michele ginevra

Monteverdi: ancora la musica cremonese a fumetti

Stradivari, Monteverdi, Ponchielli: Cremona ha qualche dono particolare.

Non a caso è l’unica città italiana dove si trova un Dipartimento universitario di Musicologia.

Così Kleiner Flug si fa carico per la seconda volta di mostrare come si sia espresso questo genius loci, che ha fatto da sottotitolo già in un precedente volume.

Questa storia è antecedente a quella di Stradivari. Ma non senza continuità, se tra la morte di Monteverdi, protagonista di questa storia, e la nascita di Antonio Stradivari, passano pochi mesi.

Facendo così sognare il tramandarsi nella storia di un talento in qualche modo territoriale, che si incarna di volta in volta in più o meno ignari protagonisti. Una sorta di metempsicosi musicale, con una sola anima che torna in qualche modo a incarnarsi in personaggi che hanno fatto la storia della musica.

Tutti cremonesi.

Come cremonese è il Centro Fumetto Andrea Pazienza, nel cui organigramma troviamo Michele Ginevra, autore sia del presente volume che di quello già citato.

Come cremonese è la disegnatrice Francesca Follini, già nota per Superworld.

E in qualche modo i cremonesi sono consapevoli di questo genius loci, se da tempo organizzano eventi che collegano l’arte alla città, i luoghi ai loro concittadini più noti.

Quest’opera è frutto di una collaborazione tra diversi enti culturali e amministrativi, e ha richiesto una ricerca certosina sulla vita e le opere di Monteverdi, nel 450esimo anniversario della nascita.

Ne esce ancora una volta una biografia-ritratto molto emotiva. Caratterizzata dalla spinta innovatrice del genius loci, che guida l’incarnazione di turno, in modo più o meno consapevole. Mentre i conservatori si oppongono alle novità con sotterfugi e vigliaccherie.

Monteverdi racconta sua sponte tutta la sua vita a due “collezionisti” che sono venuti a trovarlo a Venezia, sua ultima dimora, quando si era già fatto sacerdote.

E parte dall’infanzia, dal suo primo incontro con Orfeo grazie a un cantastorie, e con la musica, grazie al suo stesso padre. E dai primi “scontri” con chi vedeva in lui la nuova incarnazione della novità, e quindi del pericolo.

In realtà Monteverdi racconta episodi di cui non sempre è stato testimone, ma che gli sono probabilmente stati raccontati dai suoi mentori e protettori, o dal genius loci stesso. Questi, consapevoli della novità portata da Monteverdi, lo difendono e gli fanno conoscere un mondo strano e fantastico. Addirittura popolato da creature non del tutto umane. In questo modo nell’opera si sottolinea la soprannaturalità della fiamma divina dello spirito della musica, che arde in Monteverdi.

Stavolta, poi, gli oscurantisti non sono gli ecclesiastici. Se è vero che il suo mentore Padre Ignazio è un gesuita, che «vuole servire la Chiesa guardando al futuro» visto che «chi deve sapere, sa e approva la sua azione». E si fa affiancare dal cantastorie che ha il mantello ornato con le scene della storia di Orfeo, e nasconde qualche altro segreto.

A opporsi a Monteverdi è un Ordine di cui fa parte Don Magio, esponente di una famiglia nobile cremonese con origini dalla Gens Magia, che ha scelto il lato oscuro (si dice proprio così nel fumetto, eh!). E arriva ad attentare alla vita del giovanissimo Monteverdi, appena adolescente, che sta già pubblicando i primi importanti lavori.

Con lo spostamento a Mantova, alla corte dei Gonzaga, la situazione sembra placarsi, ma solo perché le sue opere sono «volutamente ossequiose rispetto alla pratica vigente».

In realtà anche a Mantova, Claudio si trova tra due fuochi. Da una parte Padre Ignazio, suo padre (che sapeva più di quanto credesse) e la giovane moglie, dall’altra Cesare Clemente Magio con Francesco, figlio del duca Vincenzo I, di cui era ospite, appoggiati dal musicista Giovanni Artusi.

Alla corte di Mantova, Monteverdi trovò però appoggio nella Accademia degli Invaghiti, che patrocinò la prima de L’Orfeo.

Questa fu, a quanto ci dice il fumetto, la reale e completa manifestazione del genius loci in Monteverdi.

La manifestazione della natura in perenne divenire, come dice Padre Ignazio.

E lo stesso Monteverdi se ne rende conto, se dice ai suoi interlocutori «Sarebbe riduttivo dire che  sia stato un trionfo… Il genius loci si era manifestato attraverso di me! Avevo creato un nuovo modo di fare musica, sia recitata che cantata!».

Pertanto dopo un modo tutto personale di fare strumenti musicali, ecco la nascita del melodramma. Monteverdi infatti per primo utilizzò tutti gli strumenti messi a disposizione dalla musica dell’epoca, compresa la polifonia delle voci umane e un utilizzo fortemente teatrale dell’opera.

Dopo un rapido passaggio sulle altre tappe della vita, la storia si conclude con la morte (anzi, l’ascensione al cielo, come dice una rassicurante figura dalla lunga barba bianca, la stessa che sovrasta i personaggi in copertina…).

Nella storia si vede la mano di Michele Ginevra, che abbiamo conosciuto nel fumetto dedicato a Stradivari: la passione per il genius loci, la ricerca dei dettagli storici e non solo. I personaggi reali sono verosimili, anche se si percepisce continuamente questa lotta tra bene e male che sembra avvenire su un piano ulteriore.

I buoni sono fin troppo buoni, i cattivi sono anche fisiognomicamente riconoscibili. Un manicheismo che semplifica le cose, ma forse toglie un po’ di spessore alle figure. In conclusione però un gran bel lavoro.

La parte grafica è fatta di colori pastello, per lo più con toni caldi. Di una gabbia che presenta una certa regolarità, sulle quattro righe e dodici vignette. Anche se ricchissime di variazioni sul tema, con qualche splash page e una bella dinamicità per metterla al servizio delle necessità della storia. Unendo righe o colonne, sia in orizzontale che in verticale, e facendo spesso allargare le vignette “non regolari” sullo sfondo della pagina.

Il registro grafico cambia solo quando si racconta di Orfeo, nei colori e nei modi, nel mostrare all’inizio l’interno del mantello del cantastorie, con le dodici vignette disegnate in ocra su sfondo nero. Soprattutto nell’organizzazione delle pagine, quando viene riportata nell’albo la rappresentazione del melodramma.

Queste pagine non modificano sostanzialmente lo stile grafico e dei colori, anche se la pagina corrispondente al primo atto è quella con i colori più chiari dell’intero albo. Pur mantenendo l’ordine delle quattro righe, la forma e l’organizzazione delle vignette diventa del tutto particolare.

Prima ornando le vignette con cornici di stampo rinascimentale-barocco adatte all’epoca, poi semplificandole, fino alla forma triangolare.

E con una concessione alla teatralità di Gianni De Luca, che per primo ha fatto muovere e parlare i personaggi in un’unica tavola, peraltro nella trasposizione a fumetti di opere di Shakespeare. Nel quarto atto, quello del tentativo di Orfeo di liberare la sua Euridice.

Da notare anche la progressione cromatica, dai colori chiari, ai freddi scuri, fino al rosso delle Baccanti.

Ancora una volta Kleiner Flug fa centro. Dando tanti spunti di interesse, storici, artistici e di curiosità. Un altro italiano prodigioso, con un legame forte con il territorio, che non è quello toscano in cui la casa editrice è ben radicata. Ma il legame con Cremona, anche grazie al Centro Andrea Pazienza, si sta facendo sempre più forte… Un vero e proprio genius loci.


Michele Ginevra, Francesca Follini
Monteverdi – Genius loci

Kleiner Flug 2018
64 pagg, colore, € 15

Stradivari – Genius Loci: un volo musicale (e non solo)

È una produzione in qualche modo autoctona e territorialmente identificabile, se è vero che a Cremona è (probabilmente) nato e (sicuramente) vissuto Antonio Stradivari, come pure a Cremona ha sede il Centro Fumetto Andrea Pazienza, a cui fanno riferimento sia la disegnatrice Roberta Sakka Sacchi che lo sceneggiatore Michele Ginevra, responsabile tecnico del Cfapaz.

E su Cremona si concentra la storia, che infatti prospetta una misteriosa origine locale dei talentuosi personaggi musicali della città lombarda (viene citato nell’opera il compositore cremonese di nascita, anche se si affermò altrove, Claudio Monteverdi), al punto di collegarli a un vero e proprio fenomeno soprannaturale, un genius loci come dice anche il sottotitolo dell’opera. Ed è protagonista della storia almeno quanto i suoi liutai, al punto che nei credits si trovano il nome di Angelo Garioni, architetto, urbanista ed esperto di storia cremonese, e Piera Lanzi, esperta di dialetto.

È un po’ più della cornice di cui parla la sinossi sul sito della casa editrice, dal quale è possibile avere un assaggio dell’opera. Tanto è vero che l’intera città sembra fervere di attività «dopo aver subito la peste di manzoniana memoria e un drammatico assedio. Nonostante le condizioni avverse, il talento e la musica riescono ad affermarsi, portando modernità e innovazione.»

I talenti cremonesi sono tali non solo nella composizione e nell’esecuzione, ma in un certo senso nell’ingegneria musicale ante litteram, nello sfruttare al meglio i materiali che la natura mette a disposizione. Un legame con la terra e con la storia, che racconta dei trascorsi celti ed etruschi della pianura padana, incarnati dall’entità che richiama il magio e porta una simbologia che affonda fino agli antichi egizi.

Anche se l’effettivo incontro con il genius loci avviene la prima volta che Stradivari si allontana da Cremona, proprio per raccogliere il legname da portare a liuterie e falegnamerie cittadine, nel bosco della Valle (probabilmente la Val di Fiemme), che da sempre compariva nei sogni del giovane apprendista, insieme al magio vestito di nero. Bosco attraverso il quale lo stesso magio fugge nei sogni, e che nasconde anche l’origine (peraltro anche storicamente fumosa) del liutaio più famoso del mondo.

Così il romanzo e il mistero si mescolano con la storia meno nota del giovane Stradivari: la genealogia e la nascita misteriosa, l’apprendistato presso un architetto famoso prima di passare nella bottega di Amati, il matrimonio con Francesca Ferraboschi dopo un fatto di sangue. Francesca stessa che sembra essere l’incarnazione del genius. Infatti nel fumetto la vita di Stradivari piega decisamente verso l’arte della liuteria e ne viene svelato il mistero allo stesso protagonista solo dopo il matrimonio.

La storia qui raccontata, come nello stile dei Prodigi della casa editrice, non vuole coprire l’intera biografia del personaggio, ma una sua parte, a volte anche piccola, ma interessante e rappresentabile con la nona arte. In questo caso l’origine del genio di Stradivari e il legame magico con la sua terra, escludendo la parte più nota e documentata della sua vita, arrivando al 1667, quando Stradivari si stabilisce nella casa nella quale vivrà e lavorerà per altri settanta anni.

La sceneggiatura mescola i vari piani e i personaggi in modo gustoso: un bambino quasi senza passato, l’amore, le relazioni con i liutai amici-rivali, il magio, i Gesuiti “cattivi” che danno la caccia al predestinato (in sostituzione dei dominicani del secolo prima). Nella visione un po’ scontata della “Chiesa cattiva che reprime ogni anelito di modernità” che fa da sfondo, a volte un po’ immemore di quanto mecenatismo ecclesiastico ci sia stato nel passato (e anche nel presente). Però non disturba, e un cattivo in una storia come questa ci vuole, dando una bella dinamicità al racconto della vita di un artista che per affermarsi non deve solo superare il talento dei suoi predecessori e concorrenti, ma anche evitare di finire nelle grinfie del nemico di turno.

E lo fa alla fine con uno stratagemma semplice e irriverente, che strappa una risata e rimanda a fra cento anni per la rivincita.

I disegni di Sakka sono adatti a questa storia, il colore dominante è il rosso-ocra-marrone del legno e degli impregnanti usati per gli strumenti musicali. Tutta l’opera è cromaticamente calda, come la musica. Splendida la trovata di mescolare i trucioli con le note musicali ogni volta che Stradivari e il genius si incontrano o si sovrappongono. Fino alla piena incarnazione, infatti nella costruzione dell’ultimo violino c’è solo Antonio a lavorare.

Al punto che, dopo l’esecuzione che ne ha rivelato il talento, il fuoco del genius sparisce ed è lo stesso Stradivari a essere chiamato “il mio genio” dalla moglie, che del genius era stata la prima incarnazione. A segnare il definitivo suggello, la fine del pericolo, la maturazione definitiva del liutaio forse più famoso al mondo.

La vignetta finale, con a sinistra, le figure “magiche” della vita di Stradivari, a destra i rappresentanti della liuteria cremonese.

Il tratto a volte sembra un po’ schizzato, ma aiuta molto a dare dinamicità a degli eventi che non lo sono molto. La gabbia è abbastanza regolare (tranne che nei sogni del giovane Antonio), ma la dimensione delle singole vignette viene variata in modo da conferire ulteriore movimento. Effetto ottenuto anche con il bordo delle vignette tirato a mano, con le ovvie piccole irregolarità e la sbordatura delle chine.

Come dicevo, il susseguirsi delle vignette è piuttosto regolare, l’uso delle splash page è limitato a due casi: l’incontro di Stradivari con il genius loci e un omaggio al Torrazzo di Cremona, a testimoniare ancora una volta il profondo legame tra l’opera, gli autori e la città.

Ancora una volta Kleiner Flug si mostra una realtà che riesce a produrre opere interessanti, che incuriosiscono ponendo l’accento in modo inconsueto su figure interessanti della nostra storia, in diverse parti d’Italia.

Michele Ginevra, Sakka
Stradivari

Kleiner Flug

Collana: Prodigi fra le nuvole
64 pag., brossurato, colori
Formato 21×28,5 cm
prezzo: 13,00 €