maicol&mirco

Fumetti nei musei – Uno straordinario progetto del MiBACT

Oggi mercoledì 21 febbraio 2018, durante una conferenza stampa è stato presentato a Roma il progetto Fumetti nei musei, ideato e curato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), in collaborazione con la casa editrice Coconino Press-Fandango.

Maria Antonella Fusco, Antonio Lampis, Dario Franceschini e Ratigher alla conferenza di presentazione di "Fumetti nei musei".

Maria Antonella Fusco (direttrice dell’Istituto Centrale per la Grafica), Antonio Lampis (direttore generale dei musei MiBACT), Dario Franceschini (ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) e Ratigher (direttore editoriale di Coconino Press-Fandango) alla conferenza di presentazione di Fumetti nei musei.

Il progetto consiste in 22 fumetti commissionati dal MiBACT ai migliori fumettisti nostrani e ambientati nei musei italiani; la risultante collana di graphic novel sarà distribuita gratis ai bambini e ai ragazzi che parteciperanno ai laboratori didattici dei musei e poi resa disponibile per la lettura su Internet.

Dal comunicato stampa:

Ventidue albi raccontano i musei italiani attraverso l’arte del fumetto. Nasce Fumetti nei musei, la collana di graphic novel ideata per la didattica museale, che inaugura un nuovo dialogo tra studenti e musei. L’iniziativa nasce dalla volontà di far conoscere ai ragazzi le collezioni dei musei italiani, attraverso un linguaggio inedito. L’obiettivo è quello di rendere la visita un’esperienza formativa e allo stesso tempo divertente. Il progetto prende vita dall’incontro tra i direttori dei musei italiani e alcuni tra i fumettisti più celebri del panorama nazionale, che hanno raccontato le collezioni del patrimonio museale italiano, attraverso storie di fantasia, prendendo spunto da elementi storici e artistici veri. Ognuno dei 22 musei metterà a disposizione dei servizi educativi il proprio fumetto gratuitamente per diffondere la conoscenza del proprio patrimonio e favorirne la fruizione.

È stata inoltre allestita una mostra presso l’Istituto Centrale per la Grafica in cui sono esposte, dal 21 febbraio al 1° aprile, tutte le immagini delle copertine degli albi nonché una selezione di tavole, schizzi e bozzetti degli artisti.

Il MiBACT ha inoltre lanciato il progetto anche su Twitter e Instagram con l’hashtag #fumettineimusei.

Ecco i musei e i fumettisti coinvolti per la prima edizione del 2018 di Fumetti nei musei:

  • Galleria Borghese – Martoz
  • Galleria dell’Accademia di Firenze – Tuono Pettinato
  • Galleria Nazionale d’Arte Moderna e ContemporaneaLRNZ
  • Galleria Nazionale dell’Umbria – Andrea Settimo
  • Galleria Nazionale delle Marche – Maicol&Mirco
  • Gallerie degli Uffizi – Alessandro Tota
  • Gallerie dell’Accademia di Venezia – Alice Socal
  • Gallerie Nazionali d’Arte Antica in Palazzo Barberini – Paolo Parisi
  • Musei Reali di Torino – Lorena Canottiere
  • Museo e Real Bosco di Capodimonte – Lorenzo Ghetti
  • Musei del Bargello – Otto Gabos
  • Palazzo Reale di Genova – Fabio Ramiro Rossin
  • Parco Archeologico di Paestum – Dr. Pira
  • Pinacoteca di Brera – Paolo Bacilieri
  • Reggia di Caserta – Maicol&Mirco
  • Gallerie Estensi – Marino Neri
  • Museo Archeologico Nazionale di Napoli – Zuzu
  • Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – Vincenzo Filosa
  • Museo Archeologico Nazionale di Taranto – Squaz
  • Palazzo Ducale di Mantova – Sara Colaone
  • Parco Archeologico di Pompei – Bianca Bagnarelli
  • Parco Archeologico del Colosseo – Roberto Grossi

Fumetti nei musei è solo il primo passo di un progetto molto più ampio. Il MiBACT ha infatti deciso di cominciare a integrare il fumetto all’interno delle collezioni museali italiane: le opere originali prodotte dai fumettisti contemporanei per Fumetti nei musei sono quindi solo il primo nucleo della collezione fumettistica dello Stato italiano, che nelle intenzioni dovrebbe continuare a espandersi con la ripetizione annuale del progetto e con l’acquisizione e musealizzazione anche di tavole e altri materiali fumettistici del passato.

Questa notizia, forse uno degli avvenimenti più importanti nella storia del fumetto del Belpaese, ha un’importanza enorme perché è un riconoscimento ufficiale, da parte dello Stato italiano, del fumetto come nona arte.

Come dichiarato dal curatore Ratigher, Fumetti nei musei è un evento «che non ha eguali»: nonostante, ad esempio, i musei francesi collaborino col mondo del fumetto da anni, nel loro caso gli albi prodotti sono disomogenei fra loro e hanno una funzione promozionale per gli enti che li producono. In questo caso invece lo scopo è di acquisire le opere prodotte dai fumettisti per ricondividerle con i fruitori del patrimonio museale italiano, nonché di creare una collezione permanente di fumetto di proprietà dello Stato Italiano.

La qualità del progetto ha un limite nel coinvolgimento allo stato attuale di una sola casa editrice, scelta opinabile e che probabilmente creerà polemiche. La nomina di un direttore artistico esterno, ruolo che lo stesso Ratigher avrebbe potuto ricoprire con autorità e competenza, e la stampa del materiale direttamente a nome del MiBACT sarebbero probabilmente state soluzioni più adeguate.

Maicol&Mirco e il papà di Dio

Il papà di Dio di Maicol&Mirco, loro (anche se da parecchio tempo è un solo autore) nuova opera pubblicata da Bao Publishing, a essere sinceri non ha bisogno di recensioni.
Le loro/sue opere vanno lette e vissute direttamente, parlarne o scriverne un parere su Internet non rende un minimo di quanto rende l’opera, leggendola senza nessuna architettura mentale alle spalle. E Il papà di Dio non fa eccezione, anzi, probabilmente ne è l’esempio più esplicativo.
Si perché Il papà di Dio, in realtà, non è un fumetto. O meglio, non è un fumetto come tendiamo a immaginarcelo: è uno spaccato di vita. La vita di Dio e di suo padre.
Le vicende di questa nuova opera di Maicol&Mirco (da ora in avanti ci riferiremo al singolare) ruotano attorno al rapporto conflittuale tra Dio, un adolescente ribelle che si diverte a creare mondi impossibili, e suo padre, una divinità che non sa come gestire i bisogni affettivi del figlio e che sente sulle spalle il peso di essere il creatore di tutto l’esistente. Oltre a loro figurano un personaggio che compare all’inizio e alla fine dell’opera, quasi fosse un passante; lo zio di Dio e fratello di suo padre e Satana, amico immaginario che solo Dio riesce a vedere.

 

Il papà di Dio non è un fumetto perché è un’esperienza, delle più personali per il lettore: nelle 960 pagine che compongono l’opera, i tempi sono dilatati, allungati, stirati all’inverosimile, immergendo il lettore nel tempo delle vicende. Moltissime sono le pagine bianche e moltissimi sono i tempi lunghi in cui le vignette si ripetono prima che un personaggio dica qualcosa. Con questa struttura narrativa si ha fortemente l’impressione di essere dentro a quelle vicende e di viverle con i personaggi.

Maicol&Mirco lascia al lettore la possibilità di decidere lui stesso il tempo del fumetto: come i suoi personaggi creano mondi e universi, il lettore, secondo il proprio modo di essere, può decidere di interpretare il tempo del fumetto, generando, creando, da persona a persona, un’esperienza sempre nuova.
Come in tutte le opere dell’autore, anche in questa, soprattutto in questa, ricorrono frequenti le domande che noi uomini mortali ci poniamo nel corso delle nostre vite, quelle domande che ci facciamo ogni giorno quando guidiamo la macchina o quando siamo al bagno a fumare una sigaretta: Perché tutto questo? Che senso ha? Cosa ho fatto per meritarmelo?

 

Maicol&Mirco prova a dare risposta e la risposta è che non c’è risposta da dare, è così e basta.
Dio, da ragazzino ribelle il quale è, crea semplicemente quello che gli va. È solo e deve trovare un modo per esprimere se stesso, ha creato Satana come suo amico, costola della sua frustrazione, e genera cose a caso. È un artista e come tutti gli artisti crea senza dare una spiegazione.
D’altronde a costruire un modo pieno di felicità e amore si finisce per ripetersi e atrofizzarsi, come il papà di Dio, che finisce per sentire più il peso che la gioia nel creare e dare la vita.

In conclusione, Maicol&Mirco, che nel fumetto si immedesima metaforicamente nella figura del cinico e distaccato Satana (che, mentre Dio si perde nel dolore delle sue turbe emotive, mangia panini, rutta e legge fumetti) con questa sua ultima opera ci mostra come sia impossibile cercare di mettere in relazione Dio con la condizione umana usando quest’ultima come metodo di paragone: non si può ragionare da uomini su Dio, perché tutto finirebbe per essere una grande commedia, una grande cinica barzelletta, che lascia l’amaro in bocca, in cui Dio è un adolescente che ha Satana come amico.

Da piangere dal ridere.

Palla Rossa e Palla Blu, l’amicizia arrotonda tutto. E anche la genialità

COVER PALLA ROSSA E PALLA BLULa cosa bella di Maicol&Mirco, autore di Palla Rossa e Palla Blu – l’amicizia arrotonda tutto, è che è fondamentalmente matto.
Sia perché ha il nome doppio ma è un autore solo (originariamente erano due), sia perché nei suoi fumetti convivono in un mix originalissimo follia e tenerezza, coadiuvate dalla perenne presenza della morte. E nonostante questo, è riuscito a pubblicare un libro per bambini.

Palla Rossa e Palla Blu, edito da Bao Publishing nella linea editoriale BaBAO dedicata all’infanzia, è un libro a episodi che narra delle avventure di, appunto, Palla Rossa e Palla blu e di come l’amicizia e la diversità possono avvicinare le distanze. Sì, perché Palla Blu in realtà è un quadrato. In ogni episodio, i lettori (principalmente bambini, ma non solo), vengono catapultati in un mondo fatto di sfere, cubi e colori, nei quali, più che leggerne le vicende dei protagonisti, ci fanno amicizia, diventano loro complici e vivono assieme a loro emozioni e avventure. Lo stile grafico essenziale e minimale, devoto a classici della lettura per infanzia come Piccolo Blu e Piccolo Giallo, aiuta il piccolo lettore ad identificare subito i personaggi e a stringere un legame con loro, aiutandolo a immergersi nella lettura. Anche il registro linguistico, nel libro una voce narrante a mo’ di didascalia, è pensato per essere pacato e gentile, semplice e diretto, perfetto per guidare il mini lettore nelle avventure di Palla Rossa e Palla Blu.

PALLA ROSSA E PALLA BLU p12Un libro, quindi, pensato e realizzato per accompagnare la crescita intellettuale e artistica, e ci riesce benissimo, dei più piccoli.
Ma non è solo questo.

Infatti Maicol&Mirco, come abbiamo detto prima in maniera bonaria, è matto, ma di un matto originale e fresco, tipico dell’artista controcorrente capace di originare fumetti e opere al limite del geniale, nelle quali far confluire tutte le sue paure e ansie, manie e fantasmi: suoi sono Gli Scarabocchi di Maicol&Mirco, cinici sketch virali in cui i protagonisti sbeffeggiano la vita, l’uomo, Dio e trovano quasi sempre la pace dei sensi nella morte; suo è Il Suicidio Spiegato a mio Figlio, un vero e proprio manuale del suicidio in cui quest’ultimo, nella società moderna in cui viviamo, è visto come l’atto più coraggioso; suo è anche Hanchi Pinchi e Panchi, un teatrino di vite tristi nella confezione di un fumetto per bambini, a cominciare dalla carta rosa.
Proprio Hanchi Pinchi e Panchi è forse il fumetto più identificativo dell’autore, in cui quel mix di follia e tenerezza, accennato sopra, si manifesta: i protagonisti sono dei piccoli esserini molto teneri e graziosi, che però sono la metafora del vuoto umano e del nero della vita, esseri viventi desolati e storpi che si muovono senza un fine nel loop malvagio che è l’esistenza. Il tutto rappresentato con una cifra stilistica molto devota al manga e al pop underground, esteticamente molto alta ma al contempo molto delicata, quasi al sapor di favola.
Palla Rossa e Palla Blu, come la sua precedente, non scampa al suo autore, non si presenta come un’opera “esterna” alla poetica di Maicol&Mirco, anzi, probabilmente ne è la sua summa.
In Palla Rossa e Palla Blu, i personaggi, per quanto siano semplicemente delle forme giocose agli occhi di un lettore più piccolo, si presentano come due soggetti intenti a cercare loro stessi, a fronteggiare una società che non accetta il diverso e che spesso è troppo soffocante: non a caso i volti di Palla Rossa e Palla Blu sono dei sorrisi statici, immobili, come delle inquietanti maschere che, come l’uomo moderno, nascondono qualcosa di più profondo, magari un’infelicità.PALLA ROSSA E PALLA BLU p26Il tema della fuga, infatti, in più di un racconto tra quelli inseriti nel libro, è fortemente presente. In una storia che vede protagonista Palla Blu si parla addirittura di soldi e di come siano inutili, tema cinicamente dissacrato dall’autore nei suoi Scarabocchi. Anche gli scenari in cui Palla Rossa e Palla Blu si muovono e agiscono sono indicativi di questa chiave di lettura cinica e adulta: sono semplicemente linee e fiori neri, asettici, ridotti all’osso, come a voler rappresentare una sorta di povertà dell’habitat in cui l’uomo è condannato a vivere e soffrire.
Ovviamente non sappiamo se questo lato cinico e più “adulto” di Palla Rossa e Palla Blu sia un fattore voluto da Maicol&Mirco, non sappiamo se abbia agito con intenzione o meno, ma quello che è chiaro è che l’opera di presenta come un libro molto maturo, adattissimo ad un pubblico di bambini (soprattutto per il valore educativo) e fruibile anche ad un pubblico adulto, inserendosi con totale armonia tra le opere altre dell’autore, miscelando perfettamente cinismo e tenerezza, classico della sua cifra stilistica. In definitiva questo libro è la quadratura, fino ad adesso, della carriera fumettistica di Maicol&Mirco.

Scarabocchi al Festival Nottenera 2016

– Comunicato stampa –

Festival Nottenera (X edizione), sabato 20 agosto, alle ore 00.45, a Serra De’ Conti (AN) – Belvedere, (programma completo su http://www.nottenera.it/) al Teatro Rebis con maicol&mirco:

SCARABOCCHI

di maicol&mirco

con Meri Bracalente, Sergio Licatalosi, Fernando Micucci

scenografie Cifone

musiche Maestro MAT64

regia Andrea Fazzini

Una produzione di Teatro Rebis e maicol&mirco

in collaborazione con Borgofuturo Festival, Ratatà Festival, Centro di Palmetta, Comune di San Ginesio, Comune di Grottammare.

Scarabocchi

Da ‘DIMENSIONE FUMETTO’:

Quando cala il sipario, si esce dal teatro con la sensazione sgradevole di essere incappati in un errore di fondo.

Chi ha riso, difatti, sente di essere stato ingannato, perché, davvero, tutto questo non dovrebbe far ridere ma, piuttosto, vomitare. E chi non ha riso, invece, sa che avrebbe fatto meglio a farlo, perché, se di questa scalcagnata vita sulla terra non ridi, allora non ti resta che piantarti una pallottola in testa. (Francesco Pone)

maicolmirco

 

Scarabocchi in teatro, nasce dalla collaborazione del Teatro Rebis con maicol&mirco, ed è la metamorfosi scenica dei loro brutali e innocenti fumetti, dove i corpi sono incastonati in scomode reticenze, dove gesto e parola, ridotti all’essenziale, tentano di abbozzare l’immagine ‘purificata’ di un’umanità risibile e sconcia.

La trasposizione teatrale di Rebis non si limita a riportare in scena gli skaches dei fumetti di maicol&mirco – caratterizzati dalla feroce comicità dei testi e dall’immediatezza folgorante del segno grafico – ma vuole entrare nei silenzi che dividono i personaggi, nell’intimità scabrosa che evocano, nell’azzeramento del discorso che disperatamente denunciano, attraverso una riscrittura drammaturgica che attraversa tutto il materiale, edito e inedito, messo a disposizione dagli autori.

‘Gli Scarabocchi’ di maicol&mirco sono un vestito stracciato. Un sassolino nelle scarpe. Il sale nel caffè, il dente da latte sputato in terra. L’incendio di una biblioteca. Il sorriso di un decapitato

Nello spazio di una battuta c’è il lampo di una guerra, l’infinita lunghezza di una sconfitta, il colore di una bandiera incendiata.
Sono una guerra persa.

Profondi e vuoti. Come un burrone’.

TEATRO REBIS

Vicolo Accorretti 26

62100 Macerata

CONTATTI: 340 4666795

teatrorebis.comunicazioni@gmail.com

http://teatrorebis.wix.com/teatrorebis

Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

Arf 2016 01

Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

Arf 2016 02

Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

Arf 2016 03

Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

Arf 2016 18

 

Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

Arf 2016 05

Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

Arf 2016 09

Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

Arf 2016 15

Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

Arf 2016 12

Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed

Scarabocchi a teatro: Maicol&Mirco incontrano Plauto… o quasi

Il fumetto come media si è sempre egregiamente prestato alla trasposizione. Si fanno fumetti per narrare i grandi romanzi, le opere teatrali, i cartoni animati e i film; si racconta a fumetti la Storia d’Italia e del Mondo, si spiega l’economia, si racconta Auschwitz, Hiroshima. Sarà la sua struttura ibrida, sarà la sua immediatezza, ma qualsiasi delle infinite Storie provenienti dall’Immateria ha trovato casa nella Nona Arte.

Se però escludiamo il cinema, è accaduto molto raramente che le Storie facessero il percorso inverso, nascendo dal fumetto e adattandosi al romanzo, o al papà nobile di tutte le forme artistiche, il teatro.

E ancor più raramente è mai accaduto che proprio a teatro approdasse un fumetto tanto particolare come quello di Maicol&Mirko. Così, quando nella mia modesta cittadina si è esibita la compagnia del teatro Rebis, portando proprio uno spettacolo ispirato all’opera dei due vignettisti marchigiani, non ho potuto fare a meno di andarlo a vedere.

Il materiale di Maicol&Mirko si nasconde furbamente dietro una cortina di fumo. Come uno di quei trans di cui non ti accorgi fino al momento clou, quando sei arrivato troppo oltre per fermarti a causa di quel piccolo dettaglio, le vignette di Maicol&Mirco si fingono umorismo da Internet per tutta la serata che passi con loro.

scarabocchio-125

Strutturalmente obbediscono alla grammatica classica della vignetta, dipanandosi per uno o due tavole statiche: la prima prepara, la seconda batte (da cui “battuta”), secondo uno schema così classico da aver quasi (quasi, eh!) rotto le palle. I personaggi sono così stilizzati da essere irriconoscibili, Scarabocchi, appunto, graffiati su sfondo rosso dalla mano di un bambino cieco e forse autistico. I temi sono neri come la pece: la morte, lo schifo, la morte. La morte l’ho detta? Non ci sono temi tabu, negli Scarabocchi.

Sono vignette stranianti, forse un po’ alla moda nel loro cinismo iconoclasta. Fanno ridere? Qualcuna. Altre sono semplicemente stranianti. Sei lì che le leggi e stiri le labbra, a volte sbotti a ridere, altre ti chiedi di che cosa stiano parlando. Ti sembra sempre di avvicinarti ad un punto decisivo, quasi riesci a togliere il velo, ma poi il dubbio ti rimane.

maicol_01a

Finché poi non vai a vedere lo spettacolo del teatro Rebis. Ecco, la compagnia marchigiana, sotto la regia di Andrea Fazzini, riesce nell’arduo compito di strappare le mutande agli Scarabocchi e mostrarceli per quello che fanno davvero.

E quello che fanno non è, dopotutto, far ridere.

In fondo una trasposizione, o traduzione, è tradimento e conservazione allo stesso tempo. Si tradisce la forma per mettere a nudo il contenuto vero, quello che prescinde dalla materia, l’Idea che c’è dietro, se mai ce n’è una. È una chiarificazione, un dis-velamento. Se la trasposizione è ben fatta, essa sa rivelarci, dell’opera originale, un senso che prima era nascosto.

maik

Gli attori della compagnia sono scarni e storti, come gli scarabocchi, e non sorridono mai nel declamare, l’una dietro l’altra, con una fedeltà al materiale originale che rasenta l’impossibile, i testi delle vignette. Fuori da Internet, fuori dai loro libri, sotto le mutande delle vignette, gli Scarabocchi si scoprono tristi, seri, strazianti, amari come il caffè che si beve per farsi passare una sbronza. Da quel frammentato pugno di disegni e parole, accostati come abiti malassortiti, i Rebis creano uno spettacolo di circa sessanta minuti densi e passeggeri, in cui pian piano ad essere denudata è la tragica comicità dell’esistenza umana.

Ho scelto di non suicidarmi soltanto per mangiare il vostro cibo, bere la vostra acqua, allungare la vostra fila alle poste, consumare le vostre medicine.

maik2

Infine, quando cala il sipario, si esce dal teatro con la sensazione sgradevole di essere incappati in un errore di fondo.

Chi ha riso, difatti, sente di essere stato ingannato, perché, davvero, tutto questo non dovrebbe far ridere ma, piuttosto

 

BLORCH secondo libro

BLORCH

vomitare;

e chi non ha riso, invece, sa che avrebbe fatto meglio a farlo, perché, se di questa scalcagnata vita sulla terra non ridi, allora non ti resta che piantarti una pallottola in testa.

 

BLAM_copertina

BLAM

Lo spettacolo di Scarabocchi verrà portato in giro per le Marche ancora per qualche tempo. Trovate le date, in continuo aggiornamento, sul blog di Maicol&Mirco. Se siete tra i pochi fortunati ad abitare il centro Italia, non fateveli scappare! Al modico prezzo di 10 euro, vi portate a casa anche il nuovo libro.