RG Veda

Una visione in rosa: la primavera in Giappone

Uno degli episodi più celebri di Card Captor Sakura è quello della carta del fiore. La maghetta è con i suoi compagnetti al festival sportivo scolastico, i genitori assistono alle gare dei loro figli, è una splendida giornata di primavera e i petali degli alberi di sakura “cadono danzando”, come dicono i giapponesi; pian piano però i petali cominciano a cadere in quantità e velocità sempre maggiori fino a formare una vera tempesta di fiori che rischia letteralmente di seppellire e uccidere gli astanti, finché Sakura non capisce che la causa è la carta The Flower e la cattura ristabilendo la tranquillità.

La cosplayer taiwanese ririka interpreta Sakura Kinomoto al WCS.

La cosplayer taiwanese Ririka interpreta Sakura Kinomoto, col celebre costume della terza sigla d’apertura dell’anime, davanti a una muraglia di sakura in fiore in occasione della sua partecipazione al World Cosplay Summit.

L’episodio è così paradossale e improbabile da essere ricordato dai fan come uno dei momenti più perplimenti della storia del fumetto giapponese, al livello della bambola di Maya, eppure una volta osservato effettivamente il Giappone effettivamente nel periodo di mankai (piena fioritura), ci si rende conto che effettivamente la folle ipotesi di venire soffocati dai troppi fiori non è poi così peregrina.

Strade e parcheggi ricoperti dai petali dei sakura.

Fenomeni di ordinaria amministrazione durante il periodo di fioritura dei sakura: strade imbiancate di petali e parcheggi dove quasi non si distingue più la segnaletica orizzontale, per non parlare di altri veri e propri problemi come le fogne intasate dai troppi petali. È tutto vero.

Oltre alle geisha, alle katana e al sushi, l’albero di sakura, ovvero il ciliegio giapponese, è diventato negli ultimi anni un’altra delle immagini stereotipiche del Giappone nel mondo, e la gran parte del merito è da attribuire proprio all’opera di evangelizzazione svolta da manga e anime. Il sakura è storicamente amato in patria, dove è assurto a livello di simbolo di unità nazionale, e quando viene usato a scopo narrativo si fa riferimento ad alcune sue caratteristiche legate essenzialmente al peculiare comportamento dei suoi fiori: essendo un albero solo da fiore che non dà frutto (una delle differenze coi ciliegi occidentali), il fiore rappresenta il fulcro stesso dell’esistenza della pianta, il motivo per cui viene piantato e per cui è stato studiato e selezionato dai botanici giapponesi nei secoli, piegandolo ai loro gusti fino a ottenere all’inizio del XX secolo la varietà Somei Yoshino, oggi la più diffusa, che produce fiori rosati alla base e particolarmente pallidi all’estremità dei petali.

Alberi di sakura modificati dall'uomo per assumere forme innaturali.

Alberi di sakura piegati alle esigenze dei giardinieri: i lunghi rami dell’albero sono plasmati fino ad aggiungere forme del tutto innaturali e creare vere e proprie tettoie sotto le quali godere dello spettacolo di una pioggia di petali.

Ora, la caratteristica saliente dei sakura è che la loro fioritura è tanto stupefacentemente bella, ricca ed emozionante, quanto inevitabilmente veloce: è una metafora del senso della vita. La fioritura dei sakura dura solitamente una settimana, tradizionalmente a inizio aprile (ma variabile in base alla latitudine fra metà marzo e metà maggio), durante la quale l’albero passa dalla fase di mezakura in gemma, a mankai in piena fioritura, e poi sfiorendo hazakura quando le foglie prendono il posto dei fiori, finché nel giro di pochi giorni non resta più nemmeno un fiorellino sui rami, ed ecco perché il significato più comune del sakura è lo scorrere del tempo, in maniera molto simile a come accade nella cultura europea col soggetto della vanitas, ovvero un monito alla brevità e fugacità della vita umana. Inoltre, la fase più spettacolare non è la piena fioritura, ma bensì quando si formano quelle giustamente celebri piogge di petali immortalate in mille cartoni animati, ovvero mentre l’albero sta sfiorendo, ovvero quando sta morendo: il momento di estremo splendore del sakura è proprio il momento della morte, e se il sakura è simbolo del tempo della vita umana, allora anche nella vita umana il momento di massimo splendore è quello della morte, il che spalanca le porte a tutte le metafore del caso sul suicidio rituale seppuku, sui kamikaze della seconda guerra mondiale e su tutta la cultura della morte di cui il Giappone è intriso e su cui Donatella Rettore ci ha pure scritto un album. Non c’è spettacolo più ricco e sfolgorante della piena fioritura (nascita e giovinezza), ma poi non c’è spettacolo piu splendido e commovente della sfioritura (vecchiaia e morte).

Stampa ukiyoe di Hiroshige III raffigurante un uccellino su un ramo di albero di sakura.

Un uccellino su un ramo di albero di sakura (in giapponese il nome della pianta si riferisce al prodotto, il frutto o in questo caso il fiore, e mai all’albero) in una stampa di Hiroshige III, allievo meno dotato del geniale e omonimo maestro dell’ukiyoe. Nel XIX secolo andavano ancora di moda i sakura dai fiori belli colorati, al contrario di adesso che si preferiscono sui toni pallidi.

Il collegamento fortissimo fra il ciclo del sakura e il ciclo della vita umana è uno dei motivi per cui il fiore è abbinato alla casta dei samurai, guerrieri aristocratici che combattevano seguendo un rigido codice morale, concettualmente non dissimili dai cavalieri della Tavola Rotonda. Benché la cosa sia in contraddizione con la domanda «Ti piacciono i fiori?» del test dei tre giorni, in Giappone i fiori sono la rappresentazione fisica della virilità e in particolare i sakura, poiché così strettamente collegati al concetto di morte, sono i fiori dei samurai, dei cavalieri, dei guerrieri e anche degli assassini. La forza di quell’albero apparentemente secco e spoglio che, dopo l’inverno, usa tutte le sue energie vitali per produrre le gemme e poi i fiori, è abbinata alla forza e all’energia del guerriero, guerriero che però uccidendo semina morte: la grande contraddizione dell’energia della vita che produce la morte è la stessa della filosofia dello yin & yang e in generale dell’intero pensiero orientale, che segue percorsi di pensiero circolari (com’è circolare il ciclo di vita & morte del sakura) e non necessariamente alla ricerca di una risposta alle domande, al contrario del pensiero filosofico occidentale che lavora sulla ricerca della verità e sulla logica.

Takeshi Kitano taglia un albero di sakura nel meraviglioso finale del film Gohatto di Nagisa Oshima: è la fine del mondo come lo conosceva, e quindi taglia il sakura così che finisca il suo ciclo di vita, morte e ancora vita la successiva primavera.

Un altro aspetto basilare dei sakura è che sbocciano tutti insieme: essendo per la maggior parte cloni dello stesso albero di Somei Yoshino, i sakura tendono a sbocciare all’unisono una volta passato il freddo inverno e raggiunte certe condizioni meteorologiche, e l’effetto è stupefacente: la sera prima tornando a casa vedi gli alberi ancora muti, ma la mattina dopo li ritrovi che esplodono di fiori. Il mondo diventa completamente rosa da un giorno all’altro, letteralmente. Dev’essere per questo che in Giappone ad aprile inizia l’anno scolastico, lavorativo, fiscale e in generale ricomincia a scorrere il tempo.

L’Università femminile di Kobe ha lanciato l’anno scorso un cortometraggio promozionale composto da scene surrealiste fortemente metaforiche che ipotizzano un futuro radioso per le studentesse; dal corto sono stati estratti segmenti da 30 secondi da usare come spot tv: uno di questi vede la protagonista che riflettendo sul proprio futuro si ritrova un albero di sakura in fiore in classe, a simboleggiare l’inizio di un nuovo splendido periodo della propria vita. In Giappone i sakura in fiore rappresentano la fine della scuola (fine marzo) come pure il suo inizio (inizio aprile), come si vede in qualunque manga ad ambizione scolastica come pure ad esempio nel film di Arrivare a te.

Quindi il sakura rappresenta la nascita, la rinascita, la bellezza giovanile, la maturità, la morte, il ciclo della vita: ce n’è abbastanza per abbinarlo a praticamente qualunque cosa, ed è proprio quel che fanno i giapponesi. Oltre alla vanitas, alla vita, alla morte, alla bellezza, ai samurai e ai ricordi di scuola, il sakura è il fiore matrimoniale dato che col suo rinascere ogni anno è propiziatorio per il ciclo della vita e, quindi, per avere dei bambini.

Foto matrimoniali al giardino Kourakuen di Okayama.

Il signor Maiale e la signora Girasole posano in abiti matrimoniali tradizionali giapponesi al giardino Kourakuen di Okayama sotto una pergola che ospita i rami di uno shidarezakura, una varietà particolarmente spettacolare di sakura piangente. Benché il Somei Yoshino sia attualmente il cultivar più diffuso, non è assolutamente né l’unico né il più bello.

Dato che per i giapponesi non c’è niente di meglio che bere alcol in compagnia, ecco che da oltre dieci secoli la fioritura dei sakura diventa un pretesto perfetto per unire la contemplazione estetica degli alberi al piacere di godersi la vita: hanami vuol dire letteralmente “guardare i fiori” ed è una pratica amatissima dai nipponici che ha ormai preso piede anche in Italia. Nei giardini, nei parchi, sulle sponde dei fiumi e in generale ovunque sia possibile, gli amanti dei fiori piazzano coperte per terra, barbecue, cestini da picnic e si danno ai convivi: si allestisce il pasto insieme, si mangia insieme, si passa del tempo insieme, perché la bellezza della vita è fuggevole come la fioritura di un delicato fiore rosa pallido e bisogna approfittare dei doni della natura e condividerli finché è possibile.

Sakura di notte con matsuri e pesca al pesce rosso.

L’hanami notturno è particolarmente amato dai giapponesi perché consente di bere alcolici (vietati di giorno) e di ammirare gli yozakura, cioè i sakura di notte: stagliati come spettri bianchi sul nero della notte, sono incredibili visioni fantasmatiche che l’immagine fotografica non coglie, bisogna vederli dal vivo. Per apprezzare al meglio gli yozakura non c’è posto migliore dei filari di alberi sulle sponde dei fiumi, che in aprile si popolano di mercatini con cose buone da mangiare come i dango e giochi retrò tipo la pesca al pesce rosso, proprio come si vede nell’episodio del matsuri di tanti anime.

Dati tutti questi motivi legati praticamente a qualunque aspetto della vita e della morte degli esseri umani, non stupisce quindi che il sakura sia onnipresente nella cultura giapponese, anche in quella pop dominata ovviamente dai manga.

Fumetti con sakura: "Arrivare a te", "Le situazioni di Lui & Lei", "Assassination Classroom", "One Piece" e "5 cm al secondo".

I fiori di sakura sono una costante dei fumetti a partire ovviamente da quelli per ragazze come Arrivare a te (in alto a sinistra) a quelli per giovani donne, ovvero la fetta di pubblico conosciuta dagli americani come “young adults”, come Le situazioni di Lui &; Lei (in alto al centro), ma non sono estranei neanche ai titoli per ragazzi come Assassination Classroom (in alto a destra). Ovviamente non potevano mancare piogge di petali nei fumetti trasversali dedicati al pubblico generalista come One Piece (al centro) né tantomeno nelle opere introspettive di Makoto Shinkai come 5 cm al secondo (in basso).

Fra tutti gli autori giapponesi di fumetti, forse quello più legato ai fiori di sakura è il celebre gruppo CLAMP, composto da quattro donne che hanno iniziato l’attività il primo aprile del 1989 e che tutti gli anni festeggia il compleanno con iniziative speciali per i fan. Profondamente legate al ciliegio giapponese, le CLAMP hanno insistito riferimenti al fiore o suo al nome (o a entrambi) in praticamente tutte le loro opere, hanno battezzato Sakura il loro personaggio forse più celebre, e hanno stabilito al primo aprile il compleanno di alcuni loro personaggi particolarmente significativi come la stessa Sakura di Card Captor Sakura, Watanuki di xxxHOLiC e Seishiro di Tokyo Babylon.

L'albero di sakura visto dalle CLAMP: "RG Veda", "X", "Kobato." e "Tokyo Babylon".

L’albero di sakura nella sfaccettata interpretazione delle CLAMP: dall’alto, Ashura e Karyoubinga nell’Arcadia di RG Veda, Fuuma e Kamui bambini ancora puri e felici in X, Kobato canta gioiosa fra i petali in Kobato, e infine Seishiro e Subaru di Tokyo Babylon in un fatale vortice di eros e thanatos.

La presenza dei fiori di sakura nella cultura popolare e collettiva non poteva non estendersi anche al mondo della musica: in Giappone il passaggio delle stagioni è un indicatore così sentito e così continuamente ricordato che i musicisti scrivono canzoni a tema col periodo dell’anno, un po’ come si fa in Occidente per Natale o per l’estate. Ecco quindi che alle canzoni autunnali e invernali dei cantautori si contrappongono i brani primaverili ed estivi degli idol; in particolare, ovviamente, il periodo dei sakura è quello più trattato, citato e cantato nell’intera storia della musica giapponese, da secoli.

Il musicista Michio Miyagi era cieco, ma questi non gli impedì di diventare fin da giovane il più importante compositore ed esecutore di musica per koto di tutti i tempi. Nel 1923 Miyagi affrontò la sfida di scrivere delle variazioni sul tema di Sakura sakura, uno dei motivi folk più noti al pubblico nipponico, e il risultato fu una splendida suite ancor oggi eseguita in occasione della fioritura degli alberi.

Sakura del gruppo pop-rock Remioromen è un tipico esempio di canzone di inizio amore giovanile: siamo in primavera, i fiori sbocciano e il cantante vuole abbracciare la sua bella.

Harusaki sentimental del gruppo rock Plastic Tree è invece la tipica canzone di fine amore adulto: il testo è una lettera che un uomo scrive alla donna amata e perduta, il cui ricordo è giunto all’improvviso osservando un sakura mentre camminava per strada di notte.

Infine, il gruppo visual kei D interpreta la componente memento mori dei sakura in Ouka saki some ni keri, che vuol dire qualcosa tipo “Ricordo quando i fiori di ciliegio si tinsero aprendosi” e che ha un testo tragicissimo.

Infine, più si avvicina la primavera e in particolare aprile, e più i sakura, i fiori in generale o anche solo il colore rosa invade letteralmente i negozi.

Conbini giapponese nel periodo dei sakura.

Il negozietto sotto casa fino a cinque minuti fa era rassicurantemente grigio e triste come sempre, e poi TA-DAAAN! ecco che diventa il negozio di Barbie.

Prodotti alimentari a base di sakura.

Una minuscola, anzi microscopica rappresentanza di cibi contenenti, o al sapore di, o profumati al, o al colore di, o comunque a base di sakura. In alto, da sinistra: dolci tradizionali giapponesi composti da una sfoglia soffice al sakura con dentro anko koshian (marmellata di fagioli dolci passati) e mochi (preparazione morbida di riso); nikuman dolce con pasta esterna cotta al vapore al sakura e ripieno di anko tsubushian (marmellata di fagioli dolci in pezzi); versione primaverile al gusto sakura & cioccolato di un gelato che il resto dell’anno è al gusto panna & cioccolato; snack al mais senza nessunissimo collegamento coi sakura a parte che la mascotte sulla confezione indossa un copricapo coi fiori rosa. Al centro alcuni prodotti da forno, da sinistra: manjuu cotti al vapore rosa sakura, dorayaki con esterno standard e ripieno al sakura, e corrispettivi dorayaki con esterno con impasto al sakura e interno standard con anko. infine, in basso, a sinistra una quantità e varietà di tè verdi, neri e bianchi variati al sakura, puro o con altri aromi, accompagnati dai relativi biscottini e dolcetti e cosettini vari; a destra i realtivi dolcetti da tè, essenzialmente gelatine al sakura semplici o arricchite con petali e altri ingredienti dolci.

Bevande collegate al sakura.

E col mangiare, ovviamente il bere. Dall’alto a sinistra: versione primaverile del bicchiere per il caffè del conbini FamilyMart; Red Bull in «Spring Edition» (???); Pepsi al gusto e colore di sakura, veramente terribile; due marche di tè verde sulla cui confezione sono spuntati rami di sakura piangente e sakura Somei Yoshino; una rassegna di lattine di quattro marche di birra che, essendo probabilmente la bevanda più amata dai giapponesi (sì, più del tè verde, sì), si sono cambiate d’abito vestendosi di rosa per l’arrivo di aprile; infine una lattina di chuu-hai, ovvero una famiglia di bevande frizzanti leggermente alcoliche (sui 5° o meno) aromatizzate in vari gusti: questa è alla fragola, ma la cosa non ha impedito al grafico di decorare la confezione con una ventata di fiori.

Cosmetici a base di sakura.

Con la scusa dei sakura simbolo di rinascita della vita, i giapponesi ne approfittano per produrci qualunque prodotto, compresa un’infinità di cosmetici che vado dalle cremine passando per le maschere facciali fino alle bombe di sapone da buttare nella vasca da bagno, come fa sempre Usagi Tsukino.

Per la ricchezza di significato, la diffusione, la celebrità e l’influenza culturale, non c’è forse un elemento che riesca a sintetizzare l’intero Giappone in un solo simbolo come ci riesce il fiore di sakura. Il primo aprile rappresenta, più che l’inizio dell’anno, la rinascita dell’anno, in un significato perfettamente simile quello che avevano le feste in onore di Proserpina nell’antica Roma. È tornato il sakura, è tornata la primavera, è tornata la vita: si ricomincia e, come diceva Kyoko a Godai in Maison Ikkoku, ganbatte kudasai, “forza e coraggio”!

Alberi di sakura nel centro commerciale Aeon Mall di Okayama.

La signora Girasole e il signor Maiale gioiosi davanti a una composizione di sakura all’interno di un centro commerciale: la vita è più bella sotto un albero tutto rosa.

I consigli Natalizi di Dimensione Fumetto

Arriva Natale e voi state correndo a destra e a manca per fare gli ultimi regali. Ma avete amici supernerd che proprio non si sa cosa vogliono. Chi vi può aiutare? Come diceva uno famoso «Questo è un lavoro per…» La redazione di Dimensione Fumetto!

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Mauro Paone: SHIN MAZINGER ZERO di Yoshiaki Tabata e Yuuki YogoSHIN-MAZINGER-ZERO-VAR.001

L’universo robotico nagaiano viene stravolto dal duo artistico Yoshiaki Tabata e Yuuki Yogo in questo che non può essere considerato assolutamente un remake della storia del Mazinger quanto un’evoluzione che, riprendendo i suoi punti cardine, li estremizza dando loro nuova forma per mezzo di una storia scritta e orchestrata magistralmente, unita a disegni che si sposano davvero bene con i temi descritti. Il manga è concepito sia per chi non conosce la storia originale, sia per i cultori del genere che, grazie alle continue citazioni, camei e ogni altra “strizzata d’occhi” degli autori, avranno sicuramente di che goderne! Altamente consigliato a tutti gli appassionati del genere!

Silvia Forcina: DOOMBOY di Tony Sandoval

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Una storia che tocca i temi della crescita, della morte, dell’arte, della fantasia, del mistero, con il disegno onirico e delicato di Sandoval, che qui raggiunge risultati altissimi, di tratto e colore. Consigliato a tutti, dai 13 anni in su, perché anche se ermetica, è una storia appassionante, che fa riflettere, e nasconde tanti piani di lettura, che si svelano a ogni rilettura, a ogni passaggio di maturità. «- E dimmi, sei tu che crei quei venti turbinanti? – No, ma sai, esistono delle forze incomprensibili che ci travolgono.»

Andrea Topitti: RAGE OF ULTRON di Rick Remender, Jerome Opena e Pepe Larraz

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La storia forse “definitiva” dell’androide. La vera nemesi dei Vendicatori (almeno nei fumetti) qui diviene una minaccia come non lo è mai stata. Le idee di Remender fanno capire le possibilità quasi infinite di Ultron e del perchè un robot mette in difficoltà il più potente gruppo di supereroi. La minaccia arriva fino a Titano, pianeta natale di Thanos, e il rapporto padre (Hank Pym)/figlio (Ultron) è davvero messo in un modo drammatico, più delle vecchie storie, con un Pym che prova per la prima volta affetto per la sua creatura, cosa mai successa prima. Ma sappiamo che Pym non è mai stato bene di testa, di conseguenza….. consigliato SOPRATUTTO a chi NON è piaciuto il film “Age Of Ultron”. Qui forse troverete quello che non avete trovano nella pellicola di Whedon.

Andrea Cittadini Bellini: FRANCESCO PETRARCA di Filippo Rossi e Nuke

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Perché un fumetto può parlare dei classici in maniera leggera e senza essere pesante, mostrando in poche pagine l’umanità delle persone senza che siano necessariamente personaggi. Utilizzando le poesie e intercalandole con dialoghi molto meno “aulici”, con una linea che è realistica più negli sfondi (alcuni starebbero bene in un libro di illustrazioni) che nei personaggi, si legge in un attimo, ma lascia un bel retrogusto, che ti invita a riassaggiarlo pezzo per pezzo, pagina per pagina. Raccontando il viaggio del poeta da Genova a Roma per il Giubileo del 1350 (quindi in un tema di attualità) si divide naturalmente in capitoli, ciascuno dei quali suona una corda diversa della storia e tocca una corda diversa del lettore.

Francesco Pone: MAUS, di Art Spiegelman, il primo volume

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Non perché mi piaccia vincere facile, ma perché nel primo volume si racconta la vita di un profugo. Vladek Spiegelman ancor prima di entrare ad Auschwitz ci racconta come si vive quando sei costretto a lasciare la tua casa, quando devi vagare di luogo in luogo cercando di conservare la dignità vivendo alla giornata. Solo il primo volume, perchè se quello non è capace di smuoverci dalle nostre peggiori convinzioni, allora ciò che accade nel secondo volume diventerà una inevitabile realtà.

Mario Pasqualini: CARD CAPTOR SAKURA di CLAMP

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Nel 2016 ricorreranno i venti anni dalla prima pubblicazione, eppure Card Captor Sakura continua ancora a essere continuamente ristampato in nuove edizioni, a comparire nelle classifiche di gradimento, e a beneficiare di un vasto merchandising come se fosse ancora in campagna promozionale. È un caso più unico che raro per uno shoujo manga e tanto più per uno di genere “maghette”, dove anche i titoli più celebri sfioriscono velocemente e tornano alla ribalta solo negli anniversari. Card Captor Sakura invece non è mai andato fuori catalogo: merito soprattutto di una trama che vede celebrata la famiglia nel senso più vasto possibile, da quella amicale a quelle di ogni genere e condizione sociale. In tempi di teorie del gender, una boccata di buon senso.

Roberta Sarti: SAILOR MOON tutta la saga!

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Un manga che ha rivoluzionato molti degli schemi tipici dei cosiddetti “Majokko”… Un manga che è stato anche avanguardista e lo consiglio nel suo anniversario.

Michela Leodori: THE WALKING DEAD di Robert Kirkman

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Il fumetto che ha ispirato la serie omonima e creato un universo in cui gli zombie sono solo un mezzo per capire l’essere umano e la sua vera natura. Niente preamboli, si va subito in scena con sentimenti, drammi, strategie di sopravvivenza, mostri umani e non, in una cornice affascinante e fuori dalle regole del solito fumetto. L’opera massima di Kirkman che non può mancare a chi ama il survival pieno di chiacchiere, violenza e zombie.

Aldo Caurio: RG VEDA delle CLAMP

RG Veda

È stato il loro primo lavoro professionale. Grazie all’enorme successo hanno avuto la possibilità di creare capolavori come Card Captor Sakura, Chobits, xxxHolic e Tsubasa Reservoir Chronicle.
Rg Veda ha una delle trame più complesse e maestose mai create dalle disegnatrici. Un mix tra mitologia e intrighi amorosi (ricordo che le CLAMP hanno lanciato pubblicamente le prime relazioni tra persone dello stesso sesso, in questo manga, ad esempio, viene raccontata la meravigliosa storia tra Kendappa-oh e Sohma, Ashura e Taishakuten , Yasha e Ashura) per poi sfociare nella follia e nella cattiveria che solo le CLAMP riescono a creare.
I protagonisti combattono contro un destino già deciso e già predetto, qualcosa di inevitabile e irremovibile.
I personaggi non sono piatti e noiosi, anzi persino il personggio più onesto e gentile ha sempre un lato oscuro e malvagio. Ma nonostante tutto, anche le peggior azioni alla fine hanno un fondo di bontà e qui parte il “lieto fine”. E poi è stato il primo manga che ho letto! Ha creato fin troppi traumi!

Andrea Gagliardi: PINOCCHIO di Winshluss

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La fiaba di Collodi rivisitata in chiave grottesca dal noto regista/fumettista/animatore francese Vincent Paronnaud. Winshluss (questo il suo nome d’arte) riscrive Pinocchio tramite una narrazione ad immagini completamente muta. A questo silenzio fanno da contraltare gli inserti dedicati allo scarafaggio Jiminy, versione winshlussiana del grillo parlante (appunto). Una storia cupa quella del Pinocchio di Collodi resa ancora più cupa dal tratto scuro dell’autore che si colloca a metà tra quello di Crumb e quello di Segar. Potente, forse violenta e sicuramente spiazzante. Non può mancare in nessuna libreria.

Maurizio Vannicola: BAKUMAN di  Tsugumi Ohba e Takeshi Obata.

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Dopo anni di totale piattume è stato quello che mi ha fatto salire l’ansia, ridere, piangere, in poche parole emozionare davvero.
Una storia semplice, quella di Mashiro Moritaka, Takagi Akito e Azuki Miho, tutti e tre inseguono un sogno, voler diventare autori di manga i primi due e doppiatrice l’altra. Una storia d’amore, quella tra Mashiro e Azuki, un rapporto così romantico e fresco da far palpitare il cuore.
Un fumetto scritto e disegnato davvero a ottimi livelli.
Questo manga vi conquisterà dal primo all’ultimo volume riaccendendo il cosmo che è in voi. Ops! Volevo dire il fuoco della passione… Per la lettura!

Riccardo Ascenzi: 100 BULLETS di Azzarello e Risso

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Dopo tutti questi consigli da palati fini ci vuole qualcosa di truculento, testosteronico, complottista ma scritto e disegnato divinamente. Fatevi travolgere dal mondo corrotto e politicamente scorretto raccontato da Azzarello e Risso.

Enrico Farnedi: BONE di Jeff Smith

Bone

Nella versione rigorosamente b/n. Perché c’è tutto: la trama coinvolgente, i personaggi a cui volere bene, una corsa di mucche, il passato che ritorna, oscuri presagi e le stupide, stupide creature ratto (anche se preferivo la prima, infedele traduzione: “rattodonti”)…

…E I YAM WHAT I YAM, il primo volume del Popeye di E.C. Segar

Popeye

curato dall’editore americano Fantagraphics. Un’edizione incredibile con le prime strip e tavole domenicali. Umorismo, nonsense, slapstick comedy, avventura, feulleiton, spinaci e cazzotti in un frullato esplosivo. La lettura in lingua originale permette di godere degli strafalcioni del marinaio guercio più tosto che ci sia, già immenso alla sua prima apparizione.

Veronica Antonucci: MIMÌ E LA NAZIONALE DELLA PALLAVOLO di Chikako Urano

Mimì

Arrivato in Italia dopo tanti anni, anche se l’anime era già famoso, e rileggere le avventure originali di Mimì dà sempre un brivido, per vari motivi: 1) si capisce che cosa sono la passione e l’amore per lo sport e l’impegno costante per migliorarsi; 2) ha una grande funzione pedagogica (non a caso molte pallavoliste cresciute con l’anime anni ’80 dicono che hanno scelto questo sport DOPO aver visto Mimì); 3) perché personalmente preferisco la caparbietà di Mimì alla “cugina”, che poi cugina non era, Mila; 4) perché leggere su un fumetto “Unione Sovietica” e URSS ti ricorda proprio un periodo diverso, quello della Guerra fredda che seppur recente è abbondantemente dimenticato dai più. In questo fumetto si capisce che proprio durante quel periodo, il campo di battaglia si sposta e non è più la trincea, ma sono i palazzetti dello sport e i campi di atletica: gli atleti russi, statunitensi e giapponesi si sottoponevano a durissimi allenamenti per vincere le medaglie e far capire al mondo che la loro nazione era la migliore, essere davanti alla Russia equivaleva a un grande smacco morale; 5) c’è anche da dire che la storia è stata scritta quando la squadra giapponese di pallavolo era davvero forte e vinse il titolo mondiale.

Valerio Carradori: UDWFG

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Acronimo di UnderDarkWeirdFantasyGround edito dalla HOLLOW PRESS. Sono fino ad adesso tre volumi in divenire che portano avanti, ogni volume, un capitolo di cinque storie fantasy diverse fatte da cinque fumettisti diversi che sono: Mat Brinkman, Miguel Angel Martin, Tetsunori Tawaraya e gli italiani Ratigher e Paolo Massagli. Lo consiglio per due motivi: 1) è il top del fumetto underground un questo momento, dei big del fumetto indipendente che collaborano insieme e ognuno dei quali fornisce una sua particolare visione del fantasy. Il livello di weird nelle storie è altissimo, alienantissime e dark come poco si vede in giro, e il lato estetico è da bellezza pura, ricercatezza massima; 2) perché è una produzione italiana che nasce il Italia e che ha un particolarissimo e nuovo metodo di produzione: per pagare i fumettisti, l’editore, ha comprato in anticipo le tavole degli artisti fornendogli così un pagamento per il lavoro e l’editore, per rientrare nei costi, le rivende a chiunque le voglia comprare.

Giulia Pasqualini:  MONSTER ALLERGY

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Dal fantastico duo Barbucci-Canepa prende forma nel lontano 2002 un’opera divertente e originale. Zick ha la capacità di vedere i mostri che vivono normalmente nel nostro mondo senza che chiunque altro li noti, peccato che ne sia allergico! Purtroppo nessuno gli crede, tranne la nuova vicina di casa dal nome memorabile: Elena Patata. Insieme sveleranno i misteri che avvolgono la città. Ma perché consigliarlo ora? Ebbene, a distanza di ben 13 anni finalmente è stata annunciata una ristampa in due volumi che comprendono l’ultimo capitolo inedito! Correte in edicola, su Amazon o sotto casa di Barbucci, PRESTO!