Mattia Surroz

I figli del silenzio – La doppia faccia della verità

Spesso si sente dire come la vita dell’uomo si basi su tre principi fondamentali ovvero la famiglia, il lavoro, la religione: la perdita di uno solo di essi può essere causa di squilibrio nella propria esistenza. Già dalle prime pagine, capiamo come quello che viene narrato ne I figli del silenzio sia la rappresentazione di questo scompenso mentale.

Siamo in Italia, a Roma. Il protagonista Alex, un militare rientrato da una missione in Iraq, è sconvolto e segnato dalle esperienze vissute in terra mediorientale tanto da aver abbandonato l’arma. Rifiutato dalla sua stessa compagna, trova rifugio nella fede. Con numerosi flashback e flashforward, vengono un po’ per volta rivelati i tasselli della vita del nostro: scopriamo che Alex continua a combattere in difesa della razza umana in veste di confessore, gruppo armato della chiesa cattolica che come moderni crociati debella il pericolo derivante dalle bestemmie, mostri antropomorfi nascosti fra l’umanità.

Devo essere sincero, l’inizio della storia non è dei più esaltanti. Lo scrittore Andrea Caragiola dedica al protagonista ampio spazio: la sceneggiatura però indugia fin troppo nel delineare i tratti psicologici di Alex tanto da far cadere in secondo piano tutto il resto. Troppo spesso si passa da un contesto temporale a un altro senza aver ancora fornito al lettore sufficienti strumenti per comprendere appieno questi veri e propri viaggi nel tempo. La lettura ne risulta appesantita: in molte tavole si è reso necessario inserire dei baloon con “luogo e anno”, insieme alla rappresentazione di un elemento architettonico che ricordasse nell’immaginario collettivo quel determinato posto, per non far “perdere l’orientamento”.

Più avanti nel volume le cose migliorano. La narrazione si fa più lineare e l’intreccio, seppur fra alti e bassi, prende vita con un costante crescendo del ritmo culminante poi nel finale.

La rappresentazione grafica, affidata all’abruzzese Cristian Di Clemente, riesce a ben descrivere la storia con un tratto deciso, basato sul gioco di contrasto bicromatico fra toni chiari e scuri, opposto a quello della copertina realizzata con un sapiente uso del colore dal bravo Mattia Surroz. Nelle tavole, seppur strutturate su una griglia ben definita e quasi bonelliana, spesso troviamo soluzioni di più ampio respiro con vignette private dei margini, che combinate alle onomatopee, riescono a enfatizzare diversi passaggi della storia.

Nel bilancio finale, l’opera si attesta su livelli discreti: l’idea alla base della storia è comunque interessante ed e chiaro come gli autori si siano destreggiati al meglio nel rappresentarla. Il numero di pagine che compongono il volume (sotto le 100) credo abbia particolarmente influito nelle difficoltà narrative descritte: un albo più corposo avrebbe contribuito a dar maggior spazio di manovra al duo artistico.

La giusta mezura: due punti di vista equilibrati

La giusta mezura il nuovo romanzo di Flavia Biondi pubblicato da BAO Publishing, ha generato un interessante confronto tra me e Mattia Surroz, fumettista di fama nazionale che, oltre a essere un autore Disney, insegna alla Scuola internazionale di Comics; la nostra discussione, accesa ma sempre educata, si è trasformata in quello che state per leggere, le mie impressioni saranno in nero e quelle di Mattia in blu.


Bologna è la città dei giovani, grande ma a misura d’uomo, ricca di svaghi e di opportunità ma intima e romantica come si addice a ogni universitario che la sceglie come sede, i suoi loggiati sono rifugi sicuri per i numerosi studenti che la popolano e per i turisti che la scelgono come meta. Ricca di storia e tradizione è lo scenario perfetto per molti racconti ed è proprio qui che Flavia Biondi ha deciso di ambientare il suo nuovo libro.

Flavia è un’autrice che ha dimostrato, anche nei lavori precedenti, di fondare la sua narrazione sulla verità, per questo era necessario che le vicende narrate succedessero in una città reale. A mio avviso il rapporto che i protagonisti hanno con la città è (forse?) la parte più autobiografica del libro. Flavia a Bologna ci vive, e la Bologna de La giusta mezura è autentica, proprio per questo, perché è raccontata da qualcuno che la conosce e la ama profondamente. La città, che definisce anche le sorti dei protagonisti con la sua personalità, è quindi un’altra protagonista della storia, più che un’ambientazione.

«Storia: una parola che rappresenta gli avvenimenti assolutamente reali del passato e allo stesso tempo un racconto. Qualcosa di esclusivamente immaginario. Ma significa anche avere una relazione», di tutto questo parla il nostro fumetto, parla di un racconto, quello che sta scrivendo Manuel ambientato in un ipotetico medioevo e infarcito da nobildonne, cavalieri e draghi che inevitabilmente si intreccia con la vita reale, con la relazione che lui ha con Mia e della loro crescita assieme. Mia e Manuel sono due ragazzi alla soglia dei trent’anni, un traguardo spesso temuto, che ti costringe in molti casi a tirare le somme della tua vita in vista dell’ingresso nella seconda età, quella adulta.

Lui è un ragazzo saggio e posato, lavora come cameriere in una pizzeria e il suo sogno è quello di fare lo scrittore, e ci sta riuscendo, il suo romanzo web sta riscuotendo molto successo e un grande editore si è interessato alla sua opera. Lei ha le idee un po’ confuse, vorrebbe diventare una scultrice, il motivo per cui è scesa da Venezia a Bologna, ma la strada non è facile, negli anni ha svolto numerosi lavori e l’ultimo, quello di commessa in un negozio di scarpe, le stava ormai stretto al punto da spingerla a un licenziamento improvviso. Entrambi hanno però un obiettivo comune, quello di lasciare la casa per studenti nella quale vivono e trasferirsi in un’abitazione tutta loro. Manuel questo lo sa bene e sta lavorando affinché possa diventare realtà, ma Mia non sa più quello che vuole, il traguardo dei trent’anni l’ha fatta sprofondare in una profonda crisi personale e tutto viene messo in dubbio, anche il loro rapporto.

In quanti hanno provato a raccontare la vita dei trentenni e dei loro sogni, delle loro paure e dei loro obiettivi? Credo sia un tema narrato un po’ ovunque e spesso usato nelle serie tv, e proprio pensando a questo media scaturisce il confronto con Ted e Robin, due dei protagonisti di How I Met Your Mother, una sitcom americana andata in onda da qualche anno anche da noi e sempre replicata. Anche in questa serie vediamo raccontati i dubbi e i timori di ragazzi giovani che si avvicinano alla soglia dei trent’anni caricandosi di obiettivi, aspettative e sogni. In questo caso però i ruoli sono invertiti: Robin è la figura sicura, forte e determinata, è una ragazza risoluta, emancipata e indipendente, il suo sogno è quello di diventare una giornalista televisiva e pian piano lo sta coronando; Ted invece è insicuro, ha la sola certezza di voler diventare un architetto e metter su famiglia, è un sognatore e un ragazzo anche ingenuo che si innamora facilmente, ma solo una sarà la donna della sua vita, e no, non è la madre dei suoi figli (come molti di voi sapranno).

Ma come raccontare un tema in fondo così delicato quanto comune? Con la bravura e la delicatezza che contraddistingue Flavia nei suoi racconti. Le similitudini tra le due storie sono moltissime e l’unico punto fermo è l’incertezza nel futuro e di come la soluzione a tutto sia quella di trovare La giusta mezura, il giusto equilibrio che fa procedere nella vita.

Io penso invece che il libro sia tutt’altro, per questo il confronto con la serie lo trovo fuorviante. Sì, è la vita di due trentenni che faticano a diventare adulti, come tutti quelli della nostra generazione, ma il cuore del libro, e della potenza di questo fumetto, è altrove. Flavia fa una scelta coraggiosa, a differenza di quello che dici tu parla di qualcosa di cui non parla mai nessuno. Si pone delle domande, anche brutali, che di solito nessuno si pone quando decide di parlare di amore. Come si sopravvive all’innamoramento? Come si riesce ad accettare che le farfalle nello stomaco siano digerite da anni? Cosa tiene insieme le coppie di lunga data? Su quali basi si devono fare progetti di vita, continuare a scegliersi ogni mattina? Come si fa a diventare adulti insieme, senza perdersi, o senza diventare tristi?
E prova a rispondere a queste domande con un gioco di equilibri magistrale. Anzi, la risposta a questi interrogativi la svela già nel titolo (e qui ci trovo una similitudine altisonante: chiunque abbia letto La terra dei figli di Gipi capirà perché penso che la scelta di questi due titoli abbiano in comune questo, il senso del libro stesso).
Concede al lettore di addentrarsi nei dubbi e nelle intemperanze di Mia, crea l’escamotage narrativo che vede far capolino di tanto in tanto le pagine del libro che sta scrivendo Manuel, che diventa la metafora di come certi ideali totalizzanti sull’amore si scontrino con la vita vera, e di come si debba farci i conti.
Gestisce le dinamiche tra i protagonisti mettendogli spesso la telecamera vicina vicina, dosa silenzi e dialoghi affilati come in pochissimi riescono a fare oggi.
Dicevo, risponde a quelle domande in maniera sorprendentemente matura, considerato che stiamo parlando di una ventinovenne, e infatti le risposte, non di certo per caso, le mette in bocca alla mamma della protagonista Mia.
Sembra davvero che l’autrice l’abbia trovata, la giusta mezura, tra narrazione e autobiografia, tra testo e disegno, tra leggerezza e profondità.

La Biondi nasce a Castelfiorentino in provincia di Firenze nel 1988 e i suoi studi l’hanno vista impegnata nei corsi dell’Accademia di belle arti di Bologna e nello specifico in quello di illustrazione e fumetto. Da sempre la sua passione è quella del racconto, storie le sue che narrano di personaggi modesti ma dal grande cuore, e diverse sono le pubblicazioni che raccolgono la sua passione. Con la casa editrice Renbooks pubblica Barba di perle (2012), L’orgoglio di Leone (2014) e L’importante è finire (2015), tre grapich novel a tematica LGBT. Nel 2015, per i tipi di BAO Publishing, pubblica il graphic novel La generazione e quest’anno La giusta mezura, sempre quest’anno partecipa all’antologia Melagrana di Attaccapanni Press. Il suo tratto è armonico e spontaneo, è caratterizzato da un uso sapiente delle tinte nette, dei colpi di luce e delle chiusure dell’ombra, un tratto raffinato e ricercato che ben si adatta alle sue storie.

Flavia è uno di quegli autori di cui non si riesce a decidere se sia più brava a scrivere o a disegnare. In realtà penso sia stupido chiederselo, perchè i fumetti sono quello, scrivere per immagini. La cosa certa, parlando del disegno, è la crescita esponenziale rispetto a La generazione. Riconferma e affina la sintesi, ribadisce un gusto raro (e funzionale alla narrazione, soprattutto) nella scelta delle inquadrature, nella gestione della gabbia e del ritmo, e sorprende per l’intensità della recitazione dei personaggi.

La BAO le dà molta fiducia confezionando per La giusta mezura un’edizione di lusso con copertina retinata blu e una stampa a pressione bianca. Un volume che rende confortevole la lettura lasciandoci immergere in questo piacevole ed emozionante racconto.

Quante canzoni, libri, film, raccontano di amori che iniziano e finiscono. A parlare di tutto quello che c’è tra questi due estremi , come ironizza l’autrice con una punta di amarezza, sembra ci siano solo certi rotocalchi femminili, o le barzellette della settimana enigmistica. La Biondi ci fa un grandissimo regalo, da oggi, per fortuna, a parlare di tutto quello che ci sta nel mezzo, e di come sopravviverci, c’è anche questo prezioso fumetto, La giusta mezura.

Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

Arf 2016 01

Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

Arf 2016 02

Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

Arf 2016 03

Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

Arf 2016 18

 

Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

Arf 2016 05

Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

Arf 2016 09

Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

Arf 2016 15

Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

Arf 2016 12

Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed