Luca Enoch

Dragonero: esperimento riuscito?

Qualche giorno fa vi parlavamo dell’esperimento annunciato sulla pagina Facebook di Dragonero.

Due albi in uscita in due giorni: il 38 della serie regolare e il terzo speciale a colori, legati nella trama, anche se con due storie diverse.

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Che in Dragonero ci sia una continuity molto forte lo abbiamo già detto: specialmente in questo caso i due albi sono molto legati e aprono prospettive anche sul brevissimo termine. Nei blog e nelle pagine facebook degli appassionati (e non solo) si parla di una saga in dodici numeri sulle Regine Nere. Si comincia forse a vedere qualche pettine che sciolga i tanti nodi che fin qui sono stati creati?

La sensazione è che sia una sorta di escalation che dovrà portare a qualche resa dei conti.

Sembra che il numero di agosto avrà come protagonista Saevasĕctha, la tagliatrice crudele, la spada di Ian imbrunita dal sangue di Drago. Spada, che nei finali di entrambi i numeri di luglio prende il controllo della situazione. Ne Il castello della follia questa dà una mano a Ian a sconfiggere l’assassino servo del Genio, mentre ne Il globo delle anime Ian addirittura si abbandona al potere della spada per sconfiggere il demone Ekimmu.

Inoltre si avverte una crescente tensione tra Ian e Alben e si parla di manufatti magici sempre più potenti.

Oltre al globo delle anime che compare nel n. 38 e dà il titolo allo speciale, si fa riferimento alla Pietra del buio, già comparsa nel numero 35. Tutti oggetti in grado di riportare in vita i morti.

O il bastone che controlla i demoni.


Alben e lo stesso Ian ci fanno capire che qualcosa di grosso bolle in pentola già dalla fine de Il castello della follia. Quindi si direbbe che Saevasĕctha sia in ottima compagnia!

«A Vàhlendàrt si sta organizzando una spedizione… per il momento è tutto» annuncia il luresindo.

«Il mio essere “Dragonero” mi rende l’uomo ideale per le faccende sporche…» riflette lo scout subito dopo.

Quindi l’esperimento si colloca in questo scenario.

E qual è il suo esito?

A una prima lettura ero rimasto un po’ deluso. In fondo si tratta di due storie collegate da una serie di avvenimenti, come già successo tante volte. Solo che stavolta le citazioni non sono necessarie, avvenendo a brevissima distanza temporale. Gli elementi di collegamento sembrano inizialmente solo il globo, e il Morto castello.

Quindi, a patto di seguire l’indicazione di leggere prima ciò che è uscito prima (come sembra ovvio), diciamo che lo Speciale poteva uscire in qualsiasi momento dopo Il castello della follia.

Poi però, lasciando decantare e riflettendoci un po’ su, ho considerato che gli elementi positivi in questo esperimento sono diversi.

Intanto ciascun albo in sé mantiene la buona qualità che la serie sta dimostrando, con una crescita costante degli autori e dei loro personaggi.

Il castello della follia, affrontando il tema della negromanzia, mette Ian sempre più in difficoltà, davanti a forze oscure nelle quali si specchia, oltre che combatterle. La magia permea sempre più fortemente gli albi, tanto che Alben diventa protagonista e aiuta direttamente Ian in entrambe le storie. L’intero mondo in cui è ambientato il fumetto ha una atmosfera sempre più cupa, per certi versi angosciante. Ian repelle l’uso della magia per richiamare in vita le persone, ma deve arrendersi per poter avere lo strumento per salvare la vita al suo amico e rivale Khail.

Lo stesso accade nello speciale, la cui storia parte con un atto di negromanzia ancora più esplicito, ed è così oscura da non far pensare che il lieto fine sia scontato… Il colore stesso rende ancora più ossessivo questo sfondo oscuro della storia, la (splendida) copertina di Mammuccari rimane sospesa tra la tensione dello scontro di Ian con Ekimmu e la disperazione di Gmor. E purtroppo non vale il detto «tutto è bene quello che finisce bene», la resurrezione di Sera non scaccia via tutta l’oscurità… in fondo Ian e Alben, con l’aiuto di Ige, si sono essi stessi piegati a usarla. Anche qui, con un passo ulteriore verso l’abisso, rispetto all’albo, in cui Ian aveva solo tollerato l’uso del globo.

E infatti il volo con Sera sulla nave volante ci dà un po’ di sollievo, ma non cancella quanto successo prima.

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Vietti, che ha sceneggiato entrambi gli albi e che, come dice Luca Barbieri nell’editoriale dello speciale, con Luca Enoch «possiedono una dettagliata mappa mentale dell’Erondár e trattano ogni singola storia come il prezioso tassello di un unico mosaico», ha fatto un egregio lavoro.

La grande positività dell’esperimento è stata quella di avvicinare temporalmente due racconti così simili e così importanti per l’escalation degli eventi. Non sarebbe stata la stessa cosa leggere queste due storie a distanza di mesi l’una dall’altra. Ed è stato importante legarle, per quanto separate negli avvenimenti, con oggetti, luoghi, ricordi, perché altrimenti non ci sarebbe stato lo stesso effetto. Né in una eventuale narrazione in due episodi.

Quindi, a distanza di un giorno, per chi è riuscito a comprare e a leggere gli albi in sequenza, le letture, legate sì dagli oggetti e dai luoghi, ma soprattutto da quella sensazione di qualcosa sta per accadere, hanno avuto l’effetto di quello che nei videogiochi di una volta si chiamava «combo hit», o, se preferite, di un «uno-due» di Muhammad Alì.

In definitiva esperimento riuscito?

Direi di sì!

Khame grathe, Varliedàrto! I primi tre anni di Dragonero

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Dragonero © Sergio Bonelli Editore

Nell’anno in cui i lettori bonelliani celebrano le nozze d’argento con Nathan Never, di cui ricordo le splendide pubblicità degli esordi, e di cui il nostro sito ha parlato qualche giorno fa, questo mese c’è un’altra piccola ricorrenza: i tre anni della serie Dragonero, in edicola con il numero 36, Le lame nere. In Italia un classico fumetto fantasy, con draghi, orchi, elfi, pubblicato in serie e su larga scala, non esisteva. Dopo il romanzo di apertura, pubblicato nove anni fa, e più recentemente edito in versione completamente a colori e cartonata, nel giugno 2013 ha esordito la serie.

In realtà, la creatura di Luca Enoch e Stefano Vietti mi ha interessato fin dall’inizio (anche se mi sono perso la versione originale del romanzo, ahimè…) e ho atteso la sua uscita: mi incuriosiva molto un fumetto italiano con un intero mondo, delle lingue, il background tipico dei mondi fantasy da Il Signore degli Anelli in poi.

In effetti in Dragonero si mescolano in modo accattivante le caratteristiche dei mondi fantasy che hanno maggiormente segnato le generazioni dei lettori e dei giocatori di ruolo degli anni ’80-’90 e seguenti. I detrattori del genere hanno sottolineato immediatamente una presunta “poca fantasia” nella serie, una considerazione che mi trova in completo disaccordo. È vero: è possibile trovare nelle storie di Vietti ed Enoch dei debiti nei confronti di Tolkien, come ad esempio la molteplicità delle razze, e nelle ambientazioni di diversi Giochi di Ruolo. Di uno di questi, Warhammer, che ho lungamente frequentato negli anni di università, ho ritrovato l’Impero, la caotica dimensione parallela e anche una certa iconografia e simbolismo. Anche il più recente A Song of Ice and Fire, più noto in Italia come il Trono di Spade, può far pensare alla geografia dell’Erondar.

© Sergio Bonelli Editore

La mappa di Erondar – Dragonero © Sergio Bonelli Editore

D’altra parte non mancano aspetti interessanti del fumetto Bonelli: l’episodicità delle storie inserita nella serialità (che qualcuno bravo chiamerebbe continuity), con un contesto che si svela numero dopo numero, in cui ciascun episodio lascia spesso più domande rispetto alle risposte che fornisce. Così il lettore aspetta sempre che qualche nodo venga al pettine, trovandosi però in trasparenza altre trame non risolte…

La struttura, anche dei personaggi, ha dei punti di contatto con i personaggi più noti. Come Tex, il nostro Varliedàrto rappresenta la legge, ma ha le mani libere (è nell’esercito imperiale, ma come scout, e non più come ufficiale) e si fa accompagnare dai suoi pard, che coniugano le caratteristiche personali con la razza cui appartengono; come Nathan Never ha un’onta nel passato che ha lavato, ma lo perseguita; come Dylan Dog ha una specie di quinto senso e mezzo e un passato che preferisce tenere nascosto.Dragonero_3

Queste influenze, o ispirazioni, comunque, non hanno assolutamente portato a un appiattimento della serie sugli stereotipi del fantasy.

In questi tre anni, partendo dal mix descritto, che era una splendida base di partenza, il personaggio è cresciuto, come in realtà spesso accade ai protagonisti dei fumetti. I personaggi, infatti, come ama dire Giancarlo Berardi, acquistano una vita propria ed evolvono, spesso malgrado le idee iniziali del loro creatore. Qui mi sembra di poter dire lo stesso non solo di Ian Aranill, ma anche del mondo che lo circonda. Esso infatti assume non solo una geografia sempre più definita, ma ha una crescente connotazione politica e sociale. La trama infatti si è arricchita dei sotterfugi e dei giochi di potere nella capitale dell’Impero e tra le famiglie che controllano i territori al suo interno e vicino ai confini. Il mondo si è allargato, portandoci a conoscere sempre nuove creature e razze, e mostrando come gli uomini si sono adattati ad ogni ambiente e rapportati con ognuna di queste.

Il fumetto quindi si è finora rivelato godibile, numero dopo numero, e, pur mantenendo gli stilemi del prodotto bonelliano e quelli del fantasy, è interessante ed originale. Anzi, mi sembra di poter dire che sta andando in crescendo. Partendo dalle tessere iniziali, dalle intuizioni del romanzo, dalle influenze e dalle ispirazioni, è diventato un mosaico, nel quale sembra progressivamente trapelare un disegno, che si arricchisce di elementi vecchi e nuovi. Il passato remoto e recente dei protagonisti si incrocia con nuove situazioni e personaggi, grazie anche all’ambientazione che asseconda tutte le fantasie degli autori.

Aspettiamo quindi di vedere come andranno avanti le trame già fitte, quali nuove avventure aspettano Ian, Gmor, Sera, Myrva, Alben e tutti i comprimari incontrati finora.

Nel frattempo, dal punto di vista editoriale Dragonero ha già incontrato qualche “pezzo da novanta” bonelliano, ha già due speciali, un Magazine e sono stati pubblicati anche due romanzi “canonici” (ovvero senza disegni): La maledizione di Thule e Il risveglio del potente.

Infine, al di fuori dei prodotti strettamente cartacei, la Wyrd ha dato origine a un Gioco di Ruolo e la RAI sta producendo una serie a cartoni animati.

Khame Adverte!