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Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay – di Francesco Chiatante

– Comunicato Stampa – Il tour del documentario Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay, di Francesco Chiatante

animeland poster (web)Presentato in anteprima mondiale a Roma, nell’ambito della nona edizione del Roma Fiction Fest, il documentario Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay, opera prima diretta da Francesco Chiatante.

Il documentario è ideato e interamente realizzato in low budget dal regista Francesco Chiatante, che ne ha curato anche montaggio, fotografia e post produzione. Il documentario è stato quindi proiettato in numerosi festival e rassegne tra cui il Lecce Film Fest, la rassegna Nomadica di Firenze, il Far East Fest 2016 di Udine e il Festival dell’Oriente di Roma. Una proiezione privata è stata quindi organizzata per i dipendenti della Rainbow, che produce il cartone animato Winx. Animeland è stato quindi presentato al BGeek – BariGeekFest e al festival Etna Comics di Catania, in entrambe le occasioni alla presenza del regista.

Animeland è un vero proprio viaggio tra cartoni animati giapponesi e non, manga, anime e cosplay, attraverso ricordi, aneddoti e sogni di personaggi degli ambiti più disparati il cui immaginario e la cui vita sono stati influenzati da fumetti e cartoni animati. Da Heidi a Goldrake, da Jeeg Robot a Dragonball e Naruto, passando per Holly e Benji, L’incantevole Creamy e Ken il guerriero, dalla fine degli anni Settanta è iniziata in Italia una vera e propria invasione “animata” giapponese. Animeland, più che un film è un “documento” che intende ricostruire e ripercorrere tutto quello che erano e sono poi diventati manga, anime e cosplay in Italia, segnando l’intero immaginario ‘pop’ delle generazioni degli ultimi quarant’anni con robot, maghette e orfanelli!

Numerosi gli intervistati nel film, dall’animatrice e mangaka Yoshiko Watanabe, già assistente di Osamu Tezuka, allo stilista Simone Legno alias Tokidoki, da cantanti come Caparezza, che nelle canzoni spesso introduce citazioni tratte da manga giapponesi, ad attori come Paola Cortellesi – che canta la sigla di un cartone animato della propria infanzia – e Valerio Mastandrea. Ma anche i racconti di Giorgio Maria Daviddi del Trio Medusa e una esclusiva intervista al misterioso cosplay Goldy.

Registi italiani quali Maurizio Nichetti e Fausto Brizzi e registi stranieri come Shinya Tsukamoto e il Premio Oscar Michel Gondry, ma anche Masami Suda, animatore di cartoni animati quali Ken il guerriero, Kiss Me Licia e Yoichi Takahashi, autore di Holly e Benji.

Tra i nomi italiani spiccano quelli dei giornalisti Luca Raffaelli, filo conduttore del racconto e di Vincenzo Mollica, ma c’è spazio anche per un sociologo, Marco Pellitteri, per un saggista come Fabio Bartoli e per la squadra dei Kappaboys, che per primi importarono i manga giapponesi in Italia. Il tutto con le musiche originali di Simone Martino, la consulenza artistica di Fabio Anastasio Zucchi e l’ufficio stampa di Carlo Dutto.

“Ho sempre sognato  – sottolinea il regista – di raccontare i mondi di manga, anime e cosplay a modo mio. E quale idea migliore del farlo coinvolgendo tutti i miei “miti”, creando un film da tutti i loro racconti? Con Animeland ho trovato il modo di poter contribuire a questi immaginari fantastici che hanno influenzato i ragazzi, per generazioni, da fine anni ’70 ad oggi!”

IL REGISTA

Francesco Chiatante nasce a Taranto nel 1981, videomaker di cortometraggi, documentari, backstage e video. Studia all’Accademia di Belle Arti di Macerata “Teoria e Tecnica della Comunicazione Visiva Multimediale” e si specializza in “Arti Visive – Scenografia”.

Approda a Roma nel 2007 per un Master in Effetti Speciali per il cinema. Negli ultimi anni ha lavorato per post-produzioni di film e fiction, collaborato come operatore video e montatore per una serie di progetti documentaristici prodotti e diretti da Franco Zeffirelli, diretto l’episodio ‘Iride’ del film indipendente a capitoli ‘Amores’ (Italia, 2013) e realizzato backstage dei film diretti da Ivano De Matteo ‘Gli equilibristi’ e ‘I nostri ragazzi’ (vincitore del Premio Miglior Backstage 2015 – Festival del Cinema Città di Spello) e della serie TV RAI ‘Il sistema’ diretta da Carmine Elia. Animeland – Racconti tra Manga, Anime e Cosplay, del 2015, è il suo esordio nel lungometraggio.

1F: Diario di Fukushima – una recensione disillusa

Sono un appassionato di storie, e di Storia, anche se la storia contemporanea mi mette molto in difficoltà. Un mio amico studioso mi dice spesso, quando ne parliamo:

Oggi le fonti storiche paradossalmente sono troppe, per cui si può giustificare tutto e il contrario di tutto, basta scegliere le fonti, sezionarle chirurgicamente, prendere solo la parte che conferma la nostra idea di partenza.

Questo è uno dei mali della società dell’informazione, ciascuno di noi tende a trovare le fonti che confermano le proprie tesi, o addirittura i propri preconcetti, e con tante fonti a disposizione è sempre più difficile arrivare a una sintesi condivisa.

Anche su Fukushima Dai-Ichi (ovvero su Fukushima 1, la prima delle due centrali nucleari di Fukushima, quella colpita dallo tsunami dell’11 marzo 2011) ne sono state dette di tutti i colori. Ciascuno partendo dalla sua posizione (pro o contro il nucleare) ha interpretato le notizie che sono venute dal Giappone durante e dopo l’incidente…

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Invece Kazuto Tatsuta, fantomatico mangaka, che ha deciso di lasciare il suo lavoro a Tokyo per andare realmente a lavorare alla bonifica della zona della centrale nucleare, ha fatto una cronaca molto precisa della sua esperienza, cambiando solo i nomi, a cominciare dal proprio.

Infatti l’autore, la cui reale identità è davvero ignota, ha lavorato presso la 1F (ovvero Ichi Fu, il nome con cui viene indicata la centrale dagli operai e dalla popolazione locale) da giugno a dicembre del 2012 e poi nel 2014.

Tatsuta (che per lo pseudonimo si è ispirato alla stazione di Tatsuta, a 20 Km dalla centrale, gravemente danneggiata dal terremoto e riaperta nel giugno 2014) non si addentra nel racconto del dramma del marzo 2011. In realtà riporta didascalicamente la sua esperienza di lavoro del 2012. Racconta infatti la sua quotidianità nello svolgere un lavoro particolare e pericoloso ma tutto sommato normale per chi lo svolge. Anzi, parla delle sue esperienze, perché ha svolto lavori diversi, arrivando fino all’interno del reattore.

Un lavoro fatto di luoghi precisi (di cui riporta con dovizia di particolari le mappe), misure di sicurezza e procedure descritte nel dettaglio, dispositivi di sicurezza, fisicità e difficoltà ambientali.1F_b

Infatti sappiamo tutto dei posti, dei nomi dei luoghi, delle strade e dei campi abbandonati. Sappiamo dei semafori che cambiano modalità di funzionamento mano a mano che ci si avvicina alla «zona di esclusione». Vediamo i modelli delle auto usate nella centrale, e le vediamo girare nelle strade all’interno del complesso, al punto che sembra quasi di essere lì. Conosciamo esattamente la divisione in stanze dei posti frequentati dagli operai: dalla casa, al posto di ristoro, ai luoghi di lavoro.

Si impara tutto di come ci si veste per entrare nella centrale, della radioattività che gli operai possono sopportare, delle ferree regole interne. Vengono nominate le marche degli oggetti usati, dei tipi di maschera di protezione, delle leve delle ruspe, solo per le ditte fornitrici e appaltatrici si usano pseudonimi. Ci sono le manine didascaliche che indicano i particolari sulle mappe, sui disegni dell’equipaggiamento, sugli schemi che presentano le condizioni di vita e di lavoro.

Viene raccontato nel dettaglio il percorso per arrivare a lavorare in 1F, si intravedono, ma neanche troppo nascosti, gli interessi delle ditte, si parla dell’entità della paga e delle spese, si viene a sapere in maniera diretta e per niente complottistica dei numerosi livelli di subappalto.

1F_cMa si sentono anche gli odori, il sudore, il caldo soffocante dell’estate giapponese. Ci si sente soffocare dentro le maschere, delle quali conosciamo tutto, dalle caratteristiche tecniche, alla modalità di sostituzione dei filtri, alla procedura per indossarle. Si sente il sapore dei pasti precotti e l’odore del fumo, vivendo la quotidianità di una situazione comunque irreale, come può essere una zona attorno a una centrale nucleare esplosa. Si sente la frustrazione di poter lavorare solo un’ora al giorno a causa delle radiazioni, e si assiste più e più volte alle infinite procedure per andare e tornare dal posto di lavoro.

Poi (last but not least) ci sono le persone, reali come non mai, rappresentate nella loro totalità. Molti sono originari della zona intorno a Fukushima, per cui si percepisce il coinvolgimento emotivo, che contrasta con quello dell’autore, venuto da Tokyo. Ma tutti gli operai sono accomunati dal cameratismo, dalla condivisione della situazione e dalla consapevolezza di star facendo il proprio dovere verso il paese. Dalle storie diverse che alla fine sono converse tutte lì, dallo sgomento per quanto è successo, dalla frustrazione che in patria e all’estero non si capisca davvero quello che sta succedendo perché «l’incidente di Fukushima non si è ancora risolto».

Anche i disegni sono didascalici, precisi, realistici. I visi degli operai sono sempre gli stessi, i posti sono disegnati in modo quanto più fedele. L’unica concessione che si fa al Fumetto sono alcune espressioni dei personaggi (che in alcuni momenti sembrano avere la testa troppo grande rispetto al corpo) o le figure didascaliche: le manine che indicano o l’autore stesso che si rappresenta come narratore.

L’opera quindi assume in tutto e per tutto l’aspetto di una cronaca, un reportage, una specie di servizio giornalistico di inchiesta, portato al pubblico utilizzando il mezzo grafico invece della sola parola scritta. Uno di quei casi in cui il giornalista «si finge» clochard, o cliente di prostitute, per riuscire a entrare nel mondo che vuole descrivere e poterne parlare «dal di dentro».

Tatsuta però sembra non voler dare nessun taglio, né celebrativo né critico.  Ammette di aver voluto effettivamente dare una mano nei posti terremotati, di aver trovato lavoro a Fukushima «quasi per caso», mentre cercava un lavoro nelle zone colpite dallo tsunami, e solo dopo di aver deciso di realizzare quest’opera, che ha vissuto come un diario, più che come un reportage.

E non facciamo fatica a crederci, perché l’opera è fin troppo dettagliata nei particolari, e alla fine non prende alcuna posizione, ma racconta con dettagliata veemenza cosa è rimasto di Fukushima-Daiichi, dei territori limitrofi abbandonati, della vita di chi è predisposto a bonificare.

Perché, al di là di tutte le polemiche, le posizioni diverse dei politici, gli interessi economici dei fornitori e delle ditte appaltatrici, come l’autore stesso dice alla fine del capitolo 0, che è più un sommario che un prologo:

Il mondo esterno immagina questo come un luogo infernale[…] eppure è qui che viviamo e (nonostante ognuno di noi abbia la propria opinione) ne andiamo molto fieri! Qualunque cosa accada, sia domani che d’ora in avanti noi continueremo a recarci a 1F per questa strada […] e continueremo a percorrerla fino al giorno in cui questo luogo [la centrale] non sparirà dalla mappa di Fukushima.

Comica Manent

Comunicato Stampa

Comica Manent

Da Mercoledì 13 a Sabato 16 Aprile

Sede della Cooperativa Di Mano in Mano – Milano Viale Espinasse 99

In Cooperativa è il momento del fumetto: nella sede di Viale Espinasse 99 arriva Comica Manent, un evento dedicato interamente agli amanti dell’universo comics.

A partire da Mercoledì 13, fino a Sabato 16 Aprile, sarà disponibile una ricchissima selezione di migliaia di pezzi unici delle serie più amate, dal fumetto da sfogliare e da leggere degli anni 60 alle ultime uscite, dalle raccolte di figurine anni ’70 e ’80 alle fantasy cards più recenti, dai manga giapponesi fino al fumetto da collezionismo con alcuni titoli davvero introvabili; in più tantissime prime edizioni e qualche chicca che riguarda il fumetto Zagor.

L’evento è dedicato agli amanti del fumetto, agli appassionati alla ricerca del numero mancate per completare la propria serie preferita ma anche a chi vuole semplicemente curiosare e dare un’occhiata a tavole che sono vere e proprie opere d’arte.

Oltre alla grande quantità di fumetti in vendita, a Comica Manent i prezzi saranno davvero bassi come da tradizione per tutto ciò che viene venduto in Cooperativa.

Comica_Manent

La Cooperativa Di Mano in Mano da sempre si pone sul mercato con la professionalità e il senso etico proprio delle imprese sociali. Oltre alla cura degli spazi espositivi dedicati all’usato, la Cooperativa incentra la sua esperienza sulla realizzazione di progetti di inserimento lavorativo per persone che si trovano ad affrontare un disagio momentaneo della loro vita. L’evento sarà anche un’opportunità per conoscere questa realtà così eclettica e unica nel suo genere e per questo accattivante.

 

Titolo evento:

Comica Manent

Date e orari:

Mercoledì 13 Aprile: 15.00-19.00

Giovedì 14 Aprile: 15.00-19.00 Venerdì 15 Aprile: 15.00-19.00

Sabato 16 Aprile: 9.00-19.00

Ingresso: Libero

Luogo:

Negozio Di Mano in Mano in Viale Espinasse 99, 20156 Milano

Contatti:

tel: 0233400800

mail: contatti@dimanoinmano.it

Web:

www.dimanoinmano.it

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MANGA HOKUSAI MANGA – IL FUMETTO CONTEMPORANEO LEGGE IL MAESTRO

Comunicato Stampa

Il libro di schizzi di Hokusai, lo Hokusai manga, spesso utilizzato per spiegare le radici del manga contemporaneo, dà adito a una mostra che mette a confronto visuale l’espressione manga del maestro e quella ukiyoe del manga contemporaneo e procede a confutazione.
Punti di incontro e divergenze tra lo Hokusai manga e il fumetto contemporaneo visti dagli estimatori dell’uno o dell’altro saranno in mostra dal 5 febbraio al 7 aprile in forma di pannelli, stampe, libri illustrati d’epoca, tavole e altro. Mostra itinerante della Japan Foundation, debutta a Roma, per intraprendere un tour mondiale all’insegna dell’interazione tra tradizione e contemporaneità.

Inaugurazione venerdì 5 febbraio ore 18,30

curatori
Jaqueline Berndt
Kyoto Seika University
Yu Ito
Kyoto Seika University International
Manga Research Center
Mizuki Takahashi
Contemporary Art Center, Art Tower Mito

Direzione Artistica/design: Shin Sobue (designer, cozfish)

giovedì 17 marzo 2016 ore 18.30

conferenza MANGA Hokusai manga

Jacqueline Berndt illustrerà topos ed esperienze di ambito manga o più strettamente inerenti alla mostra.

Info: Istituto giapponese di Cultura

Hana Yori Dango: amore risate e spensieratezza

Ok lo so. Questa serie è finita quasi dieci anni fa e forse non ha  molto senso recensirla adesso, ma per me ce l’ha. Ci sono manga a cui ti affezioni, non solo per i protagonisti ma perché ti ricordano un periodo lontano e felice dove c’era tanta spensieratezza e la cosa che ti faceva più trepidare erano le attese tra un fumetto e l’altro. (Sì non avevo una vita molto movimentata).

Hana yori dango

Detto ciò Hana Yori Dango è un classico shojo manga rivolto a un pubblico adolescenziale: Tsukushi Makino è una liceale che viene costretta a cambiare scuola dalla mamma, si trasferisce dalla scuola pubblica a un prestigioso istituto privato con una retta altissima frequentato dall’élite giapponese.

Nonostante frequenti questa scuola, Tsukushi ha una bassa estrazione sociale e per questo è vittima di bullismo da parte dei suoi compagni, ma lei come “l’erbaccia” (che sarebbe la traduzione del suo nome), si ribella volta per volta ai soprusi. Un giorno però viene presa di mira da Tsukasa Domiyoji, figlio di papà per eccellenza e  multimilionario, e soprattutto il leader degli F4, contrazione di “Flower Four”, i quattro ragazzi più ambiti della scuola, sia per la loro bellezza, sia per la ricchezza.

Tutto il manga si compone di una serie di gag, battute a volte demenziali e situazioni surreali che vi porteranno a morire dal ridere a ogni volumetto. Tsukino è l’anti eroina per eccellenza, non è bella, non è una secchiona, è “una qualsiasi” che si trova ad affrontare delle situazioni di cui farebbe volentieri a meno (ad esempio una gita in barca con Tsukasa che si trasforma in un delirante naufragio). Ovviamente anche se è “una qualsiasi”, o come la definisce Tsukasa “una racchia”, tutti gli uomini le ronzano attorno, forse perché è diversa da tutte le altre ragazze dell’Eitoku che non fanno altra che bullarla.

Parliamo del fumetto: è disegnato male. Non sto scherzando. Yoko Kamio quando ha iniziato questo manga non sapeva tenere una matita in mano, i disegni sono bruttissimi e migliorano solo alla fine della serie, ma gli intrecci le storie e le gag che riesce a creare ci fanno sopportare ampiamente le brutture del disegno, anzi questo tratto dà quasi più forza alle gaffes di Makino e alle parole sgrammaticate di Tsukasa.

sì i disegni sono questi. Bruttissimi

Sì i disegni sono questi. Bruttissimi.

Il manga sbarcò in Italia nel 2002 e riscosse un buon successo anche se la Panini maltrattò questa serie: le prime uscite erano le classiche “edizioni sottiletta” che molti lettori ricorderanno bene, volume da 2 euro che finiva in una baleno e ti lasciava con la bava alla bocca del “voglio il prossimo volume subito!!”; poi ad un certo punto della serializzazione (dal numero 20) il formato cambiò e accorpò due numeri in uno. Questo creò due correnti di pensiero, la prima “che bello finiremo prima e ci sono più pagine da leggere” e la seconda “oh no che merda mi rovina la collezione”.

Dal manga è stata tratta una serie tv e un anime, che però non ho visto. O meglio ho visto due puntate ma non mi sono piaciute tantissimo e non ho voluto intaccare il ricordo.
Detto ciò, dopo 48 numeri Hana Yori Dango, tra mille risate e disavventure, è finito, un finale non scoppiettante ma molto dolce, degna conclusione di un fumetto che con la sua vis comica ci ha portato tanta spensieratezza nei pomeriggi invernali tra un capitolo di storia e uno di filosofia.

GETTER SAGA – la continuity nel manga

Spesso le buone idee nascono da un caso, da una coincidenza…il classico “lampo di genio”. Erano i primi anni ’70 e alla Dynamic Pro erano tutti in subbuglio perché la loro idea di una nuova serie, con protagonista un robottone, mancava di un quid tale da renderla unica. Per allentare la tensione Go Nagai, Ken Ishikawa e il loro editor uscirono per un gita fuori porta, ognuno dei tre noleggiando un’auto diversa. Durante il viaggio una frenata improvvisa della macchina davanti causò un triplo tamponamento…IDEA! “Facciamo che il nostro nuovo robot nasca dalla combinazione di tre mezzi diversi!”. Nasce quindi Getter Robot, il primo robot componibile nella storia dei manga.

La saga dei Getter è caratterizzata però anche da un altro particolare: è talmente longeva che fra le serie a fumetti e gli anime che la compongono si perde decisamente l’orientamento. Oggi andremo a dissipare ogni dubbio cronologico su quella che è la continuity del manga originale e di tutte le serie a fumetti successive che possiamo/potremo leggere anche in Italia grazie a una recente riedizione da parte della JPop.

Attenzione! Con “ordine cronologico” non s’intende rispetto l’anno di pubblicazione, bensì l’ordine naturale delle serie secondo la storia narrata in esse. Si è cercato di evitare anche qualsiasi tipo di spoiler … nei limiti del possibile.

GETTER ROBOT (1974)

La storia originale, che dà inizio alla saga, viene pubblicata in patria sulla rivista Weekly Shonen Sunday e vede alcuni capitoli disegnati proprio da Go Nagai; particolare che non troveremo invece nelle serie più recenti. In questa, che rappresenta la prima serie, il Getter viene pilotato da Ryoma Nagare, Hayato Jin e Musashi Tomoe per combattere l’Impero dei Dinosauri e i suoi mechasaurus.

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Il Getter Robot nelle sue tre forme

I temi adulti e le atmosfere crude la distanziano molto da quella che sarà la trasposizione televisiva: Ryoma Nagare e Hayato Jin sono dei veri e propri antieroi (Ryoma è un teppista ultraviolento, Hayato un terrorista) e vengono scelti dal Dott. Saotome dopo essere stati selezionati in maniera quantomeno atipica (Ryoma deve affrontare dei killer per dimostrarsi all’altezza).

GETTER ROBOT G (1975)

Sconfitto l’Impero dei Dinosauri i Nostri non potranno di certo riposarsi (anche perché il manga ebbe un enorme successo!). La pace per il Giappone è di breve durata, infatti un nuovo nemico è pronto dietro l’angolo: l’Impero dei Cento Oni. In sostituzione di Musashi come pilota del Getta 3, viene reclutato Benkei Kurama (ovviamente per mantenere il corretto equilibrio che non deve mai mancare in ogni gruppo di piloti di robottoni che si rispetti: il normopeso, il sottopeso, il sovrappeso).

Il passaggio a Getter Robot G è naturale, similarmente a come già visto nella serie dei Mazinger (da Mazinger Z a Great Mazinger) sempre di Go Nagai: l’Impero dei Cento Oni, infatti, compare già nei capitoli finali della prima serie.

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SHIN GETTER ROBOT (1997)

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La magnificenza dello Shin Getter…

La serie, nata diversi anni dopo la pubblicazione dei capitoli iniziali della saga, funge d’anello di congiunzione fra Getter Robot G e Getter Robot Go. Alla sceneggiatura troviamo sempre Ken Ishikawa. La narrazione fa da antefatto a quella che sarà la storia di Getter Robot Go, andando, in un certo qual modo, a dare una migliore spiegazione al finale di quest’ultimo. In Shin Getter Robot assistiamo quindi alla distruzione della base del Dott. Saotome per mano di una non meglio identificata razza aliena proveniente dal futuro (!). L’evento sconvolgerà a tal punto il Team Getter che Ryoma Nagare deciderà di abbandonare e Hayato Jin perderà la fiducia nel potere dei Raggi Getter. Vedremo quindi la comparsa di un nuovo pilota: Go Ichimonji.

Go_Ichimonji

Go Ichimonji

 

GETTER ROBOT GO (1991)

Getter_Robot_GO

Sho_Tachibana

Ecco la nostra Sho…e i suoi braccioni da “scaricatrice di porto”

Nella quarta incarnazione del nostro Getter, ci troviamo in un’ambientazione collocata diversi anni dopo le serie precedenti, come già anticipato nello Shin Getter Robot. A sconvolgere ulteriormente il lettore ci pensa poi il design del nuovo robot! Già a partire dal colore: si passa da un vivace rosso sangue a un patetico azzurro quasi avio, dalle ali a forma di mantello svolazzante ed evocativo si passa…a niente…il Getter Robot Go non ha le ali! Il nuovo team è composto da Go Ichimonji (vecchia conoscenza), Gai Masamichi e Sho Tachibana.

Quest’ultima è una donna (anche se dai tratti non troppo delicati), che quindi fa alzare il counter dei personaggi appartenenti al genere femminile alla ragguardevole cifra di DUE (considerando come primo personaggio Michiru Saotome la figlia del Dott. Saotome).

I nostri non sono altro che militari tirati su da Hayato Jin (scelta che ricorda Great Mazinger). La serie non ha avuto un gran successo, infatti, come scritto sopra, hanno poi dovuto realizzare lo Shin Getter Robot per riprendere la giusta direzione.

GETTER ROBOT HIEN ~ The Earth Suicide ~ (2008)

La prematura scomparsa di Ken Ishikawa nel 2006 e l’inevitabile arresto che ebbe il progetto Getter non fecero però diminuire l’interesse del pubblico verso l’universo narrato fino ad allora. Molti erano gli appunti lasciati dal Maestro circa possibili sviluppi della storia: il suo ultimo manga della serie Getter fu “Getter Arc” nel 2002. Il giovane artista Naoto Tsushima ha raccolto tutte queste note e ha dato vita alla nuova forma del Getter. La serie, anche se rientra nella continuity della saga, viene definita spin-off.

 

I fatti narrano di come uno scienziato pazzo di nome Prof. Jacov si sia fuso con vegetali altamente evoluti chiamati Plant Beasts dando il via alla conquista del mondo. Per combatterli Hayato Jin, divenuto il nuovo direttore dell’Istituto Saotome, prepara un prototipo di Getter Robot e recluta tre piloti. Due di essi Dan Amakusa e Goki Hagane, durante una missione nella quale perderanno il terzo compagno, incontrano un giovane di nome Tsurugi Ryuki: combattente di talento che sa come sconfiggere il nemico…
GETTER ROBOT ARC (2002)

L’ultimo manga della serie, realizzato da Ken Ishikawa, che voleva rappresentare la conclusione della saga ma che è rimasto incompleto. Ancora una volta ambientata nel futuro, questa storia vede il ritorno degli insetti alieni, già comparsi in Shin Getter Robot, contrastati nel loro tentativo di arrivare sulla Terra dal Getter ora pilotato da: Takuma Nagare (figlio di Ryoma Nagare), Kamui Sho (un essere mezzo uomo mezzo dinosauro dell’Impero dei Dinosauri) e Yamagishi Baku (fratello minore di Messia Tayrr, di Getter Robot Go).

La serie nasconde grandi colpi di scena (alleanze con vecchi nemici, tradimenti insospettabili…) e numerosi rimandi ai manga precedenti; davvero un peccato che abbia un finale aperto… Cursiosità: i katakana con cui vengono rappresentati i nomi delle tre forme del Getter, rappresentano la pronuncia di caratteri Siddham che indicano alcune divinità buddhiste.

APOCRYPHA GETTER ROBOT DASH / DARKNESS (2008)

Uscito quasi in contemporanea con Getter Robot Hien, e ancora in corso di pubblicazione in giappone, è una serie creata dal mangaka Hideaki Nishikawa basata sulla serie originale di Ken Ishikawa e Go Nagai. Come suggerisce il titolo, la storia si svolge in un universo alternativo: una “versione apocrifa” della storia originale dove i temi della serie Getter vengono rivisti e corretti dall’autore. Inizialmente è stato serializzato nel mensile di Kodansha: Magazine Z fino al 2009, anno di chiusura dello stesso. Quindi la pubblicazione è stata trasferita nella rivista mensile Young Animal Arashi di Hakusensha, a partire dal numero di luglio 2009, cambiando il titolo in Apocrypha Getter Robot Darkness.