Planet manga

Noragami: riprende la pubblicazione in Giappone!

Notizia bomba per i fan di Noragami. Dopo un anno di fermo Adachitoka pare stia meglio e riprenda il lavoro su Noragami, che a giugno uscirà con un capitolo riepilogativo e nei mesi di luglio e agosto riprenderà la serializzazione regolare.

Il fumetto è al momento uno dei più amati dal pubblico sia giapponese che estero, consta di 18 tankobon ed è pubblicato in Italia da Planet Manga. Dal manga è stato tratto un anime serializzato per due stagioni da 12 episodi ciascuno.

Attenti infedeli, il Dio Yato sta tornando!

 

Platinum End – “L’opera al bianco” dei creatori di Death Note

Platinum end Ohba Obata

La coppia Ohba e Obata è tornata (scusate la rima)!

Dopo il fortunatissimo Death Note che ha spostato un po’ più in là le coordinate del fumetto nipponico, e Bakuman, che invece tali coordinate le illustrava con leggerezza, finalmente arriva in Italia, edito da Planet Manga, Platinum End, loro ultima fatica ancora in corso di pubblicazione in patria.

Questo manga appare fin dalle prime pagine come la controparte del loro primo successo, come nei dittici rinascimentali in cui i coniugi sono rappresentati di profilo, uno di fronte all’altro e il volto dell’uno è la controparte dell’altro e insieme formano una unità. Ecco, direi che Death Note è il lato nero di questo dittico, e Platinum End è la sua metà bianca.

Vediamo perché, partendo dalla trama e occhio a qualche spoiler: il giovane protagonista Mirai per sfuggire a una vita disperata decide di suicidarsi, ma viene salvato da Nasse, il suo angelo personale. Costei (ma chissà se agli angeli possono attribuirsi i generi) lo convince a rinunciare ai suoi propositi donandogli due capacità meravigliose: delle ali invisibili per volare ovunque voglia e un arco che può scagliare le frecce di Cupido e provocare amore incondizionato, ma per un tempo limitato, in chiunque ne venga colpito. Mirai vorrebbe addirittura rifiutare, essendo ormai senza speranze, ma Nasse decide per lui e gliele dona senza avvertirlo che non potrà più rifiutarle. In questo modo inoltre Mirai entra a far parte dei tredici candidati al titolo di nuovo Dio, visto che quello vecchio si è ritirato.

Platinum end Ohba Obata

Fin qui l’opera rientra nei canoni del seinen, con i personaggi che combattono tra loro fino all’eliminazione di tutti gli avversari, ma sappiamo bene che i “due O” non sono generalizzabili in uno standard, e poi, soprattutto, non è questa la caratteristica principale del manga. Come è accaduto appunto in Death Note, più che la trama, molto importante è il contenuto delle pagine, in quei baloon molto densi di testo che hanno lo scopo di far ragionare il lettore su argomenti e tematiche più o meno dichiarati.

Prima di tutto i doni celestiali di Nasse dovrebbero simboleggiare due degli aspetti più desiderati nella vita dagli uomini: la libertà e l’amore, ma fin da subito ci coglie il dubbio che, in fondo, questa assimilazione non sia così semplice; Mirai sicuramente la mette in dubbio.

Altro aspetto: il senso morale. Nasse non è un angelo come lo si intende nella cultura occidentale (e neanche quella orientale) è molto più simile a un essere ultraterreno che può concedere doni ai mortali, più un genio quindi (inteso come il jinn della cultura araba) che non è né buono né cattivo ma si adatta al comportamento dell’uomo che affianca, privo di senso morale o ideali, suggerisce le infinite possibilità che il potere donato a Mirai comporta, e si adegua alle sue scelte.

Ricordiamo, tanto per stuzzicare ulteriormente la vostra curiosità, che questi “angeli” protettori sono tredici, abbinati ad altrettanti umani, che sicuramente non sono riflessivi come Mirai, reso maturo dalle passate esperienze e fondamentalmente molto buono e lungimirante.

Ecco, Mirai: il ragazzo si trova coinvolto in cose più grandi di lui non per sua scelta, ma per scelta di un altro che persegue un proprio interesse, e questo per tutta la sua vita, come scoprirete. Si ritrova dunque suo malgrado in possesso di tre poteri (il terzo lo dovrete scoprire nel volume) che da subito gli appaiono enormi e pericolosi, per questo decide di usarli meglio possibile e per raggiungere un solo scopo: essere felice rendendo felici gli altri.

Platinum end Ohba Obata

Adesso però basta chiacchiere e arriviamo alla dicotomia tra le due opere di cui parlavo sopra, se già non avete tirato le somme da soli: Light in Death Note era un ragazzo super fortunato, buona famiglia, spiccata intelligenza, a cui l’incontro con Ryuk concede qualcosa in più: la possibilità di compiere giustizia. Il suo aiutante pur avendo i connotati del demone rimane a guardare quello che il suo assistito compie, ma non fa pesare il suo parere, che non ha. Il suo colore è il nero e il tratto con cui è reso è incisivo, grottesco, pieno di linee spezzate. Chi si oppone è un altro personaggio borderline, difficilmente catalogabile che persegue a sua volta il proprio concetto di giustizia. Direi che è questo infatti il grande quesito a cui l’autore chiama le menti dei lettori: cos’è la giustizia, come può esserlo se i giudizi sono unilaterali, esiste un concetto univerale di giustizia ecc ecc… E poi, Light la farà franca o la spada di Damocle che pende sulla sua testa si staccherà alla fine?

Platinum end Ohba Obata

Ed ecco che a questo ritratto si contrappone Platinum End: il protagonista è una povera vittima degli eventi che non possiede nulla, e non desidera null’altro che una quotidiana felicità. Il suo aiutante è un angelo dall’aspetto graziosissimo, resa con linee morbide e aggraziate, e nella sua rappresentazione non c’è una macchia di nero che non sia la linea di contorno: anche gli occhi non hanno pupille o ciglia scure, il suo volume è dato esclusivamente da retini molto chiari. Anche lei lascia che sia Mirai a scegliere e resta al margine degli eventi. L’antagonista viene appena presentato in questi primi tre episodi, ma appare quanto meno ambiguo: dotato degli stessi doni di Mirai sembra deciso a usarli con uno scopo ben mirato, e sicuramente vorrà togliere di mezzo il ragazzo, ma di questo sapremo meglio in futuro… Mirai riuscirà a raggiungere la felicità o la meta si rivelerà meno gradita o meno semplice da raggiungere?

Così il dittico di Ohba e Obata si completa: negativo e positivo, giochi di opposizioni e similitudini, sempre sulla base di una storia solida, originale e ben strutturata. Conoscendo l’intelligenza di Ohba (Obata si occupa solo dei disegni con l’usuale maestria e fascino) e la sua capacità di ironia e di intrecciare i piani, sovrapponendoli di significati e di intenti, non mi aspetto niente di meno di quanto già ha offerto al pubblico dei fumetti, quello a cui piace anche ragionare oltre che divertirsi.

Noragami, il Dio Randagio è tornato!

Noragami è forse il miglior fumetto a tema soprannaturale uscito lo scorso anno. Da molto tempo un anime e un manga non riuscivano a comunicare una tal serie di sentimenti e di situazioni in modo tanto efficace e commovente per il lettore. Ma partiamo con ordine.

Noragami è un manga di Adachitoka, un duo di fumettisti giapponesi. Visto il grande successo di pubblico ne è stato tratto un anime, ora disponibile su VVVVID. Il manga in Italia è stato caratterizzato da incerta fortuna. La pubblicazione era partita con la casa editrice J-Pop che ne aveva curato una edizione in brossura. Successivamente la pubblicazione si è interrotta al quarto volume ed è stata fortunatamente rilevata da Planet Manga in classico formato tankobon.

Noragami letteralmente significa “Dio randagio”: è formato dalla parola nora che in giapponese significa appunto “randagio”, e dal suffisso -gami che significa divinità. Il manga ha tre protagonisti principali: Yato il “Dio a domicilio”, Yukine e Hyori.

Yato è una divinità minore, non ha un tempio e scrive il suo numero di cellulare nei posti più improponibili per essere chiamato. Non c’è nulla che non possa fare, dal riparare auto o rubinetti che perdono a sterminare gli ayakashi, i demoni che vivono sulla Terra e che si nutrono delle emozioni negative delle persone. Sono questi demoni che inducono gli uomini a commettere le azioni più turpi. Yato li stermina con il suo strumento divino Yukine.

Un giorno Yato vede una piccola anima luminescente in un vicolo e la trasforma in un bellissimo strumento divino: una katana d’argento. Yukine quindi è l’anima di un ragazzo di 14 anni che accompagna Yato nelle sue faccende da dio minore, tuttavia il loro rapporto è disfunzionale. Per Yukine è difficile accettare di aver perso la sua umanità, ed è proprio da questo conflitto che passa la crescita del rapporto con Yato.

Ultima protagonista è Hyori, una ragazza di 15 anni di buona famiglia. Il giorno del primo incontro con Yato, Hyori viene investita da un autobus. Non riporta danni gravi, ma da quel giorno la sua anima si stacca dal corpo: il suo corpo giace come svenuto mentre la sua anima vaga liberamente.

Noragami quindi parla delle avventure di questo terzetto, ma, cosa più gradita, ci dà una bella panoramica della religione shintoista che noi occidentali non conosciamo approfonditamente. Se negli anni abbiamo sempre avuto vive le immagini delle feste ai templi shintoisti, delle ragazze con lo yukata e delle sacerdotesse con la tipica veste rossa e bianca, delle religione in sé sappiamo molto poco. Noragami invece ci fa conoscere anche le divinità giapponesi e conseguentemente il modo in cui sono rappresentate. Adachitoka però non rappresenta la divinità nel modo classico, ma ne sconvolge i tratti rendendo i personaggi davvero intriganti e appetibili non solo a un pubblico giapponese, ma anche a quello occidentale. Il tratto è aggraziato, riesce a dare spessore ai personaggi e dona una espressività che ultimamente è mancata a molti mangaka.

Gli autori riescono a dare un grande spessore ai personaggi principali che vivono tre dimensioni distinte dell’essere. C’è il Dio Yato che è sì poco conosciuto, ma sempre dio rimane. Con tutti i pregi e i difetti che un dio non cristiano può avere. Il Dio Yato può essere assimilato per certi versi alle divinità greche che da un lato aiutano i loro protetti, ma dall’altro lasciano un margine di autodeterminazione: «Io ti aiuto, ti dò una spinta nella direzione che vuoi prendere, ma poi sei tu che devi farcela». Yukine invece è poco più di un umano e poco meno di un angelo. Serve il suo dio, ma non riesce a staccarsi dalla sua umanità mozzata e dai laceranti desideri umani. L’unico sguardo che assomiglia al nostro è quello di Hyori che vedendo il mondo umano e quello divino accoglie e percepisce tutte le sfumature dei due mondi.

Noragami è un manga coinvolgente che crea dipendenza, anche chi ha visto l’anime, o che segue fedelmente il manga, non può non appassionarsi alle vicende narrate. Il manga ha una storia profonda e intensa e dona molti spunti di riflessione. Certamente un’opera non va considerata per le frasi a effetto da cioccolatino, ma Noragami riesce a inserire battute coinvolgenti che si intersecano perfettamente nella trama. Ringraziamo la Planet Manga che ha ripreso in mano la pubblicazione, e speriamo che il manga, al momento fermo in Giappone, riprenda al più presto.

Shuriken & Pleats: cuore di ninja e gonne plissé

In un universo alternativo (ma neanche troppo alternativo, in cui non si è fatta nessuna sperimentazione OGM direi) i ninja che non intendono sottostare alle riforme della Restaurazione Meiji si sparpagliano per tutto il mondo in cerca di nuovi padroni da servire.

In Inghilterra, la giovanissima shinobi Mikage lavora per l’Agenzia Shadow Village alle dipendenze di Mr. Rod, un ricco e gentile imprenditore. L’uomo è minacciato di morte per via del possesso di alcuni semi, molto preziosi in questo futuro in cui si è creata una seria emergenza alimentare che va via via peggiorando. Mikage è molto affezionata al suo padrone, che rivede in lei la moglie giapponese, caduta vittima di un passato attentato. Ma nonostante l’affetto che li lega, la ragazza non riesce a salvargli la vita e si scopre ereditiera di alcune sue volontà: più precisamente il signor Rod voleva che lei vivesse nel pacifico Giappone e che frequentasse la scuola, senza più dover servire con le sue abilità ninja.

Nonostante la tristezza e il senso di frustrazione per aver perso una persona che amava, Mikage parte per la sua nuova vita di libertà in Giappone, ma scopre subito che il paese non è poi così pacifico, dato che si trova a salvare la vita a uno sconosciuto attaccato da dei ninja e che vede subito dopo la sua futura casa andare letteralmente in fumo.

Shuriken&pleats, Cuore di Ninja, Planet Manga

Questo è l’incipit della nuova serie dell’autrice Matsuri Hino, diventata celebre con l’opera Vampire Knight che qualche anno fa ha avuto un eccezionale successo. La storia in questo caso è piuttosto diversa dalla precedente, ma presenta tematiche molto interessanti e non molto distanti dall’altra.

Il tema principale è quello della libertà: Mikage una volta “riscattata” si trova a poter decidere del suo futuro, ma i suoi pensieri continuano a essere legati alla volontà di un “padrone”. La ragazza è sempre stata abituata a nascondere i sentimenti e gli stati d’animo e a obbedire agli ordini di qualcuno, tanto che ora non riesce a capire cosa desidera fare. La scelta di frequentare la scuola è solo l’ultimo desiderio espresso dal signor Rod, ma qui inizia a incontrare una realtà nuova e “splendente” che la mettono di fronte a sé stessa. Ha sempre e soltanto obbedito, non ha mai sviluppato un proprio orientamento, è qualcosa che hanno creato gli altri, senza sapere come è nel profondo.

E ora si trova di fronte l’immenso spazio astratto, interiore ed esteriore, che è il libero arbitrio, la possibilità di scegliere, senza costrizioni, la libertà di esprimere se stessa, la pagina bianca della mancanza di vincoli, solo apparentemente leggera e difficilissima da riempire.

Shuriken&pleats, Cuore di Ninja, Planet Manga

Dicotomie e confronti che traspaiono dal titolo stesso del manga Shuriken & Pleats (sottotitolo, Cuore di ninja): vita da ninja o istruzione, qualcosa legato alla violenza e alla morte oppure qualcosa di vezzoso e femminile come le gonne plissettate della divisa scolastica?

Sarà interessante leggere come proseguiranno le avventure di questa nuova eroina, che nonostante l’incapacità di sorridere conquista molto velocemente la simpatia del lettore. Merito anche dei bellissimi disegni della Hino, che si esaltano e restano impressi soprattutto per l’abilità di creare gli occhi dei personaggi, profondi, languidi e pieni di nascosta tristezza: bucano il foglio e impregnano le pagine di pathos.

Personalmente li adoro, ma il giudizio, vista l’abilità che mostra l’autrice con l’inchiostro, va al di là della soggettività: vi invito tutti ad esaminare quante linee di pennino finissime formano uno solo degli occhi di Mikage e degli altri personaggi, e a studiare il perfetto rapporto tra questi e gli squarci di bianco che riflettono la luce.

Peccato che il secondo volume sia anche l’ultimo, una miniserie che è bene non lasciarsi scappare. By Planet Manga!

Shuriken & pleats, Cuore di ninja, Planet Manga

Amami lo stesso, il nuovo josei di Aya Nakahara

Amami lo stesso Nakahara

Copertina giapponese, ripresa fedelmete da Planet Manga

Quand’è che una storia d’amore ci fa battere più forte il cuore? Quando riusciamo a immedesimarci nei protagonisti, o quando ci sembra che gli stessi meritino in modo particolare di raggiungere la felicità. O forse quando la storia stessa diventa appassionante, per le curve e gli ostacoli che incontra a supera durante il percorso. Sicuramente ci sono moltissime altre ottime risposte da dare a questa domanda, le mie riflessioni sono solo superficiali, ma spontaneamente scaturite dalla lettura del nuovo manga di Aya Nakahara edito da Planet Manga, dal titolo (che rimanda a diverse memorie) Amami lo stesso (titolo originale Dame na Watashi ni Koishite kudasai).

Abbandonati gli scenari scolastici e i personaggi adolescenti delle precedenti opere (recentemente ne abbiamo recensito una), l’autrice propone la vicenda, a tratti irritante eppure struggentemente realistica, di Michiko Shibata, ventinovenne senza apparenti qualità che ha appena perso il lavoro, non riesce a trovarne un altro e che spende tutti i suoi risparmi per “mantenere” un universitario dallo sguardo gentile. Pur sapendo di non essere particolarmente astuta a far quel che fa, la nostra si ritrova senza soldi a nutrirsi solo di cavolo quando incontra il suo ex superiore nell’azienda dove lavorava. Il signor Kurosawa è sempre stato esigente e sgradevole nel loro precedente impiego e Michiko non nasconde la sua antipatia, eppure l’uomo si dimostrerà stranamente gentile e saprà aiutarla quando, e già nel primo numero i casi si sommano, lei si comporterà da perfetta cretina.

Amami lo stesso Nakahara

Ebbene sì, questa protagonista si comporta nel modo più sciocco e sbagliato possibile: precipita sul lastrico solo per veder sorridere un ragazzo con cui non ha neanche un vero legame, e per cui si metterà seriamente nei guai. Per fortuna, e non è poco, è un personaggio nato dalla mente della Nakahara, quindi è anche irresistibilmente simpatica.

E umana.

Nonostante Kurosawa sia fin troppo disponibile con lei, Michiko non si fa scrupoli a dirgli che è insopportabile, si impegna a non dargli soddisfazione, e le sue reazioni a ciò che le capita (o dove si va a ficcare) sono sempre divertenti e spontanee, costruite con ironica maestria narrativa e descrittiva dall’autrice. Kurosawa stesso è un ottimo personaggio maschile: cool, bello, misterioso, sicuro di sé ma dall’evidente lato tenero che conquista… Insomma, nonostante l’incipit di questo capoverso, non temete, anche in questo caso siamo di fronte ad un altro fumetto di qualità che si legge con grande gusto e leggerezza.

Amami lo stesso Nakahara

La mia riflessione iniziale infatti, è nata spontanea chiudendolo all’ultima pagina: ho provato la voglia di continuare a conoscere la storia, già pregustando quello che vorrà venire. Ha tutta l’aria di diventare un’appassionante storia d’amore. Ma perché? In questo caso specifico la risposta è anche semplice, i due protagonisti, soprattutto Michiko, fanno quello che fanno per una sola, semplice ragione, stanno cercando di raggiungere la felicità, quella cosa che può guarire il loro cuore solitario, quella persona che finalmente può farli sentire amati e necessari, importanti. Ed è quello che vogliamo tutti, anche se possiamo fare i duri o gli originali e affermiamo che c’è ben altro che ci interessa.

Dunque è così semplice immedesimarsi in Michiko che non possiamo che fare il tifo per lei, anche se siamo convinti che non ci comporteremmo mai in modo così idiota, dimenticando quante persone intelligenti hanno fatto di peggio per lo stesso motivo: sentirsi felici. Aya Nakahara è bravissima a ricordarci che siamo tutti simili, bisognosi delle stesse semplici e complicate emozioni, e ce lo sa raccontare davvero bene.

In Giappone la serie, serializzata sulla rivista YOU, si è conclusa ad agosto in dieci volumi, più uno speciale sequel, e ha avuto un’impennata di successo dopo la produzione di un drama dal vivo di dieci episodi per la TBS (titolo inglese Please love me). Ma perché stupirsi, ve lo abbiamo appena detto che è un buon manga!

Amami lo stesso Nakahara drama

Lovely Complex two – un divertente ritorno

copertina lovely complex volume uno

Copertina del volume 1 della serializzazione italiana

Aya Nakahara è l’autrice di quell’opera deliziosa che è Lovely Complex, in fase di ristampa grazie a Planet Manga. L’opera, iniziata in Giappone nel 2001, ha avuto sia in patria che in Italia un enorme successo, tanto da dar vita ad una serie animata, a un film live action e addirittura a un gioco per Playstation 2: curiosità carina in sé, ma ancora più divertente sapendo che la protagonista, Risa Koizumi, è una patita di viodeogames.

Perché tanto successo per questo shoujo? Perché la trama è originale: Risa è una spilungona goffa e spensierata, Atsushi Otani, suo nemico/amico è un tappetto poco più alto di un metro e cinquantadue, insieme in classe sono lo spasso degli insegnanti perché i loro battibecchi sembrano uno sketch comico. Eppure questi due tipi così poco associabili si innamorano, e al di là della paura di essere ridicoli, di far parlare chi li vede insieme (da noi si dice “l’articolo il”), di deludersi l’un l’altro, diventano una coppia perfettamente affiatata. Perché l’autrice è davvero abile a sceneggiare i delicati passaggi delle loro emozioni adolescenziali, senza mai essere scontata, e ha una vena comica, un senso della battuta trasformata in immagine (per chi lo ha letto: cosa sono le espressioni si Risa? E quando dorme in piedi alla fine della fila?) che ha del geniale. Perché i disegni sono luminosi, allegri, e sanno rappresentare il dolore tanto bene quanto l’allegria. Perché i personaggi sono sempre a 360 gradi e restano impressi nella memoria.

 Lovely Complex Two

Copertina giapponese di Lovely Complex two, identica a quella Planet Manga, a parte la scritta, ovviamente…

Orbene: Planet Manga ha appena dato alle stampe Lovely Complex two, che raccoglie quattro storie (e mezzo) che non erano state comprese nelle raccolte precedenti. Stavolta invece dei protagonisti la Nakahara punta il suo sguardo sui comprimari, dando voce e fortuna anche a loro. Prima di tutto il riservato fratello di Risa, Takato Koizumi, e la sua compagna di classe, la nerd Hiyori Manabe. Poi ritroviamo la piccola amica di Otani, la graziosa modella innamorata di lui, Mimi Yoshioka al suo ingresso nel mondo della recitazione. Infine, per non smentire il suo modo di ragionare fuori dagli schemi, approfondiamo la conoscenza della caposala del locale dove Risa lavora, la severissima Kazuko Matsubara. Una piccola sorpresa finale conclude il volume.

Dato che una buona squadra non si cambia, anche qui troviamo il disegno fresco e pulito che caratterizza la mano dell’autrice, la volontà di sviscerare i segreti labirinti dell’animo adolescenziale di personaggi che non aveva potuto approfondire prima, e l’abilità di raccontare con perizia storie verosimili e in cui ci si può riconoscere. Ma soprattutto ritroviamo quel messaggio che Love☆Com ha sempre portato con sé: mai giudicare dalle apparenze, mai giungere a conclusioni dettate da convenzioni o pregiudizi, seguire sempre il sentiero che si ritiene più giusto, senza preoccuparsi di ostacoli e cattiverie. Insomma: vale sempre la pena di scavare, per conoscere a fondo qualcuno; di solito ci si imbatte in belle sorprese che, soprattutto, ci permettono di conoscere meglio noi stessi.

Una lettura edificante, divertente, piacevole, come ritrovarsi per un tè e pasticcini con un’amica che non vedi da un po’ e ritrovarsi a ridere insieme perché anche se cresciuti, si rimane sempre uguali.

Lovely complex

Immagine da colorare di Atsushi e Risa: se vi mancano, stampatela e divertitevi!

 

SHERLOCK: UNO STUDIO IN ROSA

– Comunicato Stampa –

Arriva in Italia l’adattamento a fumetti della serie di culto targata BBC

Sherlock 1 cover.inddModena, 25 ottobre 2016. Questo autunno avete un appuntamento da non perdere con il più iconico degli investigatori: SHERLOCK. Panini Comics, sotto il marchio Planet Manga, presenta l’adattamento a fumetti della serie tv che ha reinventato il celebre personaggio nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle.

Prodotta dalla BBC, la serie televisiva Sherlock è stata creata nel 2010 da Steven Moffat e Mark Gatiss. Il leggendario Sherlock Holmes, con le fattezze del bravissimo Benedict Cumberbatch, rivive le sue più famose avventure nella Londra dei giorni nostri, sempre in compagnia del suo fidato assistente John Watson, interpretato dal talentuoso Martin Freeman. Una rilettura moderna e acuta di un intramontabile classico della letteratura che ha avuto uno straordinario successo ed è diventata in breve tempo un cult internazionale, aggiudicandosi nel 2011 un Premio BAFTA come “miglior serie drammatica”.

Il cult televisivo di Moffat e Gatiss passa dallo schermo alla carta grazie al brillante adattamento a fumetti di Jay, che ricreato nelle tavole del manga, con il suo tratto preciso e raffinato, tutti i personaggi, i luoghi e le suggestioni della serie della BBC.

Nella prima indagine, Uno studio in rosa, l’eccentrico e geniale consulente investigatore sarà alle prese con un’inspiegabile serie di suicidi e con un nuovo coinquilino, un reduce della guerra in Afghanistan che deve ancora ritrovare il suo posto nella società civile.

Il 221B di Baker Street vi dà il benvenuto su Sherlock – Uno studio in rosa, dal 27 ottobre in edicola e fumetteria, su www.paninicomics.it e presso lo spazio Planet Manga del PalaPanini a Lucca Comics & Games.

 

SHERLOCK VOL. 1: UNO STUDIO IN ROSA

AUTORI: Steven Moffat, Mark Gatiss, Jay
NUMERO DI PAGINE: 216, b/n
FORMATO: 13×18, brossurato
PREZZO: EURO 4,50

Nuovo Anime per Blue Exorcist?

Sul sito ufficiale dell’adattamento animato di Blue Exorcist (Ao no Exorcist) tratto dall’omonimo manga di Kazue Katou, è apparso un misterioso conto alla rovescia.

Blue-Exorcist-Anime-Website-Countdown

Il countdown scadrà il 4 Luglio alle 12.00 a.m. (sul fuso orario giapponese ovviamente) e in quel giorno verrà anche distribuito il diciassettesimo volume del manga. Il tutto farebbe pensare al lancio di una nuova serie dedicata a Rin Okumura e soci.

Blue-Exorcist-Anime

Blue Exorcist è uno shonen, edito in italia da Planet Manga, serializzato in Giappone su Jump SQ della Shueisha a partire dall’Aprile del 2009. Il protagonista è il giovane Rin Okumura, un teenager che scopre di essere il figlio di Satana nato da una donna umana destinato ad ereditare i poteri del padre. Rin decide però di diventare un esorcista per combattere il malefico genitore.

 

Primi batticuori e coppie di fatto: Marmalade Boy Little!

Sono una grande fan della sensei Yoshizumi, è l’autrice del primo manga che ho letto, Cuore di menta, ed è considerata all’unanimità una delle migliori autrici giapponesi, colei che ha contribuito a cambiare il modo di creare shoujo manga.

la copertina del primo numero di Marmalade Boy Little

La copertina del primo numero di Marmalade Boy Little.

Fatta questa doverosa introduzione, credo che più o meno tutti conoscano anche solo “per sentito dire” Marmalade Boy, il manga e l’anime (in italiano Piccoli problemi di cuore) che hanno portato alla ribalta nel nostro paese Wataru Yoshizumi: era un anime che creava dipendenza, sembrava di essere davanti a una soap opera a misura di tredicenne, gli intrighi, i primi baci e i triangoli amorosi ti tenevano con il fiato sospeso e ti facevano saltare sulla sedia.

Saku dice a Rikka che nonostante non siano fratelli di sangue loro sono una famiglia

Saku dice a Rikka che loro sono una famiglia

A distanza di anni sensei Yoshizumi riprende quella che forse è la sua opera più famosa per un sequel: Marmalade Boy Little. Un’operazione simile era stata già effettuata dalla Yazawa quando, dopo Cortili del cuore, si è cimentata in Paradise Kiss. Se la Yaza però ha totalmente abbandonato i suoi vecchi personaggi, la Yoshizumi invece continua a sviluppare la storia di Marmalade Boy insieme alle nuove leve. La serie questa volta non è serializzata su Ribbon, la storica rivista che ha ospitato i lavori di Yoshizumi, ma su Cocohana. Nell’angolo free-talk, l’autrice ci spiega che è stato il suo caporedattore a proporle un sequel, e che la scelta, dopo aver discusso a lungo con lui e con le sue colleghe, è ricaduta proprio su Marmalade Boy. In Marmalade Boy Little, ci sono i due nuovi protagonisti: Rikka e Saku, tredicenni, che frequentano la scuola Toryo dove erano stati studenti Miki e Yu. I due ragazzini vivono insieme in una grande famiglia allargata, si sono sempre comportati come fratelli, ma ora le cose stanno per cambiare.

Cominciano per loro i primi amori e le prime uscite di coppia e questo porterà un po’ di instabilità nel rapporto fraterno che forse non reggerà ai batticuore adolescenziali. Ad accompagnarli durante lo svolgimento della storia ci sono i classici “bellissimi e popolari”: il figlio di Meiko, Aoi e la bella Sasamiya.

Sasamya la bella. Ovviamente contornata da fiori stilizzati come da manuale shoujo manga.

Sasamiya la bella. Ovviamente contornata da fiori stilizzati come da manuale shoujo manga.

Mentre i giovani fanno le loro prime esperienze, la vecchia guardia si trova ad affrontare i problemi che derivano dalla vita adulta.  Chi si trova davanti a un matrimonio in crisi, chi vuole fare il grande passo e sposarsi, e chi non ci pensa neppure.

Il boss di Yu ricorda che sposarsi è importante

Il boss di Yu ricorda che sposarsi è importante.

Marmalade Boy Little viaggia quindi su due binari, quello dei primi amori e quello della coppia consolidata che affronta la quotidianità con qualche paura e incertezza.

marmalade_boySe in Marmalade Boy i genitori di Miki e Yu sembravano discendere da una tribù di figli dei fiori, i giovani sono più dentro la società: con le coppie “storiche” del manga la Yoshizumi ci dà uno spaccato della società giapponese e del rapporto coniugale, non invaso da fiori, stelline e luccichii, ma veritiero e asciutto. Un mondo in cui non si può essere eterni fidanzati, ma si deve cercare una stabilità e mettere le cose in chiaro sia per la coppia sia per la società, e un mondo in cui a trenta anni la donna giapponese sente ticchettare l’orologio biologico e risponde a un solo imperativo: FIGLI FIGLI FIGLI!

Certo questo discorso è valido solo per il mondo degli adulti, i ragazzini hanno tutto il diritto di sperimentare, sognare e arrossire a ogni minimo sguardo. Così Rikka la protagonista è spesso contornata da stelline, bagliori e fiori, ossia tutti quegli elementi che compaiono quando una protagonista shoujo manga si innamora. Ovviamente non c’è shoujo senza qualche triangolo amoroso, senza qualche avversità da superare e senza una amica a cui confidare le proprie paure, e così dal primo volume al terzo (la storia è in prosecuzione) ci sono vari stravolgimenti e coppie che scoppiano da una pagina all’altra, come nella migliore tradizione del manga per ragazze.

I protagonisti di Marmalade boy little Rikka e Saku

I protagonisti di Marmalade Boy Little Saku e Rikka.

Per quanto riguarda il disegno, il tratto della Yoshizumi è come sempre pulitissimo, senza fronzoli, è molto leggibile e godibile anche a livello visivo, ed è funzionale alla storia narrata. Le espressioni dei volti rendono molto bene le loro emozioni, e ci coinvolgono nella storia.

Ci sono ovviamente delle pecche: i personaggi non mostrano segni dell’età, hanno tutti lo stesso viso perfetto non segnato dal tempo e questo può alla lunga risultare fastidioso: sembra che il passare del tempo sia scandito dal cambio di acconciatura e non dalle rughe.

Altra scelta che non mi è piaciuta della Yoshizumi è quella di puntare eccessivamente su Rikka e meno su Saku. Di Rikka sappiamo tutto. Le sue emozioni i suoi dubbi e i suoi amori. Saku invece è chiuso e ombroso, ha poche battute, quelle che bastano a creare stravolgimenti nella storia, ma sembra più un cartonato parlante che un vero e proprio protagonista. Sasamiya che è uno dei personaggi secondari sembra meglio caraterizzata di Saku, per cui speriamo che Saku si faccia coraggio e decida di rivelarsi al pubblico invece di restare a rimuginare nell’ombra.

Ciò detto la storia è godibilissima, molto naïf e dolce, adatta a un pubblico di tutte le età: chi ha seguito Marmalade Boy si immedesimerà di nuovo in Miki e Yu, chi invece è alla sua prima lettura ed è giovane impazzirà per Rikka e Saku.


Wataru Yoshizumi
Marmalade Boy Little
Edizione: Planet manga
Prezzo: € 4,50

Liselotte e la foresta delle streghe – una recensione empatica

Liselotte e la foresta delle streghe_miki'snotebook

Liselotte e la foresta delle streghe è uno dei nuovi titoli appena pubblicati da Panini Comics per PlanetShoujo: edito per la prima volta in Giappone nel 2011 (vanta solo 5 volumi completati ed è ancora in corso di lavorazione) è firmato alla storia e ai disegni da Natsuki Takaya.

Spero che molti di voi si ricorderanno dell’opera maggiore della Takaya, quel Fruits Basket portato in Italia da Dynit nel 2007 e che è tuttora il secondo titolo più venduto in Giappone. Con un disegno ancora poco sicuro, che poi andando avanti con il lavoro diventa sempre più pregevole e personale, l’autrice racconta la storia delle sfortunata Toru Honda, orfana, costretta a lavorare e a vivere in modo miserevole, che un giorno incontra il rampollo della prestigiosa e misteriosa famiglia Soma, Yuki. Nonostante la misoginia mostrata da tutta la famiglia, Toru sarà accolta in casa da Shigure, scrittore un po’ depravato, cugino di Yuki e di Kyo, un altro membro della casata che sembra odiare visceralmente Yuki e tutta la stirpe Soma. Toru con la sua dolcezza riuscirà piano piano a permeare i segreti che soffocano il cuore dei suoi nuovi amici, scopre così la terribile maledizione che grava su di loro: da secoli i discendenti Soma  si trasformano nell’incarnazione degli animali dello Zodiaco cinese. Ad avere la parte peggiore è proprio il giovane Kyo, che rappresenta il Gatto: già preso in giro dal Topo che lo esclude dal banchetto dello zodiaco, quando si trasforma assume i tratti e l’odore rivoltanti di un mostro. Toru decide di rompere la maledizione e liberare tutti da questo supplizio, ma…rimg044

Natsuki Takaya riesce a raccontare una vicenda incredibilmente ricca di pathos, dove è facile immedesimarsi nei personaggi e soffrire la loro stessa impotenza di fronte a un destino a cui sembra impossibile ribellarsi. Nonostante il disegno, come dicevamo, inizialmente approssimativo, con occhi enormi (guardando Toru nelle prime tavole non si può far a meno di pensare all’epiteto omerico “occhi di vacca”, attribuito alla dea Era), è un’opera appassionante: si soffre con i personaggi, ci si innamora di loro. L’autrice riesce perfettamente nel difficile compito di rendere le immagini sulla carta una cosa vera e credibile, per quanto inequivocabilmente inventata. A questo scopo lavora soprattutto la tematica principale: combattere contro il destino, non arrendersi, cercare con tutte le forze di essere felici. Toru, dagli occhi di mucca, tondi, profondi, mansueti, è l’elemento davvero forte, non si arrende mai, non pensa neanche per un attimo che le cose siano giuste così, visto che sono invece inequivocabilmente ingiuste, e decide di lottare e non accontentarsi.

E Liselotte, in questa nuova opera, sembra aver raccolto l’eredità della piccola liceale. L’ambientazione qui è totalmente fantasy: in un mondo imprecisato, in un luogo imprecisato, ma molto molto ad est, i personaggi della storia sono stati esiliati, non si sa perché, vicino ad un bosco che si dice popolato da streghe. Quello che riusciamo a capire dal primo volume è che la principessa Liselotte e i suoi due servitori bambini sono stati portati lì a morire, perché qualcosa di grave è successo tra la ragazza e suo fratello erede al trono. Ma Liz non ha nessuna intenzione di abbandonarsi alla disperazione o all’inazione: lei vuole vivere. E se questo significa combattere contro le streghe, non se ne farà un problema, soprattutto se al suo finco si schiererà il misterioso En.

A mio parere quest’opera della Takaya ha dunque ottimi presupposti: il disegno affascinante, una storia piena di intrighi e sentimento… non vedo l’ora di leggerne i prossimi numeri e ritrovare quella sensazione di empatia che l’autrice mi ha fatto provare in passato.

v001