Sergio Algozzino

Dylan Dog Color Fest 18, Remake – Passato e futuro

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Uscito già qualche giorno, il diciottesimo Dylan Dog Color Fest si rivela uno più bei appuntamenti del prestigioso trimestrale, divenuto un punto d’incontro per chi vuole vedere l’Indagatore dell’incubo in una veste sempre più d’autore. Anche le anticipazioni della prossima uscita non tradiscono queste premesse, ma passiamo al numero attualmente in edicola.
Il titolo è Remake e infatti troviamo storie che riprendono tre classici di Sclavi risalenti ai primi immortali numeri. Come spiega Recchioni nell’Editoriale, il remake spesso è accusato di essere un ripiego, usato per mancanza di idee, ma si può rivelare un’operazione di rinvigorimento di certi soggetti che non subiscono il passare del tempo, portando addirittura qualcosa di originale.
Proprio il Dylan di Sclavi ha sempre mostrato un tocco di originalità anche quando prendeva spunto da un film o da un libro horror, e anche quando alcuni (pochi) detrattori di allora lo accusavano di riprendere troppo spunto da opere compiute da altri. Sclavi è stato un maestro insuperato del prendere ispirazione e ha creato un piccolo patrimonio della cultura italiana. Questo dimostra che, o facendo un remake o riutilizzando un’idea forte, si possono fare cose comunque straordinarie.
Non voglio paragonare le tre storie presenti nel Color Fest con quelle da cui sono tratte, perché il Dylan di Sclavi è qualcosa, per me, di intoccabile, ma soprattutto perché i tre episodi presenti non cercano il paragone, ma vanno sui propri binari, ben differenti.

Dylan-Dog-18Troviamo la ristampa del riadattamento de L’alba dei morti viventi (già uscito nel primo numero di Dylan Dog – I colori della paura) firmato dal duo Recchioni/Mammucari che prende di mira la forzatura del “clarinetto esplosivo” presente in quel mitico numero uno. Sinceramente, ai tempi, non mi pesò quel colpo di coda narrativo che trovai funzionale, ma qui gli autori colgono l’occasione per scavare in modo un po’ più approfondito il rapporto amore/odio tra Dylan ed la sua prima nemesi, Xabaras. I disegni di Mammucari hanno ormai una loro grazia e devo ammettere che il suo Dylan è di un’espressività tale che raramente ho visto. Spero ci siano altre occasioni di rivedere i suoi disegni su Dylan Dog, anche se voci di corridoio dicono che è impegnato in altro e non ci tornerà in breve tempo.

Dylan Dog Color Fest 19 -1Passiamo alle due storie inedite: Diario degli uccisori ovviamente si rifà al classico numero cinque, Gli Uccisori, che fu realizzato da Sclavi e Luca Dell’Uomo. Qui Giovanni Eccher sceneggia una vicenda, o meglio una situazione, a cui nella storia originale erano dedicate solo poche pagine e ne approfitta per prendere di mira gli show televisivi basati sul voyeurismo del pubblico. Diciamo che a livello di sceneggiatura e inquadrature ricorda La Strega di Blair o addirittura Cannibal Holocaust di Ruggiero Deodato, per il modo di usare la cinepresa presente nel racconto (qui con vignette in soggettiva), ma ambientando il tutto in città anziché nei boschi o foreste. Una nota dovuta alla colorazione di Sergio Algozzino, che è riuscito a rendere lo stesso effetto coloristico delle soggettive, con la presenza delle bande, che apparivano nei filmati pre-digitalizzazione. Per i disegni, Bruno Brindisi è….Bruno Brindisi. Altro da aggiungere? Per me no. Maestro come sempre. Fine.
Dylan Dog Color Fest 19 -2 A proposito di tempi passati, il terzo episodio ci porta ancora più indietro, alle atmosfere dei fumetti anni ’50 di Tales From The Crypt editi dalla EC Comics, ove troviamo al posto del caro Zio Tibia (chi non è giovanissimo ricorderà la versione televisiva di Notte Horror) proprio Tiziano Sclavi che ci introduce in questa storia che riprende il numero undici, Diabolo il grande e infatti si intitola Diabolo The Great. Lo sceneggiatore Fabrizio Accatino riprende quelle atmosfere, non facendone una parodia/omaggio, come fece George Romero con il film Creepshow, ma maledettamente sul serio, sottolineando le potenzialità di quei fumetti, attualizzandoli e cogliendone la forza, la stessa che ancora oggi potrebbe sottrarre qualche ora di sonno (ogni citazione è voluta…). Maurizio Di Vincenzo e Valerio Piccioni si dividono il difficile compito di scrivere una parte della storia in modo moderno e una gran parte in modo vintage, senza però metterci l’ingenuità di allora e senza renderlo un ibrido. Riescono completamente nell’impresa. Ormai Di Vincenzo è un maestro a tutti gli effetti. Un applauso in particolare per il lettering vintage di Marina Sanfelice e soprattutto per la colorazione fatta da Paolo Alti Brandi che ha realizzato un lavoro assurdo: riprende davvero il modo di colorare di allora con tutti i fuori registro, i contrasti netti e la “puntinatura” che io stesso ricordo da ragazzino quando acquistavo i fumetti a colori. Addirittura rende anche la carta sporca e usurata. Sicuramente ha usato delle tecniche moderne, poco malleabili per questo tipo di effetto vintage, e immagino il lavoraccio della tipografia!
Ripeto: è già uscito da qualche giorno e consiglio a tutti di acquistare forse il Color Fest più bello finora pubblicato fino a che si trova in edicola. Ripeto anche che troverete sempre più un Dylan d’autore e pronostico che queste storie e le prossime saranno pubblicate all’estero, in paesi ove il nostro Indagatore non ha trovato spazio o fortuna. Penso che l’obiettivo sia anche di conquistare paesi poco avvezzi agli eroi Bonelli. Sono pronto a scommettere sulla riuscita dell’impresa.

[Crunch Ed] – Storie di un’attesa

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Storie di un’attesa

Avete presente un tramonto sul mare?

Quando si guarda il sole scendere a picco nell’acqua e si osserva il suo spostamento contrapposto alla variazione dei colori del cielo?

Leggere Storie di un’attesa è come guardare un tramonto a San Vito Lo Capo.
Ci troviamo infatti a Palermo, la città dell’autore, che non solo fa da cornice alla storia ma diventa quasi un personaggio che tiene le redini della narrazione.

Questo libro è un viaggio nelle tinte pastello degli acquerelli di Sergio Algozzino, autore palermitano già conosciuto con il suo nostalgico Memorie a 8 bit.
Ci racconta tre storie che si svolgono in tre epoche diverse ma che condividono un tema che è cambiato totalmente negli anni: il sapore dell’attesa. Quella di una volta, quando non c’erano smartphone o social network. Quello stato di sospensione che ci logorava nell’attendere la mossa successiva dell’avversario in una partita a scacchi per corrispondenza o nell’aspettare la ragazza che ti piaceva sotto casa.

004Di Storie di un’attesa non colpisce solo la trama, sofisticata ma senza eccessi, ricca di dettagli e con un intreccio davvero solido e consapevole. Colpisce anche l’acquerello. L’esplosione di colori spesso caldi a ricordare le tinte dell’autunno, stagione nostalgica per eccellenza.
Algozzino ci racconta proprio di questo tra le righe: della nostalgia. Di quando durante i viaggi in macchina con i nostri genitori ci piaceva chiedere “Quanto manca?” per poi scoprire che il bello era proprio nel viaggio, nell’attesa («L’attesa del piacere è essa stessa il piacere»).

Non mancano le emozioni, lette ma anche suscitate dai nostri ricordi, e lo stupore sul finale, quando tutto prende una forma non scontata.
E quando gli chiediamo quanto di autobiografico ci sia in questo libro, l’autore ci risponde di aver provato a distaccarsi il più possibile dall’autobiografico, al contrario di Memorie a 8 bit. Nella sua ultima fatica editoriale, infatti, Algozzino dice di aver provato a narrare una storia indipendente, frutto di un trascorso più comune nonostante una piccola parte del libro attinga a un evento realmente vissuto di cui ha voluto cambiare la dinamica.

Nel graphic novel appare un solo nome: quello di Giulia, l’unico personaggio che non si interfaccia direttamente con nessuno.
«Non ho voluto dare appositamente nomi ai protagonisti, perché come dice uno di essi: ‘lei non era rilevante dal punto di vista della narrazione’. Però tengo a specificare che la Giulia delle dediche iniziali è un’altra persona».

storie-di-unattesa-11Sia in Memorie a 8 bit che in Storie di un’attesa si viaggia negli anni ’90.
A. Amo definirmi un nostalgico ma in modo costruttivo. Quindi non “come si stava meglio negli anni ’90”, ma semplicemente come se si riguardasse un album fotografico. Con un sorriso e con tenerezza.

Palermo. Il libro è pieno di dettagli.
A. Dietro a questo libro c’è un mondo di ricerca: nel capire lo stile di vita delle persone dei vari periodi storici, ricerca degli stili architettonici e di un determinato contesto sociale. Quindi ci sono parecchi scorci che ormai non esistono più, e per disegnarli è stata fondamentale la documentazione fotografica e pittorica del tempo.

Noi di CrunchEd viviamo solo quando c’è musica e allora ci piace chiederlo, quando possiamo: che rapporto hai con la musica? Quanto è importante mentre disegni?
A. Amo la musica e mentre coloro e faccio i primi schizzi delle tavole ne ascolto sempre molta. Questo può, a volte, influenzare sia lo stile che il modo di colorare.

Salutiamo un Algozzino fin troppo impegnato, sperando di vedere presto dei suoi nuovi lavori. Progetti futuri?
A. Mi sono trasferito da poco a Roma e potrei scrivere una storia su questa avventura. Ma, nel frattempo, sto già lavorando a un libro dove mi occupo della sceneggiatura, lasciando i disegni alla bravissima Deborah Allo.

Un in bocca al lupo a lui e per voi: buona lettura.


Storie di un’attesa

Autore: Sergio Algozzino
Editore: Tunuè
Collana: Prospero’s Books
Formato: 17×24; 144 pp a colori, cartonato
Prezzo: 16,90 €

Articolo originalmente comparso su Crunched © Giulia Cristofori

Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

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Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

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Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

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Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

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Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

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Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

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Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

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Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

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Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed

In arrivo “Storie di un’attesa” di Sergio Algozzino

Comunicato Stampa

StorieDiUnattesaUscirà il 12 maggio in libreria Storie di un’attesa, ultimo romanzo a fumetti di Sergio Algozzino , per la collana Prospero’s Books. L’opera è un intreccio di racconti e tempi diversi che mette in evidenza, con immagini di raro impatto visivo, il valore della riflessione, della pausa, nel dilatarsi di tempi in cui i protagonisti si frenano, ragionando sul valore della “sospensione”. L’autore si divide fra tre piani narrativi differenti, raccontando di un principe palermitano dell’Ottocento che organizza la sua partenza per la Terrasanta, due persone che, all’inizio del secolo scorso, si sfidano a una partita a scacchi per corrispondenza, e un giovane degli anni Novanta che si ritrova ad attendere la sua ragazza. In archi temporali che paiono indefiniti e dilatati, tutti i personaggi dell’ultimo graphic novel Tunué ripercorrono lunghi tratti del passato, che da eventi apparentemente estranei li hanno portati fino a lì. Per restituire la sensazione, l’autore ricorre a figure cruciali per la storia psicologica dei protagonisti, con un’aura di sacralità che rende memorabile il percorso narrativo, in grado di restituire, pagina dopo pagina, l’immenso valore dell’attesa.

Sergio Algozzino è ormai un habitué della nostra casa editrice. Inizia la sua attività su Fandango e Piccoli Brividi di Panini Comics, e divide il lavoro tra Italia e Francia. Fra il 2008 e 2009 pubblica Ballata per Fabrizio De André, Pioggia d’estate e Comix show, tutti per la 001 Edizioni. Dal 2010 scrive e disegna L’etrangèr, e nel 2012 suo è uno dei cinque racconti che compongono Hellzarockin’. Nel 2013 pubblica Dieci giorni da Beatle. Del 2014 è Memorie a Sbit, raccolta di racconti a metà tra diario e romanzo di formazione. Dal 2012 tutte le sue opere sono pubblicate da Tunué, per cui è co-ideatore della rivista Mono.