nicolò pellizzon

Horses – visioni da un mondo differente

copertinaPatti Smith, in un’intervista fatta da Rolling Stone del 1976, affermò che con Horses, sua celeberrima opera di debutto, voleva realizzare un album che non facesse sentire solo un certo tipo di persone, persone come lei: i differenti. Persone non necessariamente originali o brillanti, ma con un’attitudine di straniamento dalla società contemporanea.

Nicolò Pellizzon, con il suo Horses pubblicato da Canicola Edizioni, rende omaggio all’album della (e alla ) cantautrice statunitense, trasponendone visivamente gli intenti, realizzando un’opera a sé stante dal forte impatto grafico ed emotivo.

Infatti, nell’opera a fumetti di Pellizzon, non vi è una vera e propria storia, bensì seguiamo la vita e le vicende di due “differenti” (per dirla alla Patti Smith), Patricia e Johnny: ragazzi comuni ma in qualche modo speciali e unici, con un modo tutto loro di vedere e intendere la vita.horses-03

Nel corso delle 80 pagine che compongono l’opera, il lettore entra nel riservato mondo dei protagonisti, vivendo in prima persona i loro sentimenti, i dubbi e le paure.

Per fare questo, l’autore punta tutto sull’aspetto visivo, grafico, creando una dimensione che altro non è che la visione del mondo dei protagonisti. Il risultato è una composizione totalmente ribelle delle tavole, libere da gabbie o da “schemi” per la disposizioni delle vignette, impostate quasi come dei colori su di una tavolozza: abbiamo quindi vignette che si accavallano tra di loro, disegni a pagina piena in cui vengono isolati solo dei dettagli, tavole in cui non vi è un vero e proprio “senso logico” ma sono trasposizioni visive di quello che provano Johnny e Patricia in un determinato momento, fino ad arrivare a vignette che non sono chiuse, bensì sfumano per mischiarsi ad altre. Un impianto stilistico, questo, che rispecchia le personalità dei protagonisti, liberi, ribelli ma anche fragili.horses-01
La fragilità è un elemento importante in Horses: le paure e le insicurezze per Patricia e Johnny sono i demoni con cui devono convivere e che al tempo stesso sono la base, l’humus, con cui realizzano la loro personalissima visione del mondo.
Pellizzon, illustratore di grande talento, infonde questo senso di “paura” tramite l’uso del colore e delle ombre: in Horses tutto è circondato da una luce rossa e rosata e le ombre sono sempre nette e taglienti, quasi come se il tempo, nell’opera e di conseguenza nella vita dei due, si sia fermato in quel momento della giornata in cui il sole sta per tramontare e sta lasciando spazio alle prime avvisaglie della notte, quel tempo quasi sospeso e magico, irreale, in cui armonia e paura si mischiano insieme.
A enfatizzare questa sensazione di “decadenza” di fondo, vi è anche l’iconografia oscura e “pagana”, se così è corretto definire, a cui Pellizzon ci ha abituati in opere come Gli amari consigli (sua precedente opera pubblicata da Bao Publishing): durante la lettura di Horses (che più che lettura potremmo dire “avventura”) l’autore inserisce tavole in cui la composizione ricorda quella degli antichi testi di magia o di rituali antichi, rifacendosi a quell’immaginario oscuro medievale riscontrabile nelle vetrate delle chiese di quel periodo. Anche il richiamo al folklore giapponese aiuta in questo, inserendo inquietanti maschere giapponesi di yokai, classiche della tradizione del Giappone.
Concludendo Horses è un excursus all’interno della vita di due “differenti” in cui la parola viene sostituita dall’estetica, dal visivo, facendo entrare il lettore, seppur per poco, in un modo, appunto, differente.