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Saint Seiya Lost Canvas, una serie tutta da guardare!

Tre orfani uniti da una forte amicizia e un inesorabile e tragico destino, loro sono i protagonisti di Lost Canvas, lo spinoff di Saint Seiya ambientato 243 anni prima nel vivo della Guerra Sacra tra le forze oscure di Ade e i cavalieri di Atena.

Scritto e disegnato da Shiori Teshirogi e supervisionato dal Sensei Kurumada, Lost Canvas nasce come prequel ufficiale della serie classica ma diviene ben presto una serie apocrifa a causa della nascita di Saint Seiya Next Dimension, scritta e disegnate da Kurumada stesso, la serie è ambientata nella stessa epoca ma tratta personaggi e avvenimenti in modo molto diverso.

La storia narra di Tenma, Bronze Saint di Pegaso e predecessore di Seiya, e del suo percorso per divenire cavaliere di Atena, reincarnatasi in Sasha sua amica d’infanzia, e della loro battaglia contro Ade, tornato in vita nel corpo di Alon fratello minore di quest’ultima. Per fronteggiare il potere della divinità della morte il Cavaliere di bronzo dovrà superare prove impervie e potenti specter sempre affiancato da Yato, Bronze Saint di Unicorn, e da Yuzuriha, Silver Saint di Crane. Lo sviluppo della storia abbandona lo schema classico e la Teshirogi riesce sapientemente a dribblare tra i paletti imposti dalla serie classica (il finale già annunciato ad esempio) e a intrecciare una trama appassionante. I personaggi godono di un ottimo approfondimento caratteriale acquisendo importanza e spessore ai fini del racconto.

L’opera ha riscosso in patria, e nel resto del mondo, un degno successo tanto da ispirare, nel 2009, la produzione di una nuova serie OAV di 26 episodi non curati come di consueto dalla Toei Animation ma affidata, per la prima volta, alla TMS Entertainment. Il risultato direi che è ottimo, le animazioni sono fluide e molto dinamiche e il character design si discosta dallo stile tipico di Shingō Araki, seppur rimanga sempre il mio preferito, e ne sviluppa uno originale molto vicino a quello del manga.

Grazie al lavoro di Anime Factory, anche noi italiani abbiamo potuto godere dell’edizione per l’home video, distribuita sia in formato dvd che blu ray, l’edizione è buona sotto tutti i livelli. Raccolta in due cofanetti, uno per ogni serie da 13 episodi, l’edizione presenta una cura grafica che si ispira molto fedelmente all’edizione giapponese e un booklet a colori di 24 pagine con sinossi e gallery dei personaggi, il tutto raccolto nelle classiche custodie in plastica impreziosite da un copricustodia in cartone.

Queste le caratteristiche tecniche:
Formato video: 16/9 1.78:1
Audio: ITALIANO 2.0 / GIAPPONESE 2.0
Sottotitoli: ITALIANO
Durata: 325 minuti circa (episodi 01-13)
Contenuti extra:
Include un booklet a colori esclusivo di 24 pagg. con sinossi e gallery dei personaggi.
Tre diverse tracce audio italiane:
• Fedele all’originale con i colpi speciali tradotti
• Fedele all’originale con i colpi speciali in giapponese
• Ispirata all’adattamento italiano della serie classica

Personalmente ho apprezzato moltissimo la scelta dei tre doppiaggi italiani che di certo riusciranno a soddisfare i gusti di un po’ tutti i fan lasciando loro la scelta di quale scegliere per la visione. Altro aspetto che ho trovato davvero interessante la scelta di inserire, tra i contenuti extra dei dischi, i video in sala di doppiaggio dove i singoli doppiatori vengono filmati durante alcune sessioni ed è divertente notare le tecniche usate da ognuno di loro per immedesimarsi meglio nel proprio personaggio.

Che dire, la serie è a mio avviso molto buona, come l’edizione italiana molto ben curata, da qualche mese è anche disponibile nel catalogo di Netflix quindi direi che non ci sono scuse per evitare la visione di questa appassionante saga dedicata ai Santi di Atena!

Saint Seiya – 30 anni in TV raccontati da Ivo De Palma

Già sulle pagine di Dimensione Fumetto si era potuto parlare di uno dei grandi miti della nostra infanzia, ossia I Cavalieri dello Zodiaco. A partire dalle ultime uscite sulle TV giapponesi fino ad arrivare a una classifica di come ci abbiano rovinato la vita.

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Pochi sanno che dalla loro prima messa in onda sono passati esattamente trent’anni. Cosa significano questi sei lustri sul groppone per una serie che ormai è diventata storica? Possiamo saperlo noi, o forse è meglio farci raccontare la storia da qualcuno che l’ha vissuta in prima persona? Siccome noi di Dimensione Fumetto abbiamo gli agganci giusti, ci siamo orientati sulla seconda scelta, quindi diamo il benvenuto a un ospite d’eccezione, vera a propria colonna portante di questo importantissimo fenomeno.

Fate un bell’applauso a Ivo de Palma!

I Cavalieri dello Zodiaco sono arrivati in Italia nel 1986, ben trent’anni fa: quando sei stato contattato per il tuo primo turno di doppiaggio, sapevi già di cosa si sarebbe trattato? E in caso contrario, che impressione ti ha fatto il cartone quando l’hai visto per la prima volta?
No, assolutamente. Ma nessuno di noi sapeva bene di cosa si trattava. Probabilmente compreso il direttore. Era semplicemente una nuova commessa, per un buon numero di episodi iniziali (non arrivò tutta insieme), del repertorio che in quegli anni stava prendendo sempre più piede. “Vedere il cartone” sul lavoro significa essenzialmente vedere solo le scene in cui c’è il proprio personaggio, quindi un giudizio sul complesso dell’opera in quelle condizioni è difficile. Sapevo comunque che quello era il protagonista e ne ero ovviamente felice, anche perché era la conferma che questo direttore, che mi conosceva da non molto tempo, ma che da subito mi aveva assegnato cose carine (Zor di Robotech 3, per esempio), mi stimava.

ivo-de-palmaPerché pensi che dopo trent’anni ci sia ancora un seguito così numeroso dietro ai Cavalieri, al punto dal riproporre le serie in DVD, da avere giornali sportivi che ne ristampano i fumetti come allegati extra-quotidiano? Credi che il pubblico sia il medesimo di tre decenni fa, o che anche le generazioni odierne ne siano affascinate?

 Le generazioni odierne mi sembrano complessivamente meno affascinate da quella tipologia di prodotto. Nel frattempo è cambiato anche il modo di raccontare e di rappresentare, e questo ha influito anche sul gusto dei fruitori, che oggi si orienta di più verso altre cose. Resta lo zoccolo duro dei bambini e ragazzini di allora, oggi sui trenta e passa, e di qualcuno che successivamente ha conosciuto la saga attraverso le numerose repliche. Tutti furono conquistati dal potente mix di mitologia occidentale e orientale (ancorché quest’ultima fosse spesso annacquata dalle censure), e dal numero considerevole di personaggi, cosa che permette a ciascuno dei fruitori di trovare il suo alter ego, il suo avatar preferito, il personaggio, in buona sostanza, in cui identificarsi. Poi, qualcuno si innamorò anche delle nostre voci, come si sa.
I cartoni come I Cavalieri dello Zodiaco, negli anni ’80/’90 venivano accusati di eccessiva violenza, di usare immagini troppo forti per un pubblico giovane, come i celebri Ken il Guerriero o L’uomo Tigre, al punto di subire delle forti censure quando approdavano sulle reti commerciali come Mediaset. Eri della stessa opinione? Ritieni che comunque fosse veicolato un messaggio positivo per le generazioni dell’epoca, come la devozione a un ideale o lo spirito di sacrificio per i Cavalieri di Atena?
L’argomento è stato negli ultimi anni ampiamente dibattuto e la mia opinione personale non ha nulla a che vedere con ciò che sono tenuto a fare sul lavoro per venire incontro alle esigenze del committente. Esigenze che, peraltro, sono spesso tarate sulle richieste del pubblico, o quantomeno di quello che si organizza e fa valere le proprie ragioni. Questo per dire che le censure le volle, e le ottenne, in ultima analisi, il pubblico. Non furono un’idea peregrina di committenti ed emittenti. Se poi qualcuno non si riconosceva nelle istanze di quella parte di pubblico, avrebbe dovuto organizzarsi in egual modo per promuovere la visione opposta. Ma ciò non avvenne, perché è molto impegnativo. Alcuni preferirono, e talvolta ancora preferiscono, sfogarsi sulla tastiera prendendosela con i doppiatori. E qui mi fermo, perché il tentativo di definire ulteriormente questi campioni potrebbe espormi a una querela.

pegasus-saint-seyaUno dei punti di forza della versione italiana dei Cavalieri era sicuramente il suo adattamento dei dialoghi, volutamente resi con un tono aulico volto a sottolineare l’epicità della storia raccontata. Credo che tuttora sia uno dei rari casi in cui il doppiaggio italiano abbia superato quello originale in giapponese. A chi è venuta l’idea di questo brillante adattamento, come doppiatori avete avuto libertà nel rendere meglio alcune espressioni, oppure dovevate seguire pedissequamente il copione?
Anche su questo le opinioni sono varie e spesso divergenti. Quella scelta, comunque la si voglia considerare (in questo caso le “50 sfumature” vanno da “capolavoro” a “stupro”), fu farina del sacco del direttore e del dialoghista dell’epoca. Poi, capitò spesso che in sala si aggiustasse ulteriormente il tiro, o si portassero alle estreme conseguenze (con l’approvazione del direttore) alcune scelte (come le citazioni poetiche di Pegasus, sicuramente farina del mio sacco).

Doppiare lo stesso personaggio per 114 episodi (almeno la prima serie) quando avevi appena ventiquattro anni: avevi già la percezione di doppiare qualcosa che sarebbe stato ricordato negli anni a venire, oppure pensavi fosse semplicemente una bolla di sapone destinata a esaurirsi presto? Ti è rimasto qualcosa del personaggio di Pegasus, magari nelle tue espressioni quotidiane?

 Non avevamo, inizialmente alcuna coscienza di ciò che la serie avrebbe rappresentato, e tantomeno del fatto che trent’anni dopo ne avremmo ancora parlato. Su quanto mi è rimasto di Pegasus non esageriamo. Se parlassi come lui nella vita reale sarei da TSO urgente… (ride, N.d.A.) Diciamo che grazie a lui mi rimangono le numerose fiere cui sono spesso invitato, e un bel rapporto con la maggioranza degli appassionati.

In fase di doppiaggio di un episodio sapevi già come si sarebbe dipanata la trama dell’opera oppure la scoprivi quando ti recavi in sala?
Non erano ancora i tempi in cui potevi trovare tutto in rete prima ancora che in sala. Quindi scoprivamo tutto a microfono.

Scusa per la domanda banale, ma c’è qualche episodio che ti ha colpito in particolare di tutta la serie?
Diciamo che sono particolarmente affezionato al film Le Porte del Paradiso, ancorché sia quello meno gradito all’autore della saga. A me piace per lo stesso motivo per cui lui lo detesta. Cioè per la lentezza e le atmosfere rarefatte.
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 Per chiudere, una domanda che è più una curiosità mia, ma devo chiedertela, visto che da piccolo cercavo di imitarti in tutti i modi. Come è nato il mitico IAIIIIIIIIII di Pegasus?

 “IAIII” oppure “KIAIII” deriva dal mio precedente, e comunque piuttosto fugace, contatto con l’Aikido. Fu lì che sentii parlare per la prima volta del KIAI, cioè di questo urlo che libera energia. Non lo esercitai mai personalmente, in palestra, ed è probabile che venga vocalizzato in modo diverso. Semplicemente, presi il nome di quel colpo e lo trasformai nel colpo stesso, giocando sulla potente sonorità di “A” e “I” abbinate in sequenza.

Grazie per il tempo che hai concesso a Dimensione Fumetto, e per avere reso felice quel piccolo bambino di dieci anni che oramai ne ha più di trenta e che è cresciuto con le storie che tu hai contribuito a raccontare.

Grazie a voi.
A microfono, avviene spesso tutto “a nostra insaputa”.
Non sappiamo bene cosa, e in che misura, arriverà ai destinatari.
Finché qualcuno non ce lo racconta.
Ed è sempre una sorpresa, nonché un piacere, sentirlo.

Saint Seiya: un successo lungo 30 anni!

I Cavalieri entrano negli “enta” e noi di Dimensione Fumetto non potevamo non festeggiare questo loro traguardo con un doveroso punto della situazione sul successo di Saint Seiya, che a distanza di trent’anni è ancora sulla cresta dell’onda e nel cuore degli appassionati.

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Masami Kurumada con i suoi personaggi alle spalle.

Partiamo dall’inizio, l’autore Masami Kurumada, classe 1953, iniziò la serializzazione del manga nel 1985. Gli episodi, che venivano pubblicati con cadenza settimanale su Shonen Jump, facevano parte di un progetto molto più ampio volto alla pura e fredda vendita di gadgets. Solo in seguito ne fu tratta una serie animata tradotta con successo in più di cinquanta nazioni. Proviamo allora ad analizzare i motivi di un successo così ampio e duraturo.

Fin da subito quello che è chiaro allo spettatore è la presenza di personaggi ben delineati, ognuno con una caratteristica ben distinta, ognuno legato a un colore, ogni colore legato a un’armatura, ogni armatura legata a una costellazione, ogni costellazione legata a un mito (a partire da quello greco, per passare a quello norreno per finire con la storia egizia e la religione indiana).
Si viene quindi fin da subito attratti da questo singolare mix, temi che fino a quel momento erano visti solo come argomento di studio scolastico acquisivano improvvisamente un nuovo vigore (stessa cosa che anni prima era successa con la Rivoluzione francese e Lady Oscar, a esempio).

La serie tokusatsu più favosa in occidente, i Power Rangers, a confronto con Saint Seiya.

La serie tokusatsu più famosa in occidente, i Power Rangers, a confronto con Saint Seiya.

Qui il protagonista non è un solo personaggio e non assistiamo al classico cliché del cattivo che diventa buono, i personaggi che inizialmente sembrano antagonisti nel corso della storia diventano invece un gruppo affiatato, un team, ognuno ha un carattere ben distinto e ha un colore che ne identifica il potere e ne esalta la distinguibilità, caratteristica questa ripresa a piene mani dalle serie live action dei tokusatsu:

Seiya (Pegasus) è associato al rosso, colore che da sempre nelle serie identifica il leader, la sua armatura è bianca e il suo potere viene dalla luce;

Shiryu (Dragone) è associato al verde, colore che nei tokusatsu è solitamente legato o a un’evoluzione del protagonista o a un suo braccio destro, quasi pari; l colore viene anche associato all’acqua, che è il suo elemento;

Hyoga (Cristal) è associato al blu, la sua armatura è azzurra e il suo potere viene dal ghiaccio;

Shun (Andromeda) è associato al rosa, altro colore da team dei live action, rappresenta la parte femminile del gruppo e la sua gentilezza è spesso associata a una presunta omosessualità; la sua armatura trae potere dalle catene che imprigionarono la regina Andromeda nel mito greco;

Ikki (Phoenix) è associato all’arancio, colore che è una variazione calda del classico giallo presente solitamente nei team dei telefilm giapponesi, la sua armatura è un mix di blu e arancio e il suo potere è il fuoco.

Oltre a queste peculiarità visive quello che fin da subito cattura lo spettatore è la presenza di forti valori morali quali la lealtà e il rispetto.

Nei primi episodi troviamo i personaggi l’uno contro l’altro, il loro scopo è vincere l’Armatura d’oro combattendo all’ultimo sangue, tutti contro tutti. Presto però un elemento destabilizza lo spettatore: durante uno degli episodi più forti e toccanti di tutto l’anime, Seiya e Shiryu, entrambi molto tenaci, gareggiano alla pari, fino a quando il Cavaliere di Pegasus, quasi rischiando la vita, riesce a battere il Cavaliere del Dragone. Coriandoli e urla da stadio, si inneggia a Seiya come vincitore ma Shiryu, in quel momento, viene colto da un infarto, conseguenza del suo ultimo colpo. Il suo cuore è fermo e il tatuaggio del drago che ha sulla schiena sta svanendo: cancellatosi del tutto, la vita del Cavaliere avrà fine e solo un pugno forte quanto quello che ne ha causato il blocco può riattivarlo. Il Cavaliere delle tredici stelle è sfinito, esangue, lo stanno trasportando via in barella quando ecco che Seiya raccoglie le sue ultime forze e sorretto da Hyoga lancia un pugno fortissimo in corrispondenza del cuore di Shiryu. All’urlo di «Non sparire maledizioneeeeeeeee», la forza del colpo proietta Dragone, insieme a Shun che lo sosteneva, contro un muro. Attimi di silenzio, occhi sbarrati e poi il miracolo: un battito cardiaco, il cuore ha ripreso a funzionare. “Dragon Saved” come recitano gli schermi televisivi.
In questa scena vediamo che dei ragazzi che fino a un attimo prima erano solo dei rivali in battaglia improvvisamente mettono da parte il loro orgoglio e uniscono le forze per salvare la vita dell’altro: nasce così una squadra invincibile, che grazie alla forza di volontà e al rispetto degli altri, della forza dell’avversario, potrà affrontare qualsiasi sfida.

Ma ovviamente i valori e sentimenti non sono l’unica forza di questa serie. Facendo un passo in dietro, ricordiamo che fu creata per la vendita di giocattoli, nello specifico di action figures, dunque furono pensati dei personaggi che avessero delle caratteristiche ben distinte che, oltre al colore, possiedono una singolare armatura che in fase di riposo si ricompone a formare il simbolo della costellazione di appartenenza.

Foto tratta dal blog di Gypsy Moth's Blog.

Foto tratta dal blog di Gypsy Moth’s Blog.

I Cavalieri dunque, oltre a essere un ottimo business, che ha dato vita a una delle collezioni più prolifiche di sempre, ha creato un vero e proprio genere dell’animazione giapponese, quello dei guerrieri in armatura. Tant’è che in seguito al successo dei Santi nacquero diverse serie che a loro si ispiravano, ricordiamo tutti Samurai Trooper, da noi I cinque Samurai, e Shurato per citare le due più famose in Oriente.

 

Samurai Troopers (I 5 samurai) a sinistra - Shurato a destra.

Samurai Trooper (I cinque samurai) a sinistra – Shurato a destra.

Ma c’è un altro fattore che ha contributo a rendere la serie fruibile e famosa: la trama.
Strutturata come il più classico videogiochi picchiaduro a scorrimento, vediamo che la storia si evolve seguendo uno schema semplice e lineare e l’esempio più significativo è rappresentato dalla saga del Santuario: i cinque protagonisti devono superare in dodici ore le dodici case dello Zodiaco, sconfiggere i dodici Cavalieri D’Oro e salvare Saori che giace in fin di vita a causa di una freccia che sta per infilzarle il cuore. Si ha quindi un crescendo di azione fino ad arrivare all’apice con la sconfitta del boss finale e la Principessa in salvo. Lo schema viene riveduto e ripetuto anche nelle saghe successive. Saori è in pericolo, i Saint si battono, Seiya sconfigge il boss finale e salva la Dea Atena. Formula vincente non si cambia e troviamo lo stesso schema riproposto anche nell’ultima serie animata Saint Seiya Soul of Gold che vede protagonisti i Cavalieri D’Oro. Dunque è chiaro che non solo i colpi di scena e gli scontri sono importanti ma per catturare lo spettatore è necessaria anche una trama ben comprensibile e ben strutturata.

Non dimentichiamo poi il valore aggiunto che la serie ha ricevuto grazie allo splendido character design a opera di Michi Himeno e del compianto Shingo Araki. Il loro tratto plastico e sinuoso ha reso i personaggi maggiormente accattivanti; d’altronde, non è un caso, se a questi nomi si legano serie di straordinario successo come la già citata Lady Oscar e lo stranoto Goldrake.

Alcune opere di Himeno e Araki, da sinistra: Ulisse 31, Goldrake, Lady Oscar, Lulù l'angelo tra i fiori.

Alcune opere di Himeno e Araki, da sinistra: Ulisse 31, Goldrake, Lady Oscar, Lulù l’angelo tra i fiori.

Ovviamente da grandi successi nascono grandi polemiche e Saint Seiya non è esente da queste, infatti la serie viene additata di eccessiva violenza costringendo la Mediaset, che ne ha replicato negli ultimi anni tutti gli episodi, a censurarla tagliando o oscurando le scene di sangue.

Ma a parte le poche polemiche quello che Saint Seiya lascia in eredità è solo il grande successo che questa serie continua a mietere da trent’anni, testimone ne sono i numerosi spin off manga, le serie animate e le diverse collezioni di action figures che continuano a essere prodotte tutt’oggi.

Quindi tanti auguri Saint Seiya, continua a bruciare il tuo cosmo fino ai limiti estremi dell’universo.

Saint Seiya: una nuova edizione in DVD

schermata-2016-10-04-alle-17-17-29Questo sembra essere il mese di Saint Seiya per i fan italiani della serie.

Dopo l’uscita in edicola di una nuova edizione del manga di Lost Canvas, partita il 4 ottobre, con il Corriere dello Sport e in collaborazione con Panini Comics, il 13 ottobre, a opera di Yamato Video, sarà disponibile il primo di tre box che racchiudono la serie storica in dvd.

L’edizione è la stessa già presentata anni fa ma il packaging è rinnovato e trasformato in un più pratico e pregiato cofanetto in cartone.

Il primo box conterrà TUTTA la saga delle 12 case divisa in 12 dischi.

Ecco le caratteristiche tecniche:

  • Data Uscita: 13 Ottobre 2016
  • Codice prodotto: B01KBLS9IM
  • Supporto: DVD
  • Numero Dischi: 12
  • Audio: Italiano/Giapponese
  • Sottotitoli: Italiano (adattamento tv) , italiano (fedeli all’originale)
  • Regione: 2 PAL
  • Regia: Kazuhito Kikuchi, Kozo Morishita

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Saint Seiya Ω: poteva andare peggio…

Saint-Seiya-Omega-01Chi mi conosce sa che i miei tempi di lettura e visione sono ormai diventati biblici, potrei dire che mi piace assaporare il prodotto ma la cruda verità è che sto invecchiando e mi sto impigrendo, potrei inginocchiarmi sui ceci e fustigarmi con un gatto a nove code degno di una Cristina D’Avena sadomaso, ma non credo cambierebbero le cose, quindi smetto di sprecare pixel e inizio la mia recensione.

Concluso un paio di anni fa in Giappone, Saint Seiya Ω è un anime della Toei Animation, prodotto da Bandai Visual (chissà come mai…), composto da due stagioni per un totale di novantasette episodi.

La prima cosa che mi sono chiesto durante la visione è come mai non fosse ancora arrivata in Italia sulle reti Mediaset, ma la seconda è risultata più significante: perché hanno dovuto chiamare questa serie Saint Seiya? Alla prima non so dare risposta, potrei provare a scrivere una mail di richiesta info, alla seconda cercherò di rispondere con la mia recensione…

Ambientata una decina di anni dopo la guerra sacra contro Hades, Omega (preferisco chiamarla così) narra le gesta di Kouga il nuovo cavaliere di Pegaso, che dovrà proteggere Saori, la dea Atena, dagli attacchi dei martian, i seguaci del dio Mars, spalleggiato da Souma di Lionet, Yuna dell’Aquila, Ryuhou di Dragon, Haruto di Wolf e, sul finire, da Eden di Orion. La prima stagione si conclude con la salita alle nuove dodici Case dello Zodiaco fino ad arrivare allo scontro finale con il dio della guerra.

Saint-Seiya-Omega-05Nella seconda stagione troviamo i sei protagonisti impegnati nella lotta contro i pallasite, i guerrieri della dea Pallas, un tempo amica del cuore di Atena e ora sua acerrima nemica, e assistiamo all’ingresso di un nuovo personaggio, il cavaliere d’acciaio Subaru (poi cavaliere di Equuleus).

Il tratto di Yoshihiko Umakoshi, character designer anche di Kyashan Sins, all’opera nella prima stagione, non dispiace: i personaggi hanno una bella presenza e sono accattivanti, perfetti per il target di giovanissimi a cui la serie è rivolta; quello di Keiichi Ichikawa invece cerca di scimmiottare il compianto Araki procurando, in più di un momento, un colpo al cuore a noi fan della vecchia guardia.

Le animazioni sono di una qualità che definire altalenante è un eufemismo, sono lontani i tempi in cui, per citare Nadia della Gainax, troviamo solo l’orrido “ciclo dell’isola” disegnato dal nipote non talentuoso di Hideaki Anno; qui infatti i nipotini si alternano al ritmo di cinque minuti a episodio, regalandoci scene di buon livello accanto ad altre di dubbia qualità.

La produzione ha volutamente abbassato il target di riferimento e, mentre la serie classica era rivolta a un pubblico di adolescenti, questa strizza l’occhio ai ragazzini delle elementari; primo sintomo di questa rivoluzione sono le armature, non più solide vestigia ma anatomiche tutine luccicanti, non più racchiuse in pesanti scrigni da trasportare sulle spalle ma, a causa dell’avvento di Mars che ha cambiato il flusso energetico in tutto il mondo, le cloth sono mutate e ora sono racchiuse in ciondoli da portare comodamente al collo (dopo una “guerra santa” da parte dei fan, nella seconda stagione si sono “magicamente” evolute e tornano negli scrigni…).

Mentre nella serie classica eravamo abituati a una trama da tipico videogioco picchiaduro a scorrimento, qui i combattimenti si susseguono in modo casuale senza una precisa logica, i nemici non vengono sconfitti dopo una dura lotta, ma gli stessi si ritirano per tornare poi in seguito, cosa che era permessa solo a Shaina, Tisifone per noi italiani, e con giusta causa direi.

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Nel corso della storia vengono poi reintrodotti i cinque storici cavalieri di bronzo che, mentre nella prima stagione hanno un ruolo di comparsa, alla stregua di Yoda nel VI capitolo di Star Wars, nella seconda sono tutt’altro che spalle e hanno spesso il ruolo da protagonisti; segno che i nuovi personaggi non sono riusciti a fare presa sul pubblico e c’era bisogno di giocarsi tutte le carte, anche quella dei cavalieri d’acciaio per capirci. Il problema di questa operazione è che i personaggi sono spesso snaturati e banalizzati, ma in fondo questo è il destino di un po’ tutti i volti di questa serie, che vedono il loro carattere solo abbozzato e mai approfondito veramente. Uno dei pochi ad avere una maggiore presa è Harbinger del Toro, che spicca tra tutti i nuovi cavalieri d’oro, surclassando anche Kiki che qui è cavaliere di Ariete.

La sceneggiatura ha diverse falle, nelle ultime puntate vediamo morire praticamente quasi tutti i personaggi, per poi ritrovarli vivi sotto le macerie così come nulla fosse: le incongruenze non si contano, qualcuno spiega agli sceneggiatori che il cavaliere dell’Aquila nella serie classica è Marin, Castalia, ed è un cavaliere d’argento e non di bronzo come anche Orione?

Dopo la visione della serie diciamo che sono parecchio amareggiato perché le potenzialità per essere una “nuova Asgard” (una delle poche serie filler della storia degli anime a essere un prodotto degno) le aveva tutte, e sono state sfruttate male e con superficialità. Questa mia convinzione è stato l’unico motivo che mi ha portato a concludere, in modo un po’ sofferente lo ammetto, la visione della serie.

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Ora non voglio dire che sia un prodotto scarso perché non lo è, forse mediocre, in alcune puntate supera anche la sufficienza, il problema è che se crei una serie che si chiama Saint Seiya è scontato e immediato il confronto con la serie classica e purtroppo Omega ne esce sconfitta sotto tutti i fronti. Lo stratagemma di farla passare come seguito della serie classica suona un po’ come la trovata commerciale che fece di Mila, qui in Italia, la cugina di Mimì, e probabilmente se ciò non fosse accaduto non si sarebbero fatti confronti e non avremmo storto il naso per le nuove armature racchiuse nelle Cloth Stone, né per la mancanza dei combattimenti epici, né per la banalità dei dialoghi, né per i disegni poco accurati, né per i buchi nella trama: in fondo non tutti i prodotti possono essere degni come Lost Canvas.

Nonostante tutto però, un po’, è nu piezz’e core.

Otoko zaka: Kurumada prima di Saint Seiya

OZ05Composto da cinque volumi e ancora in corso di pubblicazione in Giappone, Otoku Zaka è l’opera appena precedente al fratellino famoso Saint Seiya. Scritta e realizzata nel 1984, rimane sospesa al terzo volume fino all’anno scorso, quando il Sensei Kurumada decide di riprenderne la serializzazione.

La scuola media Toun Middle School di Kujukuri, una città della prefettura di Chiba, ha da tempo un leader indiscusso, Jingi Kikukawa, un ragazzo che nei suoi tredici anni di vita (??? N.d.R.) non ha mai perso un combattimento, questo fino a quando non fa la sua comparsa Sho Takeshima, capo della banda del Giappone Occidentale che ha come unicoOZ02 scopo quello di diventare il leader di tutto il Giappone; i due intraprendono un duro scontro che terminerà con la sconfitta del talentuoso tredicenne. Deluso dalla sua recente sconfitta, Jinji, si reca sulla Montagna dell’Orco alla ricerca di Kenka-Oni, il demone delle risse, per chiedergli di allenarlo e farlo diventare più forte. Il misterioso uomo sottopone il ragazzo a una prova estrema grazie alla quale riconoscerà in lui “l’ultimo vero uomo” sulla Terra.

La prima cosa che subito ho notato sfogliando il volume è la qualità dei disegni, più alta in confronto a Saint Seiya Next Dimension, seguito della serie classica tuttora in corso di pubblicazione. Il tratto, ben corposo e deciso, si fonde bene con le linee cinetiche e le illustrazioni a tutta pagina tanto care al maestro. Già da quest’opera è possibile trovare i tratti distintivi che ritroveremo poi in Saint Seiya, tant’è che i protagonisti sembrano quasi essere dei prototipi dei Santi di Bronzo.

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la lettura del solo primo volume risulta insufficiente per dare un giudizio sull’opera, spesso gli shonen manga partono a rilento e questo sembra proprio uno di quei casi, una storia semplice, lineare ma ben scritta; di certo non una spiacevole lettura ma dovremo aspettare le successive uscite per tirare le somme, però una cosa è sicura, Kurumada di opere belle ne ha fatte e piano piano grazie a Jpop le scopriremo tutte… almeno mi auguro!

La bufala della Disney che compra i Cavalieri dello Zodiaco

Nella giornata di ieri è circolata insistentemente una voce che riguardava l’acquisto da parte della Walt Disney Company del brand di Saint Seiya. Si tratta, ovviamente, di una bufala bella e buona messa in piedi dal portale spagnolo Noticias365.info che è, come dichiarato sulla loro pagina web, ” un portal de entretenimiento, las noticias son creadas por los usuarios y son notícias humorísticas fantasiosas, fictícias, que no deben ser llevadas a lo sério o servir como fuente de información!”.

In pratica un sito di bufale dichiarate che punta sulla ormai arcinota sprovvedutezza dell’utente medio dei social network per raccogliere click.

A quelli che avevano sperato in un Pegasus vs Elsa dedichiamo il video qua sotto sperando possa consolarli.

Tamashii Nation 2015 tutte le action figures di Saint Seiya

Si sta svolgendo in questi giorni, e fino al 1 novembre, il Tamashii Nation 2015, la rassegna dove vengono presentate le nuove collezioni di Action Figures per l’anno 2016. Tantissime le novità per i fan di Saint Seiya: è stata infatti annunciata la nuova linea Saint Seiya DD Panoramation, Myth Cloth con dimensioni ridotte vendute insieme a diorami con i quali ricostruire le scene più importanti dell’anime. Vengono anche mostrati tutti i Cavalieri d’oro e alcuni personaggi tratti da Soul of Gold… risparmiate gente che nel 2016 vi tocca spendere!