Orfani

Orfani: Terra – In un futuro distopico il mondo muore

Presentazione

Orfani è una serie a fumetti di genere fantascientifico bellico, creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, della Sergio Bonelli Editore in albi mensili a colori. Pubblicata dal 16 ottobre 2013, la serie narra  le vicende di una squadra di giovani combattenti, nota come ORFANI, impegnata in una guerra fra il genere umano e una razza aliena. Orfani è la prima serie di fumetti interamente a colori pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore ed è composta da 54 albi suddivisi in sei stagioni: OrfaniOrfani: RingoOrfani: Nuovo MondoOrfani: JuricOrfani: Terra e Orfani: Sam.

Lancio

Ho sentito parlare per la prima volta di Orfani nelle puntate, del 23 e 30 novembre 2014, di Fumettology – I miti del fumetto italiano, una serie di documentari dedicata ai principali personaggi del fumetto italiano, prodotta dalla Fish-Eye Digital Video Creation e andata in onda sulla Rai tra il 2012 e il 2014.

Il fumetto è stato trasposto televisivamente in una serie motion-comic con regia di Armando Traverso e co-prodotta da Rai Com, che poi è andata in onda su Rai 4 a partire dal 6 dicembre 2014, suddivisa in dieci episodi da venti minuti.

La pubblicazione di Orfani è stata preceduta da una campagna pubblicitaria ben studiata. Tutti ne hanno parlato, forum e siti internet, TV, radio, il Lucca Comics. La rivista Repubblica XL n.91 gli ha dedicato un’anteprima con tanto di cover alternativa dedicata. Inoltre Bonelli e Multiplayer.it, hanno collaborato per il numero zero, distribuito nelle fumetterie e nei negozi Gamestop.

Descrizione

Orfani è uno dei progetti più costosi e ambiziosi mai realizzati dalla casa editrice milanese. Sappiate che sono stati investiti complessivamente 1.300.000 euro circa nella produzione e nel lancio della sola prima stagione.

Il linguaggio  grafico e narrativo sono innovativi, ma l’utilizzo dei colori per l’intera serie è la vera grande novità, visto che solitamente con i colori si celebrano occasioni speciali, come per esempio i numeri dei centenari.

È vero che negli ultimi anni collane come Dylan Dog Color Fest e Color Tex hanno introdotto questa pratica in nuove forme, ma si tratta comunque di albi speciali, e non di serie regolari.

Sfogliando Orfani, è lampante la somiglianza delle armature dei personaggi con il videogioco Halo, di cui Recchioni è un fan. Questa non è l’unica ispirazione, infatti gli autori hanno preso spunto anche da opere letterarie come Il signore delle mosche di William Golding, Fanteria dello spazio di Robert A. Heinlein, Guerra eterna di Joe Haldeman, e da film come Alien, Il grande uno rosso, Full Metal Jacket, Star Wars e Terminator 2.

Dalla cenere

Attualmente si è conclusa la quinta stagione, Orfani: Terra, di cui voglio parlarvi.

Uscita in edicola del 14 gennaio, celebra il debutto di uno straordinario copertinista, Gipi. Le sue illustrazioni sono esaustive, come quella della copertina di Orfani: Terra – 1: Dalla cenere. Uno sfondo desolato e spettrale dove si ergono gli scheletri di grattacieli sopravvissuti all’evento catastrofico che ha dato inizio a tutto. Le carcasse dei veicoli coperti di ruggine confermano una società moderna ormai estinta. In primo piano Cain, protagonista della storia, che con una mazza in mano e sguardo duro, ci racconta un futuro distopico.

La storia è ambientata in una nazione nord americana, anziché in Europa come nelle prime due stagioni. Due fratelli romani, Emiliano e Matteo Mammucari, ci raccontano di due fratelli dai nomi biblici, Cain e Abe, del capo gruppo Max e i suoi compagni Fango, Rat e Bug. Questi ragazzi si ritrovano schiavizzati dallo Sceriffo, un uomo spietato che li costringe a lavori pesanti e rischiosi nella discarica. Ma Cain non intende arrendersi al suo destino. Suo fratello aveva ragione, dalle ceneri è nata la Città Nuova, sfavillante e ricca, ma questa terra promessa non è facile da raggiungere e Cain dovrà lottare.

I disegni, dal tratto deciso e marcato, sono di Alessio Avallone, già conosciuto nei numeri 6 di Orfani: Ringo e Orfani: Nuovo Mondo. I colori sono di Giovanna Niro, che ha donato energia alle tavole con i toni del blu per trasmettere ancor più disperazione e angoscia, e i toni del rosso per trasmettere rabbia e dolore.

Seminare tempesta

Protagonista del secondo capitolo, dal titolo Seminare tempesta, è Miranda, una ragazzina “randagia” che a differenza degli altri non ha il collare. Dopo aver stretto amicizia con Cain lo aiuta a scappare. Il resto del gruppo lo raggiunge per non subire una punizione al campo. Miranda li guida nel suo rifugio, Il Giardino, dove Cain e gli altri possono rifornirsi di viveri, medicinali e di una barca per poter affrontare il viaggio insidioso verso la sospirata Città Nuova. Lo Sceriffo frattanto, come un mastino che brama il suo osso, è sulle tracce dei poveri fuggiaschi.

Questa volta, ai fratelli Mammucari si aggiunge ai testi Giovanni Masi, che ha già collaborato per Orfani: Nuovo Mondo. Il team creativo si completa con Luca Genovese alle matite e Luca Saponti ai colori, insieme hanno donato fluidità e ritmo all’ opera.

 

 

 

Oltre il muro

Con il terzo e ultimo capitolo della stagione, Oltre il muro, la sceneggiatura a fianco dei due fratelli passa in mano a Mauro Uzzero.

I disegni sono stati realizzati da Matteo Cremona, il cui talento ha donato valore alle tavole. I colori di Stefania Acquaro completano il lavoro impeccabile. 

La copertina è un tuffo al cuore. Max, Bug, Cain, sulla barca. Davanti a loro il Muro, intorno a loro i cadeveri di chi ha tentato di superarlo. Gli uomini dello Sceriffo catturano Miranda e Cain abbondona gli altri, deciso a seguire il suo cuore. Max è un ragazzo deciso e determinato, ma crede ancora nell’amicizia, così insieme a Bug e Fango tornano indietro. I colpi di scena che si susseguono lasciano con il fiato sospeso. Come andrà a finire?

 

Conclusioni

La sceneggiatura dei Mammucari ha cambiato il ritmo della narrazione. Mentre in Orfani: Ringo e Orfani: Nuovo Mondo i dialoghi sono ridotti all’essenziale lasciando spazio alle scene di azione, in Orfani: Terra i dialoghi sono preponderanti.

Da notare a pag. 26 del capitolo Dalla cenere, il richiamo alla leggenda metropolitana sulle cartucce Atari. In seguito a una crisi, il 26 settembre 1983 la defunta società fece distruggere centinaia di migliaia di cartucce della console Atari 2600, sopratutto Pac-man e E.T. the extra terrestrial, in una discarica del Nuovo Messico.

Il vasto staff di professionisti che ha colloborato alla realizzazione di Orfani: Terra ha caratterizzato l’opera rendendola unica. I diversi stili suscitano un crescente coinvolgimento da parte del lettore. Al di là della storia che segue il filo narrativo della saga, è evidente la presenza di un sottotesto come ha già dichiarato Recchioni.

Nel caso specifico di Orfani: Terra, fa riflettere come in un mondo cinico e spietato come quello descritto, valori come l’amicizia e la solidarietà possano fare la differenza e nutrire flebili speranze di cambiamento.

Proveranno a fermarci? Ci alzeranno muri contro? Chi se ne frega! I muri si scavalcano.

ARRIVA ORFANI: JURIC

– Comunicato Stampa –

ROBERTO RECCHIONI E PAOLA BARBATO INSIEME PER RACCONTARE IL PASSATO OSCURO DI JSANA JURIC, LA DONNA CHE HA SALVATO IL MONDO.

Milano, ottobre 2016ORFANI giunge alla sua quarta stagione. La prima serie a fumetti completamente a colori pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore e creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, entra nel suo quarto anno di vita. ORFANI: Juricvrjuric1_c, questo il titolo della nuova stagione composta da tre numeri, scaverà nel passato di Jsana Juric, la spietata sociologa diventata Presidente del Governo Straordinario di Crisi, l’organo che si è fatto carico di salvare l’umanità. Alla sceneggiatura, una nuova grande firma: Paola Barbato. Appuntamento al 15 ottobre in edicola con il primo numero Il fiore del male.

Affascinante, spietata, diabolica, perversa, chi è davvero Jsana Juric? Con ORFANI: Juric si scopriranno i segreti più intimi, drammatici e sconvolgenti del suo passato. Una bambina, una ragazza e poi una donna, pronta a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi, il potere e il controllo delle masse. Un racconto duro e morboso come non si è mai visto prima nella storia di Sergio Bonelli Editore.

ORFANI: Juric sarà composta da tre numeri, ognuno dei quali sarà caratterizzato da due momenti: una storia cornice (prologo ed epilogo dell’albo) che, attraverso i testi di Roberto Recchioni e i disegni di Andrea Accardi, seguirà il lavoro di Ếmile Bogdan, biografo ufficiale di Jsana Juric, alle prese con i documenti più nascosti e i segreti più scabrosi della Presidentessa; e una parte in cui tali verità nascoste saranno sviscerate da Paola Barbato, sceneggiatrice della stagione, ripercorrendo i momenti più significativi e traumatici della vita della donna. Tutti i tre numeri saranno scritti dall’autrice dylaniata (con soggetti firmati a quattro mani con Roberto Recchioni) che sarà accompagnata dai disegni di: Roberto De Angelis, Riccardo La Bella, Maurizio De Vincenzo, Luca Casalanguida e dai colori di Josè Andres Mossa e Stefania Aquaro.

 

Le copertine sono state affidate al magnifico segno di Nicola Mari con i colori di Barbara Ciardo.

 

ORFANI: JURIC n. 1, intitolato Il fiore del male, sarà in edicola il 15 ottobre.

Prologo e epilogo

Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni

Disegni: Andrea Accardi

Il fiore del male

Soggetto: Paola Barbato e Roberto Recchioni

Sceneggiatura: Paola Barbato

Disegni: Roberto De Angelis

Copertina: Nicola Mari con colori di Barbara Ciardo

Colori: José Andres Mossa

 

 

ORFANI: LA SERIE

 

ORFANI è la prima serie a fumetti interamente a colori pubblicata da Sergio Bonelli Editore e creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari. La prima stagione ha debuttato in edicola nell’ottobre 2013 per poi essere seguita da ORFANI: Ringo (2014), ORFANI: Nuovo Mondo (2015) fino a ORFANI: Juric (2016). Per il 2017 è prevista una quinta stagione composta da tre episodi e la sesta stagione composta da dodici albi.

Partita dall’edicola, la serie ORFANI è sbarcata prima in libreria con le edizioni di pregio targate Bao Publishing e poi in tv con il motion comic andato in onda su Rai 4 nel 2014.

Orfani: Nuovo Mondo 10 – Gioca e Muori

Orfani Nuovo Mondo 10_coverCon Gioca e Muori continua l’avventura di Rosa e dei suoi compagni verso la libertà. La serie della Bonelli sta per arrivare alla fine della sua terza stagione e gli eventi continuano a succedersi senza sosta.

Il numero 10 contiene una cruciale rivelazione di come viene gestita la sala centrale del supercarcere di sicurezza: un gruppo di ragazzini comandano i robot, chiamati cani, che devono gestire il flusso di immigrazione clandestina, come se fossero in un videogame. La loro alienazione e la loro voglia di farsi valere è mostrata senza mezzi termini.

«Dovete divertirvi…è un ordine!»

Questo viene urlato a loro, soprattutto a chi non segue le regole del divertimento. Si riprende il concetto di “giovinezza corrotta” che tanto era stato protagonista nella prima stagione, ricollegando volutamente le due cose.

Caso vuole che proprio in questo periodo di boom del nuovo gioco per smartphone dei Pokémon, che sta facendo discutere per una possibile alienazione dalla realtà nei fruitori (chi scrive non gioca con la suddetta applicazione e si astiene dal giudicare la fondatezza di tale allarme), arriva una critica sul modo di utilizzare i videogiochi e su un eventuale approccio sbagliato nel modo di utilizzarli. So che gli autori sono dei fan del mondo dei videogame ma, come sappiamo, tutto ciò che è bello può diventare distruttivo se utilizzato nel modo sbagliato.

Orfani 82Oltre ai suddetti ragazzini, nella caratterizzazione dei personaggi principali, stavolta è la storia di Juric ad essere la più approfondita, visto l’avvicendarsi di un “lieto evento” che i lettori aspettavano. Non penso sia uno spoiler visto che lo si preannunciava da tempo e tutto sta nel “come” succede: scopriamo il lato materno di lei, ma attenti a dire troppo presto che si sia addolcita…

Ecco, questo ha di speciale questa serie: passa dall’approfondimento di un personaggio all’altro senza interrompere la narrazione e comunque l’azione e le invenzioni visive non mancano mai; questo grazie ad una vera e propria equipe di autori (non solo Recchioni) che è coalizzata a non far scendere mai il livello di attenzione della serie. La serializzazione di Orfani è ormai arrivata al numero 34 senza mostrare assolutamente la corda, soprattutto a livello visivo.

La sceneggiatura della coppia Uzzeo/Recchioni continua ad alternare le tavole con vignette alle splashpage, assolutamente inedite per la scuola Bonelli fino a poco tempo fa, che sottolineano i momenti salienti della storia riuscendo a catturare l’attenzione anche del più distratto tra i lettori.

Anche questa volta troviamo un gruppo di disegnatori che si divide i vari livelli narrativi, da quello reale a quello sognante a quello visionario: in questo numero troviamo Francesco Mortarino, Werther Dell’Edera, Luca Casalanguida e Fabrizio Des Dorides. Quattro nomi che ormai sono una garanzia.Orfani 66

Citazioni varie e divertenti si trovano tra le pagine come l’immagine dell’albero, simbolo della The Ladd Company, società di produzione cinematografica, famosa soprattutto perché appare all’inizio di film di successo come Blade Runner. Sinceramente sono curioso di sapere cosa ci attende nelle due conclusive stagioni e spero che sorpresa, azione e inventiva siano sempre le parole d’ordine che hanno caratterizzato fin adesso questa serie cult (sì!) della Bonelli.

Punto di Rottura: il capitolo “apocrifo” di Orfani

Orfani Punto di Rottura Cover

Orfani Punto di Rottura

Quando uno dice le coincidenze.

Lo scorso 22 Maggio, durante l’ARF Festival, Roberto Recchioni, creatore e scrittore di Orfani, teneva una masterclass durante la quale spiegava agli aspiranti scrittori (e a me che ero invece in veste di spia-non-tanto-in-incognito) come fosse potenzialmente una buona idea promuovere la propria carriera artistica producendo delle fanfiction di fumetti famosi.

Per chi non lo sapesse le fanfiction sono opere scritte, appunto, dai fan che vedono protagonisti personaggi celebri di opere letterarie, cinematografiche, televisive ecc…

In effetti questo è uno dei mezzi utilizzati principalmente in Giappone dai giovani autori per farsi notare dai grandi editori e proprio in quel contesto ci si domandava come mai questa pratica non avesse mai attecchito in Italia.

Ironia vuole che alla fine della masterclass mi imbatta in Michele Mecozzi e Davide Paoletti: un duo di giovanissimi autori marchigiani che ha pensato, guardacaso, di promuoversi producendo una fanfiction di Orfani intitolata: Punto di Rottura. L’episodio si colloca tra la prima e la seconda stagione di Orfani per cui diventerà apocrifo all’uscita del romanzo dedicato alla serie Bonelli ma vale comunque la pena di leggerlo.

Dopodiché ho invitato Michele e Davide a parlarne ad Ascoli durante l’incontro con Luca Vanzella e Luca Genovese e una cosa tira l’altra e per farla breve eccola qua:

Ringo-punto Di Rottura


 

“Da Beta a Orfani” con Luca Vanzella e Luca Genovese

Luchi

Luca Vanzella e Luca Genovese

Dimensione Fumetto organizza un evento da non perdere per gli appassionati di Fantascienza ma non solo.

Sabato 4 Giugno, nella Sala dei Savi, nel Palazzo dei Capitani, in Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno, alle ore 17.30, Luca Vanzella e Luca Genovese (qui potete leggere la loro biografia) saranno gli ospiti d’eccezione dell’incontro dal titolo: “Da Beta a Orfani – La fantascienza nel Fumetto”.

Orfani-Beta-Vanzella-Genovese

Il duo di creativi, collaboratori per case editrici come Bonelli (Dylan Dog, Orfani), Eura Editoriale (Long Wei), Bao Publishing (BETA) e Renbooks (Aleagio! Tutte le avventure di Aleagio Vaccarezza), si racconteranno agli intervenuti, discuteranno con il pubblico del fumetto italiano e di come è cambiato l’approccio di autori ed editori nei riguardi di un genere che da sempre appassiona e fa volare la fantasia: la Fantascienza.

Seguirà il consueto spazio dedicato ai fan e ai giovani autori, in stile Dimensione Fumetto, con revisione dei portfolio e sketches con dediche.

Orfani: Nuovo Mondo 5 – Fun and games no more

Orfani Nuovo Mondo 5_coverQuesta stagione di Orfani non mi stava appassionando come le prime. Lo dico sinceramente. Non tanto per la qualità tecnica con cui sono realizzati tutti i numeri, ma principalmente perché non mi sembrava particolarmente incisiva, mancante di un reale motore che portasse la storia in avanti. Il tema della fuga e della ricerca di un punto di arrivo si erano già visti in tutta la seconda stagione, e sembravano al momento l’unica spinta di tutta la narrazione. Sì, Rosa è incinta, ma si comportava in un modo tale per cui non sembrava poi questo grave problema, a parte quando è rimasta fuori gioco nella grotta di Lora.

Il nuovo gruppo, creatosi con Rosa e gli altri profughi, sembrava mancare di mordente e soprattutto dello spirito cameratistico che si era visto già nelle stagioni passate, fra gli Orfani prima, e Ringo, Nuè, Rosa, Seba poi. Insomma, ho avuto la sensazione di avere fra le mani qualcosa che vinceva, ma non convinceva.

Poi qualcosa è cambiato, dal numero 4 per la precisione. Con quel Benvenuti nella giungla, come come la canzone dei Guns and Roses ti colpisce e ti lascia senza fiato, e che ti fa capire che sul Nuovo Mondo non c’è spazio per “fun and games“.

Questo numero è stato spiazzante, con la presentazione di un personaggio diverso, al di fuori della cerchia di quelli a cui ci stiamo lentamente abituando. Ben definito, la sua descrizione e la narrazione di quanto gli sia accaduto ci ha tenuto compagnia in tutto il volume, e poi, improvvisamente, ci è stato tolto. Con una mossa degna del miglior George Martin, a fine lettura siamo rimasti con la bocca spalancata.

Orfani Nuovo Mondo 5_01

Il numero 5, dal titolo Predatori, riparte esattamente da quel punto. Senza stacchi, senza passaggio di tempo. Un’ottima scelta, che a mio parere rende ancora più evidente il senso di precarietà e di pericolo che provano sulla pelle Cesar, Rosa, Paul e gli altri. Roberto Recchioni e Michele Monteleone sembrano volerci dire che non c’è mai un attimo di respiro nel Nuovo Mondo, non si finisce mai di essere in pericolo, nemmeno per un secondo. E lo dico subito. A fine di questo albo saremo ancora con lo stupore negli occhi per l’ennesimo cliffhanger ben piazzato. E questo ci piace, e funziona alla grande, forse più che nelle stagioni precedenti dove, salvo qualche raro caso, si avevano delle storie che si completavano all’interno dell’albo e che andavano a creare, tutte insieme, il quadro finale della narrazione totale della vicenda.

Senza scendere troppo nei dettagli, si può dire che in questo numero ci sono dei graditi ritorni, primo su tutti la Juric, ultimamente rimasta più in sordina, che ancora una volta ci regala uno dei suoi monologhi chiarificatori del fatto che lei è stronza, è fiera di esserlo e non è disposta a scendere a nessun compromesso. Inoltre ho particolarmente apprezzato lo spazio maggiore dato alla Mocciosa (Sam), che fino ad ora appariva solo come una macchina assassina senza sentimenti, e che (grazie ad un evento piuttosto inspiegabile per ora) ci mostra ancora una volta il suo lato psicopatico, ma allo stesso tempo lucido e mosso da precise volontà. Un tocco di classe per risaltare uno dei pochi personaggi che ci portiamo appresso dalla prima stagione.

Unico neo forse è la presenza di un deus ex-machina abbastanza evidente, volto a togliere un elemento narrativo che forse si stava trascinando da troppo tempo, ma che allo stesso tempo apre nuovi scenari parecchio interessanti per la seconda metà di questa terza stagione. Quale sia lo lascio scoprire a voi, ma se avete seguito Dimensione Fumetto saprete già che il prossimo numero sarà molto importante, come vi abbiamo detto qui  ed è facile anche immaginarne il motivo.

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Ai disegni abbiamo Davide Gianfelice che abbiamo potuto ammirare sia su Ringo (numero 5) che su Orfani (numero 8), e ai colori la sempre ottima Annalisa Leoni. Ho già detto che sul livello tecnico di realizzazione c’è davvero poco da dire, ogni albo è disegnato e colorato in modo davvero ineccepibile, senza se e senza ma, e l’unica parte a mio parere leggermente debole è stata fino ad ora la storia (che comunque è sempre ad altissimi livelli).

Fortunatamente la dichiarazione di casa Bonelli, che le prossime stagioni avranno meno numeri, sembra proprio venire incontro a questo problema, facendo supporre che in futuro si avrà una narrazione più concentrata e concisa rispetto a quanto siamo stati abituati.

Ultima nota di merito va sempre a Matteo de Longis, che fino ad ora non ha ancora sbagliato una copertina, con la buona pace di quelli che si erano schierati contro di lui come suoi detrattori.

In conclusione la serie sembra essere tornata finalmente sul giusto binario, senza troppe forzature e con una regia ben orchestrata. Questo volume 5 bisogna prenderlo e leggerlo tutto d’un fiato, per poi sedersi e aspettare un altro mese in trepidante ansia.

Novità sulle prossime stagioni di Orfani

Ieri, durante la sua festa di compleanno al Forbidden Planet di Roma (alla quale abbiamo inviato il nostro sgherro migliore nonché fangirl di tutto Lo Studio in Rosso: Amanda), Roberto Recchioni ha fatto sapere che le prossime stagioni di Orfani saranno più brevi rispetto alle precedenti.

orfani-di-giandomenico

La quarta e la quinta saranno infatti miniserie da tre numeri e si tornerà al formato da 12 albi con la sesta stagione.

Sappiamo già che Carmine Di Giandomenico è al lavoro sulla quarta serie, nasce il sospetto che le prossime saranno stagioni con disegnatore unico.

Intervista a Emiliano Mammucari

Emiliano Mammucari non ha bisogno di presentazioni. È forse il disegnatore “ammiraglio” della nuova generazione di autori che stanno rivoluzionando la Sergio Bonelli Editore e abbiamo il piacere di averlo per una breve intervista.07 NuovoMondo

Salve Emiliano, ti ringraziamo per il tempo concesso, visto che sei pieno di impegni, e iniziamo con una domanda semplice: tu, Recchioni, Uzzeo ecc…. siete la generazione di autori che più di ogni altra ha buttato giù certi schemi tipici della Bonelli (il bianco e nero; la gabbia delle vignette ecc…). Come mai proprio ora? E come siete riusciti a imporvi in questo modo?
Forse perchéEmi_7 (2) ci siamo formati giovanissimi nell’editoria indipendente, dove lo spirito di iniziativa è una componente fondamentale. E anche, direi soprattutto, perché arrivati alla Bonelli abbiamo trovato un bel fermento. Non dovrei dirlo ma considero alcune delle persone che lavorano nella casa editrice una seconda famiglia.
Sul buttare giù gli schemi non è del tutto vero: adoro gli schemi, perché sono un processo formidabile di analisi, ma odio le formule, che sono una sintesi banale e senza poesia. Quello che cerchiamo di fare è eliminare le formule e i cliché che si sono incrostati negli anni, per restituire smalto a quella forma di linguaggio straordinaria che è il fumetto Bonelli.

In effetti, obiettivamente la Bonelli ha del miracoloso in tutta l’editoria italiana, soprattutto se la vediamo in generale, al di fuori del fumetto. Una casa editrice che ancora vende migliaia di copie senza pubblicità, ricavando solo ed esclusivamente dalle vendite effettive, rimanendo sempre in fermento e senza fermarsi. Credi che in questo periodo si creda di più06 Dylan Dog - colori di annalisa leoni nell’autore? Che lo si lasci fare con più libertà?
“Lasciare fare all’autore” è una contraddizione: “autore” è uno che si prende delle responsabilità. Se pensi che quello che hai in testa sia buono non aspetti che qualcuno ti dia una possibilità.

Come vedi il contatto diretto con i lettori oggi, grazie ai social network e al proliferare di mostre sul fumetto?
È difficile gestirlo su larga scala. Per fare un esempio, nei giorni in cui è uscito L’alba dei morti viventi – il remake, mi sono arrivate centinaia di mail. Alla fine ho rinunciato a rispondere a tutti (e me ne scuso), ma è un abbraccio e uno scambio di energie forte. Secondo me i fumetti sono un dialogo tra chi scrive e chi legge. Agli autori che declamano sul pulpito non ho mai creduto.

Come ricordi i tuoi esordi con la Montego, passando per L’Editoriale Aurea (che allora si chiamava Eura Editoriale) fino all’approdo alla Bonelli?
È stato un momento così rapido, ed è passato così tanto tempo, che ricordo poco. Le persone sì. C’erano ragazzi che sono diventati grandi artisti e con alcuni ho la fortuna di lavorare insieme ancora adesso.

In effetti siete un gruppo che si è mosso più o meno assieme, divenendo una specie di famiglia. Come ti comporti quando devi lavorare con un perfetto sconosciuto, rispetto a quando sei con chi hai confidenza, anche al di fuori dell’ambito lavorativo? Preferisci un contatto diretto o anche una collaborazione a distanza è nelle tue corde? Se sì, una proposta dall’estero la gradiresti?
È un serio 08 NuovoMondoproblema per me. Non mi è mai capitato di non avere un rapporto personale con le persone con cui collaboro, e arrivati a questo punto, non so se sarei in grado. L’idea di una storia che non mi sia stata “cucita” addosso mi spaventa.

Se non erro, hai il record italiano di “Numeri 1” disegnati. Com’è iniziare a disegnare un numero 1 rispetto a uno seguente?
Questa cosa mi fa molto ridere, ci scherzo spesso. Quando disegni il primo numero di una serie hai un problema: non c’è niente a cui rifarsi e sei tu che devi trovare il “carattere” di una serie. Mille strade davanti e devi sceglierne una. Anche qui c’è un grosso lavoro di squadra, se ho una fortuna è quella di lavorare in mezzo a un mucchio di gente in gamba.

In un tuo post su Facebook dichiaravi la tua ammirazione e ispirazione verso Attilio Micheluzzi (recentemente la Bonelli ha ristampato alcune delle sue migliori storie). Quanto c’è di lui nel tuo stile?
Forse il segno sottile e alcune soluzioni di luce. Sicuramente l’amore per la mitteleuropa e le zone di confine, i personaggi fuori contesto, i pionieri.

Personalmente ritengo che quando disegni Dylan Dog lo rendi espressivo e quasi malinconico nello sguardo, a differenza di quando disegnavi John Doe, che rendevi più dist09 NuovoMondo
accato e freddo. Quanto è importante disegnare lo sguardo di un personaggio rispetto all’azione e alla dinamica delle vignette?

Cerco di immaginarmi una personalità e di far recitare i personaggi di conseguenza. Sguardi, espressioni, ma soprattutto la gestualità del corpo, che è una roba che osservo tanto e che mi incuriosisce da morire.

Cinema, televisione, pittura, illustrazione, il fumetto… Se sei in cerca di stimoli, dove preferisci attingere?
La forma di racconto che amo di più è il romanzo. Gli sceneggiatori di cinema dicono che quando smetti di parlare inizi a comunicare… mettiamola così: quando non ci sono le immagini inizi a immaginare.
I fumetti sono stati il grande amore della mia adolescenza. Sto riscoprendo il piacere di leggerli da pochi anni, grazie a nuovi autori che stanno facendo cose incredibili. Del resto gli anni zero, editorialmente parlando, sono stati anni difficili.

Questa tua improvvisa popolarità come ha cambiato la tua vita?
Ma non esageriamo, mica sono Eiichiro Oda. Ho maggior credibilità nel proporre le mie idee, questo sì. E mi diverto a lavorare come un ragazzino.

A Lucca ti abbiamo visto al padiglione Sky… puoi dirci cosa bolle in pentola oltre Monolith?
Ero lì in occasione della presentazione di “The Editor is in”, la serie che uscirà su Sky Arte e che mescola animazione
e riprese dal vero, co-prodotta da Bonelli.
È solo una delle tante cose a venire. Le grandi case editrici mondiali si stanno trasformando da produttori di carta stampata a gestori di proprietà intellettuali. In Europa, in questo momento, la Sergio Bonelli Editore è all’avanguardia.11825138_10207500284004799_2341224539906360327_n

Grazie Emiliano e spero che tornerai dalle nostre parti molto presto!

 

Orfani: Nuovo Mondo n.1 – L’aliena – Una umile recensione

Io mi ricordo bene quando mi sono avvicinato ad Orfani. All’epoca conoscevo poco, pochissimo Roberto Recchioni come autore. E ancora meno Emiliano Mammuccari.

Mi sono avvicinato al fumetto per caso, prendendo l’oramai mitico numero 0 che si trovava solamente da Gamestop. E fui folgorato. Un libretto di una manciata di pagine in cui, senza nessuna parola, solo attraverso le immagini e qualche citazione, veniva raccontato l’incipit di una storia. Una storia che oramai è entrata nel suo terzo anno di vita.

Quella sensazione la conservo, e mi tornerà utile, vi tornerà utile per questa recensione con cui umilmente proverò a cimentarmi.

Giunta alla sua terza stagione, il fenomeno Orfani non accenna a fermarsi, sfoderando sempre storie avvincenti e ottimamente realizzate. La divisione in “stagioni”, per adesso ha dato ottimi frutti, creato delle macro storie che riescono ad avere rimandi le une con le altre, ma che sono perfettamente godibili anche come entità a sé stanti, e cosa ancora più importante, ti invogliano a recuperare quanto non è stato letto in precedenza.

La serie è audace e spiazzante. Solo negli ultimi 3 numeri di Ringo c’è stata una vera e propria ecatombe dei personaggi principali, culminata con il sacrificio stesso del beniamino delle folle, Ringo appunto, con una delle sequenze di chiusura più belle che mi sia capitato di leggere in un fumetto recentemente.

Ma così è stato scritto, e così deve essere raccontata la storia.

Senza fare troppi spoiler sul volume in questione, ma dovendone fare necessariamente, per quanto avvenuto precedentemente, la storia riprende esattamente dove la avevamo lasciata un mese fa, con Rosa che orfana del proprio padre viene spedita nello spazio su di una delle nuove colonie terrestri. Non c’è lo sbalzo temporale di venti anni fra la fine di Orfani e Ringo, dove potrebbe essere accaduto di tutto, ma semplicemente c’è una continuazione diretta della narrazione. Senza neanche un attimo di tregua la navicella su cui viaggia la nostra nuova eroina viene abbattuta, e lei si ritrova su di un pianeta sconosciuto con animali che cercano di farle la pelle e nuovi antagonisti robotici che le danno la caccia.

Lo dico senza remore: ero partito prevenuto. Primo perché sono un nostalgico, e Ringo, dopo essere diventato praticamente il Solid Snake/Big Boss dei fumetti, non doveva andarsene così. Secondo perché Rosa non mi convince(va),  persino lo stesso Nuè o Seba mi sembravano più adatti a continuare l’avventura.

E invece, niente: Rosa è davvero cazzuta. Senza se e senza ma. Regala delle scene d’azione memorabili, con una naturalezza incredibile, e afferma solo per un breve secondo di essere stanca, il tutto mentre è incinta.

Al momento i comprimari introdotti sono pochi, Cesar (che aveva stretto il patto con Ringo alla fine della seconda stagione per salvare Rosa) e Host, un robot sferiforme che ricorda un incrocio fra una palla numero 9 del bilardo e Wheatley di Portal 2 (e che se non erro è lo stesso che aveva aiutato Ringo quando si pensava fosse morto in Orfani). Rimane inalterato il “villain” principale, ossia la presidentessa Juric, che ci regala anche un piccolo colpo di scena, piuttosto prevedibile, in chiusura albo.

Gli altri nemici robotici, i Cani, che vanno a sostituire i Corvi di Ringo, non mi hanno particolarmente convinto, anzi sembrano più che altro una copia carbone degli Orfani originali, ma sono convinto che anche questa cosa verrà spiegata o quantomeno motivata nei numeri a venire.

Anche perché le tematiche accennate solo nel primo numero sono tante, e fanno presagire una stagione molto interessante. Si parla di immigrazione, di ambienti ostili e di maternità con la sempre onnipresente tematica del trovare un luogo, sotto un regime totalitario e fascista, da chiamare “casa” e dove veramente sentire il senso di appartenenza ad una famiglia e ad una comunità.

Alle matite troviamo un ottimo Gigi Cavenago, che avevamo visto all’opera l’ultima volta sul volume “Orfani: Ringo n.11 – Tutti giù per terra”, sul cui tratto c’è davvero poco da dire, se non che la sua espressività mi lascia sempre sbalordito; mentre ai colori troviamo Annalisa Leoni, oramai abbonata a tutti i primi numeri delle stagioni di questa serie.

Anche qui abbiamo un lavoro impeccabile, con colori che mi sono sembrati più accesi rispetto agli altri numeri, più vibranti di carica cromatica e, per quanto sembri impossibile, in grado davvero di dare vita a tavole che anche in bianco e nero parlerebbero da sole.

Poco prima scrivevo delle sensazioni datemi dal numero 0 di Orfani, ricordate? Ecco, in questo numero ho potuto provare la medesima sensazione, durante cinque pagine magistralmente orchestrate, senza che ci fosse un dialogo ad interrompere il flusso della scena.

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E questa sopra è solo un semplice esempio.

Anche il cambio dell’artista che si occupa delle copertine, passate di mano da Emiliano Mammuccari a Matteo De Longis, l’ho trovato comunque molto piacevole, ho amato quelle delle stagioni precedenti, e anche questa, che comunque è la prima dei dodici numeri che ci aspettano, introduce perfettamente le atmosfere e l’ambiente in cui si svolge la storia.

In conclusione la strada imboccata è fra le migliori, e sono convinto che anche quelle pochissime cose che non mi hanno convinto da subito, troveranno una loro dimensione anche in questa terza stagione.

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