. Simona Simone

Paranoid Boyd – Disneycide

Dopo un po’ di attesa, ecco arrivare finalmente l’ultimo numero di Paranoid Boyd, la serie di Andrea Cavaletto, pubblicata dalla Edizioni Inkiostro.

Probabilmente la lunga gestione è dovuta anche al difficile coordinamento di ben cinque disegnatori che si sono avvicendati nella realizzazione del volume. Ben 96 pagine pregne di impegno e di dedizione.

La serie più psicologica (e non psichedelica!) della casa editrice abruzzese non tradisce le atmosfere dei precedenti numeri, anzi Cavaletto spinge l’acceleratore e ingrana la quinta arrivando quasi a un delirio che ci farà venire voglia di rileggere l’intera serie, anche per capire se non abbiamo avuto degli abbagli o se veramente lo sceneggiatore ha voluto fare una narrazione sregolata al limite dello sberleffo verso il lettore.

Il calvario di William Boyd continua dopo la morte della figlia a causa della sua follia e la sua vita in cella sta per concludersi. Troverà la libertà? Ma nemmeno per sogno, anzi le cose sono destinate a peggiorare…

Senza fare spoiler, si arriva a una pagina quasi metafisica, e mi riferisco al personaggio di Boyd che viene disegnato da ben dodici disegnatori (tutti quelli che hanno contribuito alla serie!) in primo piano sulla stessa tavola, mentre si chiede chi è veramente.

Flashback e salti temporali, questa volta non lasciano tempo di respirare e i colpi di coda sono sempre dietro l’angolo, o meglio, dietro la pagina seguente. Una lettura non certo rilassante ma davvero appagante per chi entra in questo malato mondo. Si passa dalla povertà del Congo, toccando l’11 Settembre fino a Disneyland, ma i luoghi sono solo un appoggio per il percorso mentale dei protagonisti. Se proprio devo essere severo, non mi è piaciuto lo spiegone verso la fine, anche se si fa perdonare nel momento di chiudere la storia (avviso: finale assolutamente non scontato!).

Da punto di vista grafico, come ho scritto, ben cinque sono i disegnatori (esclusi omaggi a fine albo e la pagina delle dodici vignette) che hanno creato graficamente l’albo, alternandosi tra un gruppo di pagine e l’altra. Sono cinque che hanno un tratto davvero diverso l’uno dall’altro e sono stati utilizzati per varie situazioni narrative.

Francesco Giani, che realizza le prime tavole, ha un tratto sognante, incrociando iperrealismo e surrealismo. Immaginate un incrocio tra Dino Battaglia e Dave McKean. Sperimenta e usa anche immagini reali per filtrarle e metterle in un’aurea sognante. Ester Cardella ha un tratto più realistico che potrebbe ricordare Stefano Casini. Non arriva ovviamente al livello del maestro Casini, ma già è a un buon livello. Segue Cristiano Sartor: grande promessa che fa cose straordinarie nel disegnare mostri e ambientazioni fanta/horror; ha alcune incertezze nelle ambientazioni più realistiche, ma penso che sia solo una questione di tempo e il ragazzo avrà molto da mostrare per sorprenderci sempre più. Simona Simone ci mostra un tipo di disegno più pulito. Tecnicamente preparatissima. Tratto deciso e, nonostante faccia poche ombre, dà il suo senso di inquietudine. La vedo adatta a disegnare Dampyr. Per me sarebbe perfetta.

Sicuramente un degno finale per una serie che ha la forza di ritagliarsi la nominata di “cult” nel fumetto italiano. Ovviamente numero da non perdere per chi ha già letto i numeri precedenti e per chi apprezza i fumetti della Edizioni Inkiostro, ma consiglio di recuperare la serie anche a chi vuole esplorare un altro lato oscuro del fumetto italiano che spalleggia con serie ormai affermate come Cannibal Family e La Iena.