Martoz

Settimana Canicola Bambini – Gli autori

Dimensione Fumetto in collaborazione con Canicola Edizioni presenta la Settimana Canicola Bambini: un vasto approfondimento sugli ideatori, gli autori e le opere della collana intitolata a Dino Buzzati che l’editore bolognese dedica ai suoi giovani lettori.

Dopo aver parlato del progetto con le curatrici della collana e aver recensito i volumi Hansel e GretelLa mela mascherata e I gioielli di Elsa, in questo quinto e ultimo articolo DF intervista gli autori dei tre volumi chiedendo loro una immagine, un testo di presentazione e tre domande sul loro lavoro.

DF desidera ringraziare gli autori e la casa editrice per la loro grande disponibilità.


Sophia Martineck

Vignetta di "Hansel e Gretel" di Sophia Martineck.

Una vignetta di Hansel e Gretel di Sophia Martineck: se fosse musica, sarebbe un Notturno in re minore.

Da dieci anni a questa parte lavoro come illustratrice freelance. Quello che più mi piace del mio lavoro è la possibilità di lavorare con clienti da diversi paesi in Europa e in tutto il mondo. Tutti i differenti temi, prospettive e retroterra culturali mi sono sempre stati di fondamentale ispirazione. Hansel e Gretel è stato realizzato appositamente per Canicola. La maggior parte del lettering l’ho fatto a mano io stessa. Mi sono molto divertita a scrivere in italiano: non parlo la lingua, ma mi ha affascinato scoprire le parole e le frasi. Se non fossi diventata un’illustratrice, probabilmente oggi lavorerei come linguista.

(Sophia Martineck)

Intervista a cura di Mario Pasqualini.

In precedenti interviste hai dichiarato che è stata Canicola a proporti esplicitamente di realizzare la tua versione di Hansel e Gretel: per quale motivo credi che ti abbiamo scelta per questa storia, e che tipo di valore aggiunto puoi apportare a questa fiaba già narrata innumerevoli volte da innumerevoli illustratori negli ultimi 200 anni?

La storia di Hansel e Gretel è molto dark. I bambini devono fare i conti con l’essere abbandonati, combattere il male, e sopravvivere. Nel mio lavoro mi piace dedicarmi a temi dark come abbandono, solitudine e il dolore umano del vivere: credo che sia il motivo per cui Canicola mi ha chiesto una versione di Hansel e Gretel. Quando ho iniziato a lavorarci su, l’aspetto che mi interessava di più era come i bambini sopportano di essere abbandonati dai loro genitori nel folto della foresta, come sopravvivono al loro viaggio e alla strega cattiva. Ho trovato davvero toccante, quasi commovente la calma con cui affrontano il freddo, la fame e la paura. Per questo ho disegnato la fiaba dark come credo che sia, fisicamente (circondati dagli alberi, i bambini passano due giorni e due notti nel bosco) ed emotivamente (rischiano di morire).

Il racconto è estremamente fedele all’originale dei Fratelli Grimm fin nei minimi dettagli, come i gioielli gettati a terra al ritorno a casa, ma al contempo la narrazione è spostata alla realtà dei nostri giorni, come suggeriscono mobili e vestiti. La traslazione di eventi del passato nel presente è un tipico metodo narrativo usato dagli artisti visivi da Giotto in poi (raggiungendo un picco di realismo con Caravaggio), ma è piuttosto inusuale da trovare nei libri di fiabe per bambini, solitamente bloccati in un immaginario pre-industriale di abiti barocchi e niente elettricità. Non possiamo accusare Disney di questo, perché già da ben prima di lui artisti tradizionali come Arthur Rackham, e anche adesso avanguardisti come Lorenzo Mattotti hanno scelto di ambientare le loro versioni di Hansel e Gretel in un passato da “c’era una volta”. Credi che sia una scelta inconscia legata alla caratteristica delle fiabe di essere fuori dal tempo e dallo spazio? E perché hai scelto di ambientare il tuo Hansel e Gretel nel presente?

La fiaba originale dei Fratelli Grimm è stata per me una grande fonte per il mio adattamento. Ti dice tutto quello che devi sapere. Mi sono accorta che ogni frase è così ricca di informazioni e dettagli che non mi è stato difficile trasformare il testo nella mia versione grafica. Non ho nemmeno cercato qua e là altri adattamenti, come film o libri illustrati. Dopo aver iniziato con la prima pagina col bosco e la casetta, la storia mi ha trascinato.

Per l’ambientazione ho voluto una moderna atemporalità contemporanea. Non avevo assolutamente intenzione di tornare indietro all’immaginario del XIX secolo: volevo raccontare la fiaba per i bambini di oggi, quindi ci sono mobili moderni con forni e padelle e coltelli da cucina. Anche la casa della strega doveva sembrare deliziosa e colorata, e non come la “casetta di marzapane” ottocentesca. Non volevo fare un’altra versione da c’era-una-volta, quindi mi sono deliberatamente lasciata il passato alle spalle e ho creato qualcosa di nuovo. Suppongo che essendo una fiaba con elementi fantastici potrebbe sembrare logico lasciarla nel tanto-tempo-fa, ma preferivo realizzare qualcosa di diverso.

Per me era anche molto importante che le tasche del cappotto di Hansel fossero abbastanza capienti per contenere i sassolini così da poter realisticamente tornare a casa, e che la casa di torta fosse abbastanza grande per ospitare tre persone. Da bambina mi irritava molto quando dettagli come questi non erano verosimili.

Com’è stato possibile osservare nella mostra bolognese che ha accompagnato la pubblicazione di Hansel e Gretel, hai disegnato il fumetto a matita e poi aggiunto una colorazione a tinte piatte in postproduzione. La matita enfatizza il chiaroscuro, come nella splendide scene notturne, e al contempo sottolinea un preciso dettaglio: il nero puro. Ci sono solo tre elementi in nero puro nel tuo libro: la matrigna, la strega e gli alberi. Se i primi due sono chiaramente personaggi oscuri, cosa dire degli alberi? Poiché il bosco è totalmente muto e immoto di fronte alle sventure dei bambini, volevi forse suggerire che la natura ha un ruolo negativo, o comunque non positivo all’interno della vicenda umana, come se la natura fosse una rivale dell’uomo?

In questo caso non direi che la natura è una rivale dell’uomo. Direi piuttosto che gli alberi sono dei testimoni silenziosi. Quando mi sono resa conto che tutta la storia si svolge in una foresta mi sono leggermente preoccupata perché pensavo che non avrebbe offerto molto a livello di immagine, ma poi ho amato gli alberi, soprattutto nelle scene notturne col chiaro di luna e le ombre. Sì è vero, ho disegnato gli alberi come morti per enfatizzare la situazione disperata e la povertà dei bambini. Eppure, la natura qui è anche protettiva: Hansel e Gretel dormono sotto un albero, mangiano le bacche selvatiche, un’anatra li aiuta ad attaversare il fiume, il fuoco li tiene al caldo.

Quello che davvero mi è piaciuto è stato il modo in cui ho potuto usare i colori. All’inizio la casa della famiglia è molto povera, e quindi ho usato molti toni marroni, grigi e blu. La foresta di giorno è verde e piacevole, ma di notte diventa fredda e blu. Mi piacevano queste due atmosfere diverse. Mi sono divertita anche a dare alla casetta della strega dei colori rosa, arancioni e gialli dolci; anche all’interno tutto è caldo e zuccheroso e delizioso. Solo il giorno dopo tutto torna marrone e grigio e orribile.


Martoz

Vignetta inedita de "La mela mascherata" di Martoz.

Una prova grafica di Martoz per La mela mascherata, pubblicata qui su DF in esclusiva su concessione dell’autore.

Il fiume divenne rosa, dal vomitevole olezzo dolciastro. Quest’aria zuccherosa dava alla testa. Fu l’inizio di una rivolta!

(Martoz)

Intervista a cura di Silvia Forcina.

Ciao Alessandro, piacere di conoscerti, anche se in verità abbiamo già parlato di te sul nostro sito tempo fa: sei giovanissimo eppure sei già un artista apprezzato e impegnato in tantissime attività (illustrazioni, serigrafie, scenografia, street art, pittura) e con diversi titoli di fumetti alle spalle; cosa ti ha affascinato di questo progetto di Canicola dedicato ai bambini? Ti piaceva l’idea di avere un pubblico giovane da malleare o in realtà volevi far felice il bambino che è in te?

Devo ammettere che la sfida più intrigante era quella di misurarsi con la letteratura per l’infanzia, un terreno del tutto nuovo per me. Una bella sfida. Chi mi conosceva, al tempo, avrebbe potuto dire «Martoz? Col suo segno… e coi suoi precedenti? È inadatto», ma Canicola ha visto lontano. Per dire di più, i ragazzi di Canicola mi hanno conosciuto di persona e hanno capito che il fumetto per l’infanzia era nelle mie corde, era nelle mie possibilità. Per il resto, del progetto Canicola Bambini mi hanno affascinato la sfida, il rischio, l’inizio. Sì, l’inizio, perché io sono stato apriporta in tante situazioni, non perché io sia speciale, ma perché è quello che succede ai giovani di talento, si cerca di prendere due piccioni con una fava. Mi sono sempre divertito a partecipare a queste sanguinose prime linee, ma ci sono diversi modi di vedere la questione. Io vedo, in queste situazioni nuove, la possibilità di spaziare. Mi piace l’idea di avere un pubblico giovane, ma non da malleare, e sicuramente faccio felice anche me stesso perché è stato divertente, benché difficile, lavorare a La mela mascherata. Credo che tra queste due opzioni ci sia una terza sfumatura. Il bello è capire quanto ci somigliamo, creare una connessione reale. Non siamo io -scrittore grande e maestro, che deve immedesimarsi- e loro, bambini che hanno bisogno di un linguaggio alla loro portata. Ci siano noi, coi nostri punti in comune. Ne La mela mascherata si accendono delle spie presenti sia in me che nei bambini. È un fumetto molto sincero, dove, se c’è una magia, è quella di scoprire quelle spie e abbattere il dualismo grandi-piccini.

Anche se La mela mascherata è dedicato ai bambini, abbiamo notato con piacere che non hai modificato niente del tuo stile per disegnarlo: pensi che i piccoli lettori sapranno apprezzare le immagini che hai creato e perché? Magari ci siamo sbagliati, ma nel tuo immaginario abbiamo creduto di ravvisare una somiglianza con i disegni di Picasso, che non è esattamente un nome per l’infanzia: le opere dell’artista spagnolo sono tra le tue ispirazioni?

Beh, dopo un anno dall’uscita, abbiamo la fortuna di non dover parlare al futuro, sperando di essere compresi. Possiamo parlare di ciò che è già successo. Siete sicuri che Picasso non sia un nome per l’infanzia? Andiamo con ordine. Non è propriamente vero che non ho cambiato niente del mio stile, è stato invece quello l’aspetto più complicato, trovare una giusta evoluzione del mio stile. Volevo alleggerirmi, senza banalizzare il mio segno. Volevo rimanere me stesso, ma diventare agile e cedere alla simpatia. È significativo pensare che ho deciso di portare un po’ di questa agilità anche nei prossimi fumetti per grandi, è qualcosa su cui riflettere. Tornando all’inizio, i bambini lo hanno capito. Lo hanno apprezzato. Forse qualcuno ha detto «È un po’ strano, ma mi piace» e spero che qualcuno abbia detto «Non mi piace, lo odio». Piacere a tutti sarebbe la peggior sconfitta. Ma, grazie al dio dei gatti giganti, molti bambini lo hanno apprezzato. Perché? Non lo so. Forse perché per realizzarlo ho fatto un percorso di onestà. Forse perché non ho fatto un libro che finge di parlare ai bimbi, ma in realtà rassicura i genitori. Ho attinto alla mia età dell’oro e gli omini d’oro l’hanno capito.

P.S.: la questione Picasso viene tirata fuori spesso ed è una semplificazione tipica del nostro tempo. Picasso era troppo grande per farne un semplice motivo di ispirazione. Il mio stile è troppo piccolo per farlo derivare da questa singola fonte. Io mi ispiro a tanti e a nessuno. Disegno con la pancia. Mi piacerebbe che si smettesse di vedere Picasso in ogni cosa stramba.

Personalmente la storia de La mela mascherata mi è sembrata molto gradevole e divertente, arrivando alla fine del volume si scopre anche che i personaggi non sono esattamente inventati, ma fanno parte della storia della città di Cotignola: è stato divertente costruire una trama così fantasiosa basata su elementi reali o è stata una pesante responsabilità?

Ti ringrazio! Anche qui, forse è divertente perché ci siamo divertiti a farlo, io, Canicola e Cotignola. Ebbene sì, i personaggi della storia risultano essere ispirati, in nome e caratteristiche, a personaggi realmente esistiti nella storia del comune di Cotignola. Un mash-up di tanti tempi diversi. Mi è piaciuto parecchio dimenticare la distanza storica e far interagire tutti questi personaggi in un unico contenitore, che poi è quello che fa la memoria, solo che in questo caso la fantasia ha unito i puntini della memoria e lo ha fatto proprio come lo avrebbe fatto un bambino, a piacimento! È stato divertente ed è stato interessante scoprire e utilizzare le tante storie racchiuse in Cotignola. Quasi nulla è inventato, tutto rende omaggio ad aneddoti, fatti storici, pubblici e privati, leggende, cose antiche e attuali. Non ho vissuto questa trasposizione con pesantezza, nessuno mi ha chiesto di farlo, è avvenuto naturalmente. Quando mi è stata raccontata la storia di Cotignola, ho istantaneamente creato delle connessioni tra i vari fatti. Lontani nel tempo magari… ma uniti nell’immaginazione e, soprattutto, tutti vivi nel presente grazie agli abitanti di Cotignola, culturalmente iperattivi!


Sarah Mazzetti

Illustrazione di Sarah Mazzetti che ha ispirato "I gioielli di Elsa".

Il disegno di Sarah Mazzetti datato dicembre 2015 che l’ha ispirata per la creazione de I gioielli di Elsa, pubblicato qui su DF in esclusiva su concessione dell’autrice.

Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere,
ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così,
a ogni monte,
sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta,
e in ogni città,
sentiva nostalgia per una città ancora più grande,
ed è ancora così.

(Peter Handke – Elogio dell’infanzia)

Intervista a cura di Maura Pugliese.

Perché hai scelto di diventare una disegnatrice? Quale percorso hai fatto? Quali sono le opere della tua produzione a cui sei più affezionata e perché?

Disegno da quando sono nata, quindi è un po’ strano per me pensare che sia una “scelta” il disegnare in sé, certo il decidere di farlo come professione è stato un po’ roccambolesco forse, mi ero già laureata in Scienze della Comunicazione, e invece di continuare in percorso universitario ho deciso di punto in bianco di iscrivermi all’Istituto Europeo di Design. Non so spiegare com’è andata, mi piace studiare, non avevo rimpianti rispetto al mio percorso, ma in quel momento non avevo nessun dubbio sul fatto che fare Illustrazione fosse la cosa giusta, è andata così, mi sa che sono fatta così. L’opera a cui sono più affezionata è I gioielli di Elsa naturalmente, quando scrivi una storia i personaggi per te diventano gente vera, per cui provi affetto. Per il resto l’unica cosa per cui provo attaccamento sono certi disegni del mio sketchbook, non le cose che faccio per lavoro.

A quali artisti ti sei ispirata per lo stile grafico del fumetto I gioielli di Elsa?

A nessuno che io sappia, anche se i riferimenti interiorizzati sono sicuramente tanti, come per ogni disegnatore.

Se un bambino entrasse in libreria, prendesse dallo scaffale il tuo fumetto e lo sfogliasse, per quali ragioni potrebbe piacergli e potrebbe leggerlo?

Chi lo sa! Da quello che ho visto i bambini si fanno molto prendere dalla narrazione, dal fatto che c’è un mistero da risolvere, e graficamente devo dire che lo assimilano senza nessuna difficoltà, per loro è assolutamente normale entrare in un linguaggio grafico nuovo, sono veramente magnifici in questo rispetto agli adulti.

Settimana Canicola Bambini – La mela mascherata

Dimensione Fumetto in collaborazione con Canicola Edizioni presenta la Settimana Canicola Bambini: un vasto approfondimento sugli ideatori, gli autori e le opere della collana intitolata a Dino Buzzati che l’editore bolognese dedica ai suoi giovani lettori.

Dopo aver parlato del progetto con le curatrici della collana e aver recensito i primo volume Hansel e Gretel, in questo terzo articolo si parla del secondo titolo edito: La mela mascherata di Martoz.


Mela mascherata Canicola bambini Martoz

Nel regno di Cotignork si sta svolgendo un dramma: il fiume Senio è stato avvelenato e ora emana un odore fetido e nauseabondo, e si dice che sia stato proprio il conte Muzio a contaminarlo! Ora il destituito signore è chiuso nelle prigioni del suo stesso palazzo e sulla sua poltrona siede… il perfido Passatore!

Questo è l’inizio coloratissimo de La mela mascherata, uno dei tre volumi di esordio della collana Dino Buzzati dedicata ai bambini dell’associazione culturale Canicola, a opera dell’eclettico e giovanissimo Martoz.

L’apertura del volume è dedicata a una teatrale e surreale presentazione dei personaggi: insieme al «tremendissimo» Passatore e a Muzio troviamo l’affranta fidanzatina di quest’ultimo, Lucia, erborista con l’animo da gangster, poi Zanzi e i suoi cat-boys (cioè cowboy che però cavalcano i gattoni «diffidenti e vivaci»), tra cui Zaganelli che da buon artista lavora maschere per i suoi compagni, utili quando decidono di organizzare una ribellione contro il Passatore. Il loro spirito guida, il maestro Varoli, li indirizza da Lucia, perché lei è l’unica che può preparare un antidoto contro la puzza rosa del fiume, grazie alla mela mascherata. Trovata Lucia e convinta a collaborare non rimane che trovare il mitico ingrediente, e qui inizia la loro avventura.

Mela mascherata Canicola bambini Martoz

L’impianto della trama è solo apparentemente semplice: come l’iniziale caratteristica presentazione è un elemento che arriva dalla drammaturgia, così il teatro ritornerà, inteso proprio come rappresentazione su un palco, e avrà una parte importante per l’avanzamento della storia, con l’allestimento di un titolo, guarda caso, anch’esso collegato alla mela.

Suggestioni teatrali ritornano costantemente a interagire con la storia, basti pensare che un altro elemento molto importante è quello della maschera: i cat-boys le usano per nascondere il loro volto e per non essere riconosciuti mentre combattono per la giustizia, come i più classici supereroi, ma quella che daranno a Lucia sarà senza fessure per gli occhi (mancanza dovuta alla fretta) e proprio tale cecità, che non serve a nascondersi ma a celare le paure che sono fuori, permetterà alla ragazza di rincontrare il suo innamorato.

Mela mascherata Canicola bambini Martoz

Fiaba e teatro si incontrano infine quando l’aiutante magico, la Fattucchiera, li farà entrare in possesso dello strumento magico: una mela, giustappunto, “mascherata”, dalla forma misteriosa e grottesca.

Martoz dunque crea con gran divertimento una trama ricca di trovate spassose e intriganti, che farà contenti i grandi tanto quanto i bambini, che forse non coglieranno le diverse sfumature di senso degli eventi ma saranno allietati dai dialoghi brillanti e dai personaggi buffi… che arrivati a fine volume riservano più di una sorpresa. Infatti il regno di Cotignork altro non è che la città di Cotignola, che si affaccia sul fiume Senio ecc. ecc. Non vogliamo rovinarvi la sorpresa di scoprire queste pagine finali che arricchiscono il valore del volume, basta sapere che a quel punto ci si rende conto che lo scopo didattico dell’opera è perfettamente raggiunto.

Martoz offre a questo scopo la sua mente vivace, capace di immaginare figure e ambientazioni oniriche ma in senso bello, non angoscioso: di quei sogni tutti colorati di rosa e giallo dove però i contorni e le definizioni diventano incerte e che quando ti svegli ti lasciano di buon umore.

Come nel suo stile classico troviamo contorni e ombre rese tutti a colpi di matita, linee non pulite, che sforano i margini e graffiano tutto l’insieme. I volti e i corpi sono resi attraverso le geometrie semplificate, nasi triangolari, cerchi imperfetti, cilindri e coni, senza troppo badare all’uniformità dei volumi e alle linee dritte.

Concede poco a quello che si penserebbe un “disegno per bambini”, solo l’uso dei colori pastello che si alternano ai neri e alle matite, e le scritte di diverse tonalità che enfatizzano i passaggi della storia e i dialoghi. Si potrebbe quasi dire che il disegno di Martoz non ha bisogno di essere per l’infanzia perché la sua vena artistica è simile a quella di un bimbo che si entusiasma e crea senza pensare alle convenzioni e alle imposizioni esterne, in totale libertà.

Perché se vuoi seguire i sogni, anche quelli che insegnano qualcosa, bisogna solo cavalcare un gattone e corrergli dietro.


Martoz
La mela mascherata
2017, Canicola Editore, Canicola Bambini, collana Dino Buzzati
cm 17×24, 64 pagg., colore, € 16
ISBN 9788899524135

Settimana Canicola Bambini – Il progetto

Dimensione Fumetto in collaborazione con Canicola Edizioni presenta la Settimana Canicola Bambini: un vasto approfondimento sugli ideatori, gli autori e le opere della collana intitolata a Dino Buzzati che l’editore bolognese dedica ai suoi giovani lettori.

In questo primo articolo il progetto viene presentato e spiegato direttamente dalle curatrici Liliana Cupido e Roberta Colombo, che hanno risposto alle domande poste dalla redazione di DF.


Che cosa è e come è nata Canicola, e come mai ha un nome e un logo così apparentemente bizzarri?

Liliana Cupido: Canicola è una associazione culturale nata a Bologna nel 2004. “Canicola” allude al nome antico della stella di Sirio che in agosto sorge assieme al Sole annunciando il periodo più caldo dell’anno. Secondo i greci si tratta del momento più propizio dell’anno per la sregolatezza della vita sessuale. Ma il riferimento è anche allo sguardo spietato di Ulrich Seidl nel suo film Canicola che ci aveva molto colpito poco prima di nascere. Infine “Canicola”, per noi, è un bel nome con un bel suono.

Il nostro logo, disegnato da Vincenzo Filosa, rappresenta una specifica foto di Omobono Tenni, un pilota di velocità degli anni Trenta. Tenni era un uomo timido e taciturno che dava il meglio di sé con la moto, fu il primo “non inglese” a vincere nel 1937, su una Guzzi 250, il Tourist Trophy, una gara infernale sull’Isola di Man che per l’occasione si trasforma in pista. La stampa dell’epoca soprannominò Tenni «The Black Devil» per lo stile e la caparbietà con cui correva. Tenni rappresenta per noi la possibilità di esprimersi attraverso quello che si fa, il fumetto, l’editoria come forma, e in senso generale l’internazionalità del fumetto italiano.

Confronto fra una foto di Omobono Tenni e i loghi di Canicola e Canicola Bambini.

Dalla foto del motociclista Omobono Tenni in corsa, il fumettista Vincenzo Filosa ha tratto il logo di Canicola in moto e poi coerentemente in triciclo per Canicola Bambini.

Che tipo di persone lavorano in Canicola? E che tipo di libri pubblica Canicola?

L.C.: La redazione di Canicola è composta da persone che guardano al fumetto da molte prospettive. Ma i libri che produciamo o traduciamo, assieme ai progetti e le attività pedagogiche che vi ruotano attorno, potremmo dire che hanno l’obiettivo ultimo di fare cultura.

Come mai una casa editrice di ricerca artistica ed editoriale ha deciso di dedicarsi a un progetto di letteratura per l’infanzia, e perché l’avete intestato a Dino Buzzati?

L.C.: Nel 2010 pubblicando Canicola bambini, decimo numero della nostra rivista tutta dedicata a storie per l’infanzia, abbiamo coltivato il primo seme di quello che poi è diventato l’attuale progetto. È stata una dichiarazione di stampo particolarmente sperimentale e se vuoi provocatorio su come si possa raccontare ai piccoli, attraverso il fumetto allargandone i confini di stili e modalità narrative rispetto a modelli più tradizionali e stereotipati. Avevamo in testa stimoli provenienti dalle fonti più diverse: da Little Lit (la serie Mondadori curata da Art Spiegelman e Francoise Mouly) ai grandi Joann Sfar e Lewis Trondheim, dai maestri del fumetto italiano de Il corriere dei piccoli alle opere più sperimentali di José Parrondo, e tanti altri ancora. Essenziali comuni denominatori: massima libertà creativa e una irrefrenabile energia per appassionare ai racconti. Da lì l’idea di proseguire e approfondire questo binario di lavoro non ci ha mai lasciato, e affrontare in parallelo i percorsi pedagogici e le attività laboratoriali ci ha aiutato a focalizzare gli obiettivi della nuova collana che abbiamo intrapreso come grande sfida, un po’ come tutti i nostri progetti, un po’ ancor più di tutti gli altri…

L’omaggio a Buzzati lo abbiamo tirato fuori di pancia. Buzzati come narratore di avventure e di attese, decifratore dell’invisibile, ascoltatore del silenzio. Un nome che per noi lega tra loro storie diverse in cui, sempre, il bambino interviene tra le pieghe del Mistero, e impara a leggerlo.

Due pagine di "Canicola" 10 dedicato ai bambini.

Edo e Lillo (uhm…) firmano l’editoriale del decimo numero monografico dedicato ai bambini e datato primavera 2011 della rivista Canicola.

In cosa consistono le attività di Canicola Bambini? Perché avete coinvolto autori che generalmente non si occupano di infanzia?

Roberta Colombo: Intorno a ogni progetto libro costruiamo sempre un percorso culturale che ne prolunghi la sua esistenza, a oggi sempre più breve. Crediamo che un libro, un fumetto, un albo illustrato debbano essere fruiti con cura dai lettori, lasciandosi dedicare il giusto tempo di lettura, di sedimentazione e di rielaborazione. Solo così le storie hanno il tempo necessario di agire e modificare lo sguardo critico di chi legge nei confronti della realtà.

Negli ultimi anni la produzione editoriale per l’infanzia ha subito un’accelerazione riducendo sempre di più la vita di un libro. I nostri fumetti sono progetti costruiti passo per passo, e man mano che prendono forma, curiamo e costruiamo la rete di partner che sostengono la produzione e le attività pedagogiche intorno al libro. Non è facile, ci vuole del tempo per intessere rapporti e creare solide alleanze, e sempre, a ora, i contesti culturali con cui abbiamo dialogato ci hanno permesso di realizzare progetti straordinari: dalla realizzazione di mostre personali in contesti istituzionali come i musei, fino ad andare nelle biblioteche e nelle scuole con proposte di laboratori di promozione alla lettura e al linguaggio del fumetto. E ancora di realizzare incontri pubblici rivolti a giovani studenti delle accademie fino a sostenere e incentivare la promozione degli autori, chiamati a mettersi in gioco per confrontarsi con il pubblico di più piccoli. Questa circolazione virtuosa del fumetto ci permette di arrivare sempre più capillarmente alle famiglie e conseguentemente ai bambini, veri e primi destinatari.

La sfida di coinvolgere autori che in genere si occupano di racconti per adulti rientra tra i nostri obiettivi di intendere la produzione editoriale e del fare, nel nostro piccolo, pedagogia del visivo, di educare a un certo sguardo: individuare un autore o un’autrice che abbia una poetica e un segno qualitativamente alto, già pone le basi per un racconto che abbia la forza di portare alla luce tematiche che sentiamo vicine e che sono necessarie all’infanzia, senza andare a banalizzare o a semplificare. I bambini già possiedono le capacità per cogliere tutto questo, liberi ancora da condizionamenti e codici visivi di struttura, sono dei lettori attenti e scrupolosi e colgono intuitivamente quanto viene loro proposto, se pur apparentemente complesso. Spesso è l’adulto che censura e decide che cosa un bambino può o non può essere in grado di leggere e capire, prima ancora che abbia fatto l’esperienza di lettura. Non si possono negare le esperienze a priori, ma si possono aiutare i bambini a comprendere, sempre a partire da un approccio diretto e vivo.

Attività culturali e didattiche di Canicola.

La pubblicazione di libri è solo uno degli ambiti di lavoro di Canicola, che è prima di tutto un’associzione culturale che organizza eventi di diffusione della cultura del fumetto e laboratori con enti come il Teatro Comunica di Bologna, cui cui ha collaborato in occasione dell’allestimento dell’opera Il barbiere di Siviglia.

Per ora Canicola Bambini ha pubblicato solo opere originali esplicitamente commissionate a degli artisti selezionati: come funziona la scelta del tema e dell’autore? Pensate di continuare a portare avanti questa scelta editoriale o di pubblicare anche opere nate al di fuori di Canicola?

L.C.: Ogni libro realizzato finora ha dietro una storia diversa dall’altra. Abbiamo aperto la collana con Hansel e Gretel perché ci sembrava importante a livello simbolico inaugurare il progetto editoriale con una fiaba, e la scelta è ricaduta su una di quelle che più ci appassionano per la forza iconica estremamente attuale. Da lì l’idea di coinvolgere Sophia Martineck come autrice capace di restituire le atmosfere e le emozioni più buie insieme alla luminosità più viva della fiaba, attraverso un uso del linguaggio fumetto tradizionale e originalissimo nello stesso tempo grazie all’apertura verso una caratterizzante dimensione teatrale. Parallelamente abbiamo portato avanti il dialogo con il Goethe-Institut di Roma, tra le istituzioni che riteniamo più attive e sensibili in Italia a sostenere con coerenza e solidità progetti legati alla pedagogia del visivo, ed è così che dal libro è nata anche una mostra presso il MAMbo, con cui il confronto è sempre vivo e aperto, insieme a laboratori che tuttora continuiamo a realizzare su territorio nazionale (dopo Bologna: Matera, Rovereto presso Il Masetto, Lucca Comics & Games, Cagliari al Festival Tuttestorie, prossimamente al Festival della fiaba di Verona e al neonato Festival Leggenda di Empoli).

Il caso de La mela mascherata è ancora diverso perché il libro è nato dal desiderio di sviluppare un progetto insieme al festival Saluti da Cotignyork (a Cotignola, RA) e da lì l’immediata e lucida identificazione di Martoz, con cui stavamo ancora chiudendo Amore di lontano, come autore perfetto per affrontare quel tipo di racconto con la giusta dose di passione per la Storia e follia visionaria che lo contraddistinguono.

I gioielli di Elsa è nato invece dalla nostra precisa intenzione di attrarre Sarah Mazzetti nella rete di un progetto per piccoli, nonostante l’autrice non avesse mai dimostrato una particolare propensione per la sfera infantile. La sua raffinatezza estetica e l’ironia tagliente delle sue opere ci sono sembrate cifre stilistiche troppo preziose per non farle confluire in un fumetto per bambini; la ricerca e sperimentazione insite nel festival Uovokids di Milano, tutto basato su produzioni artistiche contemporanee innovative, hanno fatto sì che fosse per noi il partner ideale.

In futuro non escludiamo affatto la traduzione di opere estere piuttosto che la produzione dall’interno, tutto sta nel trovarci un senso poi a livello di progettualità collegata.

Libri di Canicola Bambini.

I tre libri di Canicola Bambini pubblicati finora non potrebbero essere più diversi fra loro sotto qualunque punto di vista.

Canicola ha un’immagine estremamente radicale, con volumi dalla grafica severa e font Helvetica. Qualunque altra casa editrice nelle sue collane per bambini viene incontro ai giovani lettori con una grafica più giocosa, persino la rigorosissima Adelphi nella sua collana I cavoli a merenda, ma Canicola Bambini mantiene la sua identità pur et dur. È una scelta comunicativa esplicita?

R.C.: Crediamo che la pulizia, la linearità e la sobrietà debbano accompagnare lo sguardo dei più piccoli. È anche questo un modo di educare al visivo. L’oggetto libro rappresenta un microcosmo affettivo per un bambino: la sua esperienza può aiutare a stabilire un legame con un adulto, può veicolare un dialogo tra pari, può innescare immagini interiori potenti, fino a dar forma a emozioni e paure. Avere a che fare con un oggetto di qualità, che non ammicchi al mondo dell’infanzia o persuada il bambino per scelte cromatiche furbe, conduce il lettore ad andare dritto all’essenza dell’oggetto stesso, senza divagazioni o distrazioni inutili. I bambini sono affascinati dagli oggetti reali, non dalle loro riproduzioni. D’altra parte aver chiesto a Sarah Mazzetti l’ideazione del progetto grafico di collana significava già da parte nostra prendere una posizione precisa rispetto alla sua futura veste.

Canicola è entrata nell’editoria per bambini solo dall’anno scorso: che tipo di pubblico avete trovato? Dal punto di vista della fruizione di storie, ritenete che l’attuale generazione di bambini (qualunque cosa significhi questa parola) sia in qualche maniera diversa da quelle dei decenni precedenti?

R.C.: No assolutamente, la matrice dei bambini è sempre la stessa. Cambiano le tendenze, l’avvento del digitale ha modificato il modo di leggere aumentando le potenzialità della narrazione di alcuni libri per esempio, ma la tendenza di farsi affascinare dalle storie belle, quelle vere, è sempre la stessa. I bambini sono alla ricerca costante di soddisfare la loro condizione di benessere, sta all’adulto predisporre un ambiente intorno a lui adatto al raggiungimento di questo scopo.

La fioritura di un gran numero di festival ed eventi legati al fumetto, il successo artistico e commerciale di autori come Zerocalcare, e persino il recente riconoscimento ufficiale dello Stato italiano del fumetto come arte con il progetto Fumetti nei musei sembrano indicatori che il fumetto italiano si trovi in una condizione di particolare grazia. Credete che sia una fase transitoria, oppure che il fumetto abbia finalmente conquistato il suo status di letteratura che i paesi francofoni gli riconoscono già da anni? In questa felice prospettiva, il fumetto per i bambini potrebbe smettere di essere solo quello comico o disneyano e arricchirsi a livello sia tematico sia semiotico?

L.C.: Crediamo che anche in Italia da diversi anni il fumetto sia sempre più riconosciuto come linguaggio alla pari della letteratura o il cinema, piuttosto il problema è che da più di un decennio l’assalto imprenditoriale dell’editoria alla graphic novel ha portato in certi casi a libri scadenti, che purtroppo hanno avuto molta visibilità pur essendo prodotti incapaci di sostenere con qualità le specificità del linguaggio. Così proprio mentre entravano nel mercato libri a fumetti importanti, tra classici del fumetto contemporaneo e importanti esordi di autori italiani, i lettori di varia si sono trovati spesso senza gli strumenti e gli indicatori per scegliere i libri buoni, per cui è probabile, e comprensibile, che per molti lettori adulti l’iniziazione alla graphic novel sia stata poco stimolante e sia in qualche modo “finita lì”. Ora viviamo un momento nuovamente straordinario, come possono essere stati i primi anni Duemila, ma tutto è più caotico e sta prendendo le orme pericolose dell’editoria tout court. È l’annoso problema: si produce troppo, c’è la corsa per la conquista degli scaffali, e in tutto questo la vita dei libri è brevissima ed è dettata per lo più dal marketing e dal potere di distribuzione della casa editrice di riferimento.

In questa situazione di iperproduzione, sarebbe buono che tutti gli editori dedicassero uno spazio anche piccolo al fumetto per bambini e naturalmente sarebbe interessante che ognuno lo facesse seguendo delle ipotetiche linee editoriali coerenti. Una situazione del genere permetterebbe la “conquista di uno spazio” nelle librerie di un piccolo settore specifico, che ancora fa fatica ad affermarsi, in cui ovviamente sarebbe stimolante e auspicabile trovarvi la migliore bibliodiversità possibile.

Promozioni di Canicola Bambini.

Tre momenti della promozione dei volumi Canicola Bambini: dolce pioggia di marshmallow dal soffitto per Hansel e Gretel, laboratorio di maschere di cartapesta a Cotignola per La mela mascherata, e tavole appese a fili rossi e verdi al MAMbo per I gioielli di Elsa.

Quale ruolo hanno partner come Uovokids, Funder35, la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e gli altri?

R.C.: I partner coinvolti innanzitutto contribuiscono con un supporto economico alle spese di produzione del libro, e in modo più ampio sono dei sostenitori del progetto Canicola Bambini. È solo creando sinergie con interlocutori forti che si riesce a creare un contesto culturale adatto per far circuitare i fumetti. Con il Comune di Cotignola nel ravennate, per esempio, siamo riusciti a produrre un progetto straordinario intorno a La mela mascherata di Martoz: il Comune ha voluto investire sulla produzione di un libro a fumetti per bambini che in qualche modo affondasse le radici nel paese in questione, con protagonisti dei personaggi liberamente ispirati a persone realmente vissute, che hanno fatto la storia di Cotignola (densissima di importanti e lodevoli avvenimenti storici che hanno contribuito a creare l’identità territoriale). Il libro è stato poi presentato a Saluti da Cotignyork, un bellissimo festival dedicato all’infanzia che mette al centro la narrazione visiva per immagini in tutte le sue forme: dal teatro contemporaneo, al cinema d’animazione, a forme sperimentali di contaminazioni di linguaggi, a performance, il tutto condito con un’accoglienza strepitosa e notti da trascorrere in tenda tra le zone verdi del paese. Per l’occasione Martoz è stato chiamato a condurre più workshop per diverse fasce di età e a dipingere un muro del paese.

In generale, per ogni libro costruiamo lentamente la rete delle collaborazioni che ci sembrano più coerenti con il tema/l’autore/il contesto in cui possono svilupparsi collegamenti e diramazioni. Nessun partner è mai “casuale”, solo in questo modo il progetto complessivo acquista più forza e senso per noi.

Fatevi una domanda e datevi una risposta!

In fondo, qual è il motore di tutto il progetto?
L.C. e R.C.: Credere nelle potenzialità pedagogiche del fumetto, nel valore che possono avere fin dall’infanzia la pratica della lettura e del racconto di sé attraverso un linguaggio che nel connubio di parole e immagini offre preziose prospettive di espressione. E poi il desiderio di affrontare progetti sempre diversi in cui mettere il fumetto in dialogo con linguaggi e situazioni non standardizzate, creando occasioni per lavorare con persone e realtà che stimiamo e far nascere dal confronto con loro una ricchezza di esperienza. Infine produrre libri che nella loro unicità riteniamo necessari.

Fumetti nei musei – Uno straordinario progetto del MiBACT

Oggi mercoledì 21 febbraio 2018, durante una conferenza stampa è stato presentato a Roma il progetto Fumetti nei musei, ideato e curato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), in collaborazione con la casa editrice Coconino Press-Fandango.

Maria Antonella Fusco, Antonio Lampis, Dario Franceschini e Ratigher alla conferenza di presentazione di "Fumetti nei musei".

Maria Antonella Fusco (direttrice dell’Istituto Centrale per la Grafica), Antonio Lampis (direttore generale dei musei MiBACT), Dario Franceschini (ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) e Ratigher (direttore editoriale di Coconino Press-Fandango) alla conferenza di presentazione di Fumetti nei musei.

Il progetto consiste in 22 fumetti commissionati dal MiBACT ai migliori fumettisti nostrani e ambientati nei musei italiani; la risultante collana di graphic novel sarà distribuita gratis ai bambini e ai ragazzi che parteciperanno ai laboratori didattici dei musei e poi resa disponibile per la lettura su Internet.

Dal comunicato stampa:

Ventidue albi raccontano i musei italiani attraverso l’arte del fumetto. Nasce Fumetti nei musei, la collana di graphic novel ideata per la didattica museale, che inaugura un nuovo dialogo tra studenti e musei. L’iniziativa nasce dalla volontà di far conoscere ai ragazzi le collezioni dei musei italiani, attraverso un linguaggio inedito. L’obiettivo è quello di rendere la visita un’esperienza formativa e allo stesso tempo divertente. Il progetto prende vita dall’incontro tra i direttori dei musei italiani e alcuni tra i fumettisti più celebri del panorama nazionale, che hanno raccontato le collezioni del patrimonio museale italiano, attraverso storie di fantasia, prendendo spunto da elementi storici e artistici veri. Ognuno dei 22 musei metterà a disposizione dei servizi educativi il proprio fumetto gratuitamente per diffondere la conoscenza del proprio patrimonio e favorirne la fruizione.

È stata inoltre allestita una mostra presso l’Istituto Centrale per la Grafica in cui sono esposte, dal 21 febbraio al 1° aprile, tutte le immagini delle copertine degli albi nonché una selezione di tavole, schizzi e bozzetti degli artisti.

Il MiBACT ha inoltre lanciato il progetto anche su Twitter e Instagram con l’hashtag #fumettineimusei.

Ecco i musei e i fumettisti coinvolti per la prima edizione del 2018 di Fumetti nei musei:

  • Galleria Borghese – Martoz
  • Galleria dell’Accademia di Firenze – Tuono Pettinato
  • Galleria Nazionale d’Arte Moderna e ContemporaneaLRNZ
  • Galleria Nazionale dell’Umbria – Andrea Settimo
  • Galleria Nazionale delle Marche – Maicol&Mirco
  • Gallerie degli Uffizi – Alessandro Tota
  • Gallerie dell’Accademia di Venezia – Alice Socal
  • Gallerie Nazionali d’Arte Antica in Palazzo Barberini – Paolo Parisi
  • Musei Reali di Torino – Lorena Canottiere
  • Museo e Real Bosco di Capodimonte – Lorenzo Ghetti
  • Musei del Bargello – Otto Gabos
  • Palazzo Reale di Genova – Fabio Ramiro Rossin
  • Parco Archeologico di Paestum – Dr. Pira
  • Pinacoteca di Brera – Paolo Bacilieri
  • Reggia di Caserta – Maicol&Mirco
  • Gallerie Estensi – Marino Neri
  • Museo Archeologico Nazionale di Napoli – Zuzu
  • Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – Vincenzo Filosa
  • Museo Archeologico Nazionale di Taranto – Squaz
  • Palazzo Ducale di Mantova – Sara Colaone
  • Parco Archeologico di Pompei – Bianca Bagnarelli
  • Parco Archeologico del Colosseo – Roberto Grossi

Fumetti nei musei è solo il primo passo di un progetto molto più ampio. Il MiBACT ha infatti deciso di cominciare a integrare il fumetto all’interno delle collezioni museali italiane: le opere originali prodotte dai fumettisti contemporanei per Fumetti nei musei sono quindi solo il primo nucleo della collezione fumettistica dello Stato italiano, che nelle intenzioni dovrebbe continuare a espandersi con la ripetizione annuale del progetto e con l’acquisizione e musealizzazione anche di tavole e altri materiali fumettistici del passato.

Questa notizia, forse uno degli avvenimenti più importanti nella storia del fumetto del Belpaese, ha un’importanza enorme perché è un riconoscimento ufficiale, da parte dello Stato italiano, del fumetto come nona arte.

Come dichiarato dal curatore Ratigher, Fumetti nei musei è un evento «che non ha eguali»: nonostante, ad esempio, i musei francesi collaborino col mondo del fumetto da anni, nel loro caso gli albi prodotti sono disomogenei fra loro e hanno una funzione promozionale per gli enti che li producono. In questo caso invece lo scopo è di acquisire le opere prodotte dai fumettisti per ricondividerle con i fruitori del patrimonio museale italiano, nonché di creare una collezione permanente di fumetto di proprietà dello Stato Italiano.

La qualità del progetto ha un limite nel coinvolgimento allo stato attuale di una sola casa editrice, scelta opinabile e che probabilmente creerà polemiche. La nomina di un direttore artistico esterno, ruolo che lo stesso Ratigher avrebbe potuto ricoprire con autorità e competenza, e la stampa del materiale direttamente a nome del MiBACT sarebbero probabilmente state soluzioni più adeguate.

Remi Tot in Stunt – Martoz tra Pollok e Stan Lee

Copertina di "Remi Tot in Stunt" di Martoz.Una delle caratteristiche principali che rendono il fumetto interessante e degno di analisi è la sua versatilità, ovvero la capacità di quest’ultimo, coadiuvata dall’autore, di potersi piegare a qualunque esigenza (stilistica, narrativa ecc…) ed essere, quindi, potenzialmente infinito. Al costo di carta e matita, si possono generare mondi, personaggi, situazioni che in nessun altro media si potrebbero realizzare con altrettanto impatto ed efficacia. Tra gli autori del panorama del fumetto italiano odierno, Alessandro Martorelli a.k.a. Martoz si presenta come la versatilità fatta autore e Remi Tot in Stunt, edito da MalEdizioni, ne è l’eccellente testimonianza.

Remi Tot in Stunt, opera prima di Martoz, narra le vicende di Remi Tot, un genio assoluto della matematica (il cui volto ricorda molto quello dell’attore Tim Roth) che, segretamente, è uno stuntman della realtà, ovvero riesce, tramite calcoli matematici impossibili e irrisolti ai più, a prevedere l’esito di imponenti catastrofi e salvare una sola persona scambiandosi con essa: in ogni capitolo dell’opera, Remi prevederà minuziosamente ogni attimo di un grave incidente, sceglierà una persona da salvare e si sostituirà a essa, sopravvivendo alla strage grazie a stunt incredibili e al limite dell’impossibile, mentre le “vere” persone di cui Remi prende il posto sono legate dentro la sua macchina e anestetizzate.

Chi è Remi Tot? Perché decide di salvare solo una persona e non le altre sapendo che andranno incontro a morte certa? Perché si sostituisce ad altri sopravvivendo personalmente alla catastrofe? Quale è il suo obbiettivo? Queste sono alcune domande che, nel corso della lettura, il fumetto porrà al lettore, tracciando sempre di più un profilo complesso e articolato su Remi Tot e sui suoi scopi.
Aprendo una pagina a caso del fumetto fra le ben 320, si capisce subito, a colpo d’occhio, perché Martoz è uno degli autori più interessanti attualmente in circolazione: è versatile. I suoi disegni sono deliri visivi astratti e folli, nei quali si mischiano Futurismo, Dadaismo, Cubismo, Pollock, Picasso, Paul Klee, la Marvel, il pop delle produzioni underground americane e, perché no, il fumetto d’azione.

Remi Tot in stant 02

Con un segno a matita potente e incisivo (arricchito da chiaroscuri a completare la tridimensionalità del tratto) e un senso della prospettiva totalmente scardinato da quanto visto prima su carta, Martoz piega tutti gli stili sopra elencati (e anche più) e si concede a essi, generando un tratto fortemente influenzato esteticamente, ma al tempo stesso nuovo e fresco, grazie anche a un uso estremamente pop del colore, in gran parte digitale.

In Remi Tot in Stunt a essere protagonista non è la storia, la narrazione classica degli eventi, bensì lo è il tratto, il segno o, più semplicemente, i disegni: questi ultimi, in gran parte, sostituiscono i baloon, le scritte a mano (che rasentano più un componimento grafico) e i simboli delle equazioni sostituiscono il font, tutto si scardina e tutto si ricompone in un mix esplosivo di colori, grafica e prospettiva.

Remi Tot in Stunt 03

Come per un film, usualmente, si toglie l’audio per constatare se il montaggio, e quindi il senso del plot, è ben riuscito, per quest’opera potremmo “mutare” le parole, i dialoghi e ci si renderebbe conto che Remi Tot in Stunt è la più funambolica, pazza e coerente storia mai raccontata, che si regge da sé, che il suo solo apparire grafico (l’insieme di colori, disegni, simboli) hanno il dono a sé stante della parola, comunicano agli occhi milioni di informazioni, permettendo al fumetto di parlare al lettore come se stesse leggendo dei testi in un balloon.

Martoz, nel disegnare, è come l’acqua del mare sulla spiaggia: inonda tutto portando con sé ciò che può, per poi ributtare fuori, con una seconda ondata, qualcosa di nuovo e mai visto prima, integrando e innovando ciò che si era trascinato.

Remi Tot in Stunt è un fumetto da avere. Punto.


Martoz
Remi Tot in Stunt
MalEdizioni, 2015
320 pagine, brossurato, colore, € 22,00
ISBN 9788897483120

[CrunchEd] – Spazio Cima per David Bowie

Comincia con questo articolo la nostra collaborazione con gli amici di CrunchEd che già hanno partecipato al nostro resoconto sull‘ultima edizione dell’Arf.
Ma cos’è CrunchEd? Questa la loro risposta:

L’arte è l’Emozione che scuote lo stomaco, accende la fame e trasforma un impulso in una dipendenza continua da rivelazione, intensità e stupore.
L’arte è il cibo dell’anima.
CrunchEd vuole essere una guida gastronomica della Bellezza su tela, su carta, su pentagramma.
CrunchEd è una congiunzione tra menti affamate ed estasi.
CrunchEd è un morso all’Arte.
Un contenitore di languori e sorprese da addentare con gli occhi per tenere sempre il Bello dentro di sé.

E tanto basta.
Qui di seguito il loro reportage dalla mostra Bowie BlackStardust allo Spazio Cima.

Bowie 00

Locandina per David Bowie BlackStardust

C’è una sottile linea di confine tra “commemorazione” e “celebrazione” di una persona.

Un limite leggero ma netto, colorato e libero che, se osservato dall’alto assume la forma e l’intensità cromatica del legame personale, se visto e oltrepassato dall’interno apre a scenari colmi di ispirazione. Tanto più confidenziale è il rapporto con quella persona, tanto più l’ispirazione sarà a servizio della celebrazione. Non è una questione di numeri, di socialità. Esistono casi in cui un evento collettivo riesce a trasformarsi in un momento strettamente privato. È il caso della morte di David Bowie, indiscussa colonna portante della storia della musica mondiale. Con il suo infinito talento, la sua poliedricità compositiva e interpretativa, il suo essere così “umanamente alieno”, ha impersonato per decenni la democraticità della musica arrivando a tutti, ma in modo diverso e singolare per ognuno come solo il mistero della musica sa fare. Al contrario di altre morti celebri, la scomparsa improvvisa (ma “subliminale”) del Duca Bianco non ha lasciato spazio al lutto fine a se stesso, ma ha illuminato la creatività di chi lo amava con la luce della sua navicella spaziale di ritorno verso Marte.

Molti gli eventi creativi a lui dedicati, a gennaio come ora, a New York come a Roma. E proprio la Capitale in questi giorni funge da cornice alla mostra collettiva Bowie BlackStardust, inizialmente dal 27 al 29 maggio presso lo scenografico Spazio Cima nel cuore del quartiere Coppedè, ma prorogata poi dal 2 al 5 giugno visto l’enorme successo di pubblico. Il quartiere Coppedè, uno dei rioni più teatrali di Roma. Quasi un omaggio nell’omaggio all’Alieno che per primo trasformò il palco in palcoscenico e la musica in uno spettacolo.

Ponendosi come obiettivo quello di rimanere fedeli alla globalità del messaggio di Ziggy Stardust, lo Spazio Cima ha aperto le porte a fotografi professionisti (come Tania Bucci che seguì il Duca in molti dei suoi tour), a illustratori e fumettisti big dell’illustrazione contemporanea (come Grazia La Padula, Tuono Pettinato, LRNZ, Otto Gabos, Adriana Farina, Martoz e tanti altri), e a semplici fan, lasciando così piena libertà nell’espressione del proprio ricordo. Nel varcare la soglia della piccola ma gremita location, si viene subito investiti da una visione quasi surreale: la serpentina di mura bianche dello Spazio Cima diventa una spirale temporale, i piedi un’astronave, le opere le coordinate. Guidati dalle note di Bowie in sottofondo, gli occhi si riempiono di fumetti e grafite, di linee morbide, tempere e acquerelli, quasi a citare i primi anni più folk; si riempiono di grafica vettoriale e di illustrazioni spigolose dai toni accesi, quasi a rendere omaggio al periodo glam e all’androginia di Ziggy. Si riempiono di storie.

E per tutta la durata di questo “viaggio” ti viene da chiederti quali siano queste storie nascoste dietro ogni segno e ogni scelta cromatica, tanto è la potenza delle opere. Ti viene da chiederti quale sia il rapporto tra artista in mostra e Bowie, e quanto influisca la sua musica nel processo creativo, tanto è importante la musica nelle nostre vite.

In una celebrazione festosa come questa di Bowie BlackStardust è naturale incontrare “i celebranti”, per cui facile diventa chiedere agli artisti la genesi delle proprie illustrazioni.

Grazia La Padula (Echi Invisibili, Tunuè 2015. Tavole su testi di Tony Sandoval) ad esempio, ci racconta di aver ascoltato molto David Bowie durante la realizzazione dell’opera, e di amare il Duca talmente tanto da voler creare un omaggio “a più strati”. Scegliendo come base per le illustrazioni dei fogli presi da una pièce teatrale, Grazia infatti non si è “limitata” a disegnare il volto di David, ma ha cancellato le lettere delle battute in modo da evidenziare la frase “Che uomo era?”, e le lettere dal nome della protagonista ‘Raimonda’ per far emergere la più bowieana  ‘Ramona’.  Si sa, l’occasione artistica fa CrunchEd ladro. Così ne approfittiamo per chiedere a Grazia news sui suoi lavori, e lei subito si racconta e ci racconta del suo primo libro d’autore, appena uscito in Francia (Là où dort la lune, Marmaille et compagnie, 2016), di quanto significato si perda nella traduzione dall’italiano del linguaggio del testo per bambini e della resa in francese dei neologismi creati per loro.

Tuono Pettinato, invece, si apre parlandoci di quanto indissolubile sia il suo legame tra musica e illustrazione non solo visto come influenza, ma proprio come fonte narrativa al punto da dedicare intere graphic novel a miti come Kurt Cobain (Nevermind, Rizzoli Lizard 2014), e Freddie Mercury (We are the champions, prossimamente in uscita sempre per Rizzoli). Anche il nostro David, ovviamente, assume un peso specifico nella vita di Tuono, che gli rese già omaggio prima della sua scomparsa con una striscia su XL (oggi in mostra allo Spazio Cima). A catturare maggiormente l’attenzione però è la sua macroillustrazione di uno Ziggy Stardust ad occhi chiusi, scelta anche come copertina dell’esposizione. «Bowie lascia spazio a mille interpretazioni, – ci racconta Tuono Pettinato – gli occhi bicromi sono un suo tratto caratteristico, per cui ho preferito questo sguardo chiuso per cercare di rappresentarlo nella maniera meno ovvia.»

Infine Martoz, esordiente autore di un folle fumetto in uscita a settembre per la bolognese Canicola, ma affermato fumettista già incontrato sulle pagine de Il Mucchio Selvaggio con una illustrazione proprio su Bowie, la stessa in mostra alla celebrazione al Duca. A Martoz va lo scettro della rappresentazione più alienante, nel vero senso della parola. Nella sua opera, infatti, Bowie viene raffigurato come un umanoide spigoloso, dalla pelle innaturalmente verde e con un cappello. «È sempre stato una gran fonte d’ispirazione per me, – dice Martoz del Duca – mi ha sempre dato la sensazione di essere un alieno, da qui il colore verde. Il cappello invece rappresenta l’abito con cui Bowie si umanizzava per poter comunicare con noi.»
«La musica ha un forte impatto su di me, – continua Martoz – la ascolto ovunque. Quando disegno metto spesso su un disco di Sebastièn Tellier, la sua voce ovattata mi aiuta ad alienarmi». Con queste premesse, noi di CrunchEd non possiamo che augurarti una carriera da marziano (e che il lupo si salvi sempre).

Generalmente, col sopraggiungere di una risposta, le domande si spogliano del dubbio e possono trasformarsi in consapevolezza. La sensazione che invece ti lascia Bowie BlackStardust, così come la musica del Duca Bianco, è una ricerca continua di senso, di sguardo e di interpretazione, in modo da trasformare quell’evento collettivo in una celebrazione privata. La ricerca di una domanda continua per non smettere, come Bowie, di rinnovarsi. Per trasformarti, come la musica, da oggetto finito a oggetto infinito.

© Foto di CrunchEd

Bowie BlackStardust

Spazio Cima

http://www.spaziocima.it
Via Ombrone 9, Roma
27/29 maggio – 2/5 giugno

© Isabella Di Bartolomeo

Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

Arf 2016 01

Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

Arf 2016 02

Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

Arf 2016 03

Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

Arf 2016 18

 

Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

Arf 2016 05

Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

Arf 2016 09

Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

Arf 2016 15

Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

Arf 2016 12

Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed