Quasar

Gruenwaldiana: Quasar, l’Universo e tutto quanto

Proseguiamo oggi la nostra rassegna aperiodica delle opere di Mark Gruenwald. Dopo la nostra piccola introduzione, in cui scoprivamo che il buon Gru sta all’universo Marvel come il Creatore di tutte le cose starebbe al nostro mondo, passiamo a dare un’occhiata alle sue opere più significative.

E siccome (1) ci piace stupire, oggi cominciamo con la fine, ovvero la serie di cui ogni Marvel-fan dovrebbe conoscere a memoria le pagine: Quasar.

Quasar è stata una delle ultime opere di Gruenwald, una serie mensile durata sessanta numeri per le sceneggiature di Gruenwald e i disegni di un pugno di individui, tra cui l’esperto Paul Ryan (che abbiamo saputo amare) e un giovane ma già abile Greg Capullo. Durata cinque anni tra il 1989 e il 1994, narrava le gesta dell’omonimo supereroe alle prese con il proprio ruolo di Protettore dell’Universo. Gruenwald approfitta di un tema di così ampio respiro e non si accontenta di mostrare Quasar alle prese con astronavi aliene e mostri intergalattici: tenendo fede alla sua inclinazione, trasforma la serie in una sorta di Bibbia filosofica che esplora la metafisica dell’Universo Marvel, e, di tanto in tanto, anche del nostro.

Nelle mani di Gruenwald l’Universo Marvel acquista la stessa consistenza e coerenza di altri universi narrativi ben più blasonati. La serie è una sorta di Omniverse a fumetti, dedita a rispondere alle domande di chi, nella Marvel, non vede soltanto pugni, battaglie e drammi personali, ma anche le potenzialità di un Mondo Narrativo che appartiene all’Omniverso con un grado di realtà paragonabile al mondo reale.

E siccome (2) ci piace far arrabbiare il nostro direttore, che odia i listoni, abbiamo deciso di trasformare questo articolo in un listone delle sette domande filosofiche sull’Universo Marvel a cui la serie di Quasar risponde!

  1. Qual è la sacra famiglia dell’Universo Marvel?

La metafisica dell’Universo Marvel è una cosa alquanto intricata. Entità supreme potentissime fioccano come nespole nelle storie mistiche e cosmiche: serie come Dr. Strange, Thor, Capitan Marvel e compagnia cantante hanno detto la loro traducendo in termini fumettistici i viaggi lisergici di gente come Steve Englehart e Jim Starlin, o le speculazioni filosofiche di Steve Ditko e Roy Thomas, o ancora la maestosa fantasia e creatività di Stan Lee e Jack Kirby. Ma ci voleva uno come Gruenwald per mettere ordine nel caos.

Così, nel numero 24, per i disegni già raffinati ed efficaci di un acerbo Greg Capullo, scopriamo come funziona la Realtà.

Kant (oddio) aveva capito che alla base della nostra capacità di percepire il mondo ci sono il Tempo e lo Spazio. Ogni esperienza possibile deve avvenire in un dato momento e in un dato luogo. In altre parole, Tempo e Spazio sono l’ordito e la trama dell’Universo.

O forse dovremmo dire Eternità e Infinità.

Eternità è un “personaggio” che fu creato da Stan Lee e Steve Ditko nel 1965, nelle avventure del Dr Strange pubblicate su Strange Tales. È la “personificazione” della totalità dell’Universo… o quasi.

Quasi, perché come dicevamo il Tempo è solo uno dei mattoni che costituiscono l’Universo. L’altro è, appunto, lo Spazio, e Gruenwald ce lo fa conoscere nei panni della sua personificazione, Infinità.

 

 

Eternità e Infinità sono però soltanto un lato dell’Universo. Poiché Gruenwald sa bene che l’Universo è fatto di opposti, il quadro non sarebbe completo se anche l’altro lato della medaglia non fosse rappresentato.

Come ben sappiamo, il corrispettivo di Eternità è Morte, inteso come la fine del tempo. La Morte nell’universo Marvel non è una Emo simpatica, ma ha una iconografia decisamente più classica.

E il corrispettivo di Infinità? Ecco che vediamo come funzionava la mente di Gruenwald. Per un principio di economia e, soprattutto, di rispetto, non va a sovrascrivere l’architettura dell’Universo Marvel, introducendo personaggi se già ce ne sono. Anche se questi personaggi sono stati creati su un’oscura miniserie di Iceman, scritta da Jean Marc DeMatteis (un altro bel tipo) e disegnata da Alan Kupperberg.

Oblivion (Oblio) non si sa perché se la prende con Bobby Drake, ma incarna perfettamente quello che Gruenwald sta cercando, ovvero il Nulla, l’Opposto dell’Infinito: e così, non si vergogna ad usarlo. È così che gli Universi Narrativi diventano coerenti.

Splendida la scena finale, quando Quasar, dopo aver sventato il piano malvagio degli emissari di Oblio, assiste alla Pace tra queste entità, quasi la fondazione di un nuovo universo.

Nota: Quando Hickman deciderà di distruggere l’Universo Marvel, ci mostrerà la morte di Infinità e di Eternità per mano degli Arcani. Chapeau.

2- Origini segrete

Qualcuno di voi si è mai chiesto come sia possibile che sul pianeta Terra esistano tanti supereroi? A New York praticamente non puoi girare un angolo senza trovarti un Dio mitologico intento a parlare in terza persona mentre pesta un troll. Se sei una razza aliena, beh, attaccherai la Terra. E se l’Universo è in pericolo, la sua salvezza dipenderà da un terrestre. A pensarci bene il tutto suonerebbe anche un po’ ridicolo, se non ci fosse Gruenwald.

Il buon Mark era così: invece di farcisi una risata, lui cercava la ragione delle cose, soprattutto se riguardavano il suo adorato Universo Marvel. Come nel mondo reale, niente accade per caso.

E così ecco come ci spiega il proliferare di supereroi sulla Terra.

 

Esatto: un’entità cosmica che vive sulla Terra che ha come unico scopo la creazione di origini segrete! Questo spiega molte cose, no?

Già, ha impiantato la posizione della Terra nelle menti di tutti, dagli Skrull a Galactus.

Ed ecco spiegati i mutanti: dopo un po’, uno esaurisce la fantasia! «Ho fatto un sacco di mutanti, ultimamente… da quando ho esaurito le origini intelligenti!»

P.S. Tranquilli, non vi abbiamo rovinato la storia (che, per inciso, è Quasar 18, pubblicato su All American Comics 43 della Comic Art. Che tempi!) Vi risparmiamo il plot twist, nella speranza che qualcuno vada a recuperare queste storie fondamentali!

3- Gli Osservatori contro Schrodinger

Quella degli Osservatori è una razza particolarmente singolare. Praticamente onnipotenti, hanno giurato di non interferire con la vita umana e di limitarsi ad osservare e registrare. (Beh a parte Uatu, che per lui ogni occasione è buona).

Ma cosa succede quando un Osservatore scopre la teoria quantistica, che afferma che il semplice atto di osservare modifica la realtà?

Non ci stupisce che Uatu non sia rimasto colpito dalla dottrina filosofica assassina, dato che lui non è mai stato molto ligio al giuramento degli Osservatori. Ovviamente, 10 miliardi di Osservatori morti sono una brutta bestia, e Quasar non può certo stare a guardare. E come combattere una filosofia assassina che si diffonde telepaticamente come un virus? (Se non è genio questo, allora trovatemi un genio, per la miseria).

Così, mentre scopriamo en passant il perché diavolo gli Osservatori abbiano giurato di Osservare…

Utilizzando il superpotere del buon senso, Quasar convince gli Osservatori che anche non-osservando essi influenzano la realtà! E la cosa sembra funzionare.

Quindi, se a distanza di decenni abbiamo dovuto leggere quella schifezza di Original Sin, è anche colpa di Gru!

4- Che cosa è successo a Barry Allen dopo Crisis on Infinite Earths?

Non è un errore di copincolla. Stiamo ancora parlando di Quasar!

Nel celeberrimo Crisis on Infinite Earths numero 6, Barry Allen lasciava questa valle di lacrime allo scopo di fermare la solita distruzione dell’universo.

Flash salva il mondo e scompare. Per sempre? Ovvio che no! Prima dell’inevitabile resurrezione sono passati davvero molti anni, durante i quali quasi che la morte di Flash è sembrata una cosa seria. Ma quando non c’è il cadavere non bisogna fidarsi, come ben sa Kingpin: anzi, anche quando c’è il cadavere.

E infatti Flash non era morto: aveva solo viaggiato attraverso i confini del Multiverso!

Su Quasar numero 17, infatti, è in corso, guarda caso, una gara organizzata dall’Antico noto come il Corridore, allo scopo di scoprire chi è il velocista migliore del pianeta Terra. Tra Makkari degli Eterni, Quicksilver, la Trottola, Speed Demon e altri ameni personaggi minori, guarda un po’ chi ti sbuca fuori!

Inutile dire che questo strano tizio smemorato sconfigge tutti quanti i velocisti, compreso il Corridore.

Buried Alien si allontana con il Corridore. Quasar ha ragione: è un extradimensionale, ma non ha idea di quanto!

5- Le Entità vestono Prada

L’Universo Marvel segue in pratica la filosofia di Platone, che conferisce un grado di realtà ai concetti: anzi, più un concetto è astratto, più è reale. Così, nell’Universo Marvel esiste un’Entità senziente per ogni concetto metafisico: i già citati Eternità, Infinità, Oblio e Morte; e poi Ordine, Caos, Odio e Amore, Anomalia, Origine, e via dicendo.

Queste entità si sono mostrate ai nostri personaggi più e più volte, assumendo gli aspetti più particolari: la Morte è una donna estremamente magra, Eternità una specie di incrocio tra Automan e Mazinga, Ordine è un uomo con problemi tricologici e Caos sembra me disegnato da mio figlio.

Possiamo forse credere che le incredibili entità galattiche abbiano una forma fisica, oltretutto così bizzarra? Ovvio che no.

Gruenwald ci spiega che esiste una dimensione spaziale chiamata la Dimensione delle Manifestazioni, abitata dai Manifestanti, una sorta di esseri frattali che si sono trovati una nicchia lavorativa alquanto remunerativa.

I Manifestanti forniscono infatti i “corpi fisici” attraverso i quali le Entità Astratte si manifestano, come dei vestiti usa e getta. E quando diciamo usa e getta, non scherziamo!

(Sarebbe comodo per non-andare a lavoro, non trovate?)

Le nostre Entità con la puzza sotto il naso buttano via il vestito dopo un solo uso, cambiandolo ogni volta che devono manifestarsi. La Dimensione delle Manifestazioni così è piena di Entità incarnate in diversi punti del tempo e dello spazio… piuttosto comodo, se vuoi comunicare con Eternità ma non conosci il suo numero di cellulare!

6- La Marvel è come il maiale, non si butta via niente

Anche perché, secondo Gruenwald, non esistono brutte idee, esistono solo idee usate male.

Prendiamo anche il New Universe, creatura dell’EIC Jim Shooter che determinò tra le altre cose il suo allontanamento dalla Marvel.

Shooter meditava da tempo di azzerare tutte le testate Marvel e proporre nuovi supereroi, mandando in pensione Thor, l’Uomo Ragno, e Fantastici Quattro e compagnia bella. Shotter pensava che non si potesse continuare a reiterare per sempre gli stessi personaggi, e quindi pensò di utilizzare le grandi menti che la Marvel aveva a disposizione per creare nuove cose. Ma alla Marvel piacevano i soldi facili (e valli a biasimare), e così il suo progetto si tradusse nel New Universe: una linea narrativa del tutto distaccata dal Marvel Universe.

Shooter ci aveva messo l’anima, con l’idea che i personaggi del suo Universo non fossero davvero supereroi, ma semplicemente esseri umani che da un giorno all’altro si trovano in possesso di superpoteri. Ma mentre il buon Jim si scervellava, la Marvel gli riduceva il budget giorno dopo giorno, arrivando al punto da costringerlo ad affidare le serie a scrittori e disegnatori esordienti.

Tranne alcuni casi, come il fantastico DP7 di, guarda caso, Mark Gruenwald e Paul Ryan: una serie di cui torneremo a parlare, perché è una delle cose più sperimentali che la Marvel abbia mai saputo pubblicare in campo supereroistico.

Fatto sta che con la dipartita di Shooter nessuno aveva più interesse a mantenere il New Universe, che fu chiuso con ignominia e dimenticato subito.

Tranne, ovviamente, da Mark Gruenwald.

Shooter insisteva che il New Universe non aveva nulla a che fare con il Marvel Universe, che non era una dimensione parallela e non vi esistevano versioni parallele di Reed Richards o Peter Parker. Non era un What If, insomma.

Bene, Gruenwald, come si è capito, non è uno che bara, e parte dal presupposto di Shooter per cui il New Universe non appartiene al Multiverso Marvel; ma appartiene invece all’Omniverso, quello speciale contenitore che contiene tutti gli Universi Narrativi inventati dall’uomo (compreso, per dire, l’Universo DC).

E, ovviamente, chi è l’unico essere in grado di viaggiare attraverso di esso? Ma quel gran figone di Quasar, che domande.

Mentre viaggia nel Multiverso, un’entità onnipotente (tanto per cambiare) lo sbatte lontano, così lontano che nemmeno l’Osservatore ti può osservare!

Quasar, come avrete intuito, è finito nel Nuovo Universo, dove incontra proprio alcuni dei personaggi di DP7.

E non solo: com’è come non è, Quasar arriva in contatto con l’uomo che detiene lo Starbrand, una sorta di tatuaggio dall’origine aliena capace di conferire al suo detentore un potere allucinante.

E, ovviamente, questo glielo dona, perché Quasar è veramente una brava persona.

Grazie al potere dello Starbrand, Quasar riesce a tornare a casa, combinando un guaio bello grosso!

Nota: Hickman ci ha rimesso lo zampino, commettendo però un errore grossolano, quando ha inserito il New Universe nel novero delle realtà appartenenti al Multiverso. Pazienza, nessuno è perfetto!

7- Quando un problema non ti riporta, devi cambiare il problema

Chiudiamo il nostro listone con il colpo di classe di Gruenwald.

Uno dei temi più vecchi della filosofia moderna è la struttura matematica della realtà. Quando gentaglia come Galileo e Newton iniziò a scoprire che si potevano prevedere le orbite dei pianeti e la velocità di caduta dei gravi grazie a delle semplici formule matematiche, gli scienziati si fecero prendere dalle fregole. Una corrente filosofica dura a morire cominciò a sostenere che qualsiasi fenomeno della realtà conosciuta si può prevedere conoscendo la giusta equazione matematica, e che quindi tutto stava a formularla.

Sì, caro lettore, esiste una formula matematica che prevede esattamente il numero di volte in cui ti scaccolerai nella tua vita.

No, qui le vostre caccole non c’entrano niente. Questa è la dimostrazione di Godel della non esistenza di Dio. Vi ha convinti?

Ancora oggi il dibattito sulla prevedibilità matematica delle azioni umane (e dell’universo) è aperto. Da un lato la meccanica quantistica dice che il comportamento delle particelle infinitesimali è imprevedibile, dall’altro si stilano algoritmi tali da prevedere il voto di una persona in base al suo profilo Facebook. E quando c’è una disputa filosofica, Gruenwald ci si butta a pesce!

In uno dei primi numeri della serie incontriamo uno strano criminale, che il buon Quasar richiude in prigione ma di cui poco si scopre: l’Angler.

Dotato del potere di Goemon di tagliare qualsiasi cosa, e del potere di Margherita di Masterchef di mangiarsi le parole, Angler finisce nel carcere del Progetto Pegasus senza passare per il via.

Passano i numeri ma Gruenwald non si dimentica certo di lui.

È il numero 51 e Quasar fa una gita al Progetto Pegasus, dove ritrova il compare così come l’aveva lasciato. Gli scienziati non hanno cavato un ragno dal buco con lui. Otto lauree e tutto quello che sono riusciti a fare è togliergli i vestiti, scoprendo che è metà umano e metà Swarowskij.

 

A partire dal numero 41, Quasar è inedito in Italia. Che dire? La peste alle vostre famiglie!

La situazione dura però poco. Angler nel giro di tre pagine, grazie all’effetto Fletcher per il quale l’arrivo di un supereroe al Progetto Pegasus coincide sempre con la fuga di un criminale, si trasforma in un coso in grado di ferire persino Hiperyon.

La parte aliena di Angler diventa indipendente e si trasforma in una sorta di Granchio chiamato…

il Geometra!

Oltre al fatto che si esprime come un bambino di cinque anni che gioca con g(math), scopriamo quindi l’incredibile origine segreta del Geometra.

Per chi non mastica l’inglese, azzardiamo una rozza traduzione delle parole di Epoch, la figlioccia stellare di Quasar:

È un geometra (sigh) che è nato circa 3 milioni di anni fa, un membro di una razza estinta da lungo tempo. Egli è stato il primo essere senziente a creare un’equazione in grado di descrivere il funzionamento dell’intero universo… dagli atomi alle galassie. Ma poi un suo compagno scienziato ha fatto un’osservazione che non si accordava con la sua equazione. Disilluso dal fatto che l’universo fisico potesse tradirlo in quel modo,  egli partì alla ricerca di un mondo che fosse più matematicamente soddisfacente.

Incapace di trovarlo, trovò un artefatto, il Tornio della Perfezione, per correggere la realtà in modo che diventasse matematicamente perfetta. Il sogno della mia prof di matematica al Liceo!

Un vero osso duro da sconfiggere, finché Quasar non utilizza il suo superpotere più grande: non le Bande Quantiche, non lo Starbrand, ma la conoscenza dei meccanismi cosmici del Multiverso Marvel.

Visto che la realtà è già irrimediabilmente caotica e non matematica, trasformarla un oggetto alla volta con il Tornio della Perfezione è un’operazione abbastanza lenta. Perché non tornare indietro nel tempo, dice Quasar, al momento della Nascita dell’Universo, in modo da riscrivere le Leggi della Fisica in modo che siano Matematiche sin dall’inizio?

Buona idea, dice il Geometra, che sparisce indietro nel tempo per non riapparire più.

Ma come, direte voi assieme a Hyperion, ora non cambierà la realtà?

Scemo, gli dice Quasar, si vede che non hai studiato. Come dice l’Osservatore, se torni indietro e cambi un evento crei semplicemente una Realtà Parallela, cioè un What If. Universo più, Universo meno, cosa cambia nell’enorme spazio del Multiverso Marvel?

Quasar è l’unico supereroe della Marvel che abbia mai sconfitto gli avversari a parole. In Italia è stato pubblicato prima sulla splendida All American Comics della Comic Art, e poi dalla Marvel Italia a casaccio su varie serie (Marvel Crossover, Marvel comics presenta, Fantastici Quattro). È stato pubblicato finché i disegni si sono mantenuti su un livello dignitoso: erano gli anni ’00, cocco.

Nel prossimo episodio della nostra Gruenwaldiana, parleremo di DP7, così da non lasciare troppo in sospeso il discorso.

 

Mark Gruenwald, il creatore dell’Omniverso

Una decina di anni fa i lettori di comics erano tutto un brodo per una saga di recente pubblicazione, in cui una coppia di scrittori, Dan Abnett e Andy Lanning, rivitalizzava il settore cosmico della Marvel, mettendo in campo un’operazione di recupero e razionalizzazione capace di rinvigorirne il brand in modo davvero magnifico. Quella saga si chiamava Annihilation.

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In Italia il primo numero uscì nel Febbraio del 2007, per mano, ovviamente, della Panini Comics, in un’edizione in volumetti davvero valida. Ancora straconsigliata, quella saga portò alla serie Guardians of the Galaxy che ha fatto guadagnare alla Marvel una pacca di soldi sotto forma di film. Oggi Abnett e Lanning non se li ricorda nessuno, visto che alla Marvel hanno ben pensato di togliere loro la serie e affidarla a Bendis. Un grosso applauso.

Non siamo qui riuniti, però, per parlare delle ingiustizie del comicdom. Siamo qui invece per parlare del numero 4 di Annihilation Nova, il prologo della saga, dove accade una cosa che ancora oggi a ripensarci mi piglia un coccolone.

Agevoliamo il filmato.

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Chi vediamo schiattare è Quasar, protagonista di una splendida serie dedicata a cavallo tra gli anni ’90 e il 2000, durata un’ottantina di numeri e disegnata, tra gli altri, da un esordiente Greg Capullo. Oltre ad essere avvincente e intelligente, oltre a tratteggiare la figura di un eroe puro ma fallibile, Quasar fu un vero e proprio manifesto della filosofia autoriale del suo scrittore.

All’epoca di Annihilation, però, andava abbastanza di moda uccidere personaggi minori per dare più drammaticità alle storie. Credo che la maggior parte dei lettori abbia reagito alla dipartita di Quasar con una scrollata di spalle: in fondo, saranno stati almeno dieci anni che nessuno si filava più questa specie di versione Marvel di Lanterna Verde.

Giusto?

Sbagliato. Io ci rimasi letteralmente di sasso. Perché Quasar era, in fondo, l’ultimo segno della presenza, nell’Universo Marvel, del suo Creatore: Mark Gruenwald.

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Sì, avete letto bene: Mark Gruenwald fu il creatore dell’Universo Marvel. E non solo. Ma per spiegare meglio questa sconcertante affermazione, abbiamo bisogno di fare un passo indietro e uno di lato.

Un passo indietro

Gruenwald è generalmente noto come “quello che ha fatto mischiare le sue ceneri all’inchiostro di un fumetto”. È vero, lo ha fatto, dopo la sua tragica e prematura morte a quarantadue anni per uno scompenso cardiaco. Questo episodio ci dice sicuramente qualcosa dell’uomo, e della sua passione per il mondo dei comics; ma non scalfisce nemmeno lontanamente la sostanza del suo apporto al fumetto statunitense.

Un apporto che inizia molto prima che Gruenwald diventi scrittore di fumetti. Laureato in letteratura all’Università del Wisconsin (e sì, c’è gente che vive e lavora nel Wisconsin), il buon Gru inizia a farsi conoscere grazie ad un trattatello il cui nome è tutto un programma: A Treatise on Reality in Comic Literature (un Trattato sulla Realtà nella Letteratura a fumetti).

In questo testo del 1976 Gruenwald discute, con piglio da accademico, dei vari universi paralleli del Multiverso Marvel, sistemandoli secondo un ordine logico. Non entreremo nel dettaglio, per il momento. Poco dopo, però, Gruenwald fonda una fanzine che avrà storia breve ma imperitura importanza:

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In queste pubblicazioni, che varranno a Gruenwald l’attenzione della Marvel Comics, che a breve lo assumerà, per la prima volta in assoluto si guarda agli universi fittizi della Marvel e DC come a dei sistemi coerenti governati, nella loro molteplice manifestazione attraverso i singoli albi, da leggi generali e sempre valide. I viaggi nel tempo, le dimensioni magiche e mitologiche, persino gli errori di continuity e le storie immaginarie rientrano nello schema di Gruenwald.

Nasce l’Universo Marvel come un luogo governato da leggi. Un luogo che, in qualche modo, gode di una qualche forma di realtà (“la realtà nella letteratura a fumetti”, ricordate?) Una realtà che può essere analizzata e studiata con la stessa serietà con cui si studia il nostro mondo.

Con Gruenwald nasce il concetto di Universi Fumettistici. La DC ha un proprio universo, la Marvel un altro; anzi, la Marvel e la DC possiedono dei propri Multiversi, ovvero un insieme di universi paralleli somiglianti ma diversi per alcuni particolari.

Ad un livello più alto, afferma Gruenwald, esiste uno spazio che contiene tutti questi Multiversi. Non solo il Multiverso DC, non solo il Multiverso Marvel, ma le realtà dove sono ambientate tutte le storie letterarie mai inventate dal genio umano: l’Universo Disney, l’Universo di Harry Potter, l’Universo del Trono di Spade, eccetera.

Questo luogo si chiama Omniverso, e, a quanto pare, è possibile viaggiarci dentro.

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Per comprendere il piglio accademico di Gru basta guardare l’articolo dove ci si chiede da quale Universo provenga Howard the Duck.

Howard viene risucchiato dal suo mondo natale durante uno scontro pandimensionale tra l’Uomo Cosa e un supercattivo; si ritrova nella Terra Marvel senza possibilità di tornare indietro. I redattori di Omniverse dedicano un intero articolo a dimostrare che Howard non può arrivare dall’Universo Disney dove vive Paperino. I motivi sono molti, e qui ve li risparmieremo. Nell’articolo, comunque, i redattori perdono un po’ di tempo a definire le caratteristiche del mondo Disney, cercando di spiegare come sia possibile che in un solo pianeta possano coesistere città moderne come Paperopoli e i castelli medioevali di Biancaneve e soci (non è forse vero, infatti, che i topolini di Cenerentola si sono trasferiti nella fattoria di Nonna Papera?).

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La soluzione logica sta nella Foresta Incantata (o Foresta Nera), il nesso di ogni realtà, un luogo di potenti forze magiche che permettono ai personaggi di viaggiare tra i diversi mondi Disney. 

Il concetto di “nesso di tutte le realtà” non è nuovo: ne esiste uno nella palude della Florida dove vive Man Thing, perché non dovrebbe essercene un altro nella Black Forest? In fondo, ci insegna Gru, siamo pur sempre nello stesso Omniverso!

Un passo di lato

Tutto un delirio da nerd fanboy? Forse. O forse no.

Alan Moore prese molto sul serio le teorie di Gruenwald. Fu proprio il Bardo a dare consistenza alla teoria del Multiverso Marvel sulle pagine di Captain Britain, quando ci mostra tutti i Capitan Bretagna del Multiverso e dà un numero persino alla Realtà principale (Marvel 616, ovvero 61-6, Giugno 1961, mese di uscita del primo numero di Fantastic Four!)

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In realtà Alan Moore è molto affascinato dall’idea che i mondi fittizi coesistano in qualche forma e abbiano un loro grado di realtà, tanto da basare una delle sue serie più acclamate a affascinanti, Promethea, esattamente su questo concetto.

Non solo. Un altro autore di livello come Grant Morrison ritiene che i mondi fittizi siano in qualche modo reali, anche se fatti di inchiostro e a due dimensioni, e noi abbiamo accesso a essi tramite i fumetti e i libri. La nostra realtà ha tre dimensioni, e probabilmente siamo guardati da qualche lettore a quattro dimensioni… e tutto appartiene all’Hypertime. Praticamente tutte le serie di Morrison sviscerano in qualche modo questo concetto, a partire da quella che gli ha dato la notorietà.

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Per concludere la carrellata, lo stesso Warren Ellis, nella sua magnifica Planetary, ci descrive l’Omniverso raffigurandolo così:

Questa è la forma della realtà. Un fiocco di neve teoretico che esiste in 196.833 dimensioni spaziali. Il fiocco di neve ruota. Ogni elemento del fiocco di neve ruota. Ogni rotazione descrive un intero nuovo universo. Il numero totale di rotazioni è uguale al numero totale di atomi che compongono la Terra. Ogni rotazione crea una nuova Terra. Questo è il Multiverso.

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Certo, se lo dicono Moore, Morrison ed Ellis, suona veramente fico.

Ma il primo a dirlo è stato Mark Gruenwald. Che dite, possiamo ancora chiamarlo “il tizio che ha fatto mischiare le proprie ceneri ad un fumetto?”

Io preferisco chiamarlo “colui che creò l’Omniverso”.

1- Continua

Gruenwald fu, fino alla morte, una figura importantissima nella redazione della Marvel, come editore capo, scrittore e supervisore. Le sue idee hanno permeato per decenni l’intero panorama del fumetto in lingua inglese.

Ma Gruenwald non è stato solo un teorico. È stato anche uno scrittore pregevole. In futuro ci occuperemo delle sue opere più rappresentative, come Squadron Supreme, DP7, Quasar e Capitan America.

Marvel – L’atteso ritorno di [SPOILER]

La scorsa settimana la Marvel Comics ha diffuso online un’immagine che anticipava un “long awaited return” collegata a Avengers: Standoff!.

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Sebbene i Marvel fan più accaniti avessero già indovinato di quale personaggio si parlasse solo adesso conosciamo le modalità di questo ritorno [da qui in poi sono spoiler]newquasar-front

Come molti avevano immaginato si parla di Quasar: il supereroe cosmico creato da Roger Stern e Sal Buscema noto soprattutto per le avventure scritte dal compianto Mark Gruenwald.

Non si tratta però dello storico Quasar, Wendell Vaughan. Questi infatti torna in Standoff! per passare la torcia (o le Bande Quantiche se preferite) al nuovo Quasar: l’agente dello SHIELD Avril Kincaid che ha ritrovato le Bande nell’albo Avengers: Standoff! Assault on Pleasant Hill Omega in uscita questa settimana.

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Angel Unzeata ha realizzato il design del nuovo costume.

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Kincaid sarà il quinto Quasar della storia della Marvel dopo Vaughn, Phyla-Vell, Richard Rider e il membro della Guardia Imperiale Neutron.

Stando a Nick Spencer, scrittore di Standoff!, il nuovo Quasar giocherà un ruolo importante nelle prossime avventure di molti vendicatori a partire da Captain America.