Mark Waid

Daredevil: Mark Waid e il sorriso del Diavolo

Quanti supereroi sono famosi per quello che non sanno fare?

Superman vola e può sollevare edifici, Batman è furbissimo e ha tutta la tecnologia del mondo, Spiderman tesse ragnatele e si dondola dagli edifici, Daredevil è cieco. Non ci vede. È questo che lo contraddistingue. Nel ’79 il giovane Frank Miller rimase folgorato da questo personaggio, se ne innamorò, intravedendo in lui un perfetto eroe hard-boiled. Era come se Miller avesse portato un whisky in un parco giochi. C’era violenza e durezza nel suo Daredevil nella solita idea milleriana di voler suscitare reazioni forti nei lettori, intuendo che il pubblico non va ricercato solo tra appassionati prettamente giovani, ma anche tra chi giovanile non lo è per niente. Miller prende un personaggio carino, che i più generosi avrebbero definito di serie B, che lui stesso chiama lo “Spiderman dei poveri”, e lo innalza nell’Olimpo del fumetto mondiale.

Io ci vedevo qualcosa di molto tosto. Matt è quello che punisco per tutti i miei errori e i miei peccati. Perché è davvero un eroe con dei difetti, perché è un uomo che vuol far del bene e causa un sacco di danni. Matt doveva essere un cattivo. Ha avuto un’infanzia orribile, la sua vita romantica è tremenda. Certo le ragazze sono belle, ma alla fine o muoiono o cercano di ucciderlo. Ma in qualche modo si redime e va avanti. Non si arrende. È proprio come suo padre.

In tutto il suo ciclo e soprattutto in Born Again, Miller cerca di disfare il macchinario dell’eroe e di rimetterlo insieme in modo più stretto e duro. Scompone Daredevil, lo distrugge in modo da fare emergere il vero eroe profondo, in modo da far capire che l’eroe non è il costume. Il costume è solo un vestito intorno all’eroe.

Miller aveva tracciato la strada maestra sul come scrivere Daredevil e i successivi autori, in diverse decadi continuarono il suo approccio a una scrittura hard-boiled del personaggio: Ann Nocenti gli regala uno spessore psicologico inedito approfondendo i risvolti sociologici individuati da Miller, Kevin Smith sviscera il rapporto controverso del personaggio con la religione e Bendis e Brubaker hanno esaltato la componente noir con toni da dramma esistenziale.

Quando nel 2011 Mark Waid prende le redini della testata, Matt Murdock è in un momento particolare. Nemmeno la rivelazione della sua identità segreta lo ha fermato ma le perdite e le sconfitte del personaggio sono state tante, troppe. E Matt è caduto troppo in basso (incarnato da quella saga pessima nota come Shadowland, con un Matt posseduto da un demone e leader della Mano). Fondamentalmente, a livello editoriale, durante tutto il volume due, si è abusato con il cliché di far guardare Devil a lungo nell’abisso, della disperata caduta dalla grazia e di smontare e rimontare l’eroe. E a confermarcelo sembra essere lo stesso Waid tramite le parole di Matt:

È stata dura. L’Inferno che ho vissuto è stato solo il primo passo su una lunga strada di altri orrori personali. Alla fine ho dovuto lasciare la città, lo studio legale, i miei amici. Ma ora ho deciso di lasciarmi tutto alle spalle e di ricominciare da capo…perché l’alternativa era soccombere alla follia. Di nuovo.

Waid allora propone di ritornare all’origine del personaggio. Torniamo alle storie scritte da Lee, Roy Thomas, Gerry Conway con un’epica meno drammatica di quella destinata a caratterizzare il personaggio. Waid riprende tutta la vita narrativa di Devil con le storie e i nemici più sgangherati pre-Miller, tutto quello che gli scrittori preferiscono eliminare in favore di una continuity più omogenea. Per certi versi è quello che ha fatto Morrison con All Star Superman e il suo ciclo su Batman: ovvero quando io voglio innovare, dopo una decostruzione estrema, bisogna tornare indietro, prendere il personaggio classico, ripensarlo e riproporlo in chiave moderna.

Le prime storie che Waid ci propone sono molto gioviali, dettate da un gusto classico con un Matt che lotta con se stesso e la concezione che le persone hanno di lui e del suo alter ego per poter avere una nuova possibilità, un nuovo inizio, come uomo e come eroe. Intenzionato a ricostruire la sua vita dalle fondamenta, il primo passo è rifondare il suo studio legale, la Nelson&Murdock, al fianco del fidato Foggy, il suo migliore amico e la sua voce della ragione. Foggy è proprio la pietra angolare intorno a cui Matt vuole ricostruire la propria esistenza cercando di convincerlo di non essere più il vecchio se stesso, un punching ball torturato, autodistruttivo, roso dal senso di colpa. Mostra ancora un indomito coraggio Matt, ma non nel saltare da un palazzo all’altro di Hell’s Kitchen o nell’affrontare un ostico avversario più forte di lui. Questa volta il coraggio sta nella volontà di mettere un punto a un esistenza di psicodrammi e infinito dolore, e avere il coraggio di ripartire, non facendosi spaventare dagli incubi che hanno funestato il suo passato e di tornare a sorridere alla vita. Waid tuttavia si chiede: ma è realmente possibile per Matt mettere alla porta il suo passato? La risposta è chiaramente “no”. Il passato per lui, come per qualsiasi altra persona, è un vivo spettro che continua a serpeggiare e gli scheletri (veri e metaforici) torneranno a chiedere un conto salato al nostro Diavolo custode. Questo ciclo è profuso di quel senso di rinascita spirituale che solo Miller è stato in grado di conferire con Born Again, una di quelle letture che fanno bene all’anima dei lettori.

Un esempio perfetto per comprendere la qualità e il tono di storie di questo ciclo di Mark Waid è Daredevil vol. 3 #7 (l’albo è anche stato premiato con il Premio Eisner 2012 come Miglior numero singolo e questo non sarà l’unico Premio Eisner raccolto dalla run). C’è umorismo, ci sono i classici problemi da eroe, le due facce di Matt Murdock, le tematiche sociali, soluzioni grafiche accattivanti e uno storytelling di altissimo livello. Ogni anno, nel periodo natalizio, Matt porta in gita gli studenti della scuola di Cresskill con problemi e che provano ansia per il mondo esterno. Una tempesta di neve, un incidente in autobus e la necessità di portare i ragazzi in salvo costringono Matt a lasciar spazio al suo alter ego. La difficoltà per Matt in tutto l’episodio è quella di continuare a mantenere alto l’entusiasmo suo e dei ragazzini e non farsi spaventare dai demoni interiori e dalla paura di fallire. La vita di Matt è stata essa stessa un incedente negli ultimi anni ma alla fine saranno proprio i bambini a salvare l’eroe, quasi che lo sceneggiatore Mark Waid ci voglia suggerire che nei momenti duri bisogna legarsi alle persone care perché proprio queste possono aiutarci a rialzarci: nessuno si salva da solo. Questo è un messaggio importantissimo in virtù di un eroe solitario come Matt Murdock, che ha finito per allontanare tutte le persone care a causa di una vita di violenza e morte.

L’altro merito di Waid è di affrancare Daredevil dall’essere solamente eroe di quartiere (lontano dall’estremizzazione di lavori come per esempio Devil: Padre di Joe Quesada), di connetterlo all’intero tessuto del Marvel Universe e di aver introdotto la bella Kirsten Mcduffie, il nuovo vice procuratore distrettuale, personaggio dallo spiccato carisma e che ogni lettore finirà per amare.

Appare chiaro come per lo sceneggiatore Mark Waid questo ciclo abbia rappresentato una seconda giovinezza, accolto con estremo fervore da pubblico e dagli addetti ai lavori, e mostrato ancora una volta un viscerale amore per i personaggi classici del filone supereroistico statunitense.

Da non sottovalutare inoltre i meriti di un comparto grafico di altissimo livello che ha visto in Paolo Rivera, Marcos Martin, Mike Allred e Chris Samnee le proprie stelle. Nonostante quest’ultimo spicchi per gran parte del ciclo, grazie alle sue matite dal tratto molto classico, ma al contempo fresco e adatto alla narrazione di Waid, nei due cartonati attualmente editi da Panini, la parte da padrone la fanno Paolo Rivera, col suo stile classico e plastico, e Marcos Martin, col suo tratto leggero e con la sua composizione virtuosa della tavola (e mostrando una certa influenza dai lavori di Gianni De Luca).

Insomma lettori e lettrici, il Diavolo è tornato.

Daredevil #1: Giustizia Cieca
Paolo Rivera, Mark Waid, Marcos Martin, Joe Rivera
Marvel Italia, aprile 2016
144 pagine, cartonato, colore – € 14.00

Daredevil #2: Cuori nelle tenebre
Paolo Rivera, Mark Waid, Kano, Khoi Pham, Emma Rios
Marvel Italia, ottobre 2016
136 pagine, cartonato, colore – € 12.00

 

Marvel Now 2.0 – Anteprima di Champions #1

Il prossimo 5 ottobre uscirà negli Stati Uniti Champions #1: titolo di punta del Marvel Now 2.0 che sarà scritto da Mark Waid e disegnata da Humberto Ramos

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Questa la sinossi ufficiale:

“L’Universo Marvel è diviso. Gli eroi che un tempo erano uniti adesso si trovano l’uno contro l’altro. La nuova generazione di eroi ne ha abbastanza! È tempo di cambiare. È tempo di un futuro più luminoso. Arrivano… i CAMPIONI! Sei giovani eroi determinati a cambiare il mondo. Preparatevi a conoscerli in CHAMPIONS #1 – la nuova serie regolare in partenza a Ottobre come titolo di punta del Marvel NOW!
Mark Waid (vincitore del premio Eisner) e Humberto Ramos (candidato al premio Eisner) uniscono le forze per portarvi un nuovo supergruppo per la una nuova era. Un team di adolescenti che si rifiuta di aderire alle vecchie e obsolete pratiche e che è pronto a cambiare il mondo alla propria maniera. È ora di essere di nuovo eroi e Ms. Marvel, Miles Morales, Nova, Viv Vision, Ciclope e il Fichissimo Hulk stanno cercando la loro strada per costruire un nuovo futuro. Non Vendicatori. Non Difensori. Loro sono – Campioni!”