Satana

Maicol&Mirco e il papà di Dio

Il papà di Dio di Maicol&Mirco, loro (anche se da parecchio tempo è un solo autore) nuova opera pubblicata da Bao Publishing, a essere sinceri non ha bisogno di recensioni.
Le loro/sue opere vanno lette e vissute direttamente, parlarne o scriverne un parere su Internet non rende un minimo di quanto rende l’opera, leggendola senza nessuna architettura mentale alle spalle. E Il papà di Dio non fa eccezione, anzi, probabilmente ne è l’esempio più esplicativo.
Si perché Il papà di Dio, in realtà, non è un fumetto. O meglio, non è un fumetto come tendiamo a immaginarcelo: è uno spaccato di vita. La vita di Dio e di suo padre.
Le vicende di questa nuova opera di Maicol&Mirco (da ora in avanti ci riferiremo al singolare) ruotano attorno al rapporto conflittuale tra Dio, un adolescente ribelle che si diverte a creare mondi impossibili, e suo padre, una divinità che non sa come gestire i bisogni affettivi del figlio e che sente sulle spalle il peso di essere il creatore di tutto l’esistente. Oltre a loro figurano un personaggio che compare all’inizio e alla fine dell’opera, quasi fosse un passante; lo zio di Dio e fratello di suo padre e Satana, amico immaginario che solo Dio riesce a vedere.

 

Il papà di Dio non è un fumetto perché è un’esperienza, delle più personali per il lettore: nelle 960 pagine che compongono l’opera, i tempi sono dilatati, allungati, stirati all’inverosimile, immergendo il lettore nel tempo delle vicende. Moltissime sono le pagine bianche e moltissimi sono i tempi lunghi in cui le vignette si ripetono prima che un personaggio dica qualcosa. Con questa struttura narrativa si ha fortemente l’impressione di essere dentro a quelle vicende e di viverle con i personaggi.

Maicol&Mirco lascia al lettore la possibilità di decidere lui stesso il tempo del fumetto: come i suoi personaggi creano mondi e universi, il lettore, secondo il proprio modo di essere, può decidere di interpretare il tempo del fumetto, generando, creando, da persona a persona, un’esperienza sempre nuova.
Come in tutte le opere dell’autore, anche in questa, soprattutto in questa, ricorrono frequenti le domande che noi uomini mortali ci poniamo nel corso delle nostre vite, quelle domande che ci facciamo ogni giorno quando guidiamo la macchina o quando siamo al bagno a fumare una sigaretta: Perché tutto questo? Che senso ha? Cosa ho fatto per meritarmelo?

 

Maicol&Mirco prova a dare risposta e la risposta è che non c’è risposta da dare, è così e basta.
Dio, da ragazzino ribelle il quale è, crea semplicemente quello che gli va. È solo e deve trovare un modo per esprimere se stesso, ha creato Satana come suo amico, costola della sua frustrazione, e genera cose a caso. È un artista e come tutti gli artisti crea senza dare una spiegazione.
D’altronde a costruire un modo pieno di felicità e amore si finisce per ripetersi e atrofizzarsi, come il papà di Dio, che finisce per sentire più il peso che la gioia nel creare e dare la vita.

In conclusione, Maicol&Mirco, che nel fumetto si immedesima metaforicamente nella figura del cinico e distaccato Satana (che, mentre Dio si perde nel dolore delle sue turbe emotive, mangia panini, rutta e legge fumetti) con questa sua ultima opera ci mostra come sia impossibile cercare di mettere in relazione Dio con la condizione umana usando quest’ultima come metodo di paragone: non si può ragionare da uomini su Dio, perché tutto finirebbe per essere una grande commedia, una grande cinica barzelletta, che lascia l’amaro in bocca, in cui Dio è un adolescente che ha Satana come amico.

Da piangere dal ridere.