Rita Petruccioli

Frantumi e “L’importanza del lettore” – Intervista a Giovanni Masi

Frantumi Rita Petruccioli

Ciao Giovanni, innanzitutto ti ringrazio per la disponibilità a questa intervista che in realtà è una banale scusa per chiarire a me alcuni aspetti di Frantumi visto che ci ho messo un po’ per metabolizzarlo e capire se mi fosse piaciuto o meno.

Spoiler: mi è piaciuto.

Il motivo di tale difficoltà è presto detto: non riuscivo a capire, e per certi versi non lo capisco ancora adesso, il viaggio di Mattia. Come tutti anche io ho vissuto dei traumi che mi hanno scosso più o meno profondamente e la mia esperienza personale mi insegna che non sempre se ne esce rafforzati e, soprattutto, che anche se il viaggio è tuo la presenza degli altri (amici, affetti…) è fondamentale. Per questo motivo il concetto di “viaggio interiore un po’ ascetico” mi ha messo in difficoltà. Ma nel racconto è presente anche un “altro” (penso a Laila e a tutto il cast di comparse) che in qualche misura aiuta Mattia. Al momento, al di là dell’assoluto apprezzamento per le capacità tecniche (di scrittura, ritmo, disegni, eccetera) evidenziate nel volume, resta il dubbio sul contenuto stesso che spero mi aiuterai a capire.

Innanzitutto, sono contento che ti sia piaciuto Frantumi e che tu abbia avuto voglia di farmi queste domande per toglierti il «dubbio sul contenuto», come lo chiami. Di solito, non sta a noi autori spiegare o meno il contenuto di un libro che abbiamo scritto. Il testo dovrebbe difendersi da solo, ma visto le domande e la tua premessa, proverò a essere il più chiaro possibile raccontando un po’ cosa sia Frantumi per me. Questo non significa che debba avere lo stesso significato per te. Anzi, se genera in te un senso di qualcosa che “manca” perché ci sono cose che girano strane, in realtà è in parte voluto perché abbiamo cercato di fare un fumetto che non fosse troppo accomodante per il lettore, ma che richiedesse una specie di investimento emotivo anche da chi stava dall’altra parte della pagina.

Rispetto alla tua premessa, mi permetto di farti notare solo una cosa. In Frantumi nessuno dice che l’apporto familiare o degli amici non sia importante, né che si esca sempre rafforzati. Anzi! Si racconta di un momento molto particolare in cui tutto il tuo mondo va in pezzi, e la tua famiglia e i tuoi amici non possono aiutarti perché fanno parte di quel mondo. Il personaggio di Laila supplisce però agli “altri” che possono aiutarti. Quindi Mattia non fa un viaggio ascetico (almeno, non lo avevamo inteso così), deve però ritrovare un equilibrio personale (la sua “Sofia” appunto, che è sia una persona che una metafora), e quel passaggio, il rimetterti il pezzo mancante, lo si può fare esclusivamente da soli, perché è il proprio equilibrio interiore e gli altri hanno molto poco potere su una cosa così. Possono aiutare, ma è difficile che qualcuno arrivi e ti dica “Ecco, fai così che ritrovi te stesso” oppure “Ecco, adesso ti impongo le mani e ti curo dal tumore”. L’ordalia di un tumore, di uno shock personale, sono sempre cose estremamente personali dove ognuno di noi deve ritrovare il proprio equilibrio, nuovo e diverso rispetto al primo, perché il mondo che c’era prima non esiste più. Questa almeno è la mia personalissima visione di Frantumi che, però, non è quella univoca del libro. È una delle possibilità perché l’idea era che il lettore dovesse trovare la sua strada in quel mondo lì.

Come nasce Frantumi? È il racconto di un’esperienza vissuta più o meno direttamente? Oppure nasce dalla “semplice” necessità di raccontare questo tipo di storia?

Frantumi nasce da alcune esperienze della mia vita, ma con una centrale, però, che è poi quella messa in scena all’inizio: una malattia molto lunga legata a una persona a me molto cara. La scelta di trasfigurare quel racconto così personale in Frantumi nasce dal fatto che non apprezzo molto le autobiografie e mi piacciono molto, invece, i racconti che raccontano un’esperienza reale cercando di dire “qualcosa di più” rispetto ai soli fatti. Per farti capire, Frantumi si inserisce nel solco dei libri alla Cuore di Tenebra di Conrad.

L’idea di base era quella di raccontare quel preciso momento in cui il tuo mondo va a pezzi, di quanto sia difficile recuperare quei pezzi e di come, se anche riesci a ricomporli, quei pezzi non combaciano più bene e che le cicatrici e le fratture restano evidenti. Era quindi un modo per raccontare la reazione di ognuno al dolore e i vari aspetti di quella reazione per come li ho conosciuti e per come li ho visti nelle persone a me vicine. Cercando oltretutto di dare pari dignità a ogni forma di reazione, non indicando se ce n’è una giusta e raccontando anche i rischi di chi rimane molto a lungo del mondo di Frantumi e finisce per perdersi. Ovviamente, la storia è una metafora, ma non volevo che fosse solo questo, per questo l’abbiamo trasformata in un’avventura, in un viaggio, in cui Mattia è costretto a venire a patti con una cosa che non conosce minimamente perché è la prima volta che finisce “di là”.

Quella di Rita Petruccioli è stata una scelta conseguente alla scrittura del soggetto oppure il racconto nasce a per essere cucito addosso a lei? Essendo il suo primo lavoro a un volume a fumetti sei dovuto intervenire in qualche modo per aiutarla nella transizione dal mondo dell’illustrazione oppure è riuscita a far tutto da sola? In entrambi i casi: qual è stata la natura della collaborazione? Diretta, per cui alla sceneggiatura corrispondevano le tavole disegnate, o fatta di scambi di pareri sulla direzione della storia?

La scelta di Rita è avvenuta una sera in cui ho visto alcuni suoi disegni in una mostra collettiva di autori romani in un centro sociale. Non ci conoscevamo ma io avevo già scritto la prima versione di Frantumi e lei mi sembrava assolutamente perfetta per raccontarla. Mi sono fatto presentare e le ho proposto di lavorare al libro. Lei dice sempre che voleva tantissimo fare il salto al mondo del fumetto da quello dell’illustrazione e che Frantumi le sembrava il progetto giusto.

Quello che leggi adesso non è però il Frantumi che avevo scritto all’inizio. Proprio perché volevamo entrambi raccontare una storia che fosse più che la somma delle singole parti o delle singole esperienze, Rita si è messa moltissimo in gioco, abbiamo rivisto molti passaggi alla luce della sua esperienza oltre che della mia e abbiamo cercato di trovare una “voce” che fosse di tutti e due nel racconto. Dico sempre che sui credits anche se c’è scritto «Testi: Masi / Disegni: Petruccioli» non è così: abbiamo lavorato a strettissimo contatto e ci siamo confrontati su ogni singola scelta, fosse un’inquadratura o un dialogo.

Banalmente: quanto dura la crisi di Mattia? Minuti? Ore? Mesi?

Non ne ho la più pallida idea. Non “dura” un’unità di tempo perché è impossibile valutare il tempo in quei momenti. A livello di messa in scena, sembrerebbe durare pochi secondi, oppure giorni se quell’appuntamento è ricorrente tra i due. Dipende un po’ da come il lettore è abituato a reagire a certi eventi. Per ora, alcune lettori evidentemente più rapidi a reagire alle situazioni critiche mi hanno detto che è durato pochi istanti, che era tutto un viaggio suo, altri hanno pensato che è una cosa che è durata giorni, o che durerà giorni (una sorta di flash forward). È uno dei punti che abbiamo lasciato ambigui volutamente.

Mi pare di capire quindi che, nel tuo modo di intendere il Fumetto (e l’Arte tutta), sebbene l’opera debba parlare da sé, il contributo del fruitore, del lettore, sia importante tanto quanto quello dell’autore. È un modo di intendere l’Arte abbastanza “rivoluzionario” se vogliamo, dove il rapporto tra committente e artista è stravolto trasversalmente sia che si parli di “Fumetto popolare” che di “Fumetto d’autore” (non mi piacciono molto queste etichette, ma allo stesso tempo sono molto comode ai fini della sintesi). Questo è il tuo normale “modus operandi” oppure lo usi solo in determinate situazioni?

Sì, ovviamente intendo dire che, in Frantumi, ho sempre pensato che il lettore dovesse portare del suo nella vicenda e che sia altrettanto importante il suo vissuto tanto quello mio e di Rita come autori. Non so se è molto “rivoluzionario” come approccio, in fondo Eco ne scriveva già una quarantina di anni fa (Lector in Fabula penso dica tutto quello che ci sia da dire su questa cosa). Ora, senza voler scomodare nomi importanti come quelli di Eco o gli (scarsi) ricordi che ho dell’esame di Semiotica all’università, quello che semplicemente volevamo fare con Frantumi era creare un luogo in cui il lettore si addentrasse grazie a Mattia, ma che magari non condividesse il punto di vista di Mattia rispetto al mondo in Frantumi. Magari preferiva quello di Laila, o di Sofia. Mi piace sempre chiedere qual è il personaggio preferito del libro perché mi dice tanto anche del lettore che ho davanti. Rispetto al discorso “Fumetto popolare” piuttosto che “Fumetto d’autore”, non le condivido neanche io come etichette (per quanto tu abbia ragione, sono davvero comode). Per me, esistono storie che funzionano meglio raccontate magari come Frantumi, con quel tipo di approccio al racconto, quella veste grafica e anche tipografica (Bao ha fatto un lavoro incredibile per dare “importanza” alla storia anche attraverso l’oggetto libro), e altre che funzionano meglio magari in un albetto da 94 pagine da edicola. Ma è la storia che funziona, non che ci siano particolari impedimenti a raccontare la stessa storia con due approcci differenti. Magari ha meno senso per me come autore, e per questo scelgo di volta in volta come raccontarla.

Se per «modus operandi» intendi che io cerchi la collaborazione del mio lettore, sì, assolutamente. Ovviamente con diversi approcci. Se sto raccontando una storia per la Bonelli, ho delle regole editoriali ben precise che non posso stravolgere più di tanto. Però anche lì cerco sempre un po’ di giocare, lasciando degli spazi al lettore dove poter magari proiettarsi. Su Frantumi, ovviamente, era proprio cercata e voluta come cosa.

Sembrerebbe che il viaggio di Mattia nell’affrontare la sua crisi sia totalmente interiore, ma il cast di personaggi che incontra, Laila su tutti, sembra essere assolutamente “altro” da lui. Difatti, con chi si sta rapportando Mattia?

Anche qui, diciamo che non è completamente univoco il significato del libro. Da una parte, perché il mondo di Mattia dovrebbe essere completamente interiore? Incontra tutte persone che non sono aspetti della sua personalità. Sono tutte persone che osservano un centro focale, quello dell’andare in frantumi, da angolazioni diverse e hanno risposte diverse rispetto a Mattia che di risposte non ne ha. Dall’altra parte, sì, è un viaggio completamente interiore e quelli che incontra Mattia sono tutti aspetti della sua personalità che gli mostrano come potrebbe andare la sua storia, di come è difficile prendersi i propri momenti o di quali sono i rischi del perdersi. Sono entrambe risposte “giuste”, il problema però è che Mattia, appena entra nel mondo in Frantumi, perde il centro della sua vita. La sua “Sofia”. La confusione di Mattia è la stessa confusione del lettore. O almeno, questo è quello che provavamo a raccontare. Personalmente, mi piace pensare che siano “altro” da lui. Persone che sono finite là proprio come lui e che cercano una via di fuga, ognuno a modo loro.

Ecco fatto, come vedi, molte cose abbiamo cercato di rappresentarle in maniera non univoca volutamente. È stato a tratti anche faticoso, ma volevamo provare a fare un fumetto che di primo impatto fosse un viaggio d’avventura, ma dove ogni cosa fosse anche una specie di “metafora”. E in cui però la parte emotiva non venisse schiacciata da queste cose e che fosse, alla fine e soprattutto, una storia emozionante.

Frantumi – Un viaggio delicato

Frantumi Rita Petruccioli

«Perché, dopo il dolore, siamo molto più della somma dei nostri frantumi»

La quarta di copertina di Frantumi, primo romanzo grafico di Rita Petruccioli, sceneggiato dal valido e prolifico Giovanni Masi, si chiude con questa frase che racchiude al suo interno l’intera storia di Mattia, Sofia e Laila.

I primi due hanno una relazione. Lei è malata, gli scrive che le ultime analisi non suono buone. In quel momento Mattia assiste al cadere in pezzi del mondo che lo circonda. Comincia così il suo viaggio interiore, su un’isola che raccoglie i frammenti di tutti i mondi che crollano, senza memoria di ciò che gli è accaduto, solo col nome di Sofia in testa. Qui incontra Laila, una ragazza anch’essa spezzata dalla realtà che sarà l’unica a uscire dalla gabbia d’egoismo nella quale il dolore imprigiona.

La sceneggiatura di Masi è delicata, senza giudizi. Tratta con la stessa dignità ogni risposta emotiva, ogni gesto, ogni immobilità. Scrive con compassione, nell’accezione greca del termine, sia di coloro che si sono arresi alla propria condizione, sia di coloro che invece sono alla disperata e furiosa ricerca di ciò che hanno perso; ci parla del coraggio e della sua assenza senza dare per scontata la volontà e la forza di tornare indietro perché a volte la realtà è più spaventosa del limbo nel quale si trovano i personaggi.

Di particolare impatto il mare che circonda l’isola. Rosso come il sangue e dal quale si alzano le voci di coloro che non capiscono, perché non vogliono o perché non possono, il dolore e la sofferenza. Luoghi comuni, frasi fatte e imposizioni.

Frantumi Rita Petruccioli

I punti di forza della Petruccioli, al suo primo fumetto dopo una vita passata nel mondo delle illustrazioni, sono un tratto essenziale composto da poche linee eleganti ma decise e l’uso dei colori, pieni e senza sfumature. Anche i personaggi sono riconoscibili dai colori: Mattia con il nero, Laila col blu (e un po’ il rosso degli inseparabili occhiali da sole rotondi) e Sofia con il giallo ocra, colore predominante anche nei flashback delle pagine iniziali.

Le vignette hanno linee imprecise e bordi frastagliati come a voler sottolineare la confusione e il tumulto emozionale della storia e dei protagonisti. Anche il loro layout è estremamente interessante, dona maggior dinamismo e cattura l’attenzione del lettore soprattutto con tagli più aggressivi e immagini che si arrampicano fino ai bordi della pagina. Bellissime le splash page (sì, questo è un commento spudoratamente soggettivo) con menzione speciale alla doppia splash page presente sul finale che commuove nella sua semplicità.

Frantumi è un fumetto pieno di tatto, discreto, capace di far riflettere; parla direttamente al cuore e infonde quel pizzico di coraggio e speranza di cui prima o poi ci serviremo per affrontare i nostri traumi. Potremo romperci ma torneremo interi con la consapevolezza che siamo più della somma dei nostri frantumi perché il viaggio all’interno del dolore in qualche modo ci arricchisce, sempre.

 

Frantumi

Giovanni Masi e Rita Petruccioli

Bao Publishing

122 pagine

€ 18,00

Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

Arf 2016 01

Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

Arf 2016 02

Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

Arf 2016 03

Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

Arf 2016 18

 

Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

Arf 2016 05

Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

Arf 2016 09

Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

Arf 2016 15

Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

Arf 2016 12

Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed