi” di cui ha deciso di seguire le orme. Esordisce nel mercato americano nel 2004 sulla serie indipendente Cavewoman, per poi passare prima alla Image, per cui disegna un numero di Fear Agent, poi alla Dynamite, per la quale firmerà diverse avventure di Red Sonja e un gran numero di copertine. Nel 2007 disegna per la divisione francese di Panini Comics la cover variant di Astonishing X-Men #31. L’anno successivo partecipa, assieme ad artisti del calibro di Alan Davis, Mike Allred e Arthur Adams, all’albo di tributo pubblicato da Marvel Comics per la scomparsa di Mike Wieringo. La sua carriera nella Casa delle Idee lo porta a illustrare un gran numero di copertine per Black Panther, Secret Warriors, e a disegnare un episodio di Uncanny X-Men, il primo annual di Uncanny Avengers e, in tempi più recenti, S.H.I.E.L.D. e il preludio a Secret Wars pubblicato in occasione del Free Comic Book Day su testi di Jonathan Hickman.

Tuono Pettinato

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Tuono Pettinato (al secolo Andrea Paggiaro, Pisa, 1976) è tra i più quotati giovani autori di fumetto italiani.
Autore dal linguaggio raffinato, accosta ad un tratto morbido e disneyano tematiche mature e complesse.
Firma la serie I Ricattacchiotti, pubblicata settimanalmente da “Repubblica XL”, collabora con “Linus” e “Internazionale” e fa parte collettivo creativo dei Fratelli del Cielo (ex Superamici), con il quale crea la rivista a fumetti “Hobby Comics” e “Pic Nic”, primo free press italiano dedicato al mondo del fumetto.Già illustratore per l’infanzia, il suo primo libro a fumetti si intitola Apocalypso! – Gli anni dozzinali (Coniglio Editore).Per Rizzoli Lizard pubblica Garibaldi – Resoconto veritiero delle sue valorose imprese ad uso delle giovini menti, Enigma – La strana vita di Alan Turing (in coppia con Francesca Riccioni) e Nevermind, malinconica biografia di Kurt Cobain.
Il suo cupo Corpicino (Grrzetic) è libro testo universitario all’insegnamento di Criminologia.
Nel 2014 riceve il Premio Gran Guinigi come Miglior Autore Unico a Lucca Comics & Games.
Tuono Pettinato vive a Pisa e va matto per i toast ed il tè freddo.

Stefano Vietti

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Attivo come sceneggiatore fin dai primi anni novanta, poco più che venticinquenne inizia a lavorare su Lazarus Ledd e fonda, insieme a Riccardo Borsoni, Marco Febbrari, Giancarlo Olivares, Majo e Gigi Simeoni il Gruppo Hammer con cui pubblica una storica serie di fantascienza che ancora oggi viene ricordata tra le più innovative del periodo. Nel 1995 entra a far parte dello staff di Sergio Bonelli Editore per cui fino a oggi ha scritto avventure di Nathan Never, Legs Weaver, Jonathan Steele, Gregory Hunter, Greystorm, Martin Mystère. Pochi anni dopo comincia a collaborare con Il Giornalino dove lavora, tra le altre cose, sulla serie italiana dedicata alle Teenage Mutant Ninja Turtles. In quell’occasione incontra Marco Checchetto con cui anni dopo crea, sotto la supervisione di Panini Comics e Marvel, una serie italiana dedicata a Spider-Man che riscuote un ottimo successo anche all’estero. Nel 2007 contribuisce alla creazione di Dragonero, la prima serie fantasy pubblicata da Sergio Bonelli, nel cui staff ancora oggi lavora attivamente. Quest’anno la squadra vincente formata con Marco Checchetto e Panini Comics ai tempi delle avventure del tessiragnatele si riunirà ancora una volta per dar vita al nuovo lavoro personale di Stefano: Life Zero.

Usamaru Furuya

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Nato a Tokyo. Dopo la laurea presso la facoltà di pittura della Tama Art University (con specializzazione in pittura a olio), nel 1994 debutta nel mondo dei manga con Palepoli, pubblicato sul magazine “Gekkan Manga Garo”.

Per un periodo ha svolto contemporaneamente il lavoro di insegnante d’arte preso un liceo e di disegnatore di manga, ma, più o meno in concomitanza con l’uscita del primo manga a cadenza settimanale dal titolo π(Pai), ha deciso di dedicarsi esclusivamente alla seconda attività. Da allora sta raccogliendo il supporto entusiastico di moltissimi lettori, continuando con grande energia a presentare nuove opere caratterizzate da un tratto minuzioso, un’eccellente inventiva e un variopinto stile pittorico.

Le sue opere più rappresentative sono Litchi hikari club, La crociata degli innocenti (entrambe di Ohta Publishing, in Italia edite da Goen), Lo squalificato (Shinchosha), ecc. Attualmente sta pubblicando a puntate sulla rivista Shueisha “Jump SQ” il manga Teiichi no kuni (in uscita per Goen col titolo Teiichi High School), e sulla rivista Shinchosha “GoGo Bunch” il manga Joshikousei ni korosaretai.

Claire Wendling

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Nasce nel 1967 a Montpellier, Francia, ed è considerata tra le migliori disegnatrici francesi in attività. Da ragazza studia filosofia, ma ben presto esplode il suo talento straordinario per il disegno. Ha 21 anni ed è solo al terzo anno dell’Accademia di Belle Arti quando vince l’Alph Art Avenir del Festival di Angoulême, il premio destinato ai migliori nuovi talenti della scena internazionale. Siamo nel 1989 e lo stesso anno viene inevitabilmente notata dai grandi editori. Contattata da Guy Delcourt, patron dell’importante etichetta editoriale, inizia a pubblicare i primi lavori professionali, ma la consacrazione non tarda ad arrivare. Nel 1990, assieme a Christophe Gibelin, suo compagno di studi all’Accademia, pubblica il primo volume de Le luci dell’Amalou (in Italia per Editoriale Cosmo) la saga fantastico/avventurosa che l’ha resa famosa in tutto il mondo e che si è sviluppata in cinque libri complessivi fino al 1996. Da qui in avanti la sua carriera decolla fra collaborazioni con Warner Brothers, case di produzione di videogiochi, senza rinunciare all’amore per il disegno che la porta a pubblicare negli anni meravigliosi libri d’illustrazione come Iguana Bay, Desk, Aphrodite.

Winshluss

Winshluss-Comics-Lucca

Winshluss, al secolo Vincent Paronnaud, nasce a La Rochelle, Francia, nel 1970. Les Requins Marteaux pubblica nel 1999 il suo primo albo Super Negra #1. Per l’editore, Winshluss realizzerà nel 2001 anche le avventure di Monsieur Ferraille. Sempre del 2001 sono Welcome to the Death Club e Pat Boon. Nel 2004 la nomination ad Angoulême perSmart Monkey lo afferma definitivamente nella nuova scena underground fumettistica francese. Nel 2006 pubblica Wizz & Buzz per “Delcourt” che verrà anch’esso nominato ad Angoulême e lo farà conoscere al grande pubblico. Nel 2007 inizia la lavorazione di Pinocchio che interromperà brevemente per dedicarsi alla co-regia di Persepolis che gli frutterà il Premio della Giuria al Festival di Cannes e due premi César e che verrà nominato agli Oscar nel 2008 come Miglior Film d’Animazione. Nel 2009, vince ad Angoulême il premio per il Miglior Fumetto dell’Anno con Pinocchio. Nel 2011, di nuovo con Marjane Satrapi, adatta per il cinema il fumetto Pollo alle Prugne. Nel 2013 torna al fumetto con In God We Trust, sempre per “Les Requins Marteaux”, sua personalissima versione della Bibbia e presentata in Italia a Lucca Comics & Games da COMICON Edizioni. Sempre nel 2013 gli viene dedicata la retrospettiva Winshluss: Un monde merveilleux alla Galerie des Jouets del Museo delle Arti Decorative di Parigi, un’esposizione dei suoi lavori fumettistici, delle sue sculture e di centinaia di giocattoli degli anni ‘60 e ‘70.