Shaun Tan

L’albero rosso che fiorisce nell’anima di Shaun Tan

Questa storia edita dalla Tunué racconta un’intera giornata: un mattino come tanti in cui ti svegli e sembra che tutto sia buio e mesto; trascorri le ore nel solito modo, affrontando gli ostacoli giornalieri di lavoro, impegni, traffico e pensieri, senza un attimo per respirare aria libera, senza fermarsi a godere del momento, pensando che ogni giorno è uguale, senza note positive, senza raggi di sole, senza una mano che si allunga ad afferrare la tua e aiutarti con i pesi usuali. Poi a sera torni a casa, però, e sembra che tutto possa cambiare e lo spirito si ricarica di energie.

Questo racconto di una sola giornata può anche essere il racconto di una intera vita. Escludendo l’età verde delle spensierate illusioni che Leopardi a suo modo raccontava così bene, nel momento in cui si entra nel periodo della ragione si ha l’impressione di iniziare davvero a vivere, e nella maggior parte dei casi, è una vita dura, piena di sacrifici, delusioni, rimpianti: ed è questa esistenza, o il frammento di questa esistenza, che quest’opera illustra.

L’albero rosso di Shaun Tan, artista australiano di premiato successo anche se non di chiarissima, finora, fama, in Italia, non è sicuramente un fumetto, e si fa fatica anche a definirlo libro illustrato, in quanto il testo scritto che le immagini accompagnano si riduce a una manciata di parole: però è sicuramente un’opera che sembra arrivare dai sogni e dall’irrazionale e si pianta nella nostra mente di lettori parlando direttamente alla ragione, in un ciclo continuo.

Testo e illustrazioni sono compenetrati, i segni grafici galleggiano a fianco o all’interno delle tavole per completare il messaggio che queste portano con sé: raccontare il travaglio dell’uomo moderno, del suo coraggio nell’affrontare il giorno, la vita, la routine, consapevole dell’impossibilità di comprendere il reale o di esserne compresi, della solitudine che lo circonda, delle paure che cercano di bloccarlo, e dell’esistenza di qualcosa per cui inesorabilmente siamo disposti ad affrontare tanta fatica, che ci aspetta, che ci dà forza e sollievo: il nostro albero rosso che germoglia nel cuore.

Con una sensibilità poetica straordinaria Shaun Tan ci mostra tutto questo con illustrazioni praticamente mute, che possono occupare una o due pagine, con un potere comunicativo che non necessita di parole. Dalla stanza buia e fredda, dominata da rosa e verdi, il protagonista di questo poema in immagini compie una eroica odissea attraverso la sua giornata, affrontando le mostruose strutture cyberpunk della città, compiendo il proprio lavoro in un ambiente così immenso ed estraneo da farlo sembrare solo un granello di sabbia, senza smettere di ricordare se stesso, anche senza amici ad assisterlo, ridisegnandosi per non dimenticarsi e non perdersi. Davanti a tanta immensità ostile si rischia davvero di ritrovarsi svuotati e aridi come il guscio abbandonato di una chiocciola, tra giorni sempre uguali e infiniti.

Ma esiste qualcosa, chiamatela speranza, o passione, o amore, che lo aspetta e che ha riempito di colore e calore la sua solitaria camera. È il fulcro intorno a cui ruota la salvezza, la salute mentale e la felicità.

I disegni in quanto tali sono evocativi e graficamente affascinanti, che ricordano tanta parte della Storia dell’Arte mondiale: i colori sono pastosi, vividi. Spesso sia i fondali che i primi piani sono nitidi e ricchi di particolari, portando alla mente uno strano connubio tra arte del primo Novecento e quella fiamminga del ‘300, oppure misti di sabbia e nebbia, come i fondali dei quadri rinascimentali. I paesaggi naturali sono in numero inferiore rispetto alle strutture della geografia umana, con città in cui si muovono entità ultraterrene, come enormi pesci che ricordano da vicino i concetti di Natura Matrigna e natura oppressiva, genitrice di ansie e ossessioni. La figura protagonista ricorrente in ogni immagine si muove in questo spazio surreale, che a volte ha tratti naturalistici, altri bidimensionali e artificiosi, come un collage picassiano, e in cui domina una antropomorfizzazione degli oggetti che trasmette un senso di paura e di precarietà del Bene.

Per tutto il tempo della narrazione in immagini non vediamo mai il protagonista sollevare gli occhi, neanche quando lo vediamo osservare una fantastica macchina volante, o una strana creatura di carta, allonatanarsi nel cielo, come un’idea di libertà irrealizzabile. Solo nell’immagine finale finalmente alza gli occhi, e per quanto l’ultima tavola sia di una semplicità narrativa disarmante, quel sorriso è il punto di rilascio di tutta la tensione accumulata in precedenza, e punto chiave e di svolta di tutta l’opera.

Sfogliare le pagine create da Tan è come ripercorrere tanta parte del pensiero filosofico novecentesco, e per quanto tali rimandi possano apparire oggi triti e convenzionali sono ancora la base della nostra cultura e soprattutto impressiona come quello che tanti hanno cercato di esprimere con poesie, trattati e zibaldoni, traspiri così fortemente da un’opera di illustrazione, praticamente senza il media linguistico.

Inoltre, chi non è alieno dagli effetti della depressione e delle loro conseguenze potrà rivedersi in queste tavole e commuoversi di fronte all’albero rosso: il cuore, il raggio di sole, il sorriso che indica la salvezza e la luce che disperde il buio intorno.

Perché Shaun Tan sa toccare l’anima.

 

Era una notte buia e tempestosa – L’approdo

Sfogliando il libro di antologia che ho usato quest’anno a scuola, ho trovato alcune pagine dedicate al fumetto L’approdo di Shaun Tan; incantata dall’atmosfera surreale delle scene, ho deciso di leggere quest’opera e contemporaneamente, dato che per la prima volta nella mia carriera quasi ventennale di docente ho notato in un testo scolastico una particolare attenzione per il mondo dei fumetti, ho maturato l’idea da cui, come vi ho già raccontato, è nato il progetto Era una notte buia e tempestosa. Quasi nello stesso periodo, a fine gennaio, ho scoperto la vicenda di un giornalista iraniano della BBC, Ali Hamedani, bloccato nell’arrival dell’aeroporto di Chicago a causa del Muslim ban di Trump, e prendendo spunto dallo scatto in cui si fa fotografare con molte persone tra cartelli di solidarietà, ho scritto la recensione del libro di Shaun Tan, The Arrival nell’originale, scegliendo come titolo dell’articolo (rimasto nel mio cassetto fino a ora) la scritta di uno di quei cartelli, «All are welcome», che riassume il succo di tutta la storia.

Infatti questo fumetto è un wordless graphic novel, una narrazione silenziosa di migrazione, sradicamento e separazione dai propri affetti alla ricerca di un mondo migliore. Il protagonista è costretto da circostanze avverse, rappresentate dalla lunga coda di un mostro proiettata su un muro, a partire dalla propria patria e a lasciare la sua famiglia per iniziare una nuova esperienza in un luogo sconosciuto.

Nella prima parte del racconto Shaun Tan rappresenta con mirabile sapienza e delicatezza quel miscuglio di sentimenti come la nostalgia, l’incertezza, il timore, la speranza, tipici di chi abbandona temporaneamente o definitivamente la propria terra. Così gli basta allargare la prospettiva sempre di più per rendere il senso di solitudine dello straniero in mezzo ad altri stranieri, o far apparire nella sua valigia aperta il quadretto dei familiari a tavola per simboleggiare il carico di ricordi e sospiri che ogni migrante porta con sé.

Nella seconda parte però la sensazione di smarrimento cede il posto all’idea centrale dell’opera, ovvero che ognuno può ricominciare a costruire una nuova esistenza se ha la fortuna di ricevere l’appoggio e l’accoglienza del paese che lo ospita: il protagonista trova una casa e un lavoro e incontra altri esuli come lui che gli raccontano vicende di sfruttamento, guerra, fuga, scoprendo che ciò che li accomuna è il dolore, ma anche la possibilità di un riscatto in un contesto più favorevole. L’esperienza del personaggio diventa quindi una storia senza tempo e un simbolo di fratellanza e solidarietà; questo è il messaggio che l’artista australiano, figlio di genitori migrati dalla Malesia, vuole trasmettere ai lettori, affidandosi unicamente alla potenza delle immagini, in grado di arrivare al cuore di chi legge perché ognuno porta dentro di sé, nel suo passato, presente o futuro, una partenza, un tragitto, un arrivo.

La trama si sviluppa in una dimensione incantata e quasi sognante: i luoghi, le architetture, persino gli animali sono fantastici anche se richiamano scene o situazioni reali, come chiarisce l’autore stesso nella nota finale indicando alcuni influssi o fonti di ispirazione, dai quadri (per esempio, Going South di Tom Roberts, 1886) alle fotografie dei migranti arrivati a New York tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, ai film (Ladri di biciclette di De Sica, 1948).

Da questi pochi riferimenti, dal sito e dalle interviste dell’autore, nonché da un volume interamente dedicato agli sketch del fumetto, si intuiscono le doti peculiari di Shaun Tan: la passione per il proprio lavoro, condotto con una ricerca quasi maniacale della perfezione, il metodo certosino nella realizzazione delle singole vignette, l’attenzione minuziosa ai dettagli, l’impiego sapiente di tutti i mezzi a disposizione per dare voce a scene senza battute.

Ma quali strumenti utilizza per parlare senza parole al lettore? Prendiamo in considerazione la struttura delle tavole: prevale la gabbia franco-belga a dodici vignette, ma per evitare un andamento troppo monotono talvolta le vignette sono unite a due per sottolineare un incontro, una vicinanza, un dialogo, fino a sei o addirittura a nove per dare spazio ai paesaggi, ai quali sono dedicate anche molte delle ventuno pagine intere e delle ben nove splash pages doppie, che sembrano illustrazioni o piccole opere d’arte a sé stanti, nelle quali il disegnatore incanta gli occhi di chi guarda con il suo talento immaginifico. Le numerose pagine intere, oltre allo scopo descrittivo, assolvono anche a un fine narrativo, dilatando il tempo dove, ad esempio, si rappresenta su due pagine il ciclo delle stagioni, o proiettando il lettore nel passato. La tecnica del flashback, affidata al racconto dei migranti con i quali il personaggio principale entra in contatto, è sottolineata anche dalle campiture scure che circondano le vignette, in alternativa a quelle chiare della vicenda principale, e dai contorni delle vignette stesse, che le trasformano persino in fotografie dai bordi logori e consumati dal trascorrere degli anni e della memoria. In generale, le vignette non hanno mai un contorno definito, sono spesso piuttosto distanziate tra di loro per amplificare il ritmo narrativo e dare spazio all’immaginazione o alla riflessione del lettore; più volte l’artista crea un effetto di patina antica, tipico delle vecchie stampe d’epoca, attraverso macchie, stropicciature, angoli sbiaditi, e varia con sorprendente ricchezza i pochi colori impiegati, il bianco, il nero, il giallo, il seppia delle fotografie di una volta, cercando con estrema cura di trasmettere anche attraverso le sfumature cromatiche differenti sensazioni e stati d’animo.

La prospettiva dell’opera di Shaun Tan è edificante e carica di ottimismo: in un mondo che non esiste può accadere ciò che dovrebbe essere nella realtà, infatti l’uomo potrebbe accogliere gli altri uomini con ospitalità e fraternità perché tutti siamo o siamo stati o saremo migranti. Certo, mi direte, questa è la fantasia, ma nella cronaca quotidiana le cose vanno diversamente e al posto di occhi sorridenti e di abbracci calorosi ci sono persone indignate, violenze, muri, sofferenze indicibili. Di sicuro l’approdo è spesso traumatico e doloroso, ma credo che questo fumetto proponga un’alternativa all’odio e alla paura, una soluzione positiva, una possibilità di integrazione anche nel mondo contemporaneo.

Con questa speranza e con questo augurio, che rivolgo in particolare a tutti i giovani e ai miei alunni “vecchi” e nuovi, affinchè possano trovare un approdo favorevole in ogni porto della loro vita, voglio concludere Era una notte buia e tempestosa, senza dimenticare però i ringraziamenti finali al Liceo Linguistico di Ascoli Piceno, che mi ha ospitato quest’anno, e ai giovani redattori a cui va tutto il merito di questa iniziativa: Ilaria, Elisa, Vanessa, Giulia, Marco e Diego della classe 1^B; Martina, Alessia, Andrea e Francesco della classe 1^E; Angelica, Noemi, Erika, Federica e Dalila della classe 2^B.


Shaun Tan

L’approdo

Ed. Tunué, Collana Mirari
Formato: 19,5×27; 124 pp a colori; cartonato 24,90 €
ISBN 978-88-6790-188-3

Shaun Tan approda a Tunué!

Comunicato Stampa


Una notizia degna di nota per la nostra casa editrice e per tutti i lettori italiani di graphic novel: il famosissimo illustratore australiano Shaun Tan pubblicherà con Tunué.
Noto per il successo internazionale de L’approdo (The arrival2006), il disegnatore e autore nato a Perth si è sempre distinto per versatilità e prolificità della sua opera, andando a vincere anche un premio Oscar nel 2011 con Oggetti smarriti, per il miglior cortometraggio di animazione.
Ora una consistente parte del suo lavoro sarà pubblicata da Tunué, all’interno della nuova collana Mirari, dedicata ai picture books.
Fra i titoli, veri e proprio trionfi di pubblico e critica proprio come The arrivalsThe Rabbits (dal quale è stato tratto un musical di notevole successo), The Lost Thing, The Red Tree, Memorial e The viewer. Un’occasione, questa, per rilanciare un grande autore all’interno di una collana nuova.
Qui il sito personale di Tan per dare un’occhiata alla sua larga produzione internazionale.
Restate sintonizzati!