Magic Press

Kannonau – Rivoluzione Ovina

Kannonau è l’opera prima di Roberto Di Leo (testi), Andrea Trivellini (disegni) e Lorenzo Berdondini (colori) pubblicata lo scorso maggio da Magic Press.

L’idea è semplice quanto accattivante: in un futuro non molto lontano la Sardegna ha dichiarato la propria indipendenza dall’Italia e un gruppo di guerriglieri sardi, spalleggiati da un plotone di coraggiose pecore (sì, esatto), si difende dalle truppe italiane impegnate a riconquistare l’isola dei nuraghe.

La connotazione fortemente satirica viene dichiarata già dall’inizio sia mediante la citazione di Eve of destruction di Barry McGuire – una canzone di protesta che divenne l’inno del movimento hippie durante la guerra in Vietnam – sia dal registro visivo dal taglio caricaturale.
La retorica delle immagini è infatti apertamente schierata in chiave anti-sistema, il volto del poliziotto in apertura è palesemente spersonalizzato, quasi mostruoso, più simile a un teschio che non a un volto umano con il quale il lettore possa anche solo pensare di identificarsi. Si tratta di una soluzione spesso usata, ad esempio, nel fumetto giapponese indirizzato alle fasce di età adolescenziali per creare la percezione del cattivo come altro da sé.

Tipo con i famosi sgherri-punk di Ken il Guerriero

Da questo punto di vista Kannonau funziona perfettamente, la verve dissacrante di Di Leo viene ben interpretata dal tratto di Trivellini dando vita a una serie di sequenze dal taglio grottesco che strizza un occhio e mezzo all’Alan Ford di Max Bunker e Magnus. Troviamo dozzine di riferimenti alla cultura pop nostrana – da Umberto Smaila alla Juric di Orfani passando per l’Antonio Banderas degli spot del Mulino Bianco – e internazionale (A-Team, Full Metal Jacket ecc…) tutte rivisitate dallo sguardo irriverente di Roberto Di Leo, un vulcano di trovate che sembrano frutto di quelle serate in cui con gli amici ci si diverte ipotizzare situazioni sempre più assurde e tutti si ride come dei matti.

Il punto debole di questa scelta è la mancanza di un perno attorno al quale far ruotare il racconto, un protagonista con il quale il lettore possa empatizzare, il fumetto infatti funziona meno quando si passa a un tipo di registro più realistico, che sembra essere meno nelle corde di entrambi gli autori.

In particolare il disegno sembra soffrire, soprattutto nell’espressività dei volti, questo tipo di impostazione più vicina al fotorealismo: Trivellini, sicuramente più a suo agio quando il disegno vira sul caricaturale/grottesco, si trova spesso ingabbiato in canoni che non padroneggia ancora efficacemente e che finiscono per irrigidire la recitazione dei personaggi. Si viene così a creare una discontinuità notevole anche all’interno delle stesse tavole: si pensi ad esempio al sempre indovinato ed efficace generale Smile in contrasto con i suoi interlocutori.

Roberto Di Leo va invece sempre avanti come un treno, una fucina di idee e battute brillanti, che però rischia di farsi travolgere dalla propria verve: dozzine di spunti divertenti e originali che prendono il sopravvento sulla caratterizzazione dei personaggi. È evidente che Di Leo voglia proporre un racconto corale, senza un protagonista centrale vero e proprio, per cui il processo di caratterizzazione di tutto il cast richiede uno spazio maggiore delle 96 pagine del primo albo. Dovendo scegliere come ottimizzare questo spazio limitato Roberto ha giustamente optato per la partenza in quarta piuttosto che rischiare un primo numero introduttivo più incentrato sui protagonisti che sull’intreccio, questa scelta lo penalizza però, come detto, in termini di efficacia sul piano emotivo: si sente la mancanza di un riferimento con il quale il  lettore possa identificarsi per essere effettivamente agganciato dalla storia.

Si tratta quindi di una buona partenza, soprattutto sul piano dell’umorismo, per una serie che mostra delle evidenti qualità e degli ampi margini di miglioramento.

Era una notte buia e tempestosa – Le montagne della follia

Copertina di "Le montagne della follia" di Culbard.Il tema principale del romanzo horror Le Montagne della Follia (1936) di Howard Phillips Lovecraft è l’esplorazione del mondo degli “Antichi” con scoperte a dir poco raccapriccianti che incutono paura sia nei personaggi della storia sia nel lettore, che si può immedesimare nel punto di vista di un esploratore. All’inizio il narratore preannuncia il carattere straordinario delle vicende e avverte: Dubitare dei fatti che rivelerò sarà inevitabile, ma se eliminassi dal mio racconto ciò che può sembrare incredibile o stravagante, non rimarrebbe nulla.

I fatti sono raccontati in prima persona dal professor William Dyer, geologo presso l’università Miskatonic in Massachusetts, il quale ha partecipato a una spedizione scientifica nell’Antartide. Durante il viaggio, il gruppo di scienziati guidati da Dyer scopre una catena di montagne più alte dell’Himalaya e antiche rovine di una civiltà misteriosa, mentre un altro gruppo di uomini, guidati dal professor Lake, rinviene i corpi di quattordici creature misteriose, dotate di caratteristiche fisiche non conformi allo sviluppo biologico degli organismi terrestri; inoltre, otto di esse si sono conservate in maniera misteriosamente impeccabile.

Dyer perde i contatti con gli studiosi uniti a Lake e decide, perciò, di tornare all’accampamento base. Il luogo sembra abbandonato e dovunque vi sono corpi di cani e di uomini brutalmente uccisi; un uomo e un cane sono spariti, così come gli otto organismi ben conservati.

Dyer e uno studente di nome Danforth sorvolano poi le montagne antartiche a bordo di un aeroplano: i due scoprono che dietro di esse vi sono costruzioni conoidali in uno stile architettonico sconosciuto alla civiltà umana. Visitando uno degli edifici e leggendo i geroglifici in esso contenuti, gli scienziati comprendono che le creature ritrovate da Lake non sono altro che gli esemplari di una specie aliena che viaggiò sulla Terra subito dopo il distacco della Luna e che creò la vita con l’ausilio di schiavi mutanti chiamati shoggoth, ma la cosa più impressionante è che gli alieni sono ancora in vita…

La storia di Lovecraft è stata ripresa e illustrata nel 2006 da I.N.J. Culbard, disegnatore, sceneggiatore e regista di animazione.

All’inizio e alla fine del fumetto possiamo notare l’architettura e gli abiti tipici degli anni ’30 contraddistinti da varie sfumature di marrone; si ha subito la presentazione del protagonista che sarà poi la voce narrante di tutta la storia. Dalla terza pagina si ha una netta variazione di colori, da toni caldi a toni nettamente più cupi e freddi in quanto lo scenario cambia: ci troviamo nel Polo Sud dove i vascelli della spedizione sono in viaggio in queste terre inospitali e fredde.

I personaggi non sono rappresentati in modo realistico ma con tratti spessi, forti ombreggiature e occhi piccoli contornati di frequente da colori chiari per amplificare il senso di terrore e angoscia provati di fronte alle creature aliene e al mondo sconosciuto. Il personaggio che mi ha colpito di più è Danforth, seguace di Dyer, avventuroso, coraggioso e fedele ma destinato a perdere la ragione…

I colori scuri dominano in molte scene e tendono a incupire l’atmosfera; in alcune pagine i paesaggi riempiono anche le campiture che fanno da sfondo alle vignette, abbastanza regolari nella forma e talvolta collegate dalle onomatopee, per lo più dai toni marroni o grigi, che preannunciano pericolo e suggeriscono suoni stridenti e sinistri. Così il suono wuk wuk wuk introduce una delle scene più coinvolgenti, quella dell’incontro con i pinguini albini e non vedenti, creature bizzarre e quasi buffe, che provocano nel lettore impressioni contrastanti: dal timore per la reazione di questi esseri, all’attrazione per il loro singolare aspetto. In generale posso dire che rispetto al romanzo di Lovecraft, che mi ha suscitato sensazioni di forte paura e costante tensione, nel fumetto il sentimento della paura è più attutito e prevale maggiormente la curiosità di continuare la storia e vedere le illustrazioni successive.

Alla fine della vicenda troviamo gli esploratori alle prese con le conseguenze del trauma delle scoperte fatte nel nuovo mondo tanto che nell’ultima parte dei fatti il protagonista si rivolge così al lettore:

Dal nostro ritorno ci siamo impegnati a scoraggiare ulteriori esplorazioni antartiche e ci siamo tenuti per noi le nostre storie dando prova di una lealtà e unità d’intenti eccezionale.

Dalila Biancacci


H.P. Lovecraft

Le montagne della follia

Un adattamento a fumetti

Adattamento del testo e disegni di I.N.J. Culbard

Magic Press edizioni

128 p., ill., Brossura

Euro 15,00

ISBN 9788877596178

Joe Golem: Mignola colpisce ancora…

Dopo il romanzo scritto a quattro mani nel 2012, la (splendida) accoppiata Mignola-Golden porta nei comics il personaggio di Joe Golem.

golemGli stessi autori hanno sperimentato la stessa procedura con il personaggio di Lord Henry Baltimore, prima con dei romanzi scritti insieme e illustrati da Mignola, per poi passare alle storie a fumetti, in cui hanno coinvolto altri disegnatori.

Questa volta il lavoro grafico è di Patric Reynolds. E Magic Press, continua fortunatamente a proporre in Italia tutti i lavori del creatore di Hellboy.

E di Hellboy si respira l’atmosfera, già a partire dall’origine del nostro eroe, che nasce in casa di un investigatore che si occupa di magia (e di cognome fa Church, chiesa…), e che con essa ha ottenuto una longevità innaturale (facendo pensare un po’ a Rasputin, ma senza la sfrontata voglia di potere del monaco russo).

La sua origine è in un golem vero e proprio che viene colpito da un fulmine… Anche qui qualche somiglianza con l’arrivo sulla Terra del “ragazzo infernale” c’è.

Il mondo in cui finisce è una New York semisommersa dall’acqua negli anni ’50 del 1900, in cui si sono sviluppate per forza di cose strane forme di società e anche qualche essere soprannaturale.

Qui incontriamo due classici: prima l’uomo-pesce, e non potrebbe essere altrimenti in una laguna in cui sono sommersi tutti i primi piani dei grattacieli di New York, poi l’incantesimo di resurrezione del buon padre che non vuole accettare la morte della sua famiglia e così scatena un’orda di zombi.

joe_golem_4E come spesso accade con Hellboy, insieme alla storia in sé, che è comunque ben scritta, ci sono tanti richiami e sottintesi che preludono a nuove spiegazioni:

  • perché Church è vivo da così tanto tempo?
  • qual è in realtà il legame fra Church ed il golem?
  • come ha fatto il golem ad arrivare a New York?
  • perché si è trasformato da essere di fango in uomo?
  • chi è il losco figuro che abita sul fondo della laguna e recupera i libri di magia?
  • cosa ha a che fare con Church?

E potremmo proseguire ancora a lungo….

Dal passato dei due protagonisti per ora emergono solo dei flash, a volte scollegati, che però preludono a una sintesi.

Le linee narrative sono tante e aperte, la possibilità di mescolare i casi da indagare con le vicende personali di Church e Golem (ad esempio la storia d’amore con Lori), ma anche con il mistero delle loro origini, della loro vita e dei loro rapporti dà agli autori un ventaglio di possibilità che hanno appena cominciato a esplorare.

Lo sfondo di magia e potere parte dalla sostanzialmente inattesa trasformazione del protagonista, poi si delinea sempre di più, passando da una serie di situazioni scollegate a un quadro più delineato, nel quale le indagini sembrano sempre più solo la manifestazione contingente. Si ha la sensazione che quanto c’è di nascosto e non detto porterà a uno scontro finale tra potenze in grado di sconvolgere questo mondo semi-inabissato.

Però ci sono tutti gli elementi per un successo per gli amanti del genere. Perché, nonostante tutte le analogie (un altro legame, più tecnico, con Hellboy è ad esempio lo storico colorista Dave Stewart che ripropone le atmosfere fumose, fatte di colori pastello, che danno la sensazione quasi di un TV in bianco e nero che cambia viraggio a seconda delle scene, comunque sempre a bassa saturazione), le specificità e le idee che troviamo in quest’opera valgono indipendentemente dai legami con il più famoso predecessore.

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Nella storia si intrecciano vari aspetti, a partire dalla stessa ambientazione: chissà se la visione di New York come città lagunare è in qualche modo anche legata a New Amsterdam (antico e primo nome di New York nel 1600) e al fatto che Amsterdam viene spesso collegata con la più famosa città lagunare del mondo, la nostra Venezia? Non mi stupirebbe, perché Mignola da sempre tratteggia e nasconde nelle sue opere riferimenti culturali, storici e geografici che, dettagliati e ben studiati, insapidiscono la lettura.

Eppure questa città sembra un mondo a sé, non è la New York cosmopolita, poliglotta e piena di vita, sembra una Venezia post olocausto, con poca gente rintanata e sospettosa.

Reynolds ha sicuramente un tratto più realistico di Mignola, ma non per questo meno dinamico. Nonostante si parli di aspetti soprannaturali, la grafica è molto “fisica”, concentrandosi anche sulle espressioni dei volti, soprattutto degli occhi, per trasmettere il pathos. I corpi dei personaggi sono significativi, se Joe Golem è passato dalla terra alla carne (e mi ha ricordato Ez 36,26 o Ez 11,19), acquisendo anche una sensibilità, Church non è da meno. Vediamo le sue pratiche per la longevità, le ferite ricucite, le operazioni fatte da sé sulla sua parte biomeccanica.

Devo ammetterlo, sono un fan sfegatato di Mignola, e se volevano anche farmi venire voglia di leggere i libri, ci sono riusciti. Anche senza necessariamente aspettarne la versione a fumetti, che comunque ci auguriamo accanto ai prossimi volumi originali.

Joe Golem, detective dell’occulto
Volume 1
Christopher Golden, Mike Mignola
Patric Reynolds, Dave Stewart
Brossurato 17x26cm, 132 pagine
Magic Press Edizioni
€ 14

Locke & Key – La quercia non fa le melarance

locke-&-key_1Joe Hill è lo pseudonimo usato da Joseph Hillstrom King, romanziere di successo figlio DEL romanziere di successo per antonomasia: Stephen King. Con tale corredo genetico non stupisce che Hill si trovi perfettamente a suo agio con il genere horror, riuscendo a ben figurare anche nella narrazione a fumetti. Con Locke & Key, pubblicato dalla IDW negli USA a partire dal 2008, lo scrittore decide di cimentarsi nella Nona Arte con un “thriller soprannaturale” strutturato in sei miniserie da sei albi ciascuno (fatta eccezione per l’ultimo volume composto da sette albi) a cui si aggiungono due one-shot.

La prima miniserie è raccolta nel volume Benvenuti a Lovecraft pubblicato dalla Magic Press nel 2009.

A seguito dell’omicidio del padre, i tre fratelli Tyler, Kinsey e Bode Locke si trasferiscono con la loro madre nella casa dello zio paterno a Lovecraft, una tranquilla cittadina del Massachusetts. Keyhouse però non è una villa come le altre e nasconde parecchi segreti: delle chiavi che aprono porte su mondi fantastici e uno strano pozzo dal quale proviene una voce inquietante.

In questo primo volume, Joe Hill e il disegnatore Gabriel Rodriguez gettano le fondamenta per una storia che si prospetta articolata e narrata su piani diversi. Il primo è ovviamente il dramma legato al brutale assassinio del padre dei tre ragazzi da parte di due compagni di scuola di Tyler: Sam Lesser e Al Grubb. Hill decide di raccontare la tragedia tramite flashback interpolati alla narrazione delle vicende al presente dei fratelli Locke; questo espediente permette all’autore di non impelagarsi in un prologo inutilmente prolisso e contemporaneamente di offrirci un efficace ritratto dei protagonisti.

Vediamo i quattro affrontare il lutto ognuno alla sua maniera: la madre Nina si rifugia nell’alcol; il maggiore dei tre figli, Tyler, lavora fino a sfinirsi per sopprimere i sensi di colpa; la sorella Kinsey stravolge aspetto fisico e personalità nel tentativo di non farsi notare e così sparire agli occhi di tutti; e poi c’è Bode… il piccolo Bode che trova una chiave.

Locke & Key

È grazie a quest’ultimo che il lato soprannaturale si insinua in un racconto altrimenti ordinario. Tremendamente ordinario. La storia dell’ordinaria follia di Sam Lesser che sconvolge la vita della famiglia Locke, e delle conseguenze drammatiche su tutti i personaggi, potrebbe tranquillamente tenere su un ottimo fumetto. E per gran parte del volume lo fa. Ma tutta la prospettiva del racconto viene stravolta al termine del primo capitolo. Bode trova la chiave, apre una porta e il suo spirito fuoriesce dal corpo libero di viaggiare. Si scopre poi che esistono molte di queste chiavi, ognuna con un potere diverso, che sono in qualche modo legate alla morte del padre e a un personaggio (una creatura?) veramente “poco ordinario”: Dodge.

L’edizione in volume offre un gran servizio al lavoro di Hill, altrimenti penalizzato dalla lettura in albi singoli, come nell’edizione originale. Le vicende vengono raccontate con studiata lentezza e i dettagli vengono forniti con il contagocce, costruendo il racconto in maniera apprezzabile sulla lunga distanza; tanto che alla fine del primo volume comincia ad esplorare anche i personaggi di Nina e Duncan (madre e zio dei tre ragazzi) fino a quel momento lasciati più in disparte, mostrando il potenziale che le loro storie possono offrire.

Locke & Key Hill Rodriguez

Da parte sua il cileno Gabriel Rodriguez offre una prova soddisfacente contribuendo alla fluidità della narrazione con una composizione della tavola funzionale e abbastanza ordinata. Le caratterizzazioni un po’ caricaturali e grottesche (sulla falsariga del tratto di Joe Madureira) sembrano a volte fuori luogo e a tratti incongruenti. Piccoli peccati in un lavoro più che sufficiente.

Il punto di forza dell’albo resta comunque il lavoro di scrittura del figlio di King che rende il volume più che degno dell’acquisto e anche di una seconda rilettura in attesa della seconda uscita che recensiremo presto.

The Umbrella Academy – Apocalypse Suite

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Dalla inesplicabile e straordinaria nascita mondialmente simultanea di ben quarantatré bambini, si forma la famiglia adottiva dell’eccentrico milionario e genio Reginald Hargreeves, che se ne aggiudica sette –dai quali senza successo insiste a farsi chiamare “Il Monocolo”-.
A che scopo lo strano personaggio ha concepito questa bizzarria? Ma per salvare il mondo, ovviamente! Sin da piccoli, infatti, i bambini dimostrano di avere straordinari poteri.

Da un incontro a Glasgow nel 2006, nasce questa serie assolutamente deliziosa, uno strambo fumetto di supereroi edito a Milwaukie -in Oregon- (e stampato in Cina). L’autore è Gerard Way, cantante del gruppo statunitense My Chemical Romance, e i disegni sono affidati a Gabriel Bà. Questo primo albo, edizione americana del 2008 e pubblicata in Italia dalla Magic Press nel 2009, per la Dark Horse Comics, raccoglie sei capitoli della saga; tavole, bozzetti -risalenti anche al 2003- e storie brevi completano il volume.

 

L’edizione americana non ha numeri di pagina, ma già solo nella prima dozzina, approssimativamente, si offre una serie così delirante e varia di figure e situazioni, cheumbrella-academy-apocalypse-suite-20080709005906688-2462945 si rimane stupiti; avventure che implicano pericoli mondiali, morte e annichilimento, viaggio nel tempo e molto altro, oscillano tra cinico e ironico, arrivando fino allo splatter, in una serie di battute argute e umore, che però portano avanti litigi familiari, crisi personali, e propongono antagonisti assolutamente spietati.

I personaggi sono ben congegnati e con stranezze a volte esilaranti, nonostante magari anche certa (voluta) “protocollarietà generale”.
Come da canonica tradizione narrativa in alcuni passaggi, appunto, ci si diverte a usare la buona vecchia accumulazione, creando un efficace fuoco artificiale di ilare disorientamento, gradevolissimo, e non scontato; ecco di seguito: il Nobel, Stoccolma, Milano, Parigi e le sue attrazioni e tradizioni, la scherma, adozioni, il wrestling, calamari giganti, extraterrestri, zombie, il povero ingegner Eiffel, e così via.

Perverso e spesso crudele e disincantato, in stile emo, sono comunque innumerevoli le suggestioni (più che le citazioni dirette) rinvenibili, dal gota dei “supereroi veri” americani, al pianeta delle scimmie e sue parodie, magari perfino i clown dello spazio, fino al poliziesco noir, o il misterioso in stile lovecraftiano, e molto altro che ci si può divertire a rintracciare, se si ha qualche anno sulle spalle.

Il disegno è in classico stile supereroi, molto bello e ottimamente realizzato, si fa apprezzare il tratto piuttosto spigoloso, squadrato e impreciso, ovviamente caricaturale, con colori acidi, che riescono ciononostante molto gradevoli e si prestano in modo estremamente funzionale -per contrasto- a sottolineare la bizzarria dell’opera, contribuendo a farla oscillare tra serio e faceto. Griglia e narrazione anche sono “classiche”, l’uso delle tavole a pagina intera o doppia è ben calibrato e assolutamente piacevole.

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Una lettura senza dubbio consigliabile.

“Locke & Key” – La saga orrorifica di Joe Hill giunge a conclusione

Comunicato Stampa

MAGIC PRESS

presenta

LOCKE & KEY

L’OSCURA SAGA ORRORIFICA

Scritta da

JOE HILL

Tra gli autori più apprezzati del New York Times

FIGLIO ED EREDE DEL PRINCIPRE DELL’HORROR STEPHEN KING

Joe Hill, acclamato romanziere del brivido e tra gli autori che, secondo il New York Times, hanno reinventato il genere horror, si cimenta con la Nona Arte dando vita ad una Graphic Novel di nera immaginazione e ingenua meraviglia: LOCKE & KEY.

Disegnato da Gabriel Rodriguez, LOCKE & KEY racconta la storia di Keyhouse, una bizzarra villa nel New England, dove porte dagli oscuri poteri trasformano chiunque osi attraversarle. Inoltre, un’ammaliante creatura vendicativa non conoscerà tregua finché non riuscirà ad aprire la più spaventosa tra tutte le porte…

“Atteso a lungo al cinema e mai arrivato, Locke & Key potrebbe essere uno dei prossimi capolavori della tv americana, ciò grazie alla squadra d’elite messa insieme dalla 20th Century Fox Television e dalla DreamWorks Television, che oltre a Spielberg include Alex Kurtzman e Robert Orci, produttori e sceneggiatori di Fringe, e Josh Friedman, ideatore di Terminator: The Sarah Connor Chronicles”.(Coming Soon)

 Joe Hill (MTV News):“Credo che il piano ora sia fare un altro passo e trasformare “Locke e Key” in una serie televisiva. IDW ha già iniziato … A quanto pare hanno finanziamenti sufficienti”.

Con “LOCKE & KEY: ALPHA & OMEGA”, la saga giunge al sesto ed ultimo capitolo, in questi giorni in uscita nelle migliori fumetterie e librerie d’Italia.

L’ultimo capitolo

Ci sono volute due reincarnazioni e numerose vittime, ma Lucas Dodge, alla fine, ha ottenuto ciò che voleva: la chiave che è in grado di aprire la Porta Nera. Dodge discende nella caverna degli affogati per aprire la porta e consentire il passaggio ai demoni. Quanti hanno provato ad opporsi a lui, Tyler, Kinsey, Scot, Nina e Rufus andranno in contro ad un “nero” destino. In questo volume, conclusivo della serie culto di Joe Hill e Gabriel Rodriguez, la forza morale e l’odio smisurato si scontreranno all’ultimo sangue nelle caverne che si dipanano sotto Keyhouse. Il male è alle porte, riusciranno i Locke a metterlo sotto chiave?

AUTORI

Joe Hill (La scatola a forma di cuore, NOS4A2 – Ritorno a Christmasland, Ghosts, La vendetta del diavolo) ha vinto l’Eisner Award (l’Oscar fumettistico) come Miglior scrittore per Locke & Key: Le chiavi del regno. È stato anche insignito del Bram Stoker Award, del World Fantasy Award e dell’International Thriller Award. Gabriel Rodriguez è l’acclamato illustratore di Clive Barker’s The Great and Secret Show e ha condiviso con Joe Hill numerose nomination agli Eisner Award per Locke & Key, inclusa quella del 2011 come Miglior disegnatore e inchiostratore

Titolo: Locke & Key v.6: Alpha & Omega

Autori: Joe Hill, Gabriel Rodriguez

Formato: 17×26 cm; 192 pp.; Bross. con bandelle; Col.

ISBN: 978-88-7759-875-2

Prezzo: 18,00 €

Uscita: 14 gennaio 2016

A Lucca Comics 2015: Simple e Madama – “IL BELLO E LA BESTIA” di Lorenza di Sepio

Comunicato stampa

In occasione di “Lucca Comics & Games 2015” Magic Press Presenta:
“Simple & Madama” di Lorenza Di Sepio In
“Il Bello & la Bestia”

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“Il Bello & la Bestia” è il titolo del nuovo albo a fumetti di Lorenza Di Sepio, legato alla serie “Simple&Madama”, prodotto e distribuito da Magic Press Edizioni.
L’albo, che verrà presentato in occasione di “Lucca Comics & Games 2015”, segna l’inizio di un nuovo ed esilarante esperimento dell’autrice, che colloca i simpaticissimi protagonisti Simple e Madama, in un mondo fiabesco, trattato con la sottile e intelligente ironia, che contraddistingue la serie regolare.
I ruoli classici si invertono e Lorenza Di Sepio pensa a Madama come ad una principessa goffa ed egoista, che una fata trasforma in bestia. Solo l’amore potrà sciogliere il terribile incantesimo. E qui, entra in scena Simple “il bello”, la cui mansuetudine e semplicità si scontrano con il caratteraccio di Madama. Lorenza Di Sepio disegna e sceneggia 112 pagine di equivoci spassosi e paradossi al quanto buffi, navigando tra le atmosfere della favola Disney a cui siamo abituati e sovvertendone le regole.
“Ma se la vera bestia fosse Lei?” E’ il vero quesito di questa nuova avventura di “Simple&Madama”. Una domanda che forse nasce spontanea anche nella serie regolare, dove l’autrice gioca con meccanismi psicologici che si ripetono i tutte le giovani coppie e Madama mette spesso alla prova la pazienza di Simple.
“Il Bello e la Bestia” si colloca, dunque, come un albo speciale: una parentesi spiritosa, che non deluderà i suoi lettori. Simple e Madama Lorenza Di Sepio ha ottenuto i primi successi in rete e ad oggi sono ben 114.320 i suoi seguaci su Facebook. Con questi numeri, le vignette di “Simple&Madama” hanno colto l’attenzione degli editori di Magic Press Edizioni, che sin da subito hanno creduto e scommesso sulla freschezza delle idee di Lorenza Di Sepio.
Problemi di coppia a fumetti
Ma chi sono Simple e Madama? Due innamorati alle prese con le sfide quotidiane della vita di coppia. L’ironia nasce, come sempre, dalla parodia intelligente che mette sotto i riflettori i gesti più semplici e, solo apparentemente, scontati di ogni relazione, illustrati dal tratto “morbido” dell’autrice, che dona ai due personaggi una giocosa leggerezza. Stralci grotteschi di vita vissuta, in cui tutti, prima o poi, inciampiamo.
Note dell’autrice “Simple e Madama rappresentano l’universo maschile e femminile, così diversi tra loro, eppure in fondo così indispensabili l’uno all’altra. Pillole di vita vissuta in coppia, condite con ironia e colore, per dimostrare che non è necessario strafare, ma basta la persona giusta con cui condividere anche le cose più semplici”. (Lorenza Di Sepio)
Lorenza Di Sepio Classe 1983, ha da sempre l’esigenza di raccontare e disegnare storie. Studia e si esercita come autodidatta fino al diploma della maturità, per poi scegliere l’animazione tradizionale 2D come strada da percorrere. Inizia da subito a lavorare nel settore, collaborando a diversi cartoon, spot e serie animate per la tv. Dopo ulteriori esperienze anche in ambito di colorazione, storyboard, grafica e illustrazione, si trova di fronte al pubblico dei social con “Simple&Madama”, il progetto che l’ha portata a farsi conoscere anche come autrice. Nel 2014 esordisce con le storie a fumetti grazie a Magic Press Edizioni col volume: Simple&Madama – La scintilla. Nel 2015 le avventure dei due surreali fidanzatini continuano con Simple&Madama –“Orgoglio&Pregiudizio” e Simple&Madama special: “Avventure al metrò”.