La corazzata spaziale Yamato

I mille volti di Mi-kun – l’universo di Matsumoto

Le mille vite di Mi-kun Hikari

Le mille vite di Mi-Kun, storie di gatti giapponesi, edito da Hikari, non è semplicemente la storia di un gatto, ma è una vera dichiarazione d’amore dell’autore, Leiji Matsumoto, verso il suo gatto, quel Mi-kun protagonista di diverse incarnazioni (per ora quattro, a meno che non sia già arrivato Mi-kun V) che appare alla fine del volume. Quando parliamo di incarnazioni lo facciamo nel modo più giroscopico possibile, perché il felide in questione non è solo un gatto in baffi e artigli, appartenente alla famiglia Matsumoto in diverse personificazioni (ma sempre tigrato), ma è anche uno dei personaggi del multi fantasioso universo dell’autore. Impossibile dimenticarlo come compagno di bevute del dottor Zero e allo stesso tempo nemico giurato della cuoca e ladro di pesce, sull’Arcadia.

Questo volume è dedicato tutto a lui, o meglio a lei, perché questa Mi-kun, (o anche Mime, e spero di non dover sottolineare l’uso di questo nome), che si potrebbe tradurre in “baffetto”, è una femminuccia, solo che il pelo tigrato sul musetto la fa sembrare un maschio. Ma Matsumoto oltre a parlare delle sue avventure fa una rappresentazione sentita e coinvolta della vita dei gatti giapponesi, sia randagi che “di famiglia”.

Leiji Matsumoto

L’autore con uno dei cinque sketch donati all’Associazione Leiji Matsumoto per l’asta di beneficenza e la mostra al Lama Comics&Games

Dichiarazione d’amore dicevamo, e lo è, indiscutibilmente, verso questa particolare micetta e il mondo felino tutto: i primi cinque capitoli raccontano dell’arrivo della piccola Mi-kun nella famiglia, poco dopo la nascita della secondogenita, Atsuko, e di come le due crescano insieme. E se la bimba non è poi tanto bella, la gatta lo è tantissimo e tutti la amano. Umani e animali. Ma il tempo di esistenza delle due non è lo stesso, e dopo tredici anni la gattina deve abbandonare la famiglia e iniziare un altro viaggio. Dalla sua tomba partono così i ricordi e le riflessioni di coloro che restano, che raccontano di come Mi-kun fosse la regina del territorio vicino la casa e di come interagisse con gli altri gatti.

I racconti che hanno un’impostazione sempre buffa e umoristica nascondono, neanche troppo a fondo, una profonda malinconia, tipica di chi ha dovuto dire addio al proprio amico a quattro zampe, ma esaltano allo stesso tempo le caratteristiche tipiche dei gatti, che diventano, come nelle favole, i catalizzatori di un messaggio universale da cui trarre insegnamento.

«I gatti hanno una loro tristezza. I gatti hanno una loro gioia». Questo motto torna nei diversi capitoli, pubblicati negli anni ’70 (dal 1975 al ’77) sulla rivista Princess, e basta questo a creare un’atmosfera di fratellanza che avvicina immediatamente il lettore al loro mondo. Oltre a soffrire, esattamente come gli umani, i gatti sanno perfettamente cosa sono la lealtà, il coraggio, il senso di libertà, l’affetto fraterno. Sentimenti di cui invece a volte gli uomini difettano: infatti sono loro che cercano di snaturare la loro forza istintuale e pura, e che poi li abbandonano, senza rimorsi.

shikiji di Mi-kun

Tra i disegni donati e messi all’asta, l’immancabile Mi-kun; una riproduzione di questo cartoncino è allegata a ogni volume dell’edizione speciale.

Dopo aver letto questi racconti non stupisce più pensare che lo stesso autore abbia creato le saghe meravigliose di Capitan Harlock e la Corazzata spaziale Yamato: tutti gli elementi lì presenti sono già sviluppati qui, in questo apparente micro universo, verosimile, quotidiano, quasi banale, ma che contiene tutta la poetica che ha dato la vita e lo spirito eroistico agli altri, più celebri, personaggi. Solo perché Mi-kun è una gattina, non pensate di sottovalutare le sue storie, dunque. Parlano molto saggiamente.

A completare il volume appaiono anche le prime tavole, create nel 1968, disegnate da Matsumoto, molto simili tra loro, ma variate, dell’arrivo di Mi-kun. Se nelle avventure degli anni ’70 il disegno è ancora grezzo, ma già ben caratterizzato, con tutti i tipi caratteristici della produzione matsumotiana (donne bellissime, uomini bassi e brutti, fisicità e prospettiva in secondo piano rispetto alla necessità narrativa della vignetta, ma sempre e comunque dinamismo e narrazione chiara), in queste del ’68 possiamo leggere tutta la genuinità degli esordi, con corpi ancora sgraziati e qualità poco continuativa, con un tratto che è ancora molto vicino allo stile di Tezuka. Ma il senso della narrazione era già innato, e questi “ritornelli a fumetti” (mi viene da chiamarli così, vista la ripetitività, eppure costante qualità) ne sono la prova.

Copertina originale di Princess, dove furono pubblicati i primi cinque racconti. Da questa immagine la Hikari ha creato la cover variant in edizione limitata.

Copertina originale di Princess, dove furono pubblicati i primi cinque racconti. Da questa immagine la Hikari ha creato la cover variant in edizione limitata.

Ultima curiosità: questo volume io lo possedevo già, trovato in un mandarake a Nakano, di seconda mano e tutto scritto in giapponese, naturalmente, ma lo comprai perché era di Matsumoto e inedito in Italia. Ora, ho una copia in tiratura limitata, in 99 volumi, con copertina variant rispetto a quella normale edita a gennaio, acquistata in occasione della Mostra organizzata dal Lama Comics&Games di settembre.

Grazie all’Associazione culturale Leiji Matsumoto, alla Hikari, alla Mostra e alle aste di beneficenza, sono stati raccolti più di 7.000 euro da donare in favore delle zone del centro Italia vittime del sisma di agosto.

Un sentito grazie, anche, per aver portato un po’ più vicino il meraviglioso mondo del maestro Matsumoto.

 

NipPop 2016 – Intervista a Paola Scrolavezza

La conquista del mondo richiede tanta pazienza, piani per il futuro ben studiati, e la ricerca di alleati preziosi: ecco quindi che Dimensione Fumetto ha incontrato Paola Scrolavezza, presidentessa nottambula dell’Associazione Culturale NipPop con sede a Bologna e organizzatrice dell’evento NipPop 2016.

Paola è una docente universitaria, una traduttrice di letteratura giapponese femminile contemporanea, una saggista, una esperta di cultura orientale, una curiosa e un’entusiasta della gioventù, con cui collabora per organizzare da sei anni uno degli eventi più interessanti in Italia legati alla cultura popolare nipponica contemporanea, ovvero il NipPop che si tiene ogni anno a fine primavera nella dotta Bologna. Siamo andati a disturbare lei e i suoi due gattini fratelli, Gin & Tonic, a casa sua, alla vigilia dell’evento e alle 3 di notte per scoprire qualcosa di più su di lei, sulla sua associazione e su questa sesta edizione di NipPop che si svolgerà dal 20 al 22 maggio: ecco cosa ci ha raccontato.

La locandina dell'edizione 2016 del festival "NipPop".

La locandina dell’edizione 2016 del festival NipPop – Parole e forme da Tokyo a Bologna: è tutto carinissimo, QR code e iconcine personalizzate in primis.

NipPop è un nome famoso nel giro della cultura otaku in Italia: come è nato il vostro lavoro e di cosa vi occupate?

NipPop è un progetto con sede a Bologna che ha iniziato le attività dedicate alla cultura pop del Giappone contemporaneo nel 2011. Io ho studiato e iniziato a lavorare a Venezia, e dal 2009 insegno Cultura e letteratura giapponese al Dipartimento di Lingue dell’Università di Bologna. Nel 2011, in seguito al terremoto e maremoto del Touhoku, volevamo fare qualcosa che desse un segno di solidarietà e della nostra attenzione per il Giappone, e parlandone con gli studenti ne è nata una giornata dedicata alle culture pop nipponiche contemporanee. L’idea ci ha dato modo di coinvolgere anche delle persone sul territorio, perché a Bologna ci sono tante case editrici che si occupano di fumetto, anche manga: il progetto è piaciuto e quindi l’abbiamo continuato crescendo anno dopo anno.

Quindi il progetto nasce come una collaborazione fra la docente e i suoi allievi?

Sì, e tuttora io continuo a lavorare con i miei studenti: con loro l’evento è cresciuto passando da una giornata a tre, e poi organizziamo anche durante l’anno incontri, proiezioni, collaborazioni con altre realtà, e dall’autunno 2013 siamo diventati un’associazione culturale con un sito che, oltre a farci da vetrina, si pone l’obiettivo di costruire un database sulle culture pop del Giappone contemporaneo. Abbiamo diverse sezioni, molti collaboratori che scrivono per noi, e tanti volontari che contribuiscono gratuitamente con il loro grande lavoro.

È in qualche maniera la stessa storia di Dimensione Fumetto: anche noi siamo nati come un gruppo (ma di amici, non di studenti), ci siamo costituiti associazione culturale ad Ascoli Piceno nel 1994, ci occupiamo di diffusione della cultura del fumetto fin dall’inizio con fanzine ed eventi, lavoriamo e collaboriamo in tutta l’area locale e oltre, abbiamo varato delle attività in seguito allo tsunami del 2011 (ancora in corso in Giappone), e dall’anno scorso abbiamo rinnovato il nostro sito trasformandolo da vetrina degli eventi in spazio di argomentazione e critica. Al contrario di noi, però, la vostra storia è compattata in uno spazio di pochi anni.

Sì, rispetto alla vostra Ascoli Piceno la nostra realtà di Bologna è diversa: c’è stato Umberto Eco, c’è la Scuola di fumetto e ci sono tante manifestazioni legate al mondo del fumetto e dell’animazione anche non giapponesi, quindi diciamo che le culture pop sono state sdoganate. Per contro, Bologna è una città dove ci sono tantissime attività culturali, per cui trovare lo spazio è sempre difficile, sia in senso di spazio fisico sia come fondi economici, che rappresentano il nostro problema principale; tuttora il nostro maggiore sponsor è l’Università, e anche cercare altri contributi è molto difficile, poiché essendoci così tante attività si crea molta concorrenza. In realtà questa è anche la cosa bella di Bologna, che da questo punto di vista è molto migliore di altre realtà culturali come quella di Venezia che, al confronto, è stagnante, dato che propone solo poche grandi cose meravigliose, mentre invece a Bologna c’è una grande vivacità culturale e molte cose nascono dal basso, come NipPop stesso: un progetto creato e portato avanti da ragazzi, studenti ed ex-studenti che restano a collaborare.

Anche nella zona umbra-marchigiana-abruzzese, pur mancando grandi poli culturali frizzanti come Bologna, ci sono una miriade di piccole realtà (come Dimensione Fumetto stessa) che messe tutte insieme propongono un cartellone di eventi distribuito per tutto l’anno. Nel grande gomitolo di Bologna, invece, che tipo di proposta offrite per emergere?

La nostra attività principale è l’evento NipPop. L’idea è nata da un mio sogno, ovvero mettere in contatto persone diverse che in qualche modo però ruotano intorno alle culture pop e alla loro diffusione, quindi gli artisti, i critici, gli studiosi e gli esperti, insieme con il pubblico e con chi lavora per far conoscere la cultura popolare e quindi i distributori, le case editrici, eccetera. Lo scopo dunque è creare uno spazio in cui tutti questi soggetti possano interloquire, dialogare e incontrarsi. Quando l’abbiamo creata, infatti, il nome completo della manifestazione era NipPop – Parole e forme da Tokyo a Bologna perché un altro degli obiettivi è quello di creare dei legami, o meglio di mettere in luce i legami fra l’Italia e il Giappone e fra Bologna e Tokyo.

E a proposito di legami, credo che fra le nostre rispettive associazioni ci siano solo due gradi di separazione perché conosciamo dei comuni amici, che sono Keiko Ichiguchi e Andrea Venturi, che abbiamo avuto il piacere di avere ospiti ad Ascoli Piceno più volte, e in particolare nel 2011 in occasione della mostra Così lontani così vicini in cui abbiamo esposto fianco a fianco le loro rispettive tavole.

Locandina della mostra "Così lontani così vicini" organizzata da DF nel 2011 negli spazi della libreria Rinascita di Ascoli Piceno.

La locandina della mostra Così lontani così vicini organizzata da DF nel 2011 negli spazi della libreria Rinascita di Ascoli Piceno.

Loro sono persone gentilissime, ed è stata un’esperienza davvero molto bella e davvero molto istruttiva.

Keiko collabora con NipPop! È nel comitato scientifico, cura i workshop di fumetto e ci ha dato un grosso aiuto per trovare degli sponsor in Giappone: economicamente sono piccole cose, ma utili per partire.

Saranno pure piccole cose, ma l’anno scorso avete avuto come ospiti le BABYMETAL, sono sconvolto!

Devo dire che le BABYMETAL sono state una cosa casuale. Loro erano in tour in Europa e avevano in programma una tappa all’Estragon, che è un locale di Bologna che però non sapeva bene come gestire il gruppo e la promozione, quindi ci ha chiesto se eravamo disponibili a inserire il concerto nella nostra manifestazione, dato che la data della performance era concomitante con la data di NipPop 2015: in pratica, in realtà abbiamo avuto le BABYMETAL senza spendere una lira. È stata una coincidenza perché avevamo già fissato le date e ci è arrivato questo regalo dall’Estragon, che ha organizzato il concerto arrivando non so come alle BABYMETAL, ma senza sapere come gestire la pubblicità e senza sapere che tipo di pubblico potesse esserci, ed è per questo che si sono rivolti a noi.

Il gran finale del concerto di Bologna delle BABYMETAL: l’accostamento del metal con delle bambine era, è e sarà sempre totalmente straniante, ed è esattamente questo il loro fascino.

Non so come sono percepite in Italia, ma in Giappone le BABYMETAL sono estremamente popolari nel giro delle cosiddette sottoculture, e molto famose anche fra il grande pubblico, arrivando a dei livelli di vendita che non si vedevano dagli anni ’90, gloriosi per la musica j-pop che attualmente si basa più su streaming, YouTube e concerti live che non sulla vendita del supporto fisico, esattamente come nel resto del mondo.

Io ho scoperto che in Italia c’è un fandom delle BABYMETAL che è notevole, con gente che si sposta ed è venuta da tutta Italia per assistere al concerto.

Kimi wa subculture (“Sei parte di una sottocultura”) degli R-shitei è una canzone che la band dedica alle loro fan, che come recita il testo hanno «lo specchietto di My Melody» eppure sono le adoratrici di una «sottocultura del male e della notte», ovvero il tipo di glam rock noto come visual kei in cui uno dei gruppi di punta è, attualmente, proprio quello degli R-shitei.

Questo concerto a sorpresa c’è stato l’anno scorso, ma veniamo all’evento del 2016: cos’è, com’è strutturato e cosa propone stavolta il festival NipPop?

Ogni anno cerchiamo un tema, e quest’anno è la science fiction. Abbiamo una serie di incontri, come sempre, con talk, tavole rotonde e workshop, a cui si aggiungono una serie di proiezioni sui due focus principali che sono Leiji Matsumoto e Neon Genesis Evangelion.

Per quanto riguarda la serie di Hideaki Anno, abbiamo collaborato con i gruppi Evangelion Italian Fan e Distopia Evangelion, che ci hanno proposto una serie di incontri, attività e una mostra in uno spazio bolognese recentemente aperto, che a me piace molto essendo parte di un progetto di recupero di spazi urbani inutilizzati: era il bunker durante la Seconda guerra mondiale, quindi ha tutta una serie di gallerie che lo rendono un ambiente molto particolare, dove abbiamo allestito un’esposizione di artisti italiani che hanno dedicato una tavola a testa al mondo di Neon Genesis Evangelion. Inoltre, abbiamo la proiezione dei film in collaborazione con Dynit che ci ha generosamente concesso i diritti d’uso a titolo gratuito, essendo l’intero NipPop un evento completamente gratuito, dove non c’è biglietto e l’accesso è aperto a tutti.

Locandina della mostra "The Legacy of Evangelion".

Locandina della mostra The Legacy of Evangelion. Come al solito, Shinji è bravo solo a far danni.

Quanto a Leiji Matsumoto, inauguriamo la sera del 18 una mostra di alcune tavole originali del Maestro che abbiamo avuto grazie alla collaborazione con l’Associazione Culturale Leiji Masumoto di Torino. Abbiamo poi una serie di giocattoli, action figure e modellini, sempre a tema Matsumoto, che ci ha dato un famoso collezionista italiano che è Fabrizio Modina e con cui abbiamo ricostruito le scene e gli ambienti delle sue opere più famose: ne è risultata una mostra proprio bella di cui siamo molto orgogliosi! Ovviamente non mancheranno anche proiezioni di film di Leiji Matsumoto.

Modellino de "La corazzata spaziale Yamato".

Me – ra – vi – glio – so!

Infine, c’è un terzo focus su un’ospite specifica che ci raggiungerà a Bologna: Atsuko Asano. È una scrittrice di Okayama che ho fortemente voluto io perché mi sono innamorata di un suo light novel intolato No. 6, che è sì fantascienza distopica, in un mondo post-apocalittico post-conflitto devastante eccetera, ma molto bello nella scrittura, nelle descrizioni e nella capacità di declinare un tema non nuovo in modo assolutamente originale. Ne è stata tratta una serie tv d’animazione che secondo me è meno interessante, ma che ho scoperto essere conosciuta in Italia nonostante il romanzo non sia stato tradotto. Spero di convincere qualche editore a importarlo!

Le versioni animate di Nezumi il misterioso e di Shion dai capelli sbiancati di colpo come Maria Antonietta, si aggirano per le strade tentacolari della città No. 6, che dà il nome all'opera di Asano e che nella sua divisione in caste pare tanto Metropolis di Lang.

Nezumi il misterioso e Shion, dai capelli sbiancati di colpo come Maria Antonietta, si aggirano per le strade tentacolari di No. 6, la città che dà il nome all’opera di Asano e che nella sua divisione in caste ricorda molto Metropolis di Lang.

Oltre ai tre focus avremo le nostre consuete sezioni arte, cinema e letteratura, e quest’anno c’è anche un’area games dedicata ai retrogames di science fiction giapponese… non chiedermi quali perché io sono di un’altra generazione e non ho mai giocato ai videogame.

È un programma molto ricco e molto bello! Ma Hideaki Anno lo sa?

Non lo so! Devo dire che abbiamo cercato di contattarlo, ma per il momento non ci siamo riusciti perché lui è blindatissimo. Comunque io non dispero: prima o poi ci arriveremo.

Scendendo nel dettaglio, quanto a Neon Genesis Evangelion, avete deciso di proporlo perché ne siete voi stessi fan?

In realtà personalmente ho scoperto il mondo dei manga e degli anime attraverso i miei studenti, quando ho cominciato a insegnare. Avendo appena compiuto cinquanta anni, non sono cresciuta con i manga, ma da bambina ho visto UFO Robot Goldrake e Lady Oscar che ho amato tantissimo; ho riscoperto questo mondo recentemente ed essendo molto curiosa sono andata a indagare. Io non sono una particolare fan di Neon Genesis Evangelion perché per il mio gusto è un po’ troppo macchinoso, però proprio per questo è anche affascinante, e in particolare è affascinante perché riesce ancora oggi, dopo decenni, a smuovere un fandom trasversale. Quest’anno ho tenuto un corso di letteratura incentrato sulla science fiction in cui i ragazzi hanno poi portato delle presentazioni, e diversi di loro hanno lavorato su vari aspetti della serie, e sono ragazzi di venti anni, il che ci ha fatto riflettere insieme sul fatto che Neon Genesis Evangelion continua a destare interesse e affascinare le generazioni: trovo sia questo il vero aspetto interessante della serie di Anno. Quando abbiamo iniziato a pensare di dedicare l’edizione 2016 di NipPop alla science fiction, quindi, è stato naturale concentrarsi su Neon Genesis Evangelion, perché credo che in Italia non puoi parlare di fantascienza giapponese senza citare la serie di Anno. Da quel che vedo, è ancora oggi uno dei titoli manga e anime che attira maggiore attenzione.

Concordo, e confermo che in Giappone qualunque persona sotto i cinquanta anni conosce Neon Genesis Evangelion perché l’ha visto, l’ha letto e ha avuto esperienza personale sulla serie. Se si vuole vivere in Giappone bisogna conoscerne la lingua, la cultura e Neon Genesis Evangelion. Ogni tanto, quando saluti con un «Grazie!», ti rispondono «La parola della gratitudine!», che è una celeberrima battuta di Rei Ayanami. Anche per la conversazione quotidiana, quindi, si è in qualche modo “costretti” a vedere la serie. Fra l’altro, tornando alla trasversalità generazionale, il suo ideatore e regista Hideaki Anno ha dichiarato esplicitamente che lui è un fan sfegatato de La corazzata spaziale Yamato di Leiji Matsumoto del 1974, dichiarazione facilmente verificabile dal confronto fra le due serie, che mostra come l’anime anni ’90 presenta una quantità enorme di riferimenti a quello anni ’70.

Confronto fra "La corazzata spaziale Yamato" e "Neon Genesis Evangelion".

Il cimitero su Iscandar e quello sulla Terra: solo uno dei mille e mille confronti possibili fra La corazzata spaziale Yamato di Leiji Matsumoto e Neon Genesis Evangelion di Hideaki Anno.

Era volontariamente ricercata la continuità nel vostro programma fra Matsumoto, Anno e la più recente fantascienza di Asano?

Sì, abbiamo cercato degli elementi che potessero ricollegarsi fra di loro, e fra questi tre autori c’è un legame generazionale. In questa maniera, quest’anno abbiamo un’edizione di NipPop che è particolarmente bella, ben costruita e armonizzata. Poi, oltre agli eventi e agli ospiti già citati ci sarà un’altra scrittrice di science fiction giapponese che è Fumio Takano, anche lei purtroppo non ancora tradotta in italiano: oltre a portare nomi conosciuti, a noi piace anche portare delle cose nuove, visto che non siamo una fiera, ma bensì una manifestazione culturale, e quindi possiamo anche permetterci di puntare su figure, artisti e forme di culture pop meno conosciuti. Lo stesso light novel in Italia è poco conosciuto e guardato con sospetto. Ci sarà inoltre Shin’ya Ogura, che è un machine designer che lavora nell’animazione, negli effetti speciali e soprattutto nelle navi spaziali, e ha partecipato a moltissime produzioni fra cui Capitan Harlock e Code Geass; oltre a incontrare il pubblico, Ogura terrà un workshop di CG in cui mostrerà come funziona nella pratica il suo lavoro, e penso che sia una bella occasione, molto interessante. Inoltre avremo una serie di artisti italiani che si ispirano alla fantascienza giapponese, come Davide Tarò e Dario Tonani. Proietteremo molti film, fra cui il cortometraggio di Michele Senesi intitolato Ricordi che è tratto da un racconto di Kaoru Kurimoto, un’altra scrittrice di science fiction giapponese nota per Guin Saga. Infine, tante altre cose, come workshop di scrittura creativa e di disegno per robot e mecha, eccetera eccetera… sul sito ufficiale è possibile trovare il programma dettagliato giorno per giorno.

Grazie mille davvero e buon lavoro!

Grazie a voi!

Il pubblico di "NipPop" delle scorse edizioni, anche questo trasversale come il pubblico della fantascienza. Davanti a tutti, in primo piano, una solare Paola Scrolavezza; dietro a tutti, nascosto agli sguardi, un timido Andrea Venturi.

Il pubblico di NipPop delle scorse edizioni, anche questo trasversale come il pubblico della fantascienza. Davanti a tutti, in primo piano, una solare Paola Scrolavezza; dietro a tutti, nascosto agli sguardi, un timido Andrea Venturi.

Confermata la nuova serie di Yamato 2202

Dopo diverse voci che si sono rincorse durante la settimana è stata confermata la produzione di una nuova serie animata dedicata alla Corazzata Spaziale Yamato. Conosciuta in Italia e nel resto dell’occidente come Star Blazers il popolare anime tratto dall’opera omonima di Leiji Matsumoto godrà di una nuova trasposizione animata dal titolo Uchū Senkan Yamato 2202: Ai no Senshi-tachi (Corazzata Spaziale Yamato 2202: Guerrieri dell’amore). Lo staff ha appena diffuso la prima illustrazione promozionale disegnata da Makoto Kobayashi:

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La produzione ha anche lanciato il sito web ufficiale dell’anime. Nobuyoshi Habara (Fafner and Fafner EXODUS, Star Blazers 2199) è alla regia della serie mentre Harutoshi Fukui (Mobile Suit Gundam UC, Harlock) si occupa delle sceneggiature.

Auguri Goldrake! Auguri Eva!

Probabilmente è un semplice caso fortuito, ma proprio ieri 4 ottobre e oggi 5 ottobre si festeggiano rispettivamente il 40esimo e il 20esimo anniversario di quelle che sono probabilmente le due più importanti, famose e influenti serie tv di robot nella storia dell’animazione giapponese: UFO Robot Goldrake e Neon Genesis Evangelion.

La prima serie fu ideata dal padre putativo del genere robotico giapponese, il grande Go Nagai, e fu trasmessa la prima volta col titolo UFO Robot Grendizer (il nome del robot in Italia fu cambiato perché ritenuto difficile) il 5 ottobre del 1975 su Fuji TV ed è poi arrivata in Italia su Rai 2 tre anni dopo intitolata Atlas UFO Robot; fra l’altro lo stesso identico giorno debuttò anche Jeeg robot d’acciaio, pure di Nagai, ma sul canale concorrente TV Asahi. La seconda serie invece è stata realizzata dallo studio Gainax capitanato da Hideaki Anno e iniziò alle 18:30 del 4 ottobre 1995 su TV Tokyo col pomposo nome di Shin seiki Evangelion (“Evangelion del nuovo secolo”), ma i fan italiani poterono vederla solo cinque anni dopo su MTV anche se nel frattempo era già uscita in home video per Dynamic Italia fin dal 1997 come Neon Genesis Evangelion (il titolo internazionale scelto dai giapponesi stessi).

Nonostante gli stili visivi, le tematiche affrontare e gli esiti narrativi dei due cartoni animati siano estremamente diversi, le trame di UFO Robot Goldrake e Neon Genesis Evangelion hanno dei forti punti in comune. Nel primo, Actarus ha lasciato il suo pianeta perché era stato attaccato dagli alieni conquistadores di Vega, tutti abbigliati come a una festa mascherata a tema “Halloween in acido”, e quando questi arrivano anche sulla Terra lui decide di contrastarli col suo robot da combattimento Goldrake; nel secondo cartone animato ad attaccare la Terra sono dei misteriosi esseri dal multiforme aspetto e di non meglio specificata provenienza chiamati Angeli (nome internazionale Angels, ma in originale erano chiamati Shito, “Apostoli”) che non vogliono conquistare il pianeta, ma bensì entrare in contatto col primo di loro tenuto rinchiuso nelle viscere della crosta terrestre, e per combatterli Shinji usa il robot da combattimento Evangelion. Quindi giovani uomini a bordo di armature giganti elettroniche antropomorfe devono difendere la Terra contro forze esterne ostili e dall’aspetto pittoresco: ce n’è abbastanza per affascinare generazioni di spettatori… e così è stato, dato che UFO Robot Goldrake, che fu il primo anime a essere importato in Italia, ebbe un tale successo da generare l’esplosione di popolarità di cui godette l’animazione seriale giapponese su tutti i canali tv pubblici e privati italiani lungo tutti gli anni ’80, e lo stesso successe con Neon Genesis Evangelion che portò al cosiddetto Secondo Impact (un’espressione mutuata dalla serie stessa) durante gli anni 2000, ma stavolta più indirizzato sul mercato dell’home video. Fra l’altro Neon Genesis Evangelion è anche il prodotto a cui si deve la diffusione commerciale del DVD, dato che fu proprio la versione su disco del 1997 ad avere così tanto successo da convincere i produttori a insistere sul nuovo formato. Interessante poi notare che se la storia del DVD è legata a Neon Genesis Evangelion, quella del CD dipese dalla Nona Sinfonia di Beethoven, sulla cui lunghezza si fissò lo standard dei 74 minuti e 33 secondi, e per ironia della sorte (o forse no) nell’episodio 22 dell’anime è stato usato come colonna sonora proprio il celebre Inno alla gioia beethoveniano: altre coincidenze. La versione su disco fu anche quella che portò la vera notorietà a Neon Genesis Evangelion, dato che la trasmissione tv fu un enorme insuccesso commerciale e la Gainax fu costretta a chiudere la serie in anticipo al 26esimo episodio, esattamente come successe con La corazzata spaziale Yamato, che è il cartone animato preferito di Hideaki Anno, che chiuse in anticipo al 26esimo episodio e che debuttò il 6 ottobre 1974: ancora altre coincidenze! Se oltre a tutto questo aggiungiamo che Fortezza superdimensionale Macross iniziò a essere trasmessa proprio il 3 ottobre 1982, non possiamo che concludere che l’inizio di ottobre è un periodo particolarmente propizio per gli anime robotici.

Se a 40 anni da UFO Robot Goldrake il nome della serie è rimasto glorioso benché il suo successo sia lentamente scemato, dopo 20 anni invece la mania per Neon Genesis Evangelion non solo non è scesa, ma è anzi più viva che mai, tenuta in vita dalle continue iniziative di marketing e dalla produzione di nuovi materiali. Oltre ai film realizzati poco dopo la conclusione della serie tv, dal 2007 escono al cinema ogni due-tre anni i capitoli del Rebuild of Evangelion, un faraonico progetto di ri-narrazione dell’intera serie in forma di quattro film che presentano affinità e divergenze con la storia originale e di cui i fan stanno attendendo l’ultimo misterioso capitolo. Anno non ha ancora dichiarato nulla al proposito, limitandosi a scrivere un messaggio di ringraziamento sul suo sito ufficiale, ma intanto su Internet è partita la campagna di festeggiamenti al grido di おめでとう omedetou, cioè «Congratulazioni!» proprio come quelle rivolte a Shinji nell’ultimo episodio della serie, su Twitter impazza l’hashtag #エヴァ20周年, in Giappone gira il temporary shop EVA T PARTY che propone oltre al merchandising anche interessanti volumi inediti di illustrazioni e schizzi preparatori, e proprio ieri è partita la campagna della catena di combini Lawson (supermercatini aperti 24/7) dove è possibile acquistare gadget ispirati alla serie, alcuni dei quali sono stimati andranno a ruba e quindi sono acquistabili solo su prenotazione.

Dato che a inizio ottobre 1975 uscì UFO Robot Goldrake e a inizio ottobre 1995 Neon Genesis Evangelion, a inizio ottobre 2015 è uscito qualcosa di altrettanto significativo che ricorderemo fra 20 anni? Oggi è ancora solo il giorno 5 e il 6 è già stato preso da La corazzata spaziale Yamato, quindi dai giapponesi, avete ancora il giorno 7 per stupirci di nuovo!