Riccardo Frezza

Giovani talenti: Intervista a Riccardo Frezza

riccardo frezza

Abbiamo conosciuto il nome di Riccardo Frezza sulle pagine de I maestri dell’orrore, la collana curata da Roberto Recchioni per Star Comics, quando abbiamo recensito Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.

Abbiamo invece conosciuto il disegnatore Riccardo Frezza in carne e ossa (e battute pronte, umiltà, simpatia e professionalità) allo stand Star Comics dell’ARF! lo scorso maggio a Roma. Colei che scrive ora e che scrisse allora un antipatico «…la mano di Frezza che non mi induce a troppi complimenti», quel giorno ha capito una lezione fondamentale: non giudicare mai il lavoro di un giovane disegnatore senza aver visto prima come lavora davvero.

Sicuramente a guardarlo lavorare quel giorno ci è venuto il forte dubbio che fosse un altro e non “quel” Frezza (invece era proprio lui), vista la scioltezza del tratto, la capacità di espressione e di tridimensionalità che sa dare ai suoi lavori. Insomma, una mano che mi ha indotto a diversi complimenti e a un outing pubblico, da cui è nata anche la voglia di questa intervista, per conoscere meglio lui e il suo percorso creativo.

Riccardo Frezza Bugs Comics

Riccardo Frezza allo stand di Bugs Comics all’ARF! che disegna per noi.

Per prima cosa Riccardo, ti metto subito in difficoltà: parlando con te mi hai detto che ricordavi il nome della nostra Associazione “grazie” alla recensione sopra citata… Puoi restituire il “favore”, dicci cosa hai pensato quando l’hai letta. Mi piacerebbe anche che ci raccontassi come si è svolto il tuo lavoro in quel preciso caso.

Innanzi tutto ringrazio per l’intervista, che mi dà modo di inveirvi contro per la recensione. Scherzi a parte, quando l’ho letta non ho potuto che essere d’accordo perché il signor Francini è riuscito a pieno a ricreare l’effetto di una Londra nebbiosa e inquietante. D’altro canto, il mio obiettivo era scostarmi dallo stile di Francesco (per riprendere il discorso della dualità del personaggio di Stevenson) perciò ho cercato di accentuare lo stile pulito e netto.

Invece io ho sottovalutato questo fattore… Altra domanda che più o meno nessuno vorrebbe sentirsi rivolgere, ma che puoi rivoltare come ti pare: presentati per chi non ti conosce.

Sarò breve. Il mio percorso di studi è stato totalmente diverso (perito informatico e poi Ingegneria informatica) nonostante la perenne passione per il disegno e il fumetto. Contemporaneamente al lavoro da programmatore ho frequentato la Scuola internazionale del fumetto nel 2008 e poi ho deciso di fare il salto nel buio e provare appunto la strada del fumettista (e per questo ringrazio chi ha avuto fiducia in me e mi ha incoraggiato e sostenuto).

Jekyll e Hyde Riccardo Frezza

Una delle tavole “incriminate” su I maestri dell’orrore…

Quindi hai lasciato il tuo lavoro precedente per dedicarti solo al disegno: cosa rappresenta questa passione,  e quindi il fumetto, nella tua vita?

Beh, è sicuramente una parte importante. Mi ricordo sempre la frase della canzone di Lorenzo Jovanotti, Baciami ancora: «La tua vera natura, la giustizia del mondo che punisce chi ha le ali e non vola». Penso che avere un dote e non sfruttarla sia uno spreco. Io la vedo così. C’è il dovere intrinseco (condizioni della vita permettendo) di usare ciò di cui la natura ci ha fatto dono. L’obiettivo perciò è quello di riuscire a usare queste ali sempre meglio e continuare a volare.

Qual è il tuo stile di disegno preferito, la tecnica che usi meglio o che è più nelle tue corde?

Beh, diciamo che è una ricerca/problema a cui ancora non ho trovato soluzione. Sicuramente è il dilemma di ogni disegnatore, trovare un segno proprio, riconoscibile, mentre si cerca di rubare un po’ dai propri autori di riferimento. Cerco di ispirarmi a autori che usano delle ombre nette e altri per l’espressività dei personaggi, altri ancora per il dinamismo. L’unica cosa che posso dire con certezza che sono ancora alla ricerca.

Mr Hyde Frezza

Mano libera o computer?

Lavorare in digitale può essere un aiuto perché velocizza molto, ma riuscire a riprodurre alcuni effetti che solo la carta e l’inchiostro sa dare, richiede una ricerca notevole in tal senso. Attualmente lavoro in digitale, ma ogni tanto faccio prove di inchiostrazione a mano.

Qual è stato il primo fumetto che hai letto o che comunque ha ricoperto un ruolo importante per te?

Ripensandoci, i fumetti io li rubavo. Ti dirò quelli più importanti. Il primo sicuramente è stato Topolino, che probabilmente rubavo a mio fratello. Adoravo quello sfigato di Paperino. Verso i dieci anni credo (non faccio molto affidamento sulla mia memoria) ho scoperto Alan Ford e I Fantastici Quattro (rubandoli all’allora cognato) e poi al liceo ho cominciato a seguire i manga rubandoli a un mio compagno di scuola (principalmente Vagabond di Takehiko Inoue e Video Girl Ai e I’s di Masakazu Katsura, di cui ammiravo rispettivamente la cura maniacale dei dettagli e, ovviamente, i fondoschiena). Finite le scorte da rubare ho dovuto cominciare a comprarli. Spider-man è venuto sicuramente dopo e Dylan Dog (ahimè) per ultimo, però me ne sono innamorato.

C’è un artista, un disegnatore, a cui ti ispiri o che vorresti arrivare a emulare?

Ce ne sono diversi. Indipendentemente dal mio stile attuale (dilemma perenne, come dicevo) quello che posso dire è che sulla mia scrivania sono onnipresenti il “Texone” di Corrado Mastantuono, il Torpedo di Bernet, e il Ken Parker di Milazzo. E poi seguo tanti autori più recenti, anche attraverso i social, come Samnee, J.P. Leon, Tommy Lee Edwards, tanto per citarne alcuni.

Frezza Bugs comics

Tavola in esclusiva, “Le esequie durature”, testi di Giuseppe Congedo, che uscirà su Mostri n. 6 edito da Bugs Comics.

Cosa pensi del panorama fumettistico italiano degli ultimi anni? Molti ritengono che sia in pieno vigore e rinascita, altri che è sempre allo stesso livello qualitativo ma è solo la sensibilità dei lettori che è cambiata… Da giovane disegnatore, come la vedi?

Qui si entra in un discorso delicato e di cui non credo di avere nemmeno un quadro preciso. Mi capita spesso di sentire persone che non seguono i fumetti dire “ma chi se li compra più i fumetti?”. È chiaro che la percezione sia sempre soggettiva e ristretta al proprio range di interessi. Per quel che riguarda la qualità, credo sia aumentata, forse anche per restare al passo con l’avanzamento della qualità in fatto di animazione grafica, ad esempio dei cinecomics. Le inquadrature sono sempre più complesse, i dettagli sempre più ricchi. Lo spettatore non si accontenta più. Inoltre, i social network permettono ora di raggiungere un pubblico molto più vasto e creare una schiera di “follower” ad hoc. Penso quindi che ci sia stata un’evoluzione del mercato in risposta ai cambiamenti tecnologici, e (ora non conosco di preciso i report di vendite delle case editrici) la mia di percezione è che sia in rinascita.

Mr Hyde-Frezza

La rivincita di Frezza contro Mr Hyde…

Hai altre passioni oltre al disegno? Quanto, secondo te, Arte, Letteratura e Cinema sono importanti per un disegnatore, per creare il proprio universo cognitivo e creativo?

Mi piace leggere di filosofia, psicologia e scrivere poesie. Amo l’arte in generale. Arte, Letteratura e Cinema sono fondamentali. La fantasia è una componente indispensabile per un disegnatore. Per definizione la fantasia è la capacità della mente di creare situazioni e figure che non si hanno nella realtà, o comunque di elaborare quelle reali. Perciò più allarghiamo il nostro bagaglio culturale, più leggiamo, osserviamo, più il nostro cervello sarà in grado di creare fantasie complesse.

Passiamo a domande più leggere: a cosa stai lavorando ora? E soprattutto (per le tue fan): ti troveremo a Lucca? Possiamo venire a darti fastidio?

Attualmente ho finito un paio di storie brevi per due giovani case editrici Bugs Comics e Noise Press. Le storie usciranno rispettivamente su Mostri n. 6 e su Dead Blood n. 4.
Al momento continuo a collaborare con loro e poi ci sono altri progetti in parallelo.

A Lucca sicuramente mi troverete agli stand delle due rispettive case, a fare sketch e a scherzare con chi vorrà fare un salto a salutarmi. Siete i benvenuti!

Frezza Dead Blood Noise Press

Tavola in esclusiva, “Punture e veleni”, testi di Andrea Guglielmino che uscirà su Dead Blood n. 4 edito dalla Noise Press.

Bene allora, tutti a Lucca! Nell’attesa suggeriscici un fumetto da leggere e un film da guardare, così da poterne fare critiche costruttive sui Social network…

Wow, questa è una bella domanda. Mi metti in difficoltà. Ti dico subito che passo sui film!

Facciamo così.
Anche se, a parte quelli Bonelli che seguo assiduamente, ne ho letti pochi altri ultimamente, ti dico due fumetti, per compensare il film. Uno che ho letto ultimamente e uno più vecchio.
Il primo è La Principessa Spaventapasseri di Federico Rossi Edrighi (tra l’altro “compagno di collana” nei I maestri dell’orrore) che ho apprezzato molto, e poi un fumetto di qualche anno fa che però a me è piaciuto tanto, vista la mia passione per la filosofia, ed è Sin Titulo di Cameron Stewart, che intorno al concetto di “idea” tanto caro a Platone sviluppa una trama veramente avvincente.

Noi di Dimensione Fumetto non possiamo far altro a questo punto che ringraziare di cuore Riccardo, augurargli tutta la fortuna che merita, e aspettare i suoi nuovi lavori. Tenetelo d’occhio!

Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

Arf 2016 01

Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

Arf 2016 02

Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

Arf 2016 03

Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

Arf 2016 18

 

Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

Arf 2016 05

Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

Arf 2016 09

Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

Arf 2016 15

Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

Arf 2016 12

Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed

I Maestri dell’Orrore: “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” – Di mostri e quant’altro

Chi non conosce Jekyll and Hyde? Anche chi non ha letto il libro di R. L. Stevenson è capace di citare questi due nomi all’interno di un discorso coerente: – Guarda! Un cambiamento totale, prima era Jekyll e poi è diventato Hyde! – Una doppia vita ti dico! Come Jekyll e Hyde.

Tutto, dunque, fa intendere che si stia parlando di un uomo, un dottore, come ci specifica il titolo originale dell’opera, che si trasforma a un tratto in un altro essere, di natura opposta e sconcertante.

Maestri Orrore - Jekyll C1

Questa in soldoni pare essere la trama del volume della Star Comics, curato da Roberto Recchioni, che vede Stefano Marsiglia ai testi e il duo Francesco Francini e Riccardo Frezza ai disegni, nella collana che ambisce a portare i classici horror della letteratura nel media fumetto. Anticipo subito: fa bene, benissimo, ha tutto il mio appoggio, perché i classici sono così classici e famosi che nessuno legge più il testo originale e i personaggi vivono di eco amplificate che ne disperdono i reali caratteri.

Ordunque, questo volume ripercorre esattamente, per quanto tagliuzzandola, la storia come la racconta Stevenson: tutto è un flashback iniziato davanti all’edificio che è stato il palcoscenico nascosto del dramma del dottor Jekyll, borghesissimo e benvoluto personaggio della Londra di fine Ottocento, e del suo deprecabilissimo “amico” il violento, e davvero brutto, signor Hyde. Non neghiamolo, la lettura dell’originale è pesante, si parla di testamenti, denuncie, avvocati, Utterson è un tipo rigido e borioso… solo la fine ti coinvolge nel desiderio di sapere cosa sta succedendo, quindi ben venga un adattamento più snello!

Dottor Jekyll p 10Oltre ai due figuri, il terzo protagonista di questo fumetto è proprio la Londra nebbiosa e inquinata di quel periodo, i suoi edifici di mattoni nudi, i suoi vicoli bui, le sue notti umide e piene di nebbia e polveri: il disegno di Francini ne rende benissimo il fascino e il mistero, e la prima metà delle tavole curate da lui (l’altra metà è dalla mano di Frezza, che purtroppo non mi induce a troppi complimenti) è un perfetto gioco di tagli diagonali, di voli d’angelo all’inseguimento dei personaggi, di rovesciamenti di prospettive, che rende bene il senso di disorientamento e della follia che accompagnano l’entrata in scena del signor Hyde (non ci soffermiamo sul fatto che il nome, alla pronuncia, vuol dire “nascosto”, sul gioco di significati all’interno della storia e sul fatto che il suo viso rimane per molto tempo in ombra). Anche il primo incontro con il dottore lascia un senso di inquietudine, i primi piani rivelano occhi neri da demone: se non lo sapessimo già, come non capire che quel sorriso digrignato e quello sguardo disumano stanno occultando qualcosa? Restando sul piano dei disegni, è apprezzabilissima anche la sequenza del pestaggio di sir Carew per strada: capolavoro di grafica in bianco e nero, pregiabilissimo, equilibrato per quanto cruento, vagamente in stile Sin City.

Mano a mano che il racconto prosegue i nodi si stringono: perché il rispettabile dottor Jekyll intende lasciare il suo patrimonio ad Hyde, l’uomo che spaventa i suoi servitori, che picchia bambini per strada, che lascia un senso di gelido panico in tutti quelli che incontra? La scena si sposta negli interni, aumentano i dialoghi, l’azione è nulla: si mette in scena il dramma del dottor Jekyll, tutto d’un fiato, fino alla conclusione e alla lettera rivelatrice che chiarirà ogni dubbio.

Dottor Jekyll p 48La pre- e la postfazione di Recchioni aiutano molto il neofita a comprendere la grandezza di questo romanzo, la sua importanza per conoscere non solo la storia ma anche la natura umana e la sua influenza davvero pesante su tanta letteratura e tanta produzione fumettistica successiva.

Hyde è la parte incontrollabile e violenta nascosta negli uomini, ma è anche più di questo: è il figlio maledetto delle convenzioni imposte con la cristianizzazione, del “benpensiero”, delle imposizioni della società. Jekyll si vergogna della sua vera indole, perché la percepisce con spavento come la sua parte “oscura”, ma che sia oscura non è una decisione che ha preso lui: per gran parte della storia umana, tutto ciò che appartiene esclusivamente alla sfera del “piacere” è stato definito vergognoso ed essere felice, in un certo qual modo, era considerato disdicevole nell’Inghilterra vittoriana. Oggi, che molti tabù sono caduti, non è che stiamo molto meglio, ma è ancora evidente come dalla non accettazione, nostra personale o esterna a noi, nascono quei “mostri” che la letteratura sa esorcizzare così bene, modellando personaggi emblematici e universali.

________________________________________

Leggi qui la nostra recensione di  Roberto Recchioni presenta: I Maestri dell’Orrore-“Alle Montagne della Follia”