Paul Izzo

Garibaldi in Francia

La prima volta di una storia in due volumi dei Prodigi fra le nuvole di Kleiner Flug è Garibaldi.

Due volumi, come due furono i “mondi” dove fu protagonista.

In realtà i due volumi si riferiscono a un momento della vita dell’eroe probabilmente meno noto in Italia. Non certo uno di quelli che fanno parte dell’immaginario collettivo risorgimentale. Dall’«Obbedisco» di Teano allo sbarco a Marsala.

E molto limitato nello spazio e nel tempo.

I fatti raccontati nei due volumi si svolgono infatti dieci anni dopo la spedizione dei Mille, durante la Guerra Franco Prussiana, combattuta dal secondo Impero Francese contro la Prussia che cercava l’egemonia sull’Europa. Garibaldi, fuggito da Caprera, si mette alla testa delle truppe francesi, coadiuvato da due dei suoi figli (Ricciotti e Menotti) e da Stefano Canzio.

In tutto meno di 20 giorni, dal 21 gennaio all’8 febbraio del 1871. In realtà tutto il primo volume riguarda i tre giorni di battaglia alle porte di Digione, per quella passata alla storia proprio come la “terza battaglia di Digione”. La seconda, partendo dalla conclusione degli scontri, si occupa delle conseguenze politiche e personali degli eventi, centrandosi sulla figura di Garibaldi politico e sui primi momenti della Terza Repubblica francese.

E sottolinea anche gli stati d’animo di Garibaldi, militare e politico, mescolando l’azione bellica con la delusione politica e la sofferenza fisica. Il tutto usando per lo più gli sguardi disegnati.

La sceneggiatura è di Francesco “Paul Izzo” Polizzo, scrittore poliedrico, con molte esperienze alle spalle, anche su fumetti storici come Diabolik. La grafica è di Lorenzo Miola, i colori di Simone Stanghini. Tutti legati alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze e ad Alessio d’Uva, deus ex machina di Kleiner Flug. La copertina del primo volume, dal titolo L’ultimo baluardo, che è in comune con l’edizione da edicola a opera di Editoriale Cosmo, è di Luca Merli, con diverse esperienze in Francia e oltreoceano.

Partiamo proprio da questa: non è vero che le dimensioni non contano. Il formato grande e la qualità della carta rendono certo più giustizia all’evocativa figura dipinta da Merli, che porta il tricolore italiano.

Che la storia sia pensata anche per una uscita in un albo in stile Bonelli è poi evidente dalla gabbia, che presenta le canoniche tre righe, anche se con molte “sottolineature” grafiche.

Ci godiamo infatti alcuni passaggi grafici nei momenti più importanti ed emozionanti del racconto, dai primi colpi della battaglia, sottolineati da una vignetta su due pagine. O quelli dell’attacco decisivo, in cui la composizione delle vignette sottolinea la cinetica e, scusate il bisticcio, anche la cinematograficità della situazione e del modo di rappresentarla. La scelta dei punti di vista, una sorta di chiasmo grafico, con la vignetta in negativo a fondo pagina.

In altri momenti si notano vignette senza sfondo e senza bordi nelle quali si sottolineano parole ed espressioni dei personaggi.

Ho notato che questo accade con i personaggi sempre in parte voltati, mai con primi piani forti. Non che questi non ci siano. Ma in quel caso la vignetta è chiusa, anche se a volte senza sfondo per evidenziare il personaggio (che si solito è Garibaldi).

Non è infrequente l’uso delle vignette verticali, cioè che prendono due righe, ma solo per metà, o meno.

Il tratto di Miola è pulito, privo di fronzoli, ma attento ai dettagli. Gli sguardi e le espressioni dei volti vengono colti con grande precisione.

Ma anche l’utilizzo dei piani prospettici, la continua variazione del punto di vista rende estremamente interessante la lettura.

Inoltre il disegno predomina nettamente sul resto, le parole sono poche, e comunque i balloon sono piccoli. Anche le parole urlate hanno dimensioni limitate, come se il suono fosse attenuato.

Nella stessa direzione sembra andare l’uso limitato delle linee di forza e delle onomatopee. Anche queste appaiono più come echi ovattati, anche quando si parla di colpi di cannone, e magari il cannone è in primo piano.

La mancanza delle linee di movimento non limita la dinamicità, tutta a carico dei cambi di punto di vista, che danno a volte un senso simile ai piani sequenza cinematografici. Insieme alla capacità di Miola di fermare attimi significativi.

Non possiamo certo parlare di linea chiara nel senso classico di Hergé, ma la pulizia del tratto, il dettaglio sugli ambienti, si unisce alla già citata attenzione ai volti e alla caratterizzazione dei personaggi. Anche di quelli destinati a durare poche vignette, come il giovanissimo soldato prussiano.

Il colore è altrettanto lineare. Aiuta, nel modo più naturale, a distinguere i passaggi cronologici dal giorno alla notte. E vira di rosso le due pagine di ricordi dedicati all’amata Anita. Un rosso caldo di un amore che il vecchio condottiero non sente più.

Sfibrato da quello che è diventato quasi un dovere: la ricerca della libertà con tutti i mezzi, bellici e politici. Anche se è ormai malandato.

E lo dice, in sogno, proprio ad Anita: La libertà è l’unica cosa che conta.

Paul Izzo, pur concedendosi licenze, è storicamente preciso con le date, cita provvedimenti e lettere di Garibaldi, propone personaggi storicamente credibili.

E ciò lo aiuta a rendere più credibile anche l’uomo Garibaldi che emerge da questa storia. Diciotto giorni per mettere tutto se stesso in una battaglia che appariva senza speranza, finendo con la delusione di chi ha offerto i suoi servigi e viene scacciato via.

E, prima di imbarcarsi per l’amata Caprera, dove ritrova i suoi amati animali, esce da quell’Hotel, Le deux nations. Due come i mondi che ha conquistato. Due come i paesi europei nei quali ha lottato per la libertà. Due, più prosaicamente, come i tomi serviti per raccontare questa storia. Forse meno eroica e meno nota in Italia, ma che certamente ci fornisce una dimensione umana di Garibaldi.

Garibaldi
Vol. 1: L’ultimo baluardo; Vol. 2: Vittoria amara
Prodigi fra le nuvole n. 21/22
48 pagg., 14 € cadauno
Kleiner Flug 2019