Star Wars

Quel gran pezzo dell’Ubalda – Ewoks

Torna Quel gran pezzo dell’Ubalda, la rubrica di critica fumettistica dedicata all’analisi di singole pagine di straordinario valore: stavolta è il turno della serie di fumetti per bambini Ewoks tratta dal franchise di Star Wars.

I precedenti articoli di questa rubrica sono consultabili a questo link.


C’è poco da discutere: Star Wars è uno dei fenomeni socio-culturali-economici più importanti della seconda metà del XX secolo, comparabile per enormità sotto qualunque punto di vista solo ai Beatles, ai Pokémon e forse a nient’altro. Con un giro economico calcolabile solo per approssimazione e per difetto, con i suoi milioni di seguaci, con la sua mole sterminata di gadget, e con la sua influenza a macchia d’olio nella cultura pop, a Star Wars manca solo una cosa: il riconoscimento ufficiale della critica aristocratica. Nonostante nei 40 anni di vita del franchise i suoi film abbiano acquisito una popolarità di pubblico incomparabile, la saga di George Lucas ha ottenuto spesso dai recensori più accademici riscontri freddi, con rivalutazioni solo a distanza di anni e comunque non universali. Ma anche se i cinephiles non scambieranno mai La regola del gioco con La minaccia fantasma, sta di fatto che invece il pubblico non ha mai smesso di avere fame di nuovi prodotti di Star Wars, anche quando questi sono stati effettivamente opinabili, tipo quelli legati agli Ewok.

Fotogramma di "Star Wars VI - Il ritorno dello Jedi".

Il primo incontro fra l’ewok Wicket e la principessa Leila Organa, ovvero la compianta Carrie Fisher, in Star Wars VI – Il ritorno dello Jedi.

Gli Ewok, anche noti come orsetti Mimimì per gli iniziati, sono quei sacchi di pulci che infestano la luna boscosa di Endor e che con fionde e punte di selce riescono a sconfiggere l’esercito dell’Impero in Star Wars VI – Il ritorno dello Jedi. Essendo palesemente i personaggi più improbabili, carini e divertenti dell’intera saga (molto più improbabili, molto più carini e soprattutto molto più divertenti del penoso Jar-Jar Binks), gli orsacchiotti Ewok sono diventati durante gli anni ’80 un ottimo soggetto per produrre svariati spin-off dalla serie principale dedicati al pubblico dei bambini.

Spin-off degli Ewok: "L'avventura degli Ewoks", "Il ritorno degli Ewoks" e "Ewoks".

Sopra: i due film televisivi L’avventura degli Ewoks del 1984 e Il ritorno degli Ewoks del 1985; chi li ha visti li descrive non meno che agghiaccianti. Sotto: il titolo di testa della serie animata Ewoks, trasmessa negli USA per due stagioni nel 1985 e 1986 e in Italia su Italia 1 dal 1987.

Sia i film TV sia le serie animate sono state prodotte e trasmesse dal canale televisivo ABC, cioè dalla Disney: chiaro segnale che i legami fra Lucasfilm e la Casa di Topolino risalgono a ben prima dell’acquisizione del 2012. C’è un terza azienda di intrattenimento che rientra in questo business: la casa editrice di fumetti Marvel. Come per la Lucasfilm, anche per la Marvel i rapporti con la Disney sono iniziati ben prima dell’acquisizione del 2009: dato il successo dei film TV e soprattutto del cartone animato Ewoks, la Marvel decise di dedicare agli orsetti una serie a fumetti omonima, che durò per 14 volumetti bimestrali fra il 1985 e il 1986 e fu pubblicata nella collana Star Comics, inaugurata per intercettare il pubblico giovanile (in calo cronico) con titoli di qualità opinabile come l’odioso gatto Isidoro.

Il progetto Ewoks venne realizzato in parallelo con quello Droids, che pure ebbe una serie animata e una a fumetti: le differenze erano che Droids seguiva le avventure di R2-D2 e C-3PO, che il target erano i ragazzi e non i bambini, e soprattutto che era realizzato in maniera decente. Non solo i cartoni animati erano di qualità diversa, ma soprattutto mentre il fumetto di Droids era realizzato da autori del calibro di John Romita Senior, quello di Ewoks era orribile.

Tavola di "Ewoks" di David Manak e Warren Kremer.

Una tavola tratta dal secondo volume di Ewoks. Non è un lavoro vergognoso, ma il livello sia della scrittura sia del disegno sono veramente ai livelli di sufficienza. Il target dei bambini non giustifica nulla, dato che ad esempio in Italia i fumetti pubblicati su Topolino hanno avuto picchi di qualità straordinari.

Eppur tuttavia, dai diamanti non nasce niente e da Ewoks nascono i fior, cioè le copertine. Le avventure degli orsetti Mimimì sono state scritte da David Manak, autore minore Marvel che lavorerà anche per la DC e soprattutto per Sabrina vita da strega della Archie Comics, e disegnate da Warren Kremer, fumettista umoristico noto soprattutto per i fumetti per bambini della Harvey Comics come Richie Rich e il fantasmino Casper: due professionisti onesti, ma dal talento non rivoluzionario. Al contrario, Marie Severin è fra le principali artefici della Silver Age, è stata onorata dell’ingresso nella Will Eisner Comics Hall of Fame, e lavorò anche per Ewoks come inchiostratrice e direttrice artistica per i primi due numeri: forse la presenza iniziale della Severin ha dato il la a una serie di 14 copertine che sono delle piccole gemme pop, di cui molte di notevole interesse.

Copertine di "Ewoks".

Copertine di Ewoks. Le prime 14 sono i 14 volumi della serie statunitense; avrebbe dovuto esserci un 15esimo e conclusivo volume, poi cancellato. Le ultime due copertine sono degli annuari, ovvero delle antologie per il mercato britannico: la prima copertina è una rielaborazione della prima originale, la seconda è di rara bruttezza.

Esclusa quella del decimo volume, celebrativa per i 25esimo anniversario della Marvel Comics nel 1985, tutte le copertine di Ewoks presentano una peculiare struttura compositiva che le rende di particolare importanza alla luce della rivalutazione artistica del linguaggio del fumetto operata dalla pop art negli anni ’60 del XX secolo: la struttura a doppio telaio.

Edgar Degas, "Le prove", 1874.

Il doppio telaio è un metodo grafico per nulla nuovo, dato che può essere ritrovato in ambiti architettonici e pittorici dal Rinascimento in poi e in molti pittori accademici fino alla fine del XIX secolo. Consiste nell’uso di due quadrati, con relative diagonali e cerchi inscritti, posti ai due estremi dell’opera; più la superficie di partenza è stretta e lunga e più i due quadrati sono distanziati. In questa opera di Edgar Degas intitolata Le prove del 1874, la composizione apparentemente naturale e fotografica è in realtà il frutto di uno studio estremamente preciso sul doppio telaio: la posizione e le pose delle ballerine, la scala e il suo andamento rotatorio, la grande fascia diagonale che separa i due gruppi, l’alternanza pieni-vuoti di mura e finestre, persino il volto della vecchia a destra, tutto segue le linee del doppio telaio.

Anche nel mondo del fumetto il doppio telaio non è una novità: ad esempio, è stato accertato il suo uso da parte di Hergé ne Le avventure di Tintin. Qua però la situazione è molto diversa, dato che Ewoks non è e non vuole essere in nessuna maniera un fumetto d’arte, e tanto meno Manak & Kremer sono paragonabili alla cultura cosmopolita e al genio narrativo del fumettista belga. Eppure, che il disegnatore ne fosse cosciente o meno, che sia stato instradato dalla capace Severin o meno, che sia un gesto gestaltico casuale o meno, la struttura a doppio telaio compare su tutte le copertine di Ewoks (esclusa solo quella celebrativa). È un evento significativo, perché testimonia che dopo il passaggio della pop art, un certo gusto figlio dello studio delle belle arti si è fatto strada nel fumetto, anche nei suoi recessi più insospettabili come uno spin-off commerciale per bambini di Star Wars.

Copertina del volume 13 di "Ewoks" di David Manak e Warren Kremer.

Come esempio per valutare la cura grafica delle copertine di Ewoks, si è scelta quella del 13esimo volumetto poiché particolarmente ironica e “pop”. La scena raffigura Wickett con in braccio una qualche magica pietra evidentemente sottratta illecitamente, dato che per tornare a casa deve superare un fossato appeso a una corda mentre un mostro gli fa «Cucù!» e il suo compare lo guarda allarmato dall’altro lato del burrone. Una situazione assolutamente iperbolica e molto pop art, dato che anche nelle opere di Warhol e Lichtenstein la drammatizzazione, le parole e i colori assumevano connotati assolutamente esagerati e innaturali. Anche qui la composizione cromatica è del tutto esagerata e innaturale: le tinte più luminose sono distribuite al centro e si alterano verso l’esterno, in senso luminoso (da colore chiaro a colore scuro vero l’alto) e in senso ottico (da colore caldo a colore freddo verso il basso).

Schemi compositivi basati sul metodo del doppio telaio.

Per l’analisi compositiva della copertina si sono scelti tre schemi: il primo è la composizione a doppio telaio, il secondo ne è una sorta di versione semplificata che tiene conto del fatto che nella copertina di un fumetto le bande in alto e in basso sono occupate da scritte e codici a barre (il che forza il disegnatore, anche implicitamente, a sfruttare maggiormente la parte centrale del disegno), e il terzo è la somma dei due precedenti sottolineando le aree di maggiore concentrazione grafica.

Analisi di una copertina di "Ewoks" di David Manak e Warren Kremer.

La composizione rispetta alla perfezione lo schema del doppio telaio: Wickett, gli occhi del suo amico e quelli del mostro sono contenuti all’interno dell’intersezione fra i due cerchi principali, i tentacoli del mostro sono definiti dalle linee compositive, la direzione della corda tesa e del movimento di Wickett sono precisamente quelli delle diagonali centrali, e nell’ultimo schema le parti dell’immagine diventano sempre meno importanti via via che si va verso il bordo, finché il corpo del mostro e la parete della grotta sono solo campiture di colore piatto.

Se, come dice Giovanna Gagliardo, Star Wars è «la saga che ha trasformato il cinema in un giocattolo», allora chi si occupa del marketing alla Lucasfilm ha trasformato l’intero mondo dell’entertainment in un grande giocattolo. Anche i fumetti sono come giocattoli: intrattengono, divertono, spesso ricordano l’infanzia, quando ci si stufa li si mette da parte. In questo caso, poi, si tratta di un bel giocattolo, perché fa parte di un grande mondo narrativo condiviso da miliardi di persone. Il contributo dato a Star Wars da questo fumetto è comunque quello di aver intrattenuto i suoi lettori, e tanto meglio se li ha attratti con copertine dalla grafica chiassosa e accattivante. Molto pop art.

Quel gran pezzo dell’Ubalda – The Five Star Stories

Torna Quel gran pezzo dell’Ubalda, la rubrica di critica fumettistica dedicata all’analisi di singole pagine di straordinario valore: stavolta è il turno dell’epopea di fantascienza The Five Star Stories di Mamoru Nagano.

I precedenti articoli di questa rubrica sono consultabili a questo link.


Il soggetto di quest’articolo ha un valore affettivo per l’autore. La sua scoperta casuale risale all’inverno del 2000 nel negozio ascolano della defunta catena di fumetterie Defcon Zero, all’interno di una copia della rivista Newtype datata 03/1999 con in copertina Hsu Ling Ling, la coprotagonista del manga Steam Detectives di Kia Asamiya. Leggere fumetti dall’età di 4 anni, vedere cartoni animati da prima ancora, ed essere già da tempo iniziato all’entertainment giapponese non era ancora abbastanza per cogliere il potenziale artistico che avevano anche i prodotti che venivano da Oriente. Quel Newtype è stato rivelatorio: all’interno c’era un capitolo del fumetto The Five Star Stories, due pagine del quale sono sopravvissute indelebili nel ricordo molto più di migliaia di altre pagine lette prima e dopo.

Immagine di copertina del primo volume di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

La tecnologia, la natura, il tempo, la macchina, la vita, l’universo e tutto quanto sulla copertina del primo volume della serie.

The Five Star Stories è un fumetto molto peculiare di un autore altrettanto peculiare quale è Mamoru Nagano. Costui è uno stramboide che veste orribili camicie floreali, che mantiene il suo peso forma fisso a 46 kg per 175 cm di altezza, che ascolta solo hard rock ed è famoso per la sua collezione di vinili, che disegna costumi meravigliosamente kitsch per i personaggi del videogioco Tekken, che si fa fotografare in cosplay di Sailor Venus, e che al contempo è anche un personaggio di basilare importanza per l’evoluzione presa dal fumetto e dall’animazione giapponese dagli anni ’80 in poi, grazie all’impronta decisiva che ha dato al grande tema dei robot, uno dei più importanti se non il più importante in assoluto della poetica nipponica nata a partire dalla Seconda guerra mondiale.

Confronto fra due tavole di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano e un modellino di robot.

In alto: mastodontica doppia pagina da un episodio di The Five Star Stories. Non solo la versione in volumetto viene pubblicata in un formato inconsuetamente ampio, ma anche i capitoli appaiono sulla rivista Newtype che misura cm 25×35: questo vuol dire che (al contrario del 99% dei manga) questo fumetto è pensato per essere fruito in grande. Quando la rivista è aperta è ben più ampia di un A3 ed è possibile apprezzare ogni singolo bullone di ogni robot. Il mecha design dei mezzi è sbalorditivo per perizia ingegneristica, varietà inventiva (con forme ispirate a flora, fauna e folklore) ed eleganza estetica: in basso, un modellino alto 38 cm in scala 1:144 di un robot della serie Jagd Mirage, composto da 197 pezzi che montati insieme fanno stare perfettamente in piedi questo piccolo capolavoro dalle forme spigolose e i tacchi a spillo. In vendita al prezzo di circa € 500.

Basterebbe citare Nagano come mecha designer di Mobile Suit Gundam per immortalarne per sempre la fama, ma ancora più che nella serie di Tomino il suo genio robotico si è espresso nell’opera iconica The Five Star Stories, o FSS per gli amici.

Partita nell’aprile 1986 sull’inserto centrale di Newtype, che ogni mese ospita il capitolo di un fumetto, si era fermata al dodicesimo volume nel 2004 per poi ripartire dal 2013; durante i nove anni di pausa Nagano si è dedicato ad altre attività, fra cui il film GOTHICMADE ambientato sempre nell’universo di FSS, e “universo” è la parola giusta. La grande saga di The Five Star Stories è infatti un ciclo di fantascienza formato da storie staccate fra loro e ambientate in un sistema stellare composto dalle cinque stelle del titolo. L’ispirazione principale è Star Wars, da cui provengono svariati prestiti, fra cui i pianeti con un solo clima, la tecnologia medica di costruzione del corpo, i grandi mezzi di trasporto e altri aspetti di sfondo.

Eppure, The Five Star Stories è molto diverso dalla serie di Lucas grazie ai tre pilastri su cui Nagano ha costruito la sua opera.

In primo luogo, in realtà non è affatto fantascienza: come Star Wars era un prodotto futuribile occidentale ispirato al Medioevo giapponese, FSS è un prodotto futuribile giapponese ispirato al Medioevo occidentale; in pratica, è un fantasy medievale.

Inoltre, mentre Lucas ha basato le sue vicende su una saga famigliare, Nagano ha invece scritto una macrotrama generale corale lunga migliaia di anni e dichiarata fin dal primo volume, il che di fatto annulla l’effetto spoiler dato che è già tutto noto.

Infine, l’idea geniale: se FSS è un fantasy medievale e quindi ci sono cavalieri in armatura, allora questi nel futuro immaginato da Nagano divertano robot giganti composti da tre parti che sono il corpo (il robot meccanico), il cuore (il cavaliere che guida il robot) e la testa, ovvero il computer centrale del robot che prende le forme di una fanciulla bionica chiamata fatima.

Confronto fra una copertina di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano e due cosplayer.

Intelligenze artificiali in forma umana, dotate di volontà propria e di corpi filiformi infiocchettati in abiti di rara complessità: ecco le fatima. A sinistra, la copertina dell’undicesimo volume del fumetto con le fatima Bacstual e Hugtrang, a destra le cosplayer MinTos e Kazeki ne vestono i panni.

Le fatima sono una trovata narrativa e grafica eccezionale perché consentono all’autore di usarle per qualunque scopo: ne esistono a dozzine e possono essere di volta in volta la damigella da salvare o al contrario l’eroina che salva il mondo, fungono da comic relief e da elemento drammatico, spiegano la trama quando si fa complessa o fanno da sfondo… in pratica coprono qualunque ruolo. Inoltre, Nagano le utilizza come esperimenti grafici, dando loro fattezze e indumenti visivamente spettacolari che le rendono il soggetto di cosplay di gran lunga più difficile che esista.

Spesso il tema del rapporto fra il cavaliere e la sua fatima è al centro delle storie di The Five Star Stories: succede proprio questo in una scena del decimo volume, in cui una ragazza e una fatima vengono prese in ostaggio da un bandito. Ecco la scena:

[lettura da destra a sinistra]

Tavola di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

Mentre il ridicolo cattivone in pieno stile Ken il guerriero blatera fandonie, la ragazza e la fatima riescono a scappargli. Un gruppo di ninja le insegue, un ragazzo arriva in loro soccorso.

Tavola di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

Il ragazzo copre loro le spalle battendosi coi ninja, il cui capo (la donna col bustino leopardato) riconosce in lui un JOTA, equivalente dei padawan di Star Wars.

Tavola di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

Insolentita dalle parole di scherno del JOTA, la ninja decide di dargli una lezione uccidendo subito la ragazza, ma…

Tavola di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

… sorpresa! La ragazza si è sostituita all’istante con un’insegna di legno e la fatima Aurora lancia la spada al suo «master», ovvero…

Tavola di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

… sorpresa! La ragazza di prima, che in realtà è il cavaliere Yuzotta che si libera facilmente dei ninja.

Nella loro apparente semplicità, queste cinque pagine e in particolare le ultime due sono così stracolme di valori culturali e grafico-narrativi da renderle memorabili.

La cultura a cui si riferisce The Five Star Stories è quella otaku: fiorita dalla fine degli anni ’70 come subcultura giovanile, riconosciuta a livello sociologico nel 1983, divulgata da due documentari nel 1991, ufficializzata nel 2008 dal Ministero degli Esteri nipponico con l’elezione formale di Doraemon ad ambasciatore della cultura degli anime nel mondo, e celebrata anche nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Rio 2016.

Il significato di “fan di manga & anime” che la parola ha preso in Occidente è fuorviante: in Giappone “fan di anime” si dice anime fan e non ha nulla a che vedere con l’otaku, che è “colui che approfondisce”.

Se come dice Hideaki Anno si definisce “otaku” quello che sta a metà fra l’intrattenimento e il maniakku (ovvero la devozione ai tre fanservice 1) sesso 2) violenza e 3) tecnicismo), allora The Five Star Stories è assolutamente otaku in ogni sua parte e sottoparte, dato che l’intera saga racconta epiche storie d’amore e di guerra caratterizzate da 1) giovinette in minigonna 2) combattenti 3) a bordo di robot; i robot stessi sono composti da 1) una graziosa fatima 2) un cavaliere armato e 3) un gigantesco mecha progettato con verosimiglianza. Persino quando non ci sono robot FSS non smette di raccontare avventure incorporando costantemente le tre parti: ad esempio, nelle ultime due facciate si trovano 1) ragazzine con la biancheria intima al vento 2) che mozzano arti 3) armate di katana contro nemici armati di kunai accuratamente descritti.

Dettagli di una tavola di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

Due dettagli della spada impugnata da Yuzotta nella quinta tavola: nonostante le dimensioni minuscole, il disegno è sufficientemente dettagliato da far riconoscere che il guardamano tsuba è del tipo zougan con intarsi in oro applicati meccanicamente (in rosso), e che è presente il pugnaletto di scorta kougai (in blu), entrambi veri elementi delle katana giapponesi.

Alla capacità di incorporare con naturalezza i tre elementi del fanservice nelle sue storie si aggiunge un altro elemento decisivo che è la studiabilità dell’operaNeon Genesis Evangelion può vantare innumerevoli pubblicazioni e siti web dedicati alla sua interpretazione, ma The Five Star Stories è un passo avanti: la ricchezza contenutistica del fumetto è tale da aver prodotto finora cinque enormi volumi denominati F.S.S. DESIGNS che sono di fatto un’enciclopedia che raccoglie l’enorme patrimonio iconografico, storiografico, strategico-tattico-logistico militare, geografico e narrativo sviluppato da Nagano in oltre trenta anni di lavoro. Stile + sostanza = otaku.

Oltre a fungere da manifesto per tutta una cultura giovanile (e non solo), The Five Star Stories può vantare un’enorme qualità grafico-narrativa, due aspetti che nei fumetti sono ovviamente inscindibili.

L’aspetto grafico è quello piu immediatamente riconoscibile: i suoi robot chiamati Mortar Headd (pronuncia giapponese alternativa di Motörhead) posseggono una qualità tecnica ed estetica stupefacente, e quelli della serie Phantom sono forse fra i più belli mai disegnati in un fumetto giapponese. I cavalieri headdliner hanno stendardi, abiti e portamenti di palese influenza rinascimentale italiana. Eppure, sono comunque le fatima gli elementi di maggior spicco e influenza di FSS, base di praticamente qualunque eroina giapponese in tutina aderente, comprese quelle di Neon Genesis Evangelion.

Confronto fra Yumeji Takeshisa, "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano, "Neon Genesis Evangelion" di Hideaki Anno e le Perfume.

Breve storia dell’evoluzione delle fatima. Da sinistra: il pannello centrale del trittico Pini, bambù, pruni, dipinto negli anni ’20 del XX secolo da Yumeji Takehisa, mostra già donne dalle proporzioni allungate e fasciate in fiocchi decorati irrealisticamente grandi; la fatima Est nella sua tutina aderente da battaglia; Rei Ayanami come appare nel film Evangelion 3.0, con lo spazio fra le gambe accentuato come tipico dello stile grafico di Nagano; infine, le cantanti giapponesi Perfume nel videoclip di Spending all my time indossano abitini da fatima con esattamente i loro stessi tipici calzini bianchi e scarpe nere col tacco.

L’aspetto narrativo è più sottile e meno immediato, ma non meno studiato, e queste cinque tavole ne sono un esempio: premesso che l’intera scena è gestita benissimo a livello grafico e narrativo, tant’è vero che non è necessario comprendere la lingua per capire a grandi linee quello che sta succedendo, sono in particolare le ultime due tavole a rivelare il talento di Nagano, che prima ancora che un fumettista è un illustratore e pensa le sue tavole in funzione dell’apprezzamento visivo, come illustrazioni giustapposte. Se il fumetto è arte allora va analizzato con i criteri dell’arte, compreso il confronto con altre opere significative.

"Neve a Fukagawa" di Kitagawa Utamaro.

Kitagawa Utamaro è stato un artista ukiyoe, celebre per le sue stampe di ritratti femminili e scene erotiche, che ha lasciato al mondo anche i tre capolavori Luna a Shinagawa, Fiori a Yoshiwara e soprattutto Neve a Fukugawa (nell’immagine). Quest’ultimo in particolare è molto celebre in patria poiché si credeva disperso dal 1948 ed è stato riscoperto nei depositi del Museo Okada a Hakone solo nel 2014: si tratta di un’immagine mitica per i giapponesi, un simbolo di raffinatezza perduta nel tempo (e per fortuna ritrovata).

Due tavole di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

L’unione delle ultime due tavole così come sono visibili sulla doppia pagina stampata permette di comprenderne al meglio i valori compositivi.

Confonto fra "Neve a Fukagawa" di Kitagawa Utamaro e due tavole di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

In alto: Fukagawa era una delle tre zone a luci rosse di Edo (oggi Tokyo); nella casa delle geisha rappresentata da Utamaro i 30 personaggi (26 donne, un bambino, un gatto e due passerotti) sono divisi in tre gruppi contenuti in strutture triangolari: quelli intorno al cortile, quelli nella stanza a destra, e quelli in alto sul balcone. In rigoroso accordo con l’estetica wabi-sabi i triangoli sono disomogenei per forma, posizione e disposizione. Anche nelle tavole di Nagano i personaggi e gli oggetti sono disposti secondi triangoli iscritti nelle vignette, e definiti dagli sguardi dei personaggi e dalla disposizione di soggetti (corpi e cose) ed elementi grafici (onomatopee e linee cinetiche).

Confonto fra "Neve a Fukagawa" di Kitagawa Utamaro e due tavole di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

I personaggi principali nel dipinto di Utamaro sono tre geisha vestite con abiti lussuosi e rappresentate con doppie forme triangolari, per il corpo e per lo spazio fra i lembi del kimono (ovvero fra le gambe, con sottile rimando erotico). Anche in Nagano i personaggi principali sono costruiti con triangoli per i corpi e altri triangoli per le gambe.

Confonto fra "Neve a Fukagawa" di Kitagawa Utamaro e due tavole di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

Infine, la lettura dell’opera. Neve a Fukagawa è un’opera statica con una composizione molto armonica; il gruppo in basso avanza verso destra, dove c’è il gruppo che si scalda intorno al braciere, che guarda in alto alle donne che giocano, due delle quali guardano in basso la scena del bambino che insegue il gatto, e il circolo ricomincia. Solo le due donne in mezzo sono nel loro mondo e guardano i passerotti. È interessante notare come i gruppi siano spezzati dai pilastri verticali bianchi, che come la closure (lo spazio bianco) nel fumetto distinguono le “vignette”. Succede proprio questo in The Five Star Stories: lo spazio bianco divide le scene, ma gli occhi percepiscono un unicum. Poiché le due tavole sono stampate in grande, quando si gira la pagina si vedono insieme immediatamente e la lettura prende ritmi circolari come in Utamaro. Dai due personaggi principali (che si stagliano sul bianco) parte l’azione: la fatima Aurora ha gli occhi verso l’alto e guarda nella vignetta sopra di lei che al posto della ragazza c’è l’insegna; la ninja se ne accorge e subito si volta a sinistra per guardare verso la ragazza nella pagina a fianco. Sotto la gonna di Aurora è nascosta la spada, e la lancia a Yuzotta guardandola al di là dello spazio bianco fra le due pagine. Yuzotta prende la spada e la ninja la guarda dalla sua vignetta. Yuzotta ora impugna la spada e senza cambiare profilo (come a sottintendere che l’azione è istantanea) elimina i ninja. A questo punto l’azione finisce, e la scena si conclude con la vista dall’alto di Yuzotta e il JOTA contro i ninja: per allentare il ritmo l’ultima vignetta ha una scenetta comica.

Nonostante le pagine siano divise in vignette le quali hanno un loro ordine di lettura, per via della loro struttura grafica si potrebbero considerare le ultime due tavole come un’immagine unica a lettura libera. Come in Neve a Fukagawa non c’è un preciso punto di partenza e l’occhio dell’osservatore può spaziare come vuole (a patto di seguire l’ordine circolare in senso antiorario), allo stesso modo nelle due pagine di The Five Star Stories il lettore è libero di leggere come vuole (a patto di andare da destra a sinistra).

Analisi grafica di due tavole di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

Analisi grafica di due tavole di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

Analisi grafica di due tavole di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

Tre delle numerose possibili letture di queste due pagine. Dall’alto: la prima lettura è quella più semplice e si concentra solo sul minimo indispensabile, cioè volti e vignette nell’ordine in cui compaiono. La seconda lettura è quella più attenta alla disposizione di corpi e oggetti e segue con lo sguardo tutti i dettagli delle tavole (la scritta “Ristorante cinese” sull’insegna, il marchio sul frontale, la mano di Aurora, la spada, le scarpe di Yuzotta, la baruffa alla fine); è la lettura più faticosa perché costringe il lettore a numerosi movimenti oculari e cambi di direzione. La terza lettura è la più dinamica e si concentra solo sul movimento dei personaggi: gli occhi si fanno guidare dalle pose e dagli sguardi, senza necessariamente seguire l’ordine cronologico; d’altronde, nulla costringe a pensare che la sesta vignetta (la ninja grida «È un cavaliere!») sia cronologicamente successiva alla quinta (Yuzotta afferra la spada), potrebbero essere contemporanee, oppure la sesta venire prima della quinta come suggerito dal flusso di lettura verticale dalla quarta alla quinta vignetta.

Si potrebbe persino azzardare una lettura spaziale delle due pagine: immaginando la ninja come osservatrice dell’azione (quindi nella stessa posizione del lettore), con la fatima Aurora fisicamente a destra e il cavaliere Yuzotta fisicamente a sinistra, allora il movimento che compie la testa del lettore nello spostarsi dalla pagina destra alla pagina sinistra è lo stesso che compie anche la ninja nel seguire l’azione del lancio della spada. In questa maniera Nagano crea un’esperienza molto più immersiva rispetto a quella cinematografica, perché richiede il movimento fisico del lettore e al contempo ne minimizza lo sforzo gestaltico, dato che i personaggi e gli oggetti sono già disposti in maniera da essere facilmente traslabili con lo sguardo.

Analisi grafica di due tavole di "The Five Star Stories" di Mamoru Nagano.

L’azione in movimento. A destra Aurora salta in alto alzando la gonna che scopre la spada → nel cadere verso il basso (fisicamente e graficamente), lancia la spada a sinistra che sale (fisicamente e graficamente) fino a Yuzotta nella pagina a fianco → Yuzotta afferra la spada e ricade (fisicamente e graficamente) a terra. Le pose dei personaggi e della spada restano sostanzialmente uguali a sottolineare la velocità dell’azione.

Pur senza griglie concettuali, immagini chocanti, dialoghi arguti, curve di tensione, multiple dimensioni o altre trovate narrative, pur senza alcun artificio Nagano riesce a usare il medium del fumetto con una semplicità solo apparente grazie alla quale ottiene una eleganza formale ai massimi livelli e un esempio eccezionale di arte sequenziale allo stato purissimo: less is more. Due pagine sopravvissute indelebili nel ricordo molto più di migliaia di altre pagine lette prima e dopo.

Gastronogeek – I francesi bevono i cocktail di Sailor Moon

La casa editrice francese Hachette, nota in Italia soprattutto per le raccolte da edicola tipo Costruisci la nave romana o I like uncinetto, è in patria un grande editore generalista che dal 1826 pubblica insieme la grande narrativa francofona e le guide del bricolage. Col tempo e con l’espansione nei mercati internazionali, la Hachette si è riorganizzata: attualmente nel mondo è nota grazie al grande successo dei fascicoli, mentre in Francia la casa editrice punta principalmente sulle due divisioni di fumettistica Les Éditions Albert-René (ovvero Astérix) e Pika Edition (ovvero manga), e di manualistica con la collana Hachette Pratique che pubblica testi su qualunque argomento pratico indiscriminatamente, dai trattati tecnici sui vini di Borgogna fino ai libri per imparare a fare i braccialetti con gli elastici. La parte più interessante è che Hachette Pratique possiede i diritti per tutte le pubblicazioni (fumetti esclusi) in lingua francese della Disney, e questo vuol dire sostanzialmente che possiede anche i diritti per tutte le pubblicazioni (fumetti esclusi) della Marvel e di Star Wars, e li fa fruttare alla grande non solo traducendo in lingua locale i volumi già esistenti nel mercato nordamericano, ma soprattutto inventandosi prodotti nuovi e bizzarri, tipo i libri antistress da colorare coi numeretti, ed altri sorprendentemente originali come il progetto Gastronogeek.

La regina Padmé Amidala interpretata da Natalie Portman nel film "Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma" e ritratta nel libro "Art-Thérapie Star Wars".

A sinistra, una Natalie Portman di indicibile bellezza interpreta la regina Padmé Amidala in Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma. Benché il film sia considerato fra i più brutti dell’intera saga, la visione della Portman nei saloni della Reggia di Caserta è indimenticabile, e ancora oggi il suo celebre abito rosso resta assolutamente iconico, superando in notorietà tutti gli altri pur splendidi look, diventando un best-seller fra i costumi per bambini, e comparendo anche nel libro Art-Thérapie Star Wars (a destra).

Dal 2014 infatti la Hachette si è superata producendo due volumi che mettono insieme la cultura pop con quello che è probabilmente il patrimonio d’oltralpe più celebre al mondo: la cucina francese. Lo chef & nerd Thibaud Villanova s’è infatti inventato questo progetto intitolato Gastronogeek in cui mette insieme il suo mestiere di cuoco con le sue passioni personali. L’idea si è concretizzata al momento in due uscite: l’omonimo primo libro Gastronogeek con ricette di cibo e il secondo Le livre des potions con ricette di bevande, uscito nel 2015. A questi si aggiungono una pagina Instagram promozionale e soprattutto un sito web aperto all’inizio del 2016, che ospita un blog aggiornato piuttosto spesso da Villanova in persona con novità, ricettine inedite, la sua vita da geek perso (tipo al cinema in cosplay per Star Wars VII), e soprattutto interessantissimi approfondimenti sugli aspetti gastronomici dell’entertainment, come quello sui bento de Il mio vicino Totoro, che fanno rimpiangere di non conoscere quella futura incomprensibile lingua morta che è il francese.

I due autori del primo volume di "Gastronogeek", Maxime Léonard e Thibaud Villanova.

I due autori del primo volume di Gastronogeek: a sinistra, quello con l’aspetto di uno chef professionista è lo chef professionista Maxime Léonard, mentre a destra, quello con l’aspetto di un nerd over 9’000 è il nerd over 9’000 Thibaud Villanova.

Ma in che consistono effettivamente questi due volumi? Sono libri di ricette ispirate a cinque (in realtà quattro) grandi aree tematiche: fantascienza, fantasy, horror e fumetti divisi in comics e manga; nel volume sulle bevande c’è la sesta categoria, videogiochi. Ci sarebbe da alzare il sopracciglio sul fatto che libri & film sono stati divisi per genere mentre invece fumetti & videogiochi sono grossolanamente indicati come due cose a parte (forse fanno genere a parte? Non sono solo tecnicamente differenti da libri e film, lo sono anche narrativamente? Non esistono fumetti o videogiochi fantascientifici, fantasy e horror?) e ancor più grossolanamente divisi per nazionalità, ma la semantica non è il principale interesse di Villanova quindi in questo caso non c’è da preoccuparsene.

Il trailer del volume Gastronogeek in cui si vedono alcune ricette, tipo la torta a forma di occhio di Sauron, e in cui è esplicitato che sì, quella forchetta in copertina è un cacciavite sonico di Doctor Who.

Nel volume Gastronogeek, Villanova riesce a inventarsi, col supporto tecnico di Léonard, ben 42 ricette da 15 titoli, che vanno da Il signore degli anelli a La notte dei morti viventi, mentre in Le livre des potions i titoli di riferimento sono addirittura 57, fra cui Final Fantasy e The Legend of Zelda, da cui vengono ricavate 70 ricette fra zuppe, cocktail, frullati e drink vari, stavolta grazie alla collaborazione con la bartender professionista francese Stéphanie Simbo.

Alcune pagine tratte da "Gastronogeek".

Alcune pagine tratte da Gastronogeek con i piatti ispirati da Star Wars, Conan il barbaro, Dracula e One Piece; quest’ultima ricetta, ovvero i Frutti del diavolo, è disponibile gratuitamente sul sito della Hachette.

Alcune pagine tratte da "Le livre des potions".

Alcune pagine tratte da Le livre des potions con le bevande e zuppe ispirate da Alien, Star Wars, Dragon Ball e Harry Potter; quest’ultima ricetta, ovvero la Burrobirra rivisitata, è disponibile gratuitamente sul sito della Hachette.

Sembrerebbe tutto meraviglioso, fa quasi apparire l’immagine degli spocchiosi Galli un po’ meno spocchiosa, ma la dura realtà è che il progetto Gastronogeek si scontra con i macrodifetti della cucina francese (almeno fuori dalla Francia): ingredienti complicati o in numero esagerato, procedimenti complessi, tecnicismo di tempistiche e strumenti. L’esatto contrario della cucina italiana. Nonostante ciò, però, le ricette presentate sembrano così gustose e così fantasiose che effettivamente vale la pena di mettere da parte i pregiudizi sui cugini d’oltralpe e impegnarsi un pochino ai fornelli. In particolare, Le livre des potions ha alcune proposte (sia alcoliche sia analcoliche) che non sono niente male:

Drink de "I Cavalieri dello Zodiaco" da "Le livre des potions".

La Preparazione al santuario, ovvero gli shottini de I Cavalieri dello Zodiaco. Sono cinque drink ispirati a Pegasus, Sirio, Cristal, Andromeda e Phoenix, e preparati con vari liquori di varia gradazione, dal gin al vino, per ottenere colori diversi abbinati ai personaggi (ma inspiegabilmente lo shot di Andromeda non è rosa).

Drink di "Sailor Moon" da "Le livre des potions".

Il drink di Sailor Moon si chiama Scettro lunare ed è composto da un mix di svariati ingredienti fra cui uovo, Campari, pompelmo e tequila. Uhm, non sembra molto adatto a delle ragazzine che vestono alla marinara, ma l’aspetto è delizioso quindi per le ex-ragazzine va benissimo.

Drink di "Doctor Who" da "Le livre des potions".

Assolutamente indispensabile in un libro per nerd è il drink ispirato a Doctor Who, che da quando ha ripreso la programmazione sulla BBC nel 2005 è diventato il fenomeno televisivo britannico più seguito, clamoroso e remunerativo di sempre. Per le numerose fan/schiave d’amore del Dottore, Villanova e Simbo propongono il long drink Sexy Blue Box (il nome dice tutto) miscelando tequila, Parfait d’Amour (liquore viola a base di fiori) e Curaçao Bleu (liquore blu a base di arancia amara). «Hello, sweetie».

Drink di "Ritorno al futuro" da "Le livre des potions".

Infine, un classicone: il milkshake del Lou’s Cafe di Ritorno al futuro che George McFly afferra al volo sul bancone (sì, ovviamente c’è anche la .gif). Mille ingredienti e una preparazione lunghissima, ma questo va gustato assolutamente.

Il progetto Gastronogeek è per ora fermo al secondo volume, e non sono state annunciate né nuove uscite né traduzioni per il mercato italiano, ma tutto è possibile. D’altro canto, sembra proprio che i francesi abbiano finalmente trovato delle valide alternative alle baguette, alle rane e alle lumache: tutti i nerd buongustai del mondo ne sono molto felici.

STAR WARS™ MAGAZINE – LA RIVISTA UFFICIALE IN EDICOLA

Comunicato Stampa

STAR WARS MAGAZINE

LA RIVISTA UFFICIALE IN EDICOLA DAL 24 MARZO!

Modena, 24 marzo 2016

StarWarsMagazineSiete pronti a partire per una galassia lontana, lontana?!

Dopo il successo planetario di Star Wars Episodio VII: il risveglio della Forza, arriva il magazine ufficiale della saga cinematografica più amata di tutti i tempi!

Ogni due mesi troverete in edicola in una sola rivista fumetti, giochi e tante curiosità sul mondo di Star Wars™, che faranno la felicità dei più piccoli ma anche degli appassionati più cresciuti: approfondimenti sui film, sulle serie animate, l’imprescindibile enciclopedia a puntate sull’universo creato da George Lucas e molto altro ancora.

Nel primo numero di Star Wars™ Magazine vi aspettano le schede informative sulla storia di Darth Vader, sui veicoli e i vascelli dell’Impero e la scheda tecnica dell’astronave Jedi Aethersprite Delta-7B. Per l’enciclopedia dalla A alla Z di Star Wars™ si parte dalla lettera A, con le voci dedicate all’ammiraglio Ackbar, coraggioso comandante della flotta ribelle, allo sfortunato pianeta Alderaan, distrutto dalla Morte Nera e al maestro Jedi Anakin Skywalker!

All’interno inoltre due storie a fumetti, Guerra nelle distese dello Jundland e la prima parte di Unico nel suo genere, un’avventura di Obi-Wan Kenobi ambienta durante le Guerre dei Cloni.

Ogni numero della rivista contiene sempre un bellissimo doppio poster Jedi/Sith e un gadget a tema, che per questa prima uscita sarà un lanciadischi da polso completo di bersaglio.

Non perdete l’occasione di ritrovare su carta Luke Skywalker, Leia Organa, Han Solo, Yoda e tutti i protagonisti vecchi e nuovi della saga che ha appassionato generazioni di fan.

Star Wars Magazine vi aspetta in edicola dal 24 marzo a soli € 3,90.

Che la Forza sia con voi!

 

STAR WARS MAGAZINE 1

NUMERO DI PAGINE: 32 pp., col.

FORMATO: 21×28

PREZZO: € 3,90

IN REGALO: Il lanciadischi da polso di Star Wars™

DATA DI USCITA: 24 marzo

Quella volta che Ralph Supermaxieroe e Jena Plissken fecero il provino per Star Wars

Chi ha vissuto gli anni ’80 (o anche chi si è goduto le sfilze di repliche delle mattinate pigre di Italia Uno) conosce bene William Katt. O meglio: conosce Ralph SuperMaxiEroe. Quello che pochi sanno è che qualche anno prima di vestire i panni di Ralph Henley, il nostro beniamino aveva partecipato alle audizioni per uno dei film più amati della storia del cinema: Star Wars.

Katt-Russell

Assieme a lui, candidato al ruolo di Luke Skywalker, c’era anche Kurt Russell che poi avrebbe interpretato l’amatissimo Snake Plissken di 1997: Fuga da New York (Escape from New York).

Questo il loro provino.

 

 

#Vannoaruba – Star Wars: Una Nuova Speranza

Siccome di questi tempi non si parla d’altro che di Star Wars abbiamo chiesto una recensione al nostro Edo-Lupin (raffigurato qui sotto nell’atto di amoreggiare con il fumetto da recensire). Esordisce così la rubrica “vanno a ruba” nella quale i fumetti spariscono dai forzieri di Dimensione Fumetto per essere poi misteriosamente ritrovati in casa del noto ladro.

Sentite quindi quello che ha da dire su: STAR WARS EPISODIO IV UNA NUOVA SPERANZA (PANINI LEGENDS AA.VV. 20,5×28, B., 72 pp., col. Contiene: Star Wars Episode IV GN: A New Hope)

Lupin Star Wars

Star Wars – La cronologia ufficiale

Ora che avete visto il nuovo film siete in grado di orientarvi tra i fumetti, film, romanzi e serie TV dedicati a Star Wars?

Star Wars Infografica

Tre anni fa la Disney ha comprato la Lucasfilm per quattro miliardi di dollari decidendo contemporaneamente di produrre tutta una nuova serie di prodotti destinati al grande pubblico. La prima conseguenza fu quella di azzerare, o quasi, tutti precedenti racconti (sotto forma di fumetto, romanzi o cartoni animati): il cosiddetto Universo Espanso.

L’attuale cronologia di Star Wars quindi prevede tutti i nuovi fumetti della Marvel Comics, la nuova serie TV in CGI “Rebels”, qualche cosa del vecchio Universo Espanso (soprattutto romanzi) e i nuovi progetti: come ad esempio i film “antology” dedicati a Han Solo e ad i piloti degli X-Wing.

In questa infografica del sito americano Comics Alliance possiamo vedere la cronologia completa per come la conosciamo ora:

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Who watches the watchmen – Io non ho fili, eppur sto in piè…

Mancano pochissimi giorni all’uscita di Star Wars VII – The Force Awakens, e milioni di persone in tutto il mondo si chiedono se il film sarà all’altezza delle aspettative. Torme di fan vecchi e nuovi sono disposti a compiere sacrifici alle divinità del pantheon lovecraftiano purché il film sia bello.

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L’unica sicurezza che abbiamo allo stato attuale è che il film incasserà un fantastiliardo di dollari.

o mille fantastiliardi, che è meglio

O mille fantastiliardi, che è meglio.

Ora, chiunque abbia seguito la filmografia di JJ Abrams, regista e deus ex machina di tutta questa operazione, sa benissimo quanto sia alta la possibilità che il film sia una cagata. È una pura e semplice verità, cui nessuno vuol pensare.

Abrahams fu colui che scrisse la sceneggiatura di Armageddon. La battuta "l'asteroide si sta ribellando" l'ha scritta lui.

Abrams fu colui che scrisse la sceneggiatura di Armageddon. La battuta “l’asteroide si sta ribellando” l’ha scritta lui.

 

Purtuttavia, il film incasserà un fantastiliardo di dollari.

L’operazione tenta di ripetere, per Star Wars, l’operazione che è stata già tentata, con pessimi risultati, per altri franchise, come ad esempio Indiana Jones. Nell’ultimo film della saga, girato non dall’ultimo dei registi, un Harrison Ford vecchio e bacucco esce direttamente dal reparto geriatrico dell’ospedale e tenta di passare il testimone a un giovane erede, Shia LeBeouf. Il risultato è stato una tale schifezza da affossare probabilmente il franchise per un’altra decina di anni.

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(Purtuttavia, il film ha incassato 786.636.033 dollari.)

Da questo punto di vista non c’è alcuna differenza con quello che si tenta di fare con Star Wars. A parte Harrison Ford, gli attori che ritornano ai loro ruoli non è che avessero fatto questa enorme carriera dopo: Mark Hammill è ricordato per delle parti terribilmente imbarazzanti, per non parlare di Carrie Fisher.

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Gesù, quest'uomo aveva perso qualsiasi barlume di dignità

Gesù, quest’uomo aveva perso qualsiasi barlume di dignità

Gli altri attori sono degli emeriti sconosciuti, oppure sono dei costrutti in CGI.

Eppure, questo film incasserà un fantastiliardo di dollari.

Già lo sanno tutti: la Disney, Abrams, mia nonna, e persino i membri di una tribù del Mato Grosso che non ha contatti con la civiltà occidentale. Tutti sanno che questo film incasserà tantissimo al botteghino; per non parlare del pupazzame e di tutto il correlato.

E non solo. Secondo il teorema Minaccia-fantasma, anche se il film sarà una cagata pazzesca, ne produrranno almeno due seguiti che comunque incasseranno un fantastiliardo di dollari.

È tutto già scritto, come una telenovela mal sceneggiata. Loro faranno questi film, e noi, a dispetto di tutto, gli daremo i nostri soldi. Ce ne fregheremo della qualità, dei bambini morti ammazzati per produrlo, del riscaldamento globale, dei nostri cari morenti all’ospedale, dell’infarto che ci sta venendo in quel momento: lo andremo a vedere.

we don't need no, education...

We don’t need no education…

Come marionette vedremo questo, e i sequel, e i prequel e i sequel dei prequel, anche se dovessero essere tutti delle cagate pazzesche. E a chi avrà il coraggio di dire che questi film sono una cagata pazzesca faremo novanta minuti di applausi ininterrotti, ma comunque, comunque andremo a vederli tutti. Tutti quanti.

Il mondo e i personaggi di Star Wars sono una gran figata. E sapete perché? Sono una gran figata perché quando Lucas girò il primo film non aveva la sicurezza che avrebbe incassato un fantastiliardo di dollari. Non sapeva nemmeno se avrebbe coperto i costi. Così, per assicurarsi uno stipendio decente, fece l’unica cosa davvero intelligente da fare nel campo della fiction: creò una storia, dei personaggi, e un’ambientazione che, appunto, erano una gran figata. Ebbe la fantastica idea di mischiare stilemi presi dal western, dall’epica, dalla religione, dai romanzi cavallereschi, di mischiarli e ambientarli in una galassia lontana lontana; e lo fece tanto bene da farceli sembrare nuovi ed originali.

Allo stesso modo sono nati tanti franchise che hanno fatto la storia del cinema e lo sfondo della nostra immaginazione. Alien, Terminator, Ghostbusters, Ritorno al Futuro, lo stesso Indiana Jones, ma anche Matrix, se vogliamo venire un pò più vicino, sono nati come grandi scommesse. E queste scommesse sono state vinte grazie a noi, che abbiamo saputo sceglierle, sostenerle; ne abbiamo parlato bene ai nostri amici, che a loro volta se ne sono innamorati. Ognuno di noi è responsabile di un pezzetto della storia del cinema.

Qualsiasi cosa accada, invece, Abrams e la Disney hanno già vinto. Gli daremo i nostri soldi senza chiedere in cambio nient’altro che sentire l’effetto sonoro della spada laser e vedere l’immagine in CGI del Millenium Falcon che volteggia qua e là. Lo andremo a vedere per uno strano riflesso pavloviano, perchè siamo stati addestrati a sbavare quando parte il motivetto di Star Wars.

Stavolta non saremo noi a scegliere un bel niente; stavolta saremo stati scelti.

Quando comincia il film?

Quando comincia il film?

 

Sei nuovi spot TV per Star Wars: The Force Awakens

Mercoledì 16, data di uscita italiana per Star Wars: The Force Awakens  è ormai vicinissimo. Un po’ più lontano è venerdì 18, giorno in cui uscirà negli USA, per cui la Disney ha deciso di rinforzare ancor di più la campagna pubblicitaria lanciando altri 6 spot televisivi.

Questi sono gli spot 20 e 21

il 22

 

e infine il 23, 24 e 25

Kylo ren

Nuovo Trailer Internazionale per Star Wars VII

Arriva dalla Cina (dove uscirà il 29 Gennaio) l’ultimo trailer per Star Wars: The Force Awakens. Come al solito tante scene inedite mescolate ad altre già viste negli innumerevoli trailer/teaser/spot TV che la Disney ha messo on-line negli ultimi mesi.

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Diretto da J.J. Abrams, il film ha tra gli interpreti Harrison Ford, Mark Hamill, Carrie Fisher, Anthony Daniels, Peter Mayhew, Daisy Ridley, John Boyega, Adam Driver, Oscar Isaac, Gwendoline Christie, Lupita Nyong’o, Andy Serkis, Domhnall Gleeson e Max Von Sydow.