società

La mafia a fumetti

Ogni tanto capita che qualche amico ti presti un fumetto.

A me succede con le serie che non compro regolarmente.

Mi succede ad esempio con Nathan Never, perché in casa non può starci tutto. Così ogni tanto mi faccio una scorpacciata di numeri dell’Agente Alfa (mentre a casa fanno bella mostra di sé Speciali, Universo Alfa e altri prodotti del mondo nathaneveriano) in prestito.

Quest’anno mi ha colpito moltissimo il numero 297, La lunga marcia.

I fumetti a sfondo storico sociale sono molto presenti nella mia biblioteca, ma vedere un fumetto fantascientifico, per quanto spesso impegnato, con una storia smaccatamente ispirata alla biografia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con una forte caratterizzazione anche dell’umanità che c’era intorno a loro, dalle famiglie alla scorta, ha davvero colpito nel segno.

La Sergio Bonelli Editore è sempre stata attenta a queste tematiche, anche se a volte le affronta con la leggerezza che il medium fumetto gli consente, basti pensare al rapporto dello stesso Nathan con il capitano Ishimori.

Ma forse la Yakuza è più lontana dalla nostra esperienza. Lo stesso Nathan a volte sceglie quasi il male minore.

E le mafie che compaiono nei fumetti mainstream di casa nostra sono spesso in qualche modo edulcorate.

Non voglio però qui fare una recensione di un numero di Nathan Never di un anno fa, anche perché ci sono bellissime recensioni in giro sulla rete che condivido parola per parola. La stessa copertina di Sergio Giardo è una citazione artistica inconfondibile. E ci fa capire che non sarà un numero come gli altri…

Questo fumetto però mi ha acceso veramente un interruttore nella testa e nel cuore. Mano a mano che andavo avanti nella lettura mi sono passati davanti i tanti fumetti di mafia visti e letti e mi ha dato lo spunto per questo piccolo approfondimento, che non vuole essere esaustivo, ma ancora una volta sottolineare come un mezzo ritenuto infantile e leggero come il fumetto sia stato in grado di dare immediatezza ad argomenti per niente facili.

Anche se all’inizio le collane degli anni ’70 del secolo scorso utilizzavano il nome come pretesto per storie violente o erotiche, come era frequente ad esempio nei fumetti della Edifumetto o delle Edizioni Squalo, il taglio noir e crudo ha lasciato spazio a un atteggiamento più di inchiesta e realistico.

È un campo in cui la casa editrice Becco Giallo fa la parte del leone…

A partire dai lettori più piccoli, con L’invasione degli scarafaggi, nella linea Critical Kids. Il sottotitolo dell’opera di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso è proprio la mafia spiegata ai bambini. E devo dire che l’ho sperimentato: proprio qualche giorno fa mio figlio di sei anni si è trovato tra le mani il volume e lo ha sfogliato e letto.

Beh, la storia è efficace, e anche la trasformazione dei mafiosi in insetti. Pochi minuti dopo averlo preso è venuto da me chiedendo il significato delle parole che non capiva e chiedendomi il perché della trasformazione…

Degli stessi autori, è la storia di Peppino Impastato, che ha usato un medium diverso ma ugualmente efficace per opporsi alla Piovra.

Intanto anche altri autori e altre case editrici si sono cimentati.

Così luoghi e personaggi della storia recente della malavita italiana sono stati indagati con la dovizia di particolari del giornalismo di inchiesta, ma rappresentati con l’immediatezza delle vignette disegnate.

Ottenendo il risultato di consentire con immediatezza l’accesso a storie e tematiche altrimenti abbastanza ostiche, e di stimolare la curiosità per storie, persone e luoghi, chiamando a un approfondimento che il fumetto stesso non può fornire per sua stessa natura.

Così se Becco Giallo si è occupata, oltre che di Peppino Impastato, di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Mauro Rostagno, la casa editrice romana Round Robin ha dedicato una intera collana chiamata Libeccio a personaggi dell’antimafia, come cita il sito della stessa casa editrice, “uomini e donne come tanti che mai avrebbero voluto essere degli eroi”. Da Antonino Caponnetto, a don Peppe Diana, a Pippo Fava.

Case editrici più blasonate non si sono tirate indietro:

  • Einaudi ha pubblicato Un fatto umano – storia del pool antimafia con una versione zoomorfa dei giudici degli anni ’90;
  • Bao Publishing ha ripubblicato meno di un anno fa Brancaccio, in cui piccole storie di mafia si intrecciano in una Palermo protagonista con i suoi vicoli e il suo dialetto;
  • per Tunué gli stessi Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno scritto e disegnato The passenger, una storia non basata su un fatto realmente accaduto, ma che aiuta a riflettere sul rapporto tra una modernità che fatica ad attecchire e un atteggiamento mafioso che non riusciamo ad estirpare dal nostro paese (tutto).

E l’Associazione Culturale Da sud, che peraltro da tempo è a fianco di Round Robin Editrice, in collaborazione con il Museo del Fumetto di Cosenza da oltre un anno porta in giro per l’Italia (prima al Museo di Trastevere, e fino a pochi giorni fa anche all’Università La Sapienza di Roma) la mostra Mc Mafia, con tavole originali di autori importanti del fumetto italiano.

Ancora una volta il fumetto, anche quello che sembra maggiormente di svago, trova il tempo e il modo per aiutarci a riflettere e informarci sul mondo che ci circonda, sperando di riuscire a estirpare una mentalità con la quale noi italiani stiamo purtroppo sempre più imparando a convivere, lasciando insinuare la mafiosità anche nelle piccole cose. Così, credo sia importante che anche il nostro medium faccia suo l’appello di Paolo Borsellino:

parlate della mafia, parlatene sui giornali, alla radio, alla televisione, però parlatene…