RW Goen

Rin di Harold Sakuishi – la semplicità dei classici

La copertina giapponese del primo albo, identica a quella dell'edizione italiana

La copertina giapponese del primo albo, identica a quella dell’edizione italiana

Harold Sakuishi è l’autore di Beck, il fumetto di un decennio fa che, diventato un anime programmato dalla rimpianta Mtv, è diventato popolarissimo in Italia. In molti conoscono la serie, in meno hanno letto il manga, che non solo merita, e tanto, per qualità di sceneggiatura, ma che va ben oltre la storia adattata per la tv, quindi chi si è fermato a quella si è perso un sacco di divertimento.

Le opere di Sakuishi sono infatti molto divertenti: non perché ci sono gag esagerate o demenziali, ma perché l’umorismo dell’autore trapela con semplicità dalle vignette, attraverso una narrazione plasmata dalla sua personalità. Lo humor viene fuori dalla visione personale della vita (ad esempio i suoi protagonisti non sono mai baciati dalla fortuna, sono ragazzi dai ragionamenti “elementari” ma sinceri, istintivi e da qui nascono le situazioni ilari) unita ai temi che vengono affrontati, che di solito sono ben noti all’autore; insomma, il Nostro segue saggiamente il consiglio classico dei letterati: scrivi di ciò che conosci.

E Rin, questo titolo appena pubblicato da RW Goen, parla di qualcosa di estremamente quotidiano per lui, cioè di manga. Il protagonista Norito Fushimi, un liceale più o meno trasparente, vuole diventare un mangaka di successo. La ragazza più bella della classe un giorno si accorge della sua abilità nel disegno e quello che nasce tra di loro spinge il ragazzo a impegnarsi ancora di più, soprattutto dopo che il redattore della sua casa editrice del cuore ha brutalmente bocciato una sua opera. Parallelamente, Rin, una bellezza di periferia, riceve numerose offerte di diventare una idol, ma lei ha altri progetti… Una trama non esattamente originale, direte, non è forse simile a quella di Bakuman? Anche lì il protagonista vuole diventare un mangaka, la ragazza più bella della classe, che sogna di entrare nel mondo dello spettacolo, diventa la sua musa ispiratrice, dopo qualche avversità inizia a sfondare e bla bla, quindi niente di nuovo.

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No, se pensate che sia la stessa cosa, state prendendo una cantonata micidiale!

La storia di un ragazzo che vuole diventare un disegnatore di fumetti si è già sentita, e ci credo, perché è la storia di tutti i mangaka di cui comprate i volumi! Questa non è davvero la copia dell’epopea di Muto Ashirogi (nome d’arte del duo protagonista di Bakuman, N.d.A) forte invece è il sospetto che sia la biografia dello stesso Sakuishi: Norito è davvero uno sfigato, ma dopo la stroncatura della sua opera decide di passare l’intera estate ad allenarsi nel disegno, mettendo il lucchetto (filo di ferro) al cellulare, senza uscire con gli amici (uno solo, più sfigato di lui), soffrendo (un unico messaggio ricevuto in tutto il periodo di isolamento) e sudando per poter realizzare il suo sogno. Senza neanche mezza strategia, disegnando quello che gli piace, cioè imitando il suo autore preferito, andando ad urlare sul tetto per dar sfogo alla sua, ehm, vis creativa. Ancora più forte è il sospetto che Sakuishi, mentre ha impostato questa storia, abbia tenuto ben presente Bakuman e abbia fatto di tutto per prendersene gioco. Infatti, a ben pensarci, situazioni ed elementi ricordano molto l’altro titolo, ma sono ribaltati! Ad esempio Rin, la fanciulla bellissima che dà il titolo, all’opera non ha nessuna intenzione di diventare famosa (né idol, né doppiatrice, insomma) anzi, non vorrebbe mai lasciare l’isola dove vive, ma è perseguitata da agenti e manager che la vogliono far debuttare, e, ancora peggio, ha una condizione davvero pesante da gestire, visto che è una medium capace di interagire con i morti. E questo è solo il primo volume, di cui non vi svelerò tutto, perché dovete assolutamente leggerlo.

...impossibile non guardare quelle bocche...

…impossibile non guardare quelle bocche…

Il divertimento e l’ironia non permeano solo la trama di Rin, ma si rivelano anche nello stile di disegno di Sakuishi, apparentemente molto pulito e solido (molto più sicuro e gradevole rispetto agli esordi) ma che ha i punti di forza espressivi negli occhi e nelle bocche: gigantesche queste ultime, enormi, pronte a deformarsi per esprimere i moti interiori. Tutto questo su anatomie e fondi estremamente realistici, plastici e familiari. Un contrasto che già di per sé dà una impronta inconfondibile all’opera e rivela la personalità dell’autore, che poi si riversa nella creazione dei personaggi, plasmati con pochi ed incisivi elementi, che emergono e si impongono con perentorietà. La storia sarà pur semplice, come in Beck (e c’è una simpatica autocitazione tra le pagine) si parla della strada verso il successo, contorta e difficile, dei fallimenti e le fatiche, ma è tutto così vivo e vero che essa entra subito in circolo nel lettore e resta nella memoria.

Come fanno i classici appunto, senza forzare le strutture tipiche, senza esagerazioni o colpi di scena improbabili, ma con equilibrio, semplicità e divertissement.

Mahoromi, l’anima delle case

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Mahoromi, di Kei Toume, edizioni RW-Goen, è una inaspettata sorpresa.

Chiariamo, Kei Toume non può essere davvero una sorpresa, è un’autrice di fama ed esperienza, per quanto meno acclamata rispetto ad altri perché non vanta titoli altisonanti e ultraconosciuti. Chi ricorda Kurogane può dirsi un esperto, e sicuramente altri avranno letto qualcuna delle sue serie brevi, mai troppo fortunate in Italia, forse anche per la loro atmosfera malinconica, se non proprio triste, e il loro essere così giapponesi, anche quando l’ambientazione non lo è affatto.

La storia di Mahoromi – Visioni spazio temporali si svolge a Yokohama, ai nostri giorni, e il protagonista è Toya Niwa, un giovane studente di architettura, che ha appena ereditato la casa in stile moderno-retrò del nonno, affermato architetto di cui però il nipote non sa nulla, non avendo avuto rapporti per tanti anni. Coinvolto dall’amica, e come lui studentessa, Akira nella misurazione di una casa degli anni ’30 in demolizione, Niwa toccando una vecchia maniglia rotta ha la visione di una stanza che non esiste più. Le domande a cui rispondere sono davvero tante, così decide di tornare nell’edificio nottetempo e lì incontra una ragazza bellissima, identica a una donna misteriosa la cui foto il nonno teneva nascosta in casa… Chi è quella ragazza? Cosa significa la visione del giovane?

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Nel corso del primo numero alcune domande troveranno risposta, altre saranno formulate e bisognerà aspettare di proseguire nella storia per svelarle: non saranno però le sole protagoniste, perché tutto l’universo di Toume in quest’opera gira intorno all’architettura di Yokohama, alle sue case costruite all’inizio del ‘900, o meglio dell’epoca Showa (dal 1926 al 1989) in stile occidentale, poi abbandonate dai proprietari e vittime del piano di ricostruzione moderno. Forse un giorno, nella nostra rubrica Benvenuti in Giappone si parlerà del rapporto dei giapponesi con le loro costruzioni storiche, che visto dal nostro punto di vista italiano (infatti non mi risulta, a occhio e croce, che i britannici, ad esempio, abbiano una passione per le ristrutturazioni, visto che molti loro monumenti sono lasciati all’aspetto di rovine e trovano in quello il loro valore) è piuttosto incoerente: nonostante lo Shintoismo creda che gli oggetti vivendo cento anni acquistino una loro anima e una volontà, gli edifici in cattive condizioni, per quanto belli esteticamente e di valore artistico, se non hanno nessuno che se ne occupi, vanno demoliti per lasciar posto ad edifici nuovi.

Questo è il destino anche delle case che il protagonista Niwa visita, ed è anche lo spunto che ha dato il via a questo manga, secondo le parole della stessa autrice, che ha visto scomparire dal suo quartiere splendide case in stile occidentale, come ci racconta nel free-talk di fine volume. Non occorre essere architetti o appassionati di architettura per sentirsi stringere il cuore a veder finir nel nulla costruzioni di tale pregio: ed è quello che succede ai personaggi della storia, che cercano di aiutare lo spirito di queste case… perché riescono a sentire le loro “voci”. Toume resta perfettamente fedele a se stessa in questo aspetto: il sovrannaturale (presente in diverse forme nelle sue opere) qui si manifesta nello spirito degli oggetti, dei  muri stessi, che hanno vissuto i sentimenti dei loro abitanti, hanno assunto un’anima e questa è capace di soffrire e di trasmettere i suoi pensieri.

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L’insieme è un racconto formato da personaggi umani vivaci e vividi, con una storia che si percepisce anche da pochi accenni (il talento dei bravi autori) che interagiscono con il protagonista, resi con lo splendido segno della Toume, tondeggiante, pastoso, denso anche se reso con poche linee; da edifici bellissimi e malinconici, che trasmettono anche attraverso il disegno la tristezza per i fasti scomparsi nel tempo, anche loro con una grande personalità, ma cupa, ponderosa; e infine da un personaggio che fa da punto di incontro tra i due mondi, la bella Mayuri Fukazawa, giovane, ma gravata da un peso che la rende più simile alle vecchie case che ai suoi coetanei.

Infine, definivo questo manga una sorpresa, non perché mi aspettassi meno dalla sua autrice, ma perché non mi aspettavo una storia simile, così legata al passato e al presente del Giappone, così vera e allo stesso tempo sognante, così affascinante, insomma. Poi se avete visto e amato La collina di Papaveri dello Studio Ghibli, non potrete restare indifferenti a quest’opera, e vi verrà la curiosità di saperne di più su Yokohama e sulla sua storia di “finestra sull’occidente”.

 

Edizione RW- Goen

Mirai Collection 30 – Collana Ultra Go!

Euro 4,95

Capitan Harlock – Dimension Voyage: sì, ancora lui

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Mi sembra già di sentire le risate sardoniche di chi mi conosce bene e sa che questo è il mio argomento preferito, almeno parlando di anime, ma che vi devo dire, mi stava quasi sfuggendo questa ennesima pubblicazione con protagonista il mio Capitano, uscita a gennaio per i tipi RW Goen, dal titolo Capitan Harlock: Dimension Voyage (titolo che, a me, sembra terribile) e ne devo parlare!

Gli autori sono il maestro Leiji Matsumoto che ha affidato i disegni al talento da lui scoperto (così ci dice la terza di copertina) Kouiti Shimaboshi. E i disegni sono infatti molto buoni, motivo per cui non ho resistito a comprare il volume, nonostante la copertina (non brutta, anzi) realizzata al computer: sono di un’altra generazione, a me vedere Matsumoto firmare qualcosa prodotto con tecniche così moderne stona un po’ (nella serie di Harlock si vede che Kirita manda un messaggio nello spazio scrivendolo su carta e spedendolo attraverso un tubo pneumatico luuuunghissimo! Posta iperspaziale. Ecco quello che Matsumoto immaginava come tecnologico nel 2979…).

Tornando al nostro fumetto: devo ammettere che alla fine ne sono rimasta piacevolmente sorpresa. Il progetto a grandi linee è questo: prendere tutto l’universo creato attorno ai character di Matsumoto, in tutte le loro diverse incarnazioni, e trasportarli insieme nella storia classica dell’invasione mazoniana. Abbiamo così la stessa impostazione delle opere di Leiji, gli incipit con panorami cosmici su cui veleggiano cartigli pirateschi con riflessioni filosofiche sull’uomo e sul mondo, la ripresa della trama e dei personaggi, con inquadrature simili e autocitazioni, con il pennant mazoniano già schiantato sulla città e il tentativo di sensibilizzare lo stolto Primo Ministro mondiale contro il pericolo.

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La storia è dunque esattamente la stessa, molto vicina alla sua rappresentazione animata, più che al manga originale, ma oltre ad Harlock si parla anche degli altri grandi personaggi che hanno combattuto per la Terra, come l’equipaggio della Yamato; Mime non è l’aliena che conosciamo ma la sua incarnazione “nibelunga”, più vicina all’iconografia dell’ultimo film CG; sulla scrivania del capitano c’è il mirino analogico protagonista de L’Arcadia della mia giovinezza. Il disegno è ispirato a quello del maestro ma molto modernizzato, riesce a rendere l’epicità e la “bellezza” dei personaggi come faceva Rintaro nella serie, e si concede anche del service che però risulta un vezzo, non fondamentale per la riuscita grafica. Altri cambiamenti più evidenti sono il segretario Kirita, l’antagonista di Harlock, che diventa giovane e virile, ma Raflesia è decisamente più tettona e “burina”, senza l’eleganza seducente dell’originale.

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Ancora una volta infatti si ribadisce che la forza del “personaggio Harlock”, oltre alla sua immagine iconica, è la storia: è questa che appassiona e che si fa rileggere a distanza di anni come una cosa fresca, attuale e originale. Sarebbe quindi tutto bellissimo, perché abbiamo un nuovo prodotto di qualità che non ci fa rimpiangere la vecchia serie (sperando anzi che questo abbia una conclusione, visto che Matsumoto ha “scordato” di disegnare la lotta finale tra Harlock e Raflesia, facendo finire il manga in modo fin troppo aperto), se non fosse che… devo esporre delle rimostranze sull’edizione della casa editrice. Lascia in bocca una sensazione di incuria: si inizia dopo poche pagine con errori grossolani come la presentazione della location – «Siamo a Megalopolis» – per voltare pagina e leggere sui manifesti da ricercato «ufficio di polizia stazione di Metropolis». Sullo stesso manifesto si legge il nome di Toshiro, ma poco dopo è riportato giusto, Tochiro. Poi perché Rafflesia con due F? Insomma sviste che fanno pensare a un lavoro eseguito con poca voglia, che dispiace molto visto che il contenuto sembra di alto livello.

Conto di trovare miglioramenti nei prossimi volumi… perché credo proprio che li acquisterò!

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In estate la seconda stagione di Food Wars

Tramite l’account ufficiale di Twitter è stato annunciato che la seconda stagione dell’anime di Food Wars (Shokugeki no Souma) verrà trasmessa questa estate.

L’anime è una commedia sulle vicende di un giovane chef ed è tratto dall’omonimo manga scritto da Yuuto Tsukuda, disegnato da Shun Saeki con le ricette dello Chef Yuki Mirosaki. Il fumetto è pubblicato su Shonen Jump della Shueisha dal 2012 e al momento conta 17 volumi con il 18 in uscita a Maggio. In Italia il fumetto è pubblicato da RW Goen e l’anime è disponibile gratuitamente sul canale della Yamato Animation.

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Questo il trailer della seconda stagione:

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“Storie di un Tempo Lontano” – Matsumoto, ovvero: la morale di nonno ‘Ndonì

storie-di-un-tempo-lontanoStorie di un tempo lontano, di Leiji Matsumoto, Edizioni RW Goen, è una raccolta di venticinque storie brevi originariamente concepite negli anni ’70 e pubblicate prima in Giappone, poi nel resto del mondo, anche negli ’80, e oggi riproposte in Italia.

L’autore è il padre di titoli famosissimi come Capitan Harlock e Galaxy Express 999. Il tema è apparentemente e come al solito fantascientifico, ma in effetti non solo, negli episodi si riprendono altre creazioni, sia nei personaggi (anche graficamente) che nello sviluppo narrativo, ma le ambientazioni sono disparate, dalla preistoria al mare, ai monti, al deserto, e la maggior parte delle vicende ha un piglio scherzoso se non addirittura ilare e ridicolo.

  • V – Allora? Come è?
  • R – Un classico Martini in perfetto stile retrò, se non sbaglio con il Boodles…
  • V – Come al solito hai ragione!
  • R – Ottimo gin! Ottimo Martini! Bello freddo!
  • V – Grazie! E cerchiamo di farlo durare che le donne sono sempre in ritardo…
  • R – Non ti lamentare che senza di lei oggi saremmo spacciati…
  • V – …Il campanello!?
  • R – Sì! Ma è troppo debole, si sente appena…
  • V – E tanto chi deve venire qua…?
  • R – Beh, oggi per fortuna Silvia! L’esperta di Leiji Matsumoto.
  • V – Benvenuta esperta e consulente Silvia!
  • R – Benvenuta consulente ed esperta Silvia, entrambi qui ci siamo un po’ scorati nella lettura…
  • S – Onorata di essere con voi, gentlemen! Ma… cos’è quest’atmosfera brumosa, non ditemi che Leiji Matsumoto non vi è piaciuto!? Il creatore dell’amore della mia infanzia, Capitan Harlock? Uno dei miei autori preferiti? Colui che attraverso il manga di fantascienza ha fatto rivivere il mito di Ulisse, di “virtute e canoscenza”, in chiave spaziale…54-page-001
  • V – Personalmente dire che “non mi è piaciuto” forse sarebbe esagerato, e da ritenersi un giudizio privo di pretese di oggettività; non si vuole togliere nulla alla maestria del suo ideatore, il venerabile Matsumoto che conosco molto meno di voi… solo… noi gentiluomini siamo refrattari ad argomentare “per autorità” e per me la lettura, francamente, è stata pesante, non scorreva. Specie dopo fumetti americani… appare limacciosa… ci si impantana. E questo è il punto più ostico per me!
  • R – Ma quanto sei pomposo!
    Io non disdegno affatto Matsumoto e ne amo assai il disegno fantascientifico, ma questo fumetto in particolare ha degli aspetti risibili.
    In primo luogo devo capire come si faccia ad affidare a un fumettista che ama le navi spaziali ed eccelle lì, storie tutte ambientate in contesti diversi: deserto, preistoria con mammut, cime montane, scimmie e via discorrendo. Devi essere proprio cretino!
  • V – Forse di fantascienza c’è troppo poco… ho colto riferimenti a 2001 Odissea, per esempio, nel pilastro che emette un forte segnale…
  • R – Sì, sì, ma fammi finire! Tutti i riferimenti che ti pare: lo spaziotempo, lo stesso pianeta che visto da due punti di osservazione diversi è al passato o al futuro… è tutto piuttosto rabberciato comunque, e insufficiente…
  • S – Ma questo non è importante! Come mai nella tecnologia altisonante, ma imprecisa delle opere dell’epoca… con sigle strambe, cosmo radar, rotta 2020… ma la poesia del tratto! La regia!
  • R – E sia! Ma inoltre da quasi tutte le storie trapela un messaggio che decontestualizzato un attimo e per dirla chiara… pare la morale “di nonno ‘Ndonì”: le donne vivono in uno strano limbo tra violenza sessuale subita e accettata, spinta riproduttiva ed erotica fuori controllo, prosecuzione della specie e maternità come realizzazione dell’esistenza, sottomissione e accettazione della loro condizione di debolezza… è tutto orribile!
  • 85-page-001V – Non ne so molto di Giappone, anzi mi piacerebbe capire se tutto ciò, che ho notato anche io, dipende dalla “cultura” giapponese, oppure è solo il punto di vista di un autore determinato.
  • R – Certamente i piani si intersecano…
  • S – Fermi, fermi! Andiamo con ordine! È molto interessante invece che le storie sono tutte formate in riferimento ad avvenimenti del secolo passato, sicuramente avrete notato El Alamein, le battaglie dell’aviazione, le maschere anti gas, l’estinzione come prospettiva concreta, i rifugi, insomma tutto l’immaginario sociopolitico del dopoguerra, che specie per il Giappone fu estremamente duro da assimilare, non solo per la tragica fine, con l’uso delle due atomiche, ma anche perché non è proprio della mentalità giapponese accettare la resa. E infatti è linea guida di molte opere di quei decenni, compresi gli orfanatrofi alla Uomo Tigre, i paesaggi post nucleari alla Kenshiro…
  • V – Sì, e in effetti mi pare di aver notato anche qualche riferimento al processo di Norimberga, i vincitori che processano ipocritamente i vinti… nell’ultima storia… o la penultima?
  • R – Penultima! “Il pianeta scomparso”.
  • S – Dovete contestualizzare il tutto sia storicamente che culturalmente, ma anche dal punto di vista particolare e biografico dell’autore; pensate che ha vissuto nella miseria postbellica, tanto estrema che non aveva mai visto uno smeraldo e pensava che fosse rosso (confondendolo col rubino) …solo a trent’anni ha avuto accesso a conoscenze che per noi ora sono scontate, e ha scoperto che non era così, e intanto aveva creato Esmeralda, la piratessa rossa…
  • V – In effetti quello del Giappone è stato uno dei miracoli della storia, la sua rinascita…
  • R – E smettila!
  • S – Quanto al messaggio che si evince, beh, va riconosciuto che solo in parte esso può essere ricondotto alla cultura giapponese, per quanto alcuni stilemi sono piuttosto canonici: l’erotismo, la fragilità e al contempo la forza femminile, l’amore tragico, il suicidio, il languore.
  • V – Alcuni elementi io li ho anche graditi, specie perché per me hanno significato un po’ un tuffo nel passato, erano eoni che non vedevo il cosciotto rotondo… sapete, quello con l’osso che spunta da entrambi i lati…
  • R – Ma falla finita! …Il cosciotto mo!
  • V – Eddai! Poi mi è tornato alla mente Kyashan, la mia infanzia, e quelle ingiustizie esorbitanti, le vessazioni gratuite, le umiliazioni che erano tipiche dei plot nipponici, forse in riferimento alla loro società in parte ancora “feudale”, gerarchica. Nel testo per esempio abbiamo l’essere condannati a morte per aver sognato zozzerie.
    O forse sono situazioni mutuate ancora dall’oppressiva condizione post bellica, sono analogie di una cultura che doveva scomparire e riconfigurarsi in qualcos’altro, metafore, o persino allegorie, in cui l’umanità è costretta a vivere a stento, invasa da “alieni”, che forse sono proprio gli americani, così diversi…
  • S – Ma infatti Matsumoto ripropone queste come “storie di un tempo lontano” e lo fa come un samurai nostalgico ripropone il suo mondo che sta scomparendo per sempre…
  • R – …La morale di “nonno ‘Ndonì”!
  • S – Ma insomma!108-page-001
  • V – Dai alcune vicende, va concesso, sono abbastanza ridicole… me le sono segnate: la gelosia maritale e la pratica della fellatio viste come disdicevoli nella stessa frase-tavola! La storia dell’uomo troppo serio, a cui viene consigliato di farsi una sega e dormire! Il padre che sprona il figlio a giacere con la bella donna che sta aiutando, e che poi afferma che “inseguire una donna troppo a lungo è vergognoso”…
  • R – … Ad Harlock viene anche consigliato di scoparsi un paio di tipe, e peggio ancora, lui manco ci pensa a farlo!
  • S – Ma Harlock è un personaggio tragico! Persegue la filosofia del Bushido e lui non “scopa”!
  • R – Ci mancherebbe!
  • S – E ricordiamoci anche che la sua fidanzata ufficiale è Mime! La donna senza bocca!!! Come dire…
  • R – …Che se sei così pirla da combattere per la libertà, sei anche così pirla da non scopare! Forse Leiji odia Harlock, queste sono violenze al personaggio che nemmeno Martin… gesto di scherno estremo!
  • S – Ecco!
  • V – Il mio eroe personale è Goma e il mio momento preferito nell’albo è sentirlo scegliere di continuare a leggere, invece di trombare:
    «come sei dotto Goma! (dotto!) Scopiamo?
    … maaaaa… no! Preferisco leggere! Sai…»
  • R – Ma poi ci pensa il capitano a ristabilire le leggi di natura… Mica è Harlock!
  • S – Voi siete troppo occidentalizzati! Qua si parla della spiritualità di Miyamoto Musashi, che pur di raggiungere la perfezione nella sua arte ha eliminato qualsiasi tentazione carnale! Ed è diventato un mito!
  • R – Mito!
  • S – Se lo conosceste meglio non vi stupirebbe che Harlock “non scopa”, perché i grandi giapponesi hanno passato la vita ad inseguire un rigido ideale di perfezione che aborre il cedere ai piaceri carnali!
  • V – Il piacere per il piacere, alla Wilde, non è proprio cosa delle cultura e spiritualità giapponese, se ho capito, sai che ne so poco…
  • S – Esatto! Da questo punto di vista siamo molto differenti, anche le battute dei personaggi piccolini e un po’ porci o beoni, sono indegne di un samurai, ed è per questo che loro sono anche fisicamente caratterizzati così, come “non-samurai”; un samurai è bello perché spiritualmente retto, e duro, volitivo, non si fa dominare dai bassi istinti.
  • V – Su questo trovo analogie con l’antico mito greco del guerriero, il “kalòs kaì agathòs”, ciò che è bello è anche giusto, buono e viceversa…
  • R – Sì sono miti e figure strettamente correlate, ma tu oggi sei di una pallosità incredibile!
  • V – E fammi finire, scusa! Non essere così irritabile! Volevo aggiungere che comunque la cultura nipponica è anche più estrema di quella classica dove ha sempre serpeggiato quell’eudemonismo a cui mi ascrivo, è più simile a Sparta, se non addirittura peggio, se pensiamo che non solo non ricercano il piacere, e non rifuggono il dolore, ma cercano proprio, assumono volontariamente il dolore, il dolore fisico, non solo la sofferenza morale. Anche nel fumetto, mi è tornato in mente ora, il tizio preistorico piccolo e brutto afferma che loro passano ore ed ore stesi sul greto sassoso del fiume e si mazzulano con la clava… per indurirsi! Perché tutto ciò che viene mazziato si indurisce…
  • R – Comprese le mie palle a leggere certi fumetti e sentire certe interpretazioni!
  • V – Bah! Comunque la frase migliore rimane: «il sakè non è che una delle più grandi invenzioni umane»…
  • R – …E ce lo vuole, e tanto, per sopportare ‘sto fumetto, scritto e disegnato nelle ore di pausa pranzo, eh! Anzi! Qua ci vuole un altro Martini, che questa discussione sul nulla non si strozza altrimenti. Non ci sta una tavola che sia all’altezza del nome!
  • S – Lo stile grafico non è brutto, dai!
  • R – Ma per cortesia! A parte i primi episodi, negli altri si scorda ampiamente i fondali, fa inquadrature paracule per non ridisegnarli…
  • V – Quindi stavolta niente rubrica “tavola preferita”?
  • R – Ma vai via, anche tu!
  • V – Be’ a me è piaciuta la tavola dell’alba che ricorda un po’ il sole giapponese, e alcune della Città delle Macchine…
  • R – Ok, ma basta a parlare di questo fumetto, su! Metti un po’ questo pezzo, senti: Grace Potter and Joe Satriani cover Cortez the Killer! Farei qualunque cose per non rileggerlo.
  • S – Siete cattivi! Non capite Matsumoto!
  • V – Gradisci un Martini?
  • S – No grazie! Me ne vado, e sdegnata!
  • R – Alla prossima!
  • V – Scusalo, diventa così intrattabile quando ha la sensazione di perdere tempo… non che dopo tutto abbia mai troppo da fare comunque… eh!
  • R – Questo Martini arriva? E la musica?

 

 

Lucca Comics & Games 2015 – Gli Appuntamenti RW-GOEN

Comunicato Stampa – 

Lucca Comics And Games rappresenta una vera e propria mecca per tutti gli amanti della nona arte e quest’anno l’edizione 2015 si prospetta particolarmente stimolante per gli appassionati di manga. Tra i tanti autori ospiti alla fiera, vi sarà anche Usamaru Furuya, che presenterà l’uscita dell’edizione italiana edita da RW-Goen di Litchi Hikari Club e del suo prequel Bokura Hikari Club, raccolti in una collana in tre volumi intitolata Hikari Club, Il Club Della Luce.Calendario-Goen

Oltre alle numerose signing session di Furuya, che si svolgeranno quotidianamente allo stand RW-Goen – ci trovate allo Stand E502, Padiglione Passaglia, Piazza Napoleone –  sono previsti vari incontri che offriranno ai lettori l’opportunità di incontrare l’autore dal vivo. Venerdì 30 ottobre ci aspetta uno showcase nel quale il maestro disegnerà in real time una tavola che sarà donata all’organizzazione della fiera. Sabato 31 ottobre un interessantissimo Comic Talk sulle ‘Cinque buone ragioni per fare fumetti’ vedrà Furuya confrontarsi con altri talentuosi autori sul tema dell’arte sequenziale e sulle opportunità lavorative che il mondo dei fumetti offre. Domenica 1 novembre l’autore sarà invece presente alla proiezione del trailer del film live-action Litchi Hikari Club, ispirato all’omonimo e inquietante manga.

Per prenotarsi alle signing session, abbiamo stilato un semplice regolamento che permetterà una gestione ottimale degli incontri. Infine abbiamo organizzato una piccola lotteria che metterà in palio 3 sketch personalizzati che l’autore ha realizzato appositamente per i lettori Goen presenti alla fiera.

REGOLAMENTO SIGNING SESSION

Per poter partecipare alla signing session è necessario prenotarsi comprando allo stand Goen almeno uno dei vari volumi di Furuya in vendita. Si verrà inseriti in una lista giornaliera e al momento della signing session si riceverà uno shikishi, che l’autore dedicherà al momento. Sarà possibile prenotarsi fino all’esaurimento del numero di shikishi previsti per quel giorno, per il proprio turno farà fede l’ordine di prenotazione. Qualora non ci si presentasse alla signing session per la quale ci si è prenotati in quel giorno, si perderà la possibilità dell’autografo e non sarà possibile inserirsi in quella del giorno successivo.

REGOLAMENTO SKETCH CONTEST

Tramite estrazione metteremo in palio i tre sketch di Usamaru Furuya all’inizio di ogni signing session mattutina, previste nei giorni di venerdì 30, sabato 31 e domenica 1 con i biglietti acquistati il giorno precedente al sorteggio. Per partecipare al concorso è necessario fare una spesa di albi Goen, da acquistare al nostro stand, del valore minimo di 20€ (che permetterà di avere 1 biglietto per l’estrazione). Acquistando il cofanetto completo (dal valore di € 32,85) si riceveranno invece ben 2 biglietti (oltre che lo shikishi).

CALENDARIO EVENTI E INCONTRI

Giovedì 29 ore 10,30 presso Teatro del Giglio
– Press Café [riservato alla stampa]

Venerdì 30 ore 16,00 presso Chiesa Dei Servi
– Showcase di Usamaru Furuya

Sabato 31 ore 17,30 presso Auditorium Fondazione Banca del Monte
– Comics Talk: 5 Buone Ragioni per fare fumetti
OSPITI: Usamaru Furuya, Matt Fraction, Tsutomu Nihei, Winshluss

Domenica 1 ore 13,00 presso Auditorium
– Proiezione del trailer del film Litchi Hikari Club  

SIGNING SESSION DI USUMARU FURUYA
PRESSO STAND RW-GOEN

Giovedì 29 ottobre ore 16,00-17,00

Venerdì 30 ottobre ore 12,00-13,00

Sabato 31 ottobre ore 12,00-13,00

Domenica 01 novembre 10,30-11,30 |16,30-17,30

 

Vi aspettiamo allo Stand E502 del Padiglione Passaglia in Piazza Napoleone.