Nuke

Francesco Petrarca: la ricerca dell’Uomo e dell’Arte

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Francesco Petrarca non è il mio poeta preferito, anche se leggere il suo Canzoniere così come lo aveva impostato, cioè una composizione al giorno per 365 giorni, anni fa, mi ha fatto capire, oggettivamente, quanto grande fosse il suo talento compositivo, la sua bravura, la magnificenza del suo stile.

Quello che me lo ha sempre tenuto distante è stata proprio questa sua abilità, la cristallina nitidezza della sua scrittura, l’aristocrazia insita nel suo comporre. E poi sì, insomma, a me di Laura non fregava nulla. Non per questo però sono caduta nel banale equivoco, causa l’attuale andamento delle istituzioni scolastiche, di considerarlo un poeta “barboso”, fraintendimento di cui cade vittima un poeta classico su due quando ti costringono a studiarlo, male, a scuola.

Petrarca è stato un grande, gigantesco poeta. Meno meraviglioso come uomo. O così credevo.

Poi ho trovato questo fumetto pubblicato dalla Kleiner Flug, scritto da Filippo Rossi e disegnato da Nuke, dedicato proprio al Sommo, e vengo divorata dalla curiosità.

Il pretesto è storicamente biografico: è il 1350 e il grande letterato accetta l’invito a recarsi a Roma in occasione del Giubileo, partendo da Avignone e percorrendo verso sud l’Italia, sulla traccia di città che ha conosciuto e vorrebbe riscoprire. Lungo il percorso toccherà Genova, Porto Venere, Parma, Bologna, Firenze, dove incontrerà un suo grande ammiratore, Giovanni Boccaccio e infine Arezzo, città natale.

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Tra personaggi realmente esistiti, altri evocati, altri inseguiti come fantasmi, Petrarca è sempre accompagnato dalla sua Poesia. Il viaggio che sta compiendo, come in ogni archetipo del viaggio, si allunga in più direzioni, in molteplici tragitti: il viaggio fisico per terra, quello nei ricordi della propria giovinezza, quello dentro il proprio inconscio, quello alla scoperta di se stesso e quello, instancabile, all’inseguimento di Laura.

I disegni di Nuke (Claudia Razzoli) si adattano perfettamente, nella loro apparente semplicità, a rappresentare questa insospettata complessità: il poeta è disegnato nei suoi panni “del mestiere”, con cappuccio e veste, come ognuno di noi si raffigura l’iconografia dei poeti medioevali. Per quanto riprodotto con semplici puntini per gli occhi e linee essenziali, il lungo naso che lo caratterizza nei ritratti del tempo è ben messo in evidenza. Gli ambienti e i paesaggi sono definiti ed evocativi, nella griglia irregolare che vede piccoli riquadri per la narrazione essenziale, che risulta scorrevole e verosimile, e diventano maestosi nelle splash page aperte in cui sembra di affacciarsi davvero sui panorami e respirare l’aria pulita di quei secoli.

In questo modo è facile sentirsi in viaggio insieme al poeta, se siamo abbastanza comprensivi da sorvolare su semplificazioni irrealistiche, come quando ci viene mostrato Petrarca che scrive le sue poesie mentre è in viaggio in carrozza.

Ma tali semplificazioni si possono ben accettare, perché l’intento dello sceneggiatore Rossi non è quello di spiegarci come visse e lavorò il Dotto, ma è quello di recuperare un aspetto che troppo spesso viene sottovalutato nei nuovi programmi scolastici. Recuperare, cioè, il Petrarca Umanista, con tutto quello che tale definizione comporta: quello che ci presenta infatti è un intellettuale perdutamente innamorato della scrittura, dei libri, della conoscenza e della cultura in senso amplissimo.

Petrarca

Docile (non credo lo fosse davvero), comprensivo, sognatore, insicuro, spaventato dalla fragilità delle cose, ma fortemente concentrato nella sua ricerca, nello scavo dentro il proprio sapere e avido di tutto quello che ancora ha da conoscere. Per esaltare l’uomo e quello che l’uomo può fare. Un dotto così innamorato dell’Arte da non riuscire a dormire, tanto da precipitare in un sogno/visione in cui Dante lo rassicura: «La perfezione non esiste, Francesco. Esiste piuttosto l’equilibrio dell’uno e dell’altro aspetto della realtà (carne imperfetta, idee perfette). Vai, vivi, sogna. E poi scrivi!», in una sorta di caverna formata da miriadi di volumi colorati e dove si incontrano gli intellettuali di ogni epoca.

A sottolineare quanto Petrarca e la sua opera siano moderni.

Non a caso, nei pressi degli Appennini, seguendo i propri passi tardi e lenti, il poeta di trova a scalare un monte fino alla cima, da cui ammirare la vastità del mondo e della conoscenza, come il Viandante sul mare di nebbia, di Friedrich, simbolo indiscusso del Romanticismo e della svolta che porterà la cultura verso la sua fase più avanguardistica e attuale.

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Petrarca poeta universale, dunque, ma ancora più che poeta Uomo, Umanista, ricercatore.

E Laura? La sempiterna Laura, vissuta e ora morta, ma sempre presente davanti ai suoi occhi. Laura è esistita davvero?

Attraverso le mie parole prende vita quello che per me è reale. Quello che normalmente è di fronte ai nostri occhi e non ha voce. Per dare vita a lei io racconto e spiego cosa esiste davvero: Io esisto.

Commovente e quanto mai esplicita definizione di cos’è l’Arte.

 

 

Francesco Petrarca

Rossi – Nuke

Kleiner Flug – Prodigi fra le nuvole n. 4

60 pagine

13 euro