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Mangasia – Il meraviglioso mondo del fumetto asiatico

Le sale del Palazzo delle Esposizioni a Roma, dal 7 ottobre scorso, sono lo scenario adatto per tutti coloro i quali, per lavoro o per passione, hanno a che fare col mondo della Nona Arte: nell’epoca in cui la definizione “fiera del fumetto” spesso nasconde ben altri intrattenimenti, una mostra dedicata interamente all’analisi storiografica, fantastica e sociologica del fumetto non può che essere una gradita “boccata di ossigeno”.

Mangasia, questo il titolo scelto per l’esposizione dal suo curatore Paul Gravett, punta la propria attenzione sul mondo del fumetto asiatico che, insieme all’America, rappresenta uno dei maggiori bacini mondiali in termini di pubblicazioni. La mostra si prefigge di accompagnare il visitatore attraverso la nascita, crescita e armonizzazione con gli altri media di opere provenienti da tutta la regione asiatica: quello che il grande pubblico forse non sa è infatti come i fumetti orientali non siano solo i manga giapponesi, sicuramente più famosi, ma che esistono anche i manhwa (fumetti coreani) e i manhua o lianhuanhua cinesi, i cergam indonesiani e i komiks filippini.
Il visitatore è invitato e indirizzato alla scoperta delle opere orientali più importanti, attraverso un percorso strutturato in sei aree tematiche, all’interno delle quali sono esposte tavole originali, volumi e facsimili digitali di oltre 300 autori.

Mappare Mangasia, la prima area della mostra, è l’introduzione al fumetto asiatico alle sue diversità e similitudini: l’Asia non può essere di fatto considerata come un’unica nazione, piuttosto va suddivisa in un vasto numero di paesi con culture, storie, religioni e forme politiche diverse.

Il fumetto assorbe tali caratteristiche e diventa il portavoce delle insoddisfazioni del popolo, delle paure o delle tradizioni folkloristiche. Nelle teche vediamo vecchi volumi e personaggi che ci ricordano qualcosa: un acerbo Osamu Tezuka in una delle sue prime pubblicazioni Stream Line Case, e poco più avanti una illustrazione originale di Goseki Kojima del suo celeberrimo Itto Okami del manga Lone Wolf and Cub.

Si cammina lentamente, leggendo le descrizioni introduttive sulle pareti. Soffermandosi a cogliere il maggior numero di particolari possibile.
Proseguendo ci si accorge come il fumetto abbia la capacità di unire idealmente territori lontani o raccontare storie analoghe seppur con tecniche diverse.

Le tradizioni folkloristiche e le paure hanno trovato da sempre ampio spazio nel fumetto di autori come Shigeru Mizuki (GeGeGe no Kitaro) e Hideshi Hino (Hell Boy). Basti pensare alla storia Il viaggio in Occidente, sicuramente quella con più riduzioni fumettistiche, che col manga Dragon Ball si è diffusa in tutto il mondo.
Più del Giappone, l’India e la Thailandia col fumetto hanno rappresentato da una parte la spiritualità con i poemi Mahabharata e Ramayana, in cui si narrano le vicende rispettivamente di Krishna e di Rama, e dall’altra il tentativo di esorcizzare la paura della morte con la serie sugli zombi Thailandesi attraverso i cosiddetti one-bath nati fra gli anni ’70 e ’80.

Dicevamo come il fumetto narri la vita di un popolo, di come possa essere portavoce dello sviluppo di una società. Da queste basi continua quindi il percorso di Mangasia con le aree che più rappresentano questi aspetti.

 

Molti fumetti hanno raccontato la storia e gli orrori della guerra: ricreare e rivisitare il passato, questo è l’obiettivo di autori come Keiji Nakazawa con la sua opera biografica Gen di Hiroshima.

Raccontare la propria esperienza di vita è di fatto uno dei punti che accomuna la produzione a fumetti asiatica dove molti autori hanno raccontato attraverso la propria arte gli orrori della guerra e la storia della propria nazione.

In questo senso è emblematico il lavoro del sudcoreano Park Kun-woong, ex studente militante e attivista democratico che, chiamato a svolgere il servizio di leva, a causa del divieto impostogli dal governo in carica, dovette lavorare di nascosto la suo fumetto Kkoch (“Fiore”), storia dell’occupazione giapponese che diede il via alla deportazione dei coreani in Manciuria. La tensione fra il Giappone e la Corea è ben espressa attraverso il fumetto, in quanto strumento fruibile e facilmente divulgativo fra il popolo. Esempio eclatante, soprattutto considerando il momento storico-politico attuale, sono i lavori Shin Gomanism Sengen 7 di Kobayashi Yoshinori e Hyeomillyu di Yang Byeong-seol nei quali rispettivamente viene effettuata una forte e altrettanto sconsiderata campagna contro il popolo coreano in Giappone e viceversa.

Dalla storia del fumetto, dagli eventi narrati in esso e dalla sua divulgazione, si prosegue quindi naturalmente verso i veri protagonisti di tutto questo: gli autori.  Il lavoro di un fumettista non è quasi mai oggetto d’interesse da parte della maggioranza degli appassionati: non ci si sofferma poi molto sul grande lavoro che si deve fare per rispettare scadenze, obblighi con gli editor e la sempre presente scure della censura.

Le successive aree di Mangasia invece analizzano puntualmente questi aspetti. L’attenzione del visitatore è rivolta quindi al ruolo del fumettista o mangaka per usare un termine più confacente: mostrando tavole e storyboard di varie opere, si possono quasi comprendere le varie fasi realizzative di un fumetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di particolare interesse le installazioni multimediali, che ritroveremo in riferimento all’influenza del fumetto con altri media anche nella parte finale dell’allestimento, attraverso le quali il visitatore può ammirare da vicino il vero tavolo di un fumettista anni ’80 comparato con uno interamente digitale del 2000. Alle pareti uno schermo riproduce, in video, il maestro Kazuhiro Fujita alle prese con la conclusione di una vignetta della sua opera Ghost Lady.

Poco più avanti, in un’area racchiusa dietro dei teloni, si nasconde un altro aspetto spesso oggetto di deplorevole censura. La narrazione per immagini, il fumetto, essendo per sua stessa natura uno strumento malleabile e adattabile a ogni fascia di età, può presentare diverse declinazioni dettate dalla stessa natura dell’uomo. L’opinione sociale ha da sempre avuto difficoltà ad accettare questo aspetto, in quanto il fumetto viene erroneamente considerato unicamente come lettura formativa per giovani. Contrariamente invece, la storia ci riporta come già dai primi del dopoguerra fino ai giorni nostri, in tutta l’Asia il fumetto è strumento di narrazione universale. La sezione in oggetto è particolarmente affascinante perché permette di vedere dal vivo innumerevoli tavole di autori del calibro di Kazuo Umezu (la tavola in esposizione è la stessa oggetto di un nostro articolo di qualche tempo fa) e Suehiro Maruo del quale in Italia molte opere sono state pubblicate per la Coconino Press.

Quella che Mangasia lascia nell’animo del visitatore è una sensazione di totale appagamento e presa di coscienza nei confronti di un mondo, quello del fumetto asiatico, colmo di artisti capaci di trasmettere al lettore le battaglie, ambizioni e paure di un popolo, il tutto attraverso fogli di carta stampata dove insieme all’inchiostro è impressa la voglia di comunicare ed esprimere senza restrizioni la propria arte.

Non lasciatevi scappare questa opportunità.

INFO MANGASIA

Noragami, il Dio Randagio è tornato!

Noragami è forse il miglior fumetto a tema soprannaturale uscito lo scorso anno. Da molto tempo un anime e un manga non riuscivano a comunicare una tal serie di sentimenti e di situazioni in modo tanto efficace e commovente per il lettore. Ma partiamo con ordine.

Noragami è un manga di Adachitoka, un duo di fumettisti giapponesi. Visto il grande successo di pubblico ne è stato tratto un anime, ora disponibile su VVVVID. Il manga in Italia è stato caratterizzato da incerta fortuna. La pubblicazione era partita con la casa editrice J-Pop che ne aveva curato una edizione in brossura. Successivamente la pubblicazione si è interrotta al quarto volume ed è stata fortunatamente rilevata da Planet Manga in classico formato tankobon.

Noragami letteralmente significa “Dio randagio”: è formato dalla parola nora che in giapponese significa appunto “randagio”, e dal suffisso -gami che significa divinità. Il manga ha tre protagonisti principali: Yato il “Dio a domicilio”, Yukine e Hyori.

Yato è una divinità minore, non ha un tempio e scrive il suo numero di cellulare nei posti più improponibili per essere chiamato. Non c’è nulla che non possa fare, dal riparare auto o rubinetti che perdono a sterminare gli ayakashi, i demoni che vivono sulla Terra e che si nutrono delle emozioni negative delle persone. Sono questi demoni che inducono gli uomini a commettere le azioni più turpi. Yato li stermina con il suo strumento divino Yukine.

Un giorno Yato vede una piccola anima luminescente in un vicolo e la trasforma in un bellissimo strumento divino: una katana d’argento. Yukine quindi è l’anima di un ragazzo di 14 anni che accompagna Yato nelle sue faccende da dio minore, tuttavia il loro rapporto è disfunzionale. Per Yukine è difficile accettare di aver perso la sua umanità, ed è proprio da questo conflitto che passa la crescita del rapporto con Yato.

Ultima protagonista è Hyori, una ragazza di 15 anni di buona famiglia. Il giorno del primo incontro con Yato, Hyori viene investita da un autobus. Non riporta danni gravi, ma da quel giorno la sua anima si stacca dal corpo: il suo corpo giace come svenuto mentre la sua anima vaga liberamente.

Noragami quindi parla delle avventure di questo terzetto, ma, cosa più gradita, ci dà una bella panoramica della religione shintoista che noi occidentali non conosciamo approfonditamente. Se negli anni abbiamo sempre avuto vive le immagini delle feste ai templi shintoisti, delle ragazze con lo yukata e delle sacerdotesse con la tipica veste rossa e bianca, delle religione in sé sappiamo molto poco. Noragami invece ci fa conoscere anche le divinità giapponesi e conseguentemente il modo in cui sono rappresentate. Adachitoka però non rappresenta la divinità nel modo classico, ma ne sconvolge i tratti rendendo i personaggi davvero intriganti e appetibili non solo a un pubblico giapponese, ma anche a quello occidentale. Il tratto è aggraziato, riesce a dare spessore ai personaggi e dona una espressività che ultimamente è mancata a molti mangaka.

Gli autori riescono a dare un grande spessore ai personaggi principali che vivono tre dimensioni distinte dell’essere. C’è il Dio Yato che è sì poco conosciuto, ma sempre dio rimane. Con tutti i pregi e i difetti che un dio non cristiano può avere. Il Dio Yato può essere assimilato per certi versi alle divinità greche che da un lato aiutano i loro protetti, ma dall’altro lasciano un margine di autodeterminazione: «Io ti aiuto, ti dò una spinta nella direzione che vuoi prendere, ma poi sei tu che devi farcela». Yukine invece è poco più di un umano e poco meno di un angelo. Serve il suo dio, ma non riesce a staccarsi dalla sua umanità mozzata e dai laceranti desideri umani. L’unico sguardo che assomiglia al nostro è quello di Hyori che vedendo il mondo umano e quello divino accoglie e percepisce tutte le sfumature dei due mondi.

Noragami è un manga coinvolgente che crea dipendenza, anche chi ha visto l’anime, o che segue fedelmente il manga, non può non appassionarsi alle vicende narrate. Il manga ha una storia profonda e intensa e dona molti spunti di riflessione. Certamente un’opera non va considerata per le frasi a effetto da cioccolatino, ma Noragami riesce a inserire battute coinvolgenti che si intersecano perfettamente nella trama. Ringraziamo la Planet Manga che ha ripreso in mano la pubblicazione, e speriamo che il manga, al momento fermo in Giappone, riprenda al più presto.

Puella Magi Madoka Magica – Akemi Homura Ichiban Kuji

Puella Magi Madoka Magica è un titolo che dopo tantissimi anni dalla primissima messa in onda, continua a far parlare di sé. Questa serie è riuscita a stravolgere completamente il mondo delle Majokko, catapultandoci in un mondo alla deriva dove ogni legge non esiste.

Abbandoniamo tutto ciò a cui siamo abituati, dimentichiamo i sorrisi e le gioie e prepariamoci ad assistere alla nascita di un nuovo trauma esistenziale.

All’interno dell’anime emerge in modo diretto e maestoso la figura di Homura Akemi, (protagonista indiscussa della serie), che in pochissimo tempo è riuscita a conquistare i cuori di tutti gli appassionati, eclissando completamente la vera protagonista della storia, Madoka Kaname.

Oggi, infatti, vederemo una figure speciale prodotta dalla Banpresto che immortala la nostra piccola beniamina in un momento molto particolare.

Buona visione a tutti

Sailor Moon compie 25 anni. Novità e nuovi annunci

Siete invitati ad una festa bellissima; una festa abbastanza particolare e piena di persone un po’ sopra le righe.

Siete pronti a spegnere ben 25 candeline? Avete fiato a sufficienza? Sedetevi e cercate di rimanere calmi.

La conferma è arrivata pochi giorni fa direttamente dal sito ufficiale della serie. La piccola meraviglia di Naoko Takeuchi compie 25 anni.

Ebbene si, le nostre guerriere che vestono alla marinara sono arrivate a un nuovo bellissimo traguardo.
Ci sono tantissime novità di cui parlare, che ammetto non so proprio da dove iniziare. Prima di tutto: il logo è stato completamente stravolto e aggiornato, mandando in estasi tutti i fan.

Poi la conferma per la quarta stagione di Sailor Moon Crystal, dove le nostre eroine si scontreranno con il Dead Moon Circus.

Verranno messi in vendita anche due cofanetti in Blu-ray, inerenti alla storia degli anni ’90 (il primo box sarà disponibile il 14 giugno, mentre il secondo il 9 agosto). Prevista anche l’edizione HD di Sailor Moon R e dei tre film, ma ancora non è stata pianificata la data di uscita.

Il primissimo rinnovo della tessera del Fan Club Ufficiale.

Nuovo Musical in arrivo (e con l’uscita di ogni Musical, prepariamoci anche a dei nuovi Proplica).

Nuovo ArtBook e nuove collaborazioni, vestiti e (purtroppo per le nostre precarie finanze) nuovi gadget, action figure e chi più ne ha più ne metta.

Questo 2017 non poteva iniziare nel migliore modo.

Facciamo quindi gli auguri alla nostra Usagi, Mamoru, Ami, Rei, Makoto, Minako, Luna, Artemis, Haruka, Michiru, Setsuna, Hotaru, Chibiusa, Seiya, Taiki, Yaten e ovviamente alla nostra Naoko.

Ushio e Tora: un racconto sull’amicizia

Torna un grande classico del panorama fumettistico nipponico in una perfect edition di pregio, composta da venti volumi di circa 350 pagine, comprendenti le tavole a colori apparse per la prima volta su rivista; tornano il ragazzo, il demone e la lancia; torna Ushio e Tora.

Ushio to Tora è la prima opera lunga di Kazuhiro Fujita: il suo esordio avvenne nel 1990 su Shōnen Sunday riscuotendo subito un buon consenso di pubblico e vincendo il premio Shogakukan per i manga nella categoria shōnen.

Ushio Aotsuki è un ragazzo delle medie, ha due enormi sopracciglia, un forte carattere ribelle e un padre sciagurato di nome Shigure, monaco di un piccolo tempio buddista. Per anni Ushio ha sentito la storia che narra della Lancia della Bestia, una misteriosa arma custodita nel tempio di cui suo padre è custode e forgiata nell’antichità per annientare gli yōkai (demoni); per anni il ragazzo l’ha creduta solo una leggenda, fino al giorno in cui accidentalmente cade in un vecchio sotterraneo e scopre un demone dalle sembianze di tigre (Tora in giapponese) bloccato contro un muro roccioso proprio dalla leggendaria Lancia.

Questo è il prologo di una delle storie più avvincenti del panorama fumettistico mondiale, una serie che parla di demoni, antiche leggende, mostri, sangue a fiumi, ma anche di dedizione, quella che Ushio impiega nella lotta per salvare i suoi cari, e di amicizia, quella che lo lega al demone Tora.

L’amicizia è un affetto reciproco e costante, un sentimento pari solo all’amore e un valore su cui si è scritto e narrato tanto, un legame capace di unire in un’unico spirito due esseri totalmente diversi tra loro, un umano e un demone, l’evoluzione di una conoscenza casuale che si trasforma vignetta dopo vignetta, avventura dopo avventura in un sentimento viscerale e profondo che legherà per sempre i due protagonisti.

Se penso a questo fumetto, infatti, “amicizia” è la prima parola che mi viene in mente per descriverlo, tanto questo sentimento è stato magistralmente rappresentato: un’amicizia nata dall’odio e trasformatasi in legame indissolubile.

Ma come è possibile trasmettere tali sentimenti attraverso dei disegni? Il tratto di Fujita, visivamente grezzo, sporco e grossolano, va affinandosi volume dopo volume raggiungendo una forza comunicativa altissima, forza che riversa maggiormente nella rappresentazione degli sguardi. Da sempre gli occhi sono lo specchio dell’anima e l’autore sa bene come far trapelare i sentimenti attraverso una loro sapiente rappresentazione. Spesso attraverso i lunghi capelli neri di un Ushio posseduto dalla Lancia emergono gli occhi carichi di passione e dedizione, e spesso sul volto feroce di Tora si stagliano degli occhi che trasmettono invece affetto.

Ma questa opera non è solo sentimenti, non illudetevi, quello che il sensei ci racconta è la lotta di un ragazzo che, con l’aiuto di un demone e di suoi amici umani, deve salvare il mondo dalla malvagia rinascita della Maschera Bianca, un concentrato di odio che vuole solo annientare l’umanità.

Il successo di questo manga fu tale che ne fu subito prodotta una versione animata di dieci episodi, più tre mini special comici, per il mercato home video nel 1992, giunti sul mercato italiano a opera di Yamato Video e trasmessi nel 2007 da la 7 Gold, e ben 3 videogiochi. Ma si sa i prodotti ben fatti non passano mai di moda e proprio nel 2015 viene prodotta in Giappone una nuova serie animata di 39 episodi, che, al contrario della prima trasposizione, approfondisce e amplia le vicende con maggiore cura (se siete curiosi questa serie la trovate legalmente online su Youtube sul canale di Yamato Video o cliccando qui).

Dunque, gli ingredienti essenziali per una serie appassionante ci sono tutti: sentimenti, lotta, demoni, misteri, colpi di scena, uno shonen con tutte le carte in regola: se non l’avete ancora fatto non potete non approfittare dell’occasione che Star Comics vi sta dando ancora una volta!

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Unmei no Tori – Risate e misteri

Ecco il secondo volume autoconclusivo di Rumiko Takahashi edito dalla Star Comics. Unmei no Tori è certamente un volume più spensierato di Kagami ga kita, sia per tematiche sia per disegni.

Unmei no Tori è una raccolta di storie brevi. I protagonisti sono persone di mezza età o comunque sposate, quindi con delle responsabilità, non sono ragazzini al loro primo amore. E forse questa patina un po’ malinconica dona a Umnei no Tori quel tocco in più e quella comicità che strapperà più di un sorriso ai lettori.

La prima storia  è Positive Cooking. La massaia Takahashiana è una massaia felice nella vita matrimoniale ma che vuole qualcosa di più. Per questo motivo comincia a seguire un corso di cucina e a invitare le amiche a casa. Il nonnino di famiglia, ovverosia il suocero, comincia a sentire puzza di bruciato…e NO! Non sono dorayaki bruciati ma…la voglia di libertà della signora! Fino ad oggi la protagonista Haruyo ha badato all’anziana suocera, al suocero e al suo adorato marito Shinichi ma ora il vento di cambiamento fa tremare l’anziano, e se Haruyo piantasse tutto per diventare una star della cucina in tivù? Riusciranno i nostri uomini a tenersi stretta la cara Haruyo?

La seconda storia è Alla tua età. Un arzillo padre di famiglia sulla soglia dei sessant’anni perde la moglie e rimane vedovo. Il suo dolore però dura poco, ecco arrivare una giovane ragazza a ridestare gli umori del nostro vecchietto. Ma sarà vero amore? E i figli saranno contenti?

La terza storia è quella che dà il nome al volume: Gli uccelli del destino. Il protagonista è un barista anche lui di mezza età con una dote sovrannaturale: riesce a vedere degli uccelli fantasma che si posano sopra le persona a cui sta per succedere una disgrazia. In principio tenta di salvarli dal loro destino ma infine desiste, sembra che una volta che gli  uccelli del destino ti hanno preso di mira sei costretto alla disgrazia. Ma sarà davvero così? O ci sarà un modo per uscirne fuori?

La quarta storia è La lista delle felicità che potrebbe chiamarsi anche “Quanti danni fanno le corna”.  In un quartiere residenziale giapponese cominciano a crearsi incresciosi episodi, un piromane brucia gli usci delle case, si organizzano ronde notturne per cercare il colpevole. Chi può essere così spietato da bruciare uno zerbino? E cosa lo spinge a perpetrare questo orribile atto ogni venerdì invece di sfasciarsi di saké? Lo scoprirete leggendo questa divertente storiella.

Ultimo racconto è I dolori del vicino, che anche questo potrebbe essere chiamato “le corna del vicino sono sempre più lunghe”. Hazama si è trasferito da poco per lavoro lasciando la sua dolce mogliettina (incinta) lontana da lui. Qualcosa nel vicinato non quadra. L’amministratrice lo ammonisce riguardo a una vicina, che è poi la moglie del capo, dicendo che su di lei girano strane voci. Dopo qualche tempo Hazuma viene ricattato con delle foto compromettenti che potrebbero minare la sua pace coniugale e la sua vita lavorativa.

Le storie sono carine e divertenti, affrontano in maniera delicata e ironica la vita coniugale giapponese. Ovviamente non approfondiscono molto i temi della vita da sposati ma sono comunque spiritosi freschi ed interessanti. Queste storie brevi non sono ovviamente l’apogeo della carriera della Takahashi ma portano a un punto preciso, ovvero far divertire il lettore per due ore. Le storie sono naif e ti trasportano in un mondo fatto di piccoli imprevisti, situazioni melodrammatiche ed happy end degni della tradizione della adorata mangaka Takahashi.

Insomma se avete voglia di distrarvi con delle storie simpatiche non resterete delusi. Visti i protagonisti sarà adatto alle persone più mature ma anche i giovani apprezzeranno la comicità della Takahashi.

I manga delle scienze al giro di boa…

In Italia c’è bisogno di buona scienza, ma soprattutto di buona divulgazione. E anche urgentemente.

Un esempio per tutti: per chi vive in questi giorni la terribile esperienza del terremoto, sentir parlare in maniera parascientifica e superficiale di un avvenimento che magari ha portato via case, affetti e redditi fa ancora più male, quando ci sono tante possibilità di accedere a spiegazioni non solo per addetti ai lavori.

In questa ottica e come abbiamo visto altre volte nel nostro sito, il fumetto si sta occupando sempre più di scienze. Dopo tanti prodotti autoctoni (a proposito, vi abbiamo già detto che Comics&Science diventa seriale?), dopo che la sezione corrispondente di LuccaComics è cresciuta moltissimo, dopo che anche Topolino ha dedicato (e sta dedicando con cadenza circa mensile) delle storie alle scienze, è arrivata questa collana, in edicola da circa sei settimane.

Abbiamo già trattato nel dettaglio il primo numero, dedicato alla Meccanica. E dopo le ulteriori cinque uscite, ancora il giudizio non è completamente e convintamente positivo.

Ecco alcuni aspetti meno convincenti…

biologia scienzeForse i contenuti sono troppo specifici, e pertanto difficilmente integrabili in un prodotto che abbia anche altri aspetti che non siano solo quelli scientifici.

I fumetti alternano una storia debole e comunque intrisa di riferimenti scientifici non sempre elementari con pagine che spesso contengono più teoria di quanto ci si aspetti.

Spesso il modo in cui è presentata la teoria, soprattutto per gli argomenti matematici, è anche un po’ lontano dal modo in cui siamo abituati in Italia, con esempi che richiedono un approccio più algebrico e di conto. Era forse più plausibile aspettarsi degli esempi meno contosi e più pensati, visto il carattere non tecnico del prodotto.

Il taglio shojo è anche un po’ ripetitivo, per forza di cose ambientato in situazioni scolastiche, quasi senza trama. I personaggi sono fin troppo semplici, senza grande spessore.

D’altra parte però…

La buona idea è quella che lo shojo può consentire di coinvolgere maggiormente le lettrici rispetto ai lettori, per contribuire a sanare la parità di genere nello studio delle scienze, e più in generale delle materie STEM, argomento attualissimo a livello scolastico e formativo in generale.

astronomia scienze manga

Il numero 6 della serie

Inoltre, per i titoli riguardanti argomenti più discorsivi e meno strettamente matematici (finora relatività, biologia, astronomia), la storia scorre via più fluida e più coinvolgente e i contenuti scientifici vengono fuori con più facilità dai disegni.

I concetti scientifici sono stati revisionati in Italia da persone del CNR o di livello equivalente, spesso collaboratori de Le Scienze. Quindi c’è un grande rigore scientifico: per il numero di Astronomia, ultimo uscito e la cui copertina vedete qui a destra, la revisione scientifica è di Amedeo Balbi.

Un altro lato positivo è che la trattazione è sufficientemente completa. In questo le opere somigliano più a dei libri di testo che a dei fumetti divulgativi. Più che stimolare l’interesse e l’ulteriore ricerca di informazioni su testi più specifici e dettagliati, forniscono un quadro abbastanza preciso ed esaustivo.

Infine il taglio shojo è ricco di iperboli, di facce divertenti, di momenti assurdi. In questo modo non distrae dal contenuto.

Evidentemente i lettori hanno apprezzato più gli aspetti positivi, se agli otto numeri previsti inizialmente se ne aggiungeranno altri quattro, per cui il percorso si concluderà nel prossimo mese di dicembre.

I manga delle scienze – una recensione… sospesa

Forse perché con un po’ di spirito in più la collana avrebbe potuto chiamarsi Mangascienza, o almeno era questo il titolo che mi sarebbe piaciuto, con una sola parola che legasse divulgazione scientifica e fumetti giapponesi, strizzando un occhio alla science fiction

fisica_2Forse perché molto recentemente ho letto e scritto di un fumetto che aveva la stessa struttura, disegni alternati a scritti scientifici, fatto da italiani, disegnato molto bene, scritto molto bene e con contenuti molto leggibili…

E forse perché non mi aspettavo che questo fumetto fosse un vero e proprio manuale di meccanica.

Ecco alcuni dei motivi che mi hanno un po’ deluso di questo primo volume della collana I manga delle scienze.

Infatti già al primo sguardo mi sono posto una domanda: perché intitolare Fisica un volume che parla solo di una sua parte, peraltro ben definita e neanche trattandone tutti gli aspetti, e poi intitolarne altri Relatività o Elettromagnetismo? Forse perché Meccanica avrebbe fatto pensare alle automobili?

Ma se punti a un pubblico come quello de Le Scienze, puoi aspettarti che possa seguirti anche sulla strada di una maggiore precisione.

Precisione ed esattezza che peraltro non mancano all’interno del volume, che lascia pochissimo spazio alla fantasia e alla libertà grafica…

Hideo Nitta, fisico giapponese della Tokyo Gakugei University, e Keita Takatsu, hanno scritto e disegnato un fumetto molto preciso, ma così didascalicamente attento alla fisica da apparire più come la vera e propria trasposizione a fumetti di un libro scolastico, che un fumetto a sfondo scientifico.

fisica_3Megumi, una studentessa, appena sconfitta da una rivale a tennis e poco amante dei libri, si fa aiutare da un suo compagno (un po’ nerd a dire il vero) ad approfondire gli argomenti di fisica che l’hanno assillata durante la partita persa.

Infatti la sconfitta a tennis segue una brutta prestazione in un test di fisica, e per entrambi Megumi è stata messa alla berlina dalla sua rivale Sayaka.

Un incidente con una pallina da tennis diventa il pretesto per convincere Ryota ad aiutarla (dopo che ha candidamente ammesso che stava seguendo la partita di tennis calcolando forze e traiettorie della pallina).

Il rimedio al brutto voto si rileva efficace alla fine anche nel migliorare il gioco, e nel creare un rapporto speciale tra la ragazza e il timido Ryota.

Però la storia non riesce mai a staccarsi, non ha nessuna fuga in avanti, né dal punto di vista del contenuto, né graficamente.

Infatti il fumetto, prodotto da Trend-Pro Co LTD, casa di produzione specializzata in Ad-Manga, ovvero fumetti pubblicitari e illustrativi, è lineare.

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Potrebbe essere davvero un libro di testo in cui la forma del fumetto introduce gli argomenti, in modo neppure particolarmente fantasioso, che vengono trattati prima nelle spiegazioni di Ryota a Megumi (illustrate, a volte con trasformazioni o grafiche simpatiche, ma comunque dettagliate e senza fronzoli), e poi in alcune pagine di teoria vera e propria, con illustrazioni tecniche e formule.

fisica_5In queste pagine la trattazione è precisa, fatta con dovizia di particolari, formule, calcoli e figure tecniche, e l’unica concessione al fumetto sono i visi dei protagonisti: Ryota che viene messo all’inizio di ogni paragrafo di spiegazione e una dubbiosa Megumi che segnala i passaggi matematicamente più complessi (infatti è associata all’avviso ATTENZIONE: CALCOLO DIFFERENZIALE E INTEGRALE!).

Anche nella descrizione delle esperienze di laboratorio, che sono esercizi guidati e contestualizzati nella vita di Megumi.

L’unica differenza rispetto alla manualistica è che gli esperimenti vengono spiegati in una sorta di dialogo fra i due protagonisti, con le loro faccine a mo’ di emoticon.

La grafica del volume è curata e didascalica, ma abbastanza semplice. Gli unici personaggi che compaiono nelle spiegazioni oltre ai due protagonisti, e di tanto in tanto Sayaka, sono dei figuri muscolosi e senza volto che rappresentano le grandezze o gli oggetti e impersonificano gli elementi utilizzati negli esempi di Ryota.

Anche dal punto di vista dello sviluppo dei personaggi, l’unica cosa che si nota è un (tutto sommato ovvio) cambiamento in Megumi che diventa più forte e sicura quando diventa consapevole del fatto che può migliorare nello studio e nello sport parallelamente e senza troppo sforzo.

Non ci sono però evoluzioni o riferimenti al di fuori dell’argomento, la storia si limita agli incontri per le spiegazioni di fisica.

Quindi, se non ci si aspetta altro che un libro di meccanica, adatto in modo quasi diretto alla didattica, il testo è buono. La fisica è spiegata in modo semplice, senza errori o voli pindarici.

Però, da un’opera come questa, forse anche per deformazione professionale e per le opere incontrate finora, mi aspettavo qualcosa di più dal punto di vista squisitamente artistico e fumettistico. Se non lo leggessi da professore o da studente di matematica, non so quanto lo apprezzerei. Certo è che può essere uno strumento interessante nelle mani di un docente di fisica di liceo o di uno studente che voglia recuperare questi argomenti in maniera meno noiosa rispetto a un classico libro di testo.

Sono comunque curioso di leggere gli altri volumi, da una parte perché questi contenuti sono sempre e comunque affascinanti, dall’altra perché mi interessa molto vedere come sono riusciti a trasporre argomenti meno vicini alla realtà quotidiana (nel piano dell’opera si parla anche di relatività e database), mantenendo la correttezza scientifica ma senza essere troppo noiosi.

Diciamo però che si possono ottenere mix più efficaci, mettendo insieme contenuti tosti con media accattivanti. E devo dire che in questo noi italiani non siamo secondi a nessuno, se guardiamo ad alcuni recentissimi libri e non solo.

Erased – Una recensione col cuore

ErasedHo seguito in modo davvero appassionato l’anime di Kei Sanbe ERASED – La città in cui io non esisto, ho una grande passione per i libri gialli, per il mistero ed Erased coniuga all’indagine poliziesca una componente di paranormale e viaggio nel tempo che rende tutta la storia terribilmente affascinante.

Quando mi affeziono a un anime, ho sempre paura di leggere il manga. Il primo motivo è che la trasposizione è sempre diversa dall’originale, spesso nell’anime ci sono dei filler che rendono più godibile l’opera; il secondo motivo è che so già “come va a finire” quindi perché leggere un giallo se so già chi è l’assassino?

Mi sono ritrovata con il manga di Kei Sanbe tra le mani edito da Star Comics, piena di dubbi e paure. “E se non dovesse piacermi? Se rovinasse il mio ricordo dell’anime?”. Questi dubbi sono spariti subito. Già dalle prime pagine sono stata avvolta dall’atmosfera malinconica che circonda il protagonista Satoru Fujinuma, un aspirante mangaka che nonostante i molteplici tentativi viene sempre scartato dalle case editrici a cui presenta i suoi lavori. Non è un ragazzo felice, a 29 anni si sente già troppo vecchio per cominciare una carriera da fumettista, si sente come se avesse già giocato le sue cartucce e la parte migliore della vita sia finita.

Fujinuma però non è un ventinovenne normale, ha dei poteri che gli permettono di viaggiare nel tempo e di tornare indietro di cinque minuti, giusto in tempo per evitare incidenti che coinvolgono altre persone. Il fenomeno viene chiamato revival e durante uno di questi Satoru viene ferito gravemente. Sua madre torna per assisterlo, e ricorda al figlio di quando molti anni prima si consumarono una serie di efferati delitti ai danni di bambini delle elementari.

Il nostro “eroe” in seguto ha un altro revival e questa volta torna indietro nel tempo, non di cinque minuti ma di anni, precisamente nel 1988 prima che la serie di delitti abbia inizio.

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La trama è quindi identica a quella dell’anime, ma una cosa cambia: l’approfondimento psicologico dei protagonisti, che nell’anime è sfiorato, nel manga è uno dei punti cardine, genera empatia e vicinanza ai protagonisti. La loro normalità è disarmante, le loro paure e insicurezze sono quelle che proviamo noi. In genere nei fumetti chi ha poteri paranormali è descritto come un supereroe, Fujinuma invece non dà peso al suo potere non lo vive né come una condanna né come qualcosa di miracoloso, quando vive il revival compie semplicemente il suo dovere.

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In poche pagine Kei Sanbe riesce a dare un grandissimo rilievo e profondità al passato della mamma di Satoru, Sachiko che acquista uno spessore maggiore in due pagine di manga che in tutta la serie animata.

Anche Airi Katagiri è ben caratterizzata e con il suo ruolo da comprimaria aggiunge ulteriore pathos alla  storia.

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Per quanto riguarda il tratto è asciutto e essenziale, funzionale alla storia e a svelare l’universo emotivo dei personaggi principali. Kei Sanbe non spreca inchiostro per disegnare ambienti ma si focalizza sulle espressioni per dare maggiore risalto ai sentimenti, preferisce i primi piani e dona un taglio cinematografico all’intera storia.

Un manga fresco e altamente consigliato a chi cerca qualcosa di nuovo nel panorama del fumetto.