John Byrne

X-Men: essere mutanti oggi

The X-Men, I did the natural thing there. What would you do with mutants who were just plain boys and girls and certainly not dangerous? You school them. You develop their skills. So I gave them a teacher, Professor X. Of course, it was the natural thing to do, instead of disorienting or alienating people who were different from us, I made the X-Men part of the human race, which they were. Possibly, radiation, if it is beneficial, may create mutants that’ll save us instead of doing us harm. I felt that if we train the mutants our way, they’ll help us – and not only help us, but achieve a measure of growth in their own sense. And so, we could all live together.
(Jack Kirby)

I wanted them to be diverse. The whole underlying principle of the X-Men was to try to be an anti-bigotry story to show there’s good in every person.

(Stan Lee)

Il passato

Per anni gli X-Men sono stati la “cenerentola” del parco delle testate Marvel. Nati nel 1963 da un’idea di Stan Lee & Jack Kirby, questo supergruppo di adolescenti mutanti (persone dotate di incredibili poteri fin dalla nascita a causa di anomalie del patrimonio genetico) non aveva mai riscosso particolare successo e la sua collana a fumetti venne chiusa nel 1970 per scarsità di vendite, col numero 66 della collana a loro dedicata, nonostante l’ottimo lavoro svolto negli ultimi tempi per la testata da parte di Neal Adams e Roy Thomas.

Negli anni fra il 1974 e il 1975 la serie tornò in vita, ma trasformata nei protagonisti e nei contenuti, dando spazio alle problematiche e alle avventure di un colorito gruppo multietnico di persone temute e cacciate dalla società a causa della loro diversità. La parte del leone, infatti, non la facevano i classici pupilli di Xavier che tutti conoscevano, ma cinque mutanti più o meno nuovi di zecca: il canadese Wolverine, il tedesco Nightcrawler, l’africana Tempesta, il russo Colosso, l’apache Thunderbird, l’irlandese Banshee. Una nuova genesi di X-Men, affascinanti, eterogenei e avvincenti, resi vividamente dal tratto di Dave Cockrum, proveniente dalle grandi fortune in casa DC con la rinnovata Legione dei Supereroi.

Quasi immediatamente la formazione di questi mutanti venne affidata all’abile verve narrativa di Chris Claremont, che realizzò un’intelligente miscela di avventure e introspezione, tingendo gli albi di atmosfere cupe, tragedie shakespeariane e quel tocco di epica che non guastava in un albo di supereroi, concependo saghe a lungo respiro, e un’incredibile serie di trame e sottotrame che, nel tempo, hanno fatto la fortuna degli X-Men. La miscela divenne esplosiva quando allo scrittore inglese si affiancò il disegnatore anglocanadese John Byrne, che con uno stile a metà tra il classico e l’innovativo, fece diventare Uncanny X-Men la testata più venduta d’America.

Capire le ragioni del fenomeno X-Men è piuttosto difficile, ma è indubbio che alla base ci sono progetti ponderati e rielaborati col passare degli anni, ottimi autori e, soprattutto, il genio e l’inventiva di Claremont che ha retto le redini del gruppo per oltre sedici anni. Grazie a lui il termine “mutante” è diventato una metafora del “diverso” nella società contemporanea. Da tutto e da tutti si difendono gli X-Men: dalla paura che il proprio fisico subisca ulteriori e incontrollabili mutazioni, dai loro nemici, anche dal mondo, che non li ama. In Giorni di un futuro passato e Dio ama, l’uomo uccide Claremont parla chiaro: ci sono politici e predicatori religiosi che pur di mietere consensi sono disposti ad anteporre l’odio contro di loro, i diversi. «Sapete chi sono i vostri bambini?» è il motto del candidato antimutante.

Le etichette saranno sempre più importanti del modo in cui si vive, nei fumetti come nella realtà, mostrando come il discorso di Claremont sia ancora vividamente attuale. Allora la “X” del professor Xavier, la stessa di extra: eXtrapoteri, eXtraterrestri, eXtracomunitari, la “X” di Malcom X, la “X” di chi non sa scrivere, di chi non ha un ruolo e un posto nella società, è il simbolo di questo gruppo di reietti di diversa nazionalità che si scoprono una famiglia.

 

Veniamo ad oggi

Il mondo mutante a oltre 40 anni di distanza da Giant-Size X-Men #1 mostra tutto il peso della sovraesposizione degli anni ’90, delle troppe testate e della continuity intricata. Allo stesso tempo, quelle tematiche che hanno reso grandi gli X-Men hanno fatto scuola e sono permeate nella formazione di quei bambini di un tempo oggi diventati autori ed editor adulti. In particolare col brand All New All Different (che ai più attenti ricorderà proprio lo slogan che campeggiava sulle copertine dei primi X-Men di Claremont), la Marvel ha puntato a sconvolgere e cambiare gli equilibri del Marvel Universe puntando spiccatamente su personaggi come Miles Morales, Kamala Khan, Amadeus Cho, Riri Williams, America Chavez, Lunella Lafayette, Sam Wilson, Jane Forster eccetera, e con ognuno di loro che rispecchia un “diverso” per la sua etnia, per la propria religione o l’età.

E a questo si aggiunge la volontà da parte delle capocce Marvel di puntare negli ultimi anni maggiormente i riflettori su Inumani e Vendicatori. In questo contesto diventa difficile comprendere quale sia il ruolo degli X-Men se assistiamo alla nascita di un gruppo come la cosiddetta Squadra Unione degli Uncanny Avengers di Rick Remender, dove un gruppo Vendicativo sembra più pronto e in grado di affrontare tematiche quali la discriminazione. Come afferma Scarlet Witch (ormai una ex-mutante dopo gli eventi di Axis) all’interno della serie:

Nascere mutanti o nascere all’interno di una cultura, di un’etnia o anche di una religione è ben diverso. Questi aspetti sono radicati nelle tradizioni, nella condivisione del passato, di valori e, per la religione […] della fede. Essere mutante […] non è solo il modo in cui si è ricevuto un superpotere ed è l’unica cosa che condividiamo universalmente. Ma a parte questa distinzione […] no, non penso che la condizione di nascita sulle quali non si ha alcun controllo dovrebbero essere usati per dividerci in categorie.

Appare chiaro come gli X-Men negli ultimi tempi siano stati come un pugile alle corde, l’ombra di quello che erano: avendo perso la loro identità, e il loro messaggio di perseveranza, di fronte a discriminazione e persecuzione, il messaggio è apparso debole.

Ma se avete cominciato di recente ad avvicinarvi ai fumetti e vi è venuta voglia di conoscere meglio X-Men anche grazie alle pellicole di Bryan Singer o se siete degli aficionados delle vicende mutanti e volete cercare qualche lettura in più degli ultimi cinque o sei anni, che fare? Soprattutto in un marasma editoriale e in un contesto così come quello di cui vi ho appena descritto? Ecco che Dimensione Fumetto viene in vostro soccorso con una selezione di tre titoli meritevoli in salsa mutante degli ultimi anni.

  • UNCANNY X-FORCE di Rick Remender con vari artisti del calibro di Jerome Opeña, Essad Ribic, Greg Tocchini, Phil Noto e Julian Totino Tedesco

Abbiamo tutti il potenziale di essere dei gran bastardi, Evan. La differenza è che tu non hai mai smesso di lottare. Hai combattuto per diventare l’uomo che tuo zio Cluster vedeva in te.

Uncanny X-Force di Remender è stata una delle migliori serie in circolazione negli ultimi anni. Durata 35 numeri, ha presentato le avventure della X-Force, la squadra segreta composta da Wolverine, Psylocke, Arcangelo, Fantomex e Deadpool che si occupa di portare a termine le missioni più sporche. In essa Remender ci mostra tutto il suo pessimismo e questo è un elemento della sua natura che viene espresso in molti modi nei suoi fumetti. In Uncanny X-Force un bambino deve morire per la sua natura e per il nome che porta. Infatti il filo rosso attorno a cui ruota la narrazione è da una parte una riflessione su quanto il male (o addirittura l’omicidio) sia accettabile da compiere per preservare il bene, su quanto pochi siano disposti a caricarsi sulle spalle cadaveri affinché altri possano ergersi a eroi; dall’altro ci racconta di come chi o cosa riesce a influenzare pesantemente la nostra vita e la lotta disperata dei protagonisti per spezzare questa catena. Di quanto siamo artefici del nostro destino e come ci autodefiniamo moralmente quando la generazione precedente direttamente o indirettamente ha fallito nella trasmissione dei valori.

A questo si uniscono altri elementi come viaggi in mondi alternativi, come quello dell’Era di Apocalisse, Deathlok, i Bretagna Corps e Brian Braddock, la Nuova Confraternita dei Mutanti Malvagi e altri, uniti ad archi di trasformazione che coinvolgono davvero ogni elemento del gruppo. Particolare la caratterizzazione di Deadpool, le cui battute e risate sono solo un modo per nascondere l’intima vulnerabilità, e che finirà, antiteticamente a quanto possa pensare il lettore (e unitamente a lui i restanti membri del gruppo), per incarnare nei momenti catartici la voce della ragione.

  • SCISMA di Jason Aaron con vari artisti + WOLVERINE E GLI X-MEN sempre di Jason Aaron con Chris Bachalo e Nick Bradshaw

Abbiamo sbagliato strada Scott. Da qualche parte, lungo il cammino. Quando abbiamo iniziato a pensare ai ragazzi come a truppe di combattimento.

La mini-serie Scisma, sceneggiata da Jason Aaron, si è rilevata un evento mutante molto importante, rappresentando il punto di rottura fra Ciclope e Wolverine, due X-Men spesso in contrasto, ma che allo stesso tempo si sono sempre rispettati per il benessere comune degli X-Men. Qual è il tema dello scontro ideologico tra i due mutanti? Come gestire i giovani X-Men, i bambini. In particolare Ciclope ha lasciato che la giovane Indie “Oya” Okonkwo uccidesse alcuni avversari. L’aver messo la ragazza davanti a una scelta così traumatica ha acuito le tensioni tra i due vecchi amici, facendo riemergere rancori sopiti. Alla fine di Scisma, Wolverine decide di prendere la sua strada e di aprire la Scuola Jean Grey, che sorgerà dove un tempo si trovava l’istituto di Charles Xavier che tanti anni prima vide nascere gli X-Men, rappresentando una casa per tanti giovani mutanti in fuga da sé stessi e dal proprio passato proprio come Wolverine.

Scisma rappresenta quindi il passaggio del testimone dalla dicotomia Xavier-Magneto a quella Ciclope-Wolverine degli ultimi anni. Aaron, grazie alla lunga durata della sua gestione su W&XM, ha potuto contare su trame a lunga gittata e sottotrame, marchio di fabbrica di Chris Claremont (che citerà marcatamente) portando numero dopo numero a compimento l’evoluzione della stessa Idie e di Quentin Quire (personaggio creato da Morrison nei suoi New X-Men e ripreso da Aaron) avviata in Scisma. Questi alla fine della serie si ritroveranno cambiati e maturati: la prima, costretta a sporcarsi le mani in giovane età e a odiare prima ancora che amare, troverà nei valori affettivi la chiave per una visione non nichilistica del suo futuro; Quire invece dimostrerà quanto aveva ragione Wolverine a prenderlo sotto la propria ala, raccattandolo da una prigione dello Shield e dalla custodia di Capitan America, nel dargli un’occasione per renderlo qualcosa di diverso da un “mostro di livello Omega”. Ma loro e due non saranno gli unici studenti della Scuola Jean Grey (infatti con loro ci saranno Broo, Kid Gladietor, Mille Occhi, Genesis, Shark-Girl, Glob Herman e Sprite) con un corpo docenti di dissidenti dalle file di Ciclope come Bestia, Tempesta, Kitty Pryde, Rechel Grey e l’Uomo Ghiaccio, i quali aiuteranno Wolverine nel duplice compito di preside e insegnante. Apporteranno anche un ulteriore tassello all’evoluzione del personaggio, che l’autore ha ampiamente curato dai tempi di Wolverine:Weapon X e dandoci un Logan finalmente in pace con sé stesso, con i cadaveri del suo passato e le mani troppe volte sporche di sangue, ergendosi a figura paterna ingombrante affinché i giovani mutanti non diventino un gruppo para-militare come vorrebbe Ciclope.

  • MAGNETO di Cullen Bunn e Gabriel Hernandez Walta

Ecco perché combatto. Nomi. Migliaia di nomi. I nomi dei mutanti strappati con la violenza a questo mondo. Ciascuno è una cicatrice che mi alimenta.

Magneto è un personaggio complesso, dalle molte vite e scritture, da supercriminale stereotipato a personaggio shakespeariano, sempre in bilico tra bene e male ed eternamente tormentato dai dubbi, grazie alle abili mani di Claremont, un terrorista, un partigiano, tante volte trovatosi a ritornare sui suoi passi, finendo per militare negli X-Men e guidarli in assenza di Xavier. Cullen Bunn prova a darci un’ulteriore riscrittura del personaggio, questa volta come un vero vigilante noir. Nei primi numeri di questa serie Bunn costruisce un hard boiled in chiave mutante, in cui un Magneto rasato a zero, dai lineamenti duri, vestito di nero, dai lunghi monologhi e disilluso verso gli ennesimi crimini umani contro i mutanti, prova a farsi giustizia da solo, trasformando ogni oggetto di ferro in un’arma e con un Cullen Bunn capace di alternare il presente di vendetta ai ricordi del passato, guidando il lettore nelle tragedie e nei fallimenti di cui è tempestato il passato di Magneto, svelandone anche una certa ipocrisia. La serie verso metà, nel passaggio da Walta ad altri disegnatori, finisce per perdere la carica innovativa dei primi numeri, virando su scenari più convenzionalmente classici, con elementi antieroistici, pur mantenendosi di buon livello.

Il futuro

Recentemente abbiamo assistito negli Stati Uniti all’ultimo rilancio della famiglia degli X-Men, ResurrXion, avviatosi con l’albo speciale X-Men Prime. Alcune testate sono già partite, come X-Men Gold realizzata da Marc Guggenheim, tra gli sceneggiatori della serie tv Arrow, i cui primi numeri sono stati disegnati da Ardian Syaf, licenziato da Marvel Comics d23opo la querelle dei messaggi anticristiani e antisemiti contenuti nel primo numero, e con protagonista il team guidato da Kitty Pryde e composto da Nightcrawler, Colosso, Tempesta, Rachel Grey (con il nuovo nome in codice di Prestige) e Vecchio Logan; X-Men Blue di Cullen Bunn e Jorge Molina (con l’aiuto dell’italiano Matteo Buffagni e di Julian Lopez) con al centro il team degli X-Men originali arrivati dal passato guidati da Magneto; Weapon X sceneggiata da Greg Pak e disegnata da Greg Land avrà per protagonisti Vecchio Logan e Sabretooth, a capo di un gruppo composto da Domino, Lady Deathstrike e Warpath che cercheranno di fermare un nuovo progetto Arma X e che coinvolgerà l’altra testata scritta da Pak, Totally Awesome Hulk; Jean Grey scritta da Dennis Hopeless e disegnata da Victor Ibanez, che vedrà la giovane Jean avere a che fare con la Forza Fenice. Altre invece arriveranno più avanti: Generation X, scritto da Christina Strain e disegnato da Amilcar Pinna; Cable, curata da James Robinson e Carlo Pacheco; Iceman, con alla guida la coppia costituita Sina Grace e dal disegnatore italiano Alessandro Vitti; Old Man Logan, che vedrà il solido duo Lemire-Sorrentino salutarci per il nuovo team composto Ed Brisson e Mike Deodato; Astonishing X-Men, sceneggiata da Charles Soule mentre ai disegni si alterneranno disegnatori diversi numero per numero.

Le testate già avviate, sebbene abbiano trovato un grosso riscontro di pubblico, dimostrando quanto ancora sia forte l’interesse verso i mutanti nonostante le ultime stagioni poco felici, non risultano per ora spiccare di originalità, con ammiccamenti non troppo velati agli anni di X-Chris e ai Novanta, riportando le X-testate a scenari piuttosto classici e puramente eroistici per i lettori navigati, anche se è ancora troppo presto per poter dare giudizi netti e bisognerà inoltre attendere i prossimi mesi per farsi un quadro più chiaro dell’andamento futuro di tutte testate.

Fumetti dalla Dimensione X: Fantastici 4 Star Comics n. 4

Non tutti i lettori di fumetti sono maniaci dell’ordine che imbustano ogni albo e lo ripongono in ordine cronologico. No, tra di loro si celano coloro che, letto un fumetto, lo buttano nel mucchio, a casaccio.

E quando questi mucchi crescono, e inglobano armadi, stanze, librerie… quando la massa critica di fumetti sparpagliati viene superata, allora si apre una porta….

La porta verso la Dimensione X.

A volte dalla Dimensione X saltano fuori albi che pregano di essere riletti. In questa rubrica, noi ridaremo vita a quegli albi, gli daremo pace, così da rimandarli di nuovo nella…..

Dimensione X!

 

Il giallino ed il verde stanno molto bene insieme

Grafica di copertina a cura di Jojo la scimmia daltonica

 

Cominciamo analizzando la copertina. Dopo aver indossato un robusto paio di occhiali da sole colorati nel tentativo di rendere più gradevole la scelta della tavolozza cromatica, apprezziamo insieme l’effetto patchwork da collage di educazione artistica, classe II media A.S. 1986.

Allora ero un giovane alle prime armi, senza la minima idea di chi fossero questi Fantastici Quattro. La mia piccola mente pensò che ne facessero parte Hulk e altri tizi con problemi di deformità encefalica; il fatto che non fossero quattro turbò non poco le mie certezze, ma a quei tempi io e molti altri miei compagni di classe eravamo fermamente convinti che la matematica fosse, dopo tutto, un’opinione. Le quattro teste decapitate in alto a sinistra erano un macabro orpello: erano forse i nemici? A giudicare dalla loro bruttezza, era possibile. Quella fascetta recante il nome di Satana (Devil) mi consigliò di tenere ben lontano quell’albo dagli occhi indagatori di mia nonna. Probabilmente suggeriva cripticamente che tutti quei personaggi erano i cattivi e l’Uomo Ragno, in basso a sinistra, li avrebbe sconfitti.

Quando si dice una copertina azzeccata!

La prima storia si apre con Diablo che parla da solo giocando coi pupazzetti:

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Byrne (che, se non si fosse capito, è l’autore della storia) ci fa dunque simpatizzare con questo personaggio ritardato, una sorta di Forrest Gump meno furbo e più cattivo.

I suoi giochi però vengono interrotti dalla malvagia padrona di casa!

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Scopriamo quindi che Diablo, che faceva tanto il figo, vive in un tugurio pieno di gatti in calore e monnezza scoperchiata, ha paura della padrona di casa e soprattutto è in bolletta. I suoi scarni risparmi se ne vanno tutti nelle pozioni di trasformazione in un vecchio col riportino e nei filtri crea-action-figures dei Fantastici Quattro. Che dici, esce a cercare un lavoro? Ma no, gli ultimi soldi vengono usati in un piano malvagio per sconfiggere i suoi arcinemici.

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A New York non puoi lavorare tranquillo che ti sbuca dalle fogne chi chiede indicazioni.  Nemmeno se soffri di elefantiasi alle mani.  La Ragazza Invisibile era dal parrucchiere, alla faccia dell’emancipazione, e il cattivone la statuizza con un getto di fango.

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(Non male l’uso dei neri di Byrne, ma lo sfondo celestino grida vendetta)

Pare insomma che per sconfiggere la Ragazza Invisibile bastassero i vecchi metodi mafiosi: una colata di cemento e via. Se Destino fosse nato a Corleone invece che a Latveria ci saremmo risparmiati questo:

 

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(Il mondo sarebbe stato sicuramente un luogo migliore)

Intanto la Cosa è andata a vedere (!!!) un musical con la sua fidanzata, la cieca Alicia Masters, quando il nemico gli piove addosso: e non è un modo di dire.

 

(notare la posa plastica di Alicia, tipicamente Kirbyana)

(Notare la posa plastica di Alicia, tipicamente Kirbyana)

 

Il piano pezzente di Diablo si comincia a intravedere: utilizzare i quattro elementi contro i quattro fantastici (ricordiamo che Stan Lee stesso disse che i poteri del gruppo erano elementali: Cosa-pietra, Mr Fantastic-acqua, Susan-aria e Johnny-chissà), ma rimescolando le carte. La strizzatina d’occhio di Byrne è talmente clamorosa che gli si è spappolato il bulbo oculare.

La povera Cosa viene affogata da Mr. Rocchetta, così che possiamo passare al buon Johnny Storm, impegnato con quella psicopatica della sua fidanzata dell’epoca, Frankie Raye, che nasconde un terribile segreto.

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No, non è una skrull, tranquilli. L’uomo asciugacapelli la interrompe appena in tempo, ed infoiato le solleva la gonna. Cosa potrà mai fare Johnny Storm? Appena si accende, quello soffia la candelina e lo spegne.

 

Non ci resta che sperare nel buon Mr. Fantastic, che nel frattempo sta cercando di ricordarsi dove ha messo il mouse, se sotto il reattore nucleare o dentro la scatola di Schrodinger.

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La sua ricerca è interrotta dall’uomo di fuoco

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ma nulla può contro la capacità di trasformarsi in una pallina rimbalzina! Richards se la batte alla ricerca dei “compagni attaccati dai compagni” (all’epoca la Star Comics era così povera da non potersi permettere nemmeno un vocabolario di Sinonimi e Contrari). Inseguito, cerca un posto dove far sfogare la creatura di fuoco senza fargli creare danni. Dove mai il suo genio mondiale lo porterà? Sul fiume? In mezzo all’Oceano Atlantico? Ma no, sciocchi. Si vede che la vostra mente non è abbastanza geniale. Dove altro portare una creatura di fuoco se non…

 

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MA CERTO! IN MEZZO AD UN BOSCO!

Infatti “le foglie appena nate sono troppo umide per prendere fuoco”.

Osserviamo un minuto di silenzio, prima di riprendere la nostra disanima.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora che ci siamo ripresi, tiriamo un sospiro di sollievo quando Reed incontra la Torcia la quale, finalmente, può occuparsi del suo analogo. Nel frattempo anche la Ragazza Invisibile riesce a liberarsi e a darsi alla fuga usando i suoi campi di forza.

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Senza accorgersi del poliziotto intento a manganellare un bambino, e dell’autista di autobus che sta falciando pedoni, Susan va a cercare Ben, salvandogli la pellaccia.

Reed, intanto, escogita un altro piano geniale per eliminare il pezzente d’acqua.

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Infatti, Byrne si premura di dirci che “la scarica elettrica separa l’acqua nei gas che la compongono”. Insomma con un generatore è possibile separare i legami atomici fra idrogeno e ossigeno di una massa d’acqua grande come una persona in circa un secondo di tempo.

Osserviamo un altro minuto di silenzio per la triste dipartita della fisica.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma non facciamo in tempo a riprenderci che Byrne decide di darci un’altra lezione.

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Ora abbiamo più chiaro come si svolgessero le lezioni di fisica di Richards.

 

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Eliminati i nemici, Richards risale all’origine del male, il povero Diablo che tenta di scappare con il malloppo.

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…cioè quattro statuine rubate nei” vari musei del mondo”, ovvero il museo di arte pezzente di Abbiate Grasso (MI).

E con Diablo se ne va il nostro albo, tornando nella Dimensione X.

Guardandolo allontanarsi, non possiamo che provare per lui una certa tenerezza. Prima di Byrne la serie stava toccando il fondo, lontana anni luce dai fasti dei tempi che furono. L’autore canadese, oggi osannato per quella run, in realtà in questo primo albo riesce a dimostrare soltanto di essere capace di disegnare belle gnocche. Come un Pegasus qualunque, non ha ancora sviluppato il Senso del Ridicolo, il più alto e sommo di tutti: è convinto che l’intelligenza dei suoi lettori sia stata mangiata dal cane, come i compiti a casa, e che non si accorgerà mai degli sfondi

Non so voi, ma io non riesco più ad essere indulgente con le ingenuità delle storie della mia infanzia: è vero che allora mi piacquero, ma è vero anche che a quel tempo preferivo giocare con gli Exogini piuttosto che con le femmine. Lasciamo dunque che quest’albo se ne torni dritto dritto alla Dimensione X, senza rimpiangerlo troppo.

Ma il passaggio verso la Dimensione X è sempre aperto… e, prima o poi, quando ormai ci sentiremo al sicuro, un nuovo albo ne uscirà fuori, anelante…

…e solo dopo che lo avremo riletto, egli potrà tornare in pace nella…

 

DIMENSIONE X!