Madoka Magica

Il ritorno di Madoka Magica

In una recente intervista sulla rivista Newtype il presidente della Shaft Mitsutoshi Kubota ha dichiarato che il concept movie dedicato a Puella Magi Madoka Magica mostrato al pubblico a Dicembre durante la manifestazione “~Commemorating 40 Years of Shaft~ Madogatari“, è il punto di partenza per un nuovo progetto dedicato al popolare brand creato da insieme ad Aniplex.

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Lo staff è al lavoro per integrare quanto mostrato nel cortometraggio nel nuovo progetto, a partire dall’immagine del balletto di Madoka.

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Anche Mami, Sayaka, Kyoko e Homura appaiono nel concept movie e Kubota fa sapere che anche Hitomi e Nagisa avranno un ruolo nel nuovo progetto. Per quanto riguarda Mami sembra che il nuovo progetto rinforzerà la sua immagine di “dio della battaglia”.

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Kubota ha inoltre dichiarato che Ume Aoki ha ridisegnato gli abiti dei personaggi in una maniera “leggermente differente” da quelle delle normali maghette.

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Nell’ultimo numero di Newtype è stato inoltra allegato un poster dedicato all’anime che vede protagoniste God Madoka, Devil Homura e Tomoe Mami.

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Madoka Magica meets Ryutaro Arimura

Da un paio d’anni il gruppo musicale rock giapponese Plastic Tree ha totalmente cambiato la propria immagine, immagine che per loro è basilare essendo una band visual kei, cioè un tipo di glam rock in cui l’importanza della parte visiva non è inferiore a quella musicale. Sostanzialmente è teatro: le band visual kei pubblicano più DVD che album e scrivono più saggi, editoriali, articoli su riviste e interviste varie (corredate da mille foto) che testi di canzoni. Lo scopo finale è fornire all’ascoltatore una controparte visiva di quella sonora, come in Fantasia, e ottenere nei concerti appunto un risultato teatrale, in cui scenografie, costumi, trucco & parrucco eccetera si sposano con la proposta musicale. Concettualmente non siano lontani dall’opera lirica, insomma.

La rock band giapponese Plastic Tree nel periodo "Ammonite".

I Plastic Tree in uno degli scatti più gioiosi e solari della loro carriera, dato che l’iconico cantante Ryutaro Arimura, noto per i capelli corvini a fungo, i cosplay di L di Death Note e le tetre canottierine sdrucite, indossa addirittura una t-shirt con un fiore rosso.

Data l’importanza dell’immagine, nessuno stupore quindi che i gruppi visual kei pubblichino album e singoli in svariate edizioni con svariate copertine per moltiplicare la loro creatività visiva. I Plastic Tree non fanno eccezione e nel biennio 2014-2015 la band si è affidata al collettivo di artisti noto come Gekidan Inu Curry, che vuol dire qualcosa come “Troupe teatrale Curry del cane” (o “al sapor di cane”, il che è inquietante), ormai celebre fra gli otaku di tutto il mondo per aver lavorato a serie come Sayonara zetsubou sensei e soprattutto a Puella Magi Madoka Magica, il majokko alternativo diventato certamente uno degli anime più importanti dai tempi di Neon Genesis Evangelion, e per i suoi stessi motivi: profondo legame con la produzione precedente, reinvenzione dei topoi del genere, trama basata non sugli eventi esterni bensì sulle scelte e svolte psicologiche dei personaggi, e finale aperto a interpretazioni e sequel. Infine, c’è un altro basilare elemento comune: la fortissima identità grafica.

Infatti, come chiunque abbia visto Neon Genesis Evangelion non può dimenticare la grafica allarmante della NERV e dei suoi sistemi di difesa, allo stesso modo chiunque abbia visto Puella Magi Madoka Magica non può dimenticare la grafica allarmante delle Streghe e dei loro sistemi d’attacco. Evidentemente è andata così anche per i Plastic Tree, che nello spot pubblicitario dei concerti di fine anno 2015 citano la serie di Hideaki Anno (enormi ideogrammi bianchi su fondo nero, Inno alla gioia di Beethoven, montaggio serrato) e nelle copertine delle loro ultime uscite citano la serie di Akiyuki Shinbou.

Copertine di album di musicisti giapponesi disegnate da fumettisti.

Quando i fumettisti incontrano i musicisti. In rigoroso ordine cronologico: in alto a sinistra la copertina dell’album Noblerot (cioè la muffa nobile della pianta di vite) degli ALI PROJECT del 1998 realizzata dalle CLAMP in piena fase Clover; al centro il singolo del 2000 dei LAREINE Bara wa utsukushiku chiru che coverizza la sigla originale di Lady Oscar ed è illustrato da Riyoko Ikeda in persona; a destra Invade del 2011 dei jealkb per cui Akira Toriyama ha lavorato gratis essendo un «amico di bevute dei membri della band». Sotto: a sinistra la copertina di Nihon chinbotsu (“Il Giappone affonda”) del gruppo visual kei R-shitei del 2012 disegnata da Suehiro Maruo nel suo raffinato stile grand-guignol; al centro la stilosissima cover dello stilosissimo mangaka Hisashi Eguchi per lo stilosissimo album del 2013 date course delle idol lyrical school; a destra la versione giapponese dell’eponimo album di debutto del 2014 della pop-rock band svedese Dirty Loops illustrata da Hirohiko Araki (e nella versione intera si vede che i personaggi sono in pose assurde e galleggiano sui fiori).

Tralasciando il grande mondo delle sigle degli anime dove spesso le copertine sono illustrate dai character designer delle serie, nonché tutta quella musica con una funzione nella trama che ha nella saga di Macross il suo massimo rappresentante, va comunque ricordato che non è assolutamente la prima volta che in Giappone il mondo della musica incontra quello di fumetti & cartoni animati. Gli esempi sono numerosi e con grandi nomi coinvolti: fra le tante collaborazioni, molte sono in ambito visual kei come quelle fra i LAREINE e la loro musa Riyoko Ikeda, fra i jealkb e il sempiterno Akira Toriyama o fra gli R-shitei e il maestro del grottesco Suehiro Maruo; anche in ambito più pop basti citare gli ALI PROJECT con le storiche collaboratrici CLAMP, le lyrical school che si fregiano di avere una cover di Hisashi Eguchi, e addirittura la band svedese Dirty Loops che per la versione giapponese del proprio album di debutto ha chiesto a Hirohiko Araki di disegnare la copertina, per non parlare dell’intera discografia degli ASIAN KUNG-FU GENERATION i cui artwork di tutti i singoli e gli album sono opera di Yusuke Nakamura (il character designer del celebrato anime The Tatami Galaxy).

In questo caso però si è trattato di un progetto inedito: il gruppo artistico Gekidan Inu Curry e il gruppo musicale Plastic Tree hanno lavorato insieme e pianificato una serie di opere visivo-musicali realizzate seguendo un tema comune; nella pratica sono stati pubblicati tre singoli conclusi poi da un album (in Giappone i singoli escono prima degli album) con copertine splendide e, sorpresa, componibili.

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Il primo lavoro, risalente al settembre 2014, è stato il singolo Mime (come “mimo” in inglese) edito in quattro versioni: una conteneva il solo CD, le altre tre un DVD extra con contenuti diversi tipo il videoclip o esibizioni live. In questo primo caso le quattro cover erano concepite come un nastro infinito: messe in fila una dopo l’alta formano un’immagine continuativa, ma anche il bordo superiore della prima immagine e quello inferiore dell’ultima combaciano così che il cerchio ricomincia. In queste immagini i musicisti stessi hanno collaborato alla grafica e l’ispirazione è palesemente legata a Puella Magi Madoka Magica, con chiari riferimenti alla Walpurgisnacht.

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Anche il secondo singolo Slow è stato stampato in quattro versioni, ma poiché stavolta il tema della canzone era lo scorrere del tempo gli artisti del Gekidan inu curry hanno pensato a una spirale di piccioni psichedelici, volti che gocciolano latte e bambini dagli occhi rossi su quattro copertine che si compongono a formare un cerchio; cerchio che poi, nel merchandising della band, diventa un vero orologio.

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Il terzo e ultimo singolo della collaborazione fra i Plastic Tree e i Gekidan Inu Curry è stato Rakka (“Cadono i fiori”), col suo video in cui cadono le parole e le cover in cui cadono i fiori, gli occhi, le stelle, le farfalle, i paisley, i colori, le lacrime di Ecoline, i ricordi e tutto quanto possa cadere sulla città in questo rettangolo stretto e lungo.

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Infine, come regalo per i fan, i Plastic Tree hanno pubblicato a Natale 2015 l’album Hakusei (“Animali impagliati”), nella cui cover i volti dei quattro componenti della band appaiono all’interno di quello di un quinto individuo dalle pupille vitree, circondato da varie parti di animali altrettanto immobili e statuari, il cui collo è fissato a una cornice appesa al muro. Nell’edizione deluxe l’album è contenuto all’interno di un cofanetto di cartoncino con un libro illustrato in cui le foto dei musicisti sono state ritoccate a mano all’acquerello, tempera e collage dagli artisti per apparire come animali impagliati con pose innaturali e occhi immobili. Un’idea piuttosto inquietante, hitchcockiana, ancor di più considerando che gli animali impagliati sono un tema di Psycho e che quel corvo nero sulla testa di Ryutaro Arimura e del personaggio in copertina è chiaramente un rimando a Gli uccelli.

Chissà se i Plastic Tree e i Gekidan Inu Curry avevano in mente Morrissey e il suo motto «Meat is murder» quando hanno pensato al tema visivo dell’album: non lo sapremo mai, ma almeno agli amanti degli anime e a quelli di j-rock resta quest’interessante quartetto di dramatis personæ, tempus fugit, vanitas e et in Arcadia ego (che allegria).

Madoka Magica: sembra un majokko ma non lo è!

Avevo sentito parlare molto spesso negli anni passati di Madoka Magica, e da assidua frequentatrice di fumetterie avevo visto più volte i tankobon esposti sugli scaffali, ma non avevo mai visto l’anime o letto il fumetto fino alla scorsa settimana.

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Il punto è che…mi avevano spoilerato tutto, il che è facile quando si tratta di un anime di sole dodici puntate, e dato che “so come va a finire” non avevo interesse a guardarlo, ma poi ci ho ripensato e ho fatto bene.

Tutte le ragazze anche quelle più maschiacce sotto sotto amano il majokko, sarà che ci siamo cresciute, ma Madoka Magica è un majokko per chi non è più una bambina. Non è facile parlare di Madoka senza fare spoiler ma ci proverò.

Madoka Magica – Puella Magi è un anime che è stato prodotto nel 2011 da Shaft e Aniplex, il soggetto è del Magic Quartet.

La storia è ambientata in una cittadina giapponese in un futuro prossimo: durante il primo episodio Madoka, che ha all’incirca quattordici anni, fa un sogno (premonitore?) nel quale una ragazzina mora combatte contro un mostro; un grazioso animaletto bianco di nome Kyubei (che tanto ricorda Mokona di Rayheart) le va incontro e le dice: – Se vuoi puoi aiutarla. Madoka perplessa chiede: – E come? Il sogno finisce qui, ma il giorno dopo la misteriosa guerriera del sogno si presenta a scuola, e Madoka e la sua migliore amica Sayaka scopriranno che nel mondo ci sono delle Maghe che diventano tali grazie a uno scambio con l’animaletto Kyubei: questo esaudirà un desiderio delle ragazze, anche un desiderio impossibile, e in cambio le ragazze si trasformeranno in Maghe che consacreranno la loro vita a combattere le Streghe.

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Fin qui ci sono tutti gli elementi classici del Majokko: delle ragazze inseparabili contraddistinte da capigliatura e abbigliamento di colore diverso, un famiglio (un animaletto magico appunto) che dona loro dei poteri magici (nb: questo famiglio assomiglia a un gatto, come in Sailor Moon, Creamy, ecc) e una missione da svolgere. Ma le analogie con il Majokko classico finiscono qui. Dopo i primi due episodi l’atmosfera diventa cupa: l’autore infatti dopo averli usati, distrugge gli stilemi classici del genere, facendo precipitare lo spettatore in un costante stato d’angoscia, in quanto le ragazze vengono lasciate sole ad affrontare le Streghe. Se di solito poi i cattivi hanno un aspetto antropomorfo, parlano e spiegano le loro motivazioni durante i combattimenti, qui le Streghe sono entità di un’altra dimensione che inglobano le Maghe in un labirinto surreale, e le ragazze non combattono solo per un ideale, ma per una questione di vita o di morte.  

Per quanto riguarda l’animazione è molto curata, la visione di una specie “future town” è molto dettagliata e realistica e rende molto netto lo stacco tra la “nostra dimensione” e la dimensione delle Streghe, che è a metà tra un quadro surrelista e un parco giochi dell’orrore.

Ho molto apprezzato il modo in cui la storia si svolge, sono tre archi narrativi che prendono in esame la vita delle tre maghette, si analizzano i loro sogni, le loro aspirazioni e il motivo per cui sono diventate maghe, e ogni volta gli autori ci lasciano spiazzati e increduli, ribaltando la storia e i ruoli in modo sempre nuovo. Il ritmo narrativo è incalzante, e le dodici puntate ci fanno rimanere incollati al PC (o al televisore) e ci fanno esclamare “ma che davvero?”. Questo è un anime fatto per sorprendere anche gli spettatori più smaliziati, una ventata di aria nuova dopo anni di magia-ammazza il cattivo-vissero tutti felici e contenti.

una delle streghe di Madoka magica

Una delle streghe di Madoka Magica

L’unica cosa che ho trovato davvero irritante è il modo in cui le ragazze corrono. Sì avete capito bene. Quando le protagoniste corrono sembrano un misto tra chi sta pestando le more e chi prova a liberarsi della cacca sotto le suole. Le eleganti falcate di Sailor Moon sono un ricordo lontano.

Quindi mi sento di consigliare a tutti Madoka Magica, perché è stato uno dei prodotti migliori che ha visto la luce in questi ultimi tempi. Avvincente con una trama originale e non scontata. Se lo volete seguire è in streaming su VVVVID.

Nota finale: la colonna sonora spacca.