Leo Ortolani

C’è spazio per Ratman? Con Paolo Nespoli sì…

La preview di C’è spazio per tutti (32 pagine, in bianco e nero, giusto per far assaggiare il futuro piatto forte) era uscita durante la permanenza di Paolo Nespoli in orbita, in vista dei suoi record (l’italiano con più tempo di permanenza complessiva nello spazio, il primo ultrasessantenne europeo nello spazio). E Nespoli l’aveva portata con sé, facendosi fotografare sulla Stazione Spaziale Internazionale con l’albetto che ha fatto da traino al piatto forte e con la copertina definitiva del volume a colori (per lo meno nei redazionali finali).

Nel frattempo a novembre a Lucca è stato presentato, in anteprima, il volume di 256 pagine di fumetto.

Ribadendo ancora una volta il legame di Leo Ortolani con i fumetti e la scienza (d’altra parte ormai tutti sanno della sua laurea in Geologia), di cui abbiamo anche parlato.

Così stavolta l’eroe con le grandi orecchie da topo flette i muscoli, e nel vuoto c’è davvero. In un vuoto forse un po’ meno spinto della sua testa.

E non fa certo da comprimario, tra il racconto della vita nello spazio e la storia dell’esplorazione spaziale.

Nel momento in cui la corsa allo spazio sembra tornare in auge, come una cinquantina di anni fa, anche con il contributo delle potenze emergenti, come Cina e India, l’ESA e l’ASI hanno pensato ottimamente di fare divulgazione scientifica e tecnica di alto livello. A sessant’anni dal lancio di Laika nello spazio, con la collaborazione di Panini Comics, con l’ormai solito contributo di Andrea Plazzi, le due agenzie spaziali raccontano attraverso l’esperienza di Nespoli due percorsi in parallelo: l’intera storia dell’anelito umano per il volo spaziale, e la vita (almeno per come la conosciamo ora) nello spazio.

È il solito Ratman, per certi versi ancora più fuori luogo e indisponente del solito, apertamente disprezzato dall’alter ego fumettistico dell’astroPaolo nazionale (lo so, è una definizione terribile) e quasi causa della distruzione dell’ISS.

Ho pensato a lungo alla puntata de I Simpson in cui Homer va nello spazio: ma come, è la domanda spontanea, gli astronauti non sono iperselezionati, iperpreparati, allora come fa il nostro inetto preferito con le orecchie da topo a finire nello spazio?

Per lo stesso motivo per cui c’era finito il ciccione giallo (guarda caso, lo stesso colore delle orecchie del nostro eroe), perché c’è bisogno di far capire che l’inettitudine non è un limite.

Beh, in realtà, purtroppo, lo è: purtroppo per ancora qualche (magari un solo) decennio lo spazio sarà appannaggio di pochi superaddestrati scienziati (a meno di essere dei super ricchi come i sette turisti spaziali che hanno finora raggiunto la ISS). Elon Musk promette di mandare i primi turisti in orbita lunare nell’anno che sta per cominciare, o almeno così faceva lo scorso febbraio. Ma da qui a pensare a navette che porteranno gente su e giù dalla Luna o dal pianeta rosso, ce ne vorrà un po’. Lo stesso Nespoli, in una intervista rilasciata recentemente, ha detto che i prossimi passi dell’esplorazione spaziale saranno proprio la Luna e Marte, ma non sarà certo una passeggiata.

Così Ratman sembra essere l’involontaria causa dell’incontrollabile e inspiegabile ingresso della ISS in atmosfera (solo a causa del fatto che porti sf…ortuna), ed è evidentemente la consapevole causa del salvataggio della medesima, perché sono i sogni (di cui i fumetti sono da sempre un grande catalizzatore) di tutti a salvare i grandi sogni dell’umanità.

È l’Ortolani che conosciamo, che studia i dettagli della parte reale della storia che racconta, li mette sulla tavola commentandoli a parole e “a disegni” in modo caustico, a volte al punto di essere indolore, o di farti ripensare a una battuta tre giorni dopo averla letta (facendoti sentire, in fondo, come Ratman).

È l’Ortolani che tira fuori il meglio dai suoi personaggi, non solo dal punto di vista dell’ironia, ma anche del bene che possono portare, dissimulandolo magari dietro una citazione di Fantastici 4 o di Guerre Stellari.

E ci racconta un presente fatto di sogni e speranze, e un futuro di fiducia, nell’umanità e nella scienza, perché in realtà nessuno di noi sa come andrà a finire, e magari sarà più veloce e facile delle speranze che nutriamo adesso.

Dal punto di vista fumettistico è l’Ortolani che conosciamo: chi lo ama, continuerà ad amarlo, chi non lo sopporta, non credo cambi idea per questo lavoro. Personalmente mi piace il modo in cui affronta le cose, le seziona, affondando la propria ironia con nonchalance.

La parte grafica è anch’essa quella che conosciamo, e ci gioca esattamente come fa con le parole e le battute.

Ancora una volta le citazioni si inseguono, dal punto di vista scientifico e storico, ma anche gli omaggi ad altri fumetti e prodotti della fantasia umana legati allo spazio, e si lasciano cogliere su quello sfondo surreale a cui Ratman e i personaggi di Ortolani ci hanno abituato.

Io sono grato al fumettista pisano (e parmense di adozione) perché utilizza un medium di approccio immediato per affrontare temi non sempre facili, e che anzi oggi trovano sempre più difficoltà a essere diffusi e apprezzati. Perché con ironia smonta pseudoteorie e ritorni al passato, e trova anche il tempo per celebrare il record di ore in orbita di Nespoli (non sul  libro, sfortunatamente, ma l’immagine qui a destra si trova facilmente sul web).

Lo fa con una lettura che può essere fatta tutta d’un fiato o su vari livelli, per cogliere fino in fondo le numerosissime citazioni, ma anche per incamerare le tantissime notizie storiche e scientifiche presenti nei dialoghi e nelle didascalie.

Tecnicamente sono disponibili due versioni, quella classica e la variant, che ha lo stesso prezzo e lo stesso contenuto.

Entrambe possono fare un buon lavoro per la scienza e per il fumetto, facendoci capire che davvero, là fuori, c’è spazio per tutti.

La storia spaziale di Leo Ortolani presentata a Lucca Comics & Games

Un astronauta, un topo e una cagnetta. È questo lo strano equipaggio che sarà lanciato in orbita in “C’è Spazio per Tutti”, la nuova graphic novel disegnata dal noto fumettista Leo Ortolani e pubblicata da Panini con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e la collaborazione dell’Agenzia  Spaziale Europea (ESA). Protagonista di questo fumetto è Rat-Man, il famoso topo-supereroe che affronterà esilaranti avventure a bordo della Stazione Spaziale Internazionale insieme a Rover, il personaggio ispirato all’astronauta italiano Paolo Nespoli, e ad una cagnetta di nome Laika. La missione di Rover è di portare Rat-Man in orbita e riportarlo a terra sano e salvo per dimostrare che lo spazio è alla portata di tutti. Il volume uscirà in anteprima durante la prossima edizione di “Lucca Comics & Games”, il festival internazionale del fumetto che si svolgerà dall’1 al 5 novembre 2017 a Lucca. Giovedì 4 novembre è prevista la presentazione ufficiale al pubblico con la partecipazione di Leo Ortolani.

Nel volume “C’è Spazio per Tutti” la storia della conquista dello spazio si intreccia con le avventure di Rat-Man. Con grande precisione storica ed un pizzico di ironia, Ortolani ripercorre a fumetti tutte le fasi dell’esplorazione umana del cosmo, dai primi lanci sperimentali degli animali-cavia al volo del primo cosmonauta Jurij Gagarin, dalle missioni dei primi laboratori orbitanti Saljut, Skylab e Mir fino all’attuale grande Stazione Spaziale Internazionale. Parallelamente, Rat-Man scopre i segreti della vita nello spazio: la turbolenta fase di lancio, le condizioni di assenza di peso, il lavoro degli astronauti, gli ambienti e le apparecchiature di bordo. Lo attende anche un imprevisto: un grave problema potrebbe mettere a repentaglio l‘intera missione. Questo fumetto è stato il primo a volare nello spazio: Nespoli ha infatti portato in orbita la copertina di “C’è Spazio per Tutti” e anche l’albo “La Stazione”, che contiene un estratto in anteprima del volume e una serie di approfondimenti sulle attività spaziali. Panini ha deciso di commemorare questo evento storico avviando la procedura per farlo riconoscere dal Guinness World Record.

“Anche Rat-Man è arrivato sulla Stazione Spaziale Internazionale. Ed è un bene”, ha scritto Roberto Battiston, presidente dell’ASI, nella prefazione del volume. “La ISS non è solo l’opera ingegneristica più complessa mai costruita, ma rappresenta la casa comune dell’Umanità, abitata ininterrottamente dal 2 novembre 2000. E come casa comune è giustamente aperta a tutti: donne e uomini di tutte le nazioni, e… supereroi un po’ imbranati. L’importante è che vogliano partecipare al grande sogno dell’esplorazione dello spazio”.

“Panini si è distinta in questi oltre due decenni di attività editoriale per collaborazioni con i più diversi e prestigiosi partner”, ha dichiarato Marco M. Lupoi, direttore Publishing di Panini. “L’accordo con ASI e ESA per divulgare il mondo dell’esplorazione spaziale è di certo uno dei massimi risultati della nostra missione di spingere i fumetti in campi sempre nuovi. Ed essere stati i primi ad inviare fisicamente un fumetto nello spazio è davvero la più ‘cosmica’ delle soddisfazioni! Applausi a Leo Ortolani per il suo meraviglioso fumetto e a Paolo Nespoli per averci accompagnato in questa missione spazial-fumettistica”.

Il volume “C’è Spazio per Tutti” (formato 19,8×28,8 cm, cartonato, foliazione 264 pagine b/n, prezzo 24 euro) sarà in vendita in fumetteria e in libreria dal 9 novembre. Insieme alla versione con copertina standard sarà disponibile presso le Librerie Feltrinelli anche una versione con copertina alternativa. Ulteriori informazioni su www.paninicomics.it.

Comics&Science: un nuovo inizio…

Beh, a noi appassionati di fumetti e scienza, e magari della (buona) divulgazione che si può fare mescolando le due cose, Lucca Comics&Science di quest’anno ha portato una serie di novità.

cs2Non solo il nuovissimo logo disegnato da LRNZ….

Non solo il ritorno del geologo Ortolani alla guida di Misterius…

Ma soprattutto la serializzazione semestrale del frutto della collaborazione tra CNR e LuccaComics (come preannunciato già qualche mese fa).

E per ripartire, Comics&Science torna a Leo Ortolani e a Misterius, che stavolta ci guida con la sua ironia e con i suoi record mondiali di salto di palo in frasca nella storia della rete.

La scelta dell’argomento non è affatto casuale, e non va affatto fuori tema, anche se magari si parla forse più di tecnologia che di scienza vera e propria.

Infatti trenta anni fa ci fu il primo collegamento tra l’Italia e la nascente internet. Evento già celebrato ufficialmente con l’Italian Internet Day il 29 e 30 aprile scorsi e al quale è stato dedicato un interessante e didascalico filmato dal titolo Login, il giorno in cui l’Italia scoprì Internet di Riccardo Luna.

Ortolani, con il suo umorismo dissacrante, paradossale e per questo sempre al confine tra realtà e fantasia stavolta ci guida alla scoperta della rete delle reti fin dagli esordi di ARPANET. E, al solito, è così paradossale che il lettore si trova a chiedersi: -Al di là delle esagerazioni, sarà vero che il presidente Eisenhower ha avuto l’intuizione sulle comunicazioni? E che l’idea è venuta a un suo ex commilitone di nome Henry Dugan?

Così qualche informazione storica sulla nascita dell’infrastruttura della moderna rete informatica viene infilata tra personaggi verosimili, come Henri Cuomo e Jason Fiorelli ricercatori del CERN (dove è effettivamente stato creato il primo browser web) e quelli molto meno verosimili (ma sarà così?) che adorano il Dio modem.

cs3

E, come era successo nei precedenti numeri di Comics&Science, il fumetto è contornato da redazionali e articoli interessanti e divulgativi, che svelano qualche segreto della rete, dal significato dei nomi (Domain Name System) alla presentazione dell’Istituto di Informatica e Telematica del CNR.

E, insieme a Misterius, anche Federico Bertolucci, disegnatore Disney, ci fa raccontare dai cani antropomorfi Bit e Bot la storia del primo collegamento tra il CNUCE-CNR di Pisa e la Pennsylvania (qui perdonatemi un po’ di orgoglio, ma negli anni ’90 del secolo scorso, tante volte sono passato davanti ai portoni di Via Santa Maria a Pisa). E fumetto e tecnologia continuano il loro viaggio a braccetto, se è vero che la casa informatica di Bit e Bot porta proprio al registro italiano dei nomi a dominio (registro.it).

A completare il discorso, due pezzi da novanta della divulgazione scientifica di alto livello come Paolo Attivissimo, noto scopritore di bufale, blogger, giornalista scientifico, e Marco Cattaneo, fisico e direttore de Le Scienze.

cs4

Ancora una volta si dimostra come due (a torto) considerate sottoculture, se messe insieme possono invece innescare un feedback positivo, portando la  Cultura a tutto il pubblico, trattando argomenti non banali con un linguaggio alla portata di tutti. E hanno la capacità di incuriosire, senza voler essere esaustive.

Il lettore, oltre a farsi delle sonore risate, e a godersi delle pagine di belle illustrazioni e disegni, ha l’occasione di riflettere e conoscere meglio gli aspetti tecnici e meno conosciuti di una infrastruttura che ormai, volenti o nolenti, fa parte della nostra vita.

Restiamo entusiasticamente in attesa del prossimo numero di Comics&Science, che, partito da Lucca, mi pare cominci a camminare da solo con una certa sicurezza

Ha infatti creato un link diretto tra la scienza e il pubblico, e lo aiuta a evitare bufale e pseudoscienze che molti dei media moderni stanno invece amplificando.

Un Fumetto per l’estate (Parte II): per chi è ancora sotto l’ombrellone

Tesori International 1Giorgio Gionni ci consiglia: I primi due volumi di Tesori International (Panini Comics/Disney)

Don Rosa nel mondo disneyano è un marchio di fabbrica riconosciuto.
E se vi dicessi che la sua saga più famosa è stata raccolta in due comodi volumi?
Tesori International, distribuita da Panini, è l’edizione definitiva della storia del papero più ricco del mondo, ovvero Paperon De’ Paperoni (Scrooge Mc Duck).

Il primo volume, suddiviso in dodici capitoli,  racconta la nascita della fortuna di Paperoni a partire dalle origini del Clan De’ Paperoni.  Quest’ultimo talmente potente da ergere un castello su una collina impraticabile, fino alla decadenza e all’esilio per colpa di un Mastino.

Per il suo decimo compleanno, Paperone riceve in regalo un kit da lustrascarpe. L’intenzione del padre è quella di far capire al figlio il senso degli affari e i suoi aspetti positivi e negativi: mai però avrebbe potuto immaginare che da quel primo Decino guadagnato lustrando stivali sarebbe comincia una cavalcata trionfale. Il secondo volume di Tesori è complementare al primo ed è altrettanto interessante e appassionante.

Questa saga è un buona lettura sotto l’ombrellone  per riscoprire un personaggio burbero, avventuroso e taccagno.

Buio in SalaGiacomo Giorgi consiglia: Il buio in sala di Leo Ortolani (Bao Publishing)

Per chi passava le vacanze in una località marittima come me, la parola mare ha sempre avuto tanti significati impliciti che vanno sempre oltre il semplice “sabbia/gabbiani/mucillagine/zanzare”.
Mare da sempre significa anche Cinema d’Estate: arene marittime che ripropongono film della passata stagione, o in qualche altro caso, con un colpo di coda in agosto, qualche anteprima dei film in uscita a settembre.
Ecco perché l’unico volume che mi sento di consigliarvi per questa estate è: Il buio oltre la sala del mitico Leo Ortolani.
Dopo il grande successo riscosso sul blog delle sue recensioni a fumetti, la Bao ha colto la palla al balzo e le ha raccolte in un corposo volume venduto da Feltrinelli (anche se si trova anche nelle fumetterie popolari).
Risate garantite per il classico sguardo dissacrante di Ortolani nei confronti del cinema odierno, dove sembra nessun film possa soddisfare l’incontentabile autore, il quale causticamente non manca di ricordarci tutti i difetti dei lungometraggi appena usciti e non.
E non sono solo film di supereroi, badate bene.
Insomma una lettura consigliata a chi tiene a dire che “I primi Rat-Man erano meglio”, visto che questo volume ne ricalca la formula, a chi pensa che “I film della Marvel sono tutti scemi”, ma anche a tutti gli altri.
Come bonus, se non vi bastasse, esce in edicola edito da Panini la riedizione a colori di “RATTO!”, parodia filosofica di Rambo che ha come protagonista il Rat-Man nazionale, aggiungetelo al volume di cui sopra e avrete un’estate già piena di ottimi fumetti!

YaxinMaurizio Vannicola consiglia: Yaxin di Dimitri Vey e Man Arenas (Bao Publishing)

Poco conosciuto al pubblico della Nona Arte, Yaxin è un’opera proveniente dalla casa editrice francese Soleil dalla linea editoriale Metamorphose diretta da Barbara Canepa.
I protagonisti della storia sono Gabriel, un giovane fauno, e la sua curiosità. Le sue numerose domande troveranno risposta nei dialoghi sibillini del grande mago Merlino. Insieme vagano in un modo onirico popolato da fate, spiriti e personaggi misteriosi.
I dialoghi di Dimitri Vey, leggeri e scorrevoli, rendono tutta la storia poetica e sognante, i disegni del bravissimo Man Arenas sono delle stupende illustrazioni, ogni vignetta è una tavola a sé per la maestria con cui è realizzata e aiutano il lettore a immergersi in questa favola fantasy. L’edizione italiana ha un’ottima qualità sia di stampa che di rilegatura e impreziosiscono maggiormente l’opera. Un piccolo gioiellino passato un po’ in sordina pubblicato nel 2014 dalla Bao Publishing ma tutt’ora disponibile in libreria. Yaxin sarà una piacevole lettura in questa afosa estate, lasciatevi rinfrescare dalle atmosfere briose e frizzanti di questo magico racconto.
DaredevilValerio Spinelli consiglia: Daredevil #1Giustizia Cieca di Mark Waid (Panini Comics)
È estate, ma avete passato gran parte del resto dell’anno con la tentazione continua di cambiare i programmi della serata per vedere le vostre serie preferite? Ringraziate l’emittente Netflix per averci regalato due stupende stagioni del serial Daredevil che vi hanno fatto appassionare alle vicende del Diavolo Custode di Hell’s Kitchen?
Che siate i più grandi esperti del personaggio creato da Stan Lee e Bill Everett o che siate dei neofiti, Panini Comics ristampa in Daredevil #1 – Giustizia Cieca le prime sei storie del ciclo scritto da Mark Waid tra il 2011 ed il 2015, una delle migliori gestioni del personaggio negli ultimi quindici anni e vincitrice di quattro Eisner Awards. Waid ha il grande merito di staccarsi da molte delle storie passate che intrappolavano il personaggio in scenari cupi e noir, fatte di cadute sempre più profonde, prendendo le atmosfere pop che caratterizzavano il Daredevil pre-ciclo del ’79 di Miller, e mischiandole con quel senso di rinascita spirituale eroica tipica del personaggio, per restituirci un Matt Murdock meno tetro e quasi più spensierato nel modo di intendere la vita, sebbene gli scheletri dell’armadio (e non solo quelli metaforici) siano pronti a tornar a bussare alla vita del giustiziere. A questo va aggiunto un comparto grafico di altissimo livello, che ha visto in Paolo Rivera, Marcos Martin e Chris Samnee le proprie punte di diamante.
Insomma in attesa di ritornare alla vostra quotidianità (e alle giornate scandite dalle nuove puntate di Game of Thrones o Narcos), fate un salto nei profumi e nei suoni nella New York del nostro vigilante mascherato.
Kongou BanchouValerio Carradori ci consiglia: Kongou Banchou di Suzuki Nakaba
Diciamocelo: sotto l’ombrellone ci vogliono letture veloci e d’intrattenimento, che ti facciano divertire, ridere ed emozionare. Qualcosa da leggere in rapidità tra la ricerca del parcheggio vicino alla spiaggia e il bagno in mare o nel mentre che si aspetta di digerire la pizza sotto l’ombrellone per poi tuffarsi in acqua. Kongou Banchou è il manga ideale: disegnato e sceneggiato da Suzuki Nakaba (famoso in Italia per il manga The Seven Deadly Sins), l’opera è un mix di azione, combattimento, comicità e dramma. Prendete Dragonball, Le bizzarre avventure di Jojo, Stardust Crusaders, Sun Ken Rock, Dr Slump & Arale, mixate tutto e otterrete Kongou Banchou, ovvero uno shonen pieno pugni, scontri, tecniche impossibili e buoni sentimenti, con una buona dose di idiozia.
La storia del manga non può essere che la più classica storia-pretesto per mostrare combattimenti: Akira Kongou è un ragazzo fortissimo e muscolosissimo (ma dall’animo puro e candido) che ha come principale obbiettivo quello di distruggere il “ Progetto dei 23 Distretti”, ovvero un progetto criminale volto alla conquista del Giappone: ognuno dei 23 distretti, rappresentante un’area specifica giapponese, è comandato da un potente “Banchou” (criminale, teppista) che mira ad ottenere con la forza il controllo sull’intero suolo giapponese, combattendo e sconfiggendo gli altri 22 banchou. Fine, niente di più semplice e al contempo niente di più divertente ed emozionante. Suzuki Nakaba, col suo stile di disegno dinamico e potente, nonché curato e dettagliato, trasforma ogni combattimento nella più epica e colossale battaglia mai stampata su pagina, ogni azione è “pompata” ed estremizzata per sorprendere il lettore ad ogni vignetta. Un concentrato di testosterone divertente e veloce, perfetto per letture al riparo dal caldo.
Capitan JackEnrico Farnedi invece si diverte a darci più di un consiglio:

Considerato che di far ferie nel mio caso non se ne parla ancora per un po’, ecco qua alcuni fumetti per evadere e rinfrescarsi un po’.

Il primo è L’imbattibile Squirrel Girl, di Ryan North ed Erica Henderson, una bombetta di umorismo e azione. Lo sceneggiatore della serie regolare di Adventure Time (anche questo super consigliato) è l’unico motivo che mi ha spinto a comprare di nuovo qualcosa marchiato Marvel dopo (boh?) quindici anni. C’è da ridere, ma c’è anche una solida trama e personaggi a cui ci si affeziona subito.

B.P.R.D, ovvero le avventure del dipartimento a cui apparteneva il fu Hellboy. Sia la serie regolare che gli spin off sono gioielli deliziosi di invenzione, mostri, fine del mondo e tutto quello che serve in un fumetto. Mi manca un po’ la matita di Guy Davis ma lo staff artistico è di livello altissimo.

SOIL di Atsushi Kaneko. In realtà sto barando, perché ho letto solo il primo numero mesi fa e sono impazzito di gioia. Corso in fumetteria a comprare tutti i numeri usciti fino a quel momento ho scoperto che il numero 2 non era stato ancora ristampato e al momento mi trovo in stand by, idrofobo e sbavante, ma son convinto che non sarò deluso.

In tema di webcomic, se masticate l’inglese andate su panelsyndacate.com e compratevi i due volumoni di The Private Eye, scritto da Brian K. Vaughan e disegnato da Marcos Martin. Tutto quanto a offerta libera, per cui in teoria potreste scaricare il tutto senza spendere un soldo, ma non siate tirchi, che ne vale la pena!

Non è estate senza il Texone, quindi consiglio Capitan Jack, con la solida sceneggiatura di Tito Faraci impreziosita dai pennelli BOMBA di Enrique Breccia. Dopo L’ultima frontiera di Nizzi e Parlov (recuperarlo subito, se non l’avete letto!) è forse il mio preferito.

Finisco con un classico, Jeff Hawke, forse uno dei migliori fumetti di fantascienza mai prodotti. Andate a cercarlo su eBay o in qualche mercatino: il ritmo delle strisce quotidiane è serrato (sono svenuto più volte tentando di leggere Steve Canyon di Caniff, per esempio, qui no), le storie sono avvincenti e intelligenti e c’è quel senso di meraviglia che non deve mancare mai, non solo nella fantascienza, ma nella vita.

In estate è tempo di riletture e, visto che sono indeciso fra Storia del West, una serie qualsiasi di Adachi e l’opera omnia di Attilio Micheluzzi, devo andare in ferie prestissimo, altroché. Intanto mi rileggo Cowa! di Toriyama, che mette in pace con l’universo.

Comics&Science: e siamo a tre!

Cos’è Comics&Science?

Possiamo dire che è nato come la sezione scientifica di Lucca Comics & Games

CS5

In principio fu Ortolani. Nel 2013,  con un albo spillato di 32 pagine, che faceva un po’ il verso al buon Giacobbo e un articolo/intervista di Cédric Villani, matematico francese da fumetto: vincitore della medaglia Field nel 2010, direttore dell’Istituto Poincaré, e dall’abbigliamento particolare…

Poi Tuono Pettinato @CERN, circa un anno dopo, le pagine salirono a 48 e il prezzo a 6 €.

Si parlava di tempo e di LHC, per festeggiare i 40 anni del CERN, quando gli italiani cominciavano a sentirsi un po’ tutti esperti di particelle (grazie anche a Fabiola Gianotti), come in questi giorni di calcio ed economia inglese…

… e cominciava la collaborazione con lercio.it

Adesso, che il progetto sta diventando grande e autonomo, tocca a Silver.

CS3Le pagine sono diventate 64, con i redazionali a colori e, trovandoci in una fattoria, non si può che parlare di bufale (e di problemi pseudoscientifici anche più gravi, ahimè).

La notizia (direi splendida!) è che questa pubblicazione diventerà un periodico a cadenza semestrale, come scrive nell’editoriale dell’ultimo numero, presentato al Salone del Libro di Torino, Roberto Natalini, matematico, Direttore dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo, che di Comics&Science è un po’ il papà, insieme ad Andrea Plazzi.

Perché il fumetto è una cosa seria.

E anche la scienza lo è…

Anche se di questi tempi sembrerebbe lo sia più il primo.

Parafrasando Marco Travaglio, infatti, oggi «Si prega di abolire i fatti per non disturbare le opinioni».

Anche se chi esprime le opinioni non ha nessun titolo a darle, specie nel mondo scientifico.

È bello vedere come i fumetti possano proporre in modo semplice e diretto argomenti difficili (ma di questo abbiamo in parte già parlato…), e con correttezza formale e scientifica.

E come i fumettisti si sono prestati a mettere tecnica e fantasia al servizio della scienza; e a fare da traino ai redazionali che seguono le storie.

Che sono belli da leggere; magari con calma, perché la divulgazione non vuol dire per forza eccesso di semplificazione.

In attesa di nuovi e interessanti numeri di Comics&Science, vi invitiamo a interpretarne chimicamente il simbolo.

Buon lavoro!

CS1

P.S.: trovate la soluzione a pagina 1 del numero 2!

Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

Arf 2016 01

Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

Arf 2016 02

Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

Arf 2016 03

Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

Arf 2016 18

 

Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

Arf 2016 05

Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

Arf 2016 09

Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

Arf 2016 15

Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

Arf 2016 12

Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed

Rat-Man sempre più a colori!

Comunicato Stampa

Le storie a colori dell’eroe di Leo Ortolani presentate in una nuova veste editoriale

Modena, 22 aprile 2016. È in arrivo un nuovo Rat-Man tutto a colori, in una rinnovata e preziosa veste editoriale che farà felici nuovi e vecchi appassionati del personaggio di Leo Ortolani.

Dopo più di dieci anni, la collana Rat-Man Color Special, partita nel 2004, saluta i lettori e viene sostituita da speciali autoconclusivi di grande formato che continueranno a proporre ai fan le avventure a fumetti di Rat-Man in una nuova edizione a colori.

ratto-rat-man

Il primo volume che inaugura il nuovo corso è Ratto. Pubblicata in origine sui numeri 70-71 di Rat-Man Collection, Ratto è una delle storie più amate del personaggio, una parodia di Rambo che nel suo svolgersi diventa una riflessione tout court sulla guerra e la sua stupidità, in cui Leo Ortolani dimostra tutto il suo talento d’autore e la sua originalità.

I colori di Ratto saranno realizzati da Stefano Simeone, disegnatore e colorista apprezzato in Italia e non solo, sotto la supervisione del colorista ufficiale di Rat-Man Lorenzo “Larry” Ortolani.

“RAT-MAN è nato in bianco e nero ma abbiamo imparato ad amarlo anche in technicolor”, ha commentato Marco M. Lupoi, direttore editoriale di Panini Comics. “La nuova veste editoriale permetterà di riscoprire saghe complete in una formula capace di soddisfare sia il lettore iper-appassionato, sia chiunque volesse avvicinarsi all’universo del nostro eroe con una storia immediatamente gustabile. Chapeau a Leo Ortolani e alla sua creatura!”

“Il mondo sta cambiando. Lo sento nell’aria, lo sento nell’acqua e lo vedo in edicola”, ha dichiarato Leo Ortolani. “Così, dopo una onorevole carriera passata a colorare le nostre estati, il RAT-MAN COLOR SPECIAL cambierà formula. Ma il colore è così bello che non poteva certo abbandonarci in questo modo. RATTO arriva proprio da questa volontà: proporre un UNICO albo contenente una storia COMPLETA”.

Ratto sarà presentato in anteprima nel corso della ventesima edizione di Riminicomix, la mostra mercato che si terrà nella città romagnola dal 14 al 17 luglio e che vedrà Leo Ortolani come ospite d’onore. Tenetevi pronti, continuerete a vederne di tutti i colori!

Lo chiamavano Jeeg Robot

Una delle locandine del film

Una delle locandine del film

Enzo Ceccotti è uno sfigato: vive in uno squallido appartamento di Tor Bella Monaca, ingurgita quantità industriali di budini alla crema e possiede una vasta collezione di film porno. E nella vita fa il ladro. Un giorno, inseguito dalla polizia per il furto di un orologio, per scappare da cattura certa si tuffa nel Tevere, dove entra in contatto con una sostanza radioattiva che gli donerà forza sovrumana. Questo l’opening di Lo chiamavano Jeeg Robot, primo lungometraggio del regista romano Gabriele Mainetti già autore di alcuni corti ispirati, più o meno marcatamente, al mondo del fumetto, prodotto interamente dalla Goon Films (dello stesso Mainetti) e da Rai Cinema, e con un cast in grande spolvero, formato dagli altrettanto romani Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli.

Il film non è una trasposizione del celebre personaggio di Go Nagai ma ne riprende alcune caratteristiche: infatti Enzo e Hiroshi Shiba sono simili, entrambi pensano a sé stessi, entrambi scoprono di punto in bianco di avere dei poteri e per entrambi una donna è determinante nel loro percorso per diventare (super)eroi.

La sceneggiatura di Nicola Guaglianone e Menotti segue una struttura piuttosto classica: abbiamo un banale incidente che dona poteri all’uomo qualunque, ritroviamo l’assioma da grandi poteri derivano grandi responsabilità e il percorso affrontato è lastricato da colpe, mancanze, difetti, cadute, redenzione, maturazione, consapevolezza del proprio ruolo e di come agire in base ad esso. C’è l’eroe chiamato a salvare? Sì. C’è la storia d’amore? Sì. C’è il villain con il piano malefico che ad un certo punto chiederà all’eroe di allearsi? Sì. Ma quindi stiamo parlando della solita banale storia piena di cliché e di elementi triti e ritriti? Qui la risposta si trasforma in un gigantesco NO. Questa base classica è affrontata in maniera nuova o, se vogliamo, all’italiana.

Enzo è un asociale, non ha amici, la gente gli fa schifo, non ha qualità brillanti, è scorretto e la prima cosa che fa con la superforza appena acquisita è usarla a proprio vantaggio, cavando a mani nude un bancomat dal muro. Si lascia coinvolgere dall’inquilina del piano di sotto solo perché il padre della ragazza è morto sotto i suoi occhi, poco prima, e la tipa non ha nessuno, se non un branco di criminali dentro casa che potrebbe stuprarla, torturarla o addirittura ucciderla.

Murales

La storia d’amore ricopre un ruolo importante, e infatti la parte centrale del racconto perde un po’ del suo ritmo per dare lo spazio giusto alla componente umana. Ovviamente la scintilla scocca tra l’eroe e la ragazza salvata, ma è chiaro fin da subito che lei non è la classica fidanzatina alla quale siamo abituati. Alessia vive nello stesso palazzo di Enzo, ha passato anni terribili e l’unico modo che ha avuto per sopravvivere è stato quello di dissociarsi dalla realtà. La sua è quella di Jeeg Robot. I personaggi e le loro avventure sono la chiave per decifrare quello che le succede intorno, suo padre infatti è il Ministro Amaso e non ci sono dubbi che il vicino dotato di superpoteri sia Hiroshi, ossia Jeeg. Capite quanto possa essere disfunzionale una relazione tra un asociale e una malata mentale? Eppure la dolcezza che emerge dal mare di marciume è qualcosa che vi farà venire i lacrimoni.

Il villain: probabilmente potrei passare ore a parlare di Fabio Cannizzaro, aka lo Zingaro, una sorta di Joker della periferia romana ossessionato dal successo mediatico e da quegli anni ’80 dai quali non si può in alcun modo uscire vivi; vuole la visibilità ad ogni costo, vuole emergere sopra tutti gli altri criminali e sopra lo schifo in cui è costretto a vivere. Anni prima ha fatto una comparsata in televisione e da quel momento non è riuscito a scrollarsi di dosso il desiderio di essere visto e riconosciuto dalla gente comune, dagli altri criminali, da chiunque gli passi accanto e per ottenere ciò che vuole è disposto a tutto, non ha scrupoli. Sono sue le scene maggiormente violente ed eccessive del film.

Tre personaggi scritti col cuore e tre attori bravissimi diretti altrettanto bene.

Un frame dal film

Un frame dal film

Santamaria è perfettamente calato nel personaggio col suo sguardo sempre un po’ truce e quei venti chili in più per dare l’idea di uno che se ti prende a pizze in faccia ti fa male sul serio. Marinelli deve essere esagerato in ogni particolare e ci riesce perfettamente senza smettere di farsi prendere sul serio. La Pastorelli, lo ammetto, mi ha sorpreso positivamente. Venendo dal Grande Fratello non credevo potesse riuscire a trasmettere disagio e tenerezza in maniera così misurata.

La grande forza di Lo chiamavano Jeeg Robot sta nel non cercare di copiare gli americani, appiccicando poi tratti tipicamente italiani, ma nel dare una personale visione del genere supereroistico; Gabriele Mainetti riesce a raccontare di vite complesse, attentati, criminalità organizzata e superpoteri senza violare mai quei caratteri richiesti dalla suspension of disbelief; il lato tecnico è curato in ogni sua forma a partire da una regia attenta, una sceneggiatura solida, sonoro e montaggio belli che aiutano la narrazione, colonna sonora figa.

Concedetemi una piccola digressione sul piano del marketing dell’opera. Forse non tutti sanno che un paio di giorni prima dell’uscita cinematografica, in edicola è arrivato il fumetto di Lo chiamavano Jeeg Robot con soggetto e sceneggiatura di Roberto Recchioni, disegni di Giorgio Pontrelli, colori di Stefano Simeone e quattro diverse nonché bellissime copertine ad opera di Giacomo Bevilacqua, Leo Ortolani, Zerocalcare e lo stesso Recchioni. Il fumetto non è un adattamento ma un episodio breve, autonomo e successivo a quanto vediamo nel film, pertanto non contiene spoiler sulle vicende di Ceccotti&Co., solo dei rimandi e la storia riprende il concetto della visibilità inserendo quella caratteristica umana che nell’era di Internet è sempre più esasperata: la volubilità.

Terminando, mi sento di applaudire Mainetti per l’ostinazione nel voler portare alla luce questo film e di dirgli grazie per aver mostrato che anche in Italia siamo capaci di avere un supereroe perfettamente in linea con la città che abita e nel momento storico nel quale vive.

Il video di Claudio Santamaria che canta la sigla di Jeeg Robot D’Acciaio, utilizzata nei titoli di coda.

Lucky Red e La Gazzetta dello Sport presentano il fumetto di “Lo Chiamavano Jeeg Robot”

Comunicato Stampa

Lucky Red e La Gazzetta dello Sport presentano il fumetto di “Lo chiamavano Jeeg Robot”

Disponibile con quattro copertine diverse sarà in edicola insieme alla rosea da sabato 20 febbraio

Milano, 26 gennaio 2016 – In attesa che Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti arrivi nelle sale il prossimo 25 febbraio, Lucky Red e La Gazzetta dello Sport presentano il fumetto omonimo basato sul film.

L’operazione, in coerenza con il carattere originale riconosciuto al film dal pubblico e dalla critica della Festa del Cinema di Roma, intende proporre al pubblico di lettori e spettatori un prodotto creativo nuovo, unendo due forme d’arte – film e fumetto – e generando qualcosa di completamente autonomo e parallelo, senza il rischio di spoiler.

Scritto e curato da Roberto Recchioni, curatore editoriale di Dylan Dog e creatore di Orfani, con i disegni di Giorgio Pontrelli e Stefano Simeone e i personaggi ispirati a quelli del film di Gabriele Mainetti, il fumetto di Lo chiamavano Jeeg Robot sarà in edicola con La Gazzetta dello Sport da sabato 20 febbraio al prezzo di €2.50 con quattro copertine da collezione realizzate da Leo Ortolani, Roberto Recchioni, Giacomo Bevilacqua e Zerocalcare. In avvicinamento alla data di uscita del fumetto, le quattro copertine verranno mostrate in anteprima.

JeegZeroCalcareDEF 2

Di seguito le anteprime delle altre tre  copertine. Tutte e quattro saranno in edicola con il fumetto da sabato 20 febbraio. Il lettore potrà così scegliere quale acquistare o se decidere di collezionarle tutte:

  • venerdì 29 gennaio Leo Ortolani (Rat-Man)
  • giovedì 4 febbraio Roberto Recchioni (Dylan Dog, Orfani)
  • martedì 9 febbraio Giacomo “Keison” Bevilacqua (A Panda piace)

Il fumetto accompagnerà l’uscita del film, diretto e prodotto da Gabriele Mainettisceneggiato da Nicola Guaglianone e Menotti e interpretato dagli attori Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli. In sala dal 25 febbraio.

Il fumetto con le quattro copertine di Lo chiamavano Jeeg Robot sarà in edicola da sabato 20 febbraio insieme a La Gazzetta dello Sport al prezzo di €2.50 più il costo del quotidiano.

RatMan 112 – una recensione sconsolata

Tra il sottoscritto e RatMan c’è un rapporto molto particolare. Il primo abbonamento che mai feci in una fumetteria fu la serie autoprodotta da Leo, albetti smilzi autoconclusivi ed esilaranti che uscivano una volta ogni tanto, costavano poco e ti facevano sentire speciale. Speciale perché sostenevi una produzione di nicchia che però era bella, bella, bella in modo assurdo.

Ratman-5

Uno dei numeri più belli in assoluto

Poi passarono gli anni e Ratman divenne Ratman collection. Quelle storie furono ristampate in tutte le salse. Sette anni fa ritrovai quegli albetti e scoprii che su Ebay li compravano per un bel gruzzoletto. Con quei soldi comprai l’anello di fidanzamento per la donna che sarebbe poi diventata mia moglie.

Ora, credo proprio che mi avrebbe sposato anche se non le avessi regalato quell’anello: se non altro perché avevamo già una figlia da un anno. Ma al mio lato romantico e dagli occhioni luccicanti piace pensare che senza Ratman ora, magari, non sarei qui dove sono, felice come sono.

Quindi, tra me e Ratman, c’è un patto d’onore: insieme, fino alla fine. Qualunque cosa succeda.

Rat-Man

1- Qualunque cosa succeda

Anche se la serie non mi convince più?

Parlandone con alcuni colleghi mi sono visto accusare di conservatorismo. Dice, non puoi aspettarti che Ortolani vada avanti con le storielle alla “the Walking Rat” per tutta la vita. Il ragazzo ha un’età ormai, avrà voglia di variare un po’. Goditi questo nuovo Ratman che non fa sganasciare dalle risate ma è bello lo stesso.

Bello? Leo conosce i tempi comici e tutti i trucchi della narrazione, ha uno storytelling magistrale e conosce l’arte del dialogo. Dopo 112 numeri questo è assodato e l’ultimo numero non fa eccezione.

Ma l’ultimo numero non mi ha fatto ridere mai.

Il che non è necessariamente un problema. Con Ratman fino alla fine, qualsiasi cosa succeda. Dovesse mai diventare un fumetto drammatico come le tragedie dello Sfrangimaroni, io lo leggerei ancora e lo giudicherei come tale. Ma no, il problema è che lui continua a mettere le battute ogni qui e lì; la sensazione però è che ormai lo faccia per sport, come se fosse costretto. Non c’è vita, non c’è slancio, nelle battute di Ratman 112. Io ne avrei fatto a meno.

Anni fa Leo sapeva che avrei scritto questa recensione

Anni fa Leo sapeva che avrei scritto questa recensione

Eppure Leo è ancora capace di slancio. Prendete proprio The Walking Rat: pieno di un umorismo carico della stessa purezza di “Un tranquillo weekend di Torrone”, l’albo che mi fruttò la fetta maggiore di quel gruzzoletto di cui sopra. Per non parlare di altre perle come Ratolik, lo speciale di Lucca Comics e Science, gli Star Rats, Il grande Magazzi.

Quando non c’è Ratman di mezzo, Leo mi fa ancora sganasciare come venti anni fa.

Non è Leo il problema. Non è stanco e svogliato come quegli autori che abbiano perso la vena creativa. Il problema deve essere da qualche altra parte.

2- Sotto le battute, niente

Il problema allora è forse nella storia? Tolte le battute che non fanno ridere, cosa rimane?

La storia di Leo è un tassello fondamentale nell’arazzo di Ratman. Il problema è l’arazzo. Il problema è che da un po’ di tempo a questa parte io non ci capisco più niente.

22

Dov’è Cinzia? e Brakko? Dov’è il maggiordomo? Sono sicuro che da qualche parte si è detto che fine abbiano fatto, ma io non me lo ricordo. Da dove viene sto Valker? Ma non era morto? Sono sicuro che in qualche numero si dice come abbia fatto a tornare, ma io non me lo ricordo. Ah, ma la moglie l’aveva uccisa lui? Non mi ricordo.

Ma che è successo? Chi è quella tizia che si vede alla fine? Che è successo a Deboroh, che significa? Non l’ho capito. Mi sento come quando tutti fanno sì con la testa mentre guardanno 2001 Odissea nello spazio fingendo di capire che cosa sta succedendo.

Quand’è esattamente che Ratman è diventato così, che ho smesso di capire che succede, che ho smesso di ridere alle battute?

Alla fine ho capito. Ho capito dov’è il problema: è Ratman.

penny

Leo è in gabbia e non riesce a liberarsene. Sarà forse come quando non riesci a lasciarti con una ragazza che hai amato per anni, a cui vuoi ancora un mondo di bene, ma non sai come dirle addio. Ci provi, e poi cambi idea, ti prepari il discorsetto che non la faccia soffrire e poi non ce la fai. Le dai appuntamento sotto casa ma poi parli del tempo. La tiri così a lungo con l’incoffessabile speranza che sia lei a lasciare te.

Sono numeri e numeri che Leo ci parla di come dovrebbe finire Ratman ma non ci riesce, che la Storia va di qua e di là e non si lascia terminare finché non lo dice lei…

Caro Leo, hai pensato, forse, che la Storia non ti lascerà finire finché non sarai tu a darci un taglio? Io lo dico per te. Lo dico perché, a malincuore, se non fosse per quell’anello, avrei mollato diverso tempo fa.