Promethea

Mark Gruenwald, il creatore dell’Omniverso

Una decina di anni fa i lettori di comics erano tutto un brodo per una saga di recente pubblicazione, in cui una coppia di scrittori, Dan Abnett e Andy Lanning, rivitalizzava il settore cosmico della Marvel, mettendo in campo un’operazione di recupero e razionalizzazione capace di rinvigorirne il brand in modo davvero magnifico. Quella saga si chiamava Annihilation.

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In Italia il primo numero uscì nel Febbraio del 2007, per mano, ovviamente, della Panini Comics, in un’edizione in volumetti davvero valida. Ancora straconsigliata, quella saga portò alla serie Guardians of the Galaxy che ha fatto guadagnare alla Marvel una pacca di soldi sotto forma di film. Oggi Abnett e Lanning non se li ricorda nessuno, visto che alla Marvel hanno ben pensato di togliere loro la serie e affidarla a Bendis. Un grosso applauso.

Non siamo qui riuniti, però, per parlare delle ingiustizie del comicdom. Siamo qui invece per parlare del numero 4 di Annihilation Nova, il prologo della saga, dove accade una cosa che ancora oggi a ripensarci mi piglia un coccolone.

Agevoliamo il filmato.

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Chi vediamo schiattare è Quasar, protagonista di una splendida serie dedicata a cavallo tra gli anni ’90 e il 2000, durata un’ottantina di numeri e disegnata, tra gli altri, da un esordiente Greg Capullo. Oltre ad essere avvincente e intelligente, oltre a tratteggiare la figura di un eroe puro ma fallibile, Quasar fu un vero e proprio manifesto della filosofia autoriale del suo scrittore.

All’epoca di Annihilation, però, andava abbastanza di moda uccidere personaggi minori per dare più drammaticità alle storie. Credo che la maggior parte dei lettori abbia reagito alla dipartita di Quasar con una scrollata di spalle: in fondo, saranno stati almeno dieci anni che nessuno si filava più questa specie di versione Marvel di Lanterna Verde.

Giusto?

Sbagliato. Io ci rimasi letteralmente di sasso. Perché Quasar era, in fondo, l’ultimo segno della presenza, nell’Universo Marvel, del suo Creatore: Mark Gruenwald.

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Sì, avete letto bene: Mark Gruenwald fu il creatore dell’Universo Marvel. E non solo. Ma per spiegare meglio questa sconcertante affermazione, abbiamo bisogno di fare un passo indietro e uno di lato.

Un passo indietro

Gruenwald è generalmente noto come “quello che ha fatto mischiare le sue ceneri all’inchiostro di un fumetto”. È vero, lo ha fatto, dopo la sua tragica e prematura morte a quarantadue anni per uno scompenso cardiaco. Questo episodio ci dice sicuramente qualcosa dell’uomo, e della sua passione per il mondo dei comics; ma non scalfisce nemmeno lontanamente la sostanza del suo apporto al fumetto statunitense.

Un apporto che inizia molto prima che Gruenwald diventi scrittore di fumetti. Laureato in letteratura all’Università del Wisconsin (e sì, c’è gente che vive e lavora nel Wisconsin), il buon Gru inizia a farsi conoscere grazie ad un trattatello il cui nome è tutto un programma: A Treatise on Reality in Comic Literature (un Trattato sulla Realtà nella Letteratura a fumetti).

In questo testo del 1976 Gruenwald discute, con piglio da accademico, dei vari universi paralleli del Multiverso Marvel, sistemandoli secondo un ordine logico. Non entreremo nel dettaglio, per il momento. Poco dopo, però, Gruenwald fonda una fanzine che avrà storia breve ma imperitura importanza:

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In queste pubblicazioni, che varranno a Gruenwald l’attenzione della Marvel Comics, che a breve lo assumerà, per la prima volta in assoluto si guarda agli universi fittizi della Marvel e DC come a dei sistemi coerenti governati, nella loro molteplice manifestazione attraverso i singoli albi, da leggi generali e sempre valide. I viaggi nel tempo, le dimensioni magiche e mitologiche, persino gli errori di continuity e le storie immaginarie rientrano nello schema di Gruenwald.

Nasce l’Universo Marvel come un luogo governato da leggi. Un luogo che, in qualche modo, gode di una qualche forma di realtà (“la realtà nella letteratura a fumetti”, ricordate?) Una realtà che può essere analizzata e studiata con la stessa serietà con cui si studia il nostro mondo.

Con Gruenwald nasce il concetto di Universi Fumettistici. La DC ha un proprio universo, la Marvel un altro; anzi, la Marvel e la DC possiedono dei propri Multiversi, ovvero un insieme di universi paralleli somiglianti ma diversi per alcuni particolari.

Ad un livello più alto, afferma Gruenwald, esiste uno spazio che contiene tutti questi Multiversi. Non solo il Multiverso DC, non solo il Multiverso Marvel, ma le realtà dove sono ambientate tutte le storie letterarie mai inventate dal genio umano: l’Universo Disney, l’Universo di Harry Potter, l’Universo del Trono di Spade, eccetera.

Questo luogo si chiama Omniverso, e, a quanto pare, è possibile viaggiarci dentro.

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Per comprendere il piglio accademico di Gru basta guardare l’articolo dove ci si chiede da quale Universo provenga Howard the Duck.

Howard viene risucchiato dal suo mondo natale durante uno scontro pandimensionale tra l’Uomo Cosa e un supercattivo; si ritrova nella Terra Marvel senza possibilità di tornare indietro. I redattori di Omniverse dedicano un intero articolo a dimostrare che Howard non può arrivare dall’Universo Disney dove vive Paperino. I motivi sono molti, e qui ve li risparmieremo. Nell’articolo, comunque, i redattori perdono un po’ di tempo a definire le caratteristiche del mondo Disney, cercando di spiegare come sia possibile che in un solo pianeta possano coesistere città moderne come Paperopoli e i castelli medioevali di Biancaneve e soci (non è forse vero, infatti, che i topolini di Cenerentola si sono trasferiti nella fattoria di Nonna Papera?).

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La soluzione logica sta nella Foresta Incantata (o Foresta Nera), il nesso di ogni realtà, un luogo di potenti forze magiche che permettono ai personaggi di viaggiare tra i diversi mondi Disney. 

Il concetto di “nesso di tutte le realtà” non è nuovo: ne esiste uno nella palude della Florida dove vive Man Thing, perché non dovrebbe essercene un altro nella Black Forest? In fondo, ci insegna Gru, siamo pur sempre nello stesso Omniverso!

Un passo di lato

Tutto un delirio da nerd fanboy? Forse. O forse no.

Alan Moore prese molto sul serio le teorie di Gruenwald. Fu proprio il Bardo a dare consistenza alla teoria del Multiverso Marvel sulle pagine di Captain Britain, quando ci mostra tutti i Capitan Bretagna del Multiverso e dà un numero persino alla Realtà principale (Marvel 616, ovvero 61-6, Giugno 1961, mese di uscita del primo numero di Fantastic Four!)

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In realtà Alan Moore è molto affascinato dall’idea che i mondi fittizi coesistano in qualche forma e abbiano un loro grado di realtà, tanto da basare una delle sue serie più acclamate a affascinanti, Promethea, esattamente su questo concetto.

Non solo. Un altro autore di livello come Grant Morrison ritiene che i mondi fittizi siano in qualche modo reali, anche se fatti di inchiostro e a due dimensioni, e noi abbiamo accesso a essi tramite i fumetti e i libri. La nostra realtà ha tre dimensioni, e probabilmente siamo guardati da qualche lettore a quattro dimensioni… e tutto appartiene all’Hypertime. Praticamente tutte le serie di Morrison sviscerano in qualche modo questo concetto, a partire da quella che gli ha dato la notorietà.

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Per concludere la carrellata, lo stesso Warren Ellis, nella sua magnifica Planetary, ci descrive l’Omniverso raffigurandolo così:

Questa è la forma della realtà. Un fiocco di neve teoretico che esiste in 196.833 dimensioni spaziali. Il fiocco di neve ruota. Ogni elemento del fiocco di neve ruota. Ogni rotazione descrive un intero nuovo universo. Il numero totale di rotazioni è uguale al numero totale di atomi che compongono la Terra. Ogni rotazione crea una nuova Terra. Questo è il Multiverso.

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Certo, se lo dicono Moore, Morrison ed Ellis, suona veramente fico.

Ma il primo a dirlo è stato Mark Gruenwald. Che dite, possiamo ancora chiamarlo “il tizio che ha fatto mischiare le proprie ceneri ad un fumetto?”

Io preferisco chiamarlo “colui che creò l’Omniverso”.

1- Continua

Gruenwald fu, fino alla morte, una figura importantissima nella redazione della Marvel, come editore capo, scrittore e supervisore. Le sue idee hanno permeato per decenni l’intero panorama del fumetto in lingua inglese.

Ma Gruenwald non è stato solo un teorico. È stato anche uno scrittore pregevole. In futuro ci occuperemo delle sue opere più rappresentative, come Squadron Supreme, DP7, Quasar e Capitan America.

RW-LION : UN’ESTATE DA LEONI…

Comunicato Stampa

LION COMICS: UN’ESTATE DA LEONI CON DC COMICS E VERTIGO

Mentre il cantiere editoriale per l’imminente rinascita è in fermento e sempre più trepidante è l’attesa di leggere le prime storie targate Rebirth in uscita a giugno negli States, in Italia siamo arrivati all’ultimo step del ciclo New52 che si concluderà a dicembre.

Come vi avevamo precedentemente annunciato, tra luglio e agosto su tutti i mensili di Batman e Superman esploderanno Robin War e Alba Selvaggia, i due crossover dedicati rispettivamente alla Bat-Family e alla Super-Family che renderanno roventi le vacanze anche per chi non andrà in spiaggia.

Quest’anno i riflettori del mondo del fumetto sono però tutti puntati sul Pipistrello di Gotham, principalmente a causa delle due miniserie Il Cavaliere Oscuro III – Razza Suprema e Batman Europa: la prima ha visto il ritorno di Frank Miller alla sua creatura prediletta, mentre la seconda è un importante evento per il fumetto italiano trattandosi di una miniserie orchestrata e diretta da Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli. Il 26 settembre ci aspetta poi l’atteso Batman Day, giornata festeggiata in tutto il mondo con eventi, parate e presentazioni in omaggio al Cavaliere Oscuro. Anche quest’anno per l’occasione pubblicheremo un albo celebrativo, il Batman Day Special nel quale recupereremo Batman Annual 4. La storia di James T Tynion IV splendidamente illustrata da Roge Antonio affronta in maniera inedita il dualismo tra Bruce Wayne e Batman, tra l’uomo e il pipistrello, tra la persona e la maschera.

Il Batman Day non sarà l’unica celebrazione del 2016. Oltre al traguardo del cinquantesimo numero per il mensile dei Giovani Titani, che festeggeremo con una variant cover d’eccezione disegnata dall’italianissimo Giuseppe Camuncoli, ci aspettano diversi anniversari per celebrare i 75 anni di vita editoriale di alcuni amatissimi eroi. Cominciamo a settembre con Flash/Wonder Woman 35: pur non dimostrandoli per niente, la Principessa Amazzone compirà infatti settantacinque anni di onorata carriera nel mondo del fumetto. Seguiranno a ottobre l’anniversario di Freccia Verde e a novembre quello di Aquaman. Come da tradizione consolidata, accanto all’usuale edizione regular questi albi avranno anche una versione jumbo, impreziosita da una cover variant e da un inserto extra che pubblicherà le prime storie dei personaggi datate 1941. Settembre sarà un mese particolarmente felice per i seguaci di Diana, visto che in occasione dell’anniversario esordirà in libreria e in fumetteria l’atteso Wonder Woman: Terra Uno, scritto da Grant Morrison e disegnato da Yanick Paquette. Per il concept di questa rivisitazione multiversale, lo scrittore scozzese si è ispirato direttamente alle prime storie di William Moulton Marston, attingendo a piene mani all’ideologia di emancipazione femminista di cui erano impregnate.

Altro importante evento (che potremmo definire filologico) per la DC Comics in Italia è la conclusione della ristampa in Essential di Justice League International con il dissacrante e agrodolce volume decimo, che recupererà chicche inedite e ricercate come la miniserie Formerly known as the Justice League. Per il momento non possiamo ancora rivelare cosa pubblicheremo successivamente sulla collana di Essential, ma possiamo anticiparvi che stiamo pensando di spostarci in una dissestata metropoli. La JLA di DeMatteis e Giffen non sarà l’unico ciclo importante a raggiungere il suo epilogo: sempre a settembre si concluderà con l’undicesimo volume Shade L’Uomo Cangiante di Peter Milligan e con il quinto volume la strepitosa run di Jamie Delano su Animal Man. Fortunatamente gli afecionados di Buddy Baker non resteranno a lungo a digiuno visto che a gran richiesta seguirà il ciclo meta-fumettistico di Grant Morrison.

Sul fronte VERTIGO non ci limiteremo solo a ristampe di pietre miliari come Y L’Ultimo Uomo e Scalped. Tra le novità più fresche arriva Effigy, miniserie scritta da Tim Seeley che si propone come un intrigante e raffinato thriller ambientato nello spietato mondo dello star system hollywoodiano. Vogliamo poi riservare una menzione speciale a The Twilight Children di Gilbert Hernandez, ultima opera disegnata dal compianto Darwyn Cooke che ci ha da poco lasciati, creando un vuoto incolmabile nel mondo della letteratura disegnata. Se l’opera era già di per sé un piccolo gioiello che coniugava lo stile raffinato dell’artista di The New Frontier alla prosa del geniale scrittore di Love & Rockets, la pubblicazione in Italia di questa miniserie diventa l’occasione per salutare questo artista dal tratto magnetico e unico, che riusciva ad essere allo stesso tempo classico e moderno.

Concludiamo poi col botto, annunciando una serie che ci avete chiesto e strarichiesto! Con l’imminente conclusione della riedizione di Top 10 per la collana deluxe, è arrivato il momento di proporre un altro fondamentale titolo dell’etichetta ABC: dopo anni di assenza dalle librerie tornerà Promethea di Alan Moore e J.H. Williams III, probabilmente una delle serie più immaginifiche e narrativamente dense scritte dal Bardo di Northampton, che esplora il rapporto simbolico tra imago e magia, portando il linguaggio fumettistico su vette artistiche mai toccate prima.