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L’arrivo del Rebirth DC in Italia: la miniguida – Parte I

È finalmente arrivato in Italia Dc Universe Rebirth e leggo in giro commenti di persone perplesse su questo “reboot”(?). Molti, giustamente si chiedono cosa valga o meno la pena seguire, scoraggiati soprattutto dalla quindicinalità di molte testate.
Innanzitutto, il primo consiglio che do in genere è sempre lo stesso: leggete ciò che più vi ispira!
Quando si scopre una cosa bella (o perché no, anche brutta), non si fa altro che affinare i propri gusti e sapere, la volta successiva, verso cosa indirizzarsi.
Fatta questa doverosa premessa, passiamo a ciò che di questo Rebirth vale la pena recuperare (o no).
La prima testata di cui vado a parlare è quella che si presenta come una delle migliore qualitativamente parlando: Flash; nella quale si trovano tre albi USA, e cioè:

                              Green Arrow

Benjamin Percy ci è riuscito. A fare cosa? A far dimenticare il disastroso New52 di questo “eroe del popolo”.
Oliver è davvero rinato, ed è tutto come lo avevamo lasciato
. Black Canary, la visione da attivista di sinistra, le strade e il peso di essere comunque, in fin dei conti, un privilegiato.
I primi archi narrativi vedranno Oliver affrontare situazioni già viste in passato, ma che lo porteranno sempre più vicino al punto di rottura, se non fosse per l’amore della sua vita, ritrovato (si spera per sempre) in occasione di questo Rebirth.
Ai disegni, nei primi numeri, troviamo Otto Schmidt e Juan Ferreyra entrambi con uno stile molto personale e adatto alla storia che Percy sta raccontando.
Schmidt in particolare, regala delle pagine con delle soluzioni che lasciano a bocca aperta per l’intensità emotiva.
Insomma, se vi mancava il vecchio Oliver Queen, non potete perdere questo fumetto.
Da oggi con l’iconico pizzetto biondo in più.

 

Aquaman

Cosa dire di Arthur Curry, sovrano di Atlantide?
In realtà che gli dovremmo tutti delle scuse
. Nell’immaginario di Internet degli ultimi anni, Aquaman è dipinto come l’eroe inutile per eccellenza. Già all’inizio del New52 però, Geoff Johns aveva reso chiaro a tutti che le cose non stavano così (anzi, consiglio di recuperare anche quella run, per chi se la fosse persa).
Successivamente, la sua stella si era appannata, ritornando nell’oblio da eroe di serie B, nonostante sia uno dei pesi massimi della DC. Personalmente infine ho trovato un ultimo guizzo solo in alcuni punti della run di Parker.
Ora alle redini della testata è giunto Dan Abnett e ha deciso di ritornare alle origini del personaggio. Al suo eterno nemico Black Manta e ai cari dubbi del buon Arthur, diviso tra i suoi retaggi: terrestre e atlantideo.
La serie parte molto lentamente, ma man mano costruisce dei comprimari interessantissimi, tra cui spicca Mera, determinata regina di Atlantide. La run, che in un primo momento potrà sembrare anche banale e appunto già vista, offre col passare dei numeri uno sguardo nuovo e sfaccettato sul personaggio.
Dal punto di vista grafico, nulla da segnalare. I disegni non sono eccezionali ma nemmeno brutti. Si lasciano guardare pur essendo dimenticabili. Qui la storia la fa da padrone.

The Flash

Flash è un personaggio predestinato. La nascita di Barry Allen ha dato inizio alla Silver Age. La sua morte ha segnato la fine della Crisi sulle Terre Infinte, in un qualche modo.
Il voler salvare la madre ha creato Flashpoint. E ora, un altro Flash (Wally West questa volta) ha generato il Rebirth. Barry Allen, come tanti suoi colleghi, non se la passava molto bene nelle mani di Robert Venditti. C’era bisogno, ancora una volta di tornare alle origini. Di una Rinascita.
Ed ecco Joshua Williamson giungere in soccorso del Velocista Scarlatto. La nuova serie è ciò di cui il personaggio aveva bisogno. Scritta bene e con una buona caratterizzazione dei personaggi che mira a gestire anche il rapporto tra Barry e il nuovo Kid Flash/Wally West. Ai disegni, troviamo quello che ad oggi, come ho detto anche in un altro articolo, sembra nato per disegnare Barry e soprattutto la Forza della Velocità. Carmine di Giandomenico si sta letteralmente superando (gioco di parole involontario ma quanto mai calzante).
I testi alla lunga potrebbero cominciare a sapere di già visto, ma il comparto grafico (in cui è presente anche il bravissimo Neil Googe), da solo, giustifica il prezzo di copertina.
La seconda e ultima testata di cui parlerò oggi è invece quella che negli USA (ma sono convinto anche qui da noi), sarà l’ammiraglia in quanto a vendite. Sto parlando ovviamente di Batman, che ha al suo interno:

Batman

Qui le cose sono difficili. Quello che King scrive è un Batman tanto classico quanto mai visto. È un uomo che sa di essere fondamentalmente in bilico, a un centimetro dall’Abisso. È un uomo condizionato da un evento, un trauma che non supererà mai nella sua vita, ma che ha scelto di non farsi limitare. Anzi. Bruce Wayne di Tom King è un pazzo che sa di esserlo.
Il primo arco narrativo apre immediatamente a qualcosa di più grande che sarà sviluppato soltanto nei numeri seguenti. Incidentalmente, è anche la parte più debole della primissima parte della gestione King.
Ai disegni troviamo inoltre il non sempre in formissima David Finch, anche se qui, aiutato anche da un diverso modo di raccontare dello scrittore stesso e dalla cupezza dell’ambiente, risulta essere molto più digeribile.
Ma il meglio deve ancora venire. È solo nel secondo story arc che Tom King scoprirà le sue carte, rivelando i suoi veri intenti. Si prospetta una lunga run. E i lettori del pipistrello possono stare tranquilli.

Detective Comics

Se dovessi scegliere il fumetto che in questo Rebirth mi ha maggiormente stupito non avrei dubbio alcuno: Detective Comics di Tynion IV, disegnato da Eddy Barrows ed Eber Ferreira tra gli altri.
Partiamo col dire che è un fumetto in cui Batman è quasi una comparsa sullo sfondo, almeno all’inizio. Una squadra comandata da Batwoman che ha, tra gli altri, elementi come un Clayface stranamente redento e determinato a fare la cosa giusta. L’azione spesso e volentieri lascia spazio alla caratterizzazione e ai dialoghi tra i personaggi; la vera anima di questo fumetto infatti sono le emozioni. Amore, rabbia, frustrazione… Ogni sassolino che cade può trasformarsi in una valanga emotiva in questa Gotham più buia che mai.
È una serie che fa stare sempre sulle spine. Ogni pagina girata potrebbe portare a un colpo di scena inaspettato.
Qualcuno diceva che esistono fumetti intelligenti e arguti. Altri che hanno dei disegni strabilianti o una trama interessantissima e poi ci sono semplicemente i fumetti belli.
Ecco, questo Detective Comics è “semplicemente” un fumetto bello. Molto.

Con i primi due spillati si chiude la prima parte della guida al Rebirth DC targato Lion.

Ma non temete, presto arriveranno le altre parti!