Shingo Araki

Saint Seiya: un successo lungo 30 anni!

I Cavalieri entrano negli “enta” e noi di Dimensione Fumetto non potevamo non festeggiare questo loro traguardo con un doveroso punto della situazione sul successo di Saint Seiya, che a distanza di trent’anni è ancora sulla cresta dell’onda e nel cuore degli appassionati.

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Masami Kurumada con i suoi personaggi alle spalle.

Partiamo dall’inizio, l’autore Masami Kurumada, classe 1953, iniziò la serializzazione del manga nel 1985. Gli episodi, che venivano pubblicati con cadenza settimanale su Shonen Jump, facevano parte di un progetto molto più ampio volto alla pura e fredda vendita di gadgets. Solo in seguito ne fu tratta una serie animata tradotta con successo in più di cinquanta nazioni. Proviamo allora ad analizzare i motivi di un successo così ampio e duraturo.

Fin da subito quello che è chiaro allo spettatore è la presenza di personaggi ben delineati, ognuno con una caratteristica ben distinta, ognuno legato a un colore, ogni colore legato a un’armatura, ogni armatura legata a una costellazione, ogni costellazione legata a un mito (a partire da quello greco, per passare a quello norreno per finire con la storia egizia e la religione indiana).
Si viene quindi fin da subito attratti da questo singolare mix, temi che fino a quel momento erano visti solo come argomento di studio scolastico acquisivano improvvisamente un nuovo vigore (stessa cosa che anni prima era successa con la Rivoluzione francese e Lady Oscar, a esempio).

La serie tokusatsu più favosa in occidente, i Power Rangers, a confronto con Saint Seiya.

La serie tokusatsu più famosa in occidente, i Power Rangers, a confronto con Saint Seiya.

Qui il protagonista non è un solo personaggio e non assistiamo al classico cliché del cattivo che diventa buono, i personaggi che inizialmente sembrano antagonisti nel corso della storia diventano invece un gruppo affiatato, un team, ognuno ha un carattere ben distinto e ha un colore che ne identifica il potere e ne esalta la distinguibilità, caratteristica questa ripresa a piene mani dalle serie live action dei tokusatsu:

Seiya (Pegasus) è associato al rosso, colore che da sempre nelle serie identifica il leader, la sua armatura è bianca e il suo potere viene dalla luce;

Shiryu (Dragone) è associato al verde, colore che nei tokusatsu è solitamente legato o a un’evoluzione del protagonista o a un suo braccio destro, quasi pari; l colore viene anche associato all’acqua, che è il suo elemento;

Hyoga (Cristal) è associato al blu, la sua armatura è azzurra e il suo potere viene dal ghiaccio;

Shun (Andromeda) è associato al rosa, altro colore da team dei live action, rappresenta la parte femminile del gruppo e la sua gentilezza è spesso associata a una presunta omosessualità; la sua armatura trae potere dalle catene che imprigionarono la regina Andromeda nel mito greco;

Ikki (Phoenix) è associato all’arancio, colore che è una variazione calda del classico giallo presente solitamente nei team dei telefilm giapponesi, la sua armatura è un mix di blu e arancio e il suo potere è il fuoco.

Oltre a queste peculiarità visive quello che fin da subito cattura lo spettatore è la presenza di forti valori morali quali la lealtà e il rispetto.

Nei primi episodi troviamo i personaggi l’uno contro l’altro, il loro scopo è vincere l’Armatura d’oro combattendo all’ultimo sangue, tutti contro tutti. Presto però un elemento destabilizza lo spettatore: durante uno degli episodi più forti e toccanti di tutto l’anime, Seiya e Shiryu, entrambi molto tenaci, gareggiano alla pari, fino a quando il Cavaliere di Pegasus, quasi rischiando la vita, riesce a battere il Cavaliere del Dragone. Coriandoli e urla da stadio, si inneggia a Seiya come vincitore ma Shiryu, in quel momento, viene colto da un infarto, conseguenza del suo ultimo colpo. Il suo cuore è fermo e il tatuaggio del drago che ha sulla schiena sta svanendo: cancellatosi del tutto, la vita del Cavaliere avrà fine e solo un pugno forte quanto quello che ne ha causato il blocco può riattivarlo. Il Cavaliere delle tredici stelle è sfinito, esangue, lo stanno trasportando via in barella quando ecco che Seiya raccoglie le sue ultime forze e sorretto da Hyoga lancia un pugno fortissimo in corrispondenza del cuore di Shiryu. All’urlo di «Non sparire maledizioneeeeeeeee», la forza del colpo proietta Dragone, insieme a Shun che lo sosteneva, contro un muro. Attimi di silenzio, occhi sbarrati e poi il miracolo: un battito cardiaco, il cuore ha ripreso a funzionare. “Dragon Saved” come recitano gli schermi televisivi.
In questa scena vediamo che dei ragazzi che fino a un attimo prima erano solo dei rivali in battaglia improvvisamente mettono da parte il loro orgoglio e uniscono le forze per salvare la vita dell’altro: nasce così una squadra invincibile, che grazie alla forza di volontà e al rispetto degli altri, della forza dell’avversario, potrà affrontare qualsiasi sfida.

Ma ovviamente i valori e sentimenti non sono l’unica forza di questa serie. Facendo un passo in dietro, ricordiamo che fu creata per la vendita di giocattoli, nello specifico di action figures, dunque furono pensati dei personaggi che avessero delle caratteristiche ben distinte che, oltre al colore, possiedono una singolare armatura che in fase di riposo si ricompone a formare il simbolo della costellazione di appartenenza.

Foto tratta dal blog di Gypsy Moth's Blog.

Foto tratta dal blog di Gypsy Moth’s Blog.

I Cavalieri dunque, oltre a essere un ottimo business, che ha dato vita a una delle collezioni più prolifiche di sempre, ha creato un vero e proprio genere dell’animazione giapponese, quello dei guerrieri in armatura. Tant’è che in seguito al successo dei Santi nacquero diverse serie che a loro si ispiravano, ricordiamo tutti Samurai Trooper, da noi I cinque Samurai, e Shurato per citare le due più famose in Oriente.

 

Samurai Troopers (I 5 samurai) a sinistra - Shurato a destra.

Samurai Trooper (I cinque samurai) a sinistra – Shurato a destra.

Ma c’è un altro fattore che ha contributo a rendere la serie fruibile e famosa: la trama.
Strutturata come il più classico videogiochi picchiaduro a scorrimento, vediamo che la storia si evolve seguendo uno schema semplice e lineare e l’esempio più significativo è rappresentato dalla saga del Santuario: i cinque protagonisti devono superare in dodici ore le dodici case dello Zodiaco, sconfiggere i dodici Cavalieri D’Oro e salvare Saori che giace in fin di vita a causa di una freccia che sta per infilzarle il cuore. Si ha quindi un crescendo di azione fino ad arrivare all’apice con la sconfitta del boss finale e la Principessa in salvo. Lo schema viene riveduto e ripetuto anche nelle saghe successive. Saori è in pericolo, i Saint si battono, Seiya sconfigge il boss finale e salva la Dea Atena. Formula vincente non si cambia e troviamo lo stesso schema riproposto anche nell’ultima serie animata Saint Seiya Soul of Gold che vede protagonisti i Cavalieri D’Oro. Dunque è chiaro che non solo i colpi di scena e gli scontri sono importanti ma per catturare lo spettatore è necessaria anche una trama ben comprensibile e ben strutturata.

Non dimentichiamo poi il valore aggiunto che la serie ha ricevuto grazie allo splendido character design a opera di Michi Himeno e del compianto Shingo Araki. Il loro tratto plastico e sinuoso ha reso i personaggi maggiormente accattivanti; d’altronde, non è un caso, se a questi nomi si legano serie di straordinario successo come la già citata Lady Oscar e lo stranoto Goldrake.

Alcune opere di Himeno e Araki, da sinistra: Ulisse 31, Goldrake, Lady Oscar, Lulù l'angelo tra i fiori.

Alcune opere di Himeno e Araki, da sinistra: Ulisse 31, Goldrake, Lady Oscar, Lulù l’angelo tra i fiori.

Ovviamente da grandi successi nascono grandi polemiche e Saint Seiya non è esente da queste, infatti la serie viene additata di eccessiva violenza costringendo la Mediaset, che ne ha replicato negli ultimi anni tutti gli episodi, a censurarla tagliando o oscurando le scene di sangue.

Ma a parte le poche polemiche quello che Saint Seiya lascia in eredità è solo il grande successo che questa serie continua a mietere da trent’anni, testimone ne sono i numerosi spin off manga, le serie animate e le diverse collezioni di action figures che continuano a essere prodotte tutt’oggi.

Quindi tanti auguri Saint Seiya, continua a bruciare il tuo cosmo fino ai limiti estremi dell’universo.

Il grande sogno di Maya è mangiare cioccolato

Se c’è una caratteristica che evidenzia la grande capacità dei giapponesi di rendere veramente popolare la loro cultura pop è che sanno come venderla. Ad esempio, fra i fumetti giapponesi e quelli del resto del mondo c’è più o meno la stessa proporzione di belli e brutti, interessanti e noiosi, per bambini e per adulti, comici e drammatici, eppure in Giappone veramente tutti li conoscono e soprattutto li leggono, così che lì i personaggi dei manga diventano popolari come lo sono negli Stati Uniti i personaggi televisivi. Inoltre, e questo è proprio peculiare del Sol Levante, i fumetti si usano: lungi dall’essere considerati intoccabili opere d’arte, gli editori giapponesi non rifiutano ai loro titoli legami commerciali a volte anche eccentrici pur di aumentarne la popolarità. Questo è esattamente quello che è successo per uno dei manga più celebri, longevi e influenti di sempre: La maschera di vetro di Suzue Miuchi, noto in Italia come Il grande sogno di Maya nel suo adattamento televisivo animato a cui lavorò il grande Shingo Araki.

La sigla italiana del cartone animato de Il grande sogno di Maya cantata da Cristina D’Avena. Leggende metropolitane raccontano che eseguire il balletto di Maya produca macumbe di sicuro effetto.

In occasione di San Valentino, che (come ben sa ogni fruitore di entertainment giapponese) è un giorno festeggiato con riti sociali di offerta e risposta, la catena di grandi magazzini giapponesi Takashimaya ha organizzato nei suoi punti vendita una fiera del cioccolato svoltasi da fine gennaio al 14 febbraio. Oltre a vendere cioccolato di produzione nazionale e internazionale (fra cui quello finto italiano di Francesco Bellissimo e quello vero italiano della Majani), la fiera è stata caratterizzata dalla partnership totalmente illogica con La maschera di vetro, un fumetto sì celeberrimo, ma che non parla né di San Valentino né d’amore e nei cui 49 volumi probabilmente la parola “cioccolato” non è presente nemmeno una volta. Questo però è del tutto irrilevante per le logiche commerciali giapponesi, che in maniera sottilmente geniale tendono proprio a mettere insieme ambiti commerciali diversi, così che il pubblico dei rispettivi prodotti venga a conoscenza dell’altro e, in questa maniera, ne diventi un consumatore. Logiche che funzionano, e anche molto bene.

Poster della fiera del cioccolato di San Valentino "Amour du Chocolat!" ai grandi magazzini Takashimaya di Okayama.

Ecco il poster della fiera del cioccolato di San Valentino Amour du Chocolat! (il titolo è in francese perché ai giapponesi piace usare il più possibile lingue straniere a casaccio). Dato che lo spazio è interamente preso dai personaggi, sembrerebbe ragionevolmente un evento de La maschera di vetro, e invece.

Fiera del cioccolato di San Valentino "Amour du Chocolat!" ai grandi magazzini Takashimaya di Okayama.

Eccoci nel sud del Giappone nei grandi magazzini Takashimaya di Okayama all’ottavo piano (cioè settimo), che è l’ultimo piano e come tutti gli ultimi piani di tutti i punti vendita Takashimaya è sempre un ampio spazio privo di negozi così che possa ospitare eventi temporanei. Nonostante la partnership con La maschera di vetro, la fiera non aveva assolutamente nulla in comune con il fumetto della Miuchi: semplicemente, tutta la grafica (poster, volantini, catalogo, striscioni, materiali sulle bancarelle, nomi degli espositori, cartelli vari, videoclip promozionale, eccetera) sfruttava le immagini dei personaggi del manga. Il banale stratagemma è stato più che sufficiente per attirare il pubblico otaku.

Pannelli de "La maschera di vetro" alla fiera del cioccolato di San Valentino "Amour du Chocolat!" ai grandi magazzini Takashimaya di Okayama.

Giusto per quei quattro gatti che non conoscono La maschera di vetro, ai pilastri erano appesi dei pannelli riassuntivi di trama e personaggi: utili per il neofita e commoventi per il fan. Per i succitati quattro gatti: La maschera di vetro racconta la storia di Maya che brucia di passione per la recitazione e vuole diventare una grande attrice; nella strada verso la gloria sarà aiutata e al contempo ostacolata da tre personaggi ricorrenti, ovvero la sua maestra Chigusa Tsukikage, la sua rivale Ayumi Himekawa, e il produttore artistico Masumi Hayami.

Cartonati de "La maschera di vetro" alla fiera del cioccolato di San Valentino "Amour du Chocolat!" ai grandi magazzini Takashimaya di Okayama.

C’erano poi dei contentini per i fan del fumetto assolutamente inutili, ma più che sufficienti per risvegliare la loro felicità, tipo questi cartonati a dimensione originale dei personaggi piazzati sui pilastri.

Cartonato della signora Tsukikage alla fiera del cioccolato di San Valentino "Amour du Chocolat!" ai grandi magazzini Takashimaya di Okayama.

Ovviamente il signor Maiale non ha perso l’occasione per farsi una foto con il suo mito, l’immortale signora Tsukikage che ormai ha un piede nella fossa da 40 anni (il fumetto iniziò nel 1976) ed è sempre lì lì per tirare le cuoia, eppure non crepa mai.

Video promozionale alla fiera del cioccolato di San Valentino "Amour du Chocolat!" ai grandi magazzini Takashimaya di Okayama.

Un televisore trasmetteva video in cui le qualità dei cioccolatini erano decantate da baloon in stile fumetto o da vere vignette de La maschera di vetro a cui veniva cambiato il testo originale, com’è successo alla celeberrima splash page dei manjuu (arrivata seconda nella classifica delle scene più famose del manga). Mentre sta recitando in un dramma, Maya a un certo punto deve mangiare dei manjuu (polpette dolci tradizionali giapponesi), ma le sue compagne cattive sostituiscono le polpette dolci con polpette di terra, però Maya è così brava che nonostante lo schifo di mangiare la terra divora i finti manjuu a quattro palmenti per non uscire dal personaggio di fronte al pubblico. Alla fiera Amour du Chocolat! c’era la vignetta di Maya che divora i manjuu di terra, ma nel baloon il testo originale è stato cambiato in qualcosa tipo «Yum, che buono questo cioccolato!». È il tipico atteggiamento dei giapponesi: scherza coi fanti e pure con i santi, tanto non essendoci i santi ci si può permettere di ironizzare su tutto, proponendo persino variazioni religiose. D’altronde non è nemmeno la prima volta che La maschera di vetro viene parodiata, anzi: nel 2012 per reclamizzare l’uscita del 48esimo volume furono realizzati dei poster in cui attori comici interpretano scene celebri del fumetto (fra cui quella dei manjuu di terra), e nel 2013 uscirono degli ONA con un umorismo ai limiti del nonsense.

Cioccolatini abbinati ai personaggi de "La maschera di vetro" alla fiera del cioccolato di San Valentino "Amour du Chocolat!" ai grandi magazzini Takashimaya di Okayama.

Dovendo mettere insieme due cose che non c’entrano nulla come il cioccolato di San Valentino e La maschera si vetro, i giapponesi si sono inventati tre stratagemmi geniali (geniali = ottimi per fare soldi). Il primo è un metodo molto comune che consiste nell’abbinamento di varianti del prodotto con i vari personaggi. È una tecnica che i fan di tanti cartoni animati conoscono bene: basti pensare a Neon Genesis Evangelion che ogni volta che si lega ad aziende di occhiali, scarpe o collanine, sforna variazioni stilistiche dello stesso prodotto in base alle caratteristiche di Shinji/01, Rei/00, Asuka/02 eccetera. Qui gli abbinamenti sono del tutto pretestuosi: a quanto pare a Maya piace il cioccolato bianco e al latte, ad Ayumi quello fondente ed extra-fondente, e allo spietato affarista Masumi Hayami i cioccolatini a forma di rosa (soprattutto viola come i suoi fiori).

Prime tavole dell'episodio fuori serie "Il metodo dell'amore" del fumetto "La maschera di vetro" nel catalogo della fiera del cioccolato di San Valentino "Amour du Chocolat!".

Il secondo stratagemma, molto meno comune e quindi molto apprezzabile, è quello di dare un senso quanto più possibile artistico agli abbinamenti commerciali. In questo caso, la maestra Miuchi ha disegnato apposta per la fiera un episodio autoconclusivo de La maschera di vetro la cui prima metà è nel catalogo cartaceo e la seconda metà è accessibile tramite l’applicazione per smartphone di Takashimaya. La storiella è totalmente pretestuosa e irrilevante ai fini della serie, tanto più che (come sa chi legge il fumetto) negli ultimi volumi sono successi velocemente dei colpi di scena molto importanti che hanno modificato fortemente la trama che fino a quel momento proseguiva monotona da anni. Comunque, nell’episodio speciale la signora Tsukikage propone a Maya e Ayumi l’ennesima prova per scegliere chi delle due interpreterà il capolavoro leggendario La dea scarlatta: la prova si chiama Il metodo dell’amore e consiste nel preparare cioccolatini di San Valentino. Ed ecco la genialità commerciale della cosa: i cioccolatini a cui sono state abbinate Maya e Ayumi sono proprio quelli che le due realizzano nel fumetto, così che l’episodio non è un banale spot pubblicitario di prodotti già esistenti, ma bensì ne ha inventati di nuovi.

Cioccolatini dei personaggi de "La maschera di vetro" alla fiera del cioccolato di San Valentino "Amour du Chocolat!" ai grandi magazzini Takashimaya di Okayama.

Terzo e ultimo stratagemma: spremere i fan come limoni, ma con classe, cioè tentandoli con qualcosa di bello e desiderabile. Spendendo almeno 10’000 ¥ (circa 80 €) alla fiera, si poteva partecipare all’estrazione del volume in edizione limitata in 1’000 copie Il metodo dell’amore in cui è raccolta l’intera storia breve fuori serie in una bella edizione di lusso. Per chi non poteva spendere tanto, erano disponibili in fiera gadget ancora più appetibili (al palato): i veri cioccolatini fatti a mano di Maya, Ayumi e Masumi, sui 15 € la confezione da quattro pezzi.

Cioccolato artigianale giapponese e statua di cioccolato di San Valentino alla fiera "Amour du Chocolat!" dei grandi magazzini Takashimaya di Okayama.

D’altronde quando si parla di cioccolato artigianale giapponese c’è sempre da aspettarsi il piccolo capolavoro, come nei cioccolatini fatti a mano a forma di animali o di pianeti, per non parlare delle confezioni sempre curate di latta o di cartone con dettagli carini tipo gli onnipresenti micini. Bonus per i filologi e i fan dei giochi di parole: alla fiera del cioccolato di San Valentino, c’era un San Valentino di cioccolato (che il bimbo nella foto ha toccato e slinguazzato ripetutamente).

Cosa può esserci di più romantico del regalare alla persona che si ama una bella scatola di cioccolatini artigianali fatti a mano? Se poi quel cioccolato è abbinato a una serie infinita, immortale e immarcescibile come La maschera di vetro, ecco che diventa un augurio per una lunga storia d’amore di cui non si veda la fine. Buon San Valentino a tutti i lettori di fumetti del mondo!