Mattia Iacono

Macumba: ancora i fantasmi di Mattia Iacono

Macumba: denominazione di particolari riti, proprî dei culti spiritistici del Brasile, di natura sincretistica, derivati da tradizioni sia africane sia amerindie: sono volti a ottenere la liberazione dal male e consistono in danze accompagnate da musiche e canti spinti fino al parossismo, per giungere a stati di estasi o trance ritenuti prova della possessione da parte della divinità o degli antenati.

(da www.treccani.it)

Per primi erano stati i libri a condizionare la vita delle persone, e a farle incrociare in modo strano, attraverso uno strano carretto che vende volumi usati (e non solo).

All’incirca dallo stesso carretto il signor Bellini, un archeologo che insegna storia all’università, di cui non sapremo mai il nome di battesimo, compra tre strane pietre, la cui aura fucsia collega il mondo reale a qualcos’altro.

Dell’acquisto scopriamo solo alla fine, quando il carrettino, simile a quello che vendeva le copie di Babadush, compare e, con un improvviso flashback, ripropone e compendia tutte le sensazioni che abbiamo trovato nella storia.

Alcune positive, come quelle percepite nel negozio del russo Boris, che ha una cicatrice che gli attraversa tutta la faccia (e oltre) ed è proprietario di una parafarmacia non dissimile dall’antro di una fattucchiera.

Altre meno, come quelle emanate dal vecchio e inquietante mendicante con la pelle viola che lancia (lui sì) la sua macumba al nostro protagonista (anche se il suo biri-biri inizialmente non sembra così pericoloso).

Una storia quotidiana che incrocia la banalità della donna delle pulizie o dei bollettini per pagare il condominio con un sentore di soprannaturale, graficamente caratterizzato dal colore fucsia.

Con questo soprannaturale si scontra il professore universitario, arrabbiato con il mondo, perché ha dato tutto al lavoro e non ha avuto in cambio nulla, visto che l’archeologia gli ha chiuso la porta in faccia, dopo che lo aveva fatto anche la sua donna, proprio a causa del lavoro.

Oltre a non fare il lavoro che sognava, vive giorni tutti uguali, e, all’interno di uno di questi giorni banali, dopo il solito tram, la solita pizza, a causa di una sbornia fuori programma, improvvisamente si trova in una escalation di eventi che avrà un epilogo inatteso.

Una storia come tante, fatta di frustrazioni esistenziali («sono diventato una mozzarella»), solitudini, pseudonotizie e film nella TV ancora più opaca della realtà (splendida la citazione de I soliti sospetti), pizze con le acciughe.

Una storia che improvvisamente cambia (per i biri biri del vecchio?) e che si alterna tra i colori smorti e pastello di una esistenza grigia, e la tricromia (bianco-nero-fucsia) di un mondo parallelo, più vivido di quello reale, che però porta alla morte.

Una storia che sembra uscire dal grigiore nel modo più semplice, con una serena giornata trascorsa con il Dottor Cabrera, una sorta di custode del condominio, dottore solo per soprannome, che nel suo consueto giro di personaggi inconsueti (Boris, Lafayette) sembra rappacificare il protagonista con il tran-tran quotidiano che per lui è stato finora solo fonte di frustrazione.

E quando tutto sembra a posto, quando la normalità sembra ormai acquisita, anzi, sembra vicina una vera e propria catarsi del protagonista, l’imponderabile diventa ineluttabile.

Quando ormai la maledizione sembra aver mancato il suo effetto e Bellini sembra aver aggirato o superato ogni ostacolo, è la banalità del male a colpire, la pochezza e la piccolezza di un evento (anzi, la concatenazione di eventi banali) che forse con la macumba non ha nulla a che fare, o forse sì…

Così il destino colpisce, e colpisce duro. Portando a compimento le piccole storie che si sono incrociate fino al… merluzzo arrosto. Lasciandoci in fondo il dubbio se la macumba sia causa di questo male o cerchi di portarlo via.

L’opera di Mattia Iacono è ancora una volta interessante. L’autore ha mescolato in modo accattivante tanti elementi nella trama: la solitudine e la quotidianità dei personaggi con la magia e il soprannaturale, tra l’altro pescando da diverse tradizioni culturali (An Puch è una divinità Maya della morte). Le persone sono interessanti nella loro semplicità, con relazioni significative. Dolcissima quella tra Cabrera e la moglie Guendalina.

Iacono evidenzia anche la pazzia che permea la vita di ciascuno di noi, dentro e fuori. Ma accanto a questa pazzia intrinseca veleggia l’imponderabile, e anche un po’ onirico, mondo trascendente, con cui tutti dobbiamo avere a che fare, alla fine anche il razionalissimo e previdente “Dottor” Cabrera.

Graficamente Iacono usa il colore per separare i due piani del reale e dell’onirico/magico, non delinea le vignette, che vengono squadrate direttamente dai colori delle scene. Il disegno è stilizzato, ma non per questo meno completo o dinamico. Anzi. Gioca con i dettagli e le inquadrature.

La sensazione di essere in un film è forte. Un film che ricorda un po’ quella vena intimista che ha caratterizzato larga parte del cinema italiano a cavallo dell’anno 2000, ma con un respiro in fondo più positivo. Come era accaduto anche nell’opera precedente, pur senza un finale e vissero tutti felici e contenti, l’uomo è alla ricerca delle sue energie migliori e le trova.

Anche se un giorno qualunque può succedere che sia l’ultimo.

Mattia Iacono omaggia il successo di Cuphead, nuova esclusiva Microsoft

“Cuphead è stupendo. Artisticamente è affascinante e seducente, ma pad alla mano è un inferno di proiettili e imprecazioni. Quando ho sentito del tema del diavolo, ed ho scoperto la sua difficoltà, ho pensato subito al viaggio all’inferno di Dante Alighieri, e non ho potuto che mescolare il gioco all’affascinante riproduzione dei gironi infernali ad opera di Gustave Doré.”
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Con queste parole, Mattia Iacono, eclettico talento della scuderia Tunué (con cui proprio in questi giorni ha pubblicato il suo nuovo volume: Macumba), ha accompagnato la pubblicazione del suo tributo a “Cuphead”, affascinante videogame ad opera di Studio MDHR, e pubblicato proprio di recente su PC e Xbox One. L’illustrazione va ad unirsi alle precedenti, elaborate da Mattia per Stay Nerd, e per il titolo di “Gioco del mese” che il portale assegna, di mese in mese, alla migliore uscita videoludica del momento.
Illustratore, fumettista e colorista, Iacono milita da sempre in BABY RUTH Studio, la fucina di idee che conta, tra gli altri, l’eccezionale Sara Pichelli (Ultimate Spider Man).
Di seguito, inoltre, la nostra recensione: http://www.staynerd.com/cuphead-recensione/

Demone dentro – una recensione di speranza

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Demone Dentro

…purtroppo qualche volta i mostri vengono fuori, e diventiamo qualcosa che, di solito, non siamo…

Guardando la copertina di Demone Dentro non sapevo bene cosa aspettarmi…

Perché il tratto può far pensare anche a un libro adatto ai bambini, ma il demone ha qualcosa di inquietante e terribile, che non si adatta ai mostri delle storie per i più piccoli.

Anche nelle prime pagine la (piacevole) ambiguità non si dipana subito.

Il mostriciattolo che appare nella pagina del frontespizio, infatti, ha un che degli esseri di Miyazaki, simpaticamente spaventoso…

Il fiore bianco dopo il colophon, il paesaggio marino iniziale mantengono ancora un po’ la suspense, ma poi i personaggi, il pesce e gli uccelli quasi antropomorfi (che mi hanno fatto pensare a Mœbius) fugano ogni incertezza.

I particolari, le inquadrature, la grammatica stentata del marinaio e l'”isola maledetta”, il silenzio dell’uomo barbuto e armato rafforzano un senso di disagio, che ci si porta dietro per tutta la lettura.

L’isola della copertina si rivela un posto strano, una foresta popolata di esseri animali e vegetali non proprio usuali.

E piano piano vengono fuori gli elementi della storia: due personaggi apparentemente molto diversi, ma collegati da numerosi elementi: la stessa città, lo stesso venditore di libri usati (che ha tante copie dello stesso libro!), una fornitura sbagliata. Due storie normali, di frustrazione e di solitudine, che piano piano sono state invase da demoni, via via sempre più grandi, anche fisicamente. Apparsi inizialmente in modo silenzioso, inoffensivo, come un sibilo sotto traccia, alla fine hanno occupato tutto quello che di bene c’era in quelle vite. Soprattutto l’amore, inizialmente inquinato dalla monotonia da una parte, dalla solitudine e dalla frustrazione lavorativa dall’altra, e sopraffatto, alla fine, dalla violenza.

demonedentro4Infatti quei piccoli demoni oscuri si sono fatti strada piano piano, senza che i due se ne accorgessero. Nutrendosi di ogni sentimento negativo, di ogni situazione, fino a trovare la strada e la forza sufficiente per intervenire nel momento «giusto», prendendo i due personaggi nel loro momento di massima debolezza. Così Ulisse (penso proprio che il nome sia legato al più famoso Odisseo, perché anche quello a viaggi e a demoni interiori mica era messo male, e poi di isole misteriose e maledette ne ha incontrate un bel po’…) sfoga sul collega irritante la rabbia di decenni di umiliazioni, ma lo fa proprio davanti alla persona a cui è interessato. Invece Wantoo (di cui non conosciamo il nome vero, ma anche sua moglie lo chiama così), la cui pronuncia mi ha fatto pensare sia a «I want to», cioè «vorrei», sia ai primi due numeri in inglese (one, two) quasi a segnare un inizio, non accetta il tradimento (presunto) della moglie nonostante l’amore sia già finito, per sua stessa ammissione. Si fa così possedere anche lui dal demone della violenza. Peraltro dopo essere stato dilaniato (in sogno) da una entità oscura…

E a poco servono le scuse subito dopo, per entrambi. Qualcosa si è irrimediabilmente rotto. Il buio è entrato nella vita di queste persone e ne ha cancellato tutta la bellezza. E sembra non esserci via di uscita.

La via d’uscita la conosce invece il libraio, che li invita a «fare buon uso» di un regalo che trova il modo di fare a entrambi. Regala loro il diario di Babadush, il primo(?) ad arrivare sull’isola maledetta per affrontare il demone della sua esistenza e che di quella esperienza ha scritto.

Quel «mi raccomando, ne faccia buon uso» che grida a entrambi è il punto di svolta, la speranza che vince il demone dentro, la scintilla che permette di non arrendersi.

demonedentro3E non solo perché dà uno strumento di conoscenza, una esperienza pregressa di cui possiamo fare uso…

Ma anche perché comprendono che insieme si possono affrontare i mostri. Ciascuno di noi pensa di essere il solo a soffrirne, invece qualcuno c’è già passato, e qualcuno sta affrontando la stessa cosa. Non siamo soli, e, con la conoscenza del passato e l’aiuto altrui, possiamo arrivare a sconfiggere il demone comune. Mettendo insieme le nostre capacità, peraltro spesso a noi stessi sconosciute. Qui infatti sia Ulisse che Wantoo tirano fuori delle caratteristiche inattese: questo il dono di saper aiutare e guidare gli altri nel momento in cui non sembra esserci via di uscita; quello la forza di trovare il coraggio di lottare, che pure prima non aveva mai avuto.

Trovando così la forza di aiutarsi, di collaborare, di fare cose nuove. Ma anche di usare cose vecchie in modo nuovo, come il biblico padrone di casa che tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie (Mt 13, 52).

Per scoprire che i veri mostri non sono quelli che incontriamo intorno, non sono quelli che Ulisse e Wantoo trovano nella montagna dell’isola misteriosa. Ma l’unico vero mostro, la vera oscurità è dietro la porta che non riusciamo a vedere quasi mai, quella del nostro io, e che pure quando vediamo, siamo bloccati dalla paura di affrontarlo.

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…e per fortuna c’è qualcuno o qualcosa che sa aiutarci nel modo giusto.

Sarà la nostra coscienza (o forse l’inconscio più profondo).

Saranno le risorse che non sappiamo di avere.

Oppure è il libraio che è al posto giusto e al momento giusto, al punto da avere qualcosa di provvidenziale (non oso mettere la lettera maiuscola, anche se ci starebbe proprio bene), onnisciente (in fondo sa tutto delle vite dei personaggi, è lui a raccontarcene i dettagli) e salvifico.

Infatti sa di cosa abbiamo bisogno, anche se poi toccherà a noi farne buon uso. Perché non possiamo che tirarci fuori da soli dai nostri guai, indipendentemente dalla forza dei nostri alleati.

Graficamente mi hanno colpito tre cose:

  • i nasi dei personaggi, che, come ho potuto notare sul sito dell’autore, sono caratteristici delle sue illustrazioni, nella forma e nel colore;
  • una forma grafica che ricorda per alcuni tratti Adventure Time, nella malleabilità e morbidezza dei personaggi e dei mostri, nella costruzione degli ambienti, nella semplicità e pulizia dei tratti;
  • l’utilizzo delle pagine bianche come titoli. In quelle pagine di solito si trova solo un oggetto, un personaggio comprimario ma significativo: le pantofole blu, la bottiglia di whisky, il diario, un cane di nome Argo, un grillo (parlante?) in cui è riconoscibile il libraio. Queste, insieme alle pagine del diario di Babadush, sono didascaliche e scandiscono la storia in modo originale.

Mi piace pensare che questo fumetto, scritto per gli adulti da un giovanissimo Mattia Iacono, sia un viaggio di speranza, un’odissea per trovare la vetta, il fiore bianco che ciascuno ha dentro di sé, la cui mappa magari possiamo trovare da un vecchio e provvidenziale libraio, e che, insieme, ci consente di sconfiggere il nostro demone dentro.

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Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

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Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

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Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

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Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

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Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

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Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

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Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

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Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

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Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed

Demone dentro di Mattia Iacono

Comunicato Stampa

DAL 26 MAGGIO IN LIBRERIA E FUMETTERIA

Demone_DentroUn antico libro circondato da un alone di mistero è la chiave, intrigante e ben delineata di Demone dentro, il vivace graphic novel targato Prospero’s Books.

Il giovanissimo autore Mattia Iacono riesce, sin dalle prime tavole, a dare un’impronta singolare e brillante al racconto che parte dalle esistenze in stallo di Wantoo e Ulisse.   I due, accomunati dalla disillusione nei confronti di un presente sempre uguale, devono fare i conti con un’ingombrante parte oscura che dorme in loro. Parte che sembra dominarli in ogni gesto quotidiano, nonostante un’apparente passività. Entrambi approdano su un’ isola ostile e piena di insidie, che li coinvolgerà nell’ardua scalata verso una meta difficile, pronta a rivelarsi il luogo in cui sono nascoste le risposte di cui avevano bisogno.

Il disegnatore romano mostra grande maturità nel guidare il lettore in una trama che intreccia due percorsi emotivi simili, immettendoli verso un cammino fisico e psicologico visivamente potente, che appassiona fin dalla prima pagina.

Mattia Iacono è illustratore, fumettista e colorista romano, diplomato alla Scuola Internazionale di Comics in illustrazione e colorazione digitale. Cover artist per l’etichetta milanese Maciste Dischi, lavora per copertine come IDW (G.I.Joe, Teenage Mutant Ninja Turtles). Questo è il suo primo graphic novel.

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