Nicola Pesce Editore

Nasce la collana dedicata al maestro Attilio Micheluzzi

Questo straordinario volume apre la collana interamente dedicata ad Attilio Micheluzzi. Edizioni NPE pubblicherà nel corso del tempo l’opera integrale del Maestro in una collana omogenea di cartonati dai prezzi contenuti.
Dopo le collane dedicate a Dino Battaglia e a Sergio Toppi, un altro fondamentale tassello del fumetto italiano si inserisce nel percorso della casa editrice del fumetto d’autore.
Creato nel 1980 per la rivista «Alter Alter», Marcel Labrume è un soldato francese di stanza in Africa settentrionale e l’anno in cui si svolgono le vicende è il 1942. Micheluzzi, grazie anche alle possibilità offerte da una rivista non destinata ai ragazzi (o almeno non solo), crea un personaggio più umano, cinico e disilluso, ricco di difetti e di contraddizioni, simbolo di una seduzione un po’ perversa, per quel suo ambiguo stato di persona poco chiara, senza ideali.

Questo volume è l’edizione integrale di Marcel Labrume, personaggio di cui Attilio Micheluzzi aveva realizzato due storie:
– “Marcel Labrume”, storia di 48 pagine, ambientata nel Libano del 1940, pubblicata a puntate sulla rivista «Alter Alter», da ottobre 1980 a gennaio 1981;
– “Alla ricerca del tempo perduto,” storia di 84 pagine, ambientata nel Nord Africa del 1942, pubblicata a puntate sulla rivista «Alter Alter», da ottobre 1982 a giugno 1983;
– Un terzo episodio avrebbe dovuto veder Marcel Labrume agire dell’Indocina del 1947, ma non fu mai realizzato.

Attenzione: per coloro che decideranno di acquistarlo sul nostro sito ufficiale edizioninpe.it il volume sarà in promozione con uno sconto del 10% fino al 30 ottobre.

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Il volume è già acquistabile sul sito NPE cliccando qui. Sarà poi disponibile in tutte le librerie e fumetterie a partire dal 26 ottobre.

 

Il quinto volume della collana dedicata al Maestro Dino Battaglia

Forse il fumetto più conosciuto in assoluto di Dino Battaglia, La Mummia ha fatto scuola tra tutti i disegnatori di oggi e le sue inquadrature sono state citate centinaia di volte tanto dal fumetto (Dylan Dog primo tra tutti) quanto dal cinema.
Le vicende si svolgono nella Londra dei primi anni del ventesimo secolo. L’ispettore Coke di Scotland Yard viene chiamato ad indagare su una serie di efferati delitti commessi ai danni di alcune prostitute da parte di un assassino noto col soprannome di “Sfregiatore”. Il riferimento alle vicende di Jack lo Squartatore, assassino di prostitute vissuto nei primi anni del XX secolo, non potrebbe essere più chiaro.
Agli omicidi delle prostitute si aggiungono ben presto delle altre morti sospette, ancora più misteriose ed inquietanti: le vittime vengono trovate completamente dissanguate. Un melting pot di riferimenti letterari tardo-ottocenteschi, in una Londra notturna e nebbiosa.

L’Ispettore Coke è l’unico personaggio di cui Dino Battaglia abbia disegnato più storie: I crimini della FeniceLa Mummia e l’incompiuto I Misteri del Tamigi.
La storia a fumetti contenuta in questo volume fu originariamente pubblicata nei numeri dall’8 al 10 della rivista “Alter Alter”, nel 1983.

Purtroppo per questa quinta uscita saranno disponibili solo 1.000 copie.

Attenzione: per coloro che decideranno di acquistarlo sul nostro sito ufficiale edizioninpe.it il volume sarà in promozione con uno sconto del 10% fino al 22 ottobre.

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Il volume è già acquistabile sul sito NPE cliccando qui. Sarà poi disponibile in tutte le librerie e fumetterie a partire dal 12 ottobre.

Era una notte buia e tempestosa – Coraline

Coraline è un romanzo di genere horror scritto da Neil Gaiman che, oltre a essere romanziere, è anche giornalista, sceneggiatore televisivo e radiofonico e fumettista; nella versione a fumetti l’opera è disegnata da Philip Craig Russell, divenuto famoso per la sua edizione di Amazing Adventures e il successivo romanzo grafico con Killraven, l’eroe di una futura versione di The War of the Worlds dello scrittore Herbert George Wells.

Gaiman ha composto molti romanzi, soprattutto per ragazzi; tra i più famosi ricordiamo American Gods, I ragazzi di Anansi e appunto Coraline, con il quale ha vinto il Premio Hugo e il Premio Nebula per il miglior romanzo breve nel 2003; tra i fumetti, invece, troviamo Casi violenti, Miracleman, La crociata dei bambini, Angela, Mistero celeste e tanti altri.

L’autore inglese racconta di aver iniziato a scrivere Coraline dopo essersi trasferito con la sua famiglia in un appartamento di Littlemead, nel sud dell’Inghilterra, nel 1987 e di averlo dedicato a sua figlia Holly di cinque anni, poiché la piccola amava le storie di paura tanto da raccontarle proprio lei al padre; dichiara inoltre che il titolo del romanzo è nato da un errore, infatti aveva digitato in modo sbagliato l’originario Caroline, così era venuto fuori il nome Coraline, che però, secondo lui, doveva sicuramente appartenere a una ragazza che aveva affrontato determinate avventure. Dopo essersi trasferito in America, ha interrotto la composizione del romanzo nell’agosto del 1992, poi a distanza di sei anni ha ripreso in mano il libro e ha continuato a scriverlo per l’altra figlia, Maddy, nonostante i pochi momenti a disposizione; infatti, nella dedica iniziale del romanzo dice «L’ho iniziato per Holly. L’ho terminato per Maddy».

Il messaggio affidato a questo romanzo è quello di far capire che essere coraggiosi non significa riuscire a realizzare cose difficili o affrontare avvenimenti che altri non riescono a fronteggiare, bensì fare qualsiasi cosa ci faccia paura, anche se agli occhi delle altre persone risulta banale.

Infatti la protagonista è una ragazzina di undici anni di nome Coraline (ma tutti, esclusa la sua famiglia, sono convinti si chiami Caroline) che ha una vita perlopiù tranquilla, odia le giornate di pioggia perché non sa mai cosa fare e non riceve dai suoi genitori le attenzioni che merita; adora, invece, passare interi pomeriggi fuori per andare alla ricerca di nuove esperienze.

Grazie alla combinazione di noia e voglia di esplorare, Coraline si ritrova davanti a una porta murata che impedisce l’accesso a un altro appartamento; aprendola vede di fronte a lei il vuoto più totale e, data la sua curiosità, varca la soglia di quella porta entrando in una casa che a primo impatto potrebbe definire identica alla sua, ma prestando un po’ più di attenzione si rende conto che in realtà è migliore: la camera da letto ha colori più belli, il cibo cucinato è più buono (al contrario di quello cucinato dal padre che trova sempre combinazioni bizzarre per rendere il cibo disgustoso), ma soprattutto i due “nuovi” genitori, che hanno bottoni al posto degli occhi, risultano molto più affettuosi e attenti dei suoi veri parenti. E chissà se la bambina, che a quell’età ha il cervello come una spugna pronto ad assorbire qualsiasi frase venga detta, riuscirà a capire di essere vittima di un gioco pericoloso…

Nel fumetto, nato dalla collaborazione tra Gaiman e Russell, i personaggi, come gli ambienti, sono rappresentati in maniera molto realistica. I colori utilizzati, soprattutto per l’altra madre e per gli abiti dei protagonisti, sono prevalentemente freddi, per la maggior parte il verde e il blu; anche se in minoranza, però, vengono usati anche colori caldi, specialmente il marrone. Le vignette sono regolari e assumono sempre la forma di un quadrato o di un rettangolo; le linee che le definiscono a volte sono sostituite in parte da disegni che le sovrastano e fuoriescono, ad esempio per rappresentare alcune figure come un piatto o le dita di una persona, o per rendere al meglio l’idea di qualcuno che scappa. I balloons utilizzati per i discorsi tra i personaggi sono rotondi, mentre le didascalie per ciò che ci viene raccontato dal narratore sono quadrate; a volte alcune affermazioni o semplicemente parole sono scritte in grassetto allo scopo di sottolineare un certo punto dell’accaduto che potrebbe essere cruciale per far capire al lettore la situazione.

Ci sono alcune differenze tra il fumetto e il romanzo: più che altro nel fumetto sono omesse molte descrizioni, di cui non abbiamo effettivamente bisogno poiché possiamo capire tutto grazie ai disegni, e alcune sequenze del romanzo. In quest’ultimo, ad esempio:

– si parla in modo dettagliato dei programmi televisivi che Coraline guarda in uno dei giorni in cui è costretta a stare in casa;
– è presente un dialogo tra Coraline e Mrs. Spink, una signora che abita al piano di sotto e in passato faceva spettacoli teatrali, in cui la donna si vanta dell’attrazione che gli uomini provavano per lei e di tutte le rose che le tiravano sul palco a fine esibizione;
– c’è una descrizione piena di similitudini di un topo e delle sue caratteristiche fisiche;
– viene riportata una storia scritta da Coraline al computer;
– quando l’altra madre dà a Coraline la chiave piena di bava nel fumetto possiamo percepire il sentimento di ribrezzo che prova la bimba nel toccarla, mentre nel romanzo sembra rimanga impassibile al tatto.

Come probabilmente desiderava l’autore, grazie a questo romanzo, che doveva essere una fiaba da narrare ai bambini, molti raccontano di aver ritrovato la forza di andare avanti e di fare anche quelle cose che potevano incutere loro timore credendo in sé stessi e nelle proprie capacità, ma soprattutto nel proprio coraggio.


Angelica Ragonici ha presentato:

Coraline

Scritto da Neil Gaiman
Adattato e illustrato da Philip Craig Russell
Nicola Pesce Editore
Collana Clouds
Cartonato, 192 pp.
Euro 20,00
ISBN 9788897141037

Era una notte buia e tempestosa – Un americano alla corte di re Artù

Con questa nuova rubrica inizia il percorso didattico di Dimensione Fumetto. Come spiegato nell’articolo introduttivo, grazie alla collaborazione di Maura Pugliese abbiamo aperto una palestra per giovani recensori: tutti giovanissimi studenti delle 1ª B, 1ª E e 2ª B del Liceo linguistico di Ascoli Piceno che per la prima volta si cimentano nel ruolo di critico fumettistico. Cominciamo con la bravissima Martina.


A chi non piace viaggiare? A chi non piace andare alla scoperta di nuovi posti e di nuove emozionanti avventure? Chi non ama l’adrenalinica sensazione generata dalla curiosità? È sufficiente immaginare di avere in qualche modo un magico passaporto capace di trasportare un individuo in un luogo di fantasia a costo zero. È esattamente ciò che accade con i libri, soprattutto con quelli di avventura, in grado di far provare simili sensazioni. Mark Twain, attraverso un simpatico romanzo di genere fantastico, intitolato Un americano alla corte di re Artù (1889), trasporta il lettore all’interno della storia.

Il protagonista, uno yankee del diciannovesimo secolo, si ritrova inaspettatamente nell’Inghilterra di Camelot, nel sesto secolo d.C., e viene coinvolto in una serie di intrighi e mirabolanti avventure, al cospetto di maghi fasulli e streghe taroccate. È così costretto a utilizzare le innovazioni tecnologiche del suo tempo per apportare miglioramenti alla qualità della vita in un periodo storico in quasi totale assenza di progresso e scoperte scientifiche. Le sue capacità lo portano a diventare uno dei personaggi più potenti all’interno della società: con pochi trucchi da dilettante sconvolge il celeberrimo Mago Merlino, di cui prende il posto; viene spinto ad affrontare i più grandi cavalieri della Tavola Rotonda, come il famoso Lancillotto, per poi dar prova della sua bravura sconfiggendoli uno a uno.

Il romanzo è una delle opere più note dello scrittore e umorista statunitense, e rappresenta uno dei primi esempi di racconti sul tema del viaggio nel tempo. L’autore, dopo un’infanzia non molto florida, a diciotto anni lascia Hannibal, dove è cresciuto, per lavorare a New York; ama viaggiare e dalla sua occupazione presso una nave trae lo pseudonimo di Mark Twain. Le sue opere più celebri sono quelle che ritraggono la sua infanzia: Le avventure di Tom Sawyer (1876) e Le avventure di Huckleberry Finn (1884). Sebbene l’autore fosse d’indole pessimista quest’opera, a dispetto di tutto, si dimostra molto satirica e umoristica, infatti ritrae i più grandi esponenti di quell’epoca come un mucchio di incapaci.

Nel 1963 nasce una rivisitazione della storia di Twain sotto forma di fumetto a opera del disegnatore Lino Landolfi, divenuto famoso per la realizzazione di fumetti dal carattere avventuroso con uno stile umoristico. La sua carriera ha inizio con la collaborazione al settimanale «Il Vittorioso»; alla fine degli anni Sessanta si trasferisce a «Il Giornalino» e la sua fama cresce d’intensità con la storia Il cavaliere Procopio. Con l’attività fumettistica Landolfi evidenzia la propria originalità e si dedica anche a trasposizioni fumettistiche di classici della letteratura, tra cui Un americano alla corte di re Artù.

Nel 1963 realizza il fumetto per «il Messaggero dei ragazzi» e l’anno successivo modifica la storia per la rivista inglese «Hurricane», indirizzata a un pubblico adulto. Quest’ultimo adattamento, intitolato A yankee at the court of King Arthur, esce a puntate settimanali di due tavole ciascuna e la particolarità della pubblicazione sta nella creazione di un ritmo continuo della narrazione tra il numero precedente e quello successivo, attraverso la presenza di una battuta in chiusura, che lascia in sospeso il racconto fino alla successiva uscita.

In entrambe le versioni, Landolfi riprende abbastanza fedelmente il romanzo di Twain, anche se compaiono alcune discrepanze come, ad esempio, uno spostamento della data della storia: nel libro il protagonista è un americano della fine dell’800, mentre l’adattamento si ambienta quasi un secolo dopo. È possibile osservarlo dal semplice linguaggio usato dal protagonista, dalla sua tenuta da meccanico e dall’uso dell’automobile.

La scelta del cambiamento temporale è dovuta alla necessità di usare un personaggio contemporaneo ai lettori, cosa che avrebbe reso la storia molto più accattivante. Alcune scene, inoltre, sono state aggiunte, cambiate o semplicemente omesse, mentre l’edizione per i ragazzi si mostra molto più complicata e dettagliata, rispetto a quella per gli adulti in cui la parte finale addirittura è stata totalmente eliminata, lasciando la storia aperta e incompleta. Il disegno stesso è diverso nella versione per il settimanale inglese, infatti Landolfi, sapendo a quale fascia d’età si rivolge il proprio fumetto, stravolge completamente le vignette rispetto alla versione pubblicata ne «il Messaggero dei ragazzi». Il primo dettaglio che si nota è l’uso più diffuso del pennino: nel fumetto per ragazzi vi è una prevalenza del bianco, anche se la versione originale sarebbe stata a colori; nell’edizione inglese le vignette sono più piccole e particolareggiate. Lo stesso vale per il lessico che nella versione per ragazzi è più arcaico e vicino all’epoca di re Artù, mentre nell’altra pubblicazione è in uso il linguaggio proprio dell’epoca contemporanea ai lettori.

A differenza della “versione per ragazzi”, nell’«Hurricane» sono presenti poche onomatopee e le espressioni facciali non sono molto accentuate. Al di là delle diversità, la lettura di questo fumetto è una fantastica via d’uscita alla monotonia, un simpatico passaporto magico in grado di far evadere dalla realtà. Landolfi colma quelle piccole lacune che si erano formate nel libro, rendendo la sua opera un piacevole modo per passare la giornata. In fondo una storia d’avventura affascina sempre, a prescindere dall’età anagrafica di chi la legge.


Martina Tarquini ha presentato

Lino Landolfi – Un americano alla corte di re Artù

Editore: Nicola Pesce Editore
Collana: Nuvole d’autore
Anno edizione: 2010
Pagine: 112 p. , ill. , Rilegato
Prezzo: Euro 14,90

Paco Lanciano (e il fagiano crononauta)

L’autore di questa opera è Davide La Rosa, che ha iniziato la sua carriera di sceneggiatore pubblicando sul suo blog, dove, tra l’altro, sono apparse per la prima volta le avventure del nostro eroico protagonista, lanciato verso il salvataggio della Storia della Scienza come la conosciamo oggi, contro un malvagio Kirchhoff.

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Il fumetto in questione sembrerebbe più una story-board pensata per essere poi disegnata, paco-lanciano-cronauta-2
ma nell’ottica dei Fumetti Disegnati Male la rivista online che ha raccolto per prima queste perle dell’incapacità con la matita e di cui il nostro autore è uno dei fondatori, anche questo stile di disegno assume la propria dignità. In fondo, se esistono fumetti disegnati da dio ma sceneggiati da cani, perché non è possibile il viceversa? Infatti, facendo bene attenzione, quello che accomuna tutti questi disegnatori falliti, tra cui il Dr. Pira, autore dei Fumetti della Gleba, e il nostro autore, è proprio la grande sensibilità nella gestione della sceneggiatura, delle inquadrature e di quello che non c’è tra le vignette: la famosa closure.

La storia è un divertente espediente per poter fare divulgazione scientifica, prendendo uno degli sgherri (Paco Lanciano, quello dedivulgo-fortegli esperimenti) del più grande divulgatore italiano (La Famiglia Angela. Sì, sono una singola entità). L’utilizzo delle battute e dei riferimenti sulla cultura POP televisiva italiana viene utilizzato con successo per alleggerire la storia e per rendere paradossali e bislacchi i personaggi e le situazioni.

L’edizione della Nicola Pesce Edizioni è di buona fattura e anche il prezzo risulta congruo considerando il numero di pagine e il lavoro di integrazione rispetto alle tavole comparse sul blog dell’autore.

Infine, come farsi sfuggire un fumetto che contiene paradossi temporali e pericolosissime tracce di Fabrizio Frizzi?

Total overfuck di Miguel Angel Martin, una recensione laterale

Prendere in mano il volumone della Nicola Pesce Editore, che ristampa l’opera più controversa di Miguel Ángel Martín, è un’operazione complessa. Devi superare una certa pressione dovuta alle vicende storiche che hanno accompagnato la pubblicazione di queste storie in Italia.

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Gli eventi sono riassumibili in poche parole: all’epoca della sua pubblicazione, uno dei volumi qui ristampati, Psychopathia Sexualis, fu sequestrato da un giudice per i suoi contenuti a dir poco estremi. In seguito il sequestro fu revocato con successiva sentenza, che affermò in sostanza l’inopportunità della censura in ambito artistico.

Così, per tornare a noi, leggere Total overfuck equivale a fare esperienza di quanto noi stessi siamo disposti a tollerare prima di fermarci e dire “questo è troppo”. È una specie di esperimento sociologico su noi stessi: quanto è alta l’asticella della mia tolleranza? Sono davvero disposto a difendere la libertà espressiva nell’arte, indipendentemente da cosa ne penso del contenuto?

Ebbene, ho letto tutto Total overfuck, e ho capito diverse cose di me stesso; una delle quali è che anche io, a quaranta anni quasi suonati e dopo migliaia e migliaia di esperienze di lettura, posso ancora essere sconvolto.

Eh sì, ci sono delle cose di questo fumetto che mi hanno semplicemente devastato.

(Nota: seguono immagini dal contenuto molto forte)

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I paesaggi.

I luoghi di Miguel Ángel Martín sono sfondi privi di vita e di speranza: paesaggi esterni che riflettono una desolazione interiore. Stranianti solidi geometrici dalle linee oblique e monotone disegnano città prive di vita e di intelligenza, punteggiate di ciminiere che sputano miasmi indefiniti in cieli sempre grigi. Sono città progettate da un’umanità disumana, triste e indifferente, annegata in fiumi di squallore e miseria.

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Martín non lascia niente al caso: il susseguirsi di brevissimi episodi non lascia respiro alla mente, bombardandola con enormi vuoti sporchi d’immondizia, freddi, quel genere di paesaggi che soltanto l’uomo può concepire, permettere, volere.

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L’autore sembra chiederci se vivremmo mai in luoghi del genere. Mai, vero? Eppure le sue città sono così anonime da assomigliare troppo a quelle che abitiamo davvero.

I paesaggi, abbiamo detto. Dopo più di cento pagine di questi posti comincia a salire una brutta nausea, la voglia di distogliere lo sguardo, il sospetto che quanto vediamo sia più vero di quanto vorremmo mai ammettere. E poi Martín ci prende a pugni con l’elemento della sua opera di cui si è tanto parlato, che ha suscitato scandalo e censura.

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Le persone.

I personaggi di Martin sono odiosi, monotoni, idioti e banali. Persone prive di qualunque interesse per il lettore, impegnate in attività disgustose, appassionate del dolore altrui, incapaci di generare empatia. Squallidi esemplari della peggiore umanità, capaci di tutto pur di evadere da sé stessi.

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Annoiate creature senza alcuno slancio vitale, vivono impotenti il mondo che hanno creato con le proprie mani, alienati e profondamente, esistenzialmente, schifosamente soli. Non c’è una goccia d’amore, di pietà, di sentimento nelle nefandezze che questi individui perpetrano l’uno all’altro, ma solo calcolata indifferenza.

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Brutti, stupidi, i suoi personaggi emanano antipatia in tutto quello che fanno. Lo stomaco del lettore si contorce e non tanto per questa pornografia della desolazione umana, ma per la paura di leggere la propria insignificanza, di trovare quella perversione personale e inconfessata mostrata in tutta la sua cruda demenza. Il timore paralizzante di incrociare in queste pagine lo sguardo del proprio collega, del vicino di posto nel treno, e di vedervi sé stessi riflessi dentro.

Perché l’umanità che Miguel Ángel Martín dipinge con il suo monotono pennino puzza di realtà ancor più dei suoi paesaggi. Buona parte delle incredibili storie di abiezione che ci mostra senza alcun pudore sono tratte dalla cronaca di ogni giorno, quella che i giornali riportano con patetici eufemismi per non urtare la nostra sensibilità.

Ecco, è questo che è terribilmente disarmante del fumetto di Martín. Sì, alla fine dell’articolo possiamo anche dirvelo: c’è tanto sesso, c’è tanta violenza, c’è pedofilia, tortura, malvagità, senza alcun filtro, mostrati nella loro nudità come carne sul banco del macellaio. Leggere Total Overfuck è qualcosa di profondamente fastidioso.

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È fastidioso l’uomo che è capace di concepire un mondo del genere; capace di costruire strumenti dedicati al dolore altrui con scienza e coscienza, e di trasformare in strumenti di tortura e di perversione anche le cose dedicate a tutt’altro.

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Martín ha scelto di rivestire questo scomodo ruolo: quello di spingerci al bene mostrandoci quanto male è stato fatto, quanto male viene fatto in questo stesso momento, e quanto se ne potrà fare ancora. Il modo più semplice perché questo continui ad accadere è ingannarci, dimenticando di cosa siamo capaci: e il modo più semplice per dimenticarlo è censurando chi vuole ricordarcelo.

Non so se mi sento di consigliarvi di comprare Total Overfuck. Avete il coraggio di guardare nell’Abisso? Siete disposti a uscirne cambiati?

Se la risposta è no, niente paura, amici come prima: solo, per favore, lasciate in pace chi invece è capace di rispondere sì.

 

Che cosa porta la Nicola Pesce Editore a Lucca?

– Comunicato Stampa –

Questo novembre – con un pochino di orgoglio! – proponiamo i seguenti titoli:

1) Total OverFuck, di Miguel Angel Martin, cartonato a colori a 25,00 euro
qui per sfogliarlo 🙂
(un volume imperdibile per gli appassionati, ma dai contenuti estremamente forti)

2) La Storia della Musica Pop a Fumetti, di Enzo Rizzi, brossurato in b/n a 9,90 euro
qui per sfogliarlo 🙂
(se ascoltate la radio… questo volume fa per voi!)

3) Fairy Tales di Oscar Wilde, di P. Craig Russell, cartonato a colori a 19,90 euro
qui per sfogliarlo 🙂
(Craig Russell + Oscar Wilde. Dobbiamo dire altro?)

4) Guna, di G. Masi e Nigraz, cartonato a colori a 19,90 euro
qui per sfogliarlo 🙂
(uno straordinario cartonato a colori, un esordio da paura)

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Chi non riesce a venire in fiera può lo stesso ottenere un volume sketchato da Miguel Angel Martin o da Nigraz, oppure può avere una copia della Storia del Pop con un disegno di Marco Martellini o Vincenzo Giordano.
Per capire come e per vedere tutti i volumi a colpo d’occhio e farsi una idea, qui abbiamo fatto un lunghiiiiissimo post.
Grazie per l’attenzione e magari ci si vede in fiera!
La nostra posizione è sempre in piazza Napoleone, nell’angolo più vicino all’Hotel Universo (dove di solito stava la Rizzoli).

Abaddon: il nuovo fumetto di Koren Shadmi

Comunicato Stampa

Dal 12 maggio in tutte le fumetterie e librerie di varia

Dopo il successo di Love Addict, edito dalla Bao Publishing, la Nicola Pesce Editore propone in libreria questa nuova opera, con un cartonato di 272 pagine a colori, a soli 19,90 euro. Il protagonista, Ter, vittima di una amnesia si aggira in un hotel dal quale non è possibile uscire, le finestre sono murate. Un’opera labirintica, kafkianamente angosciante. Tra paure, ricordi e demoni interiori. Uno stile straordinario, dai colori pastello intensi e un tratto potente.

Inserendo il codice promozionale “abaddon” entro lunedì 9 maggio riceverai uno sconto di 2 euro e il corriere lo offriamo noi. Koren Shadmi, fumettista ed illustratore nato in Israele, vive a New York dove collabora con il New York Times, il Washington Post e Wired.

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Tristemente… la prima biografia a fumetti di David Bowie

 Comunicato Stampa

“David Bowie – L’Uomo delle Stelle” era già stato un successo nel 2014 ed era stata prevista dalla Nicola Pesce Editore una seconda edizione super-economica a 9,90 euro in occasione dell’uscita di Blackstar, la sua ultima fatica artistica.

bowie Tuttavia il Duca Bianco ci ha fatto la sua ultima sorpresa, tenendo nascosta per quasi due anni la sua malattia e morendo improvvisamente a 69 anni, pochissimi giorni dopo l’uscita del CD.
Adesso, in tutte le librerie italiane, a partire dal 28 gennaio, milioni di suoi fan potranno ripercorrere la sua vita e la sua carriera, sorridendo tra le lacrime, su questa straordinaria biografia a fumetti.

Si tratta di una occasione davvero triste. David è venuto a mancare, ma rimarrà sempre nei cuori dei suoi fan e dei bambini cresciuti che lo amavano nei panni di Jareth de La Storia Infinita…

The Graveyard book – recensione

The Graveyard Book è la trasposizione a fumetti, in Italia grazie a Nicola Pesce Editore, del romanzo fantasy per ragazzi scritto da Neil Gaiman nel 2008, adattato da P. Craig Russell, disegnatore e sceneggiatore (già visto all’opera in Dottor Strange, o Sandman, e scusate se è poco) che oltre a ritagliare uno spazio per i suoi stessi disegni, ha mantenuto la divisione in otto capitoli, corrispondenti a otto racconti che si susseguono a due anni di distanza l’uno dall’altro, affidati alla sapienza grafica di altri disegnatori (oltre allo stesso Russell, come dicevamo): Kevin Nowlan, Tony Harris, Scott Hampton, Galen Showman, Jill Thompson, Steven B. Scott e David Lafuente, molto noti e amati.

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Come prima notazione potremmo partire direttamente da qui: ogni artista interpreta la parte della storia che gli è stata affidata con personale maestria, ma seguendo, apparentemente, una linea guida che tende all’omogeneità, a partire dalla griglia: a vignette fitte che rende la pagina ricca di immagini e di particolari, ma lasciando la lettura agevole e mai faticosa. Nonostante la varietà artistica, e le diverse caratteristiche del tratto, che restano ben delineate, la linea grafica è uniforme, e la coerenza esteriore viene supportata dall’uso dei colori (di Lovern Kindzierski) tutti giocati su bianco, nero, grigio e azzurro, molto eleganti (con delle fughe verso colori più accesi ma freddi, come il rosa o il verde, ma in momenti determinati, al servizio della trama) che rendono perfettamente l’ambientazione del cimitero. Solo questo vale l’acquisto del cartonato elegante dell’editore italiano, ma ancora di più il valore si accresce considerandone il contenuto (e non solo la superficie).

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La storia, per chi non la conoscesse è questa: un assassino fa strage in una famiglia in piena notte, ma il bambino più piccolo riesce a fuggire, finisce in un cimitero dove le anime dei defunti coniugi Owens lo trovano e decidono di salvarlo. Lo spirito appena trapassato della madre del piccolo lo affida a loro, insieme a un segreto che si svelerà solo negli ultimi racconti. Essendo gli abitanti del cimitero solo ombre non possono procurarsi cibo e altri oggetti di conforto solidi, così sarà il guardiano, il misterioso Silas, né vivo né morto (dalle fattezze draculesche) a occuparsi di tutte le necessità del piccolo, che avrà “la libertà del cimitero”, cioè potrà girare liberamente al suo interno, entrando ovunque, ma non potrà uscirne fuori. Perché fuori lo aspetta un mortale pericolo…

 

The-Graveyard-Book-pg119L’impostazione del romanzo originale si ispira, per stessa ammissione di Gaiman, a Il libro della Giungla di Kipling (che l’autore ammira molto) e il piccolo Nobody (cioè Nessuno, oh quante citazioni!) Owens, detto Bod, è il protagonista di mille avventure tutte trascorse all’interno delle yard del cimitero, o nelle sue viscere. I suoi amici sono fantasmi, o personaggi del folklore horror (la sua insegnante, Miss Lupescu, è un lupo mannaro, la sua migliore amica è una strega) e da loro impara moltissime cose: a tratti il suo sembra un viaggio di crescita in stile Commedia dantesca, ma con toni molto più leggeri, con Silas da ermetico Virgilio, a volte la rocambolesca avventura di un Pinocchio di carne, più o meno.

La forza di questo volume infatti è tutta nella storia: Nobody è davvero Nessuno, riesce a far scomparire la sua essenza, non ha casa, non ha storia, non ha compleanno; il cimitero è il suo nowhere, è un luogo fisico, ma anche un infinità di altri luoghi e di misteri, come una macchia sfuggente che vive parallelamente al mondo degli umani. Ma lui non appartiene a nessuno dei due. Non ha nemmeno una vera storia, perché vive diverse avventure a contatto con diverse situazioni, il racconto è una miriade di micro racconti che si allargano e si raggruppano nel campo cimiteriale; il tempo passa, ma lì nessuno conta gli anni, o i giorni, è un nowhen che esiste all’infinito. Tutto quello che lo circonda è un astratto, e lo stesso ragazzo sembra solo una figura di fantasia, grigio, quasi trasparente, lieve, quasi non umano, eppure è vivo semplicemente perché non è morto.

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Tutti questi elementi mancanti, essenziali per la vita normale, diventano davvero concreti e pesanti solo nell’epilogo della storia, quando Bod dovrà venire a patti con chi è davvero, con il suo destino che lo vuole invece solidamente vivo e attivo… e che scoprirete leggendo la storia.

Mettendo insieme i due fattori dunque, disegni e storia, non si può che definire quest’opera un’ottima trasposizione a fumetti, ben pensata e ben realizzata (e infatti ha vinto solo un centinaio di premi), perché Gaiman è uno di quegli autori con una fantasia così sciolta che si comprende meglio quando qualcuno decide di imprigionarla in immagini, come film o fumetti appunto. Per quanto pensata per ragazzi, la storia di Bod qui diventa un prodotto decisamente per adulti, per divertirli e farli riflettere, rendendo davvero giustizia alla creazione dell’autore inglese e al suo protagonista.