Ratman

C’è spazio per Ratman? Con Paolo Nespoli sì…

La preview di C’è spazio per tutti (32 pagine, in bianco e nero, giusto per far assaggiare il futuro piatto forte) era uscita durante la permanenza di Paolo Nespoli in orbita, in vista dei suoi record (l’italiano con più tempo di permanenza complessiva nello spazio, il primo ultrasessantenne europeo nello spazio). E Nespoli l’aveva portata con sé, facendosi fotografare sulla Stazione Spaziale Internazionale con l’albetto che ha fatto da traino al piatto forte e con la copertina definitiva del volume a colori (per lo meno nei redazionali finali).

Nel frattempo a novembre a Lucca è stato presentato, in anteprima, il volume di 256 pagine di fumetto.

Ribadendo ancora una volta il legame di Leo Ortolani con i fumetti e la scienza (d’altra parte ormai tutti sanno della sua laurea in Geologia), di cui abbiamo anche parlato.

Così stavolta l’eroe con le grandi orecchie da topo flette i muscoli, e nel vuoto c’è davvero. In un vuoto forse un po’ meno spinto della sua testa.

E non fa certo da comprimario, tra il racconto della vita nello spazio e la storia dell’esplorazione spaziale.

Nel momento in cui la corsa allo spazio sembra tornare in auge, come una cinquantina di anni fa, anche con il contributo delle potenze emergenti, come Cina e India, l’ESA e l’ASI hanno pensato ottimamente di fare divulgazione scientifica e tecnica di alto livello. A sessant’anni dal lancio di Laika nello spazio, con la collaborazione di Panini Comics, con l’ormai solito contributo di Andrea Plazzi, le due agenzie spaziali raccontano attraverso l’esperienza di Nespoli due percorsi in parallelo: l’intera storia dell’anelito umano per il volo spaziale, e la vita (almeno per come la conosciamo ora) nello spazio.

È il solito Ratman, per certi versi ancora più fuori luogo e indisponente del solito, apertamente disprezzato dall’alter ego fumettistico dell’astroPaolo nazionale (lo so, è una definizione terribile) e quasi causa della distruzione dell’ISS.

Ho pensato a lungo alla puntata de I Simpson in cui Homer va nello spazio: ma come, è la domanda spontanea, gli astronauti non sono iperselezionati, iperpreparati, allora come fa il nostro inetto preferito con le orecchie da topo a finire nello spazio?

Per lo stesso motivo per cui c’era finito il ciccione giallo (guarda caso, lo stesso colore delle orecchie del nostro eroe), perché c’è bisogno di far capire che l’inettitudine non è un limite.

Beh, in realtà, purtroppo, lo è: purtroppo per ancora qualche (magari un solo) decennio lo spazio sarà appannaggio di pochi superaddestrati scienziati (a meno di essere dei super ricchi come i sette turisti spaziali che hanno finora raggiunto la ISS). Elon Musk promette di mandare i primi turisti in orbita lunare nell’anno che sta per cominciare, o almeno così faceva lo scorso febbraio. Ma da qui a pensare a navette che porteranno gente su e giù dalla Luna o dal pianeta rosso, ce ne vorrà un po’. Lo stesso Nespoli, in una intervista rilasciata recentemente, ha detto che i prossimi passi dell’esplorazione spaziale saranno proprio la Luna e Marte, ma non sarà certo una passeggiata.

Così Ratman sembra essere l’involontaria causa dell’incontrollabile e inspiegabile ingresso della ISS in atmosfera (solo a causa del fatto che porti sf…ortuna), ed è evidentemente la consapevole causa del salvataggio della medesima, perché sono i sogni (di cui i fumetti sono da sempre un grande catalizzatore) di tutti a salvare i grandi sogni dell’umanità.

È l’Ortolani che conosciamo, che studia i dettagli della parte reale della storia che racconta, li mette sulla tavola commentandoli a parole e “a disegni” in modo caustico, a volte al punto di essere indolore, o di farti ripensare a una battuta tre giorni dopo averla letta (facendoti sentire, in fondo, come Ratman).

È l’Ortolani che tira fuori il meglio dai suoi personaggi, non solo dal punto di vista dell’ironia, ma anche del bene che possono portare, dissimulandolo magari dietro una citazione di Fantastici 4 o di Guerre Stellari.

E ci racconta un presente fatto di sogni e speranze, e un futuro di fiducia, nell’umanità e nella scienza, perché in realtà nessuno di noi sa come andrà a finire, e magari sarà più veloce e facile delle speranze che nutriamo adesso.

Dal punto di vista fumettistico è l’Ortolani che conosciamo: chi lo ama, continuerà ad amarlo, chi non lo sopporta, non credo cambi idea per questo lavoro. Personalmente mi piace il modo in cui affronta le cose, le seziona, affondando la propria ironia con nonchalance.

La parte grafica è anch’essa quella che conosciamo, e ci gioca esattamente come fa con le parole e le battute.

Ancora una volta le citazioni si inseguono, dal punto di vista scientifico e storico, ma anche gli omaggi ad altri fumetti e prodotti della fantasia umana legati allo spazio, e si lasciano cogliere su quello sfondo surreale a cui Ratman e i personaggi di Ortolani ci hanno abituato.

Io sono grato al fumettista pisano (e parmense di adozione) perché utilizza un medium di approccio immediato per affrontare temi non sempre facili, e che anzi oggi trovano sempre più difficoltà a essere diffusi e apprezzati. Perché con ironia smonta pseudoteorie e ritorni al passato, e trova anche il tempo per celebrare il record di ore in orbita di Nespoli (non sul  libro, sfortunatamente, ma l’immagine qui a destra si trova facilmente sul web).

Lo fa con una lettura che può essere fatta tutta d’un fiato o su vari livelli, per cogliere fino in fondo le numerosissime citazioni, ma anche per incamerare le tantissime notizie storiche e scientifiche presenti nei dialoghi e nelle didascalie.

Tecnicamente sono disponibili due versioni, quella classica e la variant, che ha lo stesso prezzo e lo stesso contenuto.

Entrambe possono fare un buon lavoro per la scienza e per il fumetto, facendoci capire che davvero, là fuori, c’è spazio per tutti.

Rat-Man sempre più a colori!

Comunicato Stampa

Le storie a colori dell’eroe di Leo Ortolani presentate in una nuova veste editoriale

Modena, 22 aprile 2016. È in arrivo un nuovo Rat-Man tutto a colori, in una rinnovata e preziosa veste editoriale che farà felici nuovi e vecchi appassionati del personaggio di Leo Ortolani.

Dopo più di dieci anni, la collana Rat-Man Color Special, partita nel 2004, saluta i lettori e viene sostituita da speciali autoconclusivi di grande formato che continueranno a proporre ai fan le avventure a fumetti di Rat-Man in una nuova edizione a colori.

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Il primo volume che inaugura il nuovo corso è Ratto. Pubblicata in origine sui numeri 70-71 di Rat-Man Collection, Ratto è una delle storie più amate del personaggio, una parodia di Rambo che nel suo svolgersi diventa una riflessione tout court sulla guerra e la sua stupidità, in cui Leo Ortolani dimostra tutto il suo talento d’autore e la sua originalità.

I colori di Ratto saranno realizzati da Stefano Simeone, disegnatore e colorista apprezzato in Italia e non solo, sotto la supervisione del colorista ufficiale di Rat-Man Lorenzo “Larry” Ortolani.

“RAT-MAN è nato in bianco e nero ma abbiamo imparato ad amarlo anche in technicolor”, ha commentato Marco M. Lupoi, direttore editoriale di Panini Comics. “La nuova veste editoriale permetterà di riscoprire saghe complete in una formula capace di soddisfare sia il lettore iper-appassionato, sia chiunque volesse avvicinarsi all’universo del nostro eroe con una storia immediatamente gustabile. Chapeau a Leo Ortolani e alla sua creatura!”

“Il mondo sta cambiando. Lo sento nell’aria, lo sento nell’acqua e lo vedo in edicola”, ha dichiarato Leo Ortolani. “Così, dopo una onorevole carriera passata a colorare le nostre estati, il RAT-MAN COLOR SPECIAL cambierà formula. Ma il colore è così bello che non poteva certo abbandonarci in questo modo. RATTO arriva proprio da questa volontà: proporre un UNICO albo contenente una storia COMPLETA”.

Ratto sarà presentato in anteprima nel corso della ventesima edizione di Riminicomix, la mostra mercato che si terrà nella città romagnola dal 14 al 17 luglio e che vedrà Leo Ortolani come ospite d’onore. Tenetevi pronti, continuerete a vederne di tutti i colori!

RatMan 112 – una recensione sconsolata

Tra il sottoscritto e RatMan c’è un rapporto molto particolare. Il primo abbonamento che mai feci in una fumetteria fu la serie autoprodotta da Leo, albetti smilzi autoconclusivi ed esilaranti che uscivano una volta ogni tanto, costavano poco e ti facevano sentire speciale. Speciale perché sostenevi una produzione di nicchia che però era bella, bella, bella in modo assurdo.

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Uno dei numeri più belli in assoluto

Poi passarono gli anni e Ratman divenne Ratman collection. Quelle storie furono ristampate in tutte le salse. Sette anni fa ritrovai quegli albetti e scoprii che su Ebay li compravano per un bel gruzzoletto. Con quei soldi comprai l’anello di fidanzamento per la donna che sarebbe poi diventata mia moglie.

Ora, credo proprio che mi avrebbe sposato anche se non le avessi regalato quell’anello: se non altro perché avevamo già una figlia da un anno. Ma al mio lato romantico e dagli occhioni luccicanti piace pensare che senza Ratman ora, magari, non sarei qui dove sono, felice come sono.

Quindi, tra me e Ratman, c’è un patto d’onore: insieme, fino alla fine. Qualunque cosa succeda.

Rat-Man

1- Qualunque cosa succeda

Anche se la serie non mi convince più?

Parlandone con alcuni colleghi mi sono visto accusare di conservatorismo. Dice, non puoi aspettarti che Ortolani vada avanti con le storielle alla “the Walking Rat” per tutta la vita. Il ragazzo ha un’età ormai, avrà voglia di variare un po’. Goditi questo nuovo Ratman che non fa sganasciare dalle risate ma è bello lo stesso.

Bello? Leo conosce i tempi comici e tutti i trucchi della narrazione, ha uno storytelling magistrale e conosce l’arte del dialogo. Dopo 112 numeri questo è assodato e l’ultimo numero non fa eccezione.

Ma l’ultimo numero non mi ha fatto ridere mai.

Il che non è necessariamente un problema. Con Ratman fino alla fine, qualsiasi cosa succeda. Dovesse mai diventare un fumetto drammatico come le tragedie dello Sfrangimaroni, io lo leggerei ancora e lo giudicherei come tale. Ma no, il problema è che lui continua a mettere le battute ogni qui e lì; la sensazione però è che ormai lo faccia per sport, come se fosse costretto. Non c’è vita, non c’è slancio, nelle battute di Ratman 112. Io ne avrei fatto a meno.

Anni fa Leo sapeva che avrei scritto questa recensione

Anni fa Leo sapeva che avrei scritto questa recensione

Eppure Leo è ancora capace di slancio. Prendete proprio The Walking Rat: pieno di un umorismo carico della stessa purezza di “Un tranquillo weekend di Torrone”, l’albo che mi fruttò la fetta maggiore di quel gruzzoletto di cui sopra. Per non parlare di altre perle come Ratolik, lo speciale di Lucca Comics e Science, gli Star Rats, Il grande Magazzi.

Quando non c’è Ratman di mezzo, Leo mi fa ancora sganasciare come venti anni fa.

Non è Leo il problema. Non è stanco e svogliato come quegli autori che abbiano perso la vena creativa. Il problema deve essere da qualche altra parte.

2- Sotto le battute, niente

Il problema allora è forse nella storia? Tolte le battute che non fanno ridere, cosa rimane?

La storia di Leo è un tassello fondamentale nell’arazzo di Ratman. Il problema è l’arazzo. Il problema è che da un po’ di tempo a questa parte io non ci capisco più niente.

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Dov’è Cinzia? e Brakko? Dov’è il maggiordomo? Sono sicuro che da qualche parte si è detto che fine abbiano fatto, ma io non me lo ricordo. Da dove viene sto Valker? Ma non era morto? Sono sicuro che in qualche numero si dice come abbia fatto a tornare, ma io non me lo ricordo. Ah, ma la moglie l’aveva uccisa lui? Non mi ricordo.

Ma che è successo? Chi è quella tizia che si vede alla fine? Che è successo a Deboroh, che significa? Non l’ho capito. Mi sento come quando tutti fanno sì con la testa mentre guardanno 2001 Odissea nello spazio fingendo di capire che cosa sta succedendo.

Quand’è esattamente che Ratman è diventato così, che ho smesso di capire che succede, che ho smesso di ridere alle battute?

Alla fine ho capito. Ho capito dov’è il problema: è Ratman.

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Leo è in gabbia e non riesce a liberarsene. Sarà forse come quando non riesci a lasciarti con una ragazza che hai amato per anni, a cui vuoi ancora un mondo di bene, ma non sai come dirle addio. Ci provi, e poi cambi idea, ti prepari il discorsetto che non la faccia soffrire e poi non ce la fai. Le dai appuntamento sotto casa ma poi parli del tempo. La tiri così a lungo con l’incoffessabile speranza che sia lei a lasciare te.

Sono numeri e numeri che Leo ci parla di come dovrebbe finire Ratman ma non ci riesce, che la Storia va di qua e di là e non si lascia terminare finché non lo dice lei…

Caro Leo, hai pensato, forse, che la Storia non ti lascerà finire finché non sarai tu a darci un taglio? Io lo dico per te. Lo dico perché, a malincuore, se non fosse per quell’anello, avrei mollato diverso tempo fa.

Intervista a Francesco Settembre

Francesco Settembre merita il rispetto di tutti noi soltanto per come ha chiamato la sua fumetteria: Antani Comics. Ha organizzato per anni Narnia fumetto, la fiera di Terni (anche se è durata pochino) e incontri con autori (tra cui gente del calibro di Gipi, Dave Gibbons, David Lloyd). Ha fondato l’AFuI, Associazione Fumetterie Italiane. Per quanto mi riguarda, però, per avere un certo rispetto per lui mi bastano due cose: primo, che è il mio fumettaro; secondo, che ha organizzato due raccolte di fondi per il reparto Pediatria dell’Ospedale di Terni. Da qualche anno tiene anche un blog molto seguito, Come se fosse Antani, in cui ci parla senza peli sulla lingua del mestiere del libraio di fumetti e di tutte le storture del mercato.

Se volete conoscere il suo punto di vista, visitate il suo blog: in questa intervista, cercheremo invece di capire qualcosa del mercato, dei lettori e delle case editrici visti con gli occhi di chi ci campa.

La prima domanda che vorrei farti può sembrare banale, ma io invece credo sia il cuore dei temi che vorrei andare ad affrontare. Sono circa 10 anni che hai un negozio e da ancora più fai fiere e vendite online. È molto tempo, quindi, che osservi una specie umana di cui poco si sa: il lettore di fumetti. O meglio, i lettori di fumetti, perché ne esistono tanti quanti i generi. Raccoglierò delle macrocategorie e ti chiederò per ognuna: chi è il lettore e se, in tutti questi anni, hai notato un cambiamento nel pubblico, un’evoluzione o un’involuzione.
Comincerei quindi con il lettore di supereroi, categoria che mi è particolarmente cara perché io stesso lo sono stato a lungo.

Molti ragazzini, direi. Merito dei film. Oggi ce ne sono tanti che cercano letture a basso costo, magari mordi e fuggi. I vecchi lettori di supereroi, invece, sono cresciuti, ed oggi si dedicano ad altro: Vertigo, fumetti più maturi. Magari, qualche volta, sanno anche scegliere al di là del singolo genere o della provenienza.

A tuo parere i film fanno bene al mercato dei fumetti? Questi nuovi lettori poi rimangono, o seguono lo spirito del momento per poi dimenticare facilmente?

Sicuramente sì.
Quello che fa male, sono gli editori che hanno fatto pochissimo o nulla per agganciare questi nuovi lettori…

Sii più preciso. Cosa dovrebbe fare un editore per agganciarli?

Volendo fare una battuta: se non lo sa fare un editore, dovrei saperlo io?
Scherzi a parte, penso a fumetti distribuiti all’uscita dai cinema, o col dvd. O a pubblicità prima di ogni spettacolo. Magari a serate ad hoc organizzate in collaborazione con le fumetterie locali.
Io l’ho fatto, con le mie forze: perché un editore deve rinunciarci in partenza?

Indovinate quale di questi è il nostro Francesco Settembre

Indovinate quale di questi è il nostro Francesco Settembre…

La mia impressione è che gli editori, in primis in America e poi di conseguenza in Italia, abbiano rinunciato al tentativo di agganciare nuove leve e fidelizzarle. Si cerca di spremere fino all’osso il collezionista, e finita lì. L’invasione di variant cover ne è una dimostrazione lampante. Anche il ricorso ai continui numeri 1 è solo all’apparenza una misura volta ad avvicinare nuovi lettori: in realtà mi sembra che serva solo a tirare su le vendite per un paio di mesi e poi campa cavallo.

Non avrei saputo dirlo meglio.
Così è facile: ma nel breve periodo paga.
Chi investe nel lungo?

La Marvel, che secondo me ha investito nel lungo, nel senso che si è data al cinema, trasformando il fumetto in un business secondario (e come darle torto, con quegli incassi?).
Ma lasciamo per un po’ i comics. Vorrei chiederti dell’evoluzione del pubblico dei manga. Ti dico la mia impressione, e cioè che il pubblico dei manga si sia involuto molto, chudendosi in un recinto che non guarda mai oltre tutto quello che riguarda la cultura giapponese. Gente che preferirebbe mangiare un piatto di ramen andato a male piuttosto che leggere un fumetto di Moore, se mi permetti l’iperbole. Un tempo chi provava i manga era invece gente che voleva sperimentare generi diversi.

O che vedeva i cartoni animati, come i ragazzini di oggi. Non so: sicuramente, non sono lettori di manga, ma lettori di UN manga. Quello del momento… E, purtroppo, di titoli di qualità ce ne sono pochi, anche se più di 4 o 5 anni fa.

Eppure i manga, almeno prima della mania dei supereroi al cinema, mi sono sempre misteriosamente sembrati un terreno più fertile per quelli che, abitualmente, non leggono fumetti. È una sensazione sbagliata?

Forse una volta, oggi non più. Sono troppo autoreferenziali.
A meno che non si parli di titoli legati ad anime di moda in un particolare momento: ovvio che spingano la vendita del manga…
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Incontro con autori da Antani Comics

Altra domanda apparentemente slegata: da libraio, qual è il percorso più tipico per un lettore? Il “passaggio” dai manga agli americani, o viceversa, è frequente, raro, o non capita mai? Ci metto anche gli altri tipi di fumetto. Si passa da un Sio a un Ratman?

Oggi come oggi è più facile leggere gli americani, che hanno continui restart.
I passaggi frequenti sono legati o a fumetti legati ai film o – come detto – agli anime.
La novità è il web, con youtubers e Sio. La domanda è: almeno una piccola parte di questi lettori, la “acchiapperemo”?

Una cosa che mi interesserebbe sapere è il ruolo che gioca il libraio in questi passaggi. Quanto i clienti sono ricettivi ai tuoi suggerimenti? Ci sono “trucchi” che usi per convincere qualcuno a comprare qualcosa?

Quelli che ascoltano… sì.

Nel senso: in genere ci sono due tipi. Quelli che comprano abitualmente, che di solito mi stanno a sentire, e quelli occasionali. In genere, questi ultimi, entrano dicendomi che sono appassionati di un titolo, e cercano altro. Dopo mezz’ora di consigli, escono con… il titolo che leggono di solito!
In effetti è una peculiarità del pubblico del fumetto, credo. Ad esempio io stesso entro spesso in libreria senza un’idea precisa, mi metto a scartabellare e facilmente esco con un libro che non mi ero mai sognato di comprare, prima. In fumetteria invece entro sempre con l’idea precisa di quello che voglio comprare, e quello compro (cioè la roba che ho in casella, generalmente). Il mio è un caso generalizzabile o sono solo io? E se sì, secondo te a cosa è dovuta questa differenza?
È un caso generalizzabile: è difficile trovare appassionati – se non occasionali, magari – che “perdano tempo” a guardar fumetti e libri, per scegliere qualcosa. O anche solo per una reale curiosità, che non sia un semplice sfogliare tanto per farlo.
Da cosa dipende? La lettura è un piacere, una passione. I fumetti sono legati all’infanzia, e comunque molto più a questa ultima sfera, che non a quella della cultura, a differenza dei libri. Per questo ci sentiamo sempre in colpa a spendere cifre relativamente importanti in fumetti!
È una passione: non deve costare!
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Gipi da Antani Comics

 Una differenza fondamentale tra il mercato dei libri e quello dei fumetti, che non riesco a spiegarmi in alcun modo, è l’assenza dei classici. Se entro in libreria e cerco, che so, i Promessi Sposi sono sicuro al 100% di trovarlo, anche se sfido chiunque a chiamarlo bestseller. Se entro in fumetteria e cerco Batman Year One rischio davvero di non trovarlo. Non dovrebbe essere nell’interesse delle case editrici quello di tenere sempre a disposizione i propri classici? Perchè invece non avviene? Io una mezza idea ce l’ho, ma prima vorrei sentire la tua opinione.
Sì.
Scarsa professionalità e scarsi investimenti.
Scarsa cultura di come si vende. Chiamala come vuoi.
Alcune cose dovrebbero essere in negozio 365 giorni l’anno…
La mia teoria è piuttosto che il mercato del fumetto sia “malato” di collezionismo. Voglio dire, quanti lettori di libri si mettono a imbustare tomi, o comprano più edizioni dello stesso romanzo? I libri sono essenzialmente un contenuto, a prescindere dall’edizione; il fumetto invece è considerato un oggetto in primis, a prescindere dal contenuto. Copertine diverse fanno oggetti diversi, edizioni diverse fanno oggetti diversi, da possedere tutti. Tant’è che a volte il fumetto non viene nemmeno letto, ma imbustato direttamente. Sia le case editrici che i lettori si prestano  a questo “gioco”, col risultato che il fumetto non cresce mai. Che ne pensi?

Forse dieci anni fa.

Hanno talmente approfittato di questo che, dove vedevi variant vendute a decine – parlo di negozio – o eventi seguiti albo per albo, noti un netto calo. Oggi i clienti che prendono più versioni sono rarissimi: al limite acquisti quella più rara a scapito dell’economica.
E, soprattutto, nessuno segue più gli eventi comprando tutti gli albi collegati. Dieci anni fa si faceva.
Il collezionismo, se non esasperato, non è un male.
Collezionismo esagerato?

Collezionismo esagerato?

È innegabile comunque che negli ultimi anni il fumetto abbia fatto passi da gigante nella considerazione comune. Non è più solo “i giornaletti” ma ora ci sono anche le “graphic novel” recensite sui giornali di massa. Ti faccio una domanda provocatoria: per voi librai, e per il mercato in generale, questo salto è stato un bene o un male?
 Fermo restando che il concetto di graphic novel, o perlomeno l’uso che se ne fa, non ha senso, non credo che sia cambiato molto nella considerazione comune: sempre roba per bambini è.
Col tempo qualche passo avanti si è fatto, ma – merito anche della Bonelli – in Italia il fumetto è:
-cosa che deve costare poco;
-cosa per bambini.
Per il resto, ben venga qualsiasi cosa riesca ad elevarlo.
Uhm, concordo con te sul fatto che la Bonelli ha dato un’impronta decisiva alla concezione del fumetto in Italia (ma non solo: vogliamo parlare di Diabolik e Alan Ford?), soprattutto per il fatto che deve costare poco. Ma non mi sembra che lo abbia definito come qualcosa “per bambini”, anzi: sembra più qualcosa per “adulti maschi pendolari”, non credi?
Diabolik ed Alan Ford sono monoprodotti: Bonelli ha dato vita ad una “dinastia”!
Bonelli ha purtroppo segnato il fumetto come “popolare”, quindi “economico”.
A definirlo come un media per bambini, purtroppo, ci aveva pensato la storia passata.
Tutto quello che è stato pubblicato tra anni Settanta e, soprattutto, Ottanta, non è servito a smentirlo perché siamo un popolo di ignoranti e “capiscioni”, come si dice a Terni…
Questo ci porta a un tema che avevo in mente sin dall’inizio, ovvero quello della “cultura del gratis”. Internet ha diffuso nelle nuove generazioni l’idea che sia una specie di diritto l’avere le cose gratuitamente. Facebook è gratuito, Google è gratuito, la musica, i film, tutto è gratis (anche se si paga in altri modi di cui non si rendono conto.) Anche i fumetti possono essere scaricati gratuitamente. Come libreria risenti di questa tendenza? Come dire, ti “accorgi” di lettori che passano al digitale, legale e non?
Ecco, giusto sottolineare il “anche se si paga in altri modi di cui non si rendono conto”!
Secondo me, chi avrebbe comprato, compra anche dopo aver “usato” le scan per leggere qualcosa in anteprima.
Sono statistiche impossibili da fare, ma chi non compra perché legge online, è raro.

E in parte è controbilanciato da chi si appassiona al collezionismo cartaceo, perché ha iniziato a vedere qualcosa su internet e si è appassionato…
È un tipo di ragionamento che mi piace. A volte ho l’impressione che, con le dovute quanto rare eccezioni, il mercato del fumetto, da parte di tutti gli attori, case editrici, distributori e librerie, sia gestito con un semplicismo dilettantesco impressionante. Non c’è il concetto di impresa, e uno dei motivi perché ho scelto di intervistare te è perché mi sembra che tu abbia un’idea molto imprenditoriale della tua attività. Ad esempio, diversifichi l’offerta, non limitandoti alla “vendita al minuto” ma partecipando alle fiere, organizzando incontri (e, fino a poco tempo fa, mostre mercato), vendendo online eccetera. La domanda che vorrei farti è questa, papale papale: riusciresti a rimanere aperto se ti limitassi a fare il compitino, vendendo i fumetti in negozio e basta?
Risposta altrettanto papale: no.
Questo spiegherebbe come sia difficile oggi trovare fumetterie pure, ovvero non allargate ai giochi di carte eccetera. Hai mai provato la tentazione di darti a qualche mercato più “facile”?
No.
Visto che ne abbiamo accennato, vorrei chiederti della tua attività di organizzatore di incontri con gli autori. Chiunque volesse cercare un po’ su internet scoprirebbe che ne fai tantissime, sia con autori meno conosciuti che con vere e proprie star internazionali. Innanzitutto vorrei chiederti come fai a contattare gli autori. Passi attraverso le case editrici? Li contatti personalmente? E dove cavolo prendi i loro numeri di telefono?
Personalmente 99 volte su 100.
Raramente propongono gli editori.
Tramite fiere, siti, social.
Di solito faccio così.
Considerate che, se ho organizzato quasi 140 eventi, almeno altrettanti ho provato ad organizzarli, senza esito o risposta…
Come valuti queste iniziative a livello di rientro? Parlo sia a livello economico che di reputazione.
Economico: lasciamo stare. Se le avessi fatte per quello, con tutto il lavoro che comportano, avrei investito meglio altrove. Tipo nell’agricoltura.
Oggi, forse, dopo DIECI anni che le faccio, ho un rientro.
Ma ogni volta – col pubblico locale molto, molto scarso – rischio figuracce.

Rientro di immagine: buono. Ma sempre lavorandoci tanto.
Vorrei concludere l’intervista con il capitolo fiere. E iniziare dal tema più scottante. Vuoi raccontarci le tue disavventure con Lucca?

Ho fatto Lucca dal 2003 al 2010. Nel 2011, improvvisamente,con stand prenotato e anticipo pagato, mi arriva una raccomandata: Lucca ha deciso di non darmi lo stand.

Mi incazzo, ma non riesco ad avere risposte.
L’anno successivo chiamo, riprovo, ma mi viene detto: “Forse per il 2013”.
Allora, da fine 2012, mi prendo un negozio in affitto, e faccio la “mia” Lucca. LuccaFuori.
Non ho più chiesto lo stand.
In compenso, insistendo, ho avuto motivazioni diciamo… risibili.
E ti ho fatto fare il giro lungo per arrivare qui: perchè? Aldilà delle motivazioni risibili, perchè ti hanno escluso?
Sinceramente: non lo ho capito.
Mi sento di escludere quello che pensate tutti: ovvero, le polemiche.

Non ho mai polemizzato più di tanto in pubblico con l’organizzazione.
Le critiche le ho fatte in privato: e ce ne sono state pure di grosse.
Un anno, ci hanno messo in un padiglione periferico, per dirne una: incassi dimezzati.
Ci siamo lamentati tutti, e l’organizzazione si è scusata, promettendo per iscritto una collocazione migliore per l’edizione successiva: cosa che ha fatto.
E, nonostante le critiche, ho partecipato per altri due anni. Insomma: se non mi hanno escluso lì, perché farlo dopo?
In molti mi dicono che mi hanno fatto fuori per il blog.
Giustissimo. Peccato che il blog sia nato DOPO l’esclusione…
Lucca Comics 2014: là in mezzo da qualche parte c'è Mufasa morto

Lucca Comics 2014: là in mezzo da qualche parte c’è Mufasa morto.

 Quest’anno però affermavi che stavi trovando problemi anche a trovare un negozio fuori. Non ha niente a che fare con l’ostracismo di cui sei vittima?
Sei più complottista di me!
Immagini una riunione tra commercianti ed organizzazione: tema… ANTANI COMICS!!
Scherzi a parte, il discorso è più semplice e facile, purtroppo.
Ingordigia.
I negozianti lucchesi diventano ogni anno più pretenziosi, e alzano i prezzi.
Di tutto: locali inclusi.
Ne ho sentite di tutti i tipi, guarda…
E allora devi raccontarcene qualcuna!

Sui prezzi: se arrivi il giorno prima, vedi i locali che cambiano listini e menù…

Sui locali in affitto: 4-5 anni fa faticavi ad avere anche quelli sfitti. Oggi molti CHIUDONO per lasciarti il locale in affitto in quel periodo.
Cantine incluse!
Negli ultimi anni Lucca è cresciuta tantissimo, come numero di visitatori. Tutti quelli che vi partecipano sono soddisfatti, perchè si riempiono le tasche per affrontare i tempi bui, ovvero il resto dell’anno. Sembra quasi che l’industria si stia concentrando proprio attorno alla kermesse toscana, gravitandovi attorno, diventandone dipendente. Questo non danneggia i librai?
Certo.
Ormai molti ci campano intorno.
I librai, che al 99% non partecipano alla manifestazione, perché quasi tutti gli espositori sono privati, ne ricevono sicuramente un danno.
Io è un mese che incasso meno…
Vorrei andare avanti e approfondire, ma l’intervista è già lunga e magari ci torneremo. Vorrei farti solo un’ultima domanda: i giovinastri che frequentano il tuo negozio sanno da dove hai preso ispirazione per il nome “Antani?”
Non tutti.

Molti sì, molti no.
Ringraziamo Francesco, che si sta preparando per Lucca e ci risponde sempre più laconico. In bocca al lupo!