Nicola Pesce Editore

Time breakers: paradossi temporali al contrario

Nel 1997 Chris Weston, disegnatore britannico, allora ventottenne, aveva già incontrato Mark Millar su Swamp Thing e Grant Morrison su The Invisibles.

Rachel Pollack era già la nota vincitrice di un Arthur C. Clarke Award ed aveva appena scritto la run più importante di Doom Patrol dopo quella di Grant Morrison.

Nel 1997 usciva in volume la miniserie (5 numeri) di Time Breakers, scritta dalla Pollack e disegnata da Weston.

Dal 1997 arriva solo oggi in Italia e, in qualche modo, ci porta indietro nel tempo, proprio come accade ai suoi protagonisti. Ma per fortuna questo viaggio nel tempo non provoca paradossi, o per sfortuna, visto che i paradossi salvano la storia e l’universo…

Per gli scienziati, il tempo assoluto è stato smontato da Einstein con la relatività speciale, e all’incirca parallelamente nell’immaginario collettivo il tempo diventava una coordinata percorribile grazie ad H.G. Wells, che dava origine alla fantascienza. Ma ancora oggi il tempo mantiene una sua direzione, una freccia che i principi della termodinamica rendono irreversibile. Pertanto i paradossi non hanno cittadinanza e sono un pericolo per il tessuto quadrimensionale in cui galleggiamo.

Come la Julia bonelliana, anche l’Angela di Weston ha i tratti di Audrey Hepburn, anche se più dura e meno affascinante della controparte italica. Ma non indaga, viene arruolata tra gli agenti che si occupano di generare i paradossi temporali,  perché, come dice Juta, la sua mentore, «senza paradossi temporali nessun universo, nulla accadrebbe. Tutto statico e chiuso.»

Sono i time breakers a rompere questo circolo, creando dei paradossi, per cui il viaggio del tempo diventa normale. Loro stessi sono nati da un paradosso.

Negli anni in cui l’opera è stata prodotta, la cosmologia di frontiera e i tentativi di creare un legame tra cosmologia e meccanica quantistica non erano lontane dalla magia. La divulgazione scientifica non era diventata ancora diffusa come oggi, anche perché la scienza e i suoi lavoratori non avevano un bisogno così pressante di farsi riconoscere e di ottenere un riconoscimento sociale.

Il fumetto, tra le culture pop, attingeva a tutto, comprese le teorie scientifiche borderline, un po’ come accadeva al cinema di fantascienza. Erano ancora di là da venire da una parte il cinema che prendeva come consulenti i Premi Nobel per la fisica (Kubrick e il suo 2001 erano stati una eccezione), dall’altra la cultura scientifica di massa e la divulgazione resasi quasi indispensabile.

Rachel Pollack, esperta di tarocchi, al punto di averli letti per Neil Gaiman, interpreta la fisica dei viaggi del tempo, rendendola credibile. Giocando con manufatti pseudo-magici, linee temporali, universi paralleli, paradossi, crea una storia interessante, a volte un po’ cervellotica. Come accadde già nel 1984 con Terminator, il futuro determina il passato. Se lì l’eroe della resistenza del futuro veniva concepito dall’uomo inviato nel passato per salvarlo, qui è l’uomo che ha consentito scientificamente i viaggi nel tempo a dover essere ispirato da coloro che quei viaggi li realizzeranno in un qualche futuro.

Pollack utilizza personaggi reali che sono vicini al mito. Il matematico indù Srinivasa Ramanujan, caso davvero più unico che raro di matematico di altissimo livello, autodidatta, morto giovanissimo. Come pure il matematico inglese Hardy, che di Ramanujan fu il riferimento accademico e il mentore nel mondo occidentale, ma ebbe una biografia piuttosto movimentata.

Lo scontro è tra i time breakers, che reclutano Angela e la mandano a salvare il tempo, insieme a Aithon, un re dell’antica Grecia, e a Leo, e tra un gruppo di agenti di Yokhanan (che è la traslitterazione latina dell’ebraico Yahwh è buono, cioè Giovanni), che dovrebbero liberare il tempo dai paradossi.

Ma si scoprirà che questo gruppo è una parte del piano degli stessi time breakers per creare il tempo stesso.

Il paradosso assurge a principio assoluto, tanto che la vita che non viene da un paradosso non ha inizio. Angela vede se stessa più giovane, prova a ispirarla ma in realtà la vede sparire nella tempesta temporale che sta mangiando a ritroso il tempo.

Eppure lei non sparisce, pur essendo stata reclutata dopo quel momento. L’intreccio sembra così aggrovigliarsi, finendo quasi per autodistruggersi, un po’ come l’uroboro.

E per salvare il tempo, si finisce nel grande paradosso.

La natura del tempo e il suo significato continuano da secoli a interrogare scienziati e filosofi. Rachel Pollack, sia nella prefazione all’edizione originale del 1997 che in quelle poche righe riscritte nello scorso luglio, fa riferimento sia alla letteratura sul tema, a partire da H.G. Wells, che alla scienza che si occupa del tempo, dell’età dell’universo e della differenza tra universo reale e universo osservabile.

Oggi (forse) ne sappiamo un po’ di più di quando l’edizione americana è uscita. Ma di fianco ad alcune risposte, queste hanno generato nuove e più complesse domande, un po’ come succede nella storia a fumetti, dove coloro che vogliono salvare il tempo dai paradossi lo salvano proprio contribuendo inconsciamente a creare il paradosso che ri-origina tutto.

Weston nella prefazione all’edizione italiana scrive:

al tempo disegnavo in modo diverso, e il fumetto è colorato con uno stile tipico del periodo, quando la colorazione digitale muoveva i primi passi.

La differenza si nota rispetto alle opere più moderne, ma non invecchia la cura nella ricerca, l’attenzione ai particolari. I disegni sono chiari, meno cupi e ombreggiati di quelli più moderni, con un tratto forse più pulito. I colori meno sfumati, ma modernissima appare la gabbia delle tavole, dinamica e personale, che si integra con elementi della storia (come nella pagina a sopra a destra).

Ammetto di non aver letto nulla di Weston prima di quest’opera, alla quale mi sono avvicinato per curiosità scientifica (come sapranno i miei 25 lettori).

Oggi probabilmente questo fumetto sarebbe stato scritto e disegnato in modo diverso; la scienza ha fatto passi avanti e forse qualcuno di essi avrebbe potuto trovare spazio nella sceneggiatura, sicuramente il colore digitale sarebbe stato più dinamico. Ma non vuol dire che sia vecchio.

Semplicemente è un fumetto del 1997, che non è un intramontabile, ma è ancora un’opera che merita una lettura e richiede anche un po’ di impegno per portarla a termine con soddisfazione.

Omaggio a fumetti per il grande De André

In esclusiva per Lucca Comics & Games Ivo Milazzo sarà ospite allo stand NPE sabato 4 e domenica 5 novembre per autografare le copie del volume.

Dalla matita di Ivo Milazzo e dalla penna di Fabrizio Càlzia nasce Uomo Faber, l’appassionato omaggio di due maestri del fumetto al grande cantautore genovese Fabrizio De André. Un viaggio sognante nel mondo e nel passato di Faber, tra gli episodi e le esperienze che maggiormente ne hanno segnato la vita e la produzione artistica. Uno sguardo intimo e profondo sull’uomo De André, nell’imperdibile omaggio della grande letteratura a fumetti a un mito indimenticabile della nostra musica.
Firmato Fabrizio Càlzia e Ivo Milazzo e disponibile soltanto in 2.000 copie, il volume rappresenta la prima uscita della collana “Ivo Milazzo”, di cui per ora sono in programma altri 5 volumi ed è uno splendido cartonato per metà a colori e per metà in bianco e nero dedicato alla vita del cantautore genovese, con i magnifici acquerelli di Milazzo.
Questo volume cartonato – a confronto con quello originariamente pubblicato dalla DeAgostini nel 2008 – presenta una nuova copertina, due illustrazioni inedite al suo interno e l’introduzione di Oliviero Malaspina.

Attenzione però, solo i primi 30 che ordineranno da casa potranno avere la copia sketchata, infatti il maestro siederà al nostro stand in Lucca soltanto sabato pomeriggio e domenica.

Basterà fare l’ordine entro il 30 ottobre mattina e inserire il codice promozionale “sketch” quando siete sul carrello e, per 19,90 euro, riceverete la copia con un disegno originale in prima pagina… e il corriere come sempre lo regaliamo noi!

(Ovviamente a Lucca chi verrà allo stand potrà avere lo sketch senza limiti se non il tempo materiale a disposizione del Maestro Milazzo).

Il volume è già disponibile ora sul nostro sito cliccando qui.

Sfoglialo online!

I primi 30 che ordineranno il volume sul nostro sito potranno ottenere comodamente da casa la copia sketchata da Ivo Milazzo: basterà effettuare l’ordine entro il 30 ottobre mattina e inserire il codice promozionale “sketch”

Elvis: That’s (Not) All Right

Copertina di "Elvis" di Philippe Chanoinat e Fabrice Lé Henanff.Una volta John Lennon disse: «Prima di Elvis non c’era niente». È una tipica affermazione provocatoria lennoniana, anche perché è un po’ come dire che prima della pizza non c’era niente, mentre invece esisteva una millenaria tradizione indoeuropea che va dal poori al pane alla piadina. È pur vero però che la pizza ha raccolto questa tradizione e l’ha elevata alla forma perfetta e definitiva e universale: è proprio quello che è successo con Elvis Presley.

Nel 2015, a sessant’anni dal debutto discografico del cantante americano, gli autori francesi Philippe Chanoinat e Fabrice Lé Henanff hanno pensato di omaggiarlo con un volume intitolato Elvis, che quest’anno la Nicola Pesce Editore ha portato in edizione italiana. Le iniziative della giovane casa editrice guidata dal suo giovanissimo editore sono tutte, sempre, senza eccezione meritevoli e coraggiose, e basti citare la pubblicazione dell’opera omnia di Sergio Toppi e di Miguel Ángel Martín per avvalorare questa dichiarazione. Elvis, però, pone seri problemi di valutazione da un punto di vista fumettistico.

Per definire Elvis come “fumetto” bisogna allargare un bel po’ il significato della parola. Si tratta infatti di un bellissimo libro illustrato, dipinto da Lé Henanff quasi interamente con pastelli acquerellabili e basato in massima parte su fotografie rielaborate dall’artista. La successione di immagini segue l’ordine cronologico, ma è totalmente priva di qualsivoglia significato narrativo, e l’unica ombra di sceneggiatura è data dalle didascalie di Chanoinat, che rimpiazzano interamente i balloon.

Confronto fra l'Annunciazione di Simone Martini, "L'uomo che cammina" di Jiro Taniguchi e "Elvis" di Philippe Chanoinat e Fabrice Lé Henanff.

Sopra: un fumetto con immagini e parole, ma senza carta. Al centro: un fumetto con immagini su carta, ma senza parole. Sotto: immagini e parole su carta, ma senza fumetto.

Ma anche se le immagini sono composizioni grafiche più che vignette sequenziali, sono proprio le didascalie a dare il colpo di grazia alla possibilità di definire questo libro un “fumetto”. Leggendo Elvis viene alla mente in più occasioni la celebre Storia d’Italia a fumetti, per la cui realizzazione Enzo Biagi radunò professionisti di indubbio talento che solo di rado arricchirono le già esaurienti didascalie con ulteriori balloon. Anche in Elvis si racconta una storia vera tramite belle immagini e testi nelle didascalie, peccato che queste non abbiano alcun senso: in più casi ci si imbatte in informazioni del tipo «A gennaio Elvis partecipa a una trasmissione TV, a maggio a un’altra», oppure «Nel 19XX escono sette album: [segue lista di titoli]». Quale significato ha questo tipo di operazione? Quale lascito resta al lettore? Quale differenza c’è con una pagina di Wikipedia?

L’inconsistenza narrativa assume un valore ancora più evidente considerando il personaggio che vorrebbe raccontare. Elvis Presley è stato lo stupor mundi del XX secolo, lo shock che ha diviso culturalmente a metà il Novecento, e un personaggio di grandissima ricchezza narrativa potenziale data dalla sua indole contraddittoria. Presley è stato al contempo incendiario e pompiere, rivoluzionario e reazionario, modello positivo e negativo, e il tutto contemporaneamente: un personaggio dalle enormi possibilità narrative, e questo senza nemmeno parlare della sua musica.

Elvis Presley si esibisce per la prima volta nel 1957 al The Ed Sullivan Show col brano Hound Dog. Il suo talento sul palco era ed è ancora oggi assolutamente sconvolgente: al di là della qualità musicale, è la sua fisicità e il rapporto con il pubblico che lo rendono incredibile. Nella clamorosa esecuzione di Love Me Tender durante il concerto-evento That’s the Way It Is del 1970, il cantante riesce a tenere il palco, cantare il brano romantico, cambiare il testo, e contemporaneamente scherzare col pubblico fra un verso e l’altro della canzone, passando dal tono ironico al registro drammatico all’istante.

Nulla di tutto ciò si percepisce minimamente dalla lettura dell’opera. Presley viene chiamato «The King», ma non si sa perché; viene definito innovativo, ma non si sa per cosa; viene esaltato come icona, ma non si sa di chi. Gettare alle ortiche una così straordinaria possibilità narrativa è peggio che scrivere una brutta opera. Sì, è vero che «anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale», ma nel caso di Elvis la sceneggiatura non è nemmeno mediocre: è sciatta.

In realtà di anima in questo lavoro ce n’è, solo che viene esclusivamente dai disegni. Non a caso forse la parte più bella di tutte è il portfolio finale con gli schizzi e le prove colore, in cui Lé Henanff può esprimere liberamente il suo splendido tratto accademico e ultrarealistico fuori dalla inutile, forzata e controproducente griglia di vignette.

Vignette di "Elvis" di Philippe Chanoinat e Fabrice Lé Henanff.

Cos’è quel gomito? In quale delle tre vignette si trova?? A che servono le closure in questo caso???

In definitiva Elvis si candida a miglior volume per tavolino da caffè della casa editrice NPE: bellissimo da guardare, irritante da leggere, non dice nulla che i fan non conoscano, ma è ottimo da usare per rompere il ghiaccio e iniziare la conversazione sul genio che ha dato avvio alla cultura pop.

Arrivano i paradossi temporali creati da Rachel Pollack e Chris Weston

In esclusiva per Lucca Comics & Games Chris Weston sarà ospite allo stand NPE dal 2 al 5 novembre per autografare le copie del volume.

Abbiamo visto centinaia di film e di serie tv nelle quali i protagonisti si davano un gran daffare per evitare i cosiddetti paradossi temporali.
In Time Breakers invece è tutto l’opposto: è stato scoperto che la trama stessa dell’universo è fatta di paradossi temporali e per andare avanti è necessario che altri paradossi sorgano con frequenza.
Per questo i protagonisti del volume devono “rompere il tempo”, creare degli episodi sbagliati, modificare il passato, eccetera. Così uomini dell’antica Roma si trovano a convivere con le armi da fuoco ed aerei sorvolano l’India dei tempi di Buddha.
Risulta lampante fin dai primi accenni della trama che questo volume, tra lo sci-fi e l’adventure, si presenta come un qualcosa di completamente nuovo rispetto a quello che i fan del genere sono abituati a conoscere e vedere, portando una ventata di freschezza in temi ormai triti e ritriti. E dire che questa è una serie della DC Comics del 1997, completamente inedita in Italia!

RACHEL POLLACK è un’autrice americana di romanzi di fantascienza, sceneggiatrice di fumetti ed esperta di tarocchi su cui ha scritto numerosi libri. Scrittrice raffinata, vincitrice in ambito sci-fi dei prestigiosi Arthur C. Clarke Award e World Fantasy Award, è nota per il suo ciclo di storie di «Doom Patrol», successive all’acclamata gestione di Grant Morrison, in cui tratta temi inconsueti per i comics come l’identità sessuale e il transessualismo.

CHRIS WESTON, dopo un anno di apprendistato presso il noto disegnatore britannico Don Lawrence, esordisce nel 1988 sulle pagine della rivista «2000AD» con alcuni episodi di Judge Dredd. Da allora pubblica stabilmente per le principali case editrici di fumetti inglesi e americane disegnando per «The Invisibles», «Starman», «JSA», «Lucifer», «The Authority» e «The Twelve». È il co-creatore delle miniserie The Filth e Ministero dello Spazio, rispettivamente con lo sceneggiatore Grant Morrison e Warren Ellis. Dal 2008 inizia a lavorare per il cinema come concept e storyboard artist collaborando, tra gli altri, con il regista Albert Hughes alla produzione del film Codice: Genesi e del live action, poi sospeso, di Akira. Recentemente ha contribuito alla creazione dei costumi di Star Wars: Gli ultimi Jedi.

Il volume è già disponibile ora sul nostro sito cliccando qui.

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Per ottenere comodamente da casa la tua copia sketchata da Chris Weston basterà effettuare un ordine di almeno 20 euro sul sito edizioninpe.it e inserire il codice “sketch”!

Nasce la collana dedicata al maestro Attilio Micheluzzi

Questo straordinario volume apre la collana interamente dedicata ad Attilio Micheluzzi. Edizioni NPE pubblicherà nel corso del tempo l’opera integrale del Maestro in una collana omogenea di cartonati dai prezzi contenuti.
Dopo le collane dedicate a Dino Battaglia e a Sergio Toppi, un altro fondamentale tassello del fumetto italiano si inserisce nel percorso della casa editrice del fumetto d’autore.
Creato nel 1980 per la rivista «Alter Alter», Marcel Labrume è un soldato francese di stanza in Africa settentrionale e l’anno in cui si svolgono le vicende è il 1942. Micheluzzi, grazie anche alle possibilità offerte da una rivista non destinata ai ragazzi (o almeno non solo), crea un personaggio più umano, cinico e disilluso, ricco di difetti e di contraddizioni, simbolo di una seduzione un po’ perversa, per quel suo ambiguo stato di persona poco chiara, senza ideali.

Questo volume è l’edizione integrale di Marcel Labrume, personaggio di cui Attilio Micheluzzi aveva realizzato due storie:
– “Marcel Labrume”, storia di 48 pagine, ambientata nel Libano del 1940, pubblicata a puntate sulla rivista «Alter Alter», da ottobre 1980 a gennaio 1981;
– “Alla ricerca del tempo perduto,” storia di 84 pagine, ambientata nel Nord Africa del 1942, pubblicata a puntate sulla rivista «Alter Alter», da ottobre 1982 a giugno 1983;
– Un terzo episodio avrebbe dovuto veder Marcel Labrume agire dell’Indocina del 1947, ma non fu mai realizzato.

Attenzione: per coloro che decideranno di acquistarlo sul nostro sito ufficiale edizioninpe.it il volume sarà in promozione con uno sconto del 10% fino al 30 ottobre.

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Il volume è già acquistabile sul sito NPE cliccando qui. Sarà poi disponibile in tutte le librerie e fumetterie a partire dal 26 ottobre.

 

Il quinto volume della collana dedicata al Maestro Dino Battaglia

Forse il fumetto più conosciuto in assoluto di Dino Battaglia, La Mummia ha fatto scuola tra tutti i disegnatori di oggi e le sue inquadrature sono state citate centinaia di volte tanto dal fumetto (Dylan Dog primo tra tutti) quanto dal cinema.
Le vicende si svolgono nella Londra dei primi anni del ventesimo secolo. L’ispettore Coke di Scotland Yard viene chiamato ad indagare su una serie di efferati delitti commessi ai danni di alcune prostitute da parte di un assassino noto col soprannome di “Sfregiatore”. Il riferimento alle vicende di Jack lo Squartatore, assassino di prostitute vissuto nei primi anni del XX secolo, non potrebbe essere più chiaro.
Agli omicidi delle prostitute si aggiungono ben presto delle altre morti sospette, ancora più misteriose ed inquietanti: le vittime vengono trovate completamente dissanguate. Un melting pot di riferimenti letterari tardo-ottocenteschi, in una Londra notturna e nebbiosa.

L’Ispettore Coke è l’unico personaggio di cui Dino Battaglia abbia disegnato più storie: I crimini della FeniceLa Mummia e l’incompiuto I Misteri del Tamigi.
La storia a fumetti contenuta in questo volume fu originariamente pubblicata nei numeri dall’8 al 10 della rivista “Alter Alter”, nel 1983.

Purtroppo per questa quinta uscita saranno disponibili solo 1.000 copie.

Attenzione: per coloro che decideranno di acquistarlo sul nostro sito ufficiale edizioninpe.it il volume sarà in promozione con uno sconto del 10% fino al 22 ottobre.

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Il volume è già acquistabile sul sito NPE cliccando qui. Sarà poi disponibile in tutte le librerie e fumetterie a partire dal 12 ottobre.

Era una notte buia e tempestosa – Coraline

Coraline è un romanzo di genere horror scritto da Neil Gaiman che, oltre a essere romanziere, è anche giornalista, sceneggiatore televisivo e radiofonico e fumettista; nella versione a fumetti l’opera è disegnata da Philip Craig Russell, divenuto famoso per la sua edizione di Amazing Adventures e il successivo romanzo grafico con Killraven, l’eroe di una futura versione di The War of the Worlds dello scrittore Herbert George Wells.

Gaiman ha composto molti romanzi, soprattutto per ragazzi; tra i più famosi ricordiamo American Gods, I ragazzi di Anansi e appunto Coraline, con il quale ha vinto il Premio Hugo e il Premio Nebula per il miglior romanzo breve nel 2003; tra i fumetti, invece, troviamo Casi violenti, Miracleman, La crociata dei bambini, Angela, Mistero celeste e tanti altri.

L’autore inglese racconta di aver iniziato a scrivere Coraline dopo essersi trasferito con la sua famiglia in un appartamento di Littlemead, nel sud dell’Inghilterra, nel 1987 e di averlo dedicato a sua figlia Holly di cinque anni, poiché la piccola amava le storie di paura tanto da raccontarle proprio lei al padre; dichiara inoltre che il titolo del romanzo è nato da un errore, infatti aveva digitato in modo sbagliato l’originario Caroline, così era venuto fuori il nome Coraline, che però, secondo lui, doveva sicuramente appartenere a una ragazza che aveva affrontato determinate avventure. Dopo essersi trasferito in America, ha interrotto la composizione del romanzo nell’agosto del 1992, poi a distanza di sei anni ha ripreso in mano il libro e ha continuato a scriverlo per l’altra figlia, Maddy, nonostante i pochi momenti a disposizione; infatti, nella dedica iniziale del romanzo dice «L’ho iniziato per Holly. L’ho terminato per Maddy».

Il messaggio affidato a questo romanzo è quello di far capire che essere coraggiosi non significa riuscire a realizzare cose difficili o affrontare avvenimenti che altri non riescono a fronteggiare, bensì fare qualsiasi cosa ci faccia paura, anche se agli occhi delle altre persone risulta banale.

Infatti la protagonista è una ragazzina di undici anni di nome Coraline (ma tutti, esclusa la sua famiglia, sono convinti si chiami Caroline) che ha una vita perlopiù tranquilla, odia le giornate di pioggia perché non sa mai cosa fare e non riceve dai suoi genitori le attenzioni che merita; adora, invece, passare interi pomeriggi fuori per andare alla ricerca di nuove esperienze.

Grazie alla combinazione di noia e voglia di esplorare, Coraline si ritrova davanti a una porta murata che impedisce l’accesso a un altro appartamento; aprendola vede di fronte a lei il vuoto più totale e, data la sua curiosità, varca la soglia di quella porta entrando in una casa che a primo impatto potrebbe definire identica alla sua, ma prestando un po’ più di attenzione si rende conto che in realtà è migliore: la camera da letto ha colori più belli, il cibo cucinato è più buono (al contrario di quello cucinato dal padre che trova sempre combinazioni bizzarre per rendere il cibo disgustoso), ma soprattutto i due “nuovi” genitori, che hanno bottoni al posto degli occhi, risultano molto più affettuosi e attenti dei suoi veri parenti. E chissà se la bambina, che a quell’età ha il cervello come una spugna pronto ad assorbire qualsiasi frase venga detta, riuscirà a capire di essere vittima di un gioco pericoloso…

Nel fumetto, nato dalla collaborazione tra Gaiman e Russell, i personaggi, come gli ambienti, sono rappresentati in maniera molto realistica. I colori utilizzati, soprattutto per l’altra madre e per gli abiti dei protagonisti, sono prevalentemente freddi, per la maggior parte il verde e il blu; anche se in minoranza, però, vengono usati anche colori caldi, specialmente il marrone. Le vignette sono regolari e assumono sempre la forma di un quadrato o di un rettangolo; le linee che le definiscono a volte sono sostituite in parte da disegni che le sovrastano e fuoriescono, ad esempio per rappresentare alcune figure come un piatto o le dita di una persona, o per rendere al meglio l’idea di qualcuno che scappa. I balloons utilizzati per i discorsi tra i personaggi sono rotondi, mentre le didascalie per ciò che ci viene raccontato dal narratore sono quadrate; a volte alcune affermazioni o semplicemente parole sono scritte in grassetto allo scopo di sottolineare un certo punto dell’accaduto che potrebbe essere cruciale per far capire al lettore la situazione.

Ci sono alcune differenze tra il fumetto e il romanzo: più che altro nel fumetto sono omesse molte descrizioni, di cui non abbiamo effettivamente bisogno poiché possiamo capire tutto grazie ai disegni, e alcune sequenze del romanzo. In quest’ultimo, ad esempio:

– si parla in modo dettagliato dei programmi televisivi che Coraline guarda in uno dei giorni in cui è costretta a stare in casa;
– è presente un dialogo tra Coraline e Mrs. Spink, una signora che abita al piano di sotto e in passato faceva spettacoli teatrali, in cui la donna si vanta dell’attrazione che gli uomini provavano per lei e di tutte le rose che le tiravano sul palco a fine esibizione;
– c’è una descrizione piena di similitudini di un topo e delle sue caratteristiche fisiche;
– viene riportata una storia scritta da Coraline al computer;
– quando l’altra madre dà a Coraline la chiave piena di bava nel fumetto possiamo percepire il sentimento di ribrezzo che prova la bimba nel toccarla, mentre nel romanzo sembra rimanga impassibile al tatto.

Come probabilmente desiderava l’autore, grazie a questo romanzo, che doveva essere una fiaba da narrare ai bambini, molti raccontano di aver ritrovato la forza di andare avanti e di fare anche quelle cose che potevano incutere loro timore credendo in sé stessi e nelle proprie capacità, ma soprattutto nel proprio coraggio.


Angelica Ragonici ha presentato:

Coraline

Scritto da Neil Gaiman
Adattato e illustrato da Philip Craig Russell
Nicola Pesce Editore
Collana Clouds
Cartonato, 192 pp.
Euro 20,00
ISBN 9788897141037

Era una notte buia e tempestosa – Un americano alla corte di re Artù

Con questa nuova rubrica inizia il percorso didattico di Dimensione Fumetto. Come spiegato nell’articolo introduttivo, grazie alla collaborazione di Maura Pugliese abbiamo aperto una palestra per giovani recensori: tutti giovanissimi studenti delle 1ª B, 1ª E e 2ª B del Liceo linguistico di Ascoli Piceno che per la prima volta si cimentano nel ruolo di critico fumettistico. Cominciamo con la bravissima Martina.


A chi non piace viaggiare? A chi non piace andare alla scoperta di nuovi posti e di nuove emozionanti avventure? Chi non ama l’adrenalinica sensazione generata dalla curiosità? È sufficiente immaginare di avere in qualche modo un magico passaporto capace di trasportare un individuo in un luogo di fantasia a costo zero. È esattamente ciò che accade con i libri, soprattutto con quelli di avventura, in grado di far provare simili sensazioni. Mark Twain, attraverso un simpatico romanzo di genere fantastico, intitolato Un americano alla corte di re Artù (1889), trasporta il lettore all’interno della storia.

Il protagonista, uno yankee del diciannovesimo secolo, si ritrova inaspettatamente nell’Inghilterra di Camelot, nel sesto secolo d.C., e viene coinvolto in una serie di intrighi e mirabolanti avventure, al cospetto di maghi fasulli e streghe taroccate. È così costretto a utilizzare le innovazioni tecnologiche del suo tempo per apportare miglioramenti alla qualità della vita in un periodo storico in quasi totale assenza di progresso e scoperte scientifiche. Le sue capacità lo portano a diventare uno dei personaggi più potenti all’interno della società: con pochi trucchi da dilettante sconvolge il celeberrimo Mago Merlino, di cui prende il posto; viene spinto ad affrontare i più grandi cavalieri della Tavola Rotonda, come il famoso Lancillotto, per poi dar prova della sua bravura sconfiggendoli uno a uno.

Il romanzo è una delle opere più note dello scrittore e umorista statunitense, e rappresenta uno dei primi esempi di racconti sul tema del viaggio nel tempo. L’autore, dopo un’infanzia non molto florida, a diciotto anni lascia Hannibal, dove è cresciuto, per lavorare a New York; ama viaggiare e dalla sua occupazione presso una nave trae lo pseudonimo di Mark Twain. Le sue opere più celebri sono quelle che ritraggono la sua infanzia: Le avventure di Tom Sawyer (1876) e Le avventure di Huckleberry Finn (1884). Sebbene l’autore fosse d’indole pessimista quest’opera, a dispetto di tutto, si dimostra molto satirica e umoristica, infatti ritrae i più grandi esponenti di quell’epoca come un mucchio di incapaci.

Nel 1963 nasce una rivisitazione della storia di Twain sotto forma di fumetto a opera del disegnatore Lino Landolfi, divenuto famoso per la realizzazione di fumetti dal carattere avventuroso con uno stile umoristico. La sua carriera ha inizio con la collaborazione al settimanale «Il Vittorioso»; alla fine degli anni Sessanta si trasferisce a «Il Giornalino» e la sua fama cresce d’intensità con la storia Il cavaliere Procopio. Con l’attività fumettistica Landolfi evidenzia la propria originalità e si dedica anche a trasposizioni fumettistiche di classici della letteratura, tra cui Un americano alla corte di re Artù.

Nel 1963 realizza il fumetto per «il Messaggero dei ragazzi» e l’anno successivo modifica la storia per la rivista inglese «Hurricane», indirizzata a un pubblico adulto. Quest’ultimo adattamento, intitolato A yankee at the court of King Arthur, esce a puntate settimanali di due tavole ciascuna e la particolarità della pubblicazione sta nella creazione di un ritmo continuo della narrazione tra il numero precedente e quello successivo, attraverso la presenza di una battuta in chiusura, che lascia in sospeso il racconto fino alla successiva uscita.

In entrambe le versioni, Landolfi riprende abbastanza fedelmente il romanzo di Twain, anche se compaiono alcune discrepanze come, ad esempio, uno spostamento della data della storia: nel libro il protagonista è un americano della fine dell’800, mentre l’adattamento si ambienta quasi un secolo dopo. È possibile osservarlo dal semplice linguaggio usato dal protagonista, dalla sua tenuta da meccanico e dall’uso dell’automobile.

La scelta del cambiamento temporale è dovuta alla necessità di usare un personaggio contemporaneo ai lettori, cosa che avrebbe reso la storia molto più accattivante. Alcune scene, inoltre, sono state aggiunte, cambiate o semplicemente omesse, mentre l’edizione per i ragazzi si mostra molto più complicata e dettagliata, rispetto a quella per gli adulti in cui la parte finale addirittura è stata totalmente eliminata, lasciando la storia aperta e incompleta. Il disegno stesso è diverso nella versione per il settimanale inglese, infatti Landolfi, sapendo a quale fascia d’età si rivolge il proprio fumetto, stravolge completamente le vignette rispetto alla versione pubblicata ne «il Messaggero dei ragazzi». Il primo dettaglio che si nota è l’uso più diffuso del pennino: nel fumetto per ragazzi vi è una prevalenza del bianco, anche se la versione originale sarebbe stata a colori; nell’edizione inglese le vignette sono più piccole e particolareggiate. Lo stesso vale per il lessico che nella versione per ragazzi è più arcaico e vicino all’epoca di re Artù, mentre nell’altra pubblicazione è in uso il linguaggio proprio dell’epoca contemporanea ai lettori.

A differenza della “versione per ragazzi”, nell’«Hurricane» sono presenti poche onomatopee e le espressioni facciali non sono molto accentuate. Al di là delle diversità, la lettura di questo fumetto è una fantastica via d’uscita alla monotonia, un simpatico passaporto magico in grado di far evadere dalla realtà. Landolfi colma quelle piccole lacune che si erano formate nel libro, rendendo la sua opera un piacevole modo per passare la giornata. In fondo una storia d’avventura affascina sempre, a prescindere dall’età anagrafica di chi la legge.


Martina Tarquini ha presentato

Lino Landolfi – Un americano alla corte di re Artù

Editore: Nicola Pesce Editore
Collana: Nuvole d’autore
Anno edizione: 2010
Pagine: 112 p. , ill. , Rilegato
Prezzo: Euro 14,90

Paco Lanciano (e il fagiano crononauta)

L’autore di questa opera è Davide La Rosa, che ha iniziato la sua carriera di sceneggiatore pubblicando sul suo blog, dove, tra l’altro, sono apparse per la prima volta le avventure del nostro eroico protagonista, lanciato verso il salvataggio della Storia della Scienza come la conosciamo oggi, contro un malvagio Kirchhoff.

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Il fumetto in questione sembrerebbe più una story-board pensata per essere poi disegnata, paco-lanciano-cronauta-2
ma nell’ottica dei Fumetti Disegnati Male la rivista online che ha raccolto per prima queste perle dell’incapacità con la matita e di cui il nostro autore è uno dei fondatori, anche questo stile di disegno assume la propria dignità. In fondo, se esistono fumetti disegnati da dio ma sceneggiati da cani, perché non è possibile il viceversa? Infatti, facendo bene attenzione, quello che accomuna tutti questi disegnatori falliti, tra cui il Dr. Pira, autore dei Fumetti della Gleba, e il nostro autore, è proprio la grande sensibilità nella gestione della sceneggiatura, delle inquadrature e di quello che non c’è tra le vignette: la famosa closure.

La storia è un divertente espediente per poter fare divulgazione scientifica, prendendo uno degli sgherri (Paco Lanciano, quello dedivulgo-fortegli esperimenti) del più grande divulgatore italiano (La Famiglia Angela. Sì, sono una singola entità). L’utilizzo delle battute e dei riferimenti sulla cultura POP televisiva italiana viene utilizzato con successo per alleggerire la storia e per rendere paradossali e bislacchi i personaggi e le situazioni.

L’edizione della Nicola Pesce Edizioni è di buona fattura e anche il prezzo risulta congruo considerando il numero di pagine e il lavoro di integrazione rispetto alle tavole comparse sul blog dell’autore.

Infine, come farsi sfuggire un fumetto che contiene paradossi temporali e pericolosissime tracce di Fabrizio Frizzi?

Total overfuck di Miguel Angel Martin, una recensione laterale

Prendere in mano il volumone della Nicola Pesce Editore, che ristampa l’opera più controversa di Miguel Ángel Martín, è un’operazione complessa. Devi superare una certa pressione dovuta alle vicende storiche che hanno accompagnato la pubblicazione di queste storie in Italia.

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Gli eventi sono riassumibili in poche parole: all’epoca della sua pubblicazione, uno dei volumi qui ristampati, Psychopathia Sexualis, fu sequestrato da un giudice per i suoi contenuti a dir poco estremi. In seguito il sequestro fu revocato con successiva sentenza, che affermò in sostanza l’inopportunità della censura in ambito artistico.

Così, per tornare a noi, leggere Total overfuck equivale a fare esperienza di quanto noi stessi siamo disposti a tollerare prima di fermarci e dire “questo è troppo”. È una specie di esperimento sociologico su noi stessi: quanto è alta l’asticella della mia tolleranza? Sono davvero disposto a difendere la libertà espressiva nell’arte, indipendentemente da cosa ne penso del contenuto?

Ebbene, ho letto tutto Total overfuck, e ho capito diverse cose di me stesso; una delle quali è che anche io, a quaranta anni quasi suonati e dopo migliaia e migliaia di esperienze di lettura, posso ancora essere sconvolto.

Eh sì, ci sono delle cose di questo fumetto che mi hanno semplicemente devastato.

(Nota: seguono immagini dal contenuto molto forte)

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I paesaggi.

I luoghi di Miguel Ángel Martín sono sfondi privi di vita e di speranza: paesaggi esterni che riflettono una desolazione interiore. Stranianti solidi geometrici dalle linee oblique e monotone disegnano città prive di vita e di intelligenza, punteggiate di ciminiere che sputano miasmi indefiniti in cieli sempre grigi. Sono città progettate da un’umanità disumana, triste e indifferente, annegata in fiumi di squallore e miseria.

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Martín non lascia niente al caso: il susseguirsi di brevissimi episodi non lascia respiro alla mente, bombardandola con enormi vuoti sporchi d’immondizia, freddi, quel genere di paesaggi che soltanto l’uomo può concepire, permettere, volere.

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L’autore sembra chiederci se vivremmo mai in luoghi del genere. Mai, vero? Eppure le sue città sono così anonime da assomigliare troppo a quelle che abitiamo davvero.

I paesaggi, abbiamo detto. Dopo più di cento pagine di questi posti comincia a salire una brutta nausea, la voglia di distogliere lo sguardo, il sospetto che quanto vediamo sia più vero di quanto vorremmo mai ammettere. E poi Martín ci prende a pugni con l’elemento della sua opera di cui si è tanto parlato, che ha suscitato scandalo e censura.

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Le persone.

I personaggi di Martin sono odiosi, monotoni, idioti e banali. Persone prive di qualunque interesse per il lettore, impegnate in attività disgustose, appassionate del dolore altrui, incapaci di generare empatia. Squallidi esemplari della peggiore umanità, capaci di tutto pur di evadere da sé stessi.

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Annoiate creature senza alcuno slancio vitale, vivono impotenti il mondo che hanno creato con le proprie mani, alienati e profondamente, esistenzialmente, schifosamente soli. Non c’è una goccia d’amore, di pietà, di sentimento nelle nefandezze che questi individui perpetrano l’uno all’altro, ma solo calcolata indifferenza.

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Brutti, stupidi, i suoi personaggi emanano antipatia in tutto quello che fanno. Lo stomaco del lettore si contorce e non tanto per questa pornografia della desolazione umana, ma per la paura di leggere la propria insignificanza, di trovare quella perversione personale e inconfessata mostrata in tutta la sua cruda demenza. Il timore paralizzante di incrociare in queste pagine lo sguardo del proprio collega, del vicino di posto nel treno, e di vedervi sé stessi riflessi dentro.

Perché l’umanità che Miguel Ángel Martín dipinge con il suo monotono pennino puzza di realtà ancor più dei suoi paesaggi. Buona parte delle incredibili storie di abiezione che ci mostra senza alcun pudore sono tratte dalla cronaca di ogni giorno, quella che i giornali riportano con patetici eufemismi per non urtare la nostra sensibilità.

Ecco, è questo che è terribilmente disarmante del fumetto di Martín. Sì, alla fine dell’articolo possiamo anche dirvelo: c’è tanto sesso, c’è tanta violenza, c’è pedofilia, tortura, malvagità, senza alcun filtro, mostrati nella loro nudità come carne sul banco del macellaio. Leggere Total Overfuck è qualcosa di profondamente fastidioso.

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È fastidioso l’uomo che è capace di concepire un mondo del genere; capace di costruire strumenti dedicati al dolore altrui con scienza e coscienza, e di trasformare in strumenti di tortura e di perversione anche le cose dedicate a tutt’altro.

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Martín ha scelto di rivestire questo scomodo ruolo: quello di spingerci al bene mostrandoci quanto male è stato fatto, quanto male viene fatto in questo stesso momento, e quanto se ne potrà fare ancora. Il modo più semplice perché questo continui ad accadere è ingannarci, dimenticando di cosa siamo capaci: e il modo più semplice per dimenticarlo è censurando chi vuole ricordarcelo.

Non so se mi sento di consigliarvi di comprare Total Overfuck. Avete il coraggio di guardare nell’Abisso? Siete disposti a uscirne cambiati?

Se la risposta è no, niente paura, amici come prima: solo, per favore, lasciate in pace chi invece è capace di rispondere sì.