Michele Monteleone

La tavola periodica degli Archetipi (prologo) – I Maestri dell’avventura, L’Isola del Tesoro

In uno dei nostri ultimi articoli abbiamo parlato della magia degli Archetipi, e di come queste storie fondamentali si riproducano incontrollate nel corpo della tradizione narrativa umana. E mentre lo scrivevamo, ci sentivamo tanto intelligenti. Questa sensazione era così piacevole che abbiamo pensato di iniziare una nuova rubrica aperiodica delle nostre, dedicata a trovare gli archetipi nascosti nei fumetti più popolari.

Così, quando il Grande Capo ci ha assegnato la recensione della trasposizione a fumetti dell’immortale romanzo di Robert Luis Stevenson, L’isola del Tesoro, ho pensato: perché non cominciare proprio da qui?

In fondo, se davvero vogliamo paragonare gli Archetipi a una sorta di infezione virale narrativa che si propaga nel corso della storia, allora L’Isola del Tesoro è uno dei Pazienti Zero: paragonabile al marinaio che portò in Europa la peste bubbonica.

E se usiamo questa metafora, è soltanto perché è anch’essa un potente archetipo.

Tutto partì da una mappa…

Si racconta che Stevenson ebbe l’idea del romanzo quando vide il suo figliastro completare l’acquerello di un’isola. Lo scrittore si mise a dare nomi ai vari luoghi della cartina, per poi battezzarla “L’isola del Tesoro”. Quando hai un luogo che nasce così, non puoi non scrivere la sua storia, no?

Ed ecco che, come una febbre improvvisa, il primo Archetipo sboccia sotto la pelle del romanzo: il tesoro da ritrovare, il viaggio, la nave.

Se ci spostiamo a questa trasposizione fumettistica, edita come altre da Star Comics e scritta dall’abile Michele Monteleone, dobbiamo immaginare il romanzo di Stevenson come la mappa da segnare per ottenere un fumetto che riesca a ripercorrere la storia già scritta, mettendone in luce tutti i punti di forza.

Monteleone non cede alla tentazione più ovvia di tutte, ovvero quella di farsi travolgere dal personaggio di Long John Silver (Archetipo numero 2), potente creatura narrativa che con la sua affabulazione, le sue sfumature (im)morali, la grande fascinazione che esercita, avrebbe potuto facilmente monopolizzare la storia. Il disegnatore Oscar sembra invece meno stoico e ci regala un vecchio capitano che occupa lo spazio della pagina con una fisicità nervosa prorompente. Il tratto di Oscar è carico di liquida energia e ricorda, soprattutto nei volti, l’eleganza di un Micheluzzi, e interpreta la storia con sicurezza e mestiere.

Long John Silver, dicevamo, sicuramente emerge in tutta la sua iconicità, ma Monteleone preferisce evidentemente scovare il senso più profondo della storia di Stevenson, cioè il passaggio all’età adulta (Archetipo numero 3) del giovane Jim Hawkins. Jim passa, nell’arco di una notte, dal tranquillo tran tran della propria locanda a vivere un’avventura sanguinaria dove i confini tra bene e male non sono affatto chiari, dove le figure adulte sono ambigue e spesso incapaci di capire cosa sia meglio per loro. Monteleone e Oscar non ci risparmiano i momenti più crudi della vicenda, trascendendo dalle descrizioni edulcorate di Stevenson per mostrarci il sangue che scorre e i morti che agonizzano.

Alcuni passaggi chiave sono resi davvero splendidamente, in modo da conservare tutta la potenza della narrazione originale ma rendendola con i mezzi peculiari del medium fumettistico.  Fra tutte le scene, segnaliamo il duello sulla nave tra Jim e il colossale Israel Hands, (Davide contro Golia, ovvero l’Archetipo numero 4), che segna in un certo senso il passaggio ultimo e la trasformazione di Jim attraverso l’omicidio, seppur per difesa personale.

In conclusione, ancora una grande prova nell’ambito di questa collana di trasposizione di romanzi che la Star Comics ha deciso di portare avanti da un po’ di tempo a questa parte. Un’iniziativa che speriamo prosegua a lungo, sempre che riesca a mantenere questo livello di qualità.

(Disclaimer: qualcuno potrebbe contestare l’articolo perché dà per scontato che chi lo legge conosce già la trama de L’Isola del Tesoro. È vero, infatti: la diamo per scontata.)

PRIMA SERIE A FUMETTI ORIGINALE VERTICOMICS – ELVIS

Comunicato Stampa

ARRIVA ELVIS, OGNI MERCOLEDì SOLO ONLINE!

ELVIS_Roma, maggio 2016 – A un anno dal debutto, VERTICOMICS lancia la sua prima serie a fumetti originale: Elvis di Michele Monteleone (Dylan Dog, Orfani) e Mattia De Meo. La prima stagione sarà composta da cinque numeri disponibili ogni settimana su Verticomics – il fumetto del giorno a € 0,99. Inizia qui un percorso di produzioni inedite che VERTICOMICS porterà avanti con la già annunciata Universo A1, serie che verrà pubblicata prima da Verticomics in digitale e poi da Bao Publishing per l’edizione cartacea.

30 luglio 1969, l’uomo sbarca sulla luna. È il primo viaggio spaziale dei terrestri, ma presto scopriranno di non essere per nulla soli nell’universo. 18 anni dopo, nel 1987, New York è una megalopoli abitata da razze aliene di ogni tipo, una specie di porto franco per la criminalità di tutta la galassia. È una città pericolosa per una ragazzina… ma non per Elvis, la tostissima protagonista della storia, che fa di mestiere la cacciatrice di taglie e cerca di mettere insieme abbastanza soldi per comprare un viaggio nello spazio e ritrovare la sua famiglia. Lo sappiamo, Elvis è una femmina con il nome da maschio, ma non vi consigliamo di farglielo notare… é molto suscettibile sull’argomento!

 

Ogni episodio di Elvis ha un costo di € 0,99.

Per acquistare il n. 1, Big Babol e bastonate: https://store.verticomics.com/products/193307

Il prossimo numero di Elvis sarà disponibile dal 25 maggio.

VERTICOMICS è una società collegata a Verticalismi.it, primo laboratorio/magazine di fumetti online che offre spazio e organizza concorsi a premi e workshop per chi intende creare un fumetto concepito per l’esclusiva fruizione online. VERTICOMICS è controllata LVenture Group e fa parte del programma di accelerazione per start-up LUISS EnLabs.

DOVE TROVARE VERTICOMICS

Play Market: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.verticomics.appVERTICOMICS.app

iTunes: https://itunes.apple.com/it/app/VERTICOMICS-fumetto-del-giorno/id989896754

Sito web: http://verticomics.com/

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Crowdfunding per la graphic novel “Senzombra”

Comunicato Stampa

Roma, maggio 2016 – Parte oggi la campagna di crowdfunding di Senzombra, graphic novel ideata da Michele Monteleone, sceneggiatore di Dylan Dog e Orfani, e dal disegnatore Marco Matrone. Protagonista della storia è Tristan, un ragazzo di quindici anni in un mondo apparentemente normale, ma abitato da mostri che solo i Senzombra come Tristan possono sconfiggere! Con la campagna di crowdfunding i due autori vogliono dar vita a un volume di pregio e a gadget esclusivi.

Senzombra_CoverTristan è un ragazzo di quindici anni che, come tanti suoi coetanei, ha un’insana passione per il ramen istantaneo, una forte dipendenza dai giochi per smartphone e un’amore assoluto per i fumetti. Il mondo in cui vive Tristan è molto simile al nostro: ci sono automobili, supermercati, cellulari, ma ci sono anche i mostri! Tutti sanno dell’esistenza dei mostri, ma solo un gruppo di ragazzini orfani, guidati da uno strano demone interdimensionale noto come il Collezionista, gli dà la caccia. Questi ragazzini, a cui è stata strappata l’ombra e la possibilità di crescere, sono noti come Senzombra. Tristan è un Senzombra e il suo lavoro è raccogliere le taglie sugli esseri che minacciano la società civile. Ha anche un’altra missone: riscattare la sua ombra, tornare a crescere e ad avere una vita normale come quella degli altri ragazzi.
Caratteristiche dalla graphic novel:

Formato: 22 x 29,5 cm, cartonato

Pagine: 80 pagine, a colori

 

 

Ricompense del crowdfunding:

oltre alla versione cartacea di Senzombra, sarà disponibile un’edizione digitale, sketch, tavole originali e molti gadget esclusivi, tra cui: adesivi, spille, t-shirt e shopper.

Campagna Indiegogo: https://igg.me/at/senzombra

Facebook: https://www.facebook.com/Senzombra/

Preview: https://issuu.com/michelemonteleone/docs/impaginato

I Maestri dell’Orrore: “Dracula” – Una recensione non convenzionale

Per la serie di Roberto Recchioni, “I Maestri dell’Orrore”, si propone l’adattamento di “Dracula”, di Bram Stoker, un albo della Star Comics, con Sceneggiatura di Michele Monteleone e disegni di Fabrizio Des Dorides.

Maestri Orrore - Dracula C1

Jonathan Harker, giovane avvocato, si reca nell’inquietante castello transilvano di Dracula, per curare l’acquisto di proprietà immobiliari a Londra. Se il viaggio era già stato piagato da preoccupanti gesti superstiziosi, l’orrenda realtà che è costretto a contemplare e vivere supera ogni immaginazione.

Eccoci dinanzi a una nuova trasposizione in fumetto del romanzo di un grande scrittore irlandese, famosissimo, anche lui, ma mai quanto il suo personaggio, che, sfuggitogli di mano, si è abbattuto con una potenza straordinaria sulla nostra cultura -e poi universalmente-, irradiando il suo inquietante carisma su ogni forma d’arte. Così famoso e “dato per scontato”, che a volte, mi riferisco ora alla stesura narrativa dell’albo, l’impressione è che non sarebbe possibile capire cosa stia succedendo e di cosa si stia parlando di preciso, se non si sapesse già (ed è ovvio che così sia) di chi e di cosa si sta parlando! Dracula! La sceneggiatura a tratti pare poco fluida, calibrata un po’ male nei tempi, con un linguaggio perfettibile. E per esempio, la maniera di sottolineare la parlata “forestiera” del prof. Van Helsing è poco convincente, il finale frettoloso. La parte migliore pare essere la prima, onestamente.

Dracula p 7I disegni sono magnifici, a volte chissà peccano di certo autocompiacimento, specie nei primi piani, ma alcune tavole sono davvero splendide, la loro forte “propensione verso lo scuro” appare suggestiva e appropriata, sono curati e dettagliati, e presentano una buona ricostruzione dello stile vittoriano. Richiamano, in un certo modo, le tendenze artistiche dell’epoca del romanzo, la pittura inglese, specie paesaggistica, dell’800. Scelta apprezzabile, non necessariamente l’unica e quindi ancor più degna di elogi.

Anche se il leitmotiv estetico pare, tutto sommato, il Dracula di Coppola, numerose sono le citazioni, specie grafiche, diverse, cinematografiche e non solo, del testo originale o di altre opere. Facilissimo da riconoscere, e per dirne una, a pag. 42 il “cammeo” da l’Esorcista; un po’ manieriste, dimostrano comunque buona volontà e certo approfondimento da parte degli artisti.

Che però non è tale (o non sufficientemente digerito) da consentirgli pretese esegetiche ulteriori! Forse il punto debole dell’albo è, infatti, negli articoli di contorno e complementari, che invece di arricchire l’edizione, come dovrebbero, addirittura la sviliscono un po’, dato che stavolta si percepisce in modo un po’ fastidioso quell’infantilismo, o superficialità che personalmente mi impedisce di avvicinarmi con costanza e passione al fumetto, specie con pretese letterarie e artistiche dichiarate.Dracula p 22
Alcune osservazioni su Dracula sono pretenziose, altre scendono nel personale in un modo un po’ maldestro e appunto infantile, oltre a pretendere di tratteggiare in poche parole, troppo convinte della loro forza, un personaggio ormai ingestibile e che ha goduto (e sofferto) di troppe letture, molte delle quali assai affascinanti, quando non spettacolari. Della dichiarata (da tutti e tre gli autori) consapevolezza dell’immane contenzioso storico letterario rimane: nulla!

Laddove Dracula scompare trafitto dal palo di frassino della sua stessa fama, appaiono decine e decine di Dracula diversi, “Dracula seri” vale a dire in relazione diretta col testo letterario o col voivoda da cui si attinse: personaggi, che spaziano dall’insetto, al predatore, fino al gran eroe romantico che supera la condizione mortale per amore, e molto altro. Nonostante le dichiarate intenzioni, dall’albo in sé non si evince nessuna specifica vera ascrizione a questo o quel modello, o la proposta di uno “nuovo”. E Dracula “appena si vede” nelle pagine, mentre negli approfondimenti se ne parla con troppa saccenteria.

In conclusione direi che, anche se non se ne sentiva il bisogno, l’albo è riuscito, è piacevole, ma solo nel fumetto. Il resto e lascia un po’ il tempo che trova.

John Hays – «Dio creò gli uomini diversi. Il signor Colt li rese uguali.»

Tra un assaggio di gin e una fumata di perique noi foschi gentiluomini di campagna si ha il vezzo di leggere contemporaneamente e poi commentare lo stesso fumetto.
Stavolta è toccato a John Hays –Brutti, Sporchi e Cattivi– della Editoriale Cosmo, con sceneggiatura di Stefano Marsiglia e Michele Monteleone, disegni di Fabrizio Des Dorides: un western dove un’improbabile alleanza tra messicani e Ranger, in Texas, tutti duri, spietati e lerci, si scontra con nativi americani devoti a una ambigua dea lunare tremenda e bellissima che li trasforma in bestie terribili simili a mannari. Trionfano i primi grazie alla “strambotica” partecipazione diretta dell’inventore americano Samuel Colt, che ha con sé l’arma adatta per questo tipo di situazioni.

  • R: Veramente squisito questo tabacco, un Virginia condito con perique di raro equilibrio! Il signor McClelland sa il fatto suo…
  • V: Compagno sir non è il momento giusto per parlare di questo, oggi è la giornata dedicata a John Hays.
  • R: Ah giusto! Francamente direi che sono rimasto piuttosto costernato dal bizzarro sviluppo degli eventi, una prosodia inattesa… non me la sento certo di dare un’opinione negativa, il soggetto ha indubbio potenziale, ma la storia appaia modelli narrativi che, se non fanno proprio a pugni, hanno certa difficoltà a stare insieme.
  • V: Anche io mi aspettavo qualcosa di diverso: il tutto parte come una classica storia di frontiera, ma da subito ha tratti un po’ dubbi, poi prende un giro strano, che al contempo ne rappresenta la parte più originale ed interessante. Mi ricorda le storie meno riuscite di Tex, quelle (per fortuna solo sporadicamente insistite), con stregoni, sciamani o persino alieni, anche se l’estetica di questo western è un po’ all’antitesi di quel venerabile fumetto. …Vi è, per esempio, di quella crudeltà esagerata e spiccia… un messicano viene ucciso solo perché non mette il suo poncho su una pozzanghera… suvvia!
  • R: Inquadrature e tenore generale sono copiati fino alle virgole da Leone e non dai western americani alla Gary Cooper, come pure le luci, e specie i primi piani, il che non è un male…primipiani
  • V: …Anche perché Leone ormai, si sa, è l’unico western, persino in America!
  • R: Ma esagerato si arriva a quella violenza gratuita a cui ti riferisci. La quale non conferisce però dinamismo a un plot lento ad arrancare, che poi si perde un attimo, ma infine arriva al punto. Ed è un “punto” affascinante e almeno i disegni stanno bene con l’ambientazione, sono belli, anche se nei combattimenti un tanto confusionari. Ma mai quanto la storia, specie la parte assurda riguardante l’India, il coinvolgimento di Colt in persona come inedito e storicamente inventato “marinaio povero”, e un quasi imbarazzante professore britannico imperialista di Oxford… Grottesco! Grottesco!
  • V: Si sa che semmai Colt sarebbe andato bene in aiuto di Garibaldi… un minimo di fondamento storico si sarebbe intravisto! Cerchiamo di essere positivi! Anche se il plot fa acqua da ogni parte alla fine rimane affascinante quell’idea filosofica alla base: questa “forza universale naturale”, come tale onnipresente in ogni cultura non tecnologica (“arretrata”, almeno da questo punto di vista), la quale amoreggia con questa terribile Dea, ma viene sfidata e battuta dall’industrializzazione e dallo sviluppo…
  • R: Tutti sono ugualmente brutti, cattivi, amorali e bestiali, ma è la tecnica che li separa! Probabilmente da un soggetto del genere, dato in mano a qualcuno un po’ più scafato ed erudito, sarebbe venuto fuori qualcosa di meglio, ma l’idea è buona e anche la trattazione non è affatto da buttare. Molto interessante anche il dottorino che accompagna il signor Colt, pacifista e non violento, di Boston, costretto dall’iniqua lotta contro la natura ad andare contro il suo essere.dottore
  • V: Eh! Non c’è scampo alla legge di Natura: uccidere! In fondo, forse, Samuel Colt potrebbe ritenersi soddisfatto di questa sua versione non ortodossa, per tutto quello che ha rappresentato la sua invenzione…
  • R. Concordo… «Dio creò gli uomini diversi. Il signor Colt li rese uguali», ma ora torniamo ai nostri nobili vizi. Ci sarà tempo per altre strisce disegnate!