Lorenzo Pastrovicchio

PK: Potere e Potenza – Una recensione Deluxe

pk-potere-e-potenzaNel continuare i baccanali per i festeggiamenti del nostro amichevole PK di quartiere ho guardato la mia libreria e ho deciso di rileggermi tutto d’un fiato la storia che ha dato una bella soffiata sul baule contenente tutti i nostri ricordi, lo ha aperto, e ci ha fatto vedere che il buon vecchio Paperinik aveva ancora tanto da dirci.

Sto ovviamente parlando di Potere e Potenza, la maxi storia del trio Artibani-Pastrovicchio-Monteduro, andata in onda sui vostri Topolino dal 2 al 23 Luglio 2014, dal numero 3058 al numero 3061, con annesso gadget costruibile in regalo.

Dato l’enorme successo che ha avuto la saga, la Panini non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di sfornare un’edizione pregiata con copertina cartonata, e in un formato super deluxe (limited Deluxe edition, a detta loro) che alla modica cifra di 17 euro riproponeva la saga nella sua interezza, senza vederla divisa in più numeri.

Per quanto cerchi di rifuggire da queste operazioni, che sanno tanto di “Ragno”, così caro ai fan di Rat-Man, ho recuperato il volume, ma solo per la curiosità di vedere come fossero i disegni del Pastro in un formato che potesse rendergli giustizia. E devo dire che non sono stato assolutamente deluso, anzi.pkne1_4

Ma come sempre dobbiamo procedere con ordine e cercare di offrire una recensione obbiettiva su questa vera e propria “reunion” del Pkteam, che trova il culmine e un nuovo inizio in questa storia.

Sono passati dodici anni dalla partenza di Everett Ducklair per il pianeta Corona; Paperino da molto tempo ha smesso di combattere con i mezzi di PK (pur non avendo mai abbandonato i panni del Paperinik “classico”), fino a quando durante una notte particolarmente agitata, il Razziatore non lo preleva dalla sua casa per trarlo in salvo da un imminente attacco dell’Impero evroniano, che sarebbe culminato con la sconfitta e l’uccisione (si, avete letto bene) di Paperino e del suo alter-ego mascherato. Neanche a dirlo, il luogo migliore in cui nascondere il papero è l’anno 2255, dove appare una vecchia conoscenza, Odin Eidolon, il quale spiega ai lettori, e a PK, come le armate evroniane abbiano conquistato la Terra alla fine del 2014: Grrodon, alieno mutaforma, incontra in carcere il professor Morgan Fairfax, e sfruttando le sue conoscenze scientifiche, oltre all’appoggio economico di Nebula Faraday, ricostituisce in poco tempo l’esercito evroniano, eliminato un inerme Paperino.

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Il piano ordito da Grrodon è complesso ma chiaro, trasformare la terra in una gigantesca astronave, esattamente come era l’originario pianeta Evron (JJ Abrams ha copiato da PK, ammettiamolo), e farla diventare la nuova casa degli Evroniani.

Purtroppo questo scenario apocalittico può essere sventato solamente dal nostro eroe che, ritornato al tempo presente, troverà anche un nuovo alleato all’interno della Ducklair Tower, sotto forma di una nuova intelligenza artificiale, che già su queste pagine abbiamo soprannominato Tre.

Da questo incipit denso di contenuti si dipana l’intera storia narrata in Potere e Potenza, che non ha assolutamente deluso i lettori nostalgici né quelli di primo pelo, data l’alta qualità della storia stessa.

La trama narrata riesce in poche pagine a riportare il lettore nelle atmosfere che si respiravano con lo spillato da edicola, anche grazie alla presenza di personaggi già visti, tanto cari a chi conosceva a memoria le avventure del papero mascherato. L’utilizzo di questi ultimi però non sfocia mai nel fan service fine a se stesso, anche perché in tal senso se ne potevano davvero usare tanti altri, ma ognuno a suo modo è funzionale alla narrazione, e anche se ha una parte minima nel suo svolgimento si ha la sensazione che siano esattamente dove devono essere, e che senza di loro quanto si vede non sarebbe potuto accadere in alcun modo. Chiaramente ci sono delle assenze illustri, più che giustificate, che però dilatano il senso di attesa per le storie successive del papero mascherato; almeno per conoscere quale sia stato il loro destino.

Altro discorso invece va fatto per i nuovi personaggi introdotti, che si impongono subito come presenze fisse nella nuova vita di PK, a partire dai nuovi evroniani “potenziati”, passando dagli evroniani “Trauma” (che vengono prodotti in serie), per arrivare a Tre.

In particolare quest’ultima si presenta già dalle prime battute come una Intelligenza Artificiale fortemente caratterizzata da un atteggiamento quasi saccente e spocchioso, che non disdegna di aiutare PK, ma che è sempre pronta a rimbrottarlo quando dimostra tutti i suoi limiti o compie delle scelte puramente istintive, sicuramente moralmente encomiabili, ma che risultano dal punto di vista di Tre non ragionevoli.

Non era facile, dopo avere delineato già due IA come Uno e Due, trovare il modo di creare un nuovo Virgilio che traghettasse Paperinik nel nuovo ciclo di storie senza che risultasse troppo simile alle prime due; eppure Francesco Artibani ci è riuscito, con la sua solita abilità, lasciandoci un personaggio interessante di cui comunque (anche alla luce delle nuove storie pubblicate) è difficile fare a meno. In questa storia inoltre si nota subito, seppur in minore maniera rispetto al Raggio Nero, quanto preponderante sia la volontà di far capire che l’universo in cui si svolgono le storie “classiche” delle altre pagine di Topolino sia in realtà esattamente lo stesso di PK; troveremo quindi forti agganci alla Paperopoli che tutti conosciamo, ai nipotini, allo Zione e quant’altro.

Il lato della sceneggiatura è ovviamente quello che meno beneficia dell’edizione deluxe, perché chiaramente la storia narrata è sempre la medesima, e un formato “maggiore” non va a valorizzarla né a diminuirla. Fortunatamente, essendo quest’ultima ottima, si può solo che esserne contenti.pk001

I veri protagonisti di questa edizione sono ovviamente Lorenzo Pastrovicchio e Max Monteduro, le cui tavole esplodono nel formato più generoso della pagina, godendo finalmente appieno del superlativo lavoro dei due. Tutte le scelte stilistiche delle varie splash-page, di come destrutturare la gabbia, del dinamismo di alcune scene, risaltano con prepotenza nel nuovo formato, e in particolare si possono notare tutti quei piccoli accorgimenti stilistici nel colore, nel tratto, che dimostrano quanta dedizione e amore siano state dedicate nella realizzazione di questa storia.

Che i registi coinvolti in questa opera siano dei professionisti nessuno lo mette in dubbio, ma è raro trovare una così bella e armoniosa coesione fra tutte le parti, senza contare la vera e propria dedizione che viene mostrata al personaggio stesso. In particolare c’è una scena su tutte che rappresenta il perfetto connubio fra tutti gli elementi sopra citati, e che riesce a mostrare quanto comunque questa serie sia innovativa, ancora dopo venti anni.

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Stiamo parlando della reale morte di Paperino per mano degli Evroniani. Personalmente non avevo mai visto una scena così angosciante e spiazzante sul settimanale di casa Disney, ma questo è PK, e Artibani-Pastrovicchio-Monteduro ci mostrano che anche qui si può osare, trattare argomenti “scomodi” ed uscirne vincitori.

C’è poco altro da aggiungere a questa edizione e a questa storia, il seguito sono state altre due storie, sempre su Topolino, che hanno subito o subiranno lo stesso trattamento Deluxe. Insomma, un’edizione da recuperare assolutamente, anche se avete gli albi originali, perché leggere PK in questo formato, è davvero come avere fra le mani tutta un’altra storia.

Due piccole note in calce, prima di chiudere però:

  • L’edizione di Potere e Potenza Deluxe è andata esaurita, la ristampa sarà presentata al Napoli Comicon; la stessa sorte è toccata anche alla medesima edizione de Gli argini del tempo;
  • Sempre al Comicon sarà presentata anche l’edizione Deluxe de Il raggio Nero.

Il Raggio nero – Quarta (ed ultima) Parte

Paperinik legge Dimensione Fumetto. O lo fanno i suoi autori. È l’unica spiegazione.

Perché in questa ultima parte de “Il Raggio Nero”, sembra letteralmente che sia stato preso quanto di marginalmente negativo si sia analizzato nella recensione della terza parte, per eliminarlo e confezionare un episodio incredibilmente bello, accattivante, dove tutta la somma dei pregi degli episodi passati viene condensata in una manciata di pagine da leggere tutte d’un fiato. E non ci crederete, ma siamo sulle pagine di Topolino (il numero 3131 per la precisione) e ci scappa anche il morto. Anzi, svariati “morti”. Oltretutto giustificati, per non spaventare i lettori più giovani.

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Lo SPOILER fino ad ora:

Pk è tornato alle rovine della Ducklair Tower, per fare mente locale e prepararsi all’imminente contrattacco di Moldorock, trovando anche, nel frattempo, il modo per recuperare uno dei suoi alleati precedentemente disperso, ossia Raksaka.

All’interno della torre si sta cercando una maniera per tornare alla dimensione Paperopolese che tutti noi conosciamo, e proprio per questo arriva in aiuto il nostro amico Tre che, pieno di nozioni e conoscenza, cerca di spiegare a PK e ai lettori come le batterie tachioniche possano attivare il dislocatore utile per il ritorno in patria.

E cerca di farlo, senza riuscirci, non tanto perché la spiegazione è ardua e difficile, ma perché è proprio il nostro eroe a zittirlo con un secco:

«Niente spiegoni spaccameningi, per favore.»

Cioè, lo capite? PK non vuole più sentire parlare di spiegazioni: per gli ultimi due episodi è stato soverchiato da tutte le informazioni su piani pentadimensionali, sul perché Moldorock senta le voci nella sua testa, sulle motivazioni del cattivo che oramai vuole solo agire. Gli prudono letteralmente le mani. E così anche al lettore, che arrivato a questo vuole le botte da orbi, vuole il confronto finale.

E Moldorock invece? Ragiona, pensa, si confronta con tutte le voci nella sua testa, e alla fine decide di non riappacificarsi con il nostro eroe, ovviamente.

Ed è proprio prendendo questa decisione, quasi scontata, che lo vediamo ergersi dal suo trono per lanciarsi in battaglia.

Un’unica splash-page.

Un unico personaggio a occuparla.

E non ci sono parole per descriverla. In tutta la sua maestosità, resa ancora maggiore da una ripresa dal basso verso l’alto, Moldorock si erge e la sua determinazione è palpabile in modo incontrovertibile. Merito di Lorenzo Pastrovicchio e di Max Monteduro, ovviamente.

Bastano una manciata di pagine, per vederlo in azione. Dopo qualche tafferuglio con gli evroniani potenziati, dove Artibani fa pronunciare al papero mascherato ancora dei dialoghi bellissimi e quasi spiazzanti, entra in scena di nuovo Moldorock. Indovinate come? Con un’altra splash-page letteralmente da mascella slogata.

E lì inizia il combattimento vero e proprio.

Venti pagine dense di azione, di colpi di scena, dove accade di tutto. E non sto scherzando. Finalmente vediamo un Paperinik unleashed, arrabbiato e determinato.

Per citare solo un piccolo particolare, io mi sono ritrovato catapultato praticamente 19 anni indietro, in uno dei momenti più belli di tutto PKNA, ossia lo scontro con Trauma.

Dopo rimane solo l’epilogo dell’avventura del nostro eroe, che potrebbe essere tirato via, magari aggiungendo solo un semplice raccordo per la prossima storia in uscita da Aprile 2016: e invece no. Il nostro sceneggiatore preferito prepara la fine con calma, ce la fa gustare come fosse la conclusione di un buon bicchiere di Rum, quando si rimane ad assaporare il retrogusto di quanto bevuto.

Ancora vita Paperopolese, addirittura lo spazio per un battibecco fra Paperone e Rockerduck, e…..chissà. Forse è il caso di correre in edicola a leggerlo.

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CONCLUSIONI

Bisogna necessariamente dividere le considerazioni finali in due distinti filoni. Il primo per l’episodio in corso, il secondo per l’analisi finale di tutta la saga, e di tutti e quattro gli episodi.

Per quanto riguarda questa quarta parte si può solo che essere soddisfatti. C’è tutto, davvero, TUTTO quello che magari ci si poteva aspettare da quanto visto precedentemente. Dialoghi brillanti e disegni spettacolari, con colori sempre perfetti.

L’unico scivolone è dato dalla campagna marketing che hanno fatto su Topolino, poiché proprio questo numero viene venduto con il PK mecha, che non si è mai visto fino ad ora, e i lettori più smaliziati avranno già capito perché venga donato proprio in questo numero.

Insomma, uno spoiler neanche poco involontario

Il giudizio complessivo è molto semplice:

 Questa è la saga di PK che stavo aspettando.

Dall’inizio alla fine, i tre tenori di Topolino hanno architettato una storia complessa, elaborata e strutturata. Al di là dei meriti puramente tecnici di ognuna delle tre voci impegnate in questo “Il raggio nero”, uno degli elementi sicuramente più apprezzabili è l’avere calato di nuovo PK in una dimensione totalmente Paperopolese, ricordandoci che PK è innanzitutto Paperino, e non un altro personaggio (cosa che andava a sparire negli albi spillati degli anni ’90), con i suoi affetti, con i suoi difetti e con tutto quello che ne consegue. A questo si aggiunge l’enorme pregio di avere veramente preparato una continuity coesa e ben determinata per quanto riguarda la prossima strada che verrà percorsa dal nostro eroe; in “Potere e Potenza” (che recensiremo) si sfruttava molto l’effetto nostalgia, con personaggi già visti, a cui si era inevitabilmente affezionati, ne “Gli argini del tempo”  (la meno riuscita a mio parere), si ritornava a narrare una storia quasi parallela a quella vista in precedenza, con buoni spunti, ma un po’ troppo incasinata. Qui invece si sperimenta, vengono introdotte tematiche nuove e personaggi incisivi e non banali.

Non so quali siano i dati di vendita di questi ultimi 4 numeri, e se questi siano aumentati per la presenza del papero mascherato, ma sicuramente qualcuno in casa Panini/Disney dovrebbe drizzare le orecchie e capire che forse i tempi sono maturi per ritornare in edicola con un nuovo spillato dedicato a PK. Probabilmente si correrebbe il rischio di avere storie più deboli, è vero, ma leggere storie così belle, a distanza di mesi l’una dalle altre è un assoluto peccato. Attendo con ansia il volume cartonato, perché alcune scene me le voglio gustare davvero in formato “gigante”, svincolato dalla paginetta del Topo.

Il mio plauso va sicuramente a Pastrovicchio, Artibani e Monteduro che hanno dimostrato davvero cosa significa amare un personaggio, perché per realizzarlo così bene puoi solo considerarlo un vecchio amico, uno di quelli che ti piombano in casa quando meno te lo aspetti, e di cui non vedi l’ora di sentire le ultime avventure, soprattutto se dalle tue parti “…ci sono poche ragazze”.

 

Il Raggio nero – Terza Parte

Data astrale 18 Novembre 2015. Topolino. Numero 3130. 

Luogo: Piano Pentadimensionale.

Avventore misterioso: – Ciao, ho visto che hai fatto le recensioni dei primi due episodi de “Il Raggio nero“, la nuova avventura di Pikappa in uscita su Topolino!

GG: – Bravo, vedo che segui Dimensione Fumetto.

Avventore misterioso: – Posso leggere il terzo episodio e poi recuperare gli altri?

GG: – Riusciresti a leggere la Divina Commedia a partire dal VI Canto del Purgatorio?

Per chi se lo stesse chiedendo non sono ubriaco. Ma semplicemente voglio rendere un’idea. Il terzo capitolo è un casino.

Tante cose, forse addirittura troppe, che ci vengono narrate con la consueta maestria, questo è sicuro, ma forse la carne al fuoco è diventata davvero tanta, anche da poter gestire.

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[Minor SPOILER may follows]

La fine del numero precedente aveva lasciato PK in balia degli Evroniani di Moldorock, e quest’ultimo in un evidente stato confusionale. E proprio lui ritroviamo in apertura di questo episodio, intento a parlare con le voci che albergano nella sua mente, fra cui quella del noto Sekthron che, come Virgilio, aveva traghettato il nostro eroe e i lettori nel Piano Pentadimensionale. Voci che lo fanno sentire stanco, spossato, e che non si capisce da dove vengano, almeno per il momento.

PK invece sembrava pronto a sferrare uno dei suoi attacchi a sopresa, magari liberandosi di tutti i nemici per tornare a riorganizzare un piano d’attacco. Invece lo troviamo rinchiuso in una cella, con Tre placidamente catturato all’interno di un’altra, adiacente. Purtroppo non ci è dato sapere come i due si siano arresi, o se lo abbiano fatto volontariamente, semplicemente ci vengono già presentati nella loro situazione di prigionieri, anche se per poco.

A livello della storia questa sembra una forzatura non necessaria, forse sarebbe stato meglio indugiare un paio di pagine sulla loro cattura, anche perché non si capisce come a PK sia stato tolto lo scudo Extratransformer, mentre non si sia tentato di disattivare un robot grosso e corazzato.

Pikappa 2La realtà è che il vero protagonista di questo episodio è proprio il cattivo, ossia Moldorock, che decide di lanciarsi nell’ennesima lunga spiegazione su quale siano le sue motivazioni e le sue origini. Sebbene questa risulti un pelo pesante, Artibani riesce a citare elementi che faranno sicuramente la gioia dei PKers più incalliti, come l’origine aliena di Everett Ducklair, extraterrestre del pianeta Corona, informazione che io stesso ho dovuto ricontrollare visto che veniva inserita solo nei numeri della serie PK2. Sono piccoli tocchi di classe, che ci fanno vedere come tutta la storia sia stata studiata in ogni sua minima parte, senza lasciare spazio al caso o a errori grossolani. E questa cura viene ripresa anche nei dialoghi del nostro eroe che, come nello scorso episodio, sono brillanti e divertenti, capaci anche di stupire. Vi basti pensare che PK cita a un certo punto Superpippo; altra trovata geniale che ci ricorda quanto il mondo narrato nelle storie di Topolino sia lo stesso di quello di PK (come succedeva anche nel primo episodio).

Finita questa parte esplicativa – che presenta un cattivo a tutto tondo, non banale, la cui motivazione non si limita semplicemente al classico “voglio conquistare l’universo e uccidervi tutti” – si torna con le scene d’azione, con un Pastrovicchio in stato di grazia.

Vedere per credere, le scene sono coinvolgenti e ammirare l’apparizione dello scudo Extratransformer nelle mani di Paperinik al seguito del suo comando “Scudo” è davvero una gioia per gli occhi.  Una scena lunga, convulsa, che passa dalla fuga campestre a quella aerea e che porta il nostro eroe finalmente verso la conclusione della saga, e verso il 4° episodio in uscita fra una settimana.

Odio ripetermi, ma sui colori c’è poco da aggiungere a quanto detto nelle precedenti recensioni. Monteduro è bravissimo e anche qui lo dimostra in modo ineccepibile.

Purtroppo questo episodio perde un po’ del mordente dei primi due, si introducono altri elementi, non facili per i lettori che si avvicinano al mondo di PK magari proprio dalle storie narrate su Topolino, ma si ha la sensazione che forse alcuni elementi potevano essere condensati in qualche pagina in meno; niente di eclatante in negativo, sia ben chiaro, ma risulta vagamente controcorrente rispetto ai due primi, ottimi, episodi. Stiamo cercando il proverbiale pelo nell’uovo, ma è impossibile non confrontarsi con quanto visto precedentemente.

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Conclusioni

Se siete stati a vedere dei concerti nella vostra vita sapete che il brano di apertura deve essere uno di quelli conosciuto da tutti, che il secondo invece dà la carica e ti tiene incollato con gli occhi spalancati sul palco. Poi arriva il brano, magari dell’album nuovo, che conoscono in pochi, pochissimi, e che gli altri ascoltano, magari senza troppo coinvolgimento.

E noi siamo proprio qui. Con un episodio di congiunzione, in cui si tirano le somme e in cui ci si prepara per la conclusione. Anche questo ha la sua palma da assegnare a un vincitore, che è l’accoppiata Pastrovicchio-Monteduro, davvero encomiabili nelle ultime pagine della storia.

Adesso ci rimane soltanto di vedere la conclusione, che per un concerto sarebbe il brano super esaltante che amano tutti, e che per noi lettori sarà tutto quello che stiamo attendendo. Sembra, da come si stanno mettendo le cose, che non ci sia spazio per le due presenze amiche che stiamo aspettando dall’inizio, ma sono convinto che ci saranno comunque riservate parecchie sorprese.

 

Il Raggio nero – seconda parte

Topolino 3129Torna la rubrica settimanale di Dimensione Fumetto, che (almeno fino a che uscirà la saga ad episodi) si propone di recensire per tutti voi la nuova storia a fumetti di PK, intitolata “Il Raggio nero” in uscita su Topolino.

Questa settimana, sul numero 3129, troverete la seconda parte che prosegue lo svolgimento di quanto narrato nel numero precedente e ci lancia, con gioia, davanti a un nuovo, enorme, personaggio.

Come sempre dobbiamo però procedere con ordine.

Intanto recuperate la passata recensionesempre pubblicata sulle pagine virtuali di Dimensione Fumetto, così da farvi un’idea di cosa stiamo parlando: infatti ormai non troverete più il numero di Topolino in edicola, visto che, come previsto, è andato letteralmente a ruba.

È assurdamente difficile cercare di fare per voi la recensione di questo numero senza rischiare di incappare in spoiler troppo eclatanti, quindi mi limiterò a dire che tutto riparte esattamente da dove lo avevamo lasciato, con il nostro eroe imprigionato all’interno di un piano pentadimensionale, in compagnia di alcuni nuovi personaggi, ossia Sekthron, Raksaka e Thala. 

All’interno di questo piano giace inerme la Ducklair Tower, oramai vecchia e decrepita, completamente rovesciata a terra. Molte erano le domande che erano sorte spontanee nel primo episodio, e su alcune situazioni avevo già espresso qualche riserva.

 

Perché improvvisamente i gargoyle si sono animati? Perché la torre sembra molto più diroccata di come ce la ricordavamo? Ma se la torre è integra, cosa cavolo era il protocollo Omega? Perché Tre aveva ricevuto una richiesta di aiuto da se stesso? Cosa caspita è un piano Pentadimensionale e perché non ne abbiamo mai sentito parlare nei numeri precedenti (da bravo PKer questa proprio non me la spiegavo, visto che Everett Ducklair non aveva mai menzionato nulla di simile)?Paperinik pag 14-15

La risposta è: Francesco Artibani. O meglio. Le risposte sono tutte nelle sue mani. Non c’è stata nessuna domanda che io mi sia posto nel primo episodio che non abbia trovato risposta in lui. Artibani con una naturalezza da Oscar ci rivela per filo e per segno tutto quello che vogliamo e che dobbiamo sapere, senza se e senza ma. Probabilmente la spiegazione di alcune parti risulta un pelo troppo complicata; io stesso ho dovuto rileggere alcuni passaggi più volte, temendo di cadere in una supercazzola colossale, ordita ai danni del povero malcapitato lettore.

E invece tutto funziona, risulta credibile e avvincente. Forse alcune scappatoie sono troppo facili, è vero (una su tutte il fatto che una sezione degli archivi di Everett Ducklair fosse privata a tal punto che nemmeno Tre poteva accedervi), ma comunque davvero un ottimo lavoro di narrazione. Volendo fare un parallelo, questa dimensione narrativa si era persa, secondo me. durante lo svolgimento de “Gli argini del tempo“.

La cosa migliore è che tutto questo dura 20 pagine. Dalla pagina 13 alla pagina 33. Praticamente tutta la parte iniziale dell’episodio. Artibani non si perde in facilitazioni, come già detto, spiega tutto, per filo e per segno, si prende i suoi tempi e tutto scorre liscio come l’olio. Merito sicuramente anche dell’ottimo Lorenzo Pastrovicchio, che anima tutte le scene in modo esemplare, passando con tranquillità da ambienti selvaggi ad altri high-tech, senza bruschi stacchi e con ottima continuità.

[OCCHIO CHE QUI COMINCIA QUALCHE SPOILER N.d.R.]

E se durante lo “spiegone” si parla di un certo Moldorock, che possiede il Raggio nero, che imprime il marchio visto in sogno da Paperino nel primo episodio, non si sfogliano troppe pagine prima che il cattivone faccia la sua entrata in scena: con una splash page da fumetto americano, stupenda, bellissima sul formato ridotto e che implora di essere visionata in edizione deluxe.

Forse qui c’è l’unica scelta stilistica vagamente discutibile, visto che il design del personaggio, almeno riguardo al volto, ricorda molto altri nemici visti in passato, e forse si poteva osare un po’ di più, magari con un aspetto non paperesco. Ma stiamo davvero parlando di minuzie, visto che Moldorock è tamarro, con due braccia fatte da lava ardente, ed è cattivissimo. Guardare la penultima pagina per credere.

A far la magia, a rendere unico il cattivone, ci pensano i colori di Max Monteduro, splendidi, senza mezzi termini. Sono stato cinque minuti a osservare la splash page citata sopra, desiderando di averla come poster in casa. Vi sfido a non provare lo stesso desiderio.

A voler fare i “classificoni”, la palma di questo episodio va sempre ad Artibani che, sia nel racconto che nella caratterizzazione dei personaggi, fa un lavoro ineccepibile. Lo stesso PK sforna battute a più non posso, alcune davvero esilaranti, ma non per una semplice finalità “macchiettistica” (passatemi il termine), ma semplicemente perché il papero, come molte persone, quando si agita, tende a straparlare, e lui lo sa, e ce ne fa partecipi.Paperinik pag 20

Conclusioni

Un altro ottimo episodio che ci fa rivivere i fasti di un tempo, quando PK era una rivista a parte, venduta mensilmente in edicola. Una rivista che ci faceva sognare con la storia principale e con le varie rubriche di sfondo, come la posta, gli approfondimenti della Ziche, i what-if impossibili. Ed è con questo episodio in particolare che diventa ancora più palese come, forse, Topolino inizia ad andargli stretto, concedendo spazio solo a un paio di storie l’anno sul nostro eroe. La trama è complessa, i personaggi pure, e ci sono anche scene “forti”. Niente che un bambino di tredici anni non possa leggere, ovvio, ma si vede che la storia strizza l’occhio a un pubblico già grandicello, senza nulla togliere ai più piccoli. Alcuni dubbi rimangono ancora sospesi, e alcuni personaggi ancora non si sono mostrati, ma attendiamo di vedere cosa ci riserverà il futuro.

Il Raggio Nero – Recensione Prima Parte

Torna in pompa magna sul Topolino nazionale uno dei personaggi più amati di sempre: PK. L’operazione di rilancio del personaggio dopo il suo abbandono nel 2005 (con la deludente serie PK – Pikappa), sembra davvero continuare a dare ottimi frutti.

Dopo averci deliziato con due storie a episodi, poi tradotte in due volumi super deluxe, dal titolo “Potere e Potenza” e “Gli Argini del Tempo” sempre edite su Topolino, viene riproposta finalmente una nuova storia, divisa in quattro episodi, che ha visto il suo prequel sul numero 3127 del Topo, dove sostanzialmente non accadeva nulla, a parte farci capire che in questo racconto si sarebbe capito il destino ultimo della Ducklair Tower.PK cover

Quello che cercheremo di fare sarà fornire una analisi di ogni singolo episodio, per poi lanciarci in una valutazione finale di più ampio respiro quando avremo letto finalmente tutta la storia.

La narrazione riprende da dove si era interrotto “Gli Argini Del Tempo”, anzi, a dirla più precisa, sembra essere un seguito diretto di quel “Potere e Potenza” che a Luglio 2014 ci ha fatto re-immergere nelle stupende atmosfere della rivista PKNA La seconda saga, a mio parere non propriamente ben riuscita, viene appena accennata nell’episodio in corso, mentre invece ritornano prepotenti i temi ed i personaggi trattati, appunto, dalla prima storia.
Paperino continua ad avere incubi sul quello che fu l’epilogo e la fine della Ducklair Tower, incubi nei cui ritorna spesso un simbolo a spirale, mai visto prima dal nostro eroe. Quello che scopriamo è che la nuova intelligenza artificiale (che avevo ribattezzato “Tre” a suo tempo) vive in casa sua, nella soffitta, e attinge alle risorse elettriche di casa Paperino per mantenersi attiva e non spegnersi.

In città, al posto della Torre di Evertt Ducklair c’è un unico gigantesco cratere, dove prima sorgeva l’edificio, oramai volatilizzato, sulla cui scomparsa molti continuano ad interrogarsi.

Ma nelle viscere delle fondamenta qualcosa di grosso, di viola e di cattivo si sta muovendo: un evroniano, anzi un super-evroniano, dal nome di Sekthron, che sembra non essersi rassegnato alla scomparsa della sua specie dalla faccia del pianeta terra.

Oltre a quePK 2sto nuovo personaggio, ne vengono accennati altri due, su cui non mi dilungherò, per evitare spoiler, ma che sinceramente non mi hanno ancora convinto appieno, visto che sembrano inseriti nella storia a forza, come succede per alcuni elementi che si svelano proprio nell’ultima pagina.

Sulla qualità del disegno di Lorenzo Pastrovicchio e dei colori di Max Monteduro non ha senso nemmeno discutere, perché sono sempre eccelse entrambe. Lorenzo nel disegnare i paperi ed in particolare Paperinik ha un tratto sempre molto morbido, che però riesce a rendere espressioni di tensione sui volti in modo assolutamente credibile e incisivo. I colori riescono a fare uscire completamente le scene dalla pagina, con giochi di ombre sull’ambiente e sulle facce piumate, con una cura quando ci sono fonti di luce artificiali (le luci del duckmall center, la luce virtuale di Tre) che lascia letteralmente a bocca aperta.

Queste storie raggiungono la loro perfezione nei volumi cartonati in edizione deluxe, dove il disegno e i colori esplodono su grandi pagine, ma anche sul Topo sono davvero belle da vedere.

La storia invece è di Francesco Artibani, sui cui c’è ben poco da dire, ma che riesce sempre a stupire. In “Potere e Potenza”, aveva praticamente sceneggiato la morte di Paperino: qui fa qualcosa di ancora più bello. Non ci presenta una storia praticamente in medias-res, ma ci porta poco a poco nell’inizio dell’avventura, mostrandoci più Paperino che PK, facendoci vedere la sua vita quotidiana e strizzando l’occhio alla continuity  come raramente si è visto in numeri di Topolino, e anche di PK. Mai come in questa storia si capisce che l’universo di PK e qPK 3uello in cui ci sono le disfide fra Paperone e Rockerduck, dove i nipotini vanno alle Giovani Marmotte o dove lo Zione tira spesso fuori la enorme lista di debiti di Paperino, sono i medesimi.

Nelle vecchie storie di PK, a parte nel primo numero (Evroniani), i classici comprimari di Paperino venivano eliminati, e non c’era spazio per loro nelle varie avventure. Qui ritornano, danno corpo al mondo e ci aiutano a capire che il protagonista è sempre lo stesso che troverai poche pagine più avanti.

Conclusioni

In attesa del secondo capitolo di settimana prossima, già possiamo notare degli elementi molto convincenti, mentre altri lasciano un po’ a desiderare, probabilmente perché la storia deve ancora entrare nel suo pieno svolgimento. Certo è che, dopo continui rimandi ad Everett Ducklair (e dopo la scena extra di “Potere e Potenza”), ci aspettiamo un po’ tutti di ritrovare il miliardario santone, magari in compagnia di una vecchia verde intelligenza artificiale di nostra conoscenza.

In definitiva se siete dei fan di PK, correte in edicola, perché questo numero andrà esaurito in fretta, e più ne compreremo più continueranno a fare storie simili.

Leggi qui la recensione del secondo capitolo! -> Il raggio nero – Seconda Parte