Shojo Manga

Hatsu Haru, triangoli amorosi e banchi di scuola

Hatsu Haru è un manga  edito dalla Star Comics di Shizuki Fujisawa. Possiamo considerarlo il classico manga per ragazze dai dodici ai sedici anni, anche se le ragazze più grandi potranno comunque apprezzarlo.

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La storia è ambientata tra i banchi di scuola, Kai è un donnaiolo, corteggiatissimo dalle compagne e cambia fidanzata una volta a settimana. Riko è il suo opposto, è schiva con i ragazzi, timida e non sopporta Kai; infatti si conoscono già da molti anni e provano l’uno per l’altro una antipatia reciproca.

Kai pensa che Riko sia una maschiaccia, ma la sua opinione cambierà. Un bel giorno, vengono scelti dal professore per essere rappresentanti di classe e per questo motivo cominciano a svolgere diverse mansioni extrascolastiche insieme. Kai comincia a vederla sotto un’altra ottica e inizia a rifiutare le ragazze che gli si propongono perché oramai prova un nuovo sentimento per la ragazza. Riko però ha qualcosa da nascondere: un amore proibito e segreto che non può confidare a nessuno. Kai scopre l’oggetto del suo amore, e per la prima volta non sa cosa fare: dichiararsi e aspettarsi un rifiuto oppure struggersi per lei?

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Hatsu Haru affronta delle tematiche che, in altri manga anche ben più noti, sono state già sviscerate, tuttavia la Fujisawa ha il merito nel primo volume di azzeccare i personaggi, di costruire una buona storia solida dietro ognuno di loro e quindi di creare subito un ambiente in cui piace stare.

Per quanto riguarda il design, i personaggi sono ben disegnati, hanno anche una buona espressività, tuttavia le tavole che mostrano gli interni e i luoghi dove si svolge l’azione sono spoglie e senza personalità, l’occhio non trova dettagli affascinanti, nulla che rimandi al carattere delle persone nel luogo in cui vivono; questo forse genera un vuoto anche nella narrazione che però è compensato dai dialoghi e dalla storia in sé.

In definitiva Hatsu Haru è un manga molto buono e adatto alle ragazze giovani.

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Nana sta per tornare (?)

Ai Yazawa si è pronunciata  sul manga Nana sulla rivista “Rola”. Rola è una rivista di moda molto cara ad Ai Yazawa, ad Agosto la mangaka ne ha disegnato la copertina: un primo piano di Mikako Koda, la protagonista di “Cortili del cuore”.

Mikako Koda di Ai Yazawa posa per la copertina di "Rola"

Mikako Koda di Ai Yazawa posa per la copertina di “Rola”

Ma la parte più succosa per i fan della Yaza è l’intervista che ha rilasciato. L’autrice ha detto di aver deciso di voler tornare su Nana e di essere intenzionata a completare l’opera. Le avvisaglie c’erano state già lo scorso dicembre, quando la Yazawa aveva disegnato un calendario di Nana, ed era stato considerato come un timido primo passo verso la ripresa dell’opera interrotta quasi dieci anni fa.

Intervista su Rola Magazine

Ora ai fan non resta che aspettare e sperare che la Yaza non si faccia attendere per altri anni.

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Paradise Kiss, uno shojo da riscoprire

Paradise Kiss è un piccolo gioiello nell’universo shojo manga. Ai Yazawa è l’autrice nota per il ben più celebrato Nana, e conosciuta in Italia nella seconda metà degli anni ‘90 per la fortunata serie Cortili del cuore trasmessa da Italia 1.

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Paradise Kiss è presentato come il sequel di Cortili del Cuore, ma in realtà i protagonisti principali di “Cortili” qui sono delle semplici comparse che giocano con l’effetto nostalgia.

La storia parla principalmente di una giovane liceale, Yukari, che è alle prese con l’ultimo anno del liceo. Non è una ragazza particolarmente dotata nello studio ma si impegna al massimo per superare gli esami e cercare di completare la scuola in modo dignitoso.

Il suo modo di fare è superbo, come se l’indossare la divisa di un istituto prestigioso la rendesse migliore di altri ragazzi, e mentre sta camminando per strada si “scontra” con Arashi, un ragazzo punk, che la ferma e le chiede di diventare una modella per la sfilata finale dell’istituto Yaza, una scuola d’arte. Yukari si rifiuta, spaventata dall’aspetto di Arashi, si scontra con il transessuale Isabella, sviene e viene trasportata “all’atelier” dove fa la conoscenza di Miwako, che la colpisce per la sua dolcezza. Dopo l’incontro con Joji, lo stilista del gruppo, Yukari deciderà di aiutare i ragazzi con il loro progetto.

Da questo punto in poi la mentalità e l’atteggiamento di Yukari cambieranno totalmente, comincerà a farsi domande sulla sua vita e a cercare di capire cosa vuole veramente, se frequentare l’università o scegliere un’altra via.

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Yukari

Nel  manga vengono esplorate moltissime tematiche, anche se  affrontate in maniera appena accennata: l’omosessualità e la transessualità, il desiderio di crescere e affermarsi come individuo indipendente e non come bambino manovrato dai genitori.

I personaggi sono ben delineati, il loro background famigliare ci viene svelato di episodio in episodio e ci fa capire il perché di determinate scelte. Non siamo davanti a personaggi perfetti, sono umani, sbagliano e si prendono le loro responsabilità; la coppia principale è atipica e forse per questo molto vera, non ci troviamo davanti alla classica storia “l’amore vince su tutto” ma a “la realtà vince su tutto”.

Il tratto della Yazawa è curatissimo, i personaggi sono molto espressivi e lasciano trasparire il loro stato d’animo, l’uso degli sfondi è molto azzeccato, così come l’uso degli oggetti disposti sulla tavola. Ogni personaggio viene identificato dalla casa in cui vive e così se Joji ha un appartamento ricchissimo che indica la sua classe sociale, Yukari ha una semplice casa popolare, mentre Arashi vive in un appartamento disordinato.

Ogni tavola è ricca e la Yazawa è maestra nel distribuire gli oggetti nello spazio, sia nella tavole a griglia convenzionale, sia nelle splash page, che in alcuni casi (come quando viene mostrato l’abito dell’ultima sfilata) lascia il lettore a contemplare tutti i dettagli inseriti, che diventano funzionali alla storia, non ci sono fronzoli. Un tratto super curato e accattivante che è fatto a posta per coinvolgere le ragazze.

Unica critica mossa negli anni alla Yazawa è stata questa: i personaggi sono molto magri al limite dell’anoressia e questo non è piaciuto molto ad alcuni fan. I character acquistano le loro caratteristiche peculiari dal modo in cui si vestono al modo in cui parlano e i cambi d’abito sono curati in modo maniacale: la Yaza stessa ha detto di ispirarsi alle sfilate dell’alta moda per vestire i suoi personaggi.parakiss-tavola

La storia, come ho detto, è molto bella e impegnativa, si sublima nell’attimo in cui un ragazzo prende le decisioni che lo condurranno ad essere l’uomo che desidera oppure l’uomo che non vuole essere, si gioca tutto in quei mesi e non si può sbagliare.

Consigliato a tutte le ragazze e a chi vuole tornare indietro nel tempo.

 

 

Hana Yori Dango: amore risate e spensieratezza

Ok lo so. Questa serie è finita quasi dieci anni fa e forse non ha  molto senso recensirla adesso, ma per me ce l’ha. Ci sono manga a cui ti affezioni, non solo per i protagonisti ma perché ti ricordano un periodo lontano e felice dove c’era tanta spensieratezza e la cosa che ti faceva più trepidare erano le attese tra un fumetto e l’altro. (Sì non avevo una vita molto movimentata).

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Detto ciò Hana Yori Dango è un classico shojo manga rivolto a un pubblico adolescenziale: Tsukushi Makino è una liceale che viene costretta a cambiare scuola dalla mamma, si trasferisce dalla scuola pubblica a un prestigioso istituto privato con una retta altissima frequentato dall’élite giapponese.

Nonostante frequenti questa scuola, Tsukushi ha una bassa estrazione sociale e per questo è vittima di bullismo da parte dei suoi compagni, ma lei come “l’erbaccia” (che sarebbe la traduzione del suo nome), si ribella volta per volta ai soprusi. Un giorno però viene presa di mira da Tsukasa Domiyoji, figlio di papà per eccellenza e  multimilionario, e soprattutto il leader degli F4, contrazione di “Flower Four”, i quattro ragazzi più ambiti della scuola, sia per la loro bellezza, sia per la ricchezza.

Tutto il manga si compone di una serie di gag, battute a volte demenziali e situazioni surreali che vi porteranno a morire dal ridere a ogni volumetto. Tsukino è l’anti eroina per eccellenza, non è bella, non è una secchiona, è “una qualsiasi” che si trova ad affrontare delle situazioni di cui farebbe volentieri a meno (ad esempio una gita in barca con Tsukasa che si trasforma in un delirante naufragio). Ovviamente anche se è “una qualsiasi”, o come la definisce Tsukasa “una racchia”, tutti gli uomini le ronzano attorno, forse perché è diversa da tutte le altre ragazze dell’Eitoku che non fanno altra che bullarla.

Parliamo del fumetto: è disegnato male. Non sto scherzando. Yoko Kamio quando ha iniziato questo manga non sapeva tenere una matita in mano, i disegni sono bruttissimi e migliorano solo alla fine della serie, ma gli intrecci le storie e le gag che riesce a creare ci fanno sopportare ampiamente le brutture del disegno, anzi questo tratto dà quasi più forza alle gaffes di Makino e alle parole sgrammaticate di Tsukasa.

sì i disegni sono questi. Bruttissimi

Sì i disegni sono questi. Bruttissimi.

Il manga sbarcò in Italia nel 2002 e riscosse un buon successo anche se la Panini maltrattò questa serie: le prime uscite erano le classiche “edizioni sottiletta” che molti lettori ricorderanno bene, volume da 2 euro che finiva in una baleno e ti lasciava con la bava alla bocca del “voglio il prossimo volume subito!!”; poi ad un certo punto della serializzazione (dal numero 20) il formato cambiò e accorpò due numeri in uno. Questo creò due correnti di pensiero, la prima “che bello finiremo prima e ci sono più pagine da leggere” e la seconda “oh no che merda mi rovina la collezione”.

Dal manga è stata tratta una serie tv e un anime, che però non ho visto. O meglio ho visto due puntate ma non mi sono piaciute tantissimo e non ho voluto intaccare il ricordo.
Detto ciò, dopo 48 numeri Hana Yori Dango, tra mille risate e disavventure, è finito, un finale non scoppiettante ma molto dolce, degna conclusione di un fumetto che con la sua vis comica ci ha portato tanta spensieratezza nei pomeriggi invernali tra un capitolo di storia e uno di filosofia.