Panini 9L

Il marito di mio fratello: lacrimuccia per il finale

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Cover del secondo e ultimo volume de Il marito di mio fratello.

La conclusione de Il marito di mio fratello, la serie rivelazione candidata al Festival International de la Bande Dessinée d’Angoulême 2017, che parla di accettazione e di famiglia con grande naturalezza.

Di quanto mi sia piaciuta questa serie edita da Planet Manga ve ne ho già parlato qua, e vi ho raccontato di come il suo autore Gengoroh Tagame sia riuscito ad affrontare il tema del pregiudizio in modo magistrale sfruttando gli occhi della piccola Kana che, grazie alla sua spontaneità, ha aiutato il padre Yaichi a conoscere suo zio Mike venuto dal Canada per incontrare la famiglia di suo marito Ryoji, ormai defunto.

Quelli che invece la seconda parte va ad analizzare sono i concetti di accettazione e di famiglia, trattati sempre con il giusto equilibrio tra ironia e serietà.

Il volume si apre con una presa di coscienza da parte di Yaichi, che prima dell’arrivo di Mike non aveva mai approfondito l’argomento dell’omosessualità.

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Yaichi immagina Kana insieme a una donna.

Quando suo fratello Ryoji fece coming out la sua reazione fu una fredda e distaccata accettazione, e questo suo modo di agire aprì tra i due fratelli un invisibile, ma profondo divario; ora un dubbio lo attanaglia, nell’ipotesi mai vagliata che un giorno Kana possa innamorarsi di una donna, come reagirebbe?
A sorprendere è la velocità con cui si arriva alla risposta: mai più ripetere l’errore fatto in passato, mai più far soffrire una persona facendola sentire sola. Se la piccola Kana dovesse innamorarsi di una donna quello che Yaichi mette a sua disposizione è amore e dialogo, il necessario a farla sentire al sicuro e protetta.

È spiazzante come questa soluzione arrivi naturale e scontata e come invece non lo fosse  per nulla all’inizio, sottolineando quanto non sia semplice applicarla nella realtà, e come l’affetto per una persona cara dovrebbe eliminare ogni dubbio su come agire anche se il background culturale in cui viviamo rende tutto difficile, complicato e a volte tragico.Il_marito_di_mio_fratello_04

La parte più toccante di tutto il volume è invece l’inclusione di Mike nella famiglia: il concetto di famiglia è un tema quanto mai attuale nel panorama politico italiano, si dibatte da molto sull’argomento e molti gli associano il significato più evidente e scontato, ovvero “nucleo sociale rappresentato da due o più individui che vivono nella stessa abitazione e legati dal vincolo del matrimonio o di parentela”.

Quello che invece Tagame ci fa capire è che la famiglia può essere intesa in senso molto più ampio come l’insieme di persone che si vogliono bene, senza vincoli giuridici o legami di sangue; un concetto genuino e semplice che spesso non è facile accogliere e trasmettere.

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La famiglia non è formata solo da persone con legami di sangue.

Affrontati i temi sostanziali di cui sopra, il finale di questa storia si dipana tra un crescendo di sentimenti nati e sviluppati tra i protagonisti, conducendoci per mano al toccante e non stereotipato finale.

Se avete apprezzato il primo volume non potrete ignorare la lettura di questo secondo, a maggior ragione perché oltre allo sviluppo della storia viviamo anche quello dell’autore stesso che, procedendo con il racconto, acquisisce sempre maggiore disinvoltura sia nella narrazione che nel tratto.

Il marito di mio fratello fa l’effetto di un arcobaleno dopo la tempesta, è difficile rimanerne indifferenti.

Mr Higgins: Mignola reloaded

Mike Mignola è probabilmente il più influente scrittore di comics dell’ultimo ventennio. Al punto che, nella scrittura o nel disegno, ha coinvolto gran parte dello scenario fumettistico americano. E non solo nel campo delle storie noir, horror e legate in qualche modo al soprannaturale.

Ha collaborato con, e ispirato, scrittori e artisti in qualsiasi parte del mondo e le testate da lui create, principalmente legate all’universo di Hellboy, ma non solo, hanno dato origine al Mignolaverse. Rinnova storie ancestrali, che quindi il lettore sente sue, mescolando in modo sapiente atmosfere vittoriane, leggende di tutto il mondo, personaggi moderni ma, allo stesso tempo, già un po’ ingrigiti.

Higgins copertinaQuesta volta si dedica a un divertissement che torna alle sue origini gotiche e horror, con l’aiuto di Warwick Johnson-Cadwell (Tank Girl, Samurai Jack, Helena Crash), ma con un taglio molto ironico e ai limiti del comico.

Che la storia sia poco seria lo afferma lo stesso Mignola nelle dediche.

Questo libro è un omaggio ai grandi film della Hammer, ma in particolare al mio film di vampiri preferito Per favore non mordermi sul collo.

Il fumetto è pieno di stereotipi delle storie di vampiri: il cacciatore di vampiri, il castello tra i Carpazi e il Mar Nero, la notte di Valpurga, la giovane sposa vampirizzata, il castello, paletti di frassino e proiettili d’argento.

Anche se Mignola li legge in un modo leggero e ricco di facezie.

Il signor Higgins è una vittima del nobile Golga, che ne ha vampirizzato la giovane moglie e lo ha reso un licantropo, dopo che erano stati costretti a passare la notte nel Castello Golga da un incidente durante la luna di miele (toh, un altro classico).

E Higgins viene usato dal prof. Meinhardt, dell’Università di Ingolstadt (quella dove ha studiato Victor Frankenstein) per entrare nel castello e uccidere tutti i vampiri.

Il disegno, che sembra minato fin dall’inizio a causa dell’intervento del Barone Ladzo che visita nottetempo il professore e avvisa il padrone di casa, trova compimento proprio grazie a Mr. Higgins.  E a Satana che ne stimola la metamorfosi: lo porta ad accettare e ad usare ciò che egli è.

Anche se in modo rocambolesco, proprio come nei film. Quando tutto sembra perduto, il professore e il suo assistente per errore colpiscono con un piccolo proiettile d’argento la (fu?) signora Higgins. La rabbia che ne consegue porta alla distruzione del castello, alla distruzione di tutti i vampiri e affini, e alla fine alla incenerazione di Golga.

Alla fine il ritorno a casa di Higgins si conclude bene, tranne che per lui, che aspirava alla pace eterna, e invece sopravvive a tutti i non morti.

Mignola mette a frutto la sua passione per le storie horror e la sua ironia, di cui comunque il suo Mignolaverso Hellboyesco è riccamente intriso, per raccontare una storia classica, semplice. Le citazioni stavolta riguardano le classiche storie di vampiri e dell’orrore. E si alternano con alcune gag. Una tra tutte: l’evocazione satanica malriuscita che porta alla lite tra l’evocatore e la sacrificata…

Mignola tratteggia i personaggi con il sorriso sulle labbra. E stavolta non un sorriso noir, ma che ha del divertito.

Satana che prova una profonda antipatia per coloro che vogliono evocarlo, al punto di perorarne la distruzione da parte di Higgins. La coppia dei cacciatori di vampiri, che poco hanno del Van Helsing, e finiscono senza vestiti nella piazza di Ingolstadt. Il servitore di Golga che, pur non avendone i lineamenti, ricorda un po’ l’Aigor di Marty Feldman. Golga stesso, che “fa il superiore” ma alla fine vede crollare il castello e viene ucciso. I vampiri che rappresentano una sorta di nobiltà decaduta.

higgins3Il Mignola che conosciamo, quello che pur senza mai tralasciare la vena ironica, necessaria per non impazzire davanti agli orrori che ha raccontato nelle storie di Hellboy e dei suoi comprimari, non si è mai limitato nel raccontare ogni forma di crudeltà, qui fa vincere la leggerezza e crea una storia che forse neanche ci aspetteremmo. Anche se non è la prima volta.

Già Hellboy in altre storie brevi, come Pancakes, o altri personaggi creati o rivisitati dall’autore californiano sono stati interpretati in modo così leggero, quasi comico.

La parte grafica è coerente con la storia. Pur raccontando di licantropi e vampiri è del tutto priva di atmosfere oscure, addirittura quasi senza ombre. Il tratto di WJC ricorda un po’ Kevin O’Neill, anche nelle deformità. Interessante è l’utilizzo delle onomatopee come parte integrante del disegno.

La caratterizzazione che dà ai personaggi è a sua volta ironica, ma non li ridicolizza. Ci scherza su. Li deforma quanto basta per non renderli ridicoli.

Da lettore di Mignola non sono abituato a questo tratto: sottile, luminoso, poco realistico. Ma devo riconoscere che è del tutto adatto al taglio della storia. Anche se in qualche tratto fa pensare a un racconto illustrato per bambini.

Tutto è deforme ma senza orrore, mi piace paragonarlo in qualche modo alle illustrazioni tolkieniane di Mr Bliss.

Come in quelle, anche il paesaggio e le linee prospettiche servono a muovere lo sguardo del lettore. Oltre che a rendere la storia paradossale, irreale, al di là dei contenuti. Anche se a volte questa deformità è un po’ fastidiosa. E sempre ricca di dettagli. Spesso Mignola chiede a Johnson-Cadwell di soffermarsi sui dettagli e di cambiare inquadratura più volte nella stessa pagina.

Le vignette sono tutte piuttosto regolari e squadrate, di ampio respiro, con un continuo cambio di punto di vista e livello di dettaglio. È assai raro che si incontrino due vignette che raccontano in sequenza la storia, se non forse proprio all’epilogo della storia.

I colori sono pastello, e vividamente inadatti a una storia horror. Tranne forse nelle pagine rosse e nere dell’esplosione di violenza del Mr Higgins licantropo.

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L’azzurro del cielo, il verde splendente dei boschi della Transilvania, i luminosi ambienti del Castello Golga, persino durante l’evocazione satanica non preludono però a un finale altrettanto luminoso.

Alla fine, infatti, al povero Mr Higgins tornare nella casa dove è rinato per opera di Golga e dove sperava di porre fine alla sua esistenza eterna di licantropo non è servito a nulla.

Mr Higgins torna a casa
Mike Mignola, Warwick Johnson Cadwell
17×26, 56 pagg, colori, cartonato
€ 15

Il marito di mio fratello: una recensione senza pregiudizio

La paura è uno stato emotivo comune a tutti gli esseri viventi, di base ciò da cui scaturisce è l’ignoto, ed è uno degli strumenti di autodifesa che il nostro corpo utilizza per difenderci dalle insidie reali o presunte.
La crescita e l’esperienza aiutano però a riconoscere le situazioni che siano realmente pericolose per l’incolumità, è come se con la crescita noi costruissimo il nostro personale archivio al quale attingiamo nel momento del bisogno. Il bagaglio di esperienze, spesso condizionato dal contesto in cui viviamo, dà poi origine al pregiudizio, ovvero un’opinione preconcetta che ci porta spesso ad assumere atteggiamenti ingiusti nei rapporti sociali.
Coloro che però sono ancora immuni dall’avere un’opinione preconcetta sulle situazioni e ancor più sulle persone sono i bambini, ed è una di loro che Gengoroh Tagame usa ne Il marito di mio fratello per spiegare al protagonista, e di conseguenza al lettore, concetti come l’accettazione e la tolleranza.

Yaichi è un papà divorziato che vive da solo con la sua figlioletta Kana; la loro routine viene sconvolta dall’arrivo di Mike, un grosso omone barbuto canadese marito di Ryoji, defunto fratello del protagonista.
Come da tradizione nipponica Yaichi accoglie il suo ospite con educazione e cortesia, il tutto sarà però condito da un forte imbarazzo in quanto la sua presenza lo costringe ad affrontare il lutto del fratello e la sua omosessualità. Quello che più preoccupa il protagonista è infatti l’opinione altrui e soprattutto come esporre e affrontare tali tematiche con la piccola Kana, ma sarà proprio lei con la sua spontaneità ad aiutarlo e a illuminarlo in più di un’occasione.

Il tema dell’omosessualità non è di certo inesplorato nel mondo del fumetto e non è certo la prima opera sul tema che la Panini Comics pubblica in Italia, quello che però fa risaltare questo prodotto rispetto agli altri è proprio il suo autore: Tagame è infatti famoso per essere specializzato in manga erotici omosessuali a tema BDSM (sigla che sta per: BD Bondage & Disciplina, DS Dominazione & Sottomissione, SM Sadismo & Masochismo), per l’occasiona però abbandona totalmente l’ambito e si approccia invece al seinen con grande maestria e delicatezza.
Il suo tratto armonico delinea dei personaggi molto espressivi e in controtendenza con l’immaginario comune che si aspetta dei personaggi androgini, quelle che ci vengono presentate sono invece delle figure nerborute e pelose.

Nonostante la comunità LGBT sia la prima a battersi per l’abbattimento delle categorizzazioni, essa stessa non ne è esente e il genere bear è una di esse. Nata nella metà degli anni ’80 in modo trasversale in tutte le nazioni, ha lo scopo di sdoganare lo stereotipo gay dell’uomo curato e depilato e di mostrare in contrapposizione una figura maschile in carne e villosa. Mike, il cognato canadese di Yaichi appartiene proprio a questa categoria e un lato interessante della serie sono proprio i redazionali Lezioni di cultura gay a cura di Mike che spiegano al lettore inesperto i diversi aspetti della cultura omosessuale.

Ma il tema dell’omosessualità non è il solo a essere trattato, in quanto anche la tematica del lutto viene ampiamente approfondita pur se trattata con toni leggeri.

L’opera, composta in originale da quattro volumi, viene proposta nella collana 9L in due maxi volumi, l’ultimo dei quali dovrebbe uscire in primavera.

Una lettura che mi sento di consigliare a tutti, specialmente a coloro che soffrono di omofobia e razzismo, non sia mai che lo sguardo puro e incontaminato di Kana posso aprire loro la mente.


Gengoroh Tagame
Il marito di mio fratello vol. 1
Panini 9L / Planet Manga 2018
Brossurato con alette, 368 pag, cm 13×18

Empress: la family saga secondo Millar

C’era bisogno dell’ennesima saga familiare, in un mondo fantastico popolato da bizzarre creature?
Che di Star Wars non se ne abbia mai abbastanza quello ormai lo si era capito, che in molti hanno tentato di dare nuova linfa vitale al genere l’abbiamo capito anche con Saga di Brian K. Vaughan e Fiona Staples ma che si potesse fare centro un’altra volta con Empress chi se l’aspettava?

Ho sempre fatto fatica ad approcciarmi al fumetto americano, le storie risultavano per me eccessivamente frammentate, ricche di rimandi a vecchie vicende e spesso dipanate su più testate, i volumi autoconclusivi hanno rappresentato quindi la mia salvezza.
Non conoscevo Millar, o almeno così credevo visto che Kick Ass e Kingsman li avevo solo visti al cinema e non mi ero documentato sulla loro origine, quindi non è stato il suo nome a farmi interessare a Empress: quello che mi ha fatto desiderare la lettura di questo volume sono stati i magnetici disegni di Immonen.

Morax è un perfido tiranno che ha soffocato nel sangue le guerre che infiammavano nella galassia, possiede tutto, fama, ricchezza, potere ma questi privilegi non riescono a tenere al suo fianco la moglie, l’Imperatrice Emporia, che fugge insieme ai suoi tre figli in cerca di una vita migliore. L’unico che accompagna e supporta la donna in questa fuga della speranza è Dane Havelock, sua fedele guardia imperiale. Inizia così questa avvincente storia che senza intoppi né indugi ci accompagna a un avvincente finale.

Questo volume edito da Panini Comics nella collana 9L raccoglie i sette numeri di cui la miniserie è composta, ha un ritmo incalzante con una trama lineare, ben scritta ma che a tratti soffre di un’eccessiva velocità nel racconto. Le vicende scritte da Millar si susseguono con un ritmo serrato che mantengono viva l’attenzione del lettore, ma dall’altra parte questo va a discapito dei personaggi, che purtroppo hanno una caratterizzazione molto superficiale, ben delineata ma che non scava in profondità.

Dal punto di vista grafico invece il tratto di Immonen si piega benissimo alle esigenze del racconto rendendolo ancor più accattivante e avvincente: tavole dettagliate ben composte e ragionate, un tratto raffinato ed esperto e una colorazione brillante vi accompagneranno durante tutta la lettura.

Un volume che vi intratterrà sapientemente e vi garantirà una piacevole lettura, anche perché se il mio intuito non si sbaglia, questo è solo l’inizio di una lunga storia!

Julie Maroh torna con la graphic novel Corpi sonori

Modena, ottobre 2017Panini Comics ha il piacere di annunciare Corpi Sonori, nuova graphic novel di Julie Maroh, autrice de Il Blu è un Colore Caldo, fumetto vincitore del Premio del Pubblico al Festival di Angoulême da cui è stato tratto il film Palma d’Oro a Cannes La vita di Adele, che arriverà in libreria a novembre e in anteprima a Lucca Comics & Games.

Una storia sulle relazioni, sul sesso e, in ultima analisi, sull’amore ambientata in una Montréal che diventa palcoscenico ideale per raccontare l’intero spettro dei rapporti di coppia. Corpi Sonori propone una visione lucida, ma al tempo stesso appassionata del più complesso tra i sentimenti umani.

<<Volevo rendere omaggio alla molteplicità di relazioni personali esistenti e ai tipi di corpi che vengono sottorappresentati o addirittura soffocati dalle norme e dagli stereotipi.” –  ha dichiarato l’autrice –  “Anche se ogni piccola storia del libro rappresenta personaggi diversi, tutti hanno in comune due cose: la società in cui viviamo e i suoi giudizi. E hanno ovviamente Montréal in comune, come se la città fosse il palcoscenico di un’opera teatrale. Mi piaceva l’idea di creare un legame tra i labirinti amorosi e la rete urbana.>>

L’edizione italiana della graphic novel, pubblicata nella collana Panini 9L, è stat co-tradotta dalla stessa Maroh: <<Tradurre è un atto appassionante e tradurre il proprio lavoro è una nuova maniera per esplorare la narrazione e le intenzioni che si celano tra il linguaggio verbale e il “non detto”. Mi sento molto fortunata di aver avuto l’opportunità di mettere il mio lavoro così alla prova.>>

La guardia dei topi: Petersen colpisce ancora

Lo ammetto: sono di parte.

Sono innamorato di questo mondo che, con un paragone forse un po’ irriverente, fa pensare a quello di Tolkien. Partito da una storia per bambini, si dimostra sempre più adulto, complesso e interessante.

I topi sono un po’ come gli hobbit: apparentemente piccoli e indifesi, ma scaltri e uniti.

E come negli hobbit, c’è in loro assai più di quanto colpisca la vista.

E come agli hobbit piace raccontare e farsi raccontare storie. Già nei due volumi delle Leggende c’erano raccolte di storie, ma lasciate nelle mani di altri autori. In quel caso si trattava di raccontare la storia migliore per vedersi abbonato il debito nella locanda di June, ma con un sottile gusto per ascoltare storie e mettere alla prova chi le racconta.

Stavolta è Petersen stesso a raccogliere delle storie, che, diversamente dalle Leggende, vedono come protagonisti gli stessi topi della Guardia che abbiamo incontrato nelle storie principali della saga. Lo spiega lo stesso autore nella prefazione: creare una storia che sappia accogliere nuovi lettori e continui ad appassionare i vecchi fan non è impresa da facili equilibrismi.

Perciò in queste storie i topi della Guardia che abbiamo conosciuto in precedenza sono giovani e in cerca di ispirazioni e stimoli per le loro avventure future.

Così alla fine di ogni storia c’è una morale, che poi i topi adulti incarneranno, una volta entrati nella Guardia: per Kenzie ne Il saggio tessitore la domanda «sono dunque le idee più affilate di una lama?», per Saxon in Baldwin il prode il motto «il male prevarrà se il topo buono nulla farà» o per Rand che si fa ispirare dal trio della Scure.

Sei storie brevi, di cui una storia della buonanotte per la figlia di Gwendolin e Saxon, che quindi segue temporalmente tutte le storie raccontate finora. Tutte e sei con lo spirito e la firma di Petersen che le dedica a coloro a cui piace farsi raccontare storie. Quattro di queste sono state create per il Free Comic Book Day, di cui una già presentata anche dalla casa editrice Panini nel primo Free Comic Book Day italiano a dicembre 2016. E anche se fosse una operazione poco più che commerciale, il livello delle storie e dei disegni meriterebbe comunque una menzione.

Da una parte è un buon punto di partenza (anche se forse un po’ caro, 12 € per meno di 70 pagine di fumetto) per chi non conosce il mondo di Petersen, dall’altra è un piacevole intervallo in attesa di una delle nuove avventure della Guardia.

Ancora una volta le storie sono perfettamente ambientate sia spazialmente (ogni racconto ha la sua sede di svolgimento, che si può ritrovare nella mappa a pagina 70) che temporalmente, e in appena otto pagine sono complete, come una fiaba.

Per questo sono perfette per essere lette e raccontate, anche ai bambini, magari proprio per avvicinarli alla Nona Arte.

Se poi invece di raccontarle, volete farvele raccontare dallo stesso autore (ma dovete conoscere l’inglese…) potete trovare tutte le storie su Youtube.

Se invece vi piacciono i disegni eleganti e dettagliati nei particolari e vi emoziona il fruscio della carta e l’odore della stampa, leggetelo da soli, prendetevi il tempo necessario per trovare citazioni e dettagli, per apprezzare la poesia e il tratto.

E allora mi saprete dire se è giusto o no che io sia di parte…

La guardia dei topi – Baldwin il prode e altre storie

David Petersen
72 pagine
Formato 20.3 x 20.3
Brossurato
12 €

André the Giant – La vita e la leggenda

A volte capita di trovarsi a pensare a persone o personaggi che hanno qualcosa di mitico, e che hanno rappresentato qualcosa per una generazione, o per una sua parte.

A volte capita che quelle persone, o personaggi, vengano tirate fuori in rubriche o riviste che sfogli per caso, e ti si accenda una lampadina.

Così leggendo un articolo su uno dei miti della mia adolescenza, di quando gli sport americani arrivavano in TV quasi per sbaglio, e le cui poche certezze erano Hulk Hogan e Joe Montana, scritto peraltro dal poliedrico Michele Dalai (giornalista, scrittore, editore, conduttore, …) mi è venuto in mente che di quel mito avevo una biografia a fumetti.

Così l’ho ripresa e ho pensato di scriverne un po’.

André The Giant (al secolo André René Roussimoff, Grenoble 1946 – Parigi 1993) è stato una vera icona di uno spettacolo che forse grazie anche a lui è stato considerato uno sport.

Al punto che la sua faccia è diventata un logo e al punto che è stato il primo wrestler in assoluto a entrare nella Hall of Fame.

Brian Box Brown a venti anni di distanza dalla scomparsa ne ha raccontato la storia partendo proprio dall’umanissimo ricordo di Hulk Hogan, che del wrestling è forse l’icona più grande.

Il racconto passa attraverso episodi gustosi e particolari, come quello che vede André accompagnato a scuola dal drammaturgo premio Nobel Samuel Beckett sul cassone del furgone perché a 12 anni non entrava in macchina né nello scuolabus.

Insieme a tutta una serie di piccoli aneddoti legati alla stazza di André, sia prima che dopo l’inizio della sua carriera da lottatore, in Francia, in Giappone, in Canada e infine negli USA.

Ne emerge il quadro di una persona dalle molte facce, spesso apparentemente inconciliabili, e inevitabilmente destinato alla diversità e alla solitudine.

I numerosi cambi di nome, problemi di salute, l’alcool e le ovvie difficoltà pratiche di un uomo di oltre 220 cm e di peso superiore ai due quintali sembrano disegnare la trama di una storia di fantasia di pessima qualità, di quelle che vanno a finire male per forza, quasi per un destino inderogabile, come nei film di Ken Loach.

Invece è tutto vero, dall’infanzia francese, a nord-est di Parigi, agli esordi europei, ai viaggi in Giappone fin dal 1970.

Box Brown non solo riporta le fonti degli aneddoti, ma in una interessante postfazione scrive: il confine sfumato che separa la realtà dalla finzione negli incontri di wrestling si estende fino a comprendere le storie che ogni lottatore racconta al di fuori del ring, e le storie su André the Giant possono essere particolarmente difficili da giudicare.

Una persona così fuori dal comune ha per forza di cose dato origine a leggende vere e proprie, prima ancora che ad aneddoti, al punto che la stessa quotidianità, al di fuori del ring, sembra malata di acromegalia. Per questo ogni piccolo dettaglio diventa quasi leggendario.

L’atmosfera che si respira nel fumetto non ha niente delle luci e dei lustrini dell’allora WWF, raramente si vedono sorrisi sulle facce dei protagonisti.

Il tratto di Brown è minimalista e non sempre convince. A volte ricorda un manga, ma non ne ha mai la dinamicità.

Sembra anche rifarsi ad altri autori del recente fumetto americano, in particolare dei graphic novel, come Craig Thompson, che abbandonando lo stile supereroistico iper-realista e dinamico, hanno intrapreso una strada diversa, forse più simile anche a certi fumetti europei.

Ma la parte grafica non rende giustizia all’umanità e alla profondità della storia, rendendo ancora più parossistica la figura di André e i suoi eccessi.

Con una storia così difficile, è bene che la parte grafica non sia impegnativa, ma sinceramente mi è parso che si sia finiti all’estremo opposto, con il risultato di sminuire un po’ una storia curata nell’analisi delle fonti e ben amalgamata con i passaggi della narrazione.

 

André The Giant: La vita e la leggenda
Panini 9L, 2014
15×21,5 cm, 240 pagine, b/n. brossurato
Costo: € 15

TETRIS – INCASTRI INTERNAZIONALI

– Comunicato Stampa –

l’incredibile storia di uno dei videogame più famosi di sempre raccontata da box brown, PREFAZIONE DI MATTEO BORDONE

tetrisModena, 14 ottobre 2016. Preparatevi a scoprire tutti i segreti di uno dei videogiochi più famosi di tutti i tempi. Il catalogo Panini 9L si arricchisce di una nuova graphic novel, scritta e disegnata dal talento del fumetto indipendente americano Box Brown: tetris – INCASTRI INTERNAZIONALI.

Aleksej Leonidovič Pažitnov è un programmatore russo. Il 6 giugno 1984, mentre lavora per il Dorodnicyn Computing Centre dell’Accademia delle Scienze Sovietica, un centro di ricerca e sviluppo fondato dal governo dell’URSS, crea un rompicapo elettronico basato sulla logica. Il videogiocatore deve combinare dei mattoncini che cadono dall’alto di diversa foggia, formati però da quattro blocchi quadrati della stessa misura, in modo da formare delle righe di blocchi senza interruzione. È nato Tetris.

Quando Tetris emerge dalla Cortina di Ferro è un successo istantaneo, al punto che le maggiori case produttrici di videogame di tutto il mondo sono pronte a investire cifre enormi per averlo. Ma anche a seguire percorsi molto meno canonici.

Nel libro di Box Brown, già noto al pubblico italiano per la toccante biografia a fumetti Andre The Giant, troverete il racconto stupefacente di viaggi clandestini a Mosca, di accordi sottobanco per arrivare alla meta, fino a giungere al furto.

Tetris di Box Brown è l’intrigante storia di un videogioco che ha fatto la storia, campione di vendite negli anni ’80 e incluso nella lista dei dieci videogiochi più importanti di sempre dalla Stanford University nel 2007. Ma è anche una riflessione che il fumettista statunitense fa sul complesso rapporto fra arte e commercio.

Tetris – Incastri Internazionali sarà dal 27 ottobre in fumetteria, a novembre in libreria e in anteprima presso lo spazio Panini 9L del PalaPanini a Lucca Comics & Games.

 

L’AUTORE

Brian “Box” Brown, classe 1980, è uno degli autori più interessanti della scena alternativa statunitense degli ultimi anni. Si fa notare nel 2011 per alcune storie brevi vincendo un Ignatz Award e uno Xeric Award. Si impegna poi nel progetto di editoria indipendente Retrofit Comics. Nel 2014 realizza la biografia a fumetti del wrestler Andre The Giant, pubblicata in Italia nella collana Panini 9L. Il suo sito internet è boxbrown.com.

 

TETRIS

AUTORE: Box Brown

NUMERO DI PAGINE: 256, b/n

FORMATO: 15,4×21, brossurato con alette

PREZZO: EURO 15,00

Einstein a fumetti

Einstein è forse lo scienziato più famoso del ‘900.

einstein2E non a torto.

E anche se dal punto di vista scientifico altri potrebbero contendergli questo scettro, non c’è dubbio che lo sia dal punto di vista mediatico. Sia perché si è esposto durante la sua vita come nessuno aveva fatto prima nel mondo scientifico di punta. Sia perché la sua figura è diventata mitica.

Anche per una serie di aneddoti, su alcuni dei quali aleggia una sorta di leggenda (come quella dei suoi problemi nella matematica, che è falsa, purtroppo per i molti studenti che la usano come scusa).

Corinne Maier è una scrittrice, saggista, psicoanalista, sociologa ed economista francofona, nata in Svizzera. Ha fatto parlare molto di sé per le posizioni childfree e il libro No kids: quaranta ragioni per non avere figli, e anche per Buongiorno pigrizia. Ha collegato capitalismo e natalità in modo polemico e non convenzionale.

Qui si cimenta anche con la storia della scienza, dopo averlo fatto con quella della psicologia e dell’economia nelle biografie di Freud e di Marx.

La scienza sta vivendo un momento di grande interazione con il fumetto, anche e soprattutto in Italia. Ma un po’ dappertutto, con biografie di scienziati importanti, ma anche con fumetti dai contenuti scientifici. E i miei due lettori e mezzo lo sanno bene…

Basti pensare a Comics&Science, di cui abbiamo parlato, o a siti come PhDcomics, in cui si usano i fumetti per far capire la scienza e tutti gli aspetti del lavoro dello scienziato.

Di scienza invece in questo lavoro della Maier ce n’è poca, e forse anche di realtà.

einstein4Per chi non conosce affatto Einstein, la storia pubblicata da Panini nella linea 9L riporta molti degli aneddoti noti della vita dello scienziato, a volte arricchiti da dettagli e con una caratterizzazione dei personaggi che appare un po’ forzata. Infatti mi è sembrato di riscontrare un effetto macchiettistico che permea tutta l’opera, che fa pensare quasi a qualcosa pensato per un pubblico che debba essere attirato verso la scienza. Mi ha fatto però l’effetto contrario, facendomi pensare che, ancora una volta, quella scientifica sia vista come una cultura di serie B. Perché non sembra esserci nessuno sforzo di promuoverla come una cultura adatta a tutti, anzi.
Strano, perché sia la scrittrice che la disegnatrice dell’opera hanno trascorsi scientifici.

La rappresentazione su carta dello scienziato che ha inventato la relatività, interpretato il moto browniano e spiegato l’effetto fotoelettrico (a malapena citati nel libro) in realtà poco sembra avere di biografico.

I nomi dei protagonisti sono quelli giusti (anche se ci sono alcune imprecisioni, e si sono trascurate figure fondamentali per la vita di Einstein, come l’italiano Michele Besso), gli spostamenti e le attività della famiglia Einstein sono le stesse che la storia ci racconta, ma tutto è fatto con un ritmo scandito da battute, alcune delle quali non sono immediatamente comprensibili da un pubblico digiuno delle teorie einsteiniane, o della vita del personaggio. Queste battute, se da un lato sicuramente aiutano il lettore medio ad avvicinarsi alla figura di Einstein, dall’altra hanno, secondo me, un doppio effetto meno positivo. Innanzitutto non rendono giustizia all’intelligenza e alla serietà della persona dello scienziato, che emerge come un disadattato assoluto, che fatica a farsi comprendere e a comprendere il mondo, persino sul letto di morte. Inoltre non ne evidenzia mai il duro lavoro, se non nelle difficoltà di ottenere un posto nelle università dell’epoca.

einstein5È vero che Einstein si è esposto, esprimendo opinioni su moltissimi aspetti della vita, della storia, raccolti in diversi libri, di cui il più famoso è forse Come io vedo il mondo, non ha mai nascosto le sue opinioni su politica, religione, pacifismo. Quindi è sicuramente limitante aspettarsi una biografia solo scientifica. Però anche queste opinioni sono state rese quasi naïf, e non ci si rende conto dello studio e della profondità che sottendono o della fatica necessaria per formarle in maniera compiuta.

E non si fa un buon servizio alla storia della scienza.

Einstein è stato un personaggio che ha attraversato non solo la cultura, ma l’intera vita e società del mondo in cui è vissuto. Un mondo in grande fermento sociale, politico, oltre che scientifico e tecnologico. Si è consapevolmente speso in moltissimi campi. Eppure qui emergono in maniera preponderante le scappatelle amorose, le reazioni a volte irrazionali, e alcune battute poco felici…

einstein6Addirittura l’autrice sembra tirare verso le sue posizioni childfree lo stesso Einstein, che a dirla tutta non ha avuto una storia familiare facile, lasciando però qualche perplessità.

La sceneggiatura condensa moltissimi passaggi in una singola pagina, poiché è davvero un susseguirsi di eventi, e ci sono cambi di scena ogni due o tre pagine. Così la maggior parte delle gabbie è a dodici vignette. E pur essendo il formato grande, a volte si fa fatica, anche perché i dialoghi sono piuttosto ricchi.

I cambi si scena sono a volte aiutati da vere e proprie illustrazioni in cui però Einstein si muove e parla, ricordando un po’ la tecnica usata da Gianni de Luca, ma con meno dinamismo. Infatti sono pagine che servono a dare al protagonista uno spazio di riflessione sugli eventi che la storia propone, ma anche più in generale per esprimere pillole dell’Einstein-Pensiero.

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La parte grafica è adatta alla storia, con uno stile di disegno che si accosta a quello di Tuono Pettinato, o, per quelli che seguono il filone Fumetto e Scienza, anche a Claudia Flandoli. Il tratto semplice, i colori definiti, l’assenza delle ombre (se si esclude qualche tratteggio) facilitano infatti la lettura, rendendola più piacevole. In effetti il disegno sembra mettersi a servizio del testo, anche nei colori, che non emergono mai. Sono mezzetinte, non lontane dal bianco e nero, e costituiscono un palette minimale e poco contrastata.

In definitiva un’opera che rimane un po’ monca. Infatti è una occasione perduta per far uscire Einstein da un immaginario che lo vede come una specie di mago che ha creato teorie astruse e che nulla hanno a che fare con la realtà quotidiana.

Il racconto in prima persona se possibile aumenta questa dimensione informale, con il risultato di esacerbare questa visione dello scienziato come lontano dalla realtà, continuamente ribadita da tante piccole affermazioni dello stesso protagonista o di comprimari più o meno importanti.

Certamente la storia di Einstein non è stata quella di un uomo ordinario, ma non è stata poi così diversa da quella di tanti scienziati (ed altri uomini rivoluzionari ciascuno nel suo campo) che all’inizio del XX secolo hanno davvero cambiato il mondo. E sono stati perfettamente calati nella storia del loro tempo, vivendone i drammi e cercando di fare del loro meglio per cambiarla in meglio.

Perché allora renderlo ancora più distante dal lettore che non lo conosce, trascurando quasi del tutto i contenuti delle sue ricerche (specie di quelle che più intervengono nella nostra vita quotidiana) e facendolo apparire come un disadattato, proprio a causa di queste sue ricerche?

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Nuovi autori e grandi storie per Panini Comics

Comunicato Stampa

Arrivano CONTRONATURA di Mirka Andolfo e

MALLOY, IL GABELLIERE SPAZIALE di Marco Taddei & Simone Angelini

malloyModena, 22 aprile 2016. Panini Comics presenta al Napoli Comicon due grandi novità che arricchiranno ulteriormente il catalogo sempre più ampio e differenziato dell’editore. Durante la prima conferenza con il pubblico tenutasi nel corso della manifestazione partenopea, sono stati finalmente rivelati gli “ospiti misteriosi” annunciati i giorni scorsi. Si tratta di Mirka Andolfo e del duo Marco Taddei/Simone Angelini, talenti del fumetto italiano tra i più apprezzati e originali, al lavoro su due nuovi progetti che vedranno la luce nei prossimi mesi.

Mirka Andolfo, illustratrice amatissima per il suo tratto ironico e sensuale, autrice del fenomeno Sacro/Profano, realizzerà CONTRONATURA sotto il marchio Panini Comics. Il primo volume di questa saga fantasy venata di erotismo sarà presentato in anteprima nel corso della prossima edizione di Lucca Comics and Games.

Si cambia genere con Marco Taddei e Simone Angelini, autori di Anubi, la graphic novel rivelazione del 2015 e indiscusso successo di pubblico e critica. Il duo creativo è al lavoro su MALLOY, IL GABELLIERE SPAZIALE, un progetto sci-fi nato nel corso del festival Crack! Fumetti dirompenti, che verrà presentato all’interno della collana Panini 9L. Il volume uscirà nel 2017.

Maggiori dettagli su entrambe le opere saranno diffusi nei mesi a venire.

Mirka, Simone e Marco saranno presenti allo stand Panini Comics durante il Comicon per incontrare i fan e firmare le stampe esclusive di Malloy e ControNatura realizzate per celebrare il loro ingresso ufficiale nella scuderia Panini. Tutti i dettagli per incontrarli sono disponibili sui canali social ufficiali dell’editore.

Ma le novità in casa Panini Comics non finiscono qui: altri progetti di autori italiani bollono in pentola per continuare a stupirvi.

 

ControNatura

 

Mirka Andolfo alterna al lavoro di fumettista quello di colorista e illustratrice. Nonostante la giovane età vanta già diverse collaborazioni con le principali case editrici italiane e straniere. È autrice della serie comica culto Sacro/Profano.

Marco Taddei, sceneggiatore, e Simone Angelini, disegnatore, iniziano la loro collaborazione nella fucina creativa di Carta Straccia. Assieme realizzano Storie Brevi e Senza Pietà, Altre Storie brevi e senza Pietà e Anubi