Paolo Nespoli

C’è spazio per Ratman? Con Paolo Nespoli sì…

La preview di C’è spazio per tutti (32 pagine, in bianco e nero, giusto per far assaggiare il futuro piatto forte) era uscita durante la permanenza di Paolo Nespoli in orbita, in vista dei suoi record (l’italiano con più tempo di permanenza complessiva nello spazio, il primo ultrasessantenne europeo nello spazio). E Nespoli l’aveva portata con sé, facendosi fotografare sulla Stazione Spaziale Internazionale con l’albetto che ha fatto da traino al piatto forte e con la copertina definitiva del volume a colori (per lo meno nei redazionali finali).

Nel frattempo a novembre a Lucca è stato presentato, in anteprima, il volume di 256 pagine di fumetto.

Ribadendo ancora una volta il legame di Leo Ortolani con i fumetti e la scienza (d’altra parte ormai tutti sanno della sua laurea in Geologia), di cui abbiamo anche parlato.

Così stavolta l’eroe con le grandi orecchie da topo flette i muscoli, e nel vuoto c’è davvero. In un vuoto forse un po’ meno spinto della sua testa.

E non fa certo da comprimario, tra il racconto della vita nello spazio e la storia dell’esplorazione spaziale.

Nel momento in cui la corsa allo spazio sembra tornare in auge, come una cinquantina di anni fa, anche con il contributo delle potenze emergenti, come Cina e India, l’ESA e l’ASI hanno pensato ottimamente di fare divulgazione scientifica e tecnica di alto livello. A sessant’anni dal lancio di Laika nello spazio, con la collaborazione di Panini Comics, con l’ormai solito contributo di Andrea Plazzi, le due agenzie spaziali raccontano attraverso l’esperienza di Nespoli due percorsi in parallelo: l’intera storia dell’anelito umano per il volo spaziale, e la vita (almeno per come la conosciamo ora) nello spazio.

È il solito Ratman, per certi versi ancora più fuori luogo e indisponente del solito, apertamente disprezzato dall’alter ego fumettistico dell’astroPaolo nazionale (lo so, è una definizione terribile) e quasi causa della distruzione dell’ISS.

Ho pensato a lungo alla puntata de I Simpson in cui Homer va nello spazio: ma come, è la domanda spontanea, gli astronauti non sono iperselezionati, iperpreparati, allora come fa il nostro inetto preferito con le orecchie da topo a finire nello spazio?

Per lo stesso motivo per cui c’era finito il ciccione giallo (guarda caso, lo stesso colore delle orecchie del nostro eroe), perché c’è bisogno di far capire che l’inettitudine non è un limite.

Beh, in realtà, purtroppo, lo è: purtroppo per ancora qualche (magari un solo) decennio lo spazio sarà appannaggio di pochi superaddestrati scienziati (a meno di essere dei super ricchi come i sette turisti spaziali che hanno finora raggiunto la ISS). Elon Musk promette di mandare i primi turisti in orbita lunare nell’anno che sta per cominciare, o almeno così faceva lo scorso febbraio. Ma da qui a pensare a navette che porteranno gente su e giù dalla Luna o dal pianeta rosso, ce ne vorrà un po’. Lo stesso Nespoli, in una intervista rilasciata recentemente, ha detto che i prossimi passi dell’esplorazione spaziale saranno proprio la Luna e Marte, ma non sarà certo una passeggiata.

Così Ratman sembra essere l’involontaria causa dell’incontrollabile e inspiegabile ingresso della ISS in atmosfera (solo a causa del fatto che porti sf…ortuna), ed è evidentemente la consapevole causa del salvataggio della medesima, perché sono i sogni (di cui i fumetti sono da sempre un grande catalizzatore) di tutti a salvare i grandi sogni dell’umanità.

È l’Ortolani che conosciamo, che studia i dettagli della parte reale della storia che racconta, li mette sulla tavola commentandoli a parole e “a disegni” in modo caustico, a volte al punto di essere indolore, o di farti ripensare a una battuta tre giorni dopo averla letta (facendoti sentire, in fondo, come Ratman).

È l’Ortolani che tira fuori il meglio dai suoi personaggi, non solo dal punto di vista dell’ironia, ma anche del bene che possono portare, dissimulandolo magari dietro una citazione di Fantastici 4 o di Guerre Stellari.

E ci racconta un presente fatto di sogni e speranze, e un futuro di fiducia, nell’umanità e nella scienza, perché in realtà nessuno di noi sa come andrà a finire, e magari sarà più veloce e facile delle speranze che nutriamo adesso.

Dal punto di vista fumettistico è l’Ortolani che conosciamo: chi lo ama, continuerà ad amarlo, chi non lo sopporta, non credo cambi idea per questo lavoro. Personalmente mi piace il modo in cui affronta le cose, le seziona, affondando la propria ironia con nonchalance.

La parte grafica è anch’essa quella che conosciamo, e ci gioca esattamente come fa con le parole e le battute.

Ancora una volta le citazioni si inseguono, dal punto di vista scientifico e storico, ma anche gli omaggi ad altri fumetti e prodotti della fantasia umana legati allo spazio, e si lasciano cogliere su quello sfondo surreale a cui Ratman e i personaggi di Ortolani ci hanno abituato.

Io sono grato al fumettista pisano (e parmense di adozione) perché utilizza un medium di approccio immediato per affrontare temi non sempre facili, e che anzi oggi trovano sempre più difficoltà a essere diffusi e apprezzati. Perché con ironia smonta pseudoteorie e ritorni al passato, e trova anche il tempo per celebrare il record di ore in orbita di Nespoli (non sul  libro, sfortunatamente, ma l’immagine qui a destra si trova facilmente sul web).

Lo fa con una lettura che può essere fatta tutta d’un fiato o su vari livelli, per cogliere fino in fondo le numerosissime citazioni, ma anche per incamerare le tantissime notizie storiche e scientifiche presenti nei dialoghi e nelle didascalie.

Tecnicamente sono disponibili due versioni, quella classica e la variant, che ha lo stesso prezzo e lo stesso contenuto.

Entrambe possono fare un buon lavoro per la scienza e per il fumetto, facendoci capire che davvero, là fuori, c’è spazio per tutti.