Nathan Never

La mafia a fumetti

Ogni tanto capita che qualche amico ti presti un fumetto.

A me succede con le serie che non compro regolarmente.

Mi succede ad esempio con Nathan Never, perché in casa non può starci tutto. Così ogni tanto mi faccio una scorpacciata di numeri dell’Agente Alfa (mentre a casa fanno bella mostra di sé Speciali, Universo Alfa e altri prodotti del mondo nathaneveriano) in prestito.

Quest’anno mi ha colpito moltissimo il numero 297, La lunga marcia.

I fumetti a sfondo storico sociale sono molto presenti nella mia biblioteca, ma vedere un fumetto fantascientifico, per quanto spesso impegnato, con una storia smaccatamente ispirata alla biografia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con una forte caratterizzazione anche dell’umanità che c’era intorno a loro, dalle famiglie alla scorta, ha davvero colpito nel segno.

La Sergio Bonelli Editore è sempre stata attenta a queste tematiche, anche se a volte le affronta con la leggerezza che il medium fumetto gli consente, basti pensare al rapporto dello stesso Nathan con il capitano Ishimori.

Ma forse la Yakuza è più lontana dalla nostra esperienza. Lo stesso Nathan a volte sceglie quasi il male minore.

E le mafie che compaiono nei fumetti mainstream di casa nostra sono spesso in qualche modo edulcorate.

Non voglio però qui fare una recensione di un numero di Nathan Never di un anno fa, anche perché ci sono bellissime recensioni in giro sulla rete che condivido parola per parola. La stessa copertina di Sergio Giardo è una citazione artistica inconfondibile. E ci fa capire che non sarà un numero come gli altri…

Questo fumetto però mi ha acceso veramente un interruttore nella testa e nel cuore. Mano a mano che andavo avanti nella lettura mi sono passati davanti i tanti fumetti di mafia visti e letti e mi ha dato lo spunto per questo piccolo approfondimento, che non vuole essere esaustivo, ma ancora una volta sottolineare come un mezzo ritenuto infantile e leggero come il fumetto sia stato in grado di dare immediatezza ad argomenti per niente facili.

Anche se all’inizio le collane degli anni ’70 del secolo scorso utilizzavano il nome come pretesto per storie violente o erotiche, come era frequente ad esempio nei fumetti della Edifumetto o delle Edizioni Squalo, il taglio noir e crudo ha lasciato spazio a un atteggiamento più di inchiesta e realistico.

È un campo in cui la casa editrice Becco Giallo fa la parte del leone…

A partire dai lettori più piccoli, con L’invasione degli scarafaggi, nella linea Critical Kids. Il sottotitolo dell’opera di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso è proprio la mafia spiegata ai bambini. E devo dire che l’ho sperimentato: proprio qualche giorno fa mio figlio di sei anni si è trovato tra le mani il volume e lo ha sfogliato e letto.

Beh, la storia è efficace, e anche la trasformazione dei mafiosi in insetti. Pochi minuti dopo averlo preso è venuto da me chiedendo il significato delle parole che non capiva e chiedendomi il perché della trasformazione…

Degli stessi autori, è la storia di Peppino Impastato, che ha usato un medium diverso ma ugualmente efficace per opporsi alla Piovra.

Intanto anche altri autori e altre case editrici si sono cimentati.

Così luoghi e personaggi della storia recente della malavita italiana sono stati indagati con la dovizia di particolari del giornalismo di inchiesta, ma rappresentati con l’immediatezza delle vignette disegnate.

Ottenendo il risultato di consentire con immediatezza l’accesso a storie e tematiche altrimenti abbastanza ostiche, e di stimolare la curiosità per storie, persone e luoghi, chiamando a un approfondimento che il fumetto stesso non può fornire per sua stessa natura.

Così se Becco Giallo si è occupata, oltre che di Peppino Impastato, di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Mauro Rostagno, la casa editrice romana Round Robin ha dedicato una intera collana chiamata Libeccio a personaggi dell’antimafia, come cita il sito della stessa casa editrice, “uomini e donne come tanti che mai avrebbero voluto essere degli eroi”. Da Antonino Caponnetto, a don Peppe Diana, a Pippo Fava.

Case editrici più blasonate non si sono tirate indietro:

  • Einaudi ha pubblicato Un fatto umano – storia del pool antimafia con una versione zoomorfa dei giudici degli anni ’90;
  • Bao Publishing ha ripubblicato meno di un anno fa Brancaccio, in cui piccole storie di mafia si intrecciano in una Palermo protagonista con i suoi vicoli e il suo dialetto;
  • per Tunué gli stessi Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno scritto e disegnato The passenger, una storia non basata su un fatto realmente accaduto, ma che aiuta a riflettere sul rapporto tra una modernità che fatica ad attecchire e un atteggiamento mafioso che non riusciamo ad estirpare dal nostro paese (tutto).

E l’Associazione Culturale Da sud, che peraltro da tempo è a fianco di Round Robin Editrice, in collaborazione con il Museo del Fumetto di Cosenza da oltre un anno porta in giro per l’Italia (prima al Museo di Trastevere, e fino a pochi giorni fa anche all’Università La Sapienza di Roma) la mostra Mc Mafia, con tavole originali di autori importanti del fumetto italiano.

Ancora una volta il fumetto, anche quello che sembra maggiormente di svago, trova il tempo e il modo per aiutarci a riflettere e informarci sul mondo che ci circonda, sperando di riuscire a estirpare una mentalità con la quale noi italiani stiamo purtroppo sempre più imparando a convivere, lasciando insinuare la mafiosità anche nelle piccole cose. Così, credo sia importante che anche il nostro medium faccia suo l’appello di Paolo Borsellino:

parlate della mafia, parlatene sui giornali, alla radio, alla televisione, però parlatene…

Faccia a faccia con Pino Rinaldi

Chi non conosce Pino Rinaldi?

Il disegnatore che per primo fece discutere per il suo stile “americano”, giudicato troppo azzardato ai tempi, mentre oggi è consuetudine di molti.Pino Rinaldi

Pino è sempre stato al centro dell’attenzione, non solo per il suo indiscusso talento, ma anche per varie vicende di cui fu protagonista, probabilmente perché non ha peli sulla lingua e la sua schiettezza è la base del suo carattere: “pane al pane, vino al vino” come si dice. Intanto ci siamo permessi di fare una chiacchierata con lui sul modo di vedere l’ambiente del fumetto oggi.

Capitan America by Pino Rinaldi

Capitan America by Pino Rinaldi

Pino, per chi non è aggiornato, cosa combini attualmente?   

Lavoro per il mercato francese. Ho già pubblicato un cartonato per loro e ne sto preparando un secondo.

Vorrei una tua opinione sulla Francia, rispetto all’Italia. È, come si sente dire, il paese pieno di occasioni per gli autori che non trovano spazio qui?

Non lo so, non credo. In Francia c’è un mercato totalmente diverso dal nostro e da quello degli Stati Uniti. Più varietà di scelta (fumetti storici, umoristici, di fantascienza ecc…). In USA, tolti i supereroi, si stenta a pubblicare (The Walking Dead è l’eccezione che conferma la regola). In Italia il fumetto per bambini e l’umoristico sono quasi completamente estinti… cosa deve fare un autore italiano che non è S.B.E. e nemmeno supereroico?… Sperare che dai nostri cugini d’oltralpe ci sia lavoro.

Sei stato alla ultima Lucca, come vedi questa manifestazione ormai diventato un evento di dimensioni sterminate?

La manifestazione di Lucca è diventata solo Cosplayer & Games, di comics ne vedo pochi.

Ricordo da ragazzo quando venisti a Teramo Comics nel ’93 e feci la fila per un tuo disegno. Conservo ancora la tua Legs che mi facesti. Cosa ricordi di quella manifestazione? Credi che le Fiere di fumetto sono attualmente troppe o possono ancora crescere?

Non sono troppe. Non vedo i ragazzi con le cartelline sotto il braccio… quando mancano, le manifestazioni per me non sono più tali.

Pensi che non ci siano più disegnatori che aspirano a diventare professionisti? Eppure non conosco case editrici (almeno quelle meritevoli di avere questo nome) che lamentano la mancanza di autori. Oppure pensi che ce ne siano troppi che chiacchierano ma che non si impegnano abbastanza?

Non lo so…

 

calibro 9 by Pino Rinaldi

calibro 9 by Pino Rinaldi

Oggi molti ragazzi non sono autori ma imprenditori, convinti di avere il mondo in pugno grazie ad una connessione internet. Conoscono tutti bene l’inglese.

I genitori pagano a loro viaggi per San Diego e/o Angoulême beati loro. Io per poter riuscire a diventare professionista e vivere di solo fumetto ho fatto per anni più lavori, dormendo per notte quattro ore; i miei genitori non potevano permettersi di farmi fare l’artista. La prima volta che andai a Lucca avevo i soldi solo per il viaggio di andata… Tutto troppo perfetto, non disegnano su carta, ma su computer dove la qualità potrebbe essere fallace e non genuina. Colorano tutti da dio, poi gli dai in mano un pennello e non sanno da dove impugnarlo… Fanno rocce, piante, cieli da urlo, poi scopri che non è tutta opera loro, che sotto c’è il trucco… segui i loro commenti in rete e ti accorgi che oltre a essere ignoranti sul fumetto avrebbero bisogno di un bagno di umiltà. Non dico che tutti siano così, per fortuna chi non lo è durerà nel tempo, diventando un professionista con le basi solide.

In un tuo post hai definito gli attuali lettori di fumetti «una massa di vecchi nerdacchioni con la sindrome di Peter Pan». Pensi che il fumetto oggi sia utilizzato solo come un rifugio per rimanere bambini?

Purtroppo sì. I fumetti oggi sono comprati per la stragrande maggioranza da vecchi nostalgici… Non parla più rivolto ai ragazzi/adolescenti.

OSS 117 by Pino Rinaldi

OSS 117 by Pino Rinaldi

Da questo affermo: “Maledetto il giorno che il fumetto è diventato adulto!”          

Dr.Strange By Pino Rinaldi

Dr.Strange By Pino Rinaldi

Mi spiego meglio: gli appassionati per tanto tempo pretendevano che quella del fumetto fosse ritenuta un’arte di tutto rispetto e, ora che lo è veramente, si è verificato un effetto peggiore: ci sono solo adulti che leggono fumetti, ma gli autori e le case editrici lamentano un mancato cambio generazionale, tant’è che i fumetti “seri” sono ormai troppi, mentre quelli per ragazzi e bambini sono praticamente scomparsi. Sei d’accordo? Rimpiangi quei tempi in cui i bambini erano i maggiori fruitori e i fumetti si trovavano anche dal barbiere, e non solo come reliquie custodite gelosamente da padri di famiglia?

Da quando il fumetto è scritto da autori che parlano solo dei propri problemi, ad un pubblico di lettori della propria età… non ha più possibilità di ricambio generazionale. I ragazzi non si identificano con questi fumetti, non essendoci più sintonia tra chi li produce e loro. Gli adolescenti della mia epoca e quelli d’oggi di base sono simili, ma è cambiato il contesto storico, sociale, morale, di aspettative e qualità di vita. Io non posso realizzare un fumetto per un adolescente dei miei tempi, lasciando inalterata le sensibilità, senza trasportarlo alle esigenze di oggi. Purtroppo gli autori di fumetti d’oggi si vergognano di lavorare per adolescenti. Ancora più spesso non conoscono, o non gli interessa conoscere gli adolescenti contemporanei.

S.H.E. by Pino Rinaldi

Ci sono delle differenze penso, perché alcuni autori che realizzano, che so, Dylan Dog poi creano storie per cose come Il Giornalino, ma effettivamente manca una icona italiana, anche eventualmente modaiola, per i bambini del nostro paese. A parte questo, penso che sia dovuto anche al modo in cui viene venduto il fumetto in Italia. A parte casi come quelli sopracitati, molti fumetti, neanche di chissà quante pagine, hanno prezzi non certo paragonabili alla paghetta media di un ragazzino. Spesso troviamo edizioni di lusso con contenuti extra anche di fumetti che non sono certo dei capolavori della letteratura. Per farmi capire: vado in libreria e con 10€ prendo tutte le opere di Hemingway mentre, va a finire che con la stessa somma non ci prendo nemmeno una storia di 64 pagine degli X-men. Sei d’accordo? 

Ribadisci il mio concetto che il fumetto attuale è studiato e pensato solo per “nerdacchioni” di una certa età. Prima si vendeva sulla quantità, e riciclo generazionale, ora per la fascia d’età.

I 40/50enni comprano i fumetti, essendo stati scritti per loro da autori anch’essi di 40/50 anni.

Silver Surfer by Pino Rinaldi

Silver Surfer by Pino Rinaldi

La tua passione per il fumetto supereroistico americano è famosa. Come lo vedi adesso che è diventato la gallina dalle uova d’oro di Hollywood? Sei contento del fatto che vengono prodotti film spesso rispettosi della versione cartacea o li ritieni semplicemente dei blockbuster che hanno gli anni contati?

Se le trasposizioni dei personaggi a film influissero in positivo nelle vendite del fumetto ne sarei felice, ma questo non accade. Un lettore di fumetti, va a vedersi un film sul personaggio preferito, ma un abituale visitatore di cinema non va dopo la visione del cinecomics a comprarsi il fumetto… non è mai accaduto…

Thanos by Pino Rinaldi

Thanos by Pino Rinaldi

Sei stato tra i primi autori italiani a lavorare alla Marvel. Oggi ce ne sono altri che sono andati a lavorare alla “Casa delle Idee”. Come li vedi? Preferisci qualcuno in particolare?

Non seguo… Quando lavoro per un editore mi sento in obbligo di informarmi su tutto quello che produce, quando smetto, smetto anche di seguirlo… non so spiegarti il motivo.

Willard ed Emma by Pino Rinaldi

Willard ed Emma by Pino Rinaldi

Salvo casi eccezionali, un tempo c’erano gli autori che riuscivano a crescere e migliorare nelle riviste e nei fumetti popolari per poi eventualmente fare qualcosa di proprio una volta che il loro nome aveva un certo peso. Oggi molti autori fanno il contrario: creano una vetrina dei propri lavori (sul web o autoproducendosi su supporto cartaceo) per farsi notare dagli editori di fumetto popolare. Cosa consiglieresti in un panorama come quello di oggi a un disegnatore che vuole guadagnarsi la pagnotta con i fumetti: presentarsi con portfolio agli editori grandi (“o la va o la spacca”) o prima di farsi conoscere con delle proprie creazioni “amatoriali”?

Tutte e due le possibilità? L’autoproduzione è effimera se non sei un genio o Gastone di Paperino (ma nonostante tutto ti scontri col mercato/editoria reale). Autogestendosi non si impara, occorre un supervisore/editor serio e preparato che ti fa le pulci per farti diventare un vero professionista. Una grossa casa editrice osserva il portfolio (sia cartaceo che virtuale) e poi ti commissiona delle prove se ti reputa valido… alcuni editor si rifiutano di osservare i lavori di un aspirante collaboratore in rete. Le case editrici stanno diventando sempre più specializzate… o gli proponi il materiale che esse trattano, oppure non ti degnano di uno sguardo. Ci sono editor che tentano di cavalcare l’onda di una presunta “popolarità” virtuale dell’autore, ma lasciano il tempo che trovano. Avere successo in rete non significa vendere il fumetto, e… volenti o nolenti questo è il compito primario di una casa editrice di fumetti.

Si è straparlato dell’unico Nathan Never che realizzasti (Demoni il numero 22) e molti lettori dell’Agente Alfa lo ricordano con tanto entusiasmo, ma oggi se la Bonelli ti ricontattasse, accetteresti? Motivi?

Senza problemi. Io mi reputo anche un professionista e come tale non ho problemi nel collaborare con chiunque. Logico che non mi sognerei mai di accettare di lavorare per Topolino, essendo un genere che io non tratto, o per chi è al di fuori della mia etica e morale.

Domanda finale: se dovessi pensare ad un “lettore tipo” delle tue opere, come le descriveresti?

Non ci ho mai pensato, non so nemmeno se io abbia un “lettore tipo” delle mie opere.

 

25 ANNI DI NATHAN NEVER

Comunicato Stampa

LA PRIMA SERIE DI FANTASCIENZA DI SERGIO BONELLI EDITORE, NATA LO STESSO ANNO DEL WEB, FESTEGGIA IL SUO QUARTO DI SECOLO CON INIZIATIVE, MOSTRE ED EVENTI SPECIALI NELLE FIERE, IN EDICOLA, IN LIBRERIA, IN FUMETTERIA E IN TV

L’albo n. 300 con variant cover di Enki Bilal, una mostra a Napoli Comicon, una nuova miniserie, la pubblicazione del volume in brossura Visioni di un futuro remoto e due episodi in anteprima di The Editor is In  prossimamente su Sky Arte HD

Tutto raccontato e commentato sui social con #NathanNever25 proprio nei mesi in cui si festeggia la messa online del primo sito web della storia

“Molti personaggi dei fumetti vivono spesso un eterno presente, ma per Nathan Never non è mai stato così. Fin da subito, io e i miei colleghi decidemmo che nelle storie del nostro personaggio la freccia del tempo si sarebbe potuta indirizzare sia sui giorni trascorsi, sia su quelli a venire. Ci saremmo concessi abbondanti salti dentro i ricordi dei personaggi e prolessi narrative che avrebbero anticipato accadimenti futuri. Eravamo convinti che proprio questa possibilità di spaziare potesse diventare uno degli elementi chiave delle avventure che ci accingevamo a scrivere”.

Bepi Vigna

NathanNever25È il giugno del 1991.

I Queen hanno da poco dato alla luce Innuendo, il loro ultimo album con Freddie Mercury, Il Silenzio degli Innocenti con Anthony Hopkins ha terrorizzato il pubblico del cinema e, soprattutto, Tim Berners-Lee, ricercatore del Cern, sta per annunciare al mondo la soluzione al problema di come condividere i documenti tra studiosi grazie a un software basato sul concetto di ipertesto che lui stesso battezza come World Wide Web: il sito che mette in rete è il primo della storia e inaugura ufficialmente l’era di internet.

È in questo 1991 rivoluzionario che, 25 anni fa arrivava in edicola il primo numero di Nathan Never, la prima serie di fantascienza di Sergio Bonelli Editore ideata da Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna e subito amatissima dai lettori, primi tra tutti quelli che sono rimasti conquistati dal Blade Runner di Ridley Scott. Come spiegano gli autori, del resto, Nathan Never racconta un viaggio nel tempo dove, partendo dai ricordi, si va incontro al sogno.

Oggi l’Agente Speciale Alfa non ha bisogno di presentazioni. Eppure vale la pena, come in ogni celebrazione che si rispetti, ripartire da principio e ripercorrerne la storia. Nathan Never è un ex poliziotto e ha alle spalle un passato terribile. Sua moglie Laura è stata uccisa da un criminale e sua figlia Ann è stata ricoverata in una clinica psichiatrica, in stato di shock per avere assistito alla morte della madre. Per poter pagare le cure della figlia, Nathan, ritiratosi in un tempio shaolin per studiare arti marziali, è costretto a tornare al suo lavoro e ad accettare un incarico di agente speciale all’interno di un’agenzia privata di investigazioni…

Da qui prende le mosse la storia di Nathan Never. E ora, dopo 25 anni è finalmente tempo di festeggiamenti che, per l’occasione, saranno raccontati anche online sul sito http://www.sergiobonelli.it/ e con l’hashtag #NathanNever25. Cosa, questa, che diamo per scontata, ma che invece ha un sapore decisamente evocativo visto che il World Wide Web, proprio come Nathan, festeggia nel 2016 i suoi primi 25 anni.

Ma andiamo con ordine raccontando passo dopo passo tutte le tappe di queste celebrazioni.

INFOGRAFICA_NN_15019 e 21 Aprile 2016: NATHAN NEVER. VISIONI DI UN FUTURO REMOTO IN FUMETTERIA E LIBRERIA

L’Agente Speciale Alfa comincia a festeggiare i suoi 25 anni in aprile, nelle fumetterie (dal 19) e nelle librerie (dal 21). Sì, perché proprio in questi giorni farà il suo debutto sugli scaffali Nathan Never. Visioni di un futuro remoto, il volume in brossura in tre capitoli che svela molti retroscena della vita di Nathan Never: dalle spiagge di El Teely, l’isola che diede i natali a sua madre, dove affronta i loschi interessi della multinazionale Chimer, passando per gli anni della giovinezza con la prima missione in polizia come scorta del procuratore Sara McBain, lo scontro con gli uomini di Aristotele Skotos, il matrimonio con Laura Lorring e la nascita di Ann, fino al coinvolgimento di un Nathan Never, ormai anziano, nel conflitto che determinerà le sorti del Pianeta Rosso. Tre imperdibili avventure scritte da Bepi Vigna e illustrate dagli eleganti tratti di Nicola Mari e Germano Bonazzi, racchiuse da una copertina inedita firmata da Bonazzi. La lettura ideale per ripercorrere alcuni dei momenti chiave della vita dell’Agente Speciale Alfa, ma anche per scoprirli per la prima volta.

 

22-23 Aprile 2016: COMICON di NAPOLI: mostre, incontri, variant di Nathan Never n.300

La festa continua al Comicon di Napoli dal 22 al 25 aprile: per l’occasione sono stati organizzati incontri, una mostra e la pubblicazione (in anticipo sui tempi) del numero 300 a colori, scritto da Bepi Vigna e visualizzato da Roberto De Angelis, che non solo sarà disponibile in anteprima rispetto all’uscita in edicola (prevista per il 18 maggio), ma verrà offerto a Napoli in Edizione Variant con la speciale cover di Enki Bilal. Nell’ambito del festival sarà inoltre organizzata una mostra che, grazie all’esposizione di alcune preziose tavole e materiali originali appositamente selezionati, regalerà un inedito itinerario storico sulle tracce di albi e speciali legati all’universo di Nathan Never, che dal 1991 ad oggi conta oltre 70 mila tavole e 582 copertine. La mostra è a cura di alino&alina con Glauco Guardigli, curatore della testata bonelliana, e con la collaborazione di importanti collezionisti: un omaggio ai 25 anni di Nathan Never e agli 80 anni del debutto della fantascienza a fumetti in Italia, che generalmente viene fatto coincidere con la pubblicazione, nel 1936, di “Saturno contro la Terra” di Federico Pedrocchi e Giovanni Scolari.

Sempre al Comicon, sabato 23 aprile alle 15 al Teatro Mediterraneo, è stato organizzato uno speciale incontro su #NathanNever25. Qui assieme a Michele Masiero, direttore editoriale di Sergio Bonelli, gli spettatori viaggeranno nel tempo attraverso mega proiezioni fotografiche alla scoperta dei segreti della storia di Nathan Never. Interverranno all’evento Serra, Medda, Vigna, Giardo, Guardigli e De Angelis. Subito dopo avrà luogo un’anteprima mondiale: quella dei due episodi della serie tv “The Editor is In”, con protagonisti rispettivamente Nathan Never e Legs Weaver. Per la prima volta nella storia i fan di Nathan Never vedranno sul grande schermo il loro beniamino.

“The Editor is In” è una serie in live-action e animazione, prodotta da Sky Arte HD, TIWI e Sergio Bonelli Editore, in onda, in prima visione, dal 28 aprile tutti i giovedì alle h 20.50 su Sky Arte HD (120 e 400 di Sky) che racconta la movimentata realtà quotidiana di un editor alle prese con collaboratori davvero eccezionali. Nei due episodi, l’Editor – interpretato da Alex Cendron – è a colloquio con Nathan Never e Legs Weaver. Sembra tutto tranquillo quando, inevitabilmente, la conversazione prende una piega inaspettata. Incastrato, suo malgrado, in situazioni surreali, tra citazioni e ammiccamenti a vecchie storie, l’Editor è di volta in volta un manager, un mentore, un confidente per eroi ed eroine, colti nelle pause tra un’avventura e l’altra.

17 maggio 2016: LO SPECIALE A COLORI UNIVERSO ALFA N. 18, GENERAZIONE FUTURO – ATTACCO ALLA TERRA

Anche Universo Alfa, il semestrale contenitore che ospita diverse serie dell’universo narrativo di Nathan Never (“Dipartimento 51”, “La Squadra Fantasma”, “Sezione Eurasia”, “Guerra Futura”, “Le cronache di Marte” e “Il mondo dei robot”) festeggia i 25 anni dell’Agente Speciale Alfa con uno speciale a colori intitolato Generazione Futuro-Attacco alla Terra, con soggetto e sceneggiatura di Stefano Vietti, disegni di Ivan Fiorelli e copertina di Max Bertolini.

18 e 27 maggio 2016: LA NUOVA MINISERIE NATHAN NEVER ANNOZERO in fumetteria e in edicola

Sempre in primavera un’altra grande novità per tutti i lettori di Nathan Never: a maggio debutterà infatti Nathan Never. Annozero, la prima delle tre miniserie di sei numeri che “ri-narrano” il passato del nostro Agente Speciale Alfa. Ognuna delle tre miniserie sarà affidata a uno dei suoi tre padri, gli immancabili Medda, Serra e Vigna. Il primo a partire sarà Vigna, affiancato da un Roberto De Angelis scatenato, anche autore delle copertine. La miniserie avrà infatti due cover diverse per le due edizioni, quella da fumetteria (disponibile da mercoledì 18 maggio) e quella da edicola (in vendita da venerdì 27maggio).

In occasione delle celebrazioni, tutti i lettori di Nathan Never sono invitati a raccontare sui social la loro passione attraverso l’hasthag #NathanNever25, postando la propria cover preferita, raccontando quale dei 300 episodi della serie dell’Agente Speciale Alfa è quello che maggiormente ha colpito la loro immaginazione e quale tra i nemici di Nathan sono quelli che più li hanno segnati tra Aristotele Skotos, suo figlio Kal, Raven, la Fratellanza Ombra, i tecnodroidi, Athos Than…

I creatori di Nathan Never

Michele Medda

Nato a Cagliari il 7 dicembre 1962, Michele Medda si laurea in Lettere con una tesi sul giallo italiano. La passione per le nuvole parlanti lo conduce a partecipare, insieme con i corregionali Antonio Serra e Bepi Vigna, al gruppo “Bande Dessinée”. I tre sono avviati al professionismo da un incontro con Alfredo Castelli, che li invita a collaborare per Martin Mystère. Dal loro sodalizio nasceranno Nathan Never e Legs Weaver. In solitario, Michele Medda firma testi per Tex, Nick Raider e Dylan Dog. Al di fuori della produzione bonelliana, realizza, insieme a Stefano Casini, “Digitus Dei” (Magic Press), oltre a collaborare con Marvel/Panini per “X-Campus” e con Disney Italia per “Kylion”. Nel 2009 fa il suo esordio in edicola la miniserie Caravan, pubblicata da Sergio Bonelli Editore, di cui è creatore e sceneggiatore. Attualmente è al lavoro sulla miniserie Lukas, di cui è coautore con Michele Benevento, in edicola da marzo 2014.

Antonio Serra

Antonio Serra nasce ad Alghero il 16 febbraio 1963 e muove i suoi primi passi nel mondo dell’editoria e della fiction di carta alla fine degli anni Settanta, quando cura la rivista amatoriale di fantascienza “Fate largo”. Nel 1982, presso il Centro Culturale cagliaritano “Il Circolo”, conosce Michele Medda e Bepi Vigna, che formeranno con lui quella che, nel mondo della letteratura disegnata, è nota ai più come “la Banda dei Sardi”. Accomunati dalla passione per il fumetto, i tre fanno parte del gruppo “Bande Dessinèe”(insieme ad altri futuri autori, quali Vanna Vinci e Otto Gabos), per poi entrare da professionisti nel settore vedendosi sceneggiare da Alfredo Castelli alcuni soggetti scritti per Martin Mystère. Sempre lavorando insieme, Medda, Serra e Vigna realizzano altre sceneggiature per il detective archeologo e per Dylan Dog. Infine, dopo avere elaborato insieme il progetto di Nathan Never e Legs Weaver, si dedicano separatamente alla sceneggiatura delle singole storie. Serra è anche curatore redazionale delle due testate, cui si è aggiunta la serie dedicata all’Agenzia Alfa. Nel 1999, l’Editore Sergio Bonelli approva a Serra l’idea per un “nuovo” personaggio. Gregory Hunter (un tempo Gregory Hammer, creato all’epoca della “Bande Dessinèe”) che raggiunge le edicole nel 2001. Nel 2007 è alle redini anche del nuovo semestrale legato al mondo di Nathan Never: Universo Alfa. Dal 2005, insieme a Gianmauro Cozzi, lavora sul progetto che, nell’autunno del 2009, esordisce in edicola con il titolo Greystorm, miniserie in 12 albi. Nel 2012 esce “Sul pianeta perduto”, ottavo numero della collana Romanzi a Fumetti, disegnato da Paolo Bacilieri.

Bepi Vigna

Vigna nasce a Baunei (Nuoro) il 24 luglio 1957. Si laurea in Giurisprudenza e inizia a lavorare come procuratore legale. Affianca a questo impegno la collaborazione con il quotidiano L’Unione Sarda, oltre a occuparsi di fumetti. Percorso simile a quello di Serra e Medda (partecipazione al gruppo “Bande Dessinée”, quindi le prime sceneggiature in squadra per Martin Mystère, Dylan Dog, Zona X, infine, la creazione delle saghe fantascientifiche di Nathan Never e Legs). Da solo, Vigna, scrive testi per Nick Raider e Zagor e dà vita ad Asteroide Argo, spin-off della serie Nathan Never. Ha inoltre pubblicato romanzi e racconti (L’Estate dei dischi Volanti, La Pietra Antica, Niccolai in Mondovisione), è autore di diversi saggi sul fumetto (tra cui Il Fumetto Franco Belga, edito da Comic Art), ha diretto cortometraggi e scritto testi teatrali; un suo pamphlet ironico, intitolato Sardi, quelli con la testa dura (ed. Sonda, Torino) in Sardegna è stato a lungo in testa alle classifiche dei libri più venduti. I tre componenti della “Banda dei Sardi” insieme a Michele Masiero, hanno firmato anche “Raccontare Martin Mystère” (Glamour).

NATHAN NEVER N° 300

a colori

Sceneggiatura: Bepi Vigna

Disegni: Roberto De Angelis

Variant cover: Enki Bilal

Edizione speciale per Napoli Comicon, dal 22 al 25 aprile 2016,

con 16 pagine di un esclusivo apparato redazionale, creato appositamente dal team Bonelli

Pagine: 112

Prezzo: 6,00 euro

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NATHAN NEVER. VISIONI DI UN FUTURO REMOTO

Uscita: 19/01/2016 in fumetteria e 21/04/2016 in libreria

Soggetto: Bepi Vigna

Sceneggiatura: Bepi Vigna

Disegni: Nicola Mari e Germano Bonazzi

Copertina: Germano Bonazzi

Tipologia: Brossurato

Formato: 16×21 cm, b/n

Pagine: 464

ISBN 978-88-6961-030-1

Prezzo: 15 euro

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UNIVERSO ALFA N° 18

Periodicità: semestrale

GENERAZIONE FUTURO – ATTACCO ALLA TERRA

Uscita: 17/05/2016

Soggetto: Stefano Vietti

Sceneggiatura: Stefano Vietti

Disegni: Ivan Fiorelli

Copertina: Max Bertolini

Colori: Daniele Rudoni e Alessandro Musumeci

Pagine: 132

Prezzo: 6,00 euro

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NATHAN NEVER ANNOZERO

miniserie

Uscita: 23/05/2016 in fumetteria e 27/05/2016 in edicola

Soggetto: Bepi Vigna

Sceneggiatura: Bepi Vigna

Disegni e copertina: Roberto De Angelis

Pagine: 98

Prezzo: 3,50 euro

Online e sui social

#NathanNever25

http://www.sergiobonelli.it/sezioni/15/nathan-never 

https://www.facebook.com/NathanNeverSergioBonelliEditore

Mostra Davide Perconti

Comunicato Stampa

Mostra di tavole originali del fumettista Davide Perconti.

“Davide Perconti e la fantascienza nei fumetti di Sergio Bonelli Editore”.

Esposizione di una cinquantina di tavole originali – edite e inedite – di Legs Weaver, Gregory Hunter, Agenzia Alfa e Nathan Never presso il Centro Piovese di Arte e Cultura in Via Garibaldi 40 a Piove di Sacco (PD).

Locandina

L’inaugurazione della mostra è prevista per sabato 13 febbraio 2016 alle ore 17:00. Saranno presenti l’Assessore alla Cultura dott.ssa Paola Ranzato e i fumettisti Andrea Artusi e Francesco Rizzato.

La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 13 al 28 febbraio 2016 con i seguenti orari: da martedì a venerdì dalle ore 17:00 alle ore 19:00, sabato e domenica dalle ore 10:00 alle ore 12:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00

Per ulteriori informazioni si può visitare www.davideperconti.it

Intervista a Romeo Toffanetti

Abbiamo il piacere di intervistare Romeo Toffanetti, disegnatore storico di Nathan Never e tra i più originali di tutto il ventaglio di disegnatori della Bonelli. Nato in Argentina ma fortunatamente per l’Italia, si trasferisce da noi e possiamo godere ormai da anni il suo talento. In questa intervista rivela una sensibilità artistica che ha dello stupefacente.

Nathan

  • Ciao Romeo, rompiamo subito il ghiaccio. Sei tra i disegnatori storici di Nathan Never, personaggio che, a differenza di altri che non cambiano, ha avuto molti mutamenti anche cambiando personaggi secondari. Come vedi oggi la serie rispetto a 25 anni fa?
  • Credo onestamente che Nathan sia uno dei personaggi che più si siano messi in discussione, sono scomparsi personaggi di contorno, ne sono apparsi di nuovi che sono scomparsi a loro volta a favore di un realismo importante, e per realismo intendo (nel contesto di una saga fantascientifica) le dinamiche psicologiche dei personaggi, sempre coerenti nel loro divenire, con dinamiche e scelte sempre possibili e plausibili, cosa questa che credo il lettore apprezzi molto. Come nella vita di ognuno, anche in quella di Nathan le persone arrivano e poi se ne vanno per altre strade. È cambiata la città di Nathan, è cambiato chi dirige l’agenzia Alfa, alcuni personaggi si sono evoluti, altri sono cambiati, altri si sono staccati dall’agenzia e dalla saga. Credo sia una cosa davvero molto bella e che richieda un gran lavoro di coordinazione

 Nathan Never 280 Il demone intermittente

  • Proprio il tuo debutto su NN (“Forza invisibile” n° 5) fu la storia più acclamata tra i primi numeri che uscirono. Come ricordi quel debutto, la nascita di Nathan e la creazione del suo mondo?
  • Fu molto complicato per me. Arrivavo dalla pittura e da un fumetto estetizzante molto vicino all’illustrazione. In quel periodo adoravo Enric Siò, Toppi, Corben, Battaglia, Breccia etc etc, insomma un fumetto dove la componente visiva e pittorica era molto forte, e trovarmi a disegnare in bianco e nero, senza colore o semitoni un personaggio così complesso fu davvero traumatico. Ogni vignetta era una battaglia, non c’era segno che non avrei rifatto in un altro modo, ogni costruzione prospettica, ogni scenografia doveva essere resa con il segno, ogni atmosfera era in bianco e nero (allora non usavamo manco i retini), sì, quel periodo fu davvero difficile per me. Sembrerà melodrammatico ma ho pianto spesso davanti a tavole che non venivano, che non mi piacevano, e che avrei voluto rifare mille volte. Sono sempre stato eternamente insoddisfatto di ciò che faccio, non riesco a rivedere un albo senza provare fastidio e sentirmi in difficoltà, sono sempre immensamente critico davanti a ciò che faccio, e se da un lato ciò è auspicabile in qualunque artista (perché presuppone l’idea di progresso e crescita mettendosi costantemente in discussione) dall’altro genera molta insicurezza e insoddisfazione verso ogni lavoro, sia che si tratti di fumetto, di pittura o scrittura.

Nathan Never Il demone intermittente 

  • Ultima domanda su NN (sennò sono monotematico!): gli sceneggiatori sono tutti cambiati (salvo qualche sporadico ritorno della famosa “Banda dei Sardi”: Antonio Serra, Michele Medda e Bepi Vigna, creatori dell’Agente Alfa), mentre alcuni disegnatori sono rimasti, tra cui tu. Come si è evoluto il tuo rapporto con gli sceneggiatori negli anni? Preferisci lavorare con la vecchia guardia o anche con i “giovani”?
  • Non ho una vera predilezione, ho lavorato molto bene con Bepi Vigna su tanti numeri e ho lavorato molto bene con Davide Rigamonti in due storie che mi stanno molto a cuore, ovvero, L’ultimo regalo dove abbiamo giocato sulla composizione della tavola, sull’atmosfera della città innevata, sull’apertura di certe vignette, tornando ad atmosfere più “bladerunneriane” e addirittura un paio di Splash-page ne Le lacrime della sirena. Direi che se devo trovare un filone direi che mi piacciono di più le storie con atmosfere cupe e vagamente nostalgiche (come la bellissima Ritorno a Gadalas di Bepi Vigna) dove mi piace curare l’espressività e la recitazione dei personaggi più che il disegno in sé o l’accuratezza scenografica. La vera scommessa è quella di portare il lettore dentro la storia e farlo uscire solo dopo la fatidica frase “fine dell’episodio”. Mi piace pensare di “rapirlo” per il tempo della lettura cercando di evocare quasi fisicamente le atmosfere della storia. Non ho interesse a esibirmi, la cosa che più mi sta a cuore è rispettare la storia e la sua atmosfera, e per farlo a volte è necessario “scomparire” come disegnatore per assecondare il ritmo narrativo e la regia, per “riapparire” in una scena chiave, dove il disegno e la cura del dettaglio hanno un senso e un’importanza. Più dettagli ci sono in una vignetta, più lento è il ritmo narrativo perché fa fermare il lettore a contemplare decine di particolari spesso inutili all’interno di una tavola. Mai come negli ultimi anni ho apprezzato il lavoro e la sintesi di disegnatori come Toth, Mazzucchelli, Craig Thompson, Seth e tutti coloro che amano raccontare più che esibirsi. In questa lista potrei mettere molti bonelliani come l’immenso Ticci, Casertano, Diso etc etc. 

Nathan N

  • Come sono le giornate in cui combatti per realizzare 96 pagine?
  • A volte leggere, quando le cose vengono come si voleva che venissero, magari con fluidità e naturalezza, altre volte è tutto drammaticamente difficile e complicato. Dipende dall’umore, dall’ispirazione, e se ciò che devo disegnare è nelle mie corde o meno. Insomma, disegnare fumetti è parecchio complicato, più che dipingere. Quando dipingo, dipingo ciò che mi piace e voglio comunicare, mentre nei fumetti non è sempre possibile, nei fumetti ti trovi a illustrare le cose più diverse, cose che non ti sarebbe mai venuto in mente di disegnare, cose come una…diga, per esempio!

 Quando sei a caccia di ispirazione, come risolvi questa caccia? Dove trovi gli stimoli di solito?Illustrazione libretto Cd A fine Day Between Addictions

  • Nella musica, amo la musica, ascolto molta musica. Forse avrei dovuto fare il musicista!La musica evoca le immagini, mi basta chiudere gli occhi e ascoltare che le atmosfere appaiono, anche le inquadrature e le tonalità. Ho giocato con la musica diverse volte, l’ho usata per film e cortometraggi, ho fatto da produttore arrangiatore al disco di un amico songwriter molto bravo, Diego Sandrin. Il disco è uscito in America nel 2007. Il titolo è A fine day between addictions ed è una delle poche cose di cui vado davvero fiero. Le canzoni di Diego sono fantastiche e siamo finiti addirittura nella compilation di canzoni dei Sony Vaio dell’anno seguente. Per quel disco ho fatto anche il video per un paio di canzoni e il backstage in sala d’incisione. Ogni albo di Nathan nella mia testa ha una colonna sonora e un suono, lo stesso suono che deve avere un quadro per essere finito, dev’esserci quel preciso suono, altrimenti è da buttare!
  • Raramente ti si vede nelle manifestazioni o nelle fiere. Come mai questa scelta? Che rapporto hai con il pubblico?
  • Non vado alle fiere perché mi annoio, lavoro ogni giorno per ore sul fumetto e non ho voglia di immergermi per giorni interi in festival e manifestazioni. Credo siano almeno una ventina d’anni che non ci vado. Preferisco leggere (fumetti e libri) e andare a mostre e manifestazioni che non hanno a che vedere col fumetto, mostre d’arte, teatro e musica. Il fumetto è tutto l’anno, preferisco prendermi qualche piccola vacanza in contesti diversi, con altri stimoli, con altre angolazioni sull’arte e la comunicazione.

 Illustrazione

  • Nel tuo profilo FB si vedono delle tue bellissime illustrazioni che esulano dalla fantascienza. Se avessi carta bianca su un fumetto, cosa realizzeresti?
  • Bè, ho finito una graphic novel che prima o poi pubblicherò e che diverrà uno spettacolo con la proiezione della graphic dopo un duro lavoro di (quasi) animazione e con il gruppo dal vivo che eseguirà la colonna sonora. Insomma un misto tra cinema e concerto per una graphic minimale, più vicina al cinema forse che al fumetto per quanto riguarda il ritmo, le inquadrature e il montaggio. Se avessi carta bianca userei i sLa sposa del lupo- Graphic novel di prossima uscitailenzi e le pause, farei parlare di più le immagini, userei al massimo quello che è lo specifico fumettistico, ovvero tutto ciò che rende il fumetto quella grande arte che è. Se dovessi fare degli esempi citerei Watchmen, V per Vendetta, The Dark Knight dove il linguaggio del fumetto (le inquadrature, il montaggio della tavola, le dimensioni delle vignette, il potere della parola scritta coniugata all’immagine) lo rendono insostituibile e inimitabile. Purtroppo spesso il fumetto ammicca ad altri media, dal cinema ai videogames, perdendo in parte molto del suo potere narrativo e della sua originalità. Penso con ammirazione a certe tavole di Crepax, di Micheluzzi, dove la composizione della tavola non inibiva la lettura ma ne ampliava le possibilità usando al massimo la contrazione del campo giocando con le dimensioni delle vignette, in un gioco a dir poco geniale. Ora il tutto è più votato a stupire, e stordire, che al racconto e al linguaggio, il tutto facilitato dal digitale che permette di fare cose incredibili ma spesso inutili.

          Oltre alle illustrazioni fai dei veri e propri quadri. Quanto è importante per un disegnatore di               fumetti avere una cultura verso la pittura?

  • Bè, la pittura ha avuto da sempre un ruolo molto importante nella mia vita insieme al fumetto, e per mia fortuna sono sempre riuscito a tenerle separate, evitando di fare quadri fumettistici e fumetti pittorici. Io credo che un fumettista debba nutrirsi di ogni cosa: di arte, di cinema, di musica, di letteratura, di poesia. Ogni arte aiuta e influenza l’altra, ogni emozione ha un suo veicolo d’elezione, certe cose posso dirle con il fumetto, altre con il cinema, altre con la musica, altre con la pittura; e anche qui certe si possono trasmettere con il pastello, altre con l’olio, altre con l’acquerello e altre ancora con l’incisione. Trovo sia fantastico poter scegliere.
  • Moebius diceva che, quando era stanco di disegnare, per rilassarsi si metteva a disegnare. Potremmo quasi dire che tu fai la stessa cosa o sbaglio?
  • Si è abbastanza vero, io mi rilasso molto disegnando senza uno scopo, scrivendo (scrivere è un’altra mia grande passione), ascoltando musica, ma anche giocando con i miei cani. In realtà per rilassarmi senza fare niente di tutto questo mi basta essere immerso nella natura e guardare, lei non ha certo bisogno di essere osservata o dipinta per esistere, certo non è lì per l’arte degli artisti, lei è davvero qualcosa di magico!

 Buenos- Aires San Telmo Acquerello

  • Rapporto “fumetto-arte”: pensi che questo rapporto debba per forza esistere o anche il fumetto può essere una semplice lettura che deve solo emozionare e sorprendere, in quei minuti in cui il lettore ne usufruisce per poi riporlo?
  • È un discorso che abbiamo sfiorato anche prima, io credo fermamente che il fumetto sia arte allo stato più elevato, perché presuppone artigianato al più nobile livello, perché poco si presta ai bluff, perché per realizzarlo servono enormi competenze che vanno dal disegno alla regia, al montaggio, e nel disegno un fumettista deve saper disegnare automobili, paesaggi, uomini, donne, animali, mari montagne, foreste, astronavi; praticamente qualsiasi cosa passi per la testa di uno sceneggiatore. Quindi non esiste un rapporto tra fumetto è arte, perché il fumetto è arte stessa, arte nobile, molto sottile a volte. 

Portrait

  • Quasi tutti gli artisti raccontano della scoperta di un’opera o di un artista che ha cambiato la loro vita. A te è successa la stessa cosa? Se sì, con cosa o chi?
  • L’elenco è infinito: dalla Passione secondo san Matteo di Bach diretta da Eugen Jochum, alla nona sinfonia di Brucker, passando per Kind of blue di Miles Davis e La morte e la fanciulla di Schubert. Dalle tavole di Tamburi di Guerra e Giubbe rosse di Ticci, al Mort Cinder di Alberto Breccia e Héctor Oesterheld , dai Dialoghi con Leucò di Pevese alle Elegie duinesi di Rilke senza trascurare ovviamente Pessoa. Dall’Arte della fuga di Bach alla voce di velluto di Dean Martin e quella banda di teppisti che erano il Rat pack con Sammy Davis Jr. e Sinatra. Dai quadri di John Singer Sargent ai disegni di Giraud/Moebius, dalle tele di Caravaggio agli affreschi del Tiepolo, da Alex Toth a Harold Foster…l’elenco è davvero lunghissimo!

Grazie del tempo concesso Romeo