Mitsuru Adachi

Touch Perfect Edition n. 12: Ciao, gemelli!

Anche le storie più belle hanno una fine… e lo stesso si può dire anche per le serie: è in arrivo infatti il dodicesimo e ultimo volume di TOUCH Perfect Edition, l’edizione definitiva di uno dei capolavori del maestro Mitsuru Adachi, in maxi formato e corredata da nuovi adattamenti grafici e tavole a colori. L’albo sarà disponibile in libreria, fumetteria e Amazon dal 3 Ottobre 2017.

Kazuya e Tatsuya sono due gemelli quasi indistinguibili, ma dal carattere opposto: il primo è uno studente modello, campione della squadra di baseball della scuola, mentre il secondo è pigro sia nello studio che nello sport. In classe con loro c’è anche Minami, un’amica d’infanzia con cui condividono gioie e dolori…

Ecco l’ultimo volume di un grande classico firmato Adachi: eccezionale e corposo formato Perfect, con testi revisionati e pagine a colori!

Leggete la recensione di uno dei fumetti più belli di sempre!

Dal 3 Ottobre TOUCH Perfect Edition n. 12 sarà disponibile in fumetteria, libreria e Amazon!

Tra le serie più apprezzate del maestro Adachi, nel 1983 TOUCH si aggiudica lo Shogakukan Manga Award nella categoria shonen. Dalla serie è stato tratto anche un anime, iniziato nel 1985 e terminato nel 1987: in Italia è stato trasmesso a partire dal 1988 con il titolo PRENDI IL MONDO E VAI.

TOUCH Perfect Edition non è l’unica opera di Mitsuru Adachi ad essere pubblicata da Edizioni Star Comics: ricordiamo anche SHORT GAME, ROUGH NEW EDITION, IDOL A, L’AVVENTUROSO, MISORA PER SEMPRE, MIX, MIYUKI, Q AND A, SHORT PROGRAM, SHORT PROGRAM GIRL’S TYPE.

Mitsuru Adachi nasce a Isesaki, Giappone, nel 1951: diplomatosi all’Istituto commerciale, realizza KIETA BAKUON, il suo primo manga, nel 1970. Celebre per eccellere in egual modo nei manga a tema romantico e in quelli sportivi – scrive infatti sia su riviste shojo che shonen –, è uno dei pochi mangaka ad aver superato i 200 milioni di copie vendute. Nel 2006 il suo celebre manga ROUGH viene trasformato nell’omonimo film, diretto da Kentaro Ohtani.

 

NEVERLAND 308

TOUCH Perfect Edition n. 12

Mitsuru Adachi

14,5×21, B, b/n e col., pp. 384, € 8,00

Data di uscita: 03/10/2017, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822606198

Mitsuru Adachi Chronicle: Q and A

Copertina di un volume di "Q and A" di Mitsuru Adachi.

Copertina dell’edizione giapponese, identica a quella italiana.

Q and A generalmente significa Questions and Aswers, domande e risposte, ma è anche il titolo di uno dei manga più originali del nostro autore preferito, Mitsuru Adachi, edito da Star Comics dal 2011 in sei volumi.

Il protagonista, il quindicenne Atsushi Ando torna nella città d’origine dopo sei anni di assenza dovuta al lavoro del padre. Sei anni prima, anteriormente al trasferimento della famiglia, Hisashi, il fratello maggiore di A-kun, soprannominato Q-chan per la lettura del primo kanji del suo nome, era morto per un incidente. Tornando nella città natale il ragazzo trova tantissimi cambiamenti dovuti alla crisi economica, ma anche i visi noti del bulletto di quartiere Jinno e della vicina di casa, non più bambina, Yuho Maezawa. E trova anche il fantasma del fratello ad aspettarlo nella vecchia camera, con l’aspetto di un bambino di terza elementare, rimasto a vagare nelle stanze familiari in attesa del ritorno dei suoi cari, e del suo fratellino, che aveva sempre protetto.

Al di là dello shock e del disagio di essere l’unico a vedere e a interagire con lo spettro del fratello, non tardano a verificarsi fraintendimenti e veri e propri drammi per Atsushi, visto che Q-chan ha ancora la mente di un bambino piccolo (a parte la passione per le ragazze nude) e tende a difendere ancora il fratello facendo scherzi e dispetti che lo mettono, invece, in guai seri. Yuho, che è diventata un’atleta per emulare proprio Hisashi, ai tempi bravissimo in tutti gli sport, gli sta a fianco maltrattandolo e spronandolo, data anche la vicinanza delle loro case: A-kun si chiede però se la ragazza sia ancora innamorata di suo fratello come lo era da bambina e se il suo modo brusco di trattarlo sia proprio dovuto a odio o sia solo un tratto caratteriale…

Tavola di "Q and A" di Mitsuru Adachi.

Anche in quest’opera attorno ai protagonisti ruotano una serie di comprimari ben caratterizzati e simpatici: la judoka invaghita di Atsushi dai tempi delle elementari; il talento dell’atletica che è invece innamorato di lei e giura continue rese dei conti all’ignaro ragazzo; il bullo che nasconde un animo più sensibile del previsto, che vuole vendicarsi delle sconfitte subite da bambino a opera di Q-chan, rivalendosi sul fratellino innocente; la ragazza con poteri spiritici che può vedere il fantasma di Hisashi; il fratello maggiore di Yuho aspirante scrittore di romanzi horror e tanti altri.

Questa volta però il peso della storia, se così possiamo definirlo vista la capacità di leggerezza del Nostro, è tutta su A-kun, Yuho e il fantasma di Q-chan. Un trio che fa venire alla memoria quello ormai famigerato di Touch: due fratelli, uno bravo in tutto e l’altro in niente, la bella vicina di casa. Un fratello muore anche qui, ma stavolta invece di mostrare la reazione emotiva di coloro che rimangono, Adachi ci mostra… quello che il fratello che non c’è più vuole ancora fare per quello che è ancora vivo. E i ruoli si capovolgono, e chi era stato un bambino modello diventa una peste, l’altro, che non era capace di far nulla, deve rimediare a tutti i suoi guai e cercare di sopravvivere, ancora.

Illustrazione di "Q and A" di Mitsuru Adachi.

L’ultimo numero dei sei che compongono la serie prende all’improvviso una svolta malinconica e imprevista che lascia il finale in sospeso: tutta l’ilare vaghezza che aveva guidato la storia a saltellare anche in ambientazioni deliranti e in situazioni buffissime scompare, in poche pagine si torna seri, anche se attraverso un colpo di scena che tutto sembra tranne serio. Intanto Atsushi ha scoperto di essere davvero la risposta alla domanda che era stato suo fratello, in un certo senso la sua continuazione, la sua appendice nella vita. Il legame così forte raccontato per cinque volumi con levità ora diventa chiaro e pesante. Durerà per sempre, anche se non tale come ci era stato mostrato e il titolo dell’ultimo capitolo, ricordandolo chiudendo il volume, tenta di spezzarci il cuore: «Riesci a vedermi, no?»

E il cuore così, rimane legato a Q and A, la domanda e la risposta che non si possono dimenticare.

What if… Yuri!!! on ICE disegnato da mangaka famosi

Il successo che sta avendo lo spokon Yuri!!! on ICE si avvicina sempre più a conquistare l’aggettivo “clamoroso”, e per adesso è già a “incredibile”. Basti ad esempio il fatto che nella prima settimana di vendita i DVD e Blu-ray hanno superato le 50’000 unità: una cifra incredibile considerando che persino i blockbuster tipo Sword Art Online arrancano sulle 10’000, incredibile considerando che è una serie rivolta al pubblico femminile più sparuto di quello maschile, e incredibile considerando che è il primo anime non yaoi a presentare anche relazioni omoaffettive narrate con naturalezza e non per il service sessuale. Yuri!!! on ICE è un anime sportivo ben fatto in cui la storia d’amore tra allenatore e sportivo nasce e cresce non tra uomo e donna, ma tra due uomini: incredibile.

Schizzo di Mitsurou Kubo per il cofanetto DVD/Blu-ray di "Yuri!!! on ICE".

Lo schizzo della fumettista Mitsurou Kubo per il cofanetto DVD/Blu-ray di Yuri!!! on ICE. L’anime è stato interamente ideato, scritto e disegnato dalla Kubo nonostante non ne esista (ancora) il fumetto.

Questa esplosione di popolarità per un anime dedicato a uno sport relativamente poco popolare come il pattinaggio sul ghiaccio ha portato il fandom giapponese a celebrate la serie al suo solito modo, ovvero usando la creatività. Oltre alle comuni doujinshi, che pure ovviamente ci sono, sono partiti su Twitter vari hashtag dedicati alla serie, il più divertente dei quali è un what if dedicato alla reinterpretazione di Yuri!!! on ICE con lo stile grafico di mangaka famosi. I risultati si possono ammirare seguendo il relativo hashtag, ma sono così tanti che DF ha selezionato quelli più interessanti e ispirati a fumettisti noti in Italia, divisi in quattro categorie: classici, commedie, shounen e shoujo. I tweet originali sono linkati sul nome dell’autore omaggiato.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Osamu Tezuka.

Per prima cosa non si poteva non iniziare con il padre fondatore del manga come lo si intende oggi: Osamu Tezuka, qui reinterpretato con il suo stile grafico morbido per rappresentare il combattivo pattinatore russo Yuri Plisetskij.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Shigeru Mizuki.

Altro nume tutelare dei manga è Shigeru Mizuki, il fumettista stranoto al grande pubblico in patria per la sua esplorazione dei mondi del sovrannaturale giapponese con la sua serie storica Kitarou dei cimiteri: qui anche il cast di Yuri!!! on ICE prende sembianze spettrali.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Fujiko Fujio.

Coi suoi occhiali e il suo modo di fare bislacco Yuri Katsuki non poteva non ispirare fanart nello stile del quattrocchi comico più celebre dei manga, ovvero il Nobita di Fujiko Fujio: in alto c’è scritto il nome di un ciuski di Victor/Doraemon, ovvero i “pattini per chiunque dovunque”.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Rumiko Takahashi.

Dopo tre classici, tre autori di commedie. Nonostante i cambi di temi e di stili che hanno generato reazioni discordanti fra i fan, un posticino per Rumiko Takahashi si trova sempre nel cuore di ogni otaku, e il suo stile anni ’80 è ancora oggi splendido.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Mitsuru Adachi.

Un altro figlio degli anni ’80 è Mitsuru Adachi, uno dei massimi autori giapponesi per gli spokon e non solo.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Yoshito Usui.

Un autore anni ’90 è invece Yoshito Usui, il cui divertentissimo Crayon Shin-chan ha avuto una vita travagliata in Italia, ma è un must assoluto in Giappone.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Hirohiko Araki.

Quanto agli shounen, il genio assoluto: ovviamente il folle Hirohiko Araki, la cui opera iconica Le bizzarre avventure di JoJo nel 2017 compie 30 anni.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Yoshikazu Yasuhiko.

Un altro caposaldo della cultura pop giapponese è Yoshikazu Yasuhiko, che ha consegnato alla storia il rivoluzionario design di Mobile Suit Gundam.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Suzue Miuchi.

Infine, in rappresentanza degli shoujo due grandi miti: il primo è quello ultracinquantennale de La maschera di vetro di Suzue Miuchi, ancora lungi dal concludersi.

Fanart di "Yuri!!! on ICE" nello stile di Naoko Takeuchi.

L’altro è quello di Sailor Moon di Naoko Takeuchi, che ha festeggiato il suo ventennale con una nuova serie tv dai giudizi contrastanti.

In tutto il mondo Yuri!!! on ICE ha conquistato la stima dei pattinatori professionisti, e pattina che ti pattina Yuri è arrivato anche in Italia grazie alla trasmissione sottotitolata sulla piattaforma Crunchyroll (fra l’altro #ceancheunpodItalia col personaggio di Michele Crispino): un’ottima alternativa divertente e romantica al baseball e al calcio, per gli amanti degli anime sportivi e non solo.

Mitsuru Adachi Chronicle: Hiatari ryoko!

Copertina Hiatari ryoko Flashbook

Hiatari ryoko!, conosciuto anche come Questa allegra gioventù, arrivato in fumetteria come Let the Sunshine in, è una delle prime serializzazioni del maestro Mitsuru Adachi, nel lontano 1980: arrivato in Italia come cartone animato nel 1988 su Italia1 (con il titolo Questa allegra gioventù) e poi pubblicato da Flashbook in cinque volumi nel 2011 con il titolo in inglese che tenta di tradurre fedelmente quello originale giapponese (che suona come un “la luce del sole dappertutto”).

Kasumi Kishimoto è una sveglia e graziosa quindicenne che, all’alba del suo ingresso alle superiori, si trasferisce a casa della zia vedova che dista solo cinque minuti dalla sua nuova scuola. La ragazza si immagina una serena (e a scrocco) convivenza per i prossimi tre anni, ma non sa che la zia ha trasformato la casa in una pensione, e al momento ha quattro pensionanti, tutti maschi e tutti iscritti allo stesso liceo di Kasumi: il grosso, goloso e buono Takashi Ariyama, il misterioso e un po’ inquietante Makoto Aido, il guardone-sfortunato-pervertito Shin Mikimoto, e infine il solare e squattrinato Yusaku Takasugi. Il primo incontro tra la nostra eroina e quest’ultimo avviene, in una scena che diventerà poi classica, mentre lei è in bagno a lavarsi e lui entra senza bussare …e senza troppo badare a lei e alla sua nudità. Fortuna che Kasumi è già fidanzata col fighissimo Katsuhiko Muraki, più grande di lei e residente in America, altrimenti il suo cuore potrebbe ammorbidirsi verso il simpatico e generoso ragazzo…

Hiatari ryoko Mitsuru Adachi

Anche Hiatari ryoko potrebbe essere annoverata tra le commedie scolastiche a sfondo sportivo di Adachi, infatti per i primi tre numeri i cinque protagonisti saranno coinvolti con il club di baseball cercando di realizzare il sogno impossibile di arrivare al Koshien, ma negli ultimi due volumi l’argomento rimane completamente da parte, per incentrare il racconto su episodi da situation comedy.

Hiatari ryoko Mitsuru Adachi

Perché, infine, questo è proprio quello che è quest’opera: dopo un percorso zigzagante su diverse idee di trama, alla fine si stabilizza come uno dei primi esempi di sit-com a fumetti, dove si avvicendano stagioni ed eventi che coinvolgono tutti i protagonisti, ognuno con la propria caratteristica caratteriale, creando situazioni comiche o catartiche, con una sottotrama centrale che scorre mentre l’episodio si concentra su un evento più specifico e autoconclusivo.

Spacciandomi per un’esperta, che poi non sono, direi che Adachi inventa uno di primi nuclei di quella famiglia “amicale” che farà la fortuna, anni dopo, di serie televisive come Friends o The Big Bang theory: un gruppo di amici, conviventi o comunque molto uniti, che vivono insieme avventure che diventano interessanti perché a viverle sono loro, con i loro caratteri, personalità e reazioni differenziate.

Tanto innovativa e ricca di spunti era questa formula che Rumiko Takahashi, amica ed estimatrice di Adachi l’ha omaggiata (o ricalcata, fate voi) pochi mesi dopo (Adachi inizia a serializzare a febbraio 1980, la Takahasi a novembre dello stesso anno), creando la famosa Maison Ikkoku (in Italia anche come serie animata dal titolo Cara dolce Kyoko) che sviluppa e porta a compimento tutte le premesse che il Nostro abbozza in questa opera.

Infatti Hitari ryoko è una storia che parte ma non giunge a compimento: nonostante i personaggi e la trama siano attraenti e creino profondi momenti di pathos e di allegria che conquistano il lettore, il quinto e conclusivo volume si chiude lasciando la storia completamente aperta. Forse in altri dieci volumi Adachi sarebbe riuscito a raccontare tutto quello che accadrà tra Kasumi, Yusaku e Katsuhiko, ma lo lascia alla nostra immaginazione, secondo uno schema che si ripeterà e che lascia il dubbio se il tutto sia stato interrotto per volontà dell’editore o dell’autore che vuol lasciar vivere di vita propria i personaggi nati dalla sua fantasia.

Altro elemento per cui questa miniserie è davvero speciale è il disegno, che mostra l’evoluzione dello stile del maestro che parte da stilemi ancora legati ai primi manga anni ’70 e diventa man mano più sicuro e personale. Basti notare come Yusaku sia all’inizio realizzato con viso stereotipato, capelli resi a tratteggio di pennino e occhi stellati da shoujo manga (tanto da ricordare il Terence di Candy Candy), per poi diventare il tipico protagonista “alla Adachi” con viso gioviale e aperto, senza ombreggiature o tratteggi, e capelli e china piena, a volumi uniformi.

Hiatari ryoko Mitsuru Adachi

Hiatari ryoko Mitsuru Adachi

A sinistra e sopra, Yusaku all’inizio della serializzazione e diversi episodi più avanti. La tecnica cambia e si personalizza, diventando inconfondibile.

 

 

 

 

 

 

 

Rileggere questo piccolo capolavoro mi ha ricordato tutti i perché stimo e ammiro le opere di Adachi, nonostante non sia un’opera perfetta o compiuta in senso stretto. Caratteristica questa che non ha impedito il suo successo in patria, infatti il titolo è diventato un live action di diciannove episodi nel 1982, poi una seria anime nel 1987 (48 episodi) e un film animato per il cinema nel 1988.

Personalmente penso che sia un’opera preziosa, che migliora addirittura rileggendola nel tempo e, quindi, da possedere.

Mitsuru Adachi Chronicle: Short Game

Short Game Adachi

Finalmente torniamo ad aggiungere pezzi alla nostra Cronaca delle opere di Adachi, e questo “finalmente” riassume un lungo periodo fatto di scosse, case lesionate, traslochi, altre scosse, perdite affettive e anche la misteriosa storia del sequestro di un volume da leggere… Ma siccome tutto ciò è ormai alle spalle e noi abbiamo da guardare con positività al domani, cosa vi è di meglio per farlo se non l’ultima pubblicazione del Nostro autore? Short Game (il volume sequestrato e da poco liberato in questione) è già disponibile in fumetteria da qualche tempo, e ve lo avevamo già annunciato mesi fa: edito dalla Star Comics, raccoglie in una bella edizione con sovracoperta delle short stories incentrate sul baseball, ma anche piccoli flash quasi introvabili, pubblicati in rivista negli anni ’80.

Tornare a leggere Adachi è sempre come una bella boccata di aria fresca. Di nuovo protagonisti di questi racconti sono adolescenti che tra il monte di lancio e i banchi di scuola intrecciano relazioni fondamentali, di amicizia, di amore, di competizione, ribadendo che essere un asso in campo non significa forzatamente esserlo nella vita. Questo è quello che ci narrano le prime due storie, Relief e Compagni di circolo, e l’ultima, Un anno viene, un anno va, a mio parere la più bella della raccolta. Protagonista di questa è un ragazzo ombroso e serio, che sembra giocare solo con l’obiettivo di essere notato dai talent scout e diventare un professionista. Nel momento in cui questo sogno si avvera, allo scoccare della fine dell’anno, si ritrova con i suoi compagni di squadra, da cui si è allontanato per un malinteso, e il valore dell’amicizia e della sincerità prevalgono, anche se non al di sopra del sentimento per quella ragazza che, maledizione, preferisce un altro…

Short Game Adachi

Adachi come sempre, immagina le sue trame con grande attenzione e divertissement, e da questo strano connubio nasce il racconto quasi noir della raccolta, Full count, in cui il baseball è il fil rouge per una strana spy story ben congeniata e ben realizzata dal Maestro. Ma il vero spasso della lettura nasce dal contrasto tra la perfezione delle storie “ufficiali” e i flash realizzati, con evidenza di tratto di pennino, ma non solo, nei primi anni di carriera, che sono irresistibili miscugli di nonsense, auto divertimento, voglia di far sorridere, ma anche di raccontare qualcosa da un punto di vista diverso.

Esempio eclatante di questo è l’ultimo mini racconto, Il futuro in quattro pagine, in cui Adachi si immagina a viaggiare nel tempo per scoprire come sarà la sua vita tra molti anni. Per quanto semplice e prevedibile (sono appunto quattro tavole, solo l’ultima disegnata sul serio), questo piccolo racconto è quasi commovente e proclama, ancor più che se fosse un discorso urlato, l’amore del Maestro per il suo lavoro e per i suoi lettori, smentendo tutte le autoironiche dichiarazioni di essere un pigro nullafacente (vedi la maggior parte di tutte le altre storielline flash).

Short Game Adachi

Una delle illustrazioni comprese nel volume, qui utilizzata come copertina della rivista Superior

 

Il livello del disegno, in questo volume, per quanto riguarda le storie “serie”, è altissimo: Adachi ha raggiunto la sua maturazione grafica già qualche tempo fa e riesce a mantenerla in modo esemplare, se non addirittura incrementandola amalgamando le immagini a sceneggiature che coinvolgono occhi e sensazioni del lettore. La Star Comics ha incluso nel volume anche le pagine a colori originali, tavole e illustrazioni, insieme alla copertina, che sono qualitativamente ed esteticamente estremamente pregevoli.

Non occorre aver superato un brutto periodo per godersi quest’opera, sono sicura che il senso di ebbrezza, leggerezza e positività toccherà tutti, appena la leggeranno.

 

Short Game di Mitsuru Adachi

Star Comics, volume unico, 7 euro

SHORT GAME, IL BASEBALL PROTAGONISTA!

– Comunicato Stampa –

shortgameUna nuova perla del grande Mitsuru Adachi arricchisce il catalogo di Edizioni Star Comics: dal 5 Ottobre nella collana NEVERLAND sarà infatti disponibile SHORT GAME, raccolta di storie autoconclusive in volume unico.

Questa nuova, fiammante raccolta di short stories racchiude al suo interno diversi lavori pubblicati originariamente su Big Comic Spirits, Big Comic Superior, Shonen Sunday e Shonen Sunday Graphic Touch. A impreziosire il già ricchissimo tomo, tutto dedicato al baseball liceale – uno dei temi principe dell’autore –, c’è inoltre un racconto realizzato nel 1980 dal compianto Tsutomu Adachi, fratello maggiore del maestro, scomparso nel 2004.

Un’uscita assolutamente imperdibile, sia per i fan accaniti del maestro che per chi vuole accostarsi per la prima volta all’opera di uno dei più grandi mangaka di tutti i tempi!

 

 

NEVERLAND 296

SHORT GAME

Mitsuru Adachi

14,5×21, B, b/n e col., con sovraccoperta, pp. 208, € 7,00
Data di uscita 05/10/2016, in fumetteria, libreria e Amazon
Isbn 9788822603234

Mitsuru Adachi Chronicle: da Short program ad Idol A

Copertina del secondo volume della seconda ristampa

Copertina del secondo volume della seconda ristampa

Short program è solo un titolo che racchiude un buon numero di racconti brevi (o meno brevi) e spunti creativi del nostro autore preferito, Mitsuru Adachi.  Spesso le raccolte di questo tipo lasciano dove ci trovano, perché magari trattasi di riempitivi che l’editore ha chiesto all’autore per completare le ultime pagine richieste dalla stampa. Nel nostro caso, invece, è divertente notare che sono piccoli quadretti, come dei bozzetti, in cui Adachi ha imprigionato molti topoi caratteristici della sua produzione maggiore.

Intanto ricordiamo la loro storia editoriale in Italia, che è articolata: pubblicati per la prima volta da Star Comics nel 2001 in quattro volumi, hanno visto una seconda edizione, uguale all’originale, nel 2008 che ripropone quanto già edito raccolto in due volumi più un terzo di storie inedite. Infine nel 2014 si è aggiunto un quarto volume dal sottotitolo Girl’s type che raccoglie le storie più sentimentali, indirizzate alle ragazze, che il Nostro scrisse all’inizio della carriera.

Cosa troviamo in queste raccolte? Troviamo innanzitutto i primi passi che hanno portato Adachi a distinguersi dal resto dei mangaka della sua generazione: partendo da un disegno e da storie più convenzionali, di genere comico-sentimentale, come Davanti al semaforo, o Short program appunto, per parlare del primo volume, ma anche I due assi dell’ultimo, possiamo assistere allo sbocciare del suo personale stile di narrazione e di espressione, con 5x4P, che riassume il suo rapporto con editori e responsabili, in chiave nonsense, o con Prima che venga la primavera…, una spy story casereccia ma che colpisce la sensibilità e la fantasia.

SemaforoShortP

Possiamo anche ritrovare le “prime prove” di personaggi che ritroveremo in abiti più splendenti, come un primo abbozzo del plot che sarà di Cross Game, con le quattro sorelle, in La parola di uno scroccone, anche se qui ci troviamo in un bagno pubblico tradizionale da salvare, oppure i primi Minami e Tacchan in La dichiarazione, anche se qui il protagonista maschile studia troppo e Minami lo fa rinsavire (entrambi in Girl’s type).

Insomma queste raccolte non sono semplicemente superflue, sono gradevoli e utili a completare il quadro sulle capacità e le infinite sfumature dell’arte del Nostro. Inoltre hanno il pregio di riempire dei vuoti che il sovrapporsi delle produzioni potrebbe creare. Infatti i racconti finali del terzo volume presentano una storia, molto moderna e in linea con quanto abbiamo detto altre volte, ma soprattutto così poco realistica e godibile che Adachi ha dovuto interrompere per poter terminare Cross game, ma a cui, evidentemente tiene molto: Idol A.

IdolA

La trama è semplice. Ehm… Azusa Satomi e Keita Hirayama hanno 17 anni e sono amici d’infanzia, uno è un campione di baseball, l’altra è un’idol molto amata. Ma non nel modo in cui state immaginando: Azusa è un talento del baseball e il suo sogno di bambina è quello di diventare un giocatore professionista, ma essendo una ragazza sa che non potrà realizzarlo. Solo che, il suo amico Keita con abiti da donna e parrucca è così uguale a lei che neanche i genitori riescono a distinguerli, così… Azusa va sul diamante a lanciare palle velocissime, mentre Keita firma gli autografi per i suoi fan.

Nel 2011 la Star Comics ha pubblicato il primo volume di questa storia assurda ma divertente e molto ben sceneggiata, riprendendo i primi episodi apparsi in Short program 3 con l’aggiunta di altri inediti, ma ad oggi la produzione è rimasta ferma lì. Adachi ha inserito il titolo e il plot anche all’interno di Cross game, quando uno dei personaggi, la precedente manager della squadra, decide di partecipare al provino per la protagonista del live action tratto proprio da Idol A. Un bellissimo e malinconico esempio di metafumetto, che ci fa pensare anche quanto Adachi tenesse alla storia. E speriamo che possa concluderla, perché sarà senz’altro uno spasso.

Notizia recente è l’annuncio della Star Comics dell’uscita di un quinto volume, Short Game, previsto per il 5 ottobre, incentrato su storie di taglio sportivo con la presenza di un racconto realizzato dal fratello maggiore del Maestro, Tsutomu Adachi, scomparso nel 2004.

Se ancora non avete questi volumi, è giunto il momento di rimediare.

Mitsuru Adachi Chronicle: Jinbe

JinbeStarComics

Jinbe è un manga piuttosto atipico rispetto alla classica ambientazione sentimentale, reiterata in maniera così tranquillizzante ed edificante da Mitsuru Adachi. In questo racconto, che si svolge in un unico volume, pubblicato fino al 1997 in patria (con successivo live action) e nel 2005, dalla Star Comics, in Italia, il tipico protagonista – liceale, bravo nello sport, innamorato della controparte femminile –  ricopre solo un ruolo marginale, e anche da sfigato a essere sinceri, utile solo a far muovere le onde del mare principale.

The main character, infatti, è Jinpei Takanashi, quasi quarantenne, vedovo, ex portiere di calcio e ora dipendente di un acquario, con figlia adolescente a carico. Il suo soprannome, Jinbe, rimanda al nome giapponese dello squalo balena, uno dei pesci più grandi, enorme eppure buono, visto che non fa parte dei predatori ma si nutre principalmente di plancton, come le balene: e così è anche il nostro protagonista, grosso, buono, ma che sa incutere timore.

A chi? A tutti quelli che cercano di mettersi in mezzo tra lui e la figlia, Miku, anche se la ragazzina, sveglia, studiosa, coraggiosa, con le idee molto chiare, è in realtà figlia della defunta moglie, quindi con nessun legame di sangue con Jinbe. Essendo in possesso delle qualità sopra elencate, la ragazza sa già cosa vuole dalla vita: sposarsi con l’uomo che ama e vivere tranquilla con tanti bambini. Solo che l’uomo che ama è… suo padre. Il suo secondo padre. Lo squalo balena.

Il liceale innamorato di Miku dovrà segnare almeno un goal al "papà" se vorrà portarla ad un concerto...

Il liceale innamorato di Miku dovrà segnare almeno un goal al “papà” se vorrà portarla ad un concerto…

Messi da parte gli scontri sportivi e la commedia scolastica, Adachi in quest’opera affronta un argomento abbastanza spinoso, considerando anche la differente sensibilità giapponese di fronte a tali tematiche. Come sappiamo bene noi amanti degli shoujo manga, le liaisons tra fratello e sorella, o meglio, tra fratellastri, figli di coniugi al secondo matrimonio, hanno reso prospero un filone di genere che vede titoli che vanno da Marmelade boy, a opere più lontane e raffinate, come quella da cui ha preso spunto lo Studio Ghibli per creare il bellissimo lungometraggio La collina dei papaveri. La similitudine che vede coinvolti un padre e una figlia è invece più rara, anche se ricordiamo il titolo Usagi Drop che con altre modalità la affronta in modo efficace e memorabile.

Adachi, con le sue tipiche ironia e delicatezza, ci costruisce un quadro quotidiano lontanissimo da qualsivoglia situazione pruriginosa o inquietante: semplicemente Jinbe è l’uomo che ama di più al mondo Miku, e Miku adora Jinbe, sentendosi quasi come il vettore karmico che riscatta il destino matrimoniale, interrotto troppo presto, della madre. La storia finisce nel momento in cui la loro parabola come possibile coppia inizia: Miku torna a vivere con il suo vero padre, separando la sua condizione civica da quella di Jinbe, che inizia però a frequentare come semplice donna. A noi immaginare o sperare che la storia continui e come. E questo tipo di finale risulta sempre molto poetico.

Nota di merito va alla Star Comics che pubblicò questo volume unico lasciando le tavole originali a colori, e ammirare gli acquerelli di Adachi è sempre un motivo in più, e ottimo, per leggere le sue opere. Le inquadrature di elementi naturali, che aprono i capitoli, e che ci parlano di mare e montagna soprattutto, rafforzano anche il sottotema ecologico che traspare in alcuni angoli del racconto: il mare da salvare, i danni che gli uomini infliggono alla natura, il sogno di andare a vivere in un’isola tropicale da proteggere, magari con l’uomo che si ama e tanti bambini.

JinbeNature

 

Mitsuru Adachi Chronicle: Cross Game

coverCrossGame

I tre anni delle superiori in Giappone: quell’arco di tempo dai quindici ai diciotto anni che ha qualcosa di magico. In questo periodo sbocciano i grandi amori, si creano i ricordi con i compagni, si parte per emozionanti gite, e, se sei un personaggio di Mitsuru Adachi, si vince il campionato di Baseball delle superiori al Koshien.

L’opera di cui vi raccontiamo oggi in questa Cronaca rispetta e smentisce questo cliché.

Sì, perché stiamo parlando di Cross Game, titolo pubblicato in Giappone dal 2005 e in Italia dal 2008 (per i tipi Flashbook), che parla ancora del sacro gioco del Baseball: ma stavolta la trama parte da quando i personaggi principali frequentano la quinta elementare. Ko e Wakaba sono vicini di casa: lui è lo sveglio rampollo di un negozio di articoli sportivi, adiacente al Batting Center, con annesso Caffè della famiglia della bambina. Lei è la secondogenita di quattro sorelle, e non a caso il locale si chiama Clover, quadrifoglio, in quanto ogni ragazza è un petalo della pianta portafortuna. Wakaba è una ragazzina brillante e bellissima, e stravede per il suo amico Ko, nato il suo stesso giorno, il 10 giugno. Da sempre si scambiano i regali, ma il ragazzino fa molta fatica a indovinare i gusti dell’altra, così lei gli scrive una lista dei prossimi regali da acquistare per i futuri nove compleanni. Per il ventesimo, la lista prevede un anello di fidanzamento. Ma quella è l’ultima estate in cui riceverà dei doni, perché Wakaba, cercando di salvare dall’annegamento una compagna di scuola, muore.

Le quattro sorelle Tsukishima, il quadrifoglio...

Le quattro sorelle Tsukishima, il quadrifoglio…

La storia riprende le fila dopo quattro anni. Ko Kitamura, alle soglie del suo ingresso al Liceo Seisho, viene coinvolto dagli amici in un progetto grandioso: entrare nel club di Baseball, arrivare al Koshien e realizzare l’ultimo sogno di Wakaba, che li vedeva vincitori nello stadio, acclamati dal pubblico. Ma la squadra della scuola è affidata ad un allenatore arrivista e bastardo, che punta solo a sfruttare il talento dei suoi giocatori per accumulare fama. Riusciranno i nostri a realizzare il loro sogno? E Ko riuscirà mai a farsi accettare come uomo e come lanciatore da Aoba, la sorellina di Wakaba che lo ha sempre detestato, ma che è anche la musa ispiratrice dei suoi lanci?

Cross game è uno dei manga più appassionanti di Adachi, e la cosa può davvero stupire perché, in fondo, è ancora una storia incentrata sul Baseball, con uno stuolo di personaggi ormai standardizzati: il protagonista che rivela il proprio talento mettendosi in gioco contro le difficoltà interne alla squadra e quelle poste dagli avversari, sempre più agguerriti; il comprimario un po’ ciccione che aiuta il protagonista sacrificandosi; la ragazza ambita da molti che però resta indissolubilmente legata al destino del character principale; una nuova ragazza che entra nella storia a portar scompiglio… eppure…

cross-game

Eppure.

Intanto, se il nostro protagonista non esce troppo dai contorni che abbiamo appena delineato rimane uno dei personaggi più meritevoli di affetto creati dal Nostro: il dramma della morte prematura della ragazzina che amava gli regala quell’aura di pathos che solo Tacchan di Touch può eguagliare. Ma soprattutto Aoba è, insieme a Katsuki-chan, un modello di ragazza esemplare, da contrapporre alle generazioni di “HelloKittyGirls”. Ha il talento e l’abilità dei migliori lanciatori del torneo scolastico, ma non potrà mai salire sul monte di lancio del Koshien, perché donna, appunto. È lei a pronunciare le parole che segneranno il destino di Ko e la sua carriera di lanciatore; a lei lui si ispira nello stile di lancio; lei allena la squadra per farli arrivare alle qualificazioni. Sente immensamente la mancanza della sorella Wakaba, la sorella perfetta e adorata, e sente soprattutto il peso della sua assenza, tanto che questa mancanza metterà a rischio la sua stessa felicità. Come eguagliare la perfezione dell’altra? Come affrontare il peso del suo rapporto con il vicino di casa che tanto disprezza?

Aoba Tsukishima, tra i personaggi femminili più belli del Nostro...

Aoba Tsukishima, tra i personaggi femminili più belli del Nostro…

Wakaba è appunto un’assenza che ingombra lo spazio della storia, molto più di quanto faccia Katsuya, sempre in Touch: proprio come un arto amputato può prudere e far male, la sua scomparsa, il suo non essere più, diventa una presenza angosciante. Ko e Aoba forse non potranno mai dichiararsi il loro amore, forse neanche ammetterlo a loro stessi, perché l’altra, l’avversario da affrontare, non è presente.

Il nostro protagonista, Ko Kitamura

Il nostro protagonista, Ko Kitamura

Ma alla fine tutto si risolve, perché, grazie al dio della Letteratura, Adachi ama i lieto fine, come me: ma attenzione, come dicevamo all’inizio questo manga abbatte qualche cliché, e questo è l’ennesimo. Dopo un’appassionante partita contro la fortissima squadra del Ryou, l’ultimo ostacolo prima dell’accesso al campionato estivo del Koshien – che dura tre numeri e tiene altissima la tensione, tanto quanto il miglior Inoue in Slam Dunk – l’ultimo numero si chiude con Aoba e lo spettinato Ko che si tengono per mano aspettando il treno che li porterà al famigerato stadio di baseball.

Se il Seisho vincerà o no il campionato e il sogno di una bambina si avvererà, solo noi, nella nostra immaginazione, possiamo saperlo.

Ma forse, stavolta, non è neanche la cosa più interessante da immaginare.

Mitsuru Adachi Chronicle: Katsu!

La Nobile arte, la Boxe, lo sport per cui due uomini si affrontano sopra un ring armati solo della propria forza e della propria determinazione, senza strumenti se non i pugni, mettendosi alla prova lealmente, non solo per dimostrare chi è migliore, ma per sentirsi migliori.

Copertina dell'edizione giapponese di Katsu!, identica a quella italiana

Copertina dell’edizione giapponese di Katsu!, identica a quella italiana

È di questo nobile sport che parla Katsu!, il manga di Mitsuru Adachi serializzato in Giappone dal 2001 e in Italia, per Flashbook edizioni, l’anno seguente, in sedici volumetti. Data la mia impreparazione sul tema, visto anche la recente scomparsa del grande Muhammad Ali, ho chiesto un’opinione al nostro esimio collaboratore, il Gentleman V. (che, come ogni nobile, pratica davvero questo sport) che così ha risposto:

È un viaggio senza aereo, ma coi treni nelle mani. Non sale nessun passeggero ma scendono tutti. Sul tappeto. Se va bene. Sennò è come la spiaggia. […]La pugilistica è l’unione di tutti gli sport e con loro ha in comune il nulla. Le bocce, per le sfere, come il basket per il cestino, il giavellotto per la punta, il sollevamento caci per la puzza, il bombardamento aereo per il feo fetore, ed è, come ogni reparto dell’esercito, superfluo perché tutti hanno votato Gandhi.

Ritengo che il nostro sia riuscito in qualche modo a rappresentare anche questo nella sua opera che resta, a grandi linee, una commedia scolastica, ma con tanto, tanto in più.

Protagonista ufficialmente riconosciuto della storia è Katsuki Satoyama, un quindicenne, che insieme al suo amico Kyota decide di iscriversi nella palestra di Boxe Mizutani perché innamorato della figlia del titolare, anche lei, Katsuki (stesso nome, scritti con caratteri diversi…)

Katsukichan

La ragazza, che chiameremo per chiarezza Katsuki-chan (chesignificacheèfemmina) è lei stessa una pugile, bravissima, fortissima, abilissima, che stende anche gli omaccioni grandi il triplo di lei, e ama davvero la Boxe. Invece  Katsuki-kun (chesignificacheèmaschio) tira il suo primo pugno per un motivo estremamente superficiale (appunto cercare di avvicinarsi a Katsuki-chan) ma da quel momento rimane conquistato da questo sport e in una girandola di colpi di scena scoprirà che il pugilato scorre nel suo sangue ed è di prima qualità, e si appassionerà così tanto da non tirarsi più indietro e arrivare a vincere affrontando avversari sempre più forti e agguerriti. Perché non basta l’amore per una ragazza a farti sputare sangue sul ring, devi amarlo quel quadrato, i guantoni che indossi, e devi crederci, come dimostra l’epico scontro nel numero finale, che deciderà anche il suo futuro.

Adachi ci propone di nuovo un racconto con personaggi ben definiti e amabili, che non si possono odiare per quanto la trama li metta di fronte all’eroe, che portano sulla scena i propri drammi e le proprie ragioni. Lo sfondo sportivo anche in questo caso è appassionante e cattura la fantasia alla lettura. Ma questo è anche uno dei titoli più drammatici della produzione del Nostro, non solo per i retroscena che mano a mano veniamo a scoprire, ma proprio per il personaggio, bellissimo, di Katsuki-chan.

Divertente esempio di autoironia adachiana: Katsuki-chan chiama Katsuki-kun con i nomi di altri protagonisti di altre sua opere...

Divertente esempio di autoironia adachiana: Katsuki-chan chiama Katsuki-kun con i nomi di altri protagonisti di altre opere dell’autore…

Nata da un padre pugile professionista, egoista e preso solo da se stesso, allenata fin da piccola a tirare pugni al sacco e ad affinare la tecnica, si ritrova ad essere un’adolescente dai genitori separati, costretta ad odiare ufficialmente la Boxe, ma interiormente profondamente innamorata della stessa. Si rende conto che nella sua condizione di donna, per quanto abile e veloce, non potrà mai opporsi alla forza di un uomo, e ripiega il suo sogno di diventare un campione su Katsuki-kun, di cui di innamora e affiancherà durante la sua ascesa. Nei primi quattro volumetti della storia la vera protagonista è lei, la sua ambizione, il suo fascino, (io trovo che sia anche esteticamente una delle creature più belle disegnate dal Nostro) ed anche se poi l’intreccio si concentra di più sulla parte maschile, rimane lei il perno della storia. Ne è la motivazione, lo stimolo, la ricompensa.

Si ha la sensazione che Adachi dopo averla creata ne sia rimasto rapito, tanto da renderla la vera protagonista, anche se nascosta. A dimostrazione, non tanto che l’amore, ma l’ardore interiore, la passione, la curiosità, sono le vere  motivazioni per cui si vive, si agisce, si lotta, si vince.

katsu