Remake

Dylan Dog Color Fest 18, Remake – Passato e futuro

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Uscito già qualche giorno, il diciottesimo Dylan Dog Color Fest si rivela uno più bei appuntamenti del prestigioso trimestrale, divenuto un punto d’incontro per chi vuole vedere l’Indagatore dell’incubo in una veste sempre più d’autore. Anche le anticipazioni della prossima uscita non tradiscono queste premesse, ma passiamo al numero attualmente in edicola.
Il titolo è Remake e infatti troviamo storie che riprendono tre classici di Sclavi risalenti ai primi immortali numeri. Come spiega Recchioni nell’Editoriale, il remake spesso è accusato di essere un ripiego, usato per mancanza di idee, ma si può rivelare un’operazione di rinvigorimento di certi soggetti che non subiscono il passare del tempo, portando addirittura qualcosa di originale.
Proprio il Dylan di Sclavi ha sempre mostrato un tocco di originalità anche quando prendeva spunto da un film o da un libro horror, e anche quando alcuni (pochi) detrattori di allora lo accusavano di riprendere troppo spunto da opere compiute da altri. Sclavi è stato un maestro insuperato del prendere ispirazione e ha creato un piccolo patrimonio della cultura italiana. Questo dimostra che, o facendo un remake o riutilizzando un’idea forte, si possono fare cose comunque straordinarie.
Non voglio paragonare le tre storie presenti nel Color Fest con quelle da cui sono tratte, perché il Dylan di Sclavi è qualcosa, per me, di intoccabile, ma soprattutto perché i tre episodi presenti non cercano il paragone, ma vanno sui propri binari, ben differenti.

Dylan-Dog-18Troviamo la ristampa del riadattamento de L’alba dei morti viventi (già uscito nel primo numero di Dylan Dog – I colori della paura) firmato dal duo Recchioni/Mammucari che prende di mira la forzatura del “clarinetto esplosivo” presente in quel mitico numero uno. Sinceramente, ai tempi, non mi pesò quel colpo di coda narrativo che trovai funzionale, ma qui gli autori colgono l’occasione per scavare in modo un po’ più approfondito il rapporto amore/odio tra Dylan ed la sua prima nemesi, Xabaras. I disegni di Mammucari hanno ormai una loro grazia e devo ammettere che il suo Dylan è di un’espressività tale che raramente ho visto. Spero ci siano altre occasioni di rivedere i suoi disegni su Dylan Dog, anche se voci di corridoio dicono che è impegnato in altro e non ci tornerà in breve tempo.

Dylan Dog Color Fest 19 -1Passiamo alle due storie inedite: Diario degli uccisori ovviamente si rifà al classico numero cinque, Gli Uccisori, che fu realizzato da Sclavi e Luca Dell’Uomo. Qui Giovanni Eccher sceneggia una vicenda, o meglio una situazione, a cui nella storia originale erano dedicate solo poche pagine e ne approfitta per prendere di mira gli show televisivi basati sul voyeurismo del pubblico. Diciamo che a livello di sceneggiatura e inquadrature ricorda La Strega di Blair o addirittura Cannibal Holocaust di Ruggiero Deodato, per il modo di usare la cinepresa presente nel racconto (qui con vignette in soggettiva), ma ambientando il tutto in città anziché nei boschi o foreste. Una nota dovuta alla colorazione di Sergio Algozzino, che è riuscito a rendere lo stesso effetto coloristico delle soggettive, con la presenza delle bande, che apparivano nei filmati pre-digitalizzazione. Per i disegni, Bruno Brindisi è….Bruno Brindisi. Altro da aggiungere? Per me no. Maestro come sempre. Fine.
Dylan Dog Color Fest 19 -2 A proposito di tempi passati, il terzo episodio ci porta ancora più indietro, alle atmosfere dei fumetti anni ’50 di Tales From The Crypt editi dalla EC Comics, ove troviamo al posto del caro Zio Tibia (chi non è giovanissimo ricorderà la versione televisiva di Notte Horror) proprio Tiziano Sclavi che ci introduce in questa storia che riprende il numero undici, Diabolo il grande e infatti si intitola Diabolo The Great. Lo sceneggiatore Fabrizio Accatino riprende quelle atmosfere, non facendone una parodia/omaggio, come fece George Romero con il film Creepshow, ma maledettamente sul serio, sottolineando le potenzialità di quei fumetti, attualizzandoli e cogliendone la forza, la stessa che ancora oggi potrebbe sottrarre qualche ora di sonno (ogni citazione è voluta…). Maurizio Di Vincenzo e Valerio Piccioni si dividono il difficile compito di scrivere una parte della storia in modo moderno e una gran parte in modo vintage, senza però metterci l’ingenuità di allora e senza renderlo un ibrido. Riescono completamente nell’impresa. Ormai Di Vincenzo è un maestro a tutti gli effetti. Un applauso in particolare per il lettering vintage di Marina Sanfelice e soprattutto per la colorazione fatta da Paolo Alti Brandi che ha realizzato un lavoro assurdo: riprende davvero il modo di colorare di allora con tutti i fuori registro, i contrasti netti e la “puntinatura” che io stesso ricordo da ragazzino quando acquistavo i fumetti a colori. Addirittura rende anche la carta sporca e usurata. Sicuramente ha usato delle tecniche moderne, poco malleabili per questo tipo di effetto vintage, e immagino il lavoraccio della tipografia!
Ripeto: è già uscito da qualche giorno e consiglio a tutti di acquistare forse il Color Fest più bello finora pubblicato fino a che si trova in edicola. Ripeto anche che troverete sempre più un Dylan d’autore e pronostico che queste storie e le prossime saranno pubblicate all’estero, in paesi ove il nostro Indagatore non ha trovato spazio o fortuna. Penso che l’obiettivo sia anche di conquistare paesi poco avvezzi agli eroi Bonelli. Sono pronto a scommettere sulla riuscita dell’impresa.