Rossano Piccioni

Nuvole nere – Una recensione consapevole

Nessuno offre casa su Airbnb a Jamel, in Pomerania-Meclemburgo, una regione della Germania settentrionale al confine con la Danimarca.

E se anche lo facessero, voi non ci vorreste andare.

O almeno, è quello che speriamo dei lettori del nostro sito, visto che Jamel, quattro case addossate a un incrocio, è diventato tristemente famoso nel 2015 per essere diventato un’enclave neo-nazista.

Benvenuti a Jamel. La colonna che si vede sullo sfondo a sinistra è il simbolo di questa corrente di eco-nazisti. Se entrando a casa di un amico la trovate nel giardino, iniziate a preoccuparvi.

 

Nuvole Nere, il nuovo libro pubblicato per Feltrinelli Comics per i testi di Pasquale Ruju e Andrea Cavaletto, e gli acquerelli bicromi di Rossano Piccioni, prende di peso la vicenda di Jamel e quella dell’ultima famiglia liberale del paese, i Lohmeyers, che hanno deciso di non arrendersi alla colonizzazione neonazi, rifiutandosi categoricamente di abbandonare la loro casa, nonostante le minacce e gli atti di intimidazione subiti.

Ruju e Cavalletto scelgono di cambiare i nomi, ma rimangono sostanzialmente aderenti al contesto così come narrato su diversi reportage facilmente reperibili sul Web.

Nel passaggio dalla realtà alla fiction i due autori scelgono di rappresentare la famiglia di protagonisti connotandola multietnicamente e costruendo una vicenda che funziona sostanzialmente finché rimane aderente al materiale originale, che viene rappresentato con crudo realismo.

La vicenda di contro perde una parte del suo smalto nel momento in cui il plot cede alle esigenze della drammatizzazione, mettendo in scena un climax e uno scioglimento che, a partire dalle premesse dell’opera, sembrano non necessari.

Nuvole nere, in effetti, è un fumetto davvero rilevante perché sa fare molto bene quello che deve fare, ovvero informare il suo lettore e fornire un’interpretazione del materiale di partenza.

L’uso della bicromia, in cui i colori sottolineano la disposizione dei personaggi in due mondi contrapposti e conflittuali, la scelta del tono dei testi asciutto, mai retorico, a tratti freddo come i venti sui prati di Jamel, rispondono alla perfezione all’esigenza di fornire al lettore un quadro esplicito ma non didascalico di una vicenda che, nel suo essere vera e geograficamente circoscritta, riesce a descrivere lo spirito del tempo che viviamo.

E la cosa riesce così bene al trio di autori che, nel momento in cui l’opera cede alla fiction, in cui il tema di fondo, da contesto, si fa vicenda drammatica, che richiede scolasticamente un acme dell’azione e un finale compiuto, essa fa un passo indietro, come se si sentisse obbligata a fornire una qualche sorta di semplificazione.

Non ce n’era bisogno.

Prima di leggere Nuvole Nere, il sottoscritto non aveva la minima idea della vicenda reale che fa da origine al fumetto: e scoprire, alla fine, che ciò che è mostrato nel fumetto è, essenzialmente, una storia vera, ha sicuramente aggiunto qualcosa alla mia consapevolezza del mondo in cui viviamo e soprattutto in cui, purtroppo, dovranno vivere i miei figli.

Nella speranza che non dovranno mai trovarsi a essere gli unici neri in un mondo di bianchi, ci rendiamo conto che finché libri come Nuvole Nere di Feltrinelli Comics possono occupare gli scaffali delle librerie, ci sarà ancora speranza per l’umanità.

 

 

The Real Cannibal: Ed Gein – La madre di tutti i serial killer

Ed GeinChiedete a un appassionato di film dell’orrore, di splatter e gore quali sono i suoi preferiti e avrete una buona possibilità di sentirvi nominare Psycho e Non aprite quella porta.
Due pellicole incredibili, ricche di suspense, tensione, puro raccapriccio verso la follia e la crudeltà umana, entrambi in grado di regalare personaggi memorabili come Norman Bates e Leatherface.

Sembra assurdo pensare, dunque, che queste due icone della morte al cinema siano figlie della stessa vera persona, la fonte d’ispirazione che illuminò Robert Bloch e sconvolse l’opinione pubblica nel 1957 in America e in tutto il mondo: Ed Gein, il Macellaio di Plainfield, serial killer, tombarolo, mostro dalla mente deviata.

Edizioni Inkiostro decide di dedicare il nuovo volume della sua collana The Real Cannibal proprio a Gein, dopo aver esplorato le vite omicide di Andrej Cikatilo e Charles Manson.

Scritto da Jacopo Masini e disegnato da Francesco Paciaroni, con una piccola introduzione di Rossano Piccioni, Ed Gein – La madre di tutti i serial killer racconta la vita di Gein partendo dal momento clou, dal climax, l’irruzione nella Fattoria Gein e la scoperta dei “trofei” finemente costruiti dalle sapienti mani di Ed.

La polizia di Plainfield si ritrova uno scenario raccapricciante di fronte: una donna decapitata e mutilata a partire dagli organi genitali, appesa tramite funi al soffitto, una testa mummificata, lampade, poltrone, sedie costruite in pelle umana; una veste mammale, teschi usati come tazze, set di posate in ossa umane.

Masini decide di approcciarsi alla biografia dell’assassino con una narrazione che ruota intorno a flashback “strategici”, raccontando i primi segni di disturbo mentale a partire dall’infanzia e seguendo la crescita di Gein, accostando gli sguardi nel passato a una esplorazione della mente del killer dopo l’arresto.

Ed Gein 2Si può notare con quale vérve si racconta di un giovane Gein costretto a subire l’oppressione psicologica della madre, quello che sarà leit motiv non solo della vita del protagonista, ma anche chiave di lettura delle sue azioni.
L’intensità dei dialoghi, i volti distorti dallo stile essenziale, graffiante, scomodo e quasi scarabocchiato di Paciaroni illustrano un rapporto morboso e ripugnante, ammantato da una disgustosa integralità religiosa che maschera ignoranza e una paura innaturale nell’Altro, una paura che si trasforma in odio anche verso gli stessi membri della famiglia.

La madre di tutti i serial killer non ha intenzione di raccontare con censura, ma anzi indugia negli attimi più raccapriccianti, che spaziano dal tagliare le teste di corpi riesumati alla masturbazione compulsiva di Gein, che con il passare del tempo dimostra sempre di più i logoranti segni dell’influenza materna.

Le forze dell’ordine, gli abitanti di Plainfield e il “cast secondario” del fumetto sono principalmente uno specchio dell’opinione pubblica del tempo, mai venuta a contatto, finora, con una tale efferatezza; dopo la Guerra, l’America dei suburbs sembrava un luogo magico dove l’hard working American poteva vivere una vita tranquilla insieme alla propria famiglia.
Gein e i suoi omicidi, la sua pazzia, cambiarono il modo di vedere il vicino, misero in guardia sui mostri che potevano annidarsi anche nei più insospettabili e quieti vicini di casa.

Il fumetto non stupisce, non esalta, ma perché non è quello il suo compito: l’elemento biografico è talmente sporco e tristemente reale di suo che è la realtà a dover mettere paura, la concezione dell’esistenza di un uomo così lontano dalla normalità a incutere un senso di timore nel lettore.
Masini & Paciaroni ci riescono perfettamente, mostrando lati nascosti, segreti, pubblici e ormai leggendari di una figura malata; Ed Gein torna a fare paura sul serio e la EdInk si conferma come la dimensione più adatta per i fanatici dell’horror nostrano.Ed Gein 2

Sailor Moon… Team Up! e Edizioni Inkiostro – Premio a sorpresa!

Una sorpresa “Cannibale” per i partecipanti al concorso di illustrazione Sailor Moon… Team Up!!
Sabato 9 Dicembre, alla premiazione del nostro Concorso, parteciperà in veste di giudice straordinario Rossano Piccioni, in qualità di rappresentante della propria casa editrice: la Edizioni Inkiostro.

Rossano Piccioni ha esperienze come grafico pubblicitario, illustratore e cartoonist. Ha collaborato con le case editrici: Tunuè, Star Comics, Arcadia, Cut Up (IT) Lelombard (BE). Ha creato la Scuola del fumetto Adriatica, con sedi in Ancona, Teramo, Fermo, San Benedetto, Martinsicuro e ha dato vita a una delle realtà editoriali più interessanti dell’attuale panorama editoriale italiano, la Edizioni Inkiostro, appunto, dando spazio anche a molti giovani talenti grazie alla rivista Denti.

Rossano, dall’alto della sua esperienza nel settore, conferirà il “Premio Speciale Ed. Ink” a un elaborato di sua scelta. Il premio consiste in un contratto per la realizzazione di una variant cover di uno degli albi della Edizioni Inkiostro.

Qui potete leggere alcune nostre recensioni dei fumetti Ed. Ink.

The Cannibal Family
Paranoid Boy

The Cannibal Family – Una recensione splatter!

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È notte, la strada è buia e non so perché ma l’auto non ne vuole sapere di ripartire. Non vale la pena rimanere fermi qui; il centro abitato è davvero vicino. Raggiungiamo la prima casa: “Villa Petronio”.

Ci viene aperto. Nel lussureggiante caseggiato trovano dimora il capofamiglia Alfredo, il figlio con sua moglie e i nipoti Sara e Gabriele: una rispettabile famiglia come tante.

Uno staff composto da ragazze ci fa strada. Sbigottiti notiamo che sono vestite in guêpière e calze a rete, alzando lo sguardo, un primo disturbante particolare: una ball gag occlude la bocca delle ragazze costringendole ad esprimersi mugolando, il capo è adornato con delle orecchie da coniglietta e il mascara usato per gli occhi è totalmente liquefatto e scorre lungo gli zigomi sul viso.

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Con malcelato timore, scendiamo una rampa di scale raggiungendo il seminterrato dell’edificio: l’arredo tipico di una casa di periferia si trasforma in quello che più similmente potrebbe essere un laboratorio o ancora peggio una macelleria

Una voce arriva da dietro, è Alfredo: «Mi raccomando, fai sì che per domani a cena questa carne sia ben frollata».

Non seguo molto il fumetto italiano ma è indubbio come, negli ultimi anni, artisti nostrani stiano realizzando opere molto interessanti e vicine ai gusti dei lettori attuali: mi riferisco in special modo alla Bonelli che propone i suoi classici, rinnovandoli sia dal punto di vista grafico sia da quello delle storie, e contemporaneamente sviluppa nuovi progetti che fino a qualche anno fa sarebbero stati quasi un azzardo.

In questa tendenza si inserisce con successo The Cannibal Family di Rossano Piccioni e Stefano Fantelli: i due sono riusciti sicuramente nel loro intento di creare una storia originale e interessante basandosi sull’estetica e sui temi della cinematografia horror degli anni ’70.

Già dal titolo, i lettori più smaliziati potranno ritrovare infatti uno dei generi più in voga in quegli anni: il cannibal movie di cui il maggior rappresentante italiano è stato sicuramente Ruggero Deodato, con il suo cult Cannibal Holocaust.

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The Cannibal Family

Gli autori hanno immaginato una storia che si dipanasse fra il presente e il passato con uno stile grafico a sua volta differenziato: negli avvenimenti passati troviamo il tratto graffiante e spigoloso di Rossano Piccioni che, seppur rispettando la gabbia strutturale della tavola, disturba lo sguardo del lettore per mezzo di una rappresentazione particolarmente azzeccata ed estrema, con un ottimo uso del chiaro-scuro acquarellato. La narrazione al presente è invece affidata ad un team di artisti che si alternano nella realizzazione (Andrea Tentori, Dario Viotti, Paolo Antiga): lo stile in questo caso è volutamente pulito e privo di fronzoli, in pieno contrasto con le scene rappresentate, colme invece di carattere grand guinol. Tuttavia l’eccesso di contrasto fra i due stili grafici, spesso, fa sì che quello di Piccioni risalti fin troppo su quello degli altri autori, facendo apparire il tratto di quest’ultimi piuttosto accademico.

La storia viene narrata poco per volta: man mano che la lettura avanza, nuovi pezzi vanno a comporre il puzzle e contemporaneamente altri percorsi vengono svelati. In alcuni passaggi si sente la mancanza di dettaglio nella trama, i dialoghi a volte non danno tutte le informazioni che si vorrebbero, lasciando un senso di vuoto, ma si spera che questi “buchi”, vengano sanati con il prosieguo della pubblicazione che ad oggi vanta dieci albi regolari (con numerose ristampe dei primi numeri), pubblicazioni speciali, uscite in occasione di mostre-mercato, ed una serie ebook parallela con co-protagonista la Suicide Girl Riae.

Dal punto di vista editoriale, va infine elogiato l’ottimo lavoro svolto dalla Edizioni Inkiostro che, da una realtà di provincia, ha dimostrato di saper gestire al meglio la produzione di un’opera che ha tutti i numeri per poter competere nel panorama del fumetto italiano attuale.

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Paranoid Boyd e Andrea Cavaletto: una recensione/intervista

Paranoid Boyd 00William Boyd è un paranoico, un tossico e soffre di allucinazioni.

Ma siamo sicuri che siano tali? Gli orrori che i suoi occhi vedono sono davvero irreali o possono ferirci?

Sono queste le domande che nascono dopo la lettura di Paranoid Boyd, un fumetto edito e prodotto dalla abruzzese EdInkiostro, nato dalla mente di Andrea Cavaletto già sceneggiatore di Dylan Dog.

L’opera è divisa in stagioni e la prima si è conclusa da poco con tre uscite più un numero zero promozionale.

La storia ha un inizio molto attuale, Boyd è sopravvissuto a un attentato aereo kamikaze e a causa di questa vicenda traumatica la sua vita subisce un totale declino: da pittore in ascesa ritroviamo il protagonista in una vita squallida fatta di sesso e droga, lasciato dalla moglie e con una figlia malata terminale in un letto di ospedale. Con una premessa tale non risulta difficile credere che la paranoia possa essersi impossessata di lui, la sua anima è tormentata, e i demoni che ne sono la causa iniziano piano piano a uscire fuori in un turbine di situazioni splatter che ci conducono allo sconcertante finale.

Gli autori che si sono susseguiti in questo primo arco hanno tutti dato una loro personale impronta grafica all’opera, passiamo dal tratto raffinato e realistico di Simone Delladio, a quello più sporco e graffiante di Rossano Piccioni, passando dalla penna di Renato Riccio, Francesco Biagini, Matteo Pirocco, Enrico Carnevale a quelle di Emmanuele Baccinelli e dello Studio Creative Comics.

Andrea CavalettoMa perché un fumetto con protagonista un uomo così cazzuto eppure paranoico? Beh, lo chiediamo direttamente all’autore!

Cavaletto: Perché sono abbastanza paranoico, sono convinto che la nostra società, oggi, sia abbastanza fondata sulla paranoia; anche il terrorismo è figlio di fanatismo e paranoia, solo per dire.

Quanto c’è di autobiografico? 

Non mi drogo, il resto è tutto reale!

Oddio, mi auguro per te di no! 

No infatti. Scherzo, ma diciamo che c’è dentro molto di me, del mio modo di pensare e di vedere le cose… I comportamenti del protagonista, e di chi gli gira intorno, sono cinici, disillusi e realistici.

Gli incubi di Boyd sono fantasia, o le sue visioni sfociano nella realtà? 

Eeeeeeh è questo il bello, è il lettore a decidere cosa è reale e cosa no,  in base al proprio livello di paranoia, in base a questo anche la storia assume significati diversi e anche il protagonista.

Anticipazioni sulla seconda stagione? 

La seconda stagione sarà davvero forte e si guadagnerà appieno il “parental advisory”, sarà un horror carcerario, un delirio violento e claustrofobico. Will è stato arrestato per ciò che ha commesso e da lì parte tutto, ma prima avremo uno speciale numero 4, una storia completa ambientata nel passato legata al numero zero. Il tema sarà la paranoia del satanismo nella musica metal, con la variant si potrà ascoltare in esclusiva, in streaming, la canzone inedita Paranoid Boyd che i The Foreshadowing hanno realizzato appositamente per noi, oltre ad essere protagonisti della storia.

Hai altro da dichiarare? 

Direi che ho spifferato abbastanza!

Bene allora congediamo il buon Andrea e ci diamo appuntamento per la seconda stagione di Paranoid Boyd, che a quanto pare ci riserverà molte sorprese.

Titolo: Paranoid Boyd

Volumi pubblicati: 4 in corso

Editore: EdInkiostro

Costo: 4,00€ / 5,90€

Target: 18+