Scienza

Crittografia a fumetti: una piccola storia

Quando parliamo di logica e crittografia a fumetti, in Italia viene ormai in mente Bruno Codenotti. Il ricercatore del CNR ha fatto della divulgazione matematica illustrata un vero e proprio filone. Anche applicandolo a campi della matematica che possono sembrare difficilmente rappresentabili graficamente. Ha messo a frutto le sue competenze scientifiche e convertito diversi artisti ai fumetti su questi temi, raccontando storie che sottendevano argomenti matematici. Il più delle volte alternando dei (bei) scritti divulgativi, con i disegni. Nei precedenti libri ha inserito le storie a fumetti in lunghi testi di divulgazione.

Dopo aver parlato dell’infinito e, più recentemente, di paradossi, con Acutamente pubblica un agile libretto di storia della crittografia. E, come sempre in questi casi succede, di storie. Tanto da intitolarlo Racconti di crittografia.

Storie tra il reale e il leggendario, prese per lo più dalla letteratura, che introducono alcuni metodi crittografici con grande semplicità; 48  pagine gustose e scorrevoli, tra le storie illustrate e i brevi approfondimenti storici e tecnici; cinque storie aneddotiche, dall’antichità al secolo scorso, che propongono diversi metodi per nascondere un testo tra le righe.

E, dopo aver proposto con Insolubilia una storia a fumetti romanzata con sfondo matematico, per la prima volta la parte illustrata predomina in un libro dedicato espressamente alla divulgazione.

Fin dall’inizio impariamo che crittografia e crittoanalisi sono le due facce della stessa medaglia, infatti riguardano rispettivamente la codifica e la decodifica dei testi. Poi partono le storie. Che raccontano metodi crittografici ancora in uso nell’era moderna, ma che hanno avuto origine in tempi ben più remoti. Ad esempio, la scitala non è dissimile, dal punto di vista formale, di un meccanismo crittografico a chiave privata o simmetrica.

Non si tratta in realtà di fumetti veri e propri, ma di storie illustrate di 7-9 pagine (non ci sono in effetti le nuvolette). Ciascuna illustra un evento raccontato in letteratura, mostrando la potenza della crittografia:

Gli intermezzi teorici, quattro in tutto, della lunghezza di uno o due pagine, sono gustosi approfondimenti sui sistemi di cifratura di cui si parla nelle storie, o delle piccole raccolte di aneddotica su questi. Dal Cifrario di Bellaso a ENIGMA.

Abbiamo imparato già in passato a conoscere il Codenotti sceneggiatore: le storie, certamente brevi, sono però complete. I personaggi sono caratterizzati abbastanza bene, la contestualizzazione ben riuscita.

Qui, non essendo le storie originali, mette alla prova non il cosa raccontare, ma il come raccontarlo. E anche stavolta riesce a colpire nel segno. Gli episodi risultano ben raccontati e inquadrati, in poche pagine forniscono tutti i dettagli necessari.

Come dicevamo, non si tratta esattamente di fumetti: le storie sono in realtà illustrate con lunghe e ricche didascalie (graficamente contestualizzate, come pure i font utilizzati). Ad esempio, per Sparta le didascalie sono scritte con caratteri tutti maiuscoli su riquadri che sembrano le iscrizioni lapidarie greche o romane. Per Conall Corc i font sono di tipo celtico, su quelle che sembrano pergamene con intorno un fregio a nodi.

In questi si vede tutta la ricerca fatta da Codenotti, che è andato a indagare i retroscena delle leggende e dei racconti, mischiando il canovaccio principale con altre informazioni.

A un primo impatto le illustrazioni di Eros Pedrini, di cui è impossibile trovare altro materiale che non siano le opere create con Codenotti, appaiono non del tutto adatte al livello dei contenuti.

Sembrano fatte in computer grafica elementare, con sfondi presi da immagini reali più o meno deformate ed elaborate, e una parte originale dei disegni che appare non sempre all’altezza. Le immagini risultano a volte distorte (gli sfondi delle didascalie, alcuni elementi riprodotti utilizzando sempre lo stesso campione, come lo scudo di Corc). Quelle originali si limitano per lo più ai soli personaggi, e a volte anche questi risultano cambiati. Inoltre appaiono talvolta confuse, senza struttura.

Però in conclusione risultano sufficientemente efficaci. Infatti:

  • sono abbastanza divertenti ed esplicative;
  • non disturbano i concetti matematici cioè non predominano sui contenuti, come forse sarebbe potuto succedere con altri stili grafici;
  • sono pensate anche per attrarre i più giovani che si trovano certamente a loro agio con degli animali antropomorfi, anche se non perfettamente disegnati ma ben caratterizzati.

In conclusione, il contenuto merita. Alcuni esempi e metodi crittografici sono spiegati con grande chiarezza e molto leggibili. La parte grafica è certamente migliorabile, ma non al punto di inficiare del tutto il lavoro.

Una introduzione godibile alla crittografia partendo da esempi storici ben spiegati, certamente adatta a chi non ne sa nulla, ma anche a chi non parta proprio da zero. E a chi si lascia appassionare dalle storie e dagli aneddoti.

Racconti di crittografia
Bruno Codenotti, Eros Pedrini
Edizioni Acutamente, 2018
48 pagg, brossura, colore
EAN 9788885708037, € 12

100 anni di Feynman: un elogio a fumetti

L’11 maggio del 1918 nasceva Richard Phillips Feynman.

Cento anni esatti dalla nascita di uno dei più grandi fisici del secolo scorso. E dire che ce ne sono stati tanti: da Einstein a Bohr.

E di molti di questi abbiamo una biografia a fumetti, ancora una volta grazie a Jim Ottaviani che più volte ha trovato posto su queste pagine, anche con una straordinaria intervista.

Questa biografia non è di nuova uscita, ha già avuto più edizioni, ma mi pare indicato parlarne in questi giorni. Perché preferisco sempre ricordare le persone scomparse in occasione della loro nascita. Soprattutto i grandissimi, che meritano di essere ricordati per la loro vita, non per la loro morte.

Ottaviani, come nel suo stile, si documenta moltissimo (alla fine del fumetto c’è una bibliografia quasi completa). Sia dal punto di vista biografico che scientifico. E nonostante la lunghezza dell’opera (oltre 250 pagine densissime) fa delle scelte obbligate, sottolineando tutti gli aspetti belli della vita di Feynman.

Utilizza inoltre per la maggior parte le parole dello scienziato nella sceneggiatura, partendo dalla trascrizione del Discorso al liceo di Far Rockaway.

E così scrive una sceneggiatura spumeggiante, ricca di sfaccettature e battute, quasi irregolare.

Irregolare nei tempi, con salti temporali continui che danno un’idea anche dell’eclettismo di Feynman, che in ogni periodo della sua vita è stato un grande visionario della scienza. E un uomo di grande cultura e di grandi e molteplici passioni.

Irregolare nel modo di mescolare i tanti e affascinanti aspetti scientifici della vita del fisico statunitense. Dall’invenzione dell’elettrodinamica quantistica che lo ha portato al Nobel in comproprietà, ai numerosi interventi divulgativi dal grande impatto sull’opinione pubblica. Basti pensare alla partecipazione alla commissione d’inchiesta sull’incidente dello Shuttle del 1986. Fino ai momenti cruciali della sua formazione, a partire dagli stimoli che ebbe in famiglia fin dalla più tenera età.

Irregolare nel sottolineare l’estro e l’istrionismo, la totale e piena umanità, accanto al genio.

È bravo a inserire pillole di scienza, integrandole perfettamente tra la biografia e la filosofia più o meno spicciola. A far ciò lo aiuta molto la scelta del punto di vista in soggettiva. In ogni vignetta, o compare il protagonista, o sembra di vedere il mondo attraverso i suoi occhi, o si materializzano i suoi pensieri.

Allo stesso modo Leland Myrick evidenzia i medesimi aspetti con un tratto pulito, il suo stile a linea chiara, ma con un che di irregolare. Non cerca l’iperrealismo. Il disegno è semplice, e consente di concentrarsi sulla ricerca delle caratteristiche del personaggio. Non soffoca, ma accompagna, una storia impegnativa ma, alla fine, molto soddisfacente.

Ed è irregolare e parimenti pulito nel continuo movimento della gabbia e nell’uso cinematografico delle inquadrature. E nell’alternarsi dei registri cromatici, che, mantenendo coerentemente uno stile molto soft e pastello, sottolineano i continui cambi di scena.

Anche lui integra in modo molto efficace i disegni a sfondo scientifico nel racconto grafico, evidenziando anche un grande lavoro di informazione scientifica, anche attraverso il supporto di Ottaviani, che ha un forte background nel campo.

Così, ancora una volta, il fumetto si dimostra un linguaggio efficacissimo per raccontare la scienza, e non solo le storie degli scienziati. Perché anche le formule possono essere disegnate e integrarsi nell’opera. Perché con il disegno si perde quell’alone noioso che circonda la cultura in generale, e quella scientifica in particolare. Soprattutto nel nostro paese.

Se poi il fumetto è anche scritto e disegnato ottimamente, diventa un efficace trampolino di lancio per approfondire.

Ci permettiamo infine di citare la digressione scientifica sulla stessa opera pubblicata su Lo Spazio Bianco da Gianluigi Filippelli, anche lui fisico, come il sottoscritto. Anche lui, come il sottoscritto, affascinato da Feynman. Ed è riuscito a fare un riassunto efficace del percorso scientifico di Feynman e di come Ottaviani e Myrick lo hanno reso nell’opera.

Feynman
di Jim Ottaviani e Leland Myrick

BAO Publishing, 2012
266 pagg., cartonato, colore, € 19

I grandi della scienza a fumetti 1, 2017
266 pagg., brossurato, colore, € 9.90

I Sapienti, ovvero CSI stagione 0…

E se il primo scienziato a occuparsi di crimini non fosse stato l’entomologo Gil Grissom di CSI, ma un astronomo?

sapienti copertinaE non un astronomo qualsiasi, ma Copernico, quello del sistema eliocentrico, affiancato da un altro nome altisonante come Paracelso?

Il tutto sullo sfondo di una delle città più importanti del Rinascimento italiano, quella governata dai d’Este, nella cui università hanno conseguito entrambi la laurea.

Oppure se fosse stato quello che è universalmente riconosciuto come il primo scienziato della storia, Galileo Galilei, affiancato da due altre stelle di prima grandezza, come Keplero e Tycho Brahe, a indagare su degli omicidi avvenuti a Uraniborg?

Luca Blengino, autore quasi quarantenne con tanta esperienza sulle spalle, che è passato dal thriller, alla storia, alla scienza, editor della Inkiostro, con esperienza nella bande dessinée, scrittore per ragazzi e non solo, sta finalmente trovando lo spazio che merita in Italia, dove la Star Comics sta dando alle stampe le sue opere francesi. Così, dopo Le 7 meraviglie, la collana Star Comics Presenta porta in Italia Les savants, due storie interessanti e particolari.

Con la collaborazione di Stefano Carloni, originario delle campagne marchigiane, alle matite e chine, e di Franck Isambert ai colori, confeziona due godibilissimi intrecci tra scienza e thriller, conditi da una bella analisi dell’animo umano.

E risulta abbastanza evidente il contrasto tra una società, come quella odierna, in cui la sapienza perde sempre più terreno, e un momento storico, come quello del Rinascimento, in cui il sapere era motivo di vanto, e i sapienti erano tenuti in gran conto. Anche per questo fa bene respirare i personaggi plasmati da Blengino e Carloni.

Il libro è innanzitutto un bel thriller, con due indagini ben costruite, con colpi di scena e intrecci che non possiamo rivelare, per evitare ogni forma di spoiler. L’ambientazione è importante e la caratterizzazione dei personaggi e delle società in cui essi si muovono è ben fatta. Così Ferrara è diversa da Uraniborg, l’ambiente della corte estense è certamente meno isolato della comunità stabilita sull’isola fatta modificare da Brahe a spese del re di Danimarca.

sapienti copernicoNella prima storia emerge il legame tra Copernico e la città dove ha studiato. Si incrociano i sentimenti personali e i fatti storici, come la difficoltà per l’astronomo polacco di accettare la natura ellittica delle orbite, dopo che già l’eliocentrismo ha minato la visione aristotelica del mondo. Blengino mescola bene la fiction con i dati storici su Ferrara, Copernico e Paracelso. Intesse relazioni umane (alcune storicamente accertate) e una storia misteriosa “secondaria” sfruttando intelligentemente gli elementi forniti dall’ambientazione, ma mostrandoci dei personaggi nei quali possiamo riconoscere la nostra modernità. Perché l’animo umano in fondo è sempre lo stesso. Gli eventi delle storie personali tornano sempre: l’invidia, la vendetta, la volontà di emergere e primeggiare, l’opportunismo. E guidano gli uomini del 1500 come quelli odierni.

A distanza di 80 anni e 1250 km più a nord lo stile è lo stesso: l’ambientazione, la caratterizzazione dei personaggi. Anche se stavolta i personaggi sono ancora più di fantasia. Keplero è stato in effetti assistente di Brahe a Uraniborg, ma Galileo nel 1594 era tra Padova e Venezia (e per sua natura avrebbe difficilmente intrapreso un viaggio così lungo e complesso). È bravo Blengino a trovare dei trait d’union: il gioco di parole tra le isole di Ven-ezia e l’isola di Ven, su cui è costruito Uraniborg,  il fatto che Brahe avesse visitato Venezia. Anche qui non mancano gli elementi storici: dalla citazione della Quaranta Criminal, ai rapporti tra Galileo e Keplero. E su questi costruisce un intreccio tra politica e superstizione, tra scienza e rune, in un lungo flashback raccontato da Galileo, anche se in realtà il mistero lo risolve Keplero.

sapienti uraniborgEcco un’altra cosa che hanno in comune i due racconti, in ciascuno di essi i Sapienti a investigare sono (almeno) due, e quelli che invece compaiono nella storia sono molti di più, trovandosi entrambi in luoghi di scienza. Forse perché il lavoro di scienziato, fatto in squadra, funziona meglio, come quello di fumettista…

La grafica di Carloni ben si adatta alle storie, lo stile è molto bande dessinée. E si mette al servizio della storia, movimentando con il taglio delle vignette e la composizione delle pagine i momenti che lo consentono, ma senza appesantire quando il lettore deve concentrarsi sugli eventi. La gabbia irregolare, con pagine che si susseguono in modo sempre diverso, non disturba la lettura dando un senso di grande dinamicità, e sottolinea i diversi passaggi della storia…

… che scorre via, con l’intensità di un bel romanzo, con un disegno che è fluido ma dettagliato, per cui lo sguardo può anche soffermarsi e tardare, se non vuole sottostare al ritmo dettato dai dialoghi, a volte lunghi ma mai eccessivi. D’altra parte è culturalmente impegnativo: i riferimenti nel testo, ma anche nella parte grafica, sono molteplici, ad esempio nella riproduzione dei paesaggi storici, dal Castello Estense a Uraniborg.

Un solo difetto, che rischia di limitare un poco la lettura: il formato. In Francia sono stati pubblicati in grand format, cioè cm 23×32, quel quasi 20% in meno nelle dimensioni (il formato italiano è cm 19,5×26) si nota. Si ha la sensazione di vedere le cose quasi fossero al limite della comprensibilità, come le scritte in sovrimpressione su una TV troppo piccola. Sicuramente ha consentito di ridurre i costi, di avere l’edizione brossurata, invece del più ingombrante e costoso cartonato, ottenendo un più che soddisfacente rapporto qualità prezzo, però a volte si perdono alcuni dettagli del disegno e la lettura dei balloon, specie quelli più lunghi, è un po’ difficoltosa.

Ma metteteci anche che sono un accanito e famelico lettore di fumetti, e quindi a volte un po’ stanco, e un po’ di presbiopia si fa sentire 🙂


Luca Blengino, Stefano Carloni
I Sapienti
Star Comics 2017
Brossurato con alette, 112 pag, cm 19,5×26

Science, Bitch! di Pierz, una recensione (alla fine non troppo) delusa

Scienza e fumetto rappresentano, insieme, un campo che esploro da tempo, soprattutto cercando buon materiale per la divulgazione.

Il fumetto offre alla scienza diversi approcci, dalla biografia degli scienziati alle spiegazioni vere e proprie, di cui abbiamo più volte parlato su queste pagine.

Non avevo trovato finora un fumetto che parlasse della divulgazione e del rapporto della scienza con il dogmatismo.

E non conoscevo Pierz. Lo so, risulta quasi una bestemmia (mai parola fu più adatta…). Ma il mondo del fumetto è vasto, e non è detto che si conosca o che ci piaccia tutto.

Avevo letto la storia che Davide la Rosa ha dedicato a Paco Lanciano, così mi sono lanciato, ho comprato, letto, cercato informazioni e mi sono imbattuto in questo breve (un centinaio di pagine) e piccolo (formato A5) volume uscito nell’ottobre 2016, in cui Davide La Rosa ha scritto e disegnato la prefazione.

E l’impatto iniziale non è stato dei migliori… Che bisogno ha un fumettista di scrivere “Sbattezzato” sul suo curriculum? E poi che vuol dire «Quando un uomo con la Bibbia incontra un uomo con le scienze, quello con la Bibbia è un uomo tonto».

Sono uno scienziato, almeno di estrazione, continuo a coltivare la buona scienza e a fare divulgazione quando mi capita, ogni tanto provo anche a fare un po’ di scienza, leggo fumetti di tutti i generi (amo Hellboy, il fantasy, e anche l’ironia) e, ahimè, (cosa che sembrerebbe impossibile secondo l’apparente logica del fumettista mio corregionale) non disprezzo altre visioni della vita.

Così, sinceramente, ho avuto un po’ di pregiudizio nella lettura.

Che ci siano degli ottusi antiscienziati è per me esperienza quotidiana, e anche da cattolico dichiarato ci combatto; che ci sia una percentuale non trascurabile di scienziati che condividono visioni antiscientifiche è altrettanto vero. Semplicemente separano i due campi: come è fatto il mondo è lavoro della scienza, chiedersi il perché e il senso delle cose, va oltre i suoi compiti (già Aristotele che pure non è altrettanto maltrattato, la chiamava metafisica).

Inoltre (e qui ammetto la mia scarsa apertura mentale, non ce la faccio a seguire anche le serie TV…) solo leggendo il fumetto e cercando (scientificamente) informazioni per parlarne, ho scoperto che il titolo è una citazione di Breaking Bad, serie TV pluripremiata e molto apprezzata, in cui la scienza (in particolare la chimica) la fa da padrone.

Devo dire però che, superato lo scoglio iniziale, e tolte le assolutizzazioni per cui non tutti i cristiani sono creazionisti e pensano che i fossili siano opera del Demonio, che non tutti i musulmani credono alla terra piatta (è vero, una studentessa tunisina ha provato anche a scriverci una tesi, ma per fortuna è stata respinta), non tutti i Testimoni di Geova sono cementati su posizioni irragionevoli e del tutto prive di senso, anche biblico (oddio, su questa sono in crisi anch’io…), si trovano battute piuttosto divertenti e la storia ha dei risvolti interessanti.

Anche se l’alter ego disegnato dell’autore (che racconta di aver preso spunto da un pomeriggio effettivamente perso per convincere un Testimone di Geova del fatto che l’evoluzione non fosse una delle possibili teorie che spiegano la presenza delle specie sulla Terra) ogni tanto fa di ogni credenza un fascio, mi trova assolutamente d’accordo con il fatto che “secondo me” non è mai un buon modo di rispondere a chi si oppone alla scienza.

E ha un atteggiamento che oggi, per chi prova a fare divulgazione e a rispondere alle critiche dei vari antivaccinisti, radonisti per la previsione dei terremoti, sta creando un fossato sempre più profondo tra la scienza e la società civile.

E lo usa per accomunare le teorie del complotto con le religioni, anche se a volte questo paragone risulta ingeneroso per queste ultime. Sono tutti, indistintamente, creduloni.

Alla fine, con un colpo di coda che mi ha decisamente stupito, si trasforma in un vero e proprio sacerdote della scienza, mostrando il rischio che la scienza corre, nella sua esposizione al pubblico, proprio in questi tempi. Cioè di cadere nello stesso dogmatismo di cui accusa i suoi presunti nemici.

Per evitare ciò, e allontanare il pubblico dalla scienza, è sul metodo che, secondo me, occorre tener duro…

La storia stessa, inoltre, in qualche modo alla fine ammorbidisce il cinismo antireligioso che ha trasudato per più di settanta pagine, e con quella che mi è parsa profonda autoironia sembra far trapelare il dubbio che oltre ci sia davvero qualcosa (forse la lettura di qualche aforisma di Blaise Pascal può aiutare…).

Alla fine Pierz ha aggiunto una serie di battute e vignette, in parte collegate con il main dish del libro, come la storia di Fedug e Scettug, in parte no, e riprese, in varie versioni, sul blog dell’autore. Anche queste (e il blog) hanno uno sfondo antireligioso più o meno spinto che non sempre risulta solo ironico, a volte secondo me travalica i confini del buon gusto.

Dal punto di vista grafico, a lungo non ho particolarmente amato i fumetti disegnati male, ma devo dire che, a forza di incontrarli, mi rendo sempre più conto che ci vuole grande tecnica. Anzi, per fare un paragone con la scienza, gli autori dei fumetti disegnati male fanno il paio con i grandi didatti e divulgatori: rendono apparentemente semplice un percorso che altrimenti è complesso e riservato agli addetti ai lavori, riescono a farti concentrare sulla parte che vogliono, utilizzando le altre parti come piacevole accessorio.

Ti fanno sentire quasi in grado di disegnarli, ma ti rendi conto che sono difficili esattamente come i fumetti disegnati bene, ma sono sicuramente i più adatti per delle trame che sono tra la cronaca e l’autobiografia, con continue puntate nell’ironia. Magari con disegni più realistici e impegnativi, invece di cogliere le ironie e le battute della trama, la lettura sarebbe stata troppo lenta per il giusto ritmo del volume.

Così dopo un iniziale senso di fastidio quasi fisico legato a quella che mi sembrava una distanza insormontabile con il mio pensiero, ho letto e riletto il volume, trovando le (numerose) cose buone in questo lavoro, che forse non avrebbe avuto lo stesso impatto (come d’altra parte il blog) senza le battute anticlericali (qualche volta al limite della blasfemia).

Mi viene da pensare che in fondo la critica sia nei confronti delle degenerazioni (come la vignetta di Jenus dopo l’attacco a Charlie Hebdo) e che ci sia spazio per tutte le forme di pensiero, purché ci sia un dialogo basato su regole condivise.

E che non ci sia bisogno di offendere in nessun modo le opinioni e credenze altrui per realizzare un buon prodotto.

Science, Bitch! può far discutere e allontanare per alcune battute, ma è certamente ricco di ironia (anche auto), regge benissimo graficamente, e avrebbe potuto portare un contributo ancora più significativo alla discussione sul modo di fare divulgazione senza l’anticlericalismo latente che pure oggi fa tanto figo.

Science, Bitch!
Pierz
Brossurato 15x21cm
112 pagine b/n
Prezzo € 7
ProGlo Edizioni
Ottobre 2016

Jim Ottaviani: un italoamericano tra scienza e fumetto

Dopo Eric Shanower, abbiamo fatto qualche domanda a un altro scrittore e sceneggiatore americano, in un settore di nicchia come le biografie di scienziati.

Come ormai avranno capito gli affezionati di Dimensione Fumetto, è un settore del quale siamo grandi appassionati.

Così prendendo spunto dalla recente collana sugli scienziati pubblicata in edicola dal Gruppo Editoriale Repubblica L’Espresso, in cui ben sei delle dieci opere pubblicate sono opera di Jim Ottaviani, abbiamo realizzato questa intervista, di cui, come per quella a Shanower, qui trovate la versione originale. Jim Ottaviani è uno sceneggiatore di chiare origini italiane (anzi marchigiane), le cui storie hanno dato un grosso impulso ai fumetti di stampo storico-scientifico.

Abbiamo letto la tua biografia su Wikipedia (pubblicizzata anche sul sito ufficiale www.gt-labs-com, ndr): perché, e come, un ex caddie di golf e ingegnere nucleare diventa prima un bibliotecario e poi uno scrittore di fumetti sulla scienza?
Bè, il passo da caddie a ingegnere è stato piuttosto diretto: facevo il caddie per pagarmi gli studi di ingegneria. E credo che l’aver conosciuto un sacco di membri del club del golf mi abbia anche aiutato a ottenere una borsa di studio, che ha a sua volta aiutato a pagarmi la scuola. Per il passaggio da ingegnere nucleare a scrittore, passando per l’esperienza da bibliotecario, ho dovuto semplicemente interessarmi alle vite delle persone di cui stavo studiando le equazioni. E l’ho fatto!

Sarebbe ugualmente interessante scrivere fumetti sulla scienza e gli scienziati anche se non fossero disegnati da artisti così validi?
Probabilmente no. Se sapessi che i lettori dovessero sorbirsi dei libri disegnati da me, per esempio, lascerei perdere immediatamente la scrittura, dato che non sono un artista abbastanza bravo (e molto meno veloce).

Disegni e illustrazioni danno grande concretezza alle biografie da te scritte. In qualche modo interferisci con gli aspetti grafici del lavoro o lasci completa libertà ai tuoi co-autori?
In realtà do istruzioni chiare e dettagliate agli artisti con cui lavoro, ma sono sempre liberi di disegnare o rappresentare le scene in modo diverso, se hanno idee migliori. Fino a che la storia viene raccontata efficacemente, mi rifaccio completamente all’interpretazione dell’artista.

Pensi che un medium comunque statico come il fumetto possa aiutare a far crescere l’interesse per la cultura scientifica nel mondo? Pensi che i giovani possano essere attratti dalla scienza e dalla cultura attraverso le tue opere e quelle dello stesso tipo?
Certamente lo spero. Ci sono alcuni vantaggi nell’utilizzare un medium statico. Quello principale è che presenta poche barriere legate alla tecnologia (carta e inchiostro continuano a funzionare sempre, per lo meno durante il giorno!) e la possibilità per il lettore di controllare il ritmo del loro viaggio attraverso la storia che stanno leggendo.

In Italia c’è un interesse crescente nelle biografie dei nostri scienziati e artisti. Una casa editrice in crescita (Kleiner Flug) lavora da qualche tempo sulle biografie di italiani famosi (per lo più artisti, ma anche alcuni scienziati, uno per tutti, Galileo). Ma c’è una parte di fantasia. I tuoi lavori sono completamente documentati e didascalici, o a volte devi utilizzare scene di fantasia? Pensi sia importante usare una certa dose di fiction per amalgamare le storie, o per renderle più adatte ai lettori odierni?
Ci sono elementi romanzati nei miei libri. Sono necessari alcuni vincoli: la lunghezza del libro, la capacità di attirare l’attenzione e l’interesse del lettore. Un esempio banale è che io (e altri colleghi che producono opere simili) creo spesso dei caratteri compositi, e ho, diciamo così, una o due persone che rappresentano gli assistenti di laboratorio di uno scienziato, piuttosto che mostrare tutte le dozzine di persone che hanno lavorato su una serie di esperimenti. Non è molto carino nei confronti di quelle dozzine di persone, naturalmente, ma non c’è modo di mantenere una sorta di comprensibilità della storia e mantenere ogni singola persona che in qualche modo ha contribuito, o ha detto una cosa interessante.

Diversi scienziati hanno biografie interessanti, o, per lo meno, hanno avuto delle parti delle loro vite così particolari da poter essere benissimo argomento di un romanzo. Penso ad esempio a Einstein, Newton, la famiglia Bernoulli. Come scegli di quali scienziati parlare? Hai dei criteri standard?
In realtà no. Penso più a chi mi interessa di più in un dato momento. Ci sono molte persone sulle quali varrebbe la pena scrivere un libro, ma a volte non sono la persona giusta per scrivere quel libro, o perché non farei un buon lavoro, o perché non riuscirei a trovare il punto di vista giusto da quale raccontare la loro storia.

Come sviluppi il tuo lavoro? Quali sono i punti di partenza? Collabori di solito con esperti nella vita degli scienziati? Ad esempio in Italia spesso, nelle università in cui c’è una facoltà scientifica, c’è anche qualche esperto di storia della scienza, e che conosce benissimo o studia gli scienziati che hanno lavorato in quell’università. È lo stesso negli USA? E questo ti aiuta? Altrimenti, cosa ti aiuta nelle tue ricerche e nella scrittura?
Leggo moltissimo circa le persone di cui scrivo e, quando possibile, parlo direttamente con gli esperti (o a volte direttamente con i protagonisti delle mie storie). Ci sono anche qui degli studiosi come quelli che descrivi nella domanda, tuttavia io non ho mai collaborato con degli storici della scienza professionisti. Però sarebbe una esperienza interessante da fare, prima o poi!

Sfortunatamente non tutti i tuoi libri sono tradotti in Italiano (alcuni di loro lo sono stati molto recentemente per la collana appena uscita). Ho letto anche delle tue origini italiane (viviamo nella regione di cui sei originario, le Marche, solo un po’ più a sud di Sassoferrato): hai mai pensato a scrivere la vita di scienziati italiani? Immagino che alcuni di loro, penso a Galilei, o Enrico Fermi, siano estremamente famosi anche oltreoceano!
Ovviamente sono assolutamente d’accordo su Galileo e Fermi. Ci sono moltissimi libri a fumetti su Galileo, compreso quello nella collana che abbiamo citato. Per quanto riguarda Fermi, mi piacerebbe scrivere un libro su di lui. Ho letto finora pochi libri su di lui, e la sua vita sarebbe perfetta per un fumetto. Comunque lui compare nel mio libro Fallout!

In una intervista pubblicata in Italia che ho letto qualche tempo fa, hai detto che hai cominciato a scrivere queste biografie perché hai incontrato queste persone sui libri che stavi studiando e non ne trovavi delle biografie disegnate. Perché pensi non sia abbastanza avere biografie tradizionali, scritte, magari con foto e formule? Non credi che, dovendo avere due aspetti su cui lavorare, in un fumetto, cioè la storia e la parte grafica, devi essere il doppio più attento nel fare un ritratto fedele dello scienziato di cui stai parlando? Cerchi di essere sempre preciso nel descrivere le caratteristiche storiche, scientifiche e grafiche dei protagonisti delle tue opere?
Molte persone trovano i fumetti più accessibili e di più facile approccio (e lettura) di lavori scritti lunghi e privi di parti romanzate. Per esempio, ho probabilmente una dozzina di libri su Niels Bohr, alcuni pieni di equazioni, altri lunghi centinaia di pagine. A me piace quel tipo di libri, ma non tutti la pensano così! Così, le mie opere vogliono raggiungere un pubblico fatto di persone che non si sognano neanche di prendere un libro di 500 pagine, pieno di formule che parla di uno scienziato. Provo a fare una foto accurata dei personaggi di cui parlo. Come abbiamo detto sopra, devi necessariamente lasciare delle cose fuori da un libro che racconta una storia, ma anche quelle lunghe biografie che a me piacciono tanto devono per forza lasciar fuori qualche dettaglio. Ecco perché ne ho così tanti: per avere un quadro più completo.

Anche io cerco di collegare tra loro le persone, la scienza e i fumetti con le mie (assolutamente non professionali) recensioni e alcune pillole di divulgazione scientifica che autoproduco per una piccola webradio (Radio Incredibile). Perché secondo te è così importante conoscere la scienza e gli scienziati? E pensi che i tuoi fumetti possano aiutare? Come?
Cito Mustafa Kemal Ataturk (il padre della Turchia moderna, ndr): la scienza è la guida più affidabile per la civiltà, per la vita, per il successo nel mondo. Credo nel profondo che questo sia vero. Comunque, ci sono cose con cui la scienza non può aiutare (aver a che fare con problemi emozionali, specie le tragedie) ma anche in quelle situazioni può essere una guida e un buon modo per affrontare le cose difficili. E il mondo è pieno di cose difficili.

In Italia, e a quanto posso vedere anche negli Stati Uniti, ci sono movimenti antiscientifici. Forse i più famosi sono gli antivaccinisti, ma anche sui cambiamenti climatici e altri aspetti, e sembra che questo atteggiamento si espanda (le predizioni dei terremoti, l’atterraggio sulla luna). I fumetti possono certamente aiutare: pensi sia necessario anche produrre fumetti più tecnici e con contenuto più scientifico, o storie di narrativa basate sulla scienza, o sono sufficienti le biografie degli scienziati?
Non sono certo sufficienti, ma sono un pezzo del puzzle. Qualunque cosa che aiuti le persone ad apprezzare maggiormente quanto la scienza può dirci sul mondo in cui viviamo ci aiuta a vivere meglio.

Da un punto di vista strettamente tecnico: come hai cominciato a scrivere fumetti? Hai qualche sceneggiatore a cui ti sei ispirato? Hai uno stile che reputi personale o hai dei modelli, sia come biografo che come sceneggiatore?
Mi sono ispirato a molti scrittori di fumetti, sia fiction che non-fiction. Inoltre, sono davvero troppi per citarli tutti! Non so se ho uno stile personale che si evidenzia dalle mie opere, ma neanche qui sono in grado di elencare delle persone specifiche a cui mi sono ispirato. Ho letto (e mi sono piaciuti) troppi autori, credo!

Ringraziamo di cuore Jim per averci concesso questa intervista. Per chi volesse maggiori informazioni sulle opere di Ottaviani, questo è il suo sito ufficiale.

Se invece volete leggere la versione inglese, la trovate qui!

Scienziati tra le nuvole: grandi della scienza a fumetti

Sabato 9 settembre, con la decima uscita, si è chiuso il ciclo de I grandi della Scienza a fumetti, pubblicati in edicola dal Gruppo Editoriale L’Espresso.

Ne avevamo parlato già a luglio, in occasione del primo numero.

Da allora il numero delle uscite è salito da 8 a 10, aggiungendo alla lista già pubblicata Cacciatori di ossa e Galileo Galilei.

La parte del leone è stata fatta dalle opere di Jim Ottaviani, notissimo sceneggiatore di biografie di scienziati, tra l’altro di origine marchigiana (qui una sua recente intervista sul sito di La Repubblica), con ben sei sceneggiature. Ma anche la presenza di due fumetti italiani è molto interessante e ci dice che qualcosa si muove in questo campo anche nel Belpaese.

Sicuramente il prezzo è stato concorrenziale e la qualità delle opere sufficiente a far avvicinare (speriamo!) qualche nuovo lettore di fumetti alla scienza e qualche fan della divulgazione scientifica alla Nona arte perché, come già sostenuto diverse volte in passato su queste pagine, la divulgazione scientifica può passare (e bene) per le opere disegnate.

In realtà questa collana è forse più storica, come nella maggior parte dei casi in cui i fumetti trattano di scienza, in quanto è più facile parlare di storie che di concetti astratti come quelli scientifici. Ma poiché si tratta di biografie di scienziati e di racconti riguardanti scoperte, invenzioni e sfide scientifiche e tecnologiche, la speranza che qualche lettore si appassioni ai contenuti è sempre viva.

1. Feynman

Jim Ottaviani, Leland Myrick

Questa biografia del fisico probabilmente più famoso (oltre che geniale) del secondo dopoguerra era già stata pubblicata cinque anni fa dalla Bao in un bel volume cartonato, all’incirca nello stesso formato.

Emerge la profonda umanità e l’interesse per tutti gli aspetti dell’uomo di uno scienziato che ha profondamente condizionato la fisica del dopoguerra, anche perché il manuale ottenuto raccogliendo le sue lezioni è un viaggio affascinante nella natura.

Come dice lo stesso Ottaviani, probabilmente rendere la vita di Feynman non deve essere stato affatto facile, anche perché la sua stessa biografia è stata complessa, come la sua personalità.

Ma l’opera mescola bene storia e scienza, anche grazie al tratto pulito e senza ombre di Myrick.

Da non perdere, ma sapendo di doverci spendere del tempo.

2. Turing (The imitation game)

Jim Ottaviani, Leland Purvis

Un altro pezzo da novanta del secolo scorso, famoso per il fatto di aver decrittato il sistema tedesco di comunicazione, e di aver consentito così alla Royal Navy di contrastare lo strapotere della flotta del Führer.

Ma altrettanto problematico per la sua storia personale.

Di lui si era occupato anche Tuono Pettinato, in un’opera sicuramente meno dettagliata dal punto di vista biografico e dal titolo quanto mai azzeccato, Enigma, a sottolineare non solo l’aspetto storico (era il nome in codice della macchina crittografica tedesca), ma anche l’enigmaticità del personaggio.

E anche questa lo è, sottolineando maggiormente anche le ambiguità personali di Turing, nella vita e nella morte, come evidenzia lo stesso Ottaviani in una nota alla fine del testo. La ricerca dell’attendibilità storica da parte dell’autore, anche in questo volume, si sposa con il tratto realistico di Purvis, che consente alla storia di scorrere senza renderla faticosa.

Il fumetto è uscito dopo l’omonimo film, raccontando la storia in modo analogo. In Italia è stato pubblicato da Gribaudo.

Impegnativo.

3. Russell (Logicomix)

Apostolos Doxiadis, Christos Papadimitriou, Alecos Papadatos, Annie di Donna

In questo libro, considerato tra i migliori graphic novel di sempre e tra i 1001 fumetti da leggere prima di morire, secondo la lista di Paul Grevett, uno scrittore, un pluripremiato informatico teorico e due illustratori-animatori hanno cercato di raccontare come Bertrand Russell abbia posto le basi della logica moderna.

Intrecciando la vita del filosofo-matematico con la cronaca della costruzione del libro e con l’evoluzione delle idee nel XX secolo, ne esce un’opera enciclopedica, ricca di riferimenti storici e scientifici, con una ricca bibliografia e delle note divulgative sugli aspetti meno facili che ne fanno un volume culturalmente molto denso.

In oltre 300 pagine, infatti, si cerca di rispondere alla domanda Cos’è la logica?, passando per il pacifismo, la guerra, le esperienze personali.

Pubblicato originariamente in Italia da Guanda, 2010.

Ancora più impegnativo, ma ne vale la pena.

4. Cosmicomic

Amedeo Balbi, Rossano Piccioni

Astrofisico, divulgatore, noto ai lettori de Le Scienze perché ha sostituito il compianto Giovanni Bignami nella rubrica mensile dedicata all’astronomia, Amedeo Balbi ha scritto la sceneggiatura di quest’opera, originariamente pubblicata nel 2013 da Codice Edizioni, intersecando le vite e le idee degli scienziati che, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, hanno contribuito in maniera decisiva a far capire all’umanità come è fatto l’universo che ci circonda. Einstein, Hubble, Gamow, Penzias, Wilson, ma anche meno noti come Curtis, Lemaître intrecciano le loro vite e le loro idee in una storia che ha i caratteri del giallo. Ma non si arriva alla conclusione, perché nella scienza è così.

La chiosa finale «nella scienza è l’evidenza che conta, e non ne abbiamo abbastanza. Finora.» dovrebbe far riflettere molti, anche sulla base di quello che succede oggi in Italia e nel mondo nei confronti di tanti aspetti della scienza. Che non ha certezze.

Il tratto di Piccioni, spesso legato a opere graficamente più forti, è lineare e godibile.

Didascalico.

5. Trinity

Jonathan Fetter-Vorm

Come scrive lo stesso autore nella postfazione:

Centocinquanta pagine sono ovviamente troppo poche per raccontare la storia della bomba atomica. Le storie da raccontare sono infinite, e infiniti sono i dettagli che andrebbero ricordati.

Però i dettagli storici di questa opera inedita in Italia sono corretti e documentati nella maggior parte dei casi.

Si incrociano persone, idee, eventi storici, luoghi (didascalica è la costruzione di Los Alamos), tecnologie (chi conosce la differenza tra le bombe che colpirono Hiroshima e Nagasaki?).

In un’opera graficamente piacevole, con un bianco e nero che (come un vecchio televisore, per chi lo ricorda) fa tanto vintage.

Istruttivo.

6. Bohr (Un pensiero abbagliante)

Jim Ottaviani, Leland Purvis

Devo confessare una cosa: questo numero non l’ho acquistato.

Ma solo perché avevo già l’edizione Sironi del 2007, peraltro già recensita su queste pagine.

Abbagliante, appunto.

 

 

 

 

 

7. T-minus

Jim Ottaviani, Zander e Kevin Cannon

La storia della corsa allo spazio e della sfida tra USA e URSS per l’arrivo sulla Luna.

Il titolo T-minus indica il modo in cui viene indicato il tempo nelle missioni, ponendo a zero il tempo del lancio, per cui tutti i tempi antecedenti sono negativi.

Il solito, preciso, didascalico Ottaviani, affiancato, per quest’opera, anch’essa inedita in Italia, dal duo della Big Time Attic, non nuovo a fumetti a sfondo scientifico, ma anche con precedenti di tutto rispetto (Top Ten di Alan Moore).

Dal 1957 al 1969, passando da Houston al Kazakhstan, fino allo spazio, con alcune trovate grafiche interessanti, come il lettering pseudo-cirillico dei russi.

La storia fila via, scandita dai lanci falliti e riusciti, dalle tragedie e dai successi, chiudendosi con la corsa a due che si trasforma in collaborazione, con l’auspicio dell’aggancio tra le navicelle statunitense e russa.

Conto alla rovescia.

8. Darwin

Eugene Byrne, Simon Gurr

La vita, il viaggio e le teorie di Charles Darwin raccontate con ironia attraverso gli occhi di due scimmie stelle della televisione che si trovano a dover girare una trasmissione proprio sul naturalista che ha cambiato il nostro modo di vedere la storia naturale del mondo.

Così, tra animali parlanti e scimmie registe, si ha un racconto dettagliato e preciso della biografia e dell’evoluzione delle idee che hanno portato il giovane Charles, in opposizione con la sua famiglia, ad affrontare l’ormai famoso viaggio con il Beagle.

Le ultime pagine sono uno scorrevole e interessante riassunto de Sull’origine delle specie, arrivando fino al giorno d’oggi e alle recenti posizioni negazioniste di alcuni esponenti politici e religiosi.

Ironico.

9. Cacciatori di ossa

Jim Ottaviani, Big Time Attic

La storia degli scienziati Edward Drinker Cope e Othniel Charles Marsh che, nel tardo 1800, quando gli Stati Uniti iniziarono a scavare per creare tunnel e provocare esplosioni per una ferrovia che unisse le due coste, tra le rocce portate alla luce diedero inizio alla paleontologia moderna.

L’opera ha vinto due premi Eisner (con sei nomination) ma non è mai stata tradotta in italiano, così, visto il forte interesse che il connubio scienza-fumetto sta riscuotendo in Italia negli ultimi anni, la Symmaceo ha provveduto a colmare questa lacuna.

La storia del’Età dell’oro della Paleontologia mostra come truffatori (tra cui il famoso Phineas T. Barnum dell’omonimo circo) abbiano giocato con finti fossili di mitologiche creature a lungo prima che la storia e la geologia mettessero ordine.

Il team artistico è testato, interessante la chiusura con miti e realtà della paleontologia, l’edizione però ha perso il colore seppia dell’originale e ha ridimensionato un po’ le tavole, rendendole di meno facile lettura.

Scomodo.

10. Galileo Galilei

Paolo D’Antonio

Anche di quest’opera, pubblicata nel 2015 da Kleiner Flug, ci siamo occupati sul nostro sito circa un anno fa.

La cosa interessante di questo numero, oltre al fumetto, di cui potete leggere qui la recensione, è un saggio sul filosofo naturale di Enrico Bellone, a lungo occupatosi di Storia della Fisica e grande esperto di Galileo.

Il fumetto forse perde un po’ con la diminuzione del formato, ma è ugualmente godibile, il saggio su Galileo, al quale a scienza moderna deve molto, è impegnativo ma dà un quadro molto chiaro sulle idee e sulla storia.

Completo.

 

In definitiva la collana, sull’onda anche di altre esperienze passate, forse meno efficaci, è una buona introduzione a un filone, quello del fumetto storico-scientifico, che in Italia sta lentamente prendendo piede. Un formato meno ristretto avrebbe forse facilitato la lettura, ma visti i costi, la qualità è più che accettabile.

Può essere un volano interessante per scoprire o riscoprire figure non del tutto note del nostro passato (scienziati e tecnologi) per renderle parte della coscienza collettiva, ritrovando anche un po’ di quella fiducia nelle capacità del nostro paese che la storia dovrebbe insegnarci.

I manga delle scienze – una recensione… sospesa

Forse perché con un po’ di spirito in più la collana avrebbe potuto chiamarsi Mangascienza, o almeno era questo il titolo che mi sarebbe piaciuto, con una sola parola che legasse divulgazione scientifica e fumetti giapponesi, strizzando un occhio alla science fiction

fisica_2Forse perché molto recentemente ho letto e scritto di un fumetto che aveva la stessa struttura, disegni alternati a scritti scientifici, fatto da italiani, disegnato molto bene, scritto molto bene e con contenuti molto leggibili…

E forse perché non mi aspettavo che questo fumetto fosse un vero e proprio manuale di meccanica.

Ecco alcuni dei motivi che mi hanno un po’ deluso di questo primo volume della collana I manga delle scienze.

Infatti già al primo sguardo mi sono posto una domanda: perché intitolare Fisica un volume che parla solo di una sua parte, peraltro ben definita e neanche trattandone tutti gli aspetti, e poi intitolarne altri Relatività o Elettromagnetismo? Forse perché Meccanica avrebbe fatto pensare alle automobili?

Ma se punti a un pubblico come quello de Le Scienze, puoi aspettarti che possa seguirti anche sulla strada di una maggiore precisione.

Precisione ed esattezza che peraltro non mancano all’interno del volume, che lascia pochissimo spazio alla fantasia e alla libertà grafica…

Hideo Nitta, fisico giapponese della Tokyo Gakugei University, e Keita Takatsu, hanno scritto e disegnato un fumetto molto preciso, ma così didascalicamente attento alla fisica da apparire più come la vera e propria trasposizione a fumetti di un libro scolastico, che un fumetto a sfondo scientifico.

fisica_3Megumi, una studentessa, appena sconfitta da una rivale a tennis e poco amante dei libri, si fa aiutare da un suo compagno (un po’ nerd a dire il vero) ad approfondire gli argomenti di fisica che l’hanno assillata durante la partita persa.

Infatti la sconfitta a tennis segue una brutta prestazione in un test di fisica, e per entrambi Megumi è stata messa alla berlina dalla sua rivale Sayaka.

Un incidente con una pallina da tennis diventa il pretesto per convincere Ryota ad aiutarla (dopo che ha candidamente ammesso che stava seguendo la partita di tennis calcolando forze e traiettorie della pallina).

Il rimedio al brutto voto si rileva efficace alla fine anche nel migliorare il gioco, e nel creare un rapporto speciale tra la ragazza e il timido Ryota.

Però la storia non riesce mai a staccarsi, non ha nessuna fuga in avanti, né dal punto di vista del contenuto, né graficamente.

Infatti il fumetto, prodotto da Trend-Pro Co LTD, casa di produzione specializzata in Ad-Manga, ovvero fumetti pubblicitari e illustrativi, è lineare.

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Potrebbe essere davvero un libro di testo in cui la forma del fumetto introduce gli argomenti, in modo neppure particolarmente fantasioso, che vengono trattati prima nelle spiegazioni di Ryota a Megumi (illustrate, a volte con trasformazioni o grafiche simpatiche, ma comunque dettagliate e senza fronzoli), e poi in alcune pagine di teoria vera e propria, con illustrazioni tecniche e formule.

fisica_5In queste pagine la trattazione è precisa, fatta con dovizia di particolari, formule, calcoli e figure tecniche, e l’unica concessione al fumetto sono i visi dei protagonisti: Ryota che viene messo all’inizio di ogni paragrafo di spiegazione e una dubbiosa Megumi che segnala i passaggi matematicamente più complessi (infatti è associata all’avviso ATTENZIONE: CALCOLO DIFFERENZIALE E INTEGRALE!).

Anche nella descrizione delle esperienze di laboratorio, che sono esercizi guidati e contestualizzati nella vita di Megumi.

L’unica differenza rispetto alla manualistica è che gli esperimenti vengono spiegati in una sorta di dialogo fra i due protagonisti, con le loro faccine a mo’ di emoticon.

La grafica del volume è curata e didascalica, ma abbastanza semplice. Gli unici personaggi che compaiono nelle spiegazioni oltre ai due protagonisti, e di tanto in tanto Sayaka, sono dei figuri muscolosi e senza volto che rappresentano le grandezze o gli oggetti e impersonificano gli elementi utilizzati negli esempi di Ryota.

Anche dal punto di vista dello sviluppo dei personaggi, l’unica cosa che si nota è un (tutto sommato ovvio) cambiamento in Megumi che diventa più forte e sicura quando diventa consapevole del fatto che può migliorare nello studio e nello sport parallelamente e senza troppo sforzo.

Non ci sono però evoluzioni o riferimenti al di fuori dell’argomento, la storia si limita agli incontri per le spiegazioni di fisica.

Quindi, se non ci si aspetta altro che un libro di meccanica, adatto in modo quasi diretto alla didattica, il testo è buono. La fisica è spiegata in modo semplice, senza errori o voli pindarici.

Però, da un’opera come questa, forse anche per deformazione professionale e per le opere incontrate finora, mi aspettavo qualcosa di più dal punto di vista squisitamente artistico e fumettistico. Se non lo leggessi da professore o da studente di matematica, non so quanto lo apprezzerei. Certo è che può essere uno strumento interessante nelle mani di un docente di fisica di liceo o di uno studente che voglia recuperare questi argomenti in maniera meno noiosa rispetto a un classico libro di testo.

Sono comunque curioso di leggere gli altri volumi, da una parte perché questi contenuti sono sempre e comunque affascinanti, dall’altra perché mi interessa molto vedere come sono riusciti a trasporre argomenti meno vicini alla realtà quotidiana (nel piano dell’opera si parla anche di relatività e database), mantenendo la correttezza scientifica ma senza essere troppo noiosi.

Diciamo però che si possono ottenere mix più efficaci, mettendo insieme contenuti tosti con media accattivanti. E devo dire che in questo noi italiani non siamo secondi a nessuno, se guardiamo ad alcuni recentissimi libri e non solo.

Toposcienza: tra Einstein e Omicron Pi

… e così il fumetto scientifico diventa mainstream.

topo3175_2E finisce sul numero 3175 del fumetto per antonomasia… Infatti, scusate, a voi fumettofili “di una certa età”, come me, non vi dicono ogni tanto: «Ma come a questa età leggi ancora Topolino?» anche se hai smesso di comprare l’albo con la costina gialla da qualche anno?

Stavolta lo posso dire di cuore e con orgoglio: Sì, leggo ancora Topolino!

E questa volta lo leggo perché Francesco Artibani, coadiuvato dal bravo Alessandro Perina, dopo la bella esperienza con Lupo Alberto nel terzo numero di Comics&Science, ha scritto una storia Toposcientifica, per l’inizio di un ciclo di storie denominato Topolino Comic&Science, che avrà un seguito di almeno quattro storie incentrate sugli argomenti di punta della scienza odierna.

Non solo Topolino e Pippo con Zapotec e Marlin, con la ben nota macchina del tempo, con la quale più volte Topolino ha indagato gli enigmi o raddrizzato le storture della storia.

Stavolta Olimpiadi della Fisica a parte (quelli dell’Associazione per l’Insegnamento della Fisica non se la prenderanno per questa pubblicità inattesa, anche se non del tutto filologica), i nostri eroi si recheranno addirittura al Congresso Solvay del 1927, salvando Einstein e incontrando tutti i grandi scienziati dell’epoca.

Da Heinsenberg a Madame Curie, passando per Lorentz.

Conferenza Solvay 1927

La celeberrima foto da cui, nella nostra storia, scompare Einstein…

La storia è quella di un cattivo proveniente dal futuro, Omicron Pi, che decide di rapire Einstein dal passato e di portarlo nel suo laboratorio del XXV secolo per duplicare il cervello del celeberrimo scienziato e trasferire tutte le sue capacità nel suo pcapiente pcervellone (lasciando peraltro incolume il buon Albert).

topo3175_4Topolino e Pippo vengono mandati indietro nel tempo per evitare il rapimento, ma si ritroveranno nel futuro, nel laboratorio dell’Immagingegnere che vuole rubare ad Einstein la sua scienza utilizzando un cerebroduplicatore.

Il malvagio disegno non si concretizzerà, non tanto per un malfunzionamento della macchina, ma perché non si può copiare la mente, che è frutto di tutta una vita.

Così la storia tornerà al suo posto, il cattivo Omicron Pi verrà preso in custodia dal suo contemporaneo ma meno bellicoso Eta Beta, Einstein seguirà i nostri due amici avanti e indietro nel tempo, promettendo di non fare menzione della fantastica invenzione di Zapotec e Marlin (e in effetti ha mantenuto la promessa).

La storia è una avventura non dissimile da altre, e riproduce l’iconica idea di Einstein svampito e flemmatico bontempone, personaggio schivo ma cordiale, che affronta con stemperata disillusione tutto quello che gli accade. Come dice Topolino «è dura sorprendere l’uomo che ha sorpreso il mondo».

Ed è proprio la realizzazione pratica di uno dei più famosi gedankeneperiment pensati da Einstein (l’ascensore in caduta libera, ovviamente irrealizzabile, se non in una storia a fumetti) a consentire di fermare il cattivo di turno.

E l’occasione di questa storia è propizia per una serie di interessanti corollari:topo3175_5

  • farci conoscere l’aspetto fumettistico e reale dei padri (e madri) della scienza del secolo scorso, nonché il campo delle loro ricerche;
  • darci qualche informazione sul pensiero e sulla storia personale dello scienziato probabilmente più famoso di tutti i tempi (uno dei primi scienziati a esser popolare anche fuori dall’ambiente accademico, ci spiega Topolino, proprio nella vignetta prima di quella in cui Einstein dà il suo autografo a un giovane Carlo Rovelli(?) ); [EDIT: il giovane che chiede l’autografo ad Albert Einstein ha l’aspetto del nipote di Alessandro Perina (si è laureato in fisica e lo zio gli ha fatto un piccolo omaggio). La caricatura di Rovelli è quella nel finale, il professor Tarlo Trivelli.]
  • tirare fuori qualche pillola di scienza e storia della scienza, spiegata dallo stesso Einstein;
  • farci conoscere il prof. Carlo Rovelli, bravissimo fisico italiano che come tanti ha girato il mondo, ed è salito agli onori della cronaca per il suo successo come divulgatore con Sette brevi lezioni di fisica ed altri splendidi libri;
  • aggiungere qualche breve redazionale, adatto ai lettori di tutte le età, che stimola la curiosità nei confronti della scienza e della matematica;
  • mostrare, nell’ultima vignetta, una formulazione delle Equazioni di Einstein, mostrando ancora una volta come la scienza e i fumetti siano un connubio del tutto vincente.

Dopo la collana ScienzaPapera appena conclusa, adesso aspettiamo il seguito di questa iniziativa, annunciato per il numero 3178, con la speranza che queste iniziative aiutino sempre più ad avvicinare la scienza di frontiera, la cosiddetta ricerca di base, ai giovani e, attraverso loro, al grande pubblico, per contribuire un po’ alla rinascita culturale ed etica di tutte le generazioni.

Scienziati, paperi e topi… Disney e la scienza

Si è appena conclusa la serie di trenta numeri in collaborazione tra Disney, Giunti Editore e RCS MediaGroup denominata Scienza Papera.

Iniziativa molto interessante, che da febbraio alla metà di settembre ha settimanalmente accompagnato in edicola i due quotidiani più importanti in Italia.

Disney scienza papera piano

Come si vede dal piano dell’opera, tutti i temi e gli argomenti principali della scienza (e della tecnologia, ma non solo) sono stati trattati in 155 storie (più qualche striscia), con delle introduzioni snelle e un breve approfondimento nelle pagine finali di ciascun numero, riguardante l’argomento di volta in volta affrontato.

Chi segue il sito di Dimensione Fumetto sa che la relazione tra scienza e fumetto mi è molto cara, e non potevo farmi sfuggire questa ghiottissima occasione in cui il fumetto per antonomasia si mette in gioco.

Disney scienza papera 1In fondo Topolino è stato il primo grande fumetto generalista, i personaggi di Disney da sempre interpretano in modo più o meno fantasioso eventi, personaggi, realtà storiche, spaziando tra tutti i generi, e toccando in modo, a volte più, a volte meno, approfondito anche tematiche che possono apparire lontane dal loro mondo.

La scienza e la tecnologia sono da sempre molto presenti nelle testate disneyane.

Lo zio Paperone ha sempre fatto uso della tecnologia per sperimentare idee innovative per aumentare il livello del suo deposito: quanti viaggi su strane macchine costruite da Archimede, con Paperino che, suo malgrado e per provare a diminuire i suoi infiniti debiti, faceva da equipaggio!

Topolino, oltre che detective, è sempre stato un esploratore e un avventuriero, e questo lo ha portato a viaggiare nel tempo alla ricerca della risposta agli enigmi della storia, e a volte anche della scienza.

Per non parlare dei cattivi, che da sempre fanno uso degli ultimi ritrovati tecnici, da Macchia Nera, ai Bassotti, a Gambadilegno e Plottigatt.

Così, non potendo esaminare in dettaglio le storie una per una, ho pensato di dare uno sguardo d’insieme all’opera, provando a fare un po’ di statistica…scienzapapera_ultimo

  • 155 storie complessive;
  • in queste sono stati soprattutto protagonisti i paperi (29 volte Paperino, 26 Paperone, 6 Paperinik, complessivamente 95 storie, contando gli altri personaggi), d’altra parte Scienza topa (ehm…) non sarebbe stato un titolo adatto, anche se Topolino è il personaggio con il maggior numero di storie da protagonista (41);
  • non in tutti i racconti ci sono scienziati, nel caso, ovviamente, la fa da padrone Archimede (28 apparizioni da scienziato comprimario, 3 da protagonista assoluto), 13 volte sono scienziati e tecnici delle industrie PdP, 9 volte Zapotec (e Marlin), 4 Gilberto, mentre 22 volte compaiono scienziati one shot più o meno reali (da Lavoisier al professor Gamma);
  • in alcuni casi la parte scientifica è sulle spalle di alieni et similia (Eta Beta) o dei cattivi (Intellettuale 176, Plottigatt);
  • gli sceneggiatori con il maggior numero di storie presenti sono Augusto Macchetto e Carlo Panaro (9 a testa), insieme a Marco Bosco, che però due le condivide con Massimiliano Valentini;
  • una sola volta compare come sceneggiatore Massimo De Vita, che invece ha disegnato 7 storie, e 1 volta come autore completo; quello con il numero maggiore di opere sceneggiatura + disegni è Casty (3), ovvero Andrea Castellan;
  • il disegnatore più visto all’opera è il grande Giorgio Cavazzano (15 volte), con storie dal 1975 al 2012!
  • del tutto sporadica è la presenza di autori stranieri.

In definitiva una carrellata ricca e varia su storie in cui il tema scientifico è a volte borderline, nel senso che appare quasi un pretesto per costruire la trama.

Forse se c’è una cosa che mi ha convinto poco in questa rassegna è stata legata proprio alla distribuzione temporale delle storie: c’è stata una grande predominanza di idee moderne, ma non solo per argomenti come il web o i cambiamenti climatici, ovviamente spostati in avanti, e in cui la datazione delle storie era pressoché obbligata.

Disney scienza papera statistica

Numero di storie per anno

La distribuzione per anno delle storie è parsa infatti eccessivamente spostata verso la produzione degli ultimi dieci-quindici anni.

Sarebbe invece stato interessante da una parte confrontare sugli stessi temi storie moderne e più attempate, dall’altra dare la possibilità ai lettori di notare come spesso anche le trovate Disney siano state profetiche sull’evoluzione della scienza.

Solo in tre volumi, invece, l’anno medio di prima pubblicazione è anteriore al 1995, e in due soli casi ci sono almeno tre storie antecedenti al 2000.

Non compaiono inoltre personaggi che avrebbero potuto starci benissimo, e hanno fatto la storia del fumetto Disney, in particolare quello italiano, come Superpippo.

Una struttura più omogenea, numero per numero, attingendo al grande archivio Disney, e alle moltissime trame che hanno parafrasato la Storia e la Scienza, con i personaggi reali affiancati da quelli fantastici, utilizzate solo in poche occasioni, come in Sottopolinia con Renzo Piano, o in Nikolaj Papernik (Copernico), per poi collegarci storie più leggere e moderne, forse sarebbe stata utile, anche per aiutare il lettore con uno schema fisso.

Inserire alcuni racconti in cui i grandi scienziati Disney (da Zatopec, a Archimede, da Gilberto, a Enigm) spiegavano fatti scientifici, in modo più o meno didascalico, cioè riferendosi al lettore (come ne Le Pillole di Pico), o semplicemente in una spiegazione tra personaggi (ricordo di tante storie in cui Zapotec spiega a Topolino il funzionamento delle macchine o dei processi scientifici), non sarebbe stato sbagliato.

La sensazione, da amante della scienza, è che questa sia rimasta troppo sullo sfondo, sia stata trattata per lo più come un pretesto per raccontare storie disneyane, con una selezione non sempre felice.

Anche nei redazionali iniziali e finali, era forse possibile, visto anche il target dei lettori adulti di Corriere e Gazzetta, inserire dei riferimenti per stimolare all’approfondimento, citando altri titoli Disney, insieme a riferimenti scientifici più precisi (siti internet o altro).

Insomma, da una parte una operazione sicuramente encomiabile, di legame tra fumetti (e che fumetti!) e scienza, dall’altra forse una occasione parzialmente perduta di dare a un’opera così corposa e di grande impatto uno spessore, anche culturale e scientifico, ancora maggiore.

Se vi fosse sfuggita, siete comunque ancora in tempo!

Infinito tra matematica e fumetto

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Abbiamo annunciato la pubblicazione del libro sull’infinito Archimede aveva un sacco di tempo libero nelle News qualche tempo fa…

Adesso lo abbiamo letto in tutte le sue (non infinite) pagine; sì, perché in effetti si tratta di un libro in qualche modo mescolato ad un fumetto.

La formula è interessante: il libro è in tutto e per tutto un bel testo di matematica divulgativa, con alcuni passaggi non necessariamente elementari (nell’ultimo capitolo, quando si parla di cardinalità, alephnumeri transfiniti, il sottoscritto ha dovuto togliere dal dimenticatoio alcuni tra i primi passaggi degli esami di Analisi) ma mai incomprensibili, con illustrazioni a volte tecniche, a volte meno, e con una storia d’amore a fumetti che si interseca con i contenuti del libro e dà lo stimolo per alcuni passaggi logici del testo.

D’altra parte ogni disciplina ha il suo linguaggio, e a volte è necessario farvi ricorso. Soprattutto per parlare di un tema interessante come l’infinito, di cui l’autore, Bruno Codenotti, informatico e ricercatore a livello internazionale, precisa la natura e chiarisce alcuni aspetti. E riesce a inserire nel testo anche qualche equazione e qualche calcolo, contravvenendo all’adagio che vuole che numeri ed equazioni riducano drasticamente la leggibilità delle opere.

Infatti non si butta mai in tecnicismi, ma usa la matematica dove non si può non usare. Per il resto è un divertente e interessante rincorrersi di aneddoti storici e tecnici, e una serie di citazioni assolutamente pertinenti e comprensibili. Inoltre, alla fine di ogni capitolo, una nota storico-bibliografica aiuta a contestualizzare e propone spunti per approfondire. Ben accompagnata dai disegni.

Veniamo infatti adesso alla parte che ci interessa: d’altra parte non ci chiamiamo Dimensione Fumetto per niente!

Non sarebbe stato possibile tradurre completamente i contenuti di questo libro in vignette, ma il linguaggio grafico in generale e il fumetto in particolare contaminano tutta l’opera.

Certo, troviamo la grafica tipica dai libri di matematica, con tabelle e formule (pochissime, eh!).

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Nel frattempo Claudia Flandoli agisce graficamente su più livelli, veicolando il passaggio dal piano tecnico della matematica a quello più disinvolto del fumetto:

  • sostituendosi al grafico nella realizzazione di alcuni disegni “tecnici” (grafi, grafici, diagrammi, rette…);

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  • aiutando a semplificare, con esempi ancora attinenti, la matematica, i concetti e i passaggi del testo;
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  • sottolineando con simpatia ed ironia alcuni passaggi ed aneddoti;

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  • raccontando la storia di Giacomo e Lara tra università e innamoramento, ma facendo continuamente riferimento ad argomenti più o meno direttamente matematici;

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La parte grafica si integra benissimo con il testo, e non solo nella fase delle illustrazioni, ma anche del fumetto vero e proprio: non dura mai più di tre pagine, serve spesso a introdurre o a chiosare gli argomenti matematici (come nella pagina riportata sui Pirahã). Per provare a farne una recensione solo “fumettistica” ho anche provato a leggerlo anche tutto di fila, ma, anche se la cosa funziona, in questo modo si perdono i riferimenti con il testo scientifico.

Il fumetto è scritto in modo chiaro e divertente, riprende anche i temi della vita universitaria, che danno un senso di leggerezza. Le facce dei personaggi potrebbero richiamare da una parte i Peanuts, dall’altra il tratto di Marjane Satrapi, o per alcune cose anche Adventure Time.

Le vignette sono sempre ben incasellate con regolarità matematica (chissà perché…) e il tratto pulito, senza fronzoli, insieme all’assenza degli sfondi fa risaltare i contenuti, sia quelli legati al libro che quelli della storia.

La trama, nonostante lo spazio limitato consentito dal continuo alternarsi disegno-scritto, e la necessità di sottolineare i passaggi logici della parte matematica, è lineare, e a suo modo coinvolgente, con il triangolo amoroso quasi sottinteso che si sviluppa dopo l’impatto con l’università delle due matricole.

I personaggi sono comunque delineati, nonostante siano loro stessi dei comprimari dietro i protagonisti veri che sono (come recita il sottotitolo del libro), gli insiemi e l’infinito.

Ancora una volta scienziati e fumettisti ci mostrano come queste due realtà possano tranquillamente andare a braccetto e possano fare Cultura. Mi pare anche di poter dire con orgoglio che gli italiani si stanno muovendo molto bene in questa direzione, accanto ad altre esperienze internazionali come PhDComics e xkcd in lingua inglese, o Strip Science per la bande dessinée. Dopo le esperienze di Comics&Science, infatti, che si sono trasformate in una realtà solida in cui i fumetti sono un modo leggero di parlare di scienza, qui l’esperimento riuscitissimo è quello di integrare la correttezza e la formalità della divulgazione scientifica con la storia disegnata, che è più immediata e dà respiro al lettore. Quindi non è più il fumetto che racconta la storia di uno scienziato o prova a spiegare la scienza.

Qui il fumettista lascia al divulgatore il suo compito, lavorando a braccetto con lui e aiutandolo a stimolare il lettore, dando la possibilità di attirare anche il lettore schizzinoso che pensa che il fumetto non sia adatto ad argomenti “adulti”.

In letteratura ci sono diversi romanzi a tema matematico, che trattano argomenti apparentemente semplici ma concettualmente ostici, esattamente come in questo lavoro. Un esempio è Il teorema del pappagallo, che qualche anno fa è stato a lungo tra i libri più venduti, testimoniando come la matematica possa essere di interesse anche per il lettore non specialista. Oggi, soprattutto per i ragazzi, le librerie sono ricche di libri che propongono argomenti matematici e scientifici in modo alternativo.

Quello che un fumetto riesce a offrire, come abbiamo già detto in passato, è l’immediatezza del linguaggio, la leggerezza e l’ironia che si accompagnano alla correttezza formale e teorica. Più di quanto possa fare qualsiasi libro solo scritto.

Quindi se avete voglia di approfondire la teoria degli insiemi e il concetto di infinito, penso che questo sia proprio un buon modo di cominciare!

Bruno Codenotti, Claudia Flandoli
Archimede aveva un sacco di tempo libero
Codice ISBN: 978-88-518-0270-7
Prima edizione: maggio 2016
Sironi Editore
€ 16.90