Sio

La catena della fiducia – Fumetti a Belmonte Piceno

Quando leggiamo un fumetto o un romanzo, guardiamo un film o un documentario, assistiamo a uno spettacolo o a una manifestazione, spesso ci concentriamo su ciò che abbiamo davanti, ma non consideriamo ciò che viene prima del risultato finale, trascurando un complesso di attività, problemi, soluzioni e l’impegno di vari soggetti che hanno collaborato e speso un tempo anche piuttosto lungo per raggiungere insieme uno scopo comune. Per questo voglio parlarvi di alcune opere per me molto speciali e spiegarvi come hanno preso lentamente forma durante il corso di fumetto che ho tenuto a Belmonte Piceno come docente per la parte teorica, in piacevole sinergia con Chiara Pezzella, in arte Claire Piece, curatrice della parte pratica.

Il progetto

Nei primi tre incontri abbiamo scelto di trattare ogni volta nella fase iniziale la storia del medium e i suoi aspetti formali, dalla griglia al lettering, mostrando attraverso diapositive e opere molteplici esempi e possibilità, e di far esercitare nella seconda fase i corsisti, dei quali alcuni alle prime armi, altri già preparati, sulle basi del disegno e della colorazione. Nella terza lezione abbiamo affrontato anche l’argomento della sceneggiatura, mettendolo subito in pratica con un esercizio di ricostruzione del soggetto di un fumetto di Sio e affidando ai ragazzi il compito di scrivere e inviare a me la storia del loro fumetto prima del successivo incontro. Le ultime due lezioni sono state destinate a trasformare il racconto in storyboard e a scegliere gli elementi formali fino ad arrivare alla realizzazione dei fumetti, tutti ambientati a Belmonte Piceno, accogliente e affascinante paesino del fermano.

Gli elaborati

Il fumetto di Julia, Il sentiero del picchio, è stato dedicato alle origini remote delle prime comunità che si sono insediate nel rigoglioso territorio piceno seguendo il volo di un animale totem, il picchio, per trovare i luoghi più favorevoli all’insediamento umano.

La spiccata sensibilità di Julia e la sua tecnica di disegno già sicura le hanno permesso di creare con estrema naturalezza le tavole, come se già tutto fosse già pronto nella sua mente e non aspettasse altro che di essere messo sul foglio. Con un tratto realistico e dolce e con pochi e ben dosati colori Julia ha tradotto in immagini una storia antichissima di una migrazione carica di speranze trasponendovi la delicatezza del suo animo e la gentilezza della sua dote artistica.

 

 

 

Il fumetto di Alessia, Giochi del destino, ha preso spunto da un fatto realmente accaduto, legato al personaggio più famoso di Belmonte Piceno, Silvestro Baglioni, docente universitario, studioso di fisiologia, appassionato di musica, poesia, archeologia, che per una fortuita coincidenza riuscì a salvare da morte certa alcuni compaesani durante l’invasione nazista, giunta purtroppo anche nel tranquillo entroterra marchigiano.

Oltre all’intensità umana della vicenda narrata, degna testimonianza di uno degli innumerevoli atti di eroismo di cui gli uomini sono capaci soprattutto nel pericolo comune, bisogna apprezzare la maturazione compiuta da Alessia, che per la prima volta ha affrontato tutti i passi della creazione di un fumetto, riuscendoci molto bene con uno stile iconico atto a sdrammatizzare i terribili eventi raffigurati e con vignette concentrate sui personaggi piuttosto che sull’ambiente circostante. Malgrado i dubbi scherzosamente espressi più volte sulle sue capacità, come accade a chiunque con umiltà sia disposto a migliorare, Alessia ha affinato le sue doti finora nascoste compiendo un significativo progresso nel corso delle lezioni.

Filippo ha immaginato la storia di un amore ostacolato e poi coronato nell’immancabile lieto fine, dando ai fatti anche una chiave di lettura simbolica in relazione al recente terremoto che ha colpito la nostra bella terra, infatti la vicenda da lui disegnata è diventata un’allegoria della resistenza alle avversità della vita e un simbolo della resilienza degli individui, pronti a risollevarsi nei momenti di difficoltà e ricostruire mattone dopo mattone le loro case e la loro quotidianità. Da qui la scelta del titolo La rinascita, che si inserisce come elemento tridimensionale nella prima scena all’inizio della strada principale di Belmonte Piceno ed è uno dei pochi elementi del fumetto a essere colorato, mentre la maggior parte delle vignette presenta solo delle ombreggiature in grigio e, quando si vuole dare maggiore risalto ai personaggi e alle loro azioni, lo sfondo è lasciato bianco, senza dettagli paesaggistici.

Notevole la capacità di scandire il racconto creando i momenti di maggiore attesa nella vignetta finale di ogni tavola, con il famoso espediente del “volta-pagina”, e di dare rilievo all’evento centrale con una tavola a tre vignette in cui l’elemento architettonico è predominante e la sensazione di smarrimento e instabilità è proprio quella che si avverte durante un sisma. «Il ragazzo si farà», come si suol dire, ma già Filippo ha dato prova di grande impegno e professionalità, rispettando con puntualità le consegne, seguendo con costanza i consigli delle insegnanti, lavorando con l’energia propria della sua giovane età a un’opera di alto pregio.

Infine arriviamo alla storia di Edoardo: un’esplosione nucleare risparmia solo Belmonte Piceno e un pazzoide ne approfitta per mettere in atto i suoi propositi scellerati… ma questo avvenimento è troppo catastrofico e io non approvo che il fumetto sia incentrato su di esso. Edoardo non si dà per vinto e propone un altro inizio e un altro ancora, ma io gli stronco sempre le idee perché mi sembrano troppo drammatiche o surreali o pessimistiche.

Ebbene, il fumetto di Edoardo è nato davvero da una discussione piuttosto accesa tra me e lui sul soggetto da disegnare, ma è emblematico di ciò che secondo me è alla base del rapporto tra docente e discente, ovvero la fiducia reciproca riguardo alle capacità e alle intenzioni dell’altro. Se manca da una delle due parti il gioco finisce o non va a buon fine, con un risultato negativo o addirittura nullo sia per chi insegna sia per chi impara. Quando invece entrambi hanno ben chiaro che la strada da seguire va nella stessa direzione ed è quella giusta, allora si spalancano possibilità inaspettate; così in questo caso da vicende tristi e cupe scaturite dalla fantasia di un ragazzo molto riflessivo e intelligente è venuto fuori un fumetto divertente e originale, con il titolo alla fine (che non posso svelarvi), in cui Edoardo ha manifestato un raro talento nella scelta delle inquadrature, nella riproduzione fotografica della realtà, nella colorazione delle scene, che finora ha espresso quasi sempre in forma digitale.

Conclusioni

Questo è il lavoro che c’è dietro la realizzazione dei fumetti, ma non bisogna dimenticare un altro elemento essenziale di ogni corso, cioè la collaborazione, senza la quale tutto ciò che vi ho raccontato non sarebbe stato possibile. E anche alla base di questa, guarda caso, sta la fiducia reciproca: la fiducia con cui Mauro ha contattato me e Chiara per realizzare il corso; la fiducia con cui Chiara e io abbiamo collaborato; la fiducia con cui gli amici di Dimensione Fumetto Veronica, Sabrina, Arianna, Amanda, Andrea, Riccardo, Luca e ancora Mauro hanno discusso con me ogni decisione; la fiducia con cui i magnifici ragazzi del Progetto Next, Giada, Silvia, Virginia, Loris, Alessandro mi hanno accolta dall’inizio e hanno fatto in modo che tutto filasse alla perfezione; la fiducia con cui le autorità dei comuni coinvolti nel Progetto Next, cioè Ivano Bascioni, sindaco di Belmonte Piceno, Marco Fabiani, sindaco di Monteleone di Fermo, e Marco Rotoni, sindaco di Servigliano, hanno definito con me, Chiara e i rappresentanti degli altri partner partecipanti i dettagli dell’iniziativa. A tutti loro e ai corsisti vanno i miei ringraziamenti e la mia gratitudine per questa esperienza entusiasmante, impegnativa, memorabile.

Nell’evento di chiusura, che si è svolto il 28 gennaio al Teatro Don Bosco di Belmonte Piceno, non mi sono sorpresa nell’avvertire l’emozione mia e di tutti quelli che hanno contribuito a questa impresa e sono rimasta incantata in particolare dal discorso di Adolfo Leoni, autore di una “guida-non guida” sulle Terre Farfensi, che con suadente eloquio mi ha fatto riflettere su un aspetto decisivo per la riuscita del progetto: la “catena” creata tra gli adulti e i giovani, il sostegno che gli uni hanno dato agli altri allacciando legami laddove talvolta tra generazioni si alzano muri o si scavano fossati. Insomma, sempre una questione di fiducia.

 

 

 

 

La parola a Claire

Dulcis in fundo, voglio lasciare la parte conclusiva di questo articolo a Chiara, compagna d’avventura e di viaggi (anche rocamboleschi) in auto, di cui ho ammirato la contagiosa positività, l’eccezionale bravura e l’inesauribile fantasia con le quali ha aiutato i ragazzi a realizzare opere meravigliose. Le ho chiesto le sue impressioni sulle attività svolte perché non potevo scrivere da sola su ciò per cui abbiamo lavorato fianco a fianco, e queste sono le sue parole.

La mia attività di disegno è partita dalle basi. 

Si è cominciato con un primo approccio all’anatomia umana, passando per l’inchiostrazione fatta con penne appositamente create per il ripasso, arrivando poi all’utilizzo della tecnica ad acquerello da applicare alla colorazione finale delle tavole illustrate. Inoltre nelle fasi decisive del lavoro pratico il contributo di Maura è stato importantissimo nella creazione delle sceneggiature, mettendo in condizione i ragazzi di analizzare all’atto pratico le tipologie  delle divisioni delle vignette e delle impaginazioni precedentemente affrontate.

Non è la prima volta che mi viene chiesto di provare a insegnare o infondere passione nel disegno tramite un corso di fumetto, per cui la gentile proposta venuta dall’associazione Dimensione Fumetto mi ha molto entusiasmato. 

Ci sarebbe stato là fuori un pubblico giovane e capace, pronto a creare qualcosa seguendo i tuoi consigli; qualcosa creato da una perfetta sinergia di insegnamenti, fantasia e creatività che avrebbe poi dato frutti emozionanti. E questa per me era solo la fase di pura immaginazione, quando il corso era nel suo stato embrionale.

E assolutamente le mie elucubrazioni su questo corso non sono state smentite dalla realtà. I nostri allievi sono stati bravissimi, ma questo non lo dico perché va detto o si dovrebbe dire, infatti sono abbastanza severa se serve -e loro lo sanno. Sono stati bravissimi perché hanno affrontato in cinque lezioni dubbi, blocchi e ostacoli interiori attraverso matite, penne da ripasso, colori e l’ideazione delle loro avventure su carta. E per me, come docente del corso, non c’è soddisfazione più grande. La bravura, la tecnica e le ore di pratica sono importanti, ma senza una buona consapevolezza di sé può diventare difficile persino disegnare e creare. Questi ragazzi, consegnando i loro lavori grafici finiti, hanno espresso al mondo quello che sono nelle loro perfezioni e imperfezioni, hanno mostrato che nonostante si viva in una piccola realtà, di piccoli paesi, si possa aspirare – non solo tramite i social- ad arrivare alle persone con un mezzo intrigante come il fumetto. Per questo sono bravissimi.

Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

Arf 2016 01

Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

Arf 2016 02

Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

Arf 2016 03

Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

Arf 2016 18

 

Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

Arf 2016 05

Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

Arf 2016 09

Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

Arf 2016 15

Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

Arf 2016 12

Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed

Sio, Zerocalcare e Giacomo Bevilacqua per Dylan Dog

Durante Lucca Comics&Games di quest’anno la Sergio Bonelli Editore ha annunciato che Sio, sceneggiatore e creatore di Scottecs Magazine, lavorerà a una storia incentrata su Groucho, la storica spalla dell’Indagatore dell’incubo. Simone Albrigi (questo il suo vero nome) ha recentemente iniziato a collaborare con la Disney Italia come scrittore di alcune storie per il settimanale Topolino (di cui parliamo qui). Oltre a lui pare che si siano fatti nomi del calibro di Zerocalcare e Giacomo Bevilacqua.

Sio

Non si sa ancora altro in merito se non che la notizia è confermata dallo stesso Roberto Recchioni, non ci resta che attendere sviluppi.

Intervista a Francesco Settembre

Francesco Settembre merita il rispetto di tutti noi soltanto per come ha chiamato la sua fumetteria: Antani Comics. Ha organizzato per anni Narnia fumetto, la fiera di Terni (anche se è durata pochino) e incontri con autori (tra cui gente del calibro di Gipi, Dave Gibbons, David Lloyd). Ha fondato l’AFuI, Associazione Fumetterie Italiane. Per quanto mi riguarda, però, per avere un certo rispetto per lui mi bastano due cose: primo, che è il mio fumettaro; secondo, che ha organizzato due raccolte di fondi per il reparto Pediatria dell’Ospedale di Terni. Da qualche anno tiene anche un blog molto seguito, Come se fosse Antani, in cui ci parla senza peli sulla lingua del mestiere del libraio di fumetti e di tutte le storture del mercato.

Se volete conoscere il suo punto di vista, visitate il suo blog: in questa intervista, cercheremo invece di capire qualcosa del mercato, dei lettori e delle case editrici visti con gli occhi di chi ci campa.

La prima domanda che vorrei farti può sembrare banale, ma io invece credo sia il cuore dei temi che vorrei andare ad affrontare. Sono circa 10 anni che hai un negozio e da ancora più fai fiere e vendite online. È molto tempo, quindi, che osservi una specie umana di cui poco si sa: il lettore di fumetti. O meglio, i lettori di fumetti, perché ne esistono tanti quanti i generi. Raccoglierò delle macrocategorie e ti chiederò per ognuna: chi è il lettore e se, in tutti questi anni, hai notato un cambiamento nel pubblico, un’evoluzione o un’involuzione.
Comincerei quindi con il lettore di supereroi, categoria che mi è particolarmente cara perché io stesso lo sono stato a lungo.

Molti ragazzini, direi. Merito dei film. Oggi ce ne sono tanti che cercano letture a basso costo, magari mordi e fuggi. I vecchi lettori di supereroi, invece, sono cresciuti, ed oggi si dedicano ad altro: Vertigo, fumetti più maturi. Magari, qualche volta, sanno anche scegliere al di là del singolo genere o della provenienza.

A tuo parere i film fanno bene al mercato dei fumetti? Questi nuovi lettori poi rimangono, o seguono lo spirito del momento per poi dimenticare facilmente?

Sicuramente sì.
Quello che fa male, sono gli editori che hanno fatto pochissimo o nulla per agganciare questi nuovi lettori…

Sii più preciso. Cosa dovrebbe fare un editore per agganciarli?

Volendo fare una battuta: se non lo sa fare un editore, dovrei saperlo io?
Scherzi a parte, penso a fumetti distribuiti all’uscita dai cinema, o col dvd. O a pubblicità prima di ogni spettacolo. Magari a serate ad hoc organizzate in collaborazione con le fumetterie locali.
Io l’ho fatto, con le mie forze: perché un editore deve rinunciarci in partenza?

Indovinate quale di questi è il nostro Francesco Settembre

Indovinate quale di questi è il nostro Francesco Settembre…

La mia impressione è che gli editori, in primis in America e poi di conseguenza in Italia, abbiano rinunciato al tentativo di agganciare nuove leve e fidelizzarle. Si cerca di spremere fino all’osso il collezionista, e finita lì. L’invasione di variant cover ne è una dimostrazione lampante. Anche il ricorso ai continui numeri 1 è solo all’apparenza una misura volta ad avvicinare nuovi lettori: in realtà mi sembra che serva solo a tirare su le vendite per un paio di mesi e poi campa cavallo.

Non avrei saputo dirlo meglio.
Così è facile: ma nel breve periodo paga.
Chi investe nel lungo?

La Marvel, che secondo me ha investito nel lungo, nel senso che si è data al cinema, trasformando il fumetto in un business secondario (e come darle torto, con quegli incassi?).
Ma lasciamo per un po’ i comics. Vorrei chiederti dell’evoluzione del pubblico dei manga. Ti dico la mia impressione, e cioè che il pubblico dei manga si sia involuto molto, chudendosi in un recinto che non guarda mai oltre tutto quello che riguarda la cultura giapponese. Gente che preferirebbe mangiare un piatto di ramen andato a male piuttosto che leggere un fumetto di Moore, se mi permetti l’iperbole. Un tempo chi provava i manga era invece gente che voleva sperimentare generi diversi.

O che vedeva i cartoni animati, come i ragazzini di oggi. Non so: sicuramente, non sono lettori di manga, ma lettori di UN manga. Quello del momento… E, purtroppo, di titoli di qualità ce ne sono pochi, anche se più di 4 o 5 anni fa.

Eppure i manga, almeno prima della mania dei supereroi al cinema, mi sono sempre misteriosamente sembrati un terreno più fertile per quelli che, abitualmente, non leggono fumetti. È una sensazione sbagliata?

Forse una volta, oggi non più. Sono troppo autoreferenziali.
A meno che non si parli di titoli legati ad anime di moda in un particolare momento: ovvio che spingano la vendita del manga…
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Incontro con autori da Antani Comics

Altra domanda apparentemente slegata: da libraio, qual è il percorso più tipico per un lettore? Il “passaggio” dai manga agli americani, o viceversa, è frequente, raro, o non capita mai? Ci metto anche gli altri tipi di fumetto. Si passa da un Sio a un Ratman?

Oggi come oggi è più facile leggere gli americani, che hanno continui restart.
I passaggi frequenti sono legati o a fumetti legati ai film o – come detto – agli anime.
La novità è il web, con youtubers e Sio. La domanda è: almeno una piccola parte di questi lettori, la “acchiapperemo”?

Una cosa che mi interesserebbe sapere è il ruolo che gioca il libraio in questi passaggi. Quanto i clienti sono ricettivi ai tuoi suggerimenti? Ci sono “trucchi” che usi per convincere qualcuno a comprare qualcosa?

Quelli che ascoltano… sì.

Nel senso: in genere ci sono due tipi. Quelli che comprano abitualmente, che di solito mi stanno a sentire, e quelli occasionali. In genere, questi ultimi, entrano dicendomi che sono appassionati di un titolo, e cercano altro. Dopo mezz’ora di consigli, escono con… il titolo che leggono di solito!
In effetti è una peculiarità del pubblico del fumetto, credo. Ad esempio io stesso entro spesso in libreria senza un’idea precisa, mi metto a scartabellare e facilmente esco con un libro che non mi ero mai sognato di comprare, prima. In fumetteria invece entro sempre con l’idea precisa di quello che voglio comprare, e quello compro (cioè la roba che ho in casella, generalmente). Il mio è un caso generalizzabile o sono solo io? E se sì, secondo te a cosa è dovuta questa differenza?
È un caso generalizzabile: è difficile trovare appassionati – se non occasionali, magari – che “perdano tempo” a guardar fumetti e libri, per scegliere qualcosa. O anche solo per una reale curiosità, che non sia un semplice sfogliare tanto per farlo.
Da cosa dipende? La lettura è un piacere, una passione. I fumetti sono legati all’infanzia, e comunque molto più a questa ultima sfera, che non a quella della cultura, a differenza dei libri. Per questo ci sentiamo sempre in colpa a spendere cifre relativamente importanti in fumetti!
È una passione: non deve costare!
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Gipi da Antani Comics

 Una differenza fondamentale tra il mercato dei libri e quello dei fumetti, che non riesco a spiegarmi in alcun modo, è l’assenza dei classici. Se entro in libreria e cerco, che so, i Promessi Sposi sono sicuro al 100% di trovarlo, anche se sfido chiunque a chiamarlo bestseller. Se entro in fumetteria e cerco Batman Year One rischio davvero di non trovarlo. Non dovrebbe essere nell’interesse delle case editrici quello di tenere sempre a disposizione i propri classici? Perchè invece non avviene? Io una mezza idea ce l’ho, ma prima vorrei sentire la tua opinione.
Sì.
Scarsa professionalità e scarsi investimenti.
Scarsa cultura di come si vende. Chiamala come vuoi.
Alcune cose dovrebbero essere in negozio 365 giorni l’anno…
La mia teoria è piuttosto che il mercato del fumetto sia “malato” di collezionismo. Voglio dire, quanti lettori di libri si mettono a imbustare tomi, o comprano più edizioni dello stesso romanzo? I libri sono essenzialmente un contenuto, a prescindere dall’edizione; il fumetto invece è considerato un oggetto in primis, a prescindere dal contenuto. Copertine diverse fanno oggetti diversi, edizioni diverse fanno oggetti diversi, da possedere tutti. Tant’è che a volte il fumetto non viene nemmeno letto, ma imbustato direttamente. Sia le case editrici che i lettori si prestano  a questo “gioco”, col risultato che il fumetto non cresce mai. Che ne pensi?

Forse dieci anni fa.

Hanno talmente approfittato di questo che, dove vedevi variant vendute a decine – parlo di negozio – o eventi seguiti albo per albo, noti un netto calo. Oggi i clienti che prendono più versioni sono rarissimi: al limite acquisti quella più rara a scapito dell’economica.
E, soprattutto, nessuno segue più gli eventi comprando tutti gli albi collegati. Dieci anni fa si faceva.
Il collezionismo, se non esasperato, non è un male.
Collezionismo esagerato?

Collezionismo esagerato?

È innegabile comunque che negli ultimi anni il fumetto abbia fatto passi da gigante nella considerazione comune. Non è più solo “i giornaletti” ma ora ci sono anche le “graphic novel” recensite sui giornali di massa. Ti faccio una domanda provocatoria: per voi librai, e per il mercato in generale, questo salto è stato un bene o un male?
 Fermo restando che il concetto di graphic novel, o perlomeno l’uso che se ne fa, non ha senso, non credo che sia cambiato molto nella considerazione comune: sempre roba per bambini è.
Col tempo qualche passo avanti si è fatto, ma – merito anche della Bonelli – in Italia il fumetto è:
-cosa che deve costare poco;
-cosa per bambini.
Per il resto, ben venga qualsiasi cosa riesca ad elevarlo.
Uhm, concordo con te sul fatto che la Bonelli ha dato un’impronta decisiva alla concezione del fumetto in Italia (ma non solo: vogliamo parlare di Diabolik e Alan Ford?), soprattutto per il fatto che deve costare poco. Ma non mi sembra che lo abbia definito come qualcosa “per bambini”, anzi: sembra più qualcosa per “adulti maschi pendolari”, non credi?
Diabolik ed Alan Ford sono monoprodotti: Bonelli ha dato vita ad una “dinastia”!
Bonelli ha purtroppo segnato il fumetto come “popolare”, quindi “economico”.
A definirlo come un media per bambini, purtroppo, ci aveva pensato la storia passata.
Tutto quello che è stato pubblicato tra anni Settanta e, soprattutto, Ottanta, non è servito a smentirlo perché siamo un popolo di ignoranti e “capiscioni”, come si dice a Terni…
Questo ci porta a un tema che avevo in mente sin dall’inizio, ovvero quello della “cultura del gratis”. Internet ha diffuso nelle nuove generazioni l’idea che sia una specie di diritto l’avere le cose gratuitamente. Facebook è gratuito, Google è gratuito, la musica, i film, tutto è gratis (anche se si paga in altri modi di cui non si rendono conto.) Anche i fumetti possono essere scaricati gratuitamente. Come libreria risenti di questa tendenza? Come dire, ti “accorgi” di lettori che passano al digitale, legale e non?
Ecco, giusto sottolineare il “anche se si paga in altri modi di cui non si rendono conto”!
Secondo me, chi avrebbe comprato, compra anche dopo aver “usato” le scan per leggere qualcosa in anteprima.
Sono statistiche impossibili da fare, ma chi non compra perché legge online, è raro.

E in parte è controbilanciato da chi si appassiona al collezionismo cartaceo, perché ha iniziato a vedere qualcosa su internet e si è appassionato…
È un tipo di ragionamento che mi piace. A volte ho l’impressione che, con le dovute quanto rare eccezioni, il mercato del fumetto, da parte di tutti gli attori, case editrici, distributori e librerie, sia gestito con un semplicismo dilettantesco impressionante. Non c’è il concetto di impresa, e uno dei motivi perché ho scelto di intervistare te è perché mi sembra che tu abbia un’idea molto imprenditoriale della tua attività. Ad esempio, diversifichi l’offerta, non limitandoti alla “vendita al minuto” ma partecipando alle fiere, organizzando incontri (e, fino a poco tempo fa, mostre mercato), vendendo online eccetera. La domanda che vorrei farti è questa, papale papale: riusciresti a rimanere aperto se ti limitassi a fare il compitino, vendendo i fumetti in negozio e basta?
Risposta altrettanto papale: no.
Questo spiegherebbe come sia difficile oggi trovare fumetterie pure, ovvero non allargate ai giochi di carte eccetera. Hai mai provato la tentazione di darti a qualche mercato più “facile”?
No.
Visto che ne abbiamo accennato, vorrei chiederti della tua attività di organizzatore di incontri con gli autori. Chiunque volesse cercare un po’ su internet scoprirebbe che ne fai tantissime, sia con autori meno conosciuti che con vere e proprie star internazionali. Innanzitutto vorrei chiederti come fai a contattare gli autori. Passi attraverso le case editrici? Li contatti personalmente? E dove cavolo prendi i loro numeri di telefono?
Personalmente 99 volte su 100.
Raramente propongono gli editori.
Tramite fiere, siti, social.
Di solito faccio così.
Considerate che, se ho organizzato quasi 140 eventi, almeno altrettanti ho provato ad organizzarli, senza esito o risposta…
Come valuti queste iniziative a livello di rientro? Parlo sia a livello economico che di reputazione.
Economico: lasciamo stare. Se le avessi fatte per quello, con tutto il lavoro che comportano, avrei investito meglio altrove. Tipo nell’agricoltura.
Oggi, forse, dopo DIECI anni che le faccio, ho un rientro.
Ma ogni volta – col pubblico locale molto, molto scarso – rischio figuracce.

Rientro di immagine: buono. Ma sempre lavorandoci tanto.
Vorrei concludere l’intervista con il capitolo fiere. E iniziare dal tema più scottante. Vuoi raccontarci le tue disavventure con Lucca?

Ho fatto Lucca dal 2003 al 2010. Nel 2011, improvvisamente,con stand prenotato e anticipo pagato, mi arriva una raccomandata: Lucca ha deciso di non darmi lo stand.

Mi incazzo, ma non riesco ad avere risposte.
L’anno successivo chiamo, riprovo, ma mi viene detto: “Forse per il 2013”.
Allora, da fine 2012, mi prendo un negozio in affitto, e faccio la “mia” Lucca. LuccaFuori.
Non ho più chiesto lo stand.
In compenso, insistendo, ho avuto motivazioni diciamo… risibili.
E ti ho fatto fare il giro lungo per arrivare qui: perchè? Aldilà delle motivazioni risibili, perchè ti hanno escluso?
Sinceramente: non lo ho capito.
Mi sento di escludere quello che pensate tutti: ovvero, le polemiche.

Non ho mai polemizzato più di tanto in pubblico con l’organizzazione.
Le critiche le ho fatte in privato: e ce ne sono state pure di grosse.
Un anno, ci hanno messo in un padiglione periferico, per dirne una: incassi dimezzati.
Ci siamo lamentati tutti, e l’organizzazione si è scusata, promettendo per iscritto una collocazione migliore per l’edizione successiva: cosa che ha fatto.
E, nonostante le critiche, ho partecipato per altri due anni. Insomma: se non mi hanno escluso lì, perché farlo dopo?
In molti mi dicono che mi hanno fatto fuori per il blog.
Giustissimo. Peccato che il blog sia nato DOPO l’esclusione…
Lucca Comics 2014: là in mezzo da qualche parte c'è Mufasa morto

Lucca Comics 2014: là in mezzo da qualche parte c’è Mufasa morto.

 Quest’anno però affermavi che stavi trovando problemi anche a trovare un negozio fuori. Non ha niente a che fare con l’ostracismo di cui sei vittima?
Sei più complottista di me!
Immagini una riunione tra commercianti ed organizzazione: tema… ANTANI COMICS!!
Scherzi a parte, il discorso è più semplice e facile, purtroppo.
Ingordigia.
I negozianti lucchesi diventano ogni anno più pretenziosi, e alzano i prezzi.
Di tutto: locali inclusi.
Ne ho sentite di tutti i tipi, guarda…
E allora devi raccontarcene qualcuna!

Sui prezzi: se arrivi il giorno prima, vedi i locali che cambiano listini e menù…

Sui locali in affitto: 4-5 anni fa faticavi ad avere anche quelli sfitti. Oggi molti CHIUDONO per lasciarti il locale in affitto in quel periodo.
Cantine incluse!
Negli ultimi anni Lucca è cresciuta tantissimo, come numero di visitatori. Tutti quelli che vi partecipano sono soddisfatti, perchè si riempiono le tasche per affrontare i tempi bui, ovvero il resto dell’anno. Sembra quasi che l’industria si stia concentrando proprio attorno alla kermesse toscana, gravitandovi attorno, diventandone dipendente. Questo non danneggia i librai?
Certo.
Ormai molti ci campano intorno.
I librai, che al 99% non partecipano alla manifestazione, perché quasi tutti gli espositori sono privati, ne ricevono sicuramente un danno.
Io è un mese che incasso meno…
Vorrei andare avanti e approfondire, ma l’intervista è già lunga e magari ci torneremo. Vorrei farti solo un’ultima domanda: i giovinastri che frequentano il tuo negozio sanno da dove hai preso ispirazione per il nome “Antani?”
Non tutti.

Molti sì, molti no.
Ringraziamo Francesco, che si sta preparando per Lucca e ci risponde sempre più laconico. In bocca al lupo!

Il Topolino di Sio

Sio, all’anagrafe Simone Albrigi, è uno dei fenomeni editoriali del momento di cui l’editoria ufficiale si è accorta già nel 2012, quando file interminabili di fan congestionavano lo stand della Shockdom a Lucca Comics & Games. La consacrazione ufficiale di questo successo è avvenuta quest’anno, quando il primo numero del trimestrale “Scottecs Comics”, da lui scritto e disegnato, è andato esaurito in pochi giorni, vendendo qualcosa come 50.000 copie. Diciamocelo: se non ci fosse Zerocalcare in questo momento il mondo del fumetto italiano parlerebbe solo di lui.

Un fenomeno del genere non è passato ovviamente inosservato e la Panini ha deciso di affidargli la realizzazione di alcune storie per Topolino. E sul numero 3127, in edicola questa settimana, ce ne sono ben tre, disegnate da tre dei più talentuosi disegnatori Disney in attività: Stefano Intini, Silvia Ziche e Corrado Mastantuono. Fa particolarmente sorridere quest’ultimo dato, visto che il grande difetto attribuito a Sio da molti degli “addetti ai lavori” è che “non sa disegnare”. Probabilmente è vero e credo che passi le nottate ad asciugarsi le lacrime con banconote da 500 euro.

SuperPippo e il fraintendibile suono vocalico (Disegni di Stefano Intini)

Pippo Sio Intini

In questa storia di quattro pagine Sio gioca col personaggio che forse gli è più congeniale. La sua verve nonsense si sposa benissimo con la versione supereroica di un personaggio già nonsense di suo. Ovvero Pippo che, mangiando delle supernoccioline, diventa un supereroe con i mutandoni di lana. Ovviamente Sio non manca di metterci del suo, come il giardino di annaffiatoi, per aumentare il tono parodistico. Il finale è un po’ anticlimatico ma abbastanza funzionale.

Zio Paperone e non mi ricordo come finiva il titolo (Disegni di Silvia Ziche)

Paperone Sio Ziche

Un’altra storia breve, sempre di quattro pagine, che vede protagonisti Zio Paperone e Battista recitare un’unica running gag. Ricorda un po’ gli sketch comici di Totò e Peppino, Gianni e Pinotto, Franco e Ciccio e tutte le grandi coppie comiche del passato. Ad un certo punto sembrerebbe che il personaggio di Paperone venga snaturato ai fini umoristici ma la spiegazione finale chiarisce tutto.

Topolino e l’inseguimento a incastro (Disegni di Corrado Mastantuono)

Topolino Sio Mastantuono

In questa storia un po’ più lunga, dieci pagine, troviamo Topolino, e successivamente Pippo, all’inseguimento di un bus “automatizzato” nel quale è rimasto intrappolato Pluto. Anche qui Sio riprende un cliché comico del cinema e dell’animazione (quello di Baby Birba per intenderci) e si diverte ad aggiungere sempre più gag paradossali. L’effetto è divertente e le espressioni facciali di Pluto rese da Mastantuono sono impagabili. Un Topolino così stralunato sembra un po’ fuori luogo e in alcuni casi sembra comportarsi più come Paperoga che non come il brillante topo che siamo abituati a conoscere ma il bello dei personaggi Disney è quello di essere estremamente versatili per cui non ci si fa molto caso.

In generale l’esperimento (se di questo si trattava) si può dire riuscito e pare che il “Sio disneyano”, più imbrigliato e rispettoso dei personaggi, funzioni anche meglio del “Sio classico”, il cui gusto per il paradossale risulta a volte indigeribile. Buona parte del merito va sicuramente attribuita al lavoro dei tre disegnatori, ognuno dei quali felicemente accoppiato con la storia che più gli si addice. Aspettiamo con curiosità le prossime prove, magari su storie più lunghe.