Naoko Takeuchi

Pretty Guardian Sailor Moon New Edition: il ritorno del Cristallo di Luna

Sono passati 22 anni dal 1995, quando Edizioni Star Comics decise di pubblicare in Italia le magiche avventure della combattente che veste alla marinara, ma la mitica guerriera della Luna non è invecchiata per niente! Naturalmente, stiamo parlando di Sailor Moon: come annunciato al Napoli Comicon 2017 PRETTY GUARDIAN SAILOR MOON New Edition n. 1 sarà disponibile in Italia dall’8 Novembre, in una riedizione nuova di zecca: testi accuratamente revisionati e nuovi adattamenti, il tutto per un grande classico della Maestra Naoko Takeuchi.

Usagi è una quattordicenne che conduce una vita allegra e spensierata come tante sue coetanee. Tuttavia, il giorno in cui s’imbatte in una misteriosa gattina parlante di nome Luna, comincia per lei un’avventura sconvolgente: scopre infatti di essere Sailor Moon, guerriera dell’amore e della giustizia dotata dei poteri della Luna, e di avere sulle spalle il destino dell’intero pianeta!

Dall’8 Novembre PRETTY GUARDIAN SAILOR MOON New Edition n. 1 sarà disponibile in edicola, fumetteria, libreria e Amazon!

Naoko Takeuchi è una delle più celebri mangaka giapponese, nata a Kofu il 15 marzo 1967: il suo esordio professionistico avviene sulle pagine della rivista «Nakayoshi», edita da Kodansha, casa editrice che non ha più lasciato. La sua opera più famosa, considerata tra le più alte espressioni dellacultura pop nipponica, è PRETTY GUARDIAN SAILOR MOON, per la quale ha vinto il 17° Kodansha Manga Award. Tra le sue passioni, oltre alla guida di macchine veloci e il collezionismo di antichità, vi è la scienza: è infatti laureata in Chimica.

PRETTY GUARDIAN SAILOR MOON New Edition n. 1

Naoko Takeuchi

11,5×17,5, B, b/n e col., pp. 240, € 4,70

Data di uscita: 08/11/2017, in edicola, fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822607126

What if… Yuri!!! on ICE disegnato da mangaka famosi

Il successo che sta avendo lo spokon Yuri!!! on ICE si avvicina sempre più a conquistare l’aggettivo “clamoroso”, e per adesso è già a “incredibile”. Basti ad esempio il fatto che nella prima settimana di vendita i DVD e Blu-ray hanno superato le 50’000 unità: una cifra incredibile considerando che persino i blockbuster tipo Sword Art Online arrancano sulle 10’000, incredibile considerando che è una serie rivolta al pubblico femminile più sparuto di quello maschile, e incredibile considerando che è il primo anime non yaoi a presentare anche relazioni omoaffettive narrate con naturalezza e non per il service sessuale. Yuri!!! on ICE è un anime sportivo ben fatto in cui la storia d’amore tra allenatore e sportivo nasce e cresce non tra uomo e donna, ma tra due uomini: incredibile.

Schizzo di Mitsurou Kubo per il cofanetto DVD/Blu-ray di "Yuri!!! on ICE".

Lo schizzo della fumettista Mitsurou Kubo per il cofanetto DVD/Blu-ray di Yuri!!! on ICE. L’anime è stato interamente ideato, scritto e disegnato dalla Kubo nonostante non ne esista (ancora) il fumetto.

Questa esplosione di popolarità per un anime dedicato a uno sport relativamente poco popolare come il pattinaggio sul ghiaccio ha portato il fandom giapponese a celebrate la serie al suo solito modo, ovvero usando la creatività. Oltre alle comuni doujinshi, che pure ovviamente ci sono, sono partiti su Twitter vari hashtag dedicati alla serie, il più divertente dei quali è un what if dedicato alla reinterpretazione di Yuri!!! on ICE con lo stile grafico di mangaka famosi. I risultati si possono ammirare seguendo il relativo hashtag, ma sono così tanti che DF ha selezionato quelli più interessanti e ispirati a fumettisti noti in Italia, divisi in quattro categorie: classici, commedie, shounen e shoujo. I tweet originali sono linkati sul nome dell’autore omaggiato.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Osamu Tezuka.

Per prima cosa non si poteva non iniziare con il padre fondatore del manga come lo si intende oggi: Osamu Tezuka, qui reinterpretato con il suo stile grafico morbido per rappresentare il combattivo pattinatore russo Yuri Plisetskij.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Shigeru Mizuki.

Altro nume tutelare dei manga è Shigeru Mizuki, il fumettista stranoto al grande pubblico in patria per la sua esplorazione dei mondi del sovrannaturale giapponese con la sua serie storica Kitarou dei cimiteri: qui anche il cast di Yuri!!! on ICE prende sembianze spettrali.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Fujiko Fujio.

Coi suoi occhiali e il suo modo di fare bislacco Yuri Katsuki non poteva non ispirare fanart nello stile del quattrocchi comico più celebre dei manga, ovvero il Nobita di Fujiko Fujio: in alto c’è scritto il nome di un ciuski di Victor/Doraemon, ovvero i “pattini per chiunque dovunque”.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Rumiko Takahashi.

Dopo tre classici, tre autori di commedie. Nonostante i cambi di temi e di stili che hanno generato reazioni discordanti fra i fan, un posticino per Rumiko Takahashi si trova sempre nel cuore di ogni otaku, e il suo stile anni ’80 è ancora oggi splendido.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Mitsuru Adachi.

Un altro figlio degli anni ’80 è Mitsuru Adachi, uno dei massimi autori giapponesi per gli spokon e non solo.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Yoshito Usui.

Un autore anni ’90 è invece Yoshito Usui, il cui divertentissimo Crayon Shin-chan ha avuto una vita travagliata in Italia, ma è un must assoluto in Giappone.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Hirohiko Araki.

Quanto agli shounen, il genio assoluto: ovviamente il folle Hirohiko Araki, la cui opera iconica Le bizzarre avventure di JoJo nel 2017 compie 30 anni.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Yoshikazu Yasuhiko.

Un altro caposaldo della cultura pop giapponese è Yoshikazu Yasuhiko, che ha consegnato alla storia il rivoluzionario design di Mobile Suit Gundam.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Suzue Miuchi.

Infine, in rappresentanza degli shoujo due grandi miti: il primo è quello ultracinquantennale de La maschera di vetro di Suzue Miuchi, ancora lungi dal concludersi.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Naoko Takeuchi.

L’altro è quello di Sailor Moon di Naoko Takeuchi, che ha festeggiato il suo ventennale con una nuova serie tv dai giudizi contrastanti.

In tutto il mondo Yuri!!! on ICE ha conquistato la stima dei pattinatori professionisti, e pattina che ti pattina Yuri è arrivato anche in Italia grazie alla trasmissione sottotitolata sulla piattaforma Crunchyroll (fra l’altro #ceancheunpodItalia col personaggio di Michele Crispino): un’ottima alternativa divertente e romantica al baseball e al calcio, per gli amanti degli anime sportivi e non solo.

Sailor Moon compie 25 anni. Novità e nuovi annunci

Siete invitati ad una festa bellissima; una festa abbastanza particolare e piena di persone un po’ sopra le righe.

Siete pronti a spegnere ben 25 candeline? Avete fiato a sufficienza? Sedetevi e cercate di rimanere calmi.

La conferma è arrivata pochi giorni fa direttamente dal sito ufficiale della serie. La piccola meraviglia di Naoko Takeuchi compie 25 anni.

Ebbene si, le nostre guerriere che vestono alla marinara sono arrivate a un nuovo bellissimo traguardo.
Ci sono tantissime novità di cui parlare, che ammetto non so proprio da dove iniziare. Prima di tutto: il logo è stato completamente stravolto e aggiornato, mandando in estasi tutti i fan.

Poi la conferma per la quarta stagione di Sailor Moon Crystal, dove le nostre eroine si scontreranno con il Dead Moon Circus.

Verranno messi in vendita anche due cofanetti in Blu-ray, inerenti alla storia degli anni ’90 (il primo box sarà disponibile il 14 giugno, mentre il secondo il 9 agosto). Prevista anche l’edizione HD di Sailor Moon R e dei tre film, ma ancora non è stata pianificata la data di uscita.

Il primissimo rinnovo della tessera del Fan Club Ufficiale.

Nuovo Musical in arrivo (e con l’uscita di ogni Musical, prepariamoci anche a dei nuovi Proplica).

Nuovo ArtBook e nuove collaborazioni, vestiti e (purtroppo per le nostre precarie finanze) nuovi gadget, action figure e chi più ne ha più ne metta.

Questo 2017 non poteva iniziare nel migliore modo.

Facciamo quindi gli auguri alla nostra Usagi, Mamoru, Ami, Rei, Makoto, Minako, Luna, Artemis, Haruka, Michiru, Setsuna, Hotaru, Chibiusa, Seiya, Taiki, Yaten e ovviamente alla nostra Naoko.

Il museo di Yumiko Igarashi è zucchero filato e curiosità

La lieta cittadina di Kurashiki, nel sud del Giappone, vive fondamentalmente di turismo, e di due tipi: turismo culturale per la presenza dello splendido quartiere di Bikan rimasto intatto dai tempi del Periodo Edo, due secoli fa, coi suoi musei, i suoi templi e i suoi palazzi storici, e turismo otaku per essere un set naturale per cosplayer, set cinematografico per svariati film in costume (e dell’episodio 692 di Detective Conan) e sede di due musei di grande interesse per la cultura pop giapponese, ovvero quelli dedicati ai due fumettisti Shigeru Mizuki e di Yumiko Igarashi. Entrambi sono dei miti assoluti del manga, ed entrambi soffrono di una scarsa conoscenza del grande pubblico fuori dalla loro madre patria, dove invece sono celeberrimi: se il primo ha legato il suo nome soprattutto al folklore locale, la seconda sarà molto facilmente identificabile anche dal pubblico italiano grazie alle sue due opere più famose, ovvero Candy Candy e Georgie.

Museo d'arte di Yumiko Igarashi a Kurashiki.

L’esterno del Museo d’arte di Yumiko Igarashi a Kurashiki: il blocco giallo con la facciata a mattoni è l’edificio originale, mentre la struttura bianca & rossa davanti è la nuova caffetteria. Nel logo del museo (il tondo in alto a sinistra) c’è Fujino, la protagonista del romanzo Kurashiki monogatari ~Hachiman~, con un bel fiocco a strisce, un pattern caratteristico della Igarashi.

La presenza di un museo dedicato alla Igarashi a Kurashiki non è casuale ed è una storia che parte da lontano, e precisamente da Asahikawa, città sperduta fra i ghiacci dell’Hokkaido, nel nord del Giappone, dove l’autrice è nata nel 1950. Da bambina Yumiko comincia ad apprezzare i libri illustrati per poi passare ai fumetti, una passione che si fa pian piano sempre più forte fino agli anni delle scuole medie, quando scopre l’opera di Osamu Tezuka e se ne innamora. L’evento che le cambia la vita avviene mentre frequenta il terzo e ultimo anno delle scuole medie: a Sapporo, durante il celebre Festival della neve, la Igarashi incontra di persona il maestro Tezuka e gli stringe la mano. È una folgorazione che le fa decidere di consacrare la sua vita ai fumetti: l’anno dopo la Igarashi decide di trasferirsi nella lontana Tokyo per iniziare la sua carriera da autrice. Nella capitale la Igarashi non frequenta alcuna scuola di disegno o altro, ma da autodidatta riesce a mettere insieme una storia breve e a debuttare prima di concludere le scuole superiori: la sua prima opera si intitola Shiroi same no iru shima (“L’isola dove c’è lo squalo bianco”), è del 1968, ed è pubblicata sulla rivista Ribbon dell’editore Shuueisha sotto lo pseudonimo di Hitomi Igarashi. Shiroi same no iru shima non è un capolavoro, ma l’essere riuscita a pubblicare in così giovane età è comunque un grande risultato che la fa notare dall’editore Koudansha: l’anno dopo, a soli 19 anni, viene messa sotto contratto per la rivista Nakayoshi e Yumiko Igarashi, col suo vero nome, diventa una professionista.

Yumiko Igarashi e Osamu Tezuka in una foto del 1988 e in un disegno realizzato dalla Igarashi come regalo di compleanno per Tezuka.

Sopra: in una foto ricordo del 1988 sono insieme Yumiko Igarashi (al centro col vestito bianco & nero) e Osamu Tezuka (in piedi dietro di lei con occhiali scuri e l’immancabile baschetto, magrissimo, pochi mesi prima della sua morte per cancro allo stomaco). Si incontrarono anche nel 1977 in occasione della prima edizione del Premio Koudansha, in cui Tezuka vinse nella categoria shounen con Black Jack e la Igarashi nella categoria shoujo con Candy Candy. Sotto: un disegno realizzato come regalo di compleanno dalla Igarashi per Tezuka. Il rapporto fra i due autori si è sempre mantenuto fortissimo non solo sul piano professionale (la Igarashi è una profonda conoscitrice dell’opera di Tezuka che a sua volta era un ammiratore dell’autrice), ma anche umano: prima di morire, Tezuka ha donato il suo iconico baschetto alla Igarashi in segno di stima. Il cappello è ora conservato al Museo Tezuka a Takarazuka, con cui il Museo Igarashi di Kurashiki è gemellato.

I primi tempi non sono semplici perché la Igarashi lavora a ritmo industriale sui temi e testi assegnati dall’azienda, senza alcuna libertà creativa e con uno stipendio sulla soglia della sopravvivenza: come racconta nella sua autobiografia, fino al clamoroso successo anche economico di Candy Candy l’autrice si è trovata a vivere in condizione di shitazumi, una parola giapponese che indica coloro che vivono ben sotto la soglia di povertà e che per questo sono anche reietti della società (in Giappone non esistono mense dei poveri o altro tipi di sussidi agli indigenti). Ecco quindi che l’inizio della pubblicazione di Candy Candy nel 1975, quando l’autrice ha 25 anni, rappresenta sia una svolta umana alle miserie dell’autrice, sia una svolta artistica allo shoujo giapponese. La Igarashi, benché nata nel periodo del Gruppo del 24 (1949), non vi è assolutamente inclusa perché la sua opera non ha nulla di progressista; nonostante ciò, il suo stile grafico e narrativo ha influenzato in maniera imprescindibile il genere fino ai giorni nostri.

Immagini promozionali per cartoni animati della Toei e per "Candy Candy" di Kyoko Mizuki e Yumiko Igarashi.

Una semplice comparazione fra i prodotti per ragazze di quel periodo e Candy Candy chiarifica la portata rivoluzionaria di questo fumetto nel campo dell’intrattenimento, contemporanea e parallela alla portata rivoluzionaria dei fumetti del Gruppo del 24 nel campo della letteratura. In alto, un’immagine promozionale anni ’70 dei cartoni animati della Toei con le tre maghette Bia la sfida della magia, Una sirenetta tra noi, Lo specchio magico e appunto Candy Candy: i primi tre sono anime episodici, a contenuto morale o umoristico o entrambi, per lo più privi di intreccio psicologico, in cui i personaggi indossano sempre lo stesso abito con non più di tre colori piatti. Candy Candy era molto diverso: la storia è un intricato melodramma con una lunga trama, in toni sono molto variabili dal comico al tragico, non c’è una morale né univoca né immediata (al massimo una lezione vita), il fulcro sono le psicologie dei personaggi, e last but not least il look è estremamente dettagliato. Nelle pagine del fumetto e nelle illustrazioni di Yumiko Igarashi (in basso), Candice White indossa numerosi abiti di una certa complessità e soprattutto con stoffe con motivi a strisce, a losanghe, a scacchi e ovviamente a tartan scozzesi, costringendo gli animatori del cartone animato a notevoli semplificazioni grafiche. In maniera sconvolgente per quei tempi, il fumetto di Candy Candy era disegnato bene: si tratta di un precedente storico che costringerà tutti gli shoujo successivi a smettere di essere storielle di consumo usa & getta e cominciare a essere storie forti, belle da leggere e da guardare. Le tavole della Igarashi sono state le prime a presentare cura per il dettaglio grafico, e questo amore per l’aspetto visivo è giunto ai giorni nostri nella moda sia reale con le country lolita sia immaginaria con Ai Yazawa, nella musica con Kyary Pamyu Pamyu che nel videoclip di CANDY CANDY porta un enorme fiocco rosa su una doppia coda di cavallo, e naturalmente nei fumetti con importanti mangaka come Naoko Takeuchi, la quale ha dichiarato spesso di considerare la Igarashi la sua autrice preferita e che ha omaggiato in Sailor Moon pettinando Usagi Tsukino con una rivisitazione dell’acconciatura di Candy.

Dopo Candy Candy, il resto è storia: la Igarashi inanella fino alla fine degli anni ’80 altre quattro perle come Mayme Angel, Tim Tim Circus, Georgie e La spada di Paros, per poi sprofondare narrativamente e graficamente nel decennio successivo realizzando LC (ladies comics), un eufemismo giapponese per indicare quei fumetti dozzinali equivalenti ai romanzi Harmony stile Maryl Streep in She-Devil – Lei, il diavolo. Si riprende in anni piu recenti cominciando ad adattare romanzi famosi dei generi più disparati, da Anna dai capelli rossi ad Anna Karenina, fra cui alcuni titoli giapponesi ambientati nei secoli scorsi. Per documentarsi graficamente sull’urbanistica storica nipponica la Igarashi visita a fine anni ’90 il quartiere di Bikan: ne rimane folgorata, e si innamora della cittadina al punto da sceglierla come sede di uno dei due musei a lei dedicati e fondati nel 2000 per celebrare i 25 anni di successi editoriali (l’altro si trovava a Yamanakako, ai piedi del Monte Fuji, dove c’è la sede della sua casa editrice, ma ha chiuso dopo pochi anni). Per consolidare il legame con Kurashiki, la Igarashi ha illustrato nel 2010 il romanzo della scrittrice locale Seiko Mitsushiro Kurashiki monogatari ~Hachiman~ (“Una storia a Kurashiki – Il maschiaccio”), ambientato nel Periodo Meiji (fine XIX-inizio XX secolo) e in luoghi reali, fedelmente riprodotti nelle illustrazioni della fumettista.

La figlia di Seiko Mitsushiro è Mei Mitsushiro, scrittrice e saggista nonché grandissima fan, conoscitrice e amica della Igarashi, «Princess Concierge» (stando al suo biglietto da visita) e direttrice del museo che ha concesso a DF la possibilità più unica che rara di visitarlo con lei e persino di fotografarne l’interno.

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki.

Superato l’ingresso, dove le sagome di cartone dei protagonisti di Kurashiki monogatari ~Hachiman~ attendono i visitatori, il museo presenta il nuovo spazio ristoro (col pavimento a scacchi) costruito nel 2015 per festeggiare il 15° anniversario del museo: di giorno è il Cafe Princess e di sera diventa il Bar Prince. A fianco, il negozietto dove è possibile acquistare gadget delle opere di Yumiko Igarashi. Caffetteria e negozio sono posti prima della biglietteria del museo e quindi sono liberamente accessibili senza biglietto.

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki.

Entrando nel museo vero e proprio, il primo spazio che si incontra è un vasto set fotografico con scenografie di castelli e giardini, e mille costumi da principe e principessa fra cui scegliere: con un sovrapprezzo al biglietto è infatti possibile sperimentare l’eccitante possibilità di scattarsi una foto ricordo abbigliati da personaggio dei manga fiabeschi di Yumiko Igarashi, versioni a fumetti dei classici dei Fratelli Grimm, Perrault e Andersen (inediti in Italia). Per i più impavidi l’esperienza di cosplay può continuare anche all’esterno: con la Princess Experience si può girare in risciò l’elegante quartiere di Bikan in costume da Cenerentola o con un hakama kimono come una vera haikara di inizio secolo. Il museo inoltre organizza ogni terza e quarta domenica del mese degli eventi cosplay in cui si gira Kurashiki in sfilate colorate.

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki.

I mille costumi, anche in misura bimba per baby principesse.

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki: dettaglio del murales.

Un muro del set fotografico è stato recintato con una tendina e trasformato in spogliatoio: è un enorme peccato, perché c’è un bellissimo murales dipinto all’inaugurazione del museo da Yumiko Igarashi stessa coi suoi personaggi più celebri. Ma come mai quest’opera originale è nascosta agli occhi dei visitatori, e come mai c’è uno specchio proprio in mezzo?

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki: dettaglio del murales.

Ed ecco la risposta: l’Innominabile. Nel murales è infatti presente anche Candy, ma una contesa legale impedisce di mostrarla. Si tratta di uno degli aneddoti più tristemente celebri della storia dei fumetti giapponesi: da quasi trent’anni le due autrici di Candy Candy Kyoko Mizuki (autrice del romanzo originale e sceneggiatrice del fumetto) e Yumiko Igarashi (disegnatrice) litigano per l’assegnazione dei diritti d’autore e di sfruttamento commerciale dell’opera. La Igarashi sostiene infatti che il fumetto sia sostanzialmente tutto opera sua, e che la Mizuki ne sia solo la soggettista, ma non la sceneggiatrice, e quindi ne rivendica anche lo sfruttamento commerciale al 100%. Fatto sta che il tribunale ha deciso nel 2001 di assegnare i diritti d’autore di Candy Candy al 50% fra le due autrici, le quali non raggiungendo un accordo economico si rifiutano di collaborare e di autorizzare la riproduzione del fumetto, del cartone animato e di ogni altro media visivo collegato a Candy. Si tratta di una questione molto complessa perché negli anni ’70 la Igarashi firmò una serie di contratti commerciali distinti per tipologica mediatica: in pratica la Igarashi possiede il 50% dei diritti del fumetto, il 50% dei diritti del cartone animato, il 50% dei diritti della colonna sonora, il 50% dei diritti del merchandise, eccetera; poiché la Igarashi è in cattivi rapporti con Kyoko Mizuki e con la Toei, manga e anime sono bloccati. Lo stesso non è per la musica: al karaoke le canzoni di Candy Candy ci sono (e sullo schermo tv scorrono generiche immagini di fiorellini invece che immagini del cartone), la celeberrima sigla iniziale e normalmente cantata (e persino analizzata) in tv e normalmente coverizzata da molti artisti, e nel museo passa in sottofondo la colonna sonora dell’anime. In pratica, quest’opera così importante è nella paradossale condizione di poter essere nominata e cantata, ma non stampata e mostrata. Persino il nome è in una condizione ambigua: “Candy” come nome del personaggio è al 50% della Mizuki e quindi non è usabile, mentre Candy Candy come titolo di canzone è usabile; ecco perché il museo, il cui slogan era «I ♥ CANDY MUSEUM», ha dovuto staccare il nome della biondina tutta lentiggini dalla facciata e lasciare un misterioso «I ♥ [spazio] MUSEUM». Quando finirà quest’assurdità?

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki: dettagli delle opere esposte.

Al piano terra, a fianco alla zona fotografica e al murales ignobilmente coperto, ci sono delle vetrinette con molti tesori: oggettistica dei tempi d’oro della Igarashi, materiali di cartoleria e persino i colori, i pennelli e gli strumenti da disegno originali della maestra.

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki: dettagli delle opere esposte.

Altre vetrinette mostrano la passione piuttosto originale di Yumiko Igarashi: i polli. Nei primi anni ’90 l’autrice aveva il polletto Hiyoyo come animale domestico, e dopo la sua dipartita si è consolata collezionando oggetti a forma di pollo: una piccola parte della sua collezione è esposta nel museo.

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki.

Oltre alle vetrinette al piano terra e a vari cartonati e disegni su soggetto originale sulle scale, la gran parte del materiale espositivo si trova al primo piano, ben divisa in sezioni.

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki: dettagli delle opere esposte.

In una vetrina sono presenti alcuni numeri originali della rivista del fanclub della Igarashi (sopra) e degli esempi del processo creativo dell’autrice (sotto).

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki: dettagli delle opere esposte.

Un’altra vetrina contiene una gran quantità di materiale promozionale anni ’70 e ’80 dedicato alle numerose opere della Igarashi non arrivate in Italia, ma celebri in Giappone. Inutile dire che in realtà il 90% dell’enorme mole di merchandise della Igarashi sarebbe legato a Candy Candy, ma per i suddetti problemi legali non è mostrabile al pubblico. Lo stesso per Georgie, che soffre di analoghi problemi fra Yumiko Igarashi e Mann Izawa: la prima afferma che la seconda non ha partecipato al processo creativo del fumetto, la seconda non è della stessa opinione. Fra le due litiganti il pubblico non gode.

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki: dettagli delle opere esposte.

Ovviamente la parte principale e più interessante del museo è l’esposizione delle opere originali. Mancando i due titoli best-seller Candy Candy e Georgie per questioni legali e le opere recenti dagli anni ’90 in poi perché erano esposte al museo di Yamanakako, il visitatore può ammirare lavori provenienti dalla prima parte della carriera della Igarashi. Non si tratta comunque di un’esposizione deludente, anzi: le numerose opere in mostra consentono di ammirare la crescita artistica dell’autrice che va dallo stile imitativo degli esordi nei primi anni ’70 (in alto) fino a sviluppare pian piano una propria personalità che si definisce in maniera inconfondibile nei tardi anni ’80 (in basso).

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki: dettaglio di un'opera esposta.

L’osservazione ravvicinata delle opere della Igarashi consente anche di apprezzarne la celebre perizia grafica che ha fatto la fortuna dell’autrice. In effetti sono dei lavori meravigliosi che visti da vicino rivelano la totale assenza di errori o correzioni, oltre alla presenza fortemente materica del colore bianco, usato per la prima volta da questa autrice per rappresentare quella atmosfera di stelline e bollicine che sarà poi standard nello shoujo.

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki.

In una parete in fondo alla sala sono esposti numerosi shikishi (disegni con dedica) dei fumettisti che hanno omaggiato la Igarashi.

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki: dettagli delle opere esposte.

Alcuni shikishi risalgono agli anni ’70, altri sono più recenti, ma più che la data delle opere colpisce il fatto che queste attestazioni di stima provengano in massima parte da autori uomini apparentemente molto distanti dallo shoujo. Ecco alcuni degli shikishi esposti: in alto a sinistra una Maya di Suzue Miuchi (coetanea della Igarashi) e la coppia dei protagonisti di Lovely Complex di Aya Nakahara (fan della Igarashi). In basso, la crème de la crème: Sanpei di Takao Yaguchi, Lotti di Tetsuya Chiba, Cyborg 009 di Shoutarou Ishinomori, e Makoto-chan di Kazuo Umezu. Da Yumiko Igarashi in poi, anche lo shoujo di intrattenimento diventa un fumetto vero con una dignità riconosciuta dai grandi maestri.

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki.

Lo spazio di lettura. Sul tavolo ci sono riproduzioni anastatiche di tavole di varie opere della Igarashi per poterne ammirare i dettagli, e sullo scaffale tutte le sue opere (comprese quelle oggi non più stampabili) più alcune di quelle dello suo mito Osamu Tezuka, da leggere liberamente a disposizione dei visitatori.

Interno del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki.

L’angolo del museo dedicato a Kurashiki: contiene gli originali delle illustrazioni per Kurashiki monogatari ~Hachiman~ e informazioni varie, come la mappa dei luoghi del romanzo.

Merchandise del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki.

Quando fa bel tempo, in primavera e in estate sulla terrazza ci sono eventi vari. Nel resto dell’anno ci si può consolare nel negozio del museo con i fantastici prodotti di Princess Rose. Ehm… chi è? È la mascotte del museo, nonché il personaggio creato da Yumiko Igarashi in sostituzione della ben più famosa orfanella della Casa di Pony che adesso è inusabile. Via le lentiggini, una sistemata alla frangetta, abiti lussuosi ed ecco Princess Rose, pronta a comparire sulla confezione del Princess Pink Curry (rosa!!!), del tè alla rosa Princess Tea Time, del Princess Pudding, eccetera eccetera. In basso a destra: Princess Rose ovunque, pure sulle placche delle prese della corrente (articolo non in vendita, purtroppo).

Foto ricordo del Museo d'arte Yumiko Igarashi a Kurashiki.

Tutto il personale del museo è composto da ragazze abbigliate da gothic lolita, da principessa o da haikara: stanno alla cassa, vestono i visitatori e servono ai tavoli il Princess Rose Afternoon Tea Set (rosa) nel Cafe Princess, dove il Signor Maiale ha scattato questa meravigliosa foto ricordo con la lolita Keiko Hiramatsu. Tanti cuori rosa.

Il Museo Igarashi è insomma una meta consigliata non solo a chi è già amante della fumettista, ma anche a chi non la conosce affatto e, ammirando da vicino le sue opere, può apprezzare quanto sia stato fondamentale il suo apporto per l’evoluzione del fumetto giapponese.

Le foto dalla mostra “The Exhibition of Pretty Guardian Sailor Moon”

Oggi, Sabato 16 Aprile, è stata inaugurata a Roppongi (Tokyo) la mostra su Sailor Moon “The Exhibition of Pretty Guardian Sailor Moon”. Per nostra fortuna la nostra amica Velia si trovava (per caso?) a passare di là e ci ha regalato tante foto dall’evento.

Sailor Moon Mostra

Questo è quanto ci racconta:

Oggi sono stata a vedere la mostra su Sailor Moon, che forse può sembrare banale ma in realtà è proprio grazie al lavoro della Takeuchi che mi sono appassionata ai manga ed anime giapponesi.
L’evoluzione artistica è ben definita, anche se forse con l’avvento del digitale si è persa un po’ la magia del disegno primario. Seguo Sailor Moon da quando avevo circa 12 anni, sono cresciuta insieme a tutto questo ma solo ora ne comprendo pienamente l’arte, perché di arte si tratta. Lo studio sistematico e costante di ogni singolo particolare e personaggio, la scelta di riferimenti e la conoscenza di tantissimi, o meglio infiniti, particolari, tratti da storie e simbologie che solo a pensarci si resta a bocca aperta. Sto studiando, sto imparando e nell’immagazzinare tutto ciò vorrei trovare un nuovo punto di vista, una nuova partenza e molte nuove idee. Grazie Naoko Takeuchi per il tuo lavoro e grazie a tutti coloro che si impegnano nel loro lavoro affinché ci sia sempre qualcosa da imparare per mettersi in discussione.

Sailor Moon parlerà americano?

Per molti anni, gli Studios Americani sono stati interessati a girare un live action di Sailor Moon. Ora quello che molti fan rappresenterebbe un incubo potrebbe diventare realtà. La United Talented Agency, ha stipulato un accordo con Viz Media, uno dei più grandi distributori di anime e manga del Nord America e tra i suoi titoli c’è anche Sailor Moon.

Da questo accordo la UTA potrà cominciare a produrre live action di Sailor Moon Dragon Ball e Pokémon.

E qui ci domandiamo: un sogno o un incubo per i fan della principessa della Luna?

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Buon Compleanno Naoko Takeuchi!!

Il 15 marzo 1967 a Kofu in Giappone, nasce l’autrice che ha rivoluzionato il mondo dello shoujo manga: NAOKO TAKEUCHI!

Naoko con Sailor Moon a grandezza naturale

Naoko con Sailor Moon a grandezza naturale

Da ragazzina liceale comincia a disegnare e inventare storie come fumettista, ma è solo nel 1991 che debutta ufficialmente con Kodansha con “Codename SailorV” e poi nel 1992 con “Bishôjo Senshi Serâ Mûn” (la bella guerriera Sailor Moon). Visto il successo del manga, un team di esperti di marketing capitanato da Yoshio Irie si riunisce, rapisce Naoko e le dice  “We bèla, il tuo fumetto ci piasce, qua vogliamo fare i big money!”. Naoko non se lo fa dire due volte, in un anno partoriscono quello che sarà l’anime di Sailor Moon, e tutto il battage di marketing, fatto di poster, puzzle, agendine che fanno andare fuori di testa il mondo orientale e quello occidentale.

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Un mix azzeccatissimo tra i power rangers, le maghette anni 80 e cavalieri dello zodiaco. Naoko Takeuchi shakera tutto, aggiunge delle coscialunga in gonnella, la voglia di salvare il mondo e genera un fenomeno di costume globale, che a distanza di venti anni non accenna a diminuire.

Se fino ad allora le maghette aspiravano al massimo a diventare delle Idol (l’incantevole Creamy) o delle prestigiatrici (magica Emi), Sailor Moon ha obbiettivi più alti e salva il mondo per 5 volte (5 volte e senza morire, e senza sfere del Drago…Goku mi senti?). La sua forza deriva dalle sue amiche combattenti, che non esitano a supportarla e sacrificarsi per salvarla e permetterle di salvare il mondo.

Sailor Moon

 

Naoko Takeuchi dice “Basta” ai mostri orribili e crea degli antagonisti super sexy (guardate alcune puntate della terza serie, e vi domanderete come avete fatto a guardare certe scene con occhi innocenti). Gli antagonisti sono agghindati come stripper e sempre in pose scosciate e super sexy, cattivi sì ma con stile (e ormonella a palla).

Un po' di fetish signora? Un euro al kilo!

Un po’ di fetish signora? Un euro al kilo!

Naoko è super amica con le altre mangaka come Yu Watase e Wataru Yoshizumi,  nei loro angoli free talk parlano di Naoko e della sua potente Porsche, con cui sfreccia per le vie di Tokyo.

Grazie fan! Grazie ai vostri sudati risparmi faccio la gattamorta sulla mia Porsche azzurra!

Grazie fan! Grazie ai vostri sudati risparmi faccio la gattamorta sulla mia Porsche azzurra!

Mentre Naoko macina soldi e successo, in Italia Sailor Moon va nella bufera: secondo gli psicologi travierebbe le giovani menti indirizzandoli verso la più sfrenata GAYEZZA!! Si creano due correnti di pensiero: una secondo cui Sailor Moon inciterebbe all’omosessualità, un’altra secondo cui Sailor Moon plasmerebbe l’autosessualità.

Pensieri sconci? Ma con questi vestiti così castigati? Quando mai!

Pensieri sconci? Ma con questi vestiti così castigati? Quando mai!

Naoko se ne frega di queste discussioni (tanto a lei arriva cash a morire con la vendita dei gadget) e per aumentare il capitale si fidanza e si sposa con Yoshiro Togashi, il padre di Yu Yu Hakusho. Togashi non appena firma le carte del matrimonio comincia a disegnare una tavola l’anno. Togashi spiega: “Da quando mi sono sposato ho un reumatismo alla mano perché conto troppi soldi e sono stressato perché non trovo il modo di spenderli”.

Naoko e il marito il giorno delle nozze

Naoko e il marito il giorno delle nozze

La quinta stagione di Sailor Moon però crea una rottura. Naoko si infastidisce per l’adattamento televisivo che snatura troppo le guerriere Sailor Starlight. Naoko dice che “il pallone è mio e scelgo io chi ci gioca”. Ritira quindi i diritti della serie e se li vede in casa sua, lasciando il mondo e la nuova generazione di ragazzine senza la loro paladina della giustizia.

vroom vroom mi porto via tutti gli episodi!! vroom vroom

vroom vroom mi porto via tutti gli episodi!! vroom vroom

Visto il campo libero molte autrici seguono il Sailor filone, creando nuove eroine con i poteri magici che combattono per la libertà e la pace. Alcune le ricordiamo: Doremì in Giappone,  in Italia le Winx e le W.I.T.C.H. che pur seguendo le orme di Sailor Moon non arriveranno mai a creare lo stesso Hype. Unico caso di maghette degno di nota nel panorama post-sailor è “Rayearth” della Clamp.

Dopo la nascita di due figli, Naoko capisce che bisogna mantenere la famiglia e decide che per il ventennale si può ricominciare a trasmettere Sailor Moon e a farci i soldi sopra, cominciando una nuova campagna di merchandising a livello globale da far impallidire Goku.

nuovo character design nuovi money

nuovo character design nuovi money

Naoko Takeuchi in quanto a culo batte Vivian di Pretty Woman e “quella gran culona di Cenerentola”. Con un solo manga di 12 volumetti ha battuto ogni record, sia di longevità sia di affetto da parte del pubblico, che continua a idolatrare la biondina con i codini e le sue compagne.

Oggi festeggiamo quindi una donna che ha cambiato l’animazione e il modo di intendere le eroine da shojo manga, una donna che ci ha fatto sognare e gridare “POTERE DEL CRISTALLO DI LUNA VIENI A ME!” E una donna che mi ha portato al fallimento economico. Se non avessi acquistato tutti i suoi gadget ora sarei incredibilmente più ricca.

Auguri Naoko! Lunga vita alla regina degli Shojo!

A Tokyo una mostra dedicata a Sailor Moon

Il 16 Aprile 2016 verrà inaugurata alla Sky Gallery di Roppongi Hills la mostra The Exhibition of Pretty Guardian Sailor Moon dedicata alla popolarissima eroina creata da Naoko Takeuchi nel 1992.

Sailor Moon Mostra

La mostra terminerà il 19 Giugno e vedrà esposti i materiali di produzione della prima serie TV, le prime edizioni del manga e tanto altro. Sarà anche allestito un Caffè a tema e dalle finestre del noto edificio di Roppongi si potranno vedere le strade di Azabu-Juban, il quartiere nel quale vive Usagi e in cui sono ambientate gran parte delle avventure di Sailor Moon.

Sailor Moon Crystal, ecco la terza stagione!

È ufficiale! La terza serie di Sailor Moon Crystal (Death Buster Edition,  in Italia nota come “Sailor Moon e il Cristallo del Cuore”) sarà trasmessa a partire dalla primavera!

Sarà diretta da Chiaki Kon con il character design di Takahashi che ha già collaborato per la serie “Pretty Cure”.

In questa serie, si riuniranno le guerriere del sistema solare esterno (outer senshi) Sailor Uranus, Neptune Pluto e Saturn, con il nuovo design che rispecchia più fedelmente il character del manga.

terza-serie-sailor-moon-crystal-talismani

Ci aspettiamo che in questa nuova serie la storia d’amore tra Neptune e Uranus sarà fedele al manga, Naoko Takeuchi infatti non ha mai amato la trasposizione dell’anime classico e quindi probabilmente troveremo la storia originale in questa serie.

Riteniamo che seguirà altro merchandising riguardante le outer senshi. Se a novembre a Lucca Comics and Games è stato presentato lo specchio di Nettuno, nulla ci vieta di sperare che anche la sciabola di Urano e il talismano di Pluto potranno entrare in produzione. Noi appassionati incrociamo le dita.

Sailor-Moon-Crystal-Season-3-1 Sailor-Moon-Crystal-Season-3-2

Per quanto riguarda il cast le nuove doppiatrici saranno presentate su NicoVideo il giorno 27 gennaio alle ore 20:00.

Staff

Soggetto Originale: Naoko Takeuchi

Regia: Chiaki Kon

Configurazione Sceneggiatura Serie: Yuji Kobayashi

Character Design: Akira Takahashi

Direttore artistico: Takashi Kurahashi

Musica: Yasuharu Takanashi

Produzione musicale: King Records

Animazione Produzione: Toei Animation

Cast

Tsukino Usagi / Sailor Moon: Mitsuishi Kotono

Sailor Mercury / Sailor Mercury: Hisako Kanemoto

Sailor Mars / Sailor Mars: Rina Sato

Sailor Jupiter / Sailor Jupiter: Koshimizu Ami

Aino Minako / Sailor Venus: Shizuka Ito

Luna: Ryo Hirohashi

Tuxedo Kamen / Tuxedo Kamen: Kenji Nojima

 

Il rapporto di coppia spiegato da Sailor Moon

Marzio e Bunny

Usagi e Mamoru /Bunny e Marzio by Naoko Takeuchi

Ogni tanto qualche ragazzina innamorata se ne esce con la famosa frase “Siamo come Romeo e Giulietta!”, non considerando il fatto che i due tipi sedicenni morirono dopo pochi giorni che si erano conosciuti. Altre ragazze più cresciutelle paragonano la loro storia a quella di 50 sfumature di grigio. Non ho mai sentito però nessuna ragazza paragonare la propria storia d’amore a quella di Serenity ed Endimion, aka Bunny e Marzio, aka Usagi e Mamoru aka Sailor Moon e Milord (Tuxedo Kamen).

Non so perché, oggettivamente Sailor Moon è stata la serie culto di una generazione, ma forse, a causa di una cattiva critica da parte del MOIGE, è passato più in evidenza il contenuto “gay friendly”, che a mio avviso è certamente secondario, rispetto al motivo cardine di tutte le cinque serie di Sailor Moon ossia: l’amore che Usagi (Bunny) e Mamoru (Marzio) provano l’uno per l’altra.

Ovviamente altri temi affrontati nel manga e soprattutto nell’anime sono l’amicizia, la forza di volontà e il Bene come fine ultimo e risolutore, ma oggi parliamo della storia d’amore.

******Riassunto della storia con SPOILER*****

usagi_meets_mamoru

Bunny e Marzio (Usagi e Mamoru) si incontrano per caso fuori dalla sala giochi frequentata da Bunny, Marzio viene colpito dalla pallina di carta con il compito in classe accartocciato che Bunny ha gli tirato maldestramente in testa. Da lì comincia la loro storia: durante la prima serie Mamoru/Marzio e Bunny/Usagi si detestano, ma i loro alter ego si innamorano a prima vista dal primo episodio. Alla fine della prima serie, (spoiler) scoprono di essere stati innamorati nella loro vita precedente, e quindi il loro amore è scritto nel loro destino ben prima della loro nascita.

In ogni serie di Sailor Moon, nelle prime puntate, c’è qualcosa che mette in crisi il loro rapporto: la perdita della memoria nella prima serie, l’arrivo di Chibiusa, un incantesimo contro Marzio e alla fine della quinta serie il rapimento di Marzio da parte di Galaxia.

 

*****FINE SPOILER*****

 

Perché quindi la loro storia d’amore è (secondo me) la più bella in assoluto?

Per una serie di motivi.

1)  Sono destinati ad amarsi: La loro storia è stata messa alla prova nella loro vita precedente ma si sublima nella loro vita attuale e, nonostante nel corso delle serie mille difficoltà li mettano costantemente alla prova, escono vincitori e mai sconfitti.

2) Il loro amore tira fuori il meglio dell’uno e dell’altro. Bunny/Usagi è capricciosa, pasticciona pigra e svogliata, ma davanti al suo amato tira fuori tutto il coraggio di cui è capace per superare le difficoltà e sconfiggere i nemici. Marzio/Mamoru è anche “peggiore”. Preferisce non affrontare le difficoltà e ha paura di amare Usagi se crede che qualche forza estranea li minacci. Nella seconda serie, una successione di brutti sogni premonitori lo convincono ad allontanarsi da lei, invece di spiegare subito la situazione si chiude a riccio e la allontana facendola soffrire. Solo quando lei apre il suo cuore Marzio si lascia travolgere dal sentimento e riesce ad allontanare la paura e a difenderla da uomo.

3) Il loro rapporto non è esclusivo ma inclusivo. Marzio e Bunny stanno insieme ma non rinunciano alle loro passioni: Bunny non rinuncia alla sala giochi, alle amiche e al suo ruolo di guerriera, Marzio non rinuncia ai suoi studi anche se lo porteranno lontano da lei.

4) La loro storia d’amore non è tragica. Non ci viene da piangere perché Marzio muore e Bunny segue lo stesso destino, sorridiamo perché loro due fanno stupidaggini insieme, combattono insieme e non solo perché si amano, ma per il bene degli altri senza egoismi. E chi non vorrebbe avere una storia così?

5) Sono la coppia più bella perché sono indubbiamente fighissimi e Marzio/Mamoru ha traviato i gusti di millemila ragazzine (il figone moro occhi azzurri…eww) e anche perché nonostante la loro fighezza hanno avuto una figlia, Chibiusa, assolutamente odiosa. Ma che ci vuoi fare, non tutte le coppie hanno figli fighissimi!